Il presupposto impositivo della TARI, la tassa rifiuti

La TARI (acronimo introdotto dal legislatore per “TAssa RIfiuti”), è stata istituita dall’articolo 1, comma 639 della Legge di stabilità per l’anno 2014 (Legge 27 dicembre 2013 n. 147, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 2013) in sostituzione di tutti i previgenti prelievi, fossero essi di natura tributaria che di natura patrimoniale, adottati dagli enti fino ad allora. La tassa in parola è uno degli elementi della nuova imposta unica comunale composto da tre tributi tra loro autonomi e distinti (IMU, TARI e TASI).
Secondo quanto viene previsto dall’articolo 1, comma 639 della Legge 147/2013, come accennato, é istituita l’imposta unica comunale (IUC) che si basa su due presupposti impositivi, uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore e l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione da parte del contribuente di servizi comunali. Al primo presupposto (il possesso degli immobili) é legata l’IMU, al secondo (l’erogazione e la fruizione da parte del contribuente di servizi comunali) sono collegate la TASI, per il finanziamento dei servizi indivisibili, e la TARI, destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Per ciò che qui interessa, pertanto, la tassa sui rifiuti (TARI) è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.
Ai sensi del comma 641, come ben noto: “Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.
La questione relativa ai criteri di computo della superficie tassabile ai fini TARI per la fattispecie che in questa sede ci interessa chiarire non attiene tanto alla definizione di “generica area scoperta operativa” ma, meglio, alla definizione di “generica area scoperta operativa imponibile”.
Ai sensi della norma citata, ancora in termini del tutto generali, e per quanto qui specificamente interessa:

sono soggette alla TARI le aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani;

sono escluse dall’imposizione le aree scoperte pertinenziali od accessorie, non operative;

sono pertanto assoggettate a TARI le aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani;

per il che sembrerebbe corretto intendere con il termine “operativa” il riferimento a quell’area sulla quale insistano operazioni suscettibili di produrre (in quantità e qualità non irrilevante) rifiuti urbani.

Appare utile rammentare e rilevare come nel citato articolo 1, comma 641 della Legge 147/2013 venga utilizzato il termine “suscettibili” (accompagnato sistematicamenete dalla locuzione “di produrre rifiuti urbani”), che sta a significare che rientrano tra i cespiti incisi da TARI solo i locali e le aree che potenzialmente sono in grado di produrre rifiuto; mentre tale qualificazione e termine non fosse presente nell’articolo 62 del Decreto Legislativo 507/1993 (il cui comma 2 recitava “non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione”). In proposito appare, peraltro, opportuno, un ulteriore chiarimento.
Stabilisce infatti (come altrettanto noto) il successivo comma 649 che nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, …

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