Jobs act: é stretta sui voucher

Questo articolo fa parte del diario del 16 giugno 2016

Da Consiglio dei ministri del 10 giugno 2016 nuove norme su tracciabilità buoni lavoro.

Il Cdm ha dato l’ok in via preliminare al decreto sulla stretta sull’utilizzo dei voucher. Le nuove norme prevedono la tracciabilità dei buoni lavoro. Il Committente imprenditore o professionista dovrà comunicare almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione nome, cognome o il codice fiscale del lavoratore che riceverà il buono lavoro, il luogo e durata della prestazione con un sms o una mail alla direzione territoriale del lavoro. Per gli imprenditori agricoli sarà possibile usare il voucher entro sette giorni.

La stretta sui voucher decisa in Cdm nell’utilizzo agricolo prevede non solo l’obbligo per il datore di lavoro di inviare un sms o un’e-mail per comunicare il nominativo e codice fiscale del lavoratore beneficiario entro 60 minuti dall’inizio della prestazione lavorativa, ma anche la riduzione della flessibilità dell’utilizzo, dovuta alla variabilità climatica tipica del settore, da 30 a 7 giorni. Rimane confermata l’utilizzazione dei voucher in agricoltura solo per alcune delimitate categorie, tra cui pensionati o studenti e cassintegrati. Una risposta alle tante denunce di un utilizzo distorto dei buoni lavoro, serviti anche a coprire forme di lavoro in nero anche in agricoltura.

Nello specifico, il comunicato del 10 giugno 2016 dà conto delle modifiche apportate ai cinque decreti legislativi emanati in attuazione della legge delega n. 183 del 2014, cosiddetta Jobs Act.

Decreto legislativo n. 81 del 2015

Le modifiche apportate riguardano il lavoro accessorio (i cosiddetti voucher) e sono essenzialmente due:

La prima modifica è volta a garantire la piena tracciabilità dei voucher. Mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente, si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 7 giorni. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Si specifica, inoltre, che, trattandosi di violazione non sanabile a posteriori, non si applica la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

La seconda esclude il settore agricolo dall’applicazione del limite imposto ai committenti imprenditori, i quali possono avvalersi di prestazioni di lavoro accessorio per compensi non superiori a 2.000 euro per ciascun committente. L’esclusione è motivata dal fatto che l’utilizzo del lavoro accessorio in agricoltura è già soggetto, oltre al limite generale dei 7.000 euro per lavoratore, anche ad ulteriori limiti secondo i quali in agricoltura il lavoro accessorio è utilizzabile nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado o in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e per le attività agricole svolte a favore dei piccoli produttori agricoli (che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di …

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