Diario quotidiano del 29 giugno 2016: non è dovuto il canone TV sugli apparecchi privi di sintonizzatore

Pubblicato il 29 giugno 2016



1) Patent box: decorrenza dei 150 giorni per istanze inoltrate a dicembre
2) Archivio dei rapporti finanziari: più tempo per l’integrativa 2015
3) Cooperative compliance: interpello abbreviato
4) Decadenza dal bonus prima casa di lusso non più punibile
5) Buoni acquisto: dal 2019 nuove regole IVA
6) Ordini Commercialisti: non è dovuto il canone TV sugli apparecchi privi di sintonizzatore
7) Rimborso obbligazioni argentine: plusvalenze tassate al 12,50%
8) Voucher: sono disponibili in tutti gli uffici postali
9) Fatture elettroniche: software gratuito disponibile tra qualche giorno
10) Bonus prima casa in presenza dell’inquilino che ostacola il trasferimento della residenza
11) Pensione di luglio 2016: corresponsione della somma aggiuntiva per l’anno 2015 (c.d. 14°)
12) Chiarimenti sui lavoratori italiani all’estero: memorandum CNDCEC
 
diario-quotidiano-articoli-11Indice: 1) Patent box: decorrenza dei 150 giorni per istanze inoltrate a dicembre 2) Archivio dei rapporti finanziari: più tempo per l’integrativa 2015 3) Cooperative compliance: interpello abbreviato 4) Decadenza dal bonus prima casa di lusso non più punibile 5) Buoni acquisto: dal 2019 nuove regole IVA 6) Commercialisti: non è dovuto il canone TV sugli apparecchi privi di sintonizzatore 7) Rimborso obbligazioni argentine: plusvalenze tassate al 12,50% 8) Voucher: sono disponibili in tutti gli uffici postali 9) Fatture elettroniche: software gratuito disponibile tra qualche giorno 10) Bonus prima casa in presenza dell’inquilino che ostacola il trasferimento della residenza 11) Pensione di luglio 2016: Corresponsione della somma aggiuntiva per l’anno 2015 (c.d. 14°) 12) Chiarimenti sui lavoratori italiani all’estero: CNDCEC pubblica un memorandum  
  1) Patent box: decorrenza dei 150 giorni per istanze inoltrate a dicembre Con l’obiettivo di non pregiudicare l’acceso al regime opzionale agevolato del patent box, l’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 27 giugno 2016, ha chiarisce che, in relazione alle istanze presentate nello scorso mese di dicembre, il termine di 150 giorni entro cui inviare o integrare la documentazione decorre dal 31 dicembre 2015 e non dalla data di presentazione dell’istanza stessa. Patent box, novità per chi ha presentato domanda nell’ultimo mese del 2015: I 150 giorni per allegare i documenti decorrono dal 31 dicembre 2015. Per i contribuenti che hanno inviato l’istanza di Patent box tra il 1° e il 31 dicembre 2015, il termine di 150 giorni entro cui presentare o integrare la documentazione decorre dal 31 dicembre dello stesso anno. È quanto prevede il citato provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate per tutelare i contribuenti in questa prima fase di applicazione dell’istituto i quali, in buona fede, hanno inviato la documentazione integrativa interpretando erroneamente il termine previsto dai precedenti provvedimenti. Una precisazione necessaria per tutelare quei contribuenti che, nella prima fase di applicazione dell’istituto, in buona fede, hanno trasmesso i documenti a supporto delle istanze di accordo preventivo per il patent box interpretando erroneamente il termine fissato da precedenti provvedimenti dell’Amministrazione finanziaria. Si tratta, in particolare, di due distinti interventi: il primo, dell’1 dicembre 2015, aveva fermato la clessidra a 120 giorni; il secondo, del 23 marzo 2016, aveva concesso 30 giorni in più (in totale, quindi, 150) per assicurare un tempo adeguato per predisporre e presentare la documentazione integrativa obbligatoria. L’Agenzia ha, infine, ricordato che la mancata presentazione della documentazione integrativa, entro i termini sopra indicati, determina la decadenza dell’istanza, come indicato dalla circolare n. 11/E del 7 aprile 2016.   ******   2) Archivio dei rapporti finanziari: più tempo per l’integrativa 2015 Lo slittamento della scadenza, tra l’altro, allinea il termine a quello previsto per le risposte degli operatori agli esiti emersi a seguito della complessa migrazione dei dati La complessità dell’operazione di creazione del tracciato unico per le comunicazioni relative ai rapporti finanziari dello scorso anno, effettuate dagli operatori del settore, fa sì che il termine dei 90 giorni (provvedimento del 10 febbraio 2015), in scadenza al 30 giugno 2016 per la comunicazione integrativa annuale 2015, sia prorogato fino al prossimo 29 luglio. Il rinvio, stabilito con provvedimento 27 giugno 2016 del direttore dell’Agenzia delle Entrate, consente l’acquisizione delle comunicazioni dei saldi 2015 unicamente attraverso l’invio ordinario di tipo 3 (saldi annuali) anche in relazione a eventuali posizioni da sanare a seguito di ricezione degli esiti di migrazione. Gli allegati 1 e 3, inoltre, sostituiscono quelli del precedente provvedimento del 25 gennaio 2016. Il prolungamento produce un allineamento delle scadenze, favorendo una migliore gestione, da parte degli operatori finanziari, degli esiti di elaborazione, anche alla luce dell’aggiornamento dei documenti tecnici, allegati 1 e 3 al già richiamato provvedimento del 25 gennaio scorso. Tali aggiornamenti, che fanno seguito alle segnalazioni degli operatori finanziari (cui è già stato dato riscontro attraverso le fax pubblicate sul sito dell’Agenzia), non contemplano modifiche né al tracciato record né alle modalità di invio, ma hanno una funzione semplicemente esplicativa.   ******   3) Cooperative compliance: interpello abbreviato Ai nastri di partenza la cooperative compliance con l’emanazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta della nuova forma di collaborazione tra fisco e contribuenti entra nella piena fase operativa. Le prime istanze potranno essere presentate a partire dal 90° giorno successivo alla comunicazione di ammissione al regime. Risposte del fisco entro 45 giorni dalla data di presentazione: se il riscontro non arriva si applica il silenzio-assenso (e la soluzione prospettata dal contribuente diventa quella valida), mentre se la risposta perviene dopo il 45° giorno l'eventuale difformità tra il comportamento tenuto nel frattempo dall'impresa e il parere delle Entrate comporterà il recupero di imposte e interessi, ma senza applicazione di sanzioni. È quanto stabilisce il Decreto del Ministro dell’Economia del 15 giugno 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 148 del 27 giugno 2016. In particolare, al fine di promuovere l'adozione di forme di comunicazione e di cooperazione rafforzate basate sul reciproco affidamento tra l’Amministrazione finanziaria e le società di maggiori dimensioni, nonché di favorire nel comune interesse la prevenzione e la risoluzione delle controversie in materia fiscale, è stato istituito un regime di adempimento collaborativo tra l’Agenzia delle Entrate e tali contribuenti. Il dm dà attuazione alla nuova tipologia di interpello breve introdotta dal dlgs n. 128/2015 a disposizione dei gruppi che partecipano alla cooperative compliance (la quale è inizialmente limitata alle aziende con fatturato superiore ai 10 miliardi di euro, a quelle che avevano aderito al progetto pilota del 2013 e, più avanti, a quelle che si conformano agli esiti degli interpelli sui nuovi investimenti). Le modalità, i requisiti formali e i contenuti delle istanze non differiscono da quanto avviene ordinariamente per gli interpelli tradizionali. Un provvedimento dell'Agenzia delle entrate individuerà l'ufficio competente alla trattazione delle istanze abbreviate. Queste ultime potranno essere presentate a mano, tramite raccomandata a/r oppure via Pec. I quesiti potranno vertere su tutte le situazioni in cui l'impresa, che già pone in essere un intenso dialogo preventivo con l'amministrazione, ravvisa rischi fiscali, vale a dire l'ipotesi «di operare in violazione di norme tributarie o in contrasto con i principi o le finalità dell'ordinamento». Con un'importante precisazione: i contenuti non potranno vertere su fattispecie che sono già oggetto degli accordi preventivi di stampo internazionale, quali per esempio i prezzi di trasferimento, oppure dei nuovi interpelli per i grandi investimenti disciplinati dall'articolo 2 del dlgs n. 147/2015: in tali casi le istanze saranno inammissibili. L'Agenzia verificherà l'ammissibilità della domanda entro 15 giorni dal ricevimento, potendo anche invitare il contribuente a regolarizzare eventuali anomalie o lacune. Nel corso dell'istruttoria i funzionari delle Entrate potranno pure accedere presso le sedi dell'impresa, concordandone anticipatamente tempi e modi. Tra gli oneri posti a carico degli operatori istanti c'è quello di comunicare «tempestivamente» all'ufficio l'adeguamento o meno al contenuto della risposta.   ******   4) Decadenza dal bonus prima casa di lusso non più punibile Non è più dovuta la multa per la decadenza prima casa sugli immobili di lusso. I massimi giudici applicano il favor rei, distinguendo la disciplina sulle sanzioni da quella relativa alle imposte. La afferma la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13235 del 27 giugno 2016. D’altronde, anche l’Agenzia delle Entrate si è espressa in questo senso nella circolare n. 31/2014 (p. 3), specificando che il successivo aumento delle franchigie al di sotto delle quali non sussiste l’obbligo per la dichiarazione di successione rende non punibile il fatto. Quindi, è bastato verificare che nel successivo contesto normativo la violazione non sia più punibile per far si che la Cassazione con detta ordinanza abbia fatto applicazione del principio del favor rei in relazione all’agevolazione prima casa. Come è noto, in base a quanto disposto, in materia di imposta di registro, dall’art. 10 comma 5 del DLgs. 23/2011 e, in materia di IVA, dall’art. 33 del DLgs. 175/2014, adesso l’agevolazione è applicabile a tutti gli immobili abitativi che non siano di categoria catastale A1, A8 o A9, a prescindere dalla loro qualificabilità come “non di lusso” ai sensi del DM 2 agosto 1969. Invece, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, (il 1° gennaio 2014, per l’imposta di registro ed il 13 dicembre 2014, per l’IVA) l’agevolazione “prima casa” era applicabile solo alle abitazioni che non avessero le caratteristiche del DM 2 agosto 1969 (che definisce gli immobili “di lusso”). Ora, la Corte di Cassazione afferma che, per le sanzioni, sebbene la nuova disciplina sia entrata in vigore, in campo IVA, in data 13 dicembre 2014, tuttavia, essa può esplicare effetti in relazione a fattispecie poste in essere precedentemente, in applicazione del favor rei. Per la Corte avendo la nuova norma vincolato l’IVA agevolata all’esistenza di condizioni diverse da quelle previste dalla disciplina previgente, essa determina effetti sanzionatori, atteso che la condotta che prima integrava una violazione fiscale adesso non integra più il presupposto per l’irrogazione della sanzione.   ******   5) Buoni acquisto: dal 2019 nuove regole IVA Il Consiglio UE ha adottato una direttiva volta ad aumentare la certezza del diritto per le transazioni che coinvolgono i voucher. La nuova direttiva, che modifica le disposizioni della direttiva n. 2006/112/UE per quanto riguarda il trattamento IVA dei buoni, ha l’obiettivo di armonizzare le norme nazionali, così da limitare il rischio di doppia o mancata imposizione. L’intento della direttiva sull’IVA applicabile ai voucher, approvata dal Consiglio UE il 27 giugno 2016, è di ridurre il rischio di disallineamenti tra le normative fiscali nazionali, tali da determinare fenomeni di doppia tassazione, ovvero di mancata tassazione o ad altre conseguenze non auspicabili. Le finalità perseguite dal legislatore comunitario sono quelle di semplificare, modernizzare e armonizzare le norme applicabili ai buoni, garantendo che sia applicato un trattamento certo ed uniforme nella Ue. Ciò anche in considerazione del fatto che, a seguito delle norme – entrate in vigore nel 2015 – sul luogo di effettuazione (lo Stato membro del committente) delle prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione e dei servizi forniti per via elettronica a privati consumatori (servizi TTE), è necessario garantire che non vi siano disallineamenti, quali fenomeni di doppia tassazione o mancata tassazione, nel regime applicabile ai buoni forniti tra Stati membri diversi. Le modifiche più rilevanti apportate alla direttiva 2006/112/CE consistono nell’introduzione, al titolo IV, del Capo 5, che all’art. 30-bis contiene le definizioni di “buono”, “buono monouso” e “buono multiuso”. Secondo quanto stabilito, il “buono” (“voucher” nella denominazione inglese) è uno strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo (o come parziale corrispettivo) a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi in cui i beni o servizi o i cedenti o prestatori sono indicati sul buono stesso o nella relativa documentazione. È “buono monouso” quello in relazione al quale sono noti sia il luogo in cui l’operazione si svolge, sia l’imposta dovuta. Il fatto che l’IVA dovuta sia nota implica che si conosca la natura dell’operazione, l’aliquota applicabile (o eventuali regimi di esenzione) e ogni altro elemento che possa influire sulla determinazione dell’imposta (ad esempio l’esistenza di determinati requisiti soggettivi del fornitore o dell’acquirente). Il nuovo art. 30-ter regola l’esigibilità dell’imposta relativa ai titoli in parola. In particolare, in caso di “buono monouso”, il suo trasferimento è soggetto ad imposta ed è equiparato all’effettuazione della cessione di beni o della prestazione di servizi cui si riferisce. Coerentemente, non sono considerate operazioni indipendenti e, dunque, non rilevano ai fini IVA, la consegna fisica dei beni o l’erogazione della prestazione di servizi cui il buono da diritto. Viceversa, “i buoni multiuso” rilevano ai fini IVA non al momento del trasferimento, ma al momento in cui l’operazione è materialmente effettuata, poiché solo in quel momento è possibile conoscere il trattamento IVA applicabile. In tal caso, secondo le disposizioni del nuovo art. 73-bis, fatte salve le norme di cui all’art. 73 della direttiva 2006/112/CE, la base imponibile è pari al corrispettivo versato per il buono o, qualora non lo si conosca, dal suo valore facciale. Gli Stati membri, entro il 31 dicembre 2018, sono tenuti ad adottare norme, regolamenti e disposizioni amministrative necessarie a conformarsi alla direttiva. Le nuove previsioni si applicheranno a partire dal 1° gennaio 2019.   ******   6) Commercialisti: non è dovuto il canone TV sugli apparecchi privi di sintonizzatore Non è dovuto il canone RAI sui computer privi di sintonizzatore TV. Lo precisa il Consiglio nazionale dei commercialisti con il P.O. n. 182 del 24 giugno 2016, secondo cui il canone speciale RAI non è dovuto dall’Ordine privo di antenna Non è, quindi, tenuto al pagamento del canone speciale RAI l’Ordine professionale che detiene esclusivamente PC, anche collegati in rete, privi di sintonizzatore TV. Lo conferma il CNDCEC in risposta ad un quesito sull’eventuale versamento del Canone RAI da parte di un Ordine privo di TV e antenna. Il CNDCEC ricorda, innanzitutto, che la nuova modalità di riscossione mediante addebito nella bolletta per la fornitura di energia elettrica, prevista dalla legge di stabilità 2016, si applica soltanto al canone RAI ordinario per uso privato. Pertanto, le aziende, gli esercizi, gli uffici e, in genere, i titolari di apparecchi TV diversi dai privati continuano a versare il “canone speciale RAI” secondo le scadenze, le tariffe e le regole già vigenti per l’anno 2015. Sotto il profilo oggettivo, sulla base dell’art. 1 del RDL 246/38, il canone è dovuto da chiunque detenga un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive; ciò vale – ricorda il CNDCEC – anche qualora l’apparecchio TV sia destinato ad uso diverso dalla ricezione della televisione, come, ad esempio, per la visione di DVD o come monitor per videogames. Gli stessi criteri, volti a stabilire se il canone sia dovuto, operano nell’ipotesi di detenzione di PC. Nel caso di specie, il CNDCEC precisa che l’Ordine non è tenuto al pagamento del canone speciale RAI se detiene esclusivamente PC (anche collegati in rete) privi di sintonizzatore TV e, dunque, non in grado di ricevere il segnale audio/video digitale terrestre o satellitare. Ciò, prosegue il CNDCEC citando la nota MISE 22 febbraio 2012, vale anche se i computer in questione consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via internet. Il canone, infatti, è dovuto soltanto nel caso di detenzione di computer sintonizzati con l’antenna televisiva o, comunque in grado di ricevere il segnale radiotelevisivo digitale terrestre o satellitare. A tal fine è stata utile anche la precisazione fornita dal MISE, nella nota n. 9668 del 20 aprile 2016, in merito alle caratteristiche tecniche di un apparecchio televisivo ai fini del canone RAI. Per sintonizzatore viene inteso un dispositivo, interno o esterno, idoneo ad operare nelle bande di frequenze destinate al servizio televisivo secondo almeno uno degli standard previsti nel sistema italiano per poter ricevere il relativo segnale TV. Infine, viene ricordato che fruiscono dell’esonero anche altri apparecchi televisivi, smartphone, tablet, ed ogni altro dispositivo se privi del sintonizzatore per il segnale digitale terrestre o satellitare.   ******   7) Rimborso obbligazioni argentine: plusvalenze tassate al 12,50% Raggiunto l’accordo per gli investitori italiani colpiti dal default dello Stato sudamericano nel 2001: sarà loro restituito il capitale versato, con una ulteriore maggiorazione Tassazione sostitutiva con aliquota del 12,50%. È questo il trattamento fiscale da applicare al rimborso - deciso nell'ambito dell'arbitrato avviato dinanzi all'apposito organismo della Banca mondiale - dei titoli obbligazionari emessi dall'Argentina. E’ stata l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 30/E del 28 giugno 2016, a fissare la misura del prelievo sulla plusvalenza, costituita dalla differenza tra la somma rimborsata e il costo o valore di acquisto del titolo aumentato di ogni onere inerente alla relativa produzione. La vicenda risale al dicembre 2001, quando, a valle della crisi economica sofferta tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo secolo, l'Argentina decretò l'interruzione del pagamento degli interessi sui titoli obbligazionari emessi e la sospensione del rimborso alla scadenza. Nel 2005, la Repubblica sudamericana promosse una Offerta pubblica di scambio volontaria (articolo 102 del Dlgs 58/1998 - Testo unico della finanza), con la quale fu offerto ai risparmiatori di scambiare le "vecchie obbligazioni" con una serie di "nuove obbligazioni", emesse dallo stesso Stato. Alcuni investitori italiani aderirono alla proposta, altri si rivolsero all'organismo arbitrale della Banca mondiale (Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti), avviando un arbitrato secondo le disposizioni del Trattato bilaterale 22 maggio 1990 tra la Repubblica italiana e quella argentina sulla promozione e protezione degli investimenti. Il 21 aprile 2016, a compimento di tale arbitrato, è stato firmato un accordo che prevede il pagamento in denaro di un importo pari al 150% del valore nominale delle obbligazioni oggetto dell'arbitrato. In altre parole, a fronte della restituzione allo Stato emittente - per il relativo annullamento - delle obbligazioni in possesso degli investitori italiani, questi ultimi riceveranno una somma pari alla restituzione del capitale investito, con una ulteriore maggiorazione. Trattamento fiscale della plusvalenza Considerato che, nonostante la dichiarazione di moratoria dei titoli, l'investimento finanziario ha comunque prodotto un rendimento positivo, l'Agenzia delle Entrate ritiene che, in caso di somme percepite al di fuori dell'esercizio di arti, professioni o imprese, la differenza tra l'importo rimborsato e il costo o valore di acquisto del titolo, aumentato di ogni onere inerente alla relativa produzione (articolo 68, comma 6, del Tuir), sia da trattare come una plusvalenza imponibile, soggetta all'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi (articolo 5, comma 2, Dlgs 461/1997). Trattandosi di redditi derivanti da obbligazioni emesse da Stati esteri che consentono un adeguato scambio di informazioni nei confronti di persone fisiche che li percepiscono al di fuori dell'attività d'impresa, non si applicano gli ultimi aumenti dell'aliquota d'imposta. Pertanto, l'imposta sostitutiva sarà applicata nella misura del 12,50%.   ******   8) Voucher: sono disponibili in tutti gli uffici postali L’INPS, con comunicato del 23 giugno 2016 ha reso noto che tutti (imprenditori e liberi professionisti compresi) possono acquistare, presso gli uffici postali, voucher telematici, purché si siano preventivamente registrati sul sito dell’Istituto. INPS: ammesso per tutti l'acquisto dei voucher alle Poste L’INPS comunica la rinnovata possibilità, per i committenti imprenditori e liberi professionisti, di acquistare i voucher presso gli uffici postali. In una unica emissione sarà possibile includere un massimo di 5 voucher, ciascuno di importo compreso tra 10 e 200 euro. Confermato comunque, per qualunque tipo di buono lavoro, l’obbligo di attivazione preventiva. Con un messaggio di posta elettronica istituzionale l’INPS rende noto che, dallo scorso 23 maggio, sia i privati che professionisti e imprenditori possono nuovamente acquistare i voucher telematici presso gli uffici postali. Preclusione operata dal Jobs Act A seguito delle novità apportate dal Jobs Act alla disciplina del lavoro accessorio, i committenti non privati non potevano più acquistare i buoni lavoro presso gli uffici postali. Il decreto infatti prevedeva esplicitamente che l’acquisto dei buoni orari, numerati progressivamente e datati, poteva avvenire esclusivamente attraverso: la procedura telematica disponibile sul sito INPS; i tabaccai convenzionati; le anche popolari abilitate. Viene meno dunque la limitazione che era stata posta in capo ai liberi professionisti e agli imprenditori con il D. Lgs. 81/2015. La nuova procedura di acquisto Gli uffici postali provvedono ad emettere e stampare il voucher telematico per l’importo nominale richiesto dal cliente al momento dell’acquisto: l’importo può variare dai 10 ai 200 euro. Con una unica transazione è possibile acquistare un numero massimo di 5 voucher pagando una unica commissione di acquisto pari a 1,50 euro oltre IVA. Via libera, dalla stessa data, anche ai voucher cartacei postali. Anche i voucher acquistati presso gli uffici postali soggiacciono all’obbligo della preventiva attivazione con l’indicazione dei dati anagrafici del prestatore e del luogo di esecuzione della prestazione. Notizie utili per l'utilizzo dei buoni lavoro acquistati negli uffici postali Acquisto dei voucher Presso tutti gli uffici postali sono in vendita buoni lavoro (voucher) del valore nominale di 10 € , o buoni multipli del valore nominale di 20 € e 50 €, disponibili in carnet di 25 buoni. Il committente, che non sia né imprenditore né libero professionista, acquista i buoni lavoro (in contanti o tramite Postamat) presentando la tessera sanitaria per la lettura del codice fiscale. È previsto un limite giornaliero di acquisto di 5.000 € lordi. Per l’acquisto dei voucher è previsto il versamento all’ufficio postale della commissione di 2,50 € + IVA per la singola operazione di emissione dei buoni lavoro, fino ad un massimo di 25 voucher (equivalenti ad un carnet). Attenzione: l’acquisto dei voucher deve essere necessariamente precedente alla dichiarazione di inizio prestazione. Modalità di comunicazione all'INPS Dal giorno successivo all’acquisto dei buoni lavoro e prima dell'inizio della prestazione (anche il giorno stesso purchè prima dell’inizio dell’attività lavorativa),di lavoro il Committente deve comunicare all'INPS il proprio codice fiscale, i dati del prestatore (nome, cognome, codice fiscale), il luogo di lavoro, la data d'inizio e fine della prestazione. Devono essere indicati i giorni/periodi di effettiva prestazione e non l’arco temporale in cui le prestazioni si collocano. In particolare, il committente deve effettuare la dichiarazione di inizio prestazione all’INPS, tenendo presente che: le singole operazioni di acquisto vanno attivate effettuando la dichiarazione di inizio prestazione; le prestazioni svolte dallo stesso prestatore, vanno inserite senza sovrapposizione di periodi; le prestazioni devono essere comunicate in ordine cronologico, sulla base della data di fine prestazione sia nel caso facciano riferimento ad un unico prestatore, sia nel caso in cui i prestatori coinvolti siano più d’uno; in caso di più acquisti di voucher presso gli uffici postali da parte di uno stesso committente, la data di inizio della prestazione deve essere sempre successiva a quella dell’operazione con la quale sono stati acquistati i voucher per remunerarla. I committenti possono effettuare la comunicazione esclusivamente attraverso i seguenti canali: Telefonare al Contact Center INPS-INAIL n. 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico. Collegarsi al sito www.inps.it e attivare la connessione alla pagina Lavoro Accessorio. Recarsi presso una sede INPS. Il Committente per accedere al sito deve indicare il proprio Codice Fiscale e come password il codice identificativo (16 caratteri) di uno dei buoni lavoro acquistati ovvero il PIN assegnato dall'INPS.
  1. B. L'operazione di comunicazione è necessaria per l'attivazione del buono lavoro, la riscossione da parte del prestatore e il corretto accredito dei contributi e vale per l’assicurazione antiinfortunistica a fini INAIL.
Attenzione: la mancata comunicazione all’INPS/INAIL prevede l’applicazione della 'maxisanzione’, di cui all’art. 4, comma 1, lett. a), della Legge n.183/2010 (c.d. 'Collegato Lavoro’). Il committente deve comunicare tramite i canali indicati anche eventuali variazioni relativamente ai prestatori, al periodo di inizio o fine prestazione o al luogo di svolgimento dell'attività. I contatti con l'INPS consentono al Committente anche di: Verificare se i propri dati sono registrati Verificare quali prestazioni sono in corso (da parte del Committente in possesso di PIN) Annullare o modificare una precedente comunicazione di Inizio attività (da parte del Committente in possesso di PIN). Se l'annullamento è richiesto lo stesso giorno dell'inizio della prestazione, la comunicazione deve essere effettuata tramite il Contact center o presso la sede INPS. Riscossione dei Buoni Lavoro I Buoni Lavoro sono riscuotibili presso tutti gli uffici postali dal dal secondo giorno successivo alla fine della prestazione di lavoro accessorio. Il prestatore per riscuotere deve presentarsi con la propria Tessera Sanitaria, per la verifica del Codice Fiscale, oltre che un documento di identità in corso di validità. Prima di effettuare il pagamento l'operatore dell'ufficio postale controlla che i dati del prestatore corrispondano a quanto dichiarato dal Committente. Effettuato il pagamento viene rilasciata un ricevuta riepilogativa di tutti i voucher che sono stati pagati al prestatore. Nei casi in cui il buono lavoro non risulti pagabile, il prestatore deve rivolgersi alla sede INPS. È possibile riscuotere i Buoni lavoro da parte dei prestatori entro 2 anni dal giorno dell'emissione. Rimborso dei buoni lavoro Se il Committente non utilizza i buoni lavoro acquistati, sarà possibile attivare la richiesta di rimborso presso le Sedi dell’INPS, utilizzando il modulo predisposto (“Mod. SC52” scaricabile dal sito). Furto o smarrimento In caso di furto o smarrimento di uno o più buoni lavoro, è necessario preliminarmente effettuare la denuncia alle autorità competenti. Recandosi in una sede INPS con la denuncia, il committente e il prestatore possono segnalare il furto o lo smarrimento e ricevere assistenza. Gli operatori del Contact Center INPS e delle Sedi INPS assicurano ogni forma di assistenza per il corretto utilizzo dei buoni lavoro.   ******   9) Fatture elettroniche: software gratuito disponibile tra qualche giorno Dal 1° luglio 2016, l’Agenzia delle entrate renderà disponibile, gratuitamente, un servizio per la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche. Lo precisa Assonime con una nota del 28 giugno 2016. Questo in ottemperanza di quanto disposto dal Decreto Legislativo n. 127 del 2015, che ha le finalità di favorire il processo di “informatizzazione” dei soggetti IVA. Peraltro, l’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 20 giugno 2016 ha reso noto che sul proprio sito sono disponibili le bozze della documentazione tecnica per l’utilizzo del Sistema di Interscambio (SdI) da parte dei soggetti IVA che intendono adottare, dal 1° gennaio 2017, la formazione, trasmissione e conservazione elettronica delle proprie fatture. Il DLgs n. 127 del 5 agosto 2015, nell’introdurre alcune misure volte ad incentivare, anche mediante la riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei soggetti IVA, l’utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti commerciali fra i privati, ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, il Ministero dell’economia e delle finanze metta a disposizione dei soggetti IVA il Sistema di Interscambio, gestito dall’Agenzia delle entrate, attualmente riservato alla trasmissione delle fatture elettroniche alla Pubblica amministrazione e agli enti pubblici. Da tale data i soggetti IVA potranno quindi trasmettere e ricevere le fatture elettroniche, e le eventuali variazioni delle stesse, relativamente ad operazioni poste in essere con soggetti residenti nel territorio dello Stato, utilizzando il Servizio di Interscambio, purché tali fatture abbiano il formato previsto dalla vigente normativa per le fatture da trasmettere alla Pubblica amministrazione e agli enti pubblici. Le regole e le soluzioni tecniche, nonché i termini per la trasmissione telematica delle fatture, saranno stabiliti da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Nelle more dell’emanazione di tale provvedimento l’Agenzia delle Entrate ha intrapreso due azioni al fine di “testare” le procedure di trasmissione telematica con un congruo anticipo rispetto alla suddetta data del 1° gennaio 2017. L’Agenzia ha, invero, iniziato, insieme a Sogei, con un limitato numero di imprese, un’attività di test del processo di trasmissione tramite il Servizio di Interscambio delle fatture elettroniche destinate a soggetti diversi dalla Pubblica Amministrazione e dagli enti pubblici. L’Agenzia, inoltre, ha pubblicato sul proprio sito le bozze delle specifiche tecniche che descrivono le regole da osservare per utilizzare il Sistema di interscambio e la struttura della fattura elettronica, ordinaria o semplificata, che dovrà essere veicolata dal Sistema. Tale pubblicazione mira, anch’essa, a risolvere in tempo utile eventuali criticità che dovessero presentarsi nella trasmissione delle fatture tramite il Sistema di Interscambio. La sperimentazione si concluderà entro la metà del prossimo mese di ottobre. Le bozze dei documenti tecnici sono reperibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate seguendo il percorso: Home > Strumenti > Specifiche tecniche > Specifiche tecniche in bozza.   ******   10) Bonus prima casa in presenza dell’inquilino che ostacola il trasferimento della residenza Non spetta l’agevolazione fiscale sull’acquisto prima casa se il proprietario dell’immobile non ha trasferito la propria residenza nel comune ove questo è situato entro 18 mesi dall’atto notarile di acquisto: Non costituisce un oggettivo impedimento al trasferimento della residenza nel nuovo immobile, entro i 18 mesi dal rogito, il fatto che l’inquilino non sia ancora andato via dall’appartamento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13346 del 28 giugno 2016. Niente scuse, quindi, che l’inquilino che abitava l’appartamento non abbia ancora abbandonato l’appartamento. Secondo i massimi giudici, il mancato rilascio del conduttore non costituisce una causa di forza maggiore che autorizza il contribuente a non trasferire la residenza nell’immobile entro i diciotto mesi previsti dalla legge. Non basta a dimostrare la buona volontà del nuovo proprietario il tempestivo invio della disdetta del contratto di locazione o il fatto che questi sia ricorso a un avvocato affinché invii una diffida formale per l’abbandono del tetto: tali elementi non sono sostanziali. La Suprema Corte ribadisce che per “causa di forza maggiore” si intende solo “quella imprevedibile e sopravvenuta che non dipende da un comportamento addebitabile anche a solo titolo di colpa” (ad es., la morte dell’acquirente, il ritrovamento di reperti archeologici, improvvise infiltrazioni d’acqua, ecc.). Fatta questa precisazione, la Cassazione riporta alcuni esempi di cause di forza maggiore che consentono al contribuire di usufruire del beneficio: i Comuni dell’Umbria e dell’Emilia (terremoto del 2012) sono un esempio lampante. Non solo tali Comuni hanno visto ridotto il “proprio patrimonio abitativo, ma anche la creazione di numerose zone cd. rosse interdette per molto tempo all’accesso”. E’ questa una effettiva causa di forza maggiore. Invece, il fatto che l’inquilino non voglia abbandonare l’appartamento è, purtroppo, un’ipotesi tutt’altro che eccezionale. Per cui il nuovo acquirente dell’immobile che voglia fruire del bonus fiscale deve preventivare questo. Coniugi con residenze diverse Inoltre, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13334 del 28 giugno 2016, ha precisato che ai fini dell’agevolazione prima casa, inoltre, il requisito della residenza nell’abitazione (da spostare entro 18 mesi dal rogito) è riferito alla “famiglia”; pertanto uno dei due coniugi può anche evitare il cambio all’anagrafe entro i 18 mesi, nell’immobile acquistato in comunione legale, poiché marito e moglie sono tenuti solo alla coabitazione. Per ottenere il bonus fiscale comunque resta necessario provare la composizione del nucleo e che l’immobile è la residenza familiare.   ******   11) Pensione di luglio 2016: Corresponsione della somma aggiuntiva per l’anno 2015 (c.d. 14a) La legge 3 agosto 2007, n. 127 ha previsto la corresponsione di una somma aggiuntiva, collegata a determinate condizioni reddituali personali, a favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni, titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, gestite da enti pubblici di previdenza obbligatoria. L’elemento variabile per averne diritto, è rappresentato dai limiti di reddito che sono diversi per ciascun anno. La quattordicesima viene erogata sulla base del solo reddito personale, che per il 2016 deve essere inferiore a quanto viene riportato nei requisiti reddituali richiesti. I requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla prestazione e gli importi corrisposti sono stati illustrati dall’INPS con il messaggio n. 2831 del 27 giugno 2016.   ******   12) Chiarimenti sui lavoratori italiani all’estero: CNDCEC pubblica un memorandum Il Consiglio nazionale dei commercialisti (CNDCEC) ha pubblicato il 28 giugno 2016 sul web il memorandum n. 8/2016 in materia di “L’internazionalizzazione e la legislazione applicabile ai lavoratori”. Il citato documento vuole essere uno strumento che, attraverso un’analisi dei vari aspetti normativi, consenta di avere una visione d’insieme quanto più esaustiva e compiuta su quello che è l’internazionalizzazione del mondo del lavoro oggi. Questi sono i relativi contenuti: - Il lavoro nella dimensione transnazionale - Il distacco e la somministrazione transnazionale – dalla prima alla seconda Direttiva ai giorni nostri - La libera circolazione e il soggiorno dei cittadini comunitari - Aspetti fiscali per i redditi prodotti all’estero - Aspetti previdenziali nella mobilità transnazionale - Link utili per la gestione del lavoro transnazionale. Vi invito quindi alla sua lettura scaricandone i contenuti (circa 40 pagine in PDF) su www.cndcec.   Vincenzo D’Andò