Esonero IRAP per i professionisti: i problemi restano ancora, intervento della Fondazione Nazionale Commercialisti

Questa notizia fa parte del diario quotidiano del 30 giugno 2016, a cura Vincenzo D’Andò

L’IRAP di professionisti e lavoratori autonomi – Le sentenze delle Sezioni Unite: un punto di arrivo o un punto di partenza?

Sull’argomento la Fondazione Nazionale Commercialisti ha pubblicato il 29 giugno 2016, tra i tanti, un documento (di Mario Cicala) sulla relativa problematica.

Gli operatori economici vivono una fase di spiccata incertezza e tra le tante cause di questa difficoltà, si colloca una qualche confusione dei ruoli tra potere legislativo e potere giudiziario.

In tema di IRAP dei professionisti sono state, in assenza di interventi legislativi, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che si sono espresse con le recenti sentenze già da noi commentate in precendenza. Restano però alcune questioni tuttora aperte (o non del tutto chiuse).

Ci si domanda, ad esempio, se gli “studi associati” siano sempre e comunque soggetti ad IRAP (con la sola eccezione degli studi di “medicina di gruppo” di cui alla sentenza 7291/2016). E quindi se la sentenza n. 11327 del 31 maggio 2016 della sezione tributaria della Cassazione che esclude l’applicazione dell’IRAP “ove i contribuenti non dimostrino che il reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati” costituisca una consapevole benevola attenuazione di quanto affermato nella sentenza delle Sezioni Unite 7371/2016 o se invece sia banalmente dovuta al fatto che la sentenza 11327 è stata deliberata il 17 marzo 2016 quando la sentenza 7371 non era stata ancora depositata (il deposito è avvenuto il 10 maggio 2016).

Ed, ancora, si rende necessario inquadrare nell’ambito della giurisprudenza la pronuncia della sezione tributaria n. 12616 del 17 giugno 2016 secondo cui errano i giudici di merito che ritengano irrilevante, ai fini dell’assoggettabilità ad IRAP, la presenza di un collaboratore familiare (cui veniva corrisposto il 47% del reddito d’impresa), e quindi l’esistenza di un’impresa familiare (art. 230 bis c.c.), di per sé sufficiente, pur se non espressamente richiamata dalla disciplina di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, per configurare un’attività imprenditoriale assoggettabile ad IRAP.

Per concludere, la FNC sottolinea che occorre collocare nel sistema, in parte rinnovato dalle sentenza delle Sezioni Unite, la disposizione del comma 125 dell’art. 1 della citata legge 208/2015 secondo cui “non sussiste autonoma organizzazione ai fini dell’imposta nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture, laddove gli stessi percepiscano per l’attività svolta presso le medesime strutture più del 75 per cento del proprio reddito complessivo”. Ed il comma soggiunge recependo indicazioni giurisprudenziali: “sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività svolta”. Mentre potrebbe rivelarsi un passo indietro a danno dei contribuenti la affermazione secondo cui “l’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla convenzione con il Servizio sanitario nazionale”. In quanto la vigente convenzione con il Servizio Sanitario nazionale, ed anche la bozza di nuova convenzione (art. 30) non sembra preveda la presenza di personale ausiliario, ma solo di un “telefono con segreteria telefonica”.

Pasticcio normativo solo parzialmente risolto dalle sentenze della Cassazione

Con l’art. 11, co. 2 della Legge 11 marzo 2014, n. 23, il Governo era stato delegato ad emanare norme volte a “chiarire la definizione di autonoma organizzazione, anche mediante la definizione di criteri oggettivi, adeguandola ai più consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale, ai fini…

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