Diario quotidiano del 6 giugno 2016: attenzione all’accertamento con adesione

Pubblicato il 6 giugno 2016



1) Accertamento con adesione: il Fisco non ha nessun obbligo nei confronti del contribuente?
2) Accertamento sugli studi settore facilmente applicabile al contribuente?
3) Niente Imu sulle piattaforme petrolifere
4) Le prestazioni concesse ai disabili fuoriescono dall’Isee
5) Auto aziendali: nei maggiori paesi europei le spese sono integralmente deducibili
6) Società: anche se manca lo scopo di lucro, l’Iva è detraibile
7) Cessioni gratuite ad Enti: la fattura accompagnatoria elimina tutte le comunicazioni
8) L’Agenzia avvisa i contribuenti: attenzione alle email “Comunicazioni in merito a indebitamento”
9) Competitività: bonus “a regime” per “rientro cervelli”, sconti fiscali agli sponsor delle start up
10) Collezionisti di opere d’arte salvi ai fini fiscali
 
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Accertamento con adesione: il Fisco non ha nessun obbligo nei confronti del contribuent? 2) Accertamento sugli studi settore facilmente applicabile al contribuente? 3) Niente Imu sulle piattaforme petrolifere 4) Le prestazioni concesse ai disabili fuoriescono dall’Isee 5) Auto aziendali: nei maggiori paesi europei le spese sono integralmente deducibili 6) Società: anche se manca lo scopo di lucro, l’Iva è detraibile 7) Cessioni gratuite ad enti: la fattura accompagnatoria elimina tutte le comunicazioni 8) L’Agenzia avvisa i contribuenti: attenzione alle email “Comunicazioni in merito a indebitamento” 9) Competitività: bonus a regime per “rientro cervelli”, sconti fiscali agli sponsor delle start up 10) Collezionisti di opere d’arte salvi ai fini fiscali  
  1) Accertamento con adesione: il Fisco non ha nessun obbligo nei confronti del contribuente Accertamento: Avviso valido anche se il contribuente non viene invitato al contraddittorio dopo l’adesione. La Suprema Corte ribadisce la propria posizione a distanza da un giorno dalla precedente sentenza in materia. Dunque, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11438 del 1 giugno 2016, continua a ritenere il contraddittorio assolutamente irrilevante all’interno del procedimento di accertamento con adesione, di fatto espungendolo. I diritti del contribuente sono sempre più compressi. A che servono allora gli istituti deflattivi del contenzioso ?. La risposta sembra scontata: A nulla. Il contribuente è costretto a procedere nel ricorso tributario. E, dunque, si assiste all’inerzia di taluni uffici, che non prendono in considerazioni le richieste avanzate dai contribuenti con l’istanza di ammissione all’adesione all’accertamento, ora avallata anche dalla Corte Suprema. Insomma, si vive un panorama tributario a dir poco sconfortante. ******   2) Accertamento sugli studi settore facilmente applicabile al contribuente? Si, l’accertamento sugli studi settore è facilmente applicabile al contribuente: l’Amministrazione finanziaria non sarebbe tenuta a fornire alcun’altra prova ai fini dell’accertamento. Difatti, una nuova decisione della Corte di Cassazione (sentenza n. 11436 del 1 giugno 2016), ritiene corretto l’accertamento basato sugli studi di settore nel momento in cui l’ufficio abbia ritenuto il comportamento del contribuente antieconomico. In tale ipotesi, l’Amministrazione finanziaria non deve fornire nessun’altra spiegazione. Nel caso di specie, ad un contribuente veniva notificato un atto impositivo con la richiesta di maggiore Iva, Irpef e Irap. Il Fisco aveva riscontrato una semplice antieconomicità nelle proprie scelte imprenditoriali, poi giustificate dalla crisi di settore. Appunto per queste giustificazioni sia la Ctp sia la Ctr di Napoli avevano dato ragione al contribuente , bocciando l’atto impositivo. Ora la decisione è stata ribaltata in sede di legittimità. Eppure la stessa Suprema Corte ha ricordato che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è «ex lege» determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli «standard» in sé considerati, meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività, ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell'impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli «standard» o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello «standard» prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. Comunque, la disciplina sugli studi di settore, in un momento di estrema attualità (Gerico 2016 in Unico), continua a far discutere, in un senso o nell’altro. ******   3) Niente Imu sulle piattaforme petrolifere Le piattaforme petrolifere non pagano Imu e Tasi, almeno fino a quando resteranno in vigore le attuali norme secondo cui un immobile per potere essere assoggettato ai due tributi deve essere iscritto al catasto edilizo urbano. Sebbene le piattaforme presentino le caratteristiche tipiche di un immobile a destinazione speciale e quindi, in quanto tali, potrebbero rientrare, quali impianti, in una delle categorie catastali dei gruppi D ed E, non sono tassabili in quanto non possono essere inventariate negli atti del catasto, poiché «è l’Istituto idrografico della Marina e non l’amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali l’organo cartografico dello stato designato al rilievo sistematico dei mari italiani». Lo ha chiarito il Ministero delle finanze con la risoluzione n. 3/Df del 1 giugno 2016 (si veda nel diario del 3 giugno 2016). Le Finanze hanno dunque sconfessato quanto affermato dalla Cassazione, con la sentenza n.3618 del 24 febbraio 2016, che invece aveva ritenuto le piattaforme petrolifere assoggettabili ad Ici nonostante fossero collocate in mare. ******   4) Le prestazioni concesse ai disabili furiescono dall’Isee Via libera al nuovo modello di Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) per richiedere l’Isee. Chi ha prestazioni assistenziali o previdenziali non deve dichiararle se percepite in ragione di una propria condizione di disabilità; parimenti per eventuali contributi avuti per la stessa ragione. A stabilirlo, tra l’altro, è il Decreto n. 146/2016 emesso e pubblicato ieri in via d’urgenza dal Ministero del lavoro, in attuazione all’art. 2-sexies della legge n. 89/2016 di conversione del dl n. 42/2016 (decreto scuola) per recepire le sentenze del Consiglio di Stato n. 838, 841 e 842 del 2016. Il nuovo modello e le relative nuove modalità di calcolo degli indicatori di ricchezza delle famiglie (Ise e Isee) resteranno in vigore 45 giorni, in attesa del recepimento definitivo dei principi giurisprudenziali con modifiche al regolamento di disciplina (dpcm n. 159/2013). Disciplina sospesa Con le citate sentenze, il Consiglio di Stato ha confermato tre analoghe sentenze del Tar Lazio del 2015 che avevano parzialmente accolto altrettanti ricorsi con l’effetto, di escludere dal calcolo dell’indicatore della situazione reddituale i «trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche», vale a dire tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente e cosi via. ****** Cure all’estero: Rimborsi veloci Dopo il disco verde del Consiglio di stato il decreto è ormai in dirittura d’arrivo. Scheda di dimissioni ospedaliere sul modello europeo. Per accelerare i rimborsi nel caso di cure mediche sostenute all’estero ed evitare che essi siano solo parziali. Dopo il via libera del Consiglio di stato con il parere numero 00846/2016, è ormai in dirittura il Decreto del ministero della salute recante modifiche e integrazioni del dm 27 ottobre 2000, n. 380, e successive modificazioni, concernente la scheda di dimissione ospedaliera (Sdo). Con esso si porta avanti la costruzione di una base informativa, la Sdo appunto, riconosciuta in tutti i paesi dell'Unione europea, in Svizzera, nello spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, e Liechtenstein) e nei paesi in convenzione, con i quali sono in vigore accordi di sicurezza sociale. Grazie a questa scheda uguale per tutti si rafforza il diritto dei pazienti all’assistenza sanitaria transfrontaliera, che comporta la messa a carico dello stato dei costi per la tutela degli assistiti. Il decreto sulla Sdo conferisce al tema della mobilità sanitaria internazionale un impulso senza precedenti. Dovrà essere data ampia pubblicità di tale diritto concesso ai pazienti. ******   5) Auto aziendali: nei maggiori paesi europei le spese sono integralmente deducibili Auto aziendali: solo in Italia la deducibilità fiscale è “all’osso”: Il nostro paese è la maglia nera d’Europa sulla fiscalità delle auto aziendali. Il «tax divide» riguarda sia la deducibilità dei costi (20%, contro il 100% di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna) sia la detraibilità Iva (40%, contro la detrazione piena degli altri stati). Questo è quanto emerso nei giorni scorsi nel corso di una assemblea dell’associazione di categoria dell’autonoleggio e dei servizi automobilistici, che ha presentato la 15ª edizione del rapporto sullo stato di salute del comparto. Gli operatori di settore auspicano l’introduzione della detraibilità piena sulle auto noleggiate e concesse in uso promiscuo ai dipendenti, dal momento che il 31 dicembre 2016 scade la deroga accordata dall’Unione europea all'Italia (il principio generale stabilisce infatti la detrazione al 100%). ******   6) Società: anche se manca lo scopo di lucro, l’Iva è detraibile Può anche mancare il fine di lucro, ma per una società l’Iva è comunque detraibile. Lo afferma la sentenza della Corte di giustizia europea del 2 giugno 2016, nella causa C-263/15, su un’impresa d’ingegneria rurale (società soggetto passivo anche se ha proventi modesti). La società, anche senza fini di lucro, che gestisce opere di ingegneria rurale, percependo per tali prestazioni introiti stabili, è un soggetto passivo agli effetti dell’Iva e ha, pertanto, diritto alla detrazione, a nulla rilevando che la costruzione delle opere è stata finanziata da contributi pubblici e che i proventi riscossi sono modesti, purché rappresentino il controvalore effettivo delle prestazioni rese. È quanto stabilito dalla Corte di giustizia Ue nella citata decisione, promossa dai giudici ungheresi nell0ambito di una controversia avente ad oggetto la soggettività passiva e il correlato diritto alla detrazione. Nel caso di specie, la «società commerciale senza scopo di lucro» esercita un’attività economica non finalizzata al raggiungimento di un profitto e può svolgere solo in via accessoria un’attività economica che produce un reddito. La società aveva detratto l’Iva sui lavori di costruzione, ma il fisco aveva poi negato la detrazione sostenendo che l'attività esercitata non fosse un’attività economica ai fini dell’Iva. Secondo l’Amministrazione, la società non avrebbe svolto alcuna attività classificabile come prestazione di servizi, poiché lo sfruttamento abituale di opere di ingegneria rurale, consistente nella manutenzione del manto stradale e dell’area circostante e nel garantire il flusso dell’acqua, rientra nella conservazione delle strade pubbliche e costituisce un obbligo legale. Gli introiti di modesta entità percepiti dalla società, inoltre, non avrebbero consentito di pervenire alla nozione di corrispettivo ai fini dell’Iva. Invece, nella sentenza, la Corte ribadisce che un’attività quale quella esercitata dalla società in questione costituisce attività economica, ai sensi dell’art. 9 della direttiva. ****** Niente debito se la merce è stata rispedita fuori dall’Ue Secondo la Corte Ue, la violazione degli obblighi contabili relativi ai regimi di deposito doganale o di transito esterno, pur legittimando l’obbligazione doganale, non fanno sorgere il debito dell’Iva qualora risulti che le merci siano state rispedite al di fuori dell’Ue senza essere mai state importate nell'Ue. Difatti, la Corte di giustizia Ue, con la sentenza 2 giugno 2016, cause riunite C-226/14 e C-228/14, si è pronunciata sul nucleo delle disposizioni dell’art. 204 del codice doganale, secondo cui l’obbligazione doganale all’importazione sorge, tra l’altro, in seguito all’inadempienza di uno degli obblighi che derivano, per merce soggetta a dazi all’importazione, dalla sua permanenza in custodia temporanea oppure dall’utilizzazione del regime doganale cui è stata vincolata, oppure all’inosservanza di una delle condizioni stabilite per il vincolo di una merce a detto regime. La Corte ha dato ragione all’operatore, stabilendo che la direttiva Iva deve interpretarsi nel senso che l’imposta su merci riesportate come merci non comunitarie non è dovuta allorché dette merci sono state svincolate dai regimi doganali sospensivi soltanto in dipendenza della riesportazione. ******   7) Cessioni gratuite ad enti: la fattura accompagnatoria elimina tutte le comunicazioni Cessioni gratuite ad enti: niente presunzioni di sorta se è mancata la comunicazione alla GdF, purché sia stata emessa la fattura accompagnatoria, controfirmata dall’ente caritatevole. Si tratta di una procedura che è sufficiente per l’esenzione. Buone notizie per i contribuenti alle prese con il non profit, infatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10991 del 27 maggio 2016, ritiene che il mancato rispetto degli adempimenti ex art. 2 del DPR 10 novembre 1997 n. 441 per le cessioni gratuite di beni a ONLUS ed enti con finalità esclusiva di assistenza, beneficenza, ecc. non preclude il riconoscimento della natura esente IVA dell’operazione. Le presunzioni di cessione e di acquisto, infatti, costituiscono presunzioni legali “miste” che consentono al contribuente di provare l’assenza di frodi anche con altri mezzi (nel caso di specie, mediante la fattura accompagnatoria firmata dall’ente beneficiario delle cessioni). Nel caso di specie, un imprenditore individuale aveva ceduto gratuitamente, a due organizzazioni benefiche, le rimanenze di magazzino non trasferite con l’azienda venduta. A fronte delle predette operazioni erano state emesse fatture in esenzione IVA ex art. 10 comma 1 n. 12 del DPR 633/72. La contribuente non aveva ottemperato, tuttavia, al disposto dell’art. 2 comma 2 del DPR n. 441/97. In base quest’ultimo, la prova delle cessioni di beni gratuite effettuate a favore degli enti sopra citati è fornita tramite: una comunicazione preventiva scritta, da parte del cedente, agli uffici competenti dell’Amministrazione finanziaria e della Guardia di Finanza “con l’indicazione della data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni, nonché dell’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni gratuitamente ceduti”; l’emissione di un documento progressivamente numerato di trasporto o di consegna e la redazione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale l’ente ricevente attesta la corrispondenza dei beni ricevuti con quanto indicato nel documento redatto dal cedente. La mancata osservanza degli oneri formali sopra descritti, secondo la tesi sostenuta dall’Agenzia delle Entrate sulla base della C.M. n. 193/1998, avrebbe reso imponibile la cessione effettuata. La Suprema Corte ha rigettato l’appello dell’Amministrazione finanziaria sulla base delle seguenti motivazioni: - le presunzioni, disciplinate dal DPR 441/97, hanno natura legale “mista” in quanto ammettono la prova contraria, pur entro i limiti previsti e con i mezzi di prova prefigurati; - la ratio perseguita dal sistema delineato dal DPR 441/97 è quella di prevenire le frodi; - nel caso esaminato è pacifica l’assenza di frodi, giacché la fattura accompagnatoria costituisce un documento equivalente a quello di trasporto o consegna, richiesto dalla normativa. La dichiarazione sostitutiva di atto notorio, inoltre, è surrogata dalla sottoscrizione per ricezione dei beni apposta sulla fattura dall’ente beneficiario. Infine, si ricorda che non è più necessaria la prevista comunicazione alla Gdf se la cessione gratuita riguarda beni facilmente deperibili o se il costo dei beni non è superiore a 15 mila euro, a seguito del nuovo limite previsto dall’art. 1 comma 396 della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016). ******   8) L’Agenzia avvisa i contribuenti: attenzione alle email “Comunicazioni in merito a indebitamento” L’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 115 del 3 giugno 2016, avvisa i contribuenti: attenzione alle email “Comunicazioni in merito a indebitamento”. Si tratta di falsi messaggi ai danni dei contribuenti. “Comunicazioni in merito a indebitamento”: è questo l’oggetto delle nuove email che molti contribuenti si sono visti recapitare sulla propria casella personale di posta elettronica. In particolare, sono gli uffici toscani dell’Agenzia delle entrate ad aver ricevuto in queste ore numerose telefonate da contribuenti di tutta Italia preoccupati per la comunicazione ricevuta. Nella mail, infatti, sono riportati alcuni numeri telefonici “reali” degli uffici toscani. L’Agenzia delle entrate informa di essere totalmente estranea a tali comunicazioni, raccomanda inoltre di non dare seguito al loro contenuto e di non scaricare gli allegati della mail potenzialmente dannosi per il proprio pc. Il testo della mail Queste le parole utilizzate nella finta email “Egregio contribuente, Ci affrettiamo a comunicare che per il 3o trimestre 2015 Lei ha indebitamento con dipartimento finanziario. In caso di mancata liquidazione di debito entro una settimana dopo il ricevimento di avviso saremo costretti a rinviare la causa all’ufficiale giudiziario e compilare la causa di riscossione dei fondi dal Suo conto corrente. Il numero del Suo atto №IT69119495 allegato nella comunicazione.” Le segnalazioni dei contribuenti L’email si conclude con l’indicazione di alcuni numeri telefonici, questa volta reali, relativi agli uffici toscani dell’Agenzia delle Entrate. Per questa ragione, dunque, i centralini sono stati contattati ripetutamente da contribuenti di ogni parte d’Italia per ricevere informazioni in merito. ******   9) Competitività: bonus “a regime” per “rientro cervelli”, sconti fiscali agli sponsor delle start up L’agevolazione fiscale per il “rientro dei cervelli” in Italia potrebbe diventare permanente. La misura contenuta nella bozza del decreto competitività elimina infatti i limiti temporali del bonus inserito nel Dl 78/2010, non fissando altri parametri. Il Dl di 6 anni fa prevedeva l’esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo del 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che dopo due anni all'estero tornassero a lavorare in Italia. Poi in arrivo sconti fiscali per le imprese che adotteranno una start up, divenendone sponsor. In pratica, le società quotate che investiranno nel capitale di start up con una quota di almeno il 20% - e che deterranno la quota per almeno tre anni - potranno scaricare integralmente le perdite operative per l’avviamento della nuova azienda. Visti e permessi di soggiorno facili per chi investe in Italia Il visto potrà essere rilasciato a chi investe almeno un milione di euro in un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato (con l’obbligo di mantenere l’investimento per almeno 2 anni) o in alternativa a chi effettua una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica) per un importo non inferiore a un milione di euro. Siiq Niente tasse per i Fia (Fondi immobiliari alternativi) e le Siiq (Società di investimento immobiliare quotate) che investono negli immobili pubblici o delle assicurazioni. Incrementare il finanziamento alle imprese, facilitando lo smobilizzo del “magazzino crediti” delle banche e riattivandone la capacità di fare prestiti. In pratica, un investitore non bancario che voglia fare credito alle imprese italiane potrà farlo in piena certezza del diritto, acquistando crediti già presenti nel portafoglio delle banche o facendosene creare di nuovi dalle stesse banche per comprarli a sua volta. Una norma che, di fatto, consentirebbe di distribuire il rischio di credito su una più ampia platea di investitori (anche non bancari) favorendo la creazione di un mercato secondario. Le banche potranno quindi cedere crediti anche ad investitori privi di licenza bancaria. ******   10) Collezionisti di opere d’arte salvi ai fini fiscali Niente avviso di accertamento al collezionista di quadri e di altre opere d’arte. Sbaglia l’Agenzia delle entrate a considerare tale soggetto come un imprenditore. E’ quanto emerge dalla sentenza del 09/05/2016 n. 826/31 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana che si sofferma sulla distinzione tra collezionista e mercante d’arte ai fini fiscali. La CTR di Firenze ha confermato le conclusioni dei giudici di prime cure, favorevoli al contribuente, riguardo ad un reclamo avverso un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che aveva ritenuto sussistesse in capo al ricorrente l'esercizio di fatto di una attività d'impresa. Nel merito l'oggetto della causa riguarda il particolare settore del "mondo degli scambi" di quadri, opere d'arte, oggetti d'antiquariato e tanti altri beni, definito anche "regno del baratto". Ai fini fiscali, secondo i giudici, è necessario operare la fondamentale distinzione tra il collezionista e il mercante d'arte, che si basa sulla presenza o meno delle finalità commerciali e speculative tipiche del solo mercante d'arte. Il collezionista, dunque, rimane tale fino a quando non assume le caratteristiche dell'imprenditore abituale, fattispecie che i giudici non ritengono realizzata nel caso di specie, essendo limitata l'attività del ricorrente ad un numero esiguo di operazioni.   Vincenzo D’Andò