Per il pro-rata di detrazione Iva non conta il soggetto passivo

Pubblicato il 30 giugno 2016



Questa notizia fa parte del diario del 30 giugno 2016

Pro-rata di detrazione: Non rileva la natura del soggetto passivo, ma l’utilizzo dei beni e dei servizi acquistati.

Secondo le conclusioni dell’Avvocatura Generale UE, nella causa C-378/15, depositate il 29 giugno 2016, il regime del pro-rata di detrazione opera una distinzione in base all’utilizzazione dei beni e dei servizi e non in funzione della natura del soggetto passivo.

In particolare, è stato osservato che ka normativa comunitaria osta a una normativa nazionale, nella specie italiana, che imponga ai soggetti passivi che effettuano sia operazioni che danno diritto alla detrazione sia operazioni che non danno diritto alla detrazione, di determinare l’importo dell’IVA detraibile mediante l’applicazione di un pro rata calcolato nei confronti della totalità dei beni e dei servizi acquistati, ivi compresi i beni e i servizi utilizzati esclusivamente per effettuare sia operazioni che danno diritto alla detrazione sia operazioni che non conferiscono tale diritto.

La questione

La questione deriva dalla domanda pregiudiziale proposta dalla CTR di Roma e relativa alla sfera di applicazione della deroga contenuta nell’art. 17, comma 5, comma 3, lettera d), della direttiva n. 77/388/CE.

In particolare, ci si chiede se tale deroga interessi soltanto i beni e i servizi utilizzati promiscuamente, ovvero quelli utilizzati per effettuare sia operazioni che danno diritto alla detrazione che operazioni che non danno diritto alla detrazione, o se la sfera di applicazione sia più estesa, ossia interessi la totalità dei beni e servizi acquistati da un soggetto passivo “misto”, ossia un soggetto che effettua nel contempo operazioni che danno diritto alla detrazione sia quelle che non lo danno.

La domanda viene presentata nell’ambito della controversia che riguarda una S.p.a., alla quale nel corso del 2004 era stato notificato un avviso di accertamento con il quale veniva recuperato un importo pari a 1.755.822 euro, oltre a sanzioni ed interessi, sula base del fatto che la società non aveva incluso nel calcolo del pro-rata di detrazione gli interessi ottenuti dai prestiti concessi alle proprie filiali.

La società aveva infatti qualificato le proprie attività finanziarie come accessorie rispetto a quelle principali, imponibili, giustificando così l’esclusione degli interessi maturati dal calcolo del pro-rata. L’ufficio di contro riteneva tali attività come principali e pertanto le ricomprendeva nella cifra d’affari.

Avverso la decisione dei giudici della Commissione tributaria provinciale, che respingevano il ricorso presentato dalla S.p.a., la società appellava la CTR, rilevando - oltre alla natura accessoria dell’attività di finanziamento - anche gli effetti distorsivi del regime IVA nazionale, derivante dall’applicazione del metodo del pro-rata “matematico” basato su di un criterio unicamente formale (la composizione della cifra d’affari del soggetto passivo) anziché un metodo “sostanziale”, basato su una valutazione effettiva della parte corrispondente degli acquisti destinati ad operazioni imponibili.

Mentre sia l’ufficio che la CTR convengono sul fatto che per la determinazione del diritto alla detrazione di cui all’art. 19, comma 5, D.P.R. n. 633/1972 occorre considerare la totalità dei beni e dei servizi acquistati da un soggetto passivo durante un periodo d’imposta, ad avviso della ricorrente un siffatto metodo non consentirebbe di stabilire con precisione la quota IVA imputabile alle operazioni che danno diritto alla detrazione.

La CTR ha sospeso il procedimento e sottoposto alla Corte di Giustizia UE la seguente questione: se ai fini del calcolo del diritto alla detrazione ostino all’interpretazione degli articoli 17 e 19 della direttiva le disposizioni nazionali che impongono il riferimento alla composizione del volume d’affari anche per l’individuazione delle operazioni accessorie, senza prevedere un metodo di calcolo fondato sulla composizione e destinazione effettiva degli acquisti, e che rifletta oggettivamente la quota di imputazione reale delle spese sostenute per ciascuna attività - tassate e non tassate - esercitate dal contribuente.

Conclusioni dell’Avvocato UE

Dunque, il regime del pro-rata di detrazione opera una distinzione in base all’utilizzazione dei beni e dei servizi e non in funzione della natura del soggetto passivo. É evidente che la regola del pro-rata interessa unicamente i soggetti misti, dal momento che essi sono gli unici ad aver effettuato acquisti di beni e servizi utilizzati promiscuamente.

Pertanto, l’art. 17, comma 5, comma 3, lettera d), della direttiva n. 77/388/CE osta ad una normativa nazionale che impone ai soggetti passivi misti di determinare l’importo dell’IVA detraibile mediante l’applicazione di un pro-rata, calcolato ai sensi dell’art. 19 di tale direttiva, nei confronti della totalità dei beni e dei servizi acquistati dal soggetto passivo, indipendentemente da loro utilizzo.