Il Commercialista Gastronomico ricostruisce l’impossibile Martini di James Bond


martiniInizio giugno, tempo di aperitivi… ricordando con un amico una vacanza a Deauville abbiamo disquisito sul migliore (o forse) più famoso aperitivo del mondo: il Martini.

Parlare di Martini vuol dire aprire un capitolo enorme in qualsiasi cocktail book. Tutti conoscono il bicchiere da Martini, tutti hanno visto i film di James Bond, ma la ricetta del Martini è sempre affascinate e misteriosa. E’ misteriosa perché oggi, il Martini di James Bond non è più bevibile, anche se in tanti menu degli american bar è presente il Vesper Martini.

Innanzi tutto James Bond non beveva il Martini Cocktail, che si compone di gin, vermut dry, scorza di limone, ghiaccio. Gin rigorosamente inglese.

La leggenda (dato che l’autore del cocktail sarebbe lo stesso Ian Fleming) vuole che il drink fosse il preferito dell’autore della saga di James Bond al bar del Duke Hotel. Sempre la leggenda (reperibile anche sul web) dice che il primo barman ad eseguirlo fu italiano, Gilberto Preti.

La ricetta fu pubblicata nel 1953, nel capitolo 7 (Rouge et Noir) del primo libro della saga di James Bond, Casino Royale.

Facciamo recitare a Bond la composizione “Un Martini Dry… Ma versatelo in una grande coppa da champagne… Un momento, tre dosi di Gordon, una di vodka, mezza di China Lillet. Versate nello shaker, agitate con ghiaccio e poi aggiungete un bel po’ di scorza di limone”.

Il nome Vesper è dato dalla Bond Girl del libro, bond girl che però è un personaggio negativo… tanto è vero che l’ultima frase rimane famosa per l’astio è la volgarità: “The bitch is dead” si dice riferendosi a Vesper.

Il Vesper Martin vs il Martini dry

La prima differenza col Martini Dry è che il cocktail è agitato non mescolato (“shaken not stirred”). I puristi del Martini dicono che shakerare il Martini diluisca troppo l’alcol.

La seconda è al presenza della vodka; questo ingrediente trasmorma il cocktail in vodka-martini. Sempre in Casino Royale Bond dice che la vodka dovrebbe essere preferibilmente di grano.

La terza e irripetibile variante è il vermouth: la Kina Lillet. Ecco l’ingrediente impossibile.

Il vermouth è un vino liquoroso composto al 75% da vino e per la restante parte di artemisie e altre piante officinali; è alla base di numerosi cocktail.

Oggi i sono tanti vermouth in commercio, ma la Kina Lillet specificata da Fleming-Bond non è più disponibile: questo vermouth prevedeva l’aggiunta del chinino. Al momento, nessun produttore prevede più questo ingrediente. Lillet (storica maison francese di vermuth) produce tutt’ora il Lillet Blanc, il quale tuttavia dovrebbe avere un sapore più dolce della vecchia Kina Lillet. Oggi la ricetta è codificata con l’uso di questo vermouth o in alternativa di un vermouth secco (molti consigliano il Campari).

<<“A dry martini,” [Bond] said. “One. In a deep champagne goblet.”

“Oui, monsieur.”

“Just a moment. Three measures of Gordon’s, one of vodka, half a measure of Kina Lillet. Shake it very well until it’s ice-cold, then add a large thin slice of lemon peel. Got it?”>>

E niente olive nel Martini

 

4 giugno 2016

Luca Bianchi


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