La caparra per la compravendita non andata a buon fine è soggetta ad IRPEF?

Pubblicato il 23 giugno 2016

La caparra convenuta nel preliminare di compravendita è assoggettabile ad IRPEF nel momento in cui la prestazione principale, rimasta ineseguita, costituisce reddito ai sensi dell’art. 67, comma 1, del Tuir Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 11307 del 31 maggio 2016.
La caparra convenuta nel preliminare di compravendita è assoggettabile ad IRPEF nel momento in cui la prestazione principale, rimasta ineseguita, costituisce reddito ai sensi dell’art. 67, comma 1, del Tuir Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 11307 del 31 maggio 2016. La Corte di legittimità ha evidenziato la natura risarcitoria della caparra incassata dal promissario venditore per inadempimento della parte promissaria acquirente, tuttavia, ha poi statuito per l’assoggettamento della somma a Irpef come plusvalenza imponibile. Si propone di seguito la decisione integrale: Svolgimento del processo P.G.P. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi ed illustrato con successiva memoria, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Calabria che, rigettandone l'appello, ha confermato la legittimità dell'avviso di accertamento, ai fini dell'IRFEF per l'anno 2005, relativo all'incameramento della somma di euro 457.158 a titolo di caparra penitenziale, convenuta con il preliminare di compravendita - non seguito dalla stipula del definitivo - sottoscritto con la spa E.I., ed avente ad oggetto terreni agricoli in Crotone al prezzo pattuito di euro 22.857.915. Secondo il giudice d'appello, premesso che la caparra andava inquadrata nella previsione dell'art. 6, comma 2, del tuir, secondo il quale