Lavoratori prossimi alla pensione: come passare al part-time

Questo articolo fa parte del diario del 16 giugno 2016

In tema di passaggio al part-time dei lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia si è prima avuto il DM 7 aprile 2016 e in seguito è intervenuta l’INPS con la circolare n. 90 del 26 maggio 2016.

I lavoratori con contratto a tempo pieno e indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia possono, d’intesa con il datore di lavoro, ridurre l’orario del rapporto di lavoro (art. 1, c. 284, L. 208/2015). La trasformazione spetta a condizione che il lavoratore abbia maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia.

Campo di applicazione

Il beneficio è previsto in favore dei lavoratori dipendenti da tutti i datori di lavoro, compresi i non imprenditori (cioè i soggetti che non svolgono attività imprenditoriale ex art. 2082 c.c., quali, ad esempio, associazioni culturali, politiche o sindacali, associazioni di volontariato, studi professionali).

Possono essere oggetto di trasformazione in rapporti part-time anche il contratto di somministrazione ed i rapporti di lavoro agricoli, mentre non accedono al beneficio il lavoro domestico, il lavoro intermittente, il lavoro a domicilio.

Contribuzione figurativa

Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa (commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata), che viene accreditata dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento della procedura (che esaminiamo in seguito).

La stima del contributo IVS viene effettuata prendendo a riferimento, per ciascuna annualità, la retribuzione lorda imponibile dell’anno (o sua frazione) non percepita in quanto riferita alla prestazione lavorativa non effettuata. La retribuzione deve comprendere anche i ratei relativi alle gratifiche annuali e periodiche afferenti al periodo di part-time agevolato: i ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità, infatti, spetterebbero al lavoratore se egli svolgesse attività lavorativa a tempo pieno e, pertanto, incidono nella stima del contributo da accreditare.

Sulla retribuzione così determinata si applicata l’aliquota contributiva ordinaria.

Somma da corrispondere al lavoratore

Il datore di lavoro corrisponde mensilmente in busta paga al dipendente una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a suo carico, relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. Tale somma non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è soggetta a contribuzione previdenziale, inclusa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Ai fini della determinazione di tale somma, il datore di lavoro deve tener conto dell’onere contributivo che avrebbe sostenuto mantenendo il lavoratore in rapporto a tempo pieno a regime contributivo “ordinario”. Pertanto, a tal fine, il datore di lavoro deve determinare la contribuzione a suo carico:

– in misura piena, applicando l’aliquota IVS ordinaria anche se egli fruisce di incentivi economici o sgravi contributivi inerenti allo specifico rapporto di lavoro;

– in misura ridotta quando sussiste un regime contributivo differenziato.

Per quantificare l’importo da erogare in busta paga, il datore di lavoro deve tenere conto dell’assetto contributivo relativo all’ultimo periodo di paga del rapporto di lavoro a tempo pieno. Resta fermo che se si verificano variazioni relative a tale assetto nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato (ad esempio per progressioni di carriera), si deve adeguare anche la misura del “bonus”.

Modifiche soggettive del rapporto di lavoro

In caso di vicende che determinano il trasferimento del lavoratore da un datore di lavoro ad un altro, le conseguenze relative alla fruizione del bonus sono le…

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