Diario quotidiano del 28 giugno 2016: le conseguenze di Brexit in Dogana

Pubblicato il 28 giugno 2016



1) Cartella esattoriale nulla: sequestro dei beni revocato
2) Brexit: niente più Intra ma solo pagamenti in Dogana
3) Accessi domiciliari anche per l’imposta di registro?
4) Banche dati previdenziali aperte anche ai collaboratori volontari
5) Pubblicata in G. U. la legge sul “Dopo di noi” per i non autosufficienti
6) Evasione IVA anche con costi effettivi
7) Riforma degli enti non profit: alcuni punti chiave auspicati
8) Atti tributari: con la notifica presso la sede legale il fisco non sbaglia mai
9) Modello F24: istituiti due codici tributo utilizzabili dalle imprese elettriche per il canone RAI
10) Affitti: no all’aumento del canone, sono consentiti solo aggiornamenti ISTAT
11) Ennesimo aggiornamento al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016
12) Senza titolo il Commercialista non può esercitare neppure con società
brexitIndice: 1) Cartella esattoriale nulla: sequestro dei beni revocato 2) Brexit: niente più Intra ma solo pagamenti in Dogana 3) Accessi domiciliari anche per l’imposta di registro? 4) Banche dati previdenziali aperte anche ai collaboratori volontari 5) Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sul “Dopo di noi” per i non autosufficienti 6) Evasione IVA anche con costi effettivi 7) Riforma degli enti non profit: alcuni punti chiave auspicati 8) Atti tributari: con la notifica presso la sede legale il fisco non sbaglia mai 9) F24: istituiti due codici tributo utilizzabili dalle imprese elettriche per il canone RAI 10) Affitto negozio: no all’aumento del canone

11) Ennesimo aggiornamento al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016

12) Senza titolo il Commercialista non può esercitare neppure con società

 
  1) Cartella esattoriale nulla: sequestro dei beni revocato Va revocato il sequestro se la pretesa fiscale viene poi annullata. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26450 del 24 giugno 2016, ha stabilito che va revocato il sequestro per equivalente disposto sui beni dell’indagato, nel caso in cui la Commissione tributaria abbia annullato la pretesa dell’Amministrazione finanziaria. E questo anche se la sentenza non è ancora definitiva. Secondo i massimi giudici l’annullamento della cartella esattoriale, ancorché con sentenza non definitiva, comporta il venire meno della pretesa tributaria e, dunque, l’esistenza del profitto del reato. Un contribuente indagato per reati fiscali, avendo ottenuto l’annullamento della pretesa impositiva da parte della Commissione tributaria di primo grado, ha chiesto al Tribunale di disporre la revoca del provvedimento di sequestro preventivo “per equivalente” disposto dal Gip, ma senza successo. Nel successivo giudizio di legittimità è emersa la linea difensiva incentrata sull’inosservanza e l’erronea applicazione della legge penale (artt. 20 D.Lgs. n. 74/2000 e 238 bis cod. proc. pen.). Secondo il ricorrente, il Tribunale avrebbe dovuto considerare la sentenza della CTP, intervenuta dopo l’adozione del decreto di sequestro, specie a fronte del principio, espresso dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’annullamento della cartella di pagamento, ancorché con sentenza non definitiva, determina il venire meno della pretesa tributaria. L’ordinanza di rigetto della domanda di dissequestro, invece, ha omesso di indicare e specificare i motivi che hanno indotto il Tribunale a discostarsi delle valutazioni dei giudici tributari, quanto meno ai fini della valutazione di sussistenza del fumus boni iuris dei reati contestati. Ebbene, i supremi giudici hanno dato ragione all’indagato poiché, nei reati tributari, il profitto è certamente costituito anche dal risparmio economico che consegue alla sottrazione degli importi evasi alla loro destinazione fiscale. Nel caso di specie, dunque, l’intervenuto annullamento della cartella esattoriale, anche se con sentenza non definitiva, comporta il venire meno della pretesa tributaria, dato lo sgravio delle somme riportate nell’accertamento, “ciò che manifesterebbe l’assenza, appunto, attuale, di pretese erariali, rendendo quindi illegittimo il sequestro funzionale alla confisca per equivalente del profitto, in atto, inesistente”.   ******   2) Brexit: niente più Intra ma solo pagamenti in Dogana Dazi all’importazione, Iva più pesante e soprattutto con pagamento direttamente alla Dogana, sugli scambi di beni tra i paesi Ue e la Gran Bretagna. La Brexit avrà conseguenze importanti anche sulla fiscalità degli scambi commerciali oltremanica dei paesi della Ue, sia sul piano sostanziale, per esempio l’imposizione di dazi doganali, che con riguardo alle procedure, come i controlli sulla merce, le modalità di applicazione dell’Iva all’importazione. I riflessi economici e finanziari saranno pesanti per le imprese e per i consumatori che vedranno inevitabilmente aumentare il prezzo dei prodotti. Il Trattato prevede che la Gran Bretagna notifichi la propria decisione al Consiglio europeo, dopo di che si aprirà il negoziato per raggiungere l’accordo sulle modalità di divorzio, accordo che dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e poi siglato dal Consiglio. Soltanto dalla data in cui entrerà in vigore l’accordo di recesso cesseranno di applicarsi, nei rapporti con la Gran Bretagna, i trattati dell’Ue. Definitiva uscita dalla UE Sono previste quattro fasi per la definitiva uscita della Gran Bretagna dall'Europa. I passaggi che dovrà seguire, la nazione britannica, affinché possa rendere ufficiale l’uscita dall’Unione europea, sono, secondo l’articolo 50 del trattato sull’Ue: - la Gran Bretagna dovrà notificare al Consiglio europeo la sua decisione di voler lasciare l’Ue; - l’Unione europea dovrà negoziare e concludere un accordo con l’Inghilterra per definire le modalità del suo ritiro. L’accordo dovrà essere conforme all’articolo 2018 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea; - una volta che si sarà giunti a un punto di incontro, l’accordo negoziato dovrà essere adottato da una maggioranza qualificata. Ciò significa che devono esprimere un parere positivo il 72% dei 27 stati membri; - in caso si sia raggiunta la soglia della maggioranza qualificata, l’accordo finale deve essere approvato dal Parlamento europeo attraverso un voto di maggioranza semplice. Questa dunque l’agenda istituzionale dopo l’esito del referendum del 23 giugno 2016, con il quale il 52% degli inglesi ha deciso di votare, decretando, quindi, la fine della permanenza all’interno dell’Unione europea. Regno Unito, futuro da paradiso fiscale ? Per il Regno Unito si potrebbe profilare un futuro da paradiso fiscale ?. All’indomani del voto che sancisce la definitiva uscita dalla scena europea del popolo d’oltremanica, si susseguono gli interrogativi circa la nuova identità del Regno Unito, anche sul fronte della fiscalità internazionale. Se si considera che molti governi europei competono per attrarre investimenti offrendo generosi sconti fiscali nonostante aderiscano all’Ue, si potrebbe pensare che il Regno Unito, a seguito della uscita dall'Unione possa diventare un “nuovo paradiso fiscale”. Senza i vincoli posti dalla Ue, la Gran Bretagna potrebbe, infatti, introdurre politiche fiscali più favorevoli rispetto a prima.   ******   3) Accessi domiciliari anche per l’imposta di registro? L’Amministrazione finanziaria può entrare nell’abitazione per verificare se spettano i benefici fiscali e in caso positivo revocare l’agevolazione “prima casa”. Serve, però, l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica che arriva in caso di gravi indizi di violazione della norma fiscale. La questione è legata alla circostanza che l’accesso fosse stato possibile solo ai locali destinati all’esercizio di un’impresa o di una professione con partita Iva o a un’immobile destinato a studio professionale e casa contemporaneamente. Ma non è cosi. Infatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13145 del 24 giugno 2016, ha precisato che l’intenzione del legislatore è stata quella di estendere il potere del Fisco di entrare nell’immobile anche di chi non è imprenditore o professionista. Dunque, i verificatori possono entrare nelle case di qualsiasi contribuente, purché siano in possesso dell’autorizzazione giudice che presuppone l’esistenza di un fatto grave per l’Erario. La Suprema Corte afferma che l’accesso domiciliare eseguito nei confronti del contribuente non soggetto IVA è compatibile con l’imposta di registro, sempre che, come peraltro avvenuto nel caso di specie, l’accesso sia stato autorizzato dal P.M. previo riscontro dei seri indizi di evasione. L’art. 52 del DPR 633/72, operante anche ai fini delle imposte sui redditi, afferma, in tema di accessi, che, se occorre procedere ad un controllo nei locali ove viene eseguita l’attività commerciale o professionale del contribuente, basta una semplice autorizzazione amministrativa, mentre se ci si deve recare nell’abitazione del contribuente l’autorizzazione deve provenire dalla magistratura, nello specifico dal Pubblico Ministero.   ******   4) Banche dati previdenziali aperte anche ai collaboratori volontari Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2798 del 23 giugno 2016, ha stabilito che é illegittimo e costituisce un danno a un servizio di “pubblica utilità” il divieto di accesso alle banche dati previdenziali imposte dal Ministero del Lavoro ai “collaboratori volontari” dei patronati: La loro attività è al contrario necessaria a istruire, anche in forma digitale, le pratiche richieste dagli assistiti, e non pregiudica né il ruolo né la responsabilità sugli atti propria ed esclusiva dell'operatore professionale dipendente.   ******   5) Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge sul “Dopo di noi” per i non autosufficienti Detraibilità maggiorata e niente imposte di successione. Più tutela per i disabili gravi privi del necessario sostegno familiare. Maggiore detraibilità per le erogazioni liberali e per i premi versati in polizze assicurative a favore dei disabili. Dal 2017 niente imposta di successione e donazione per trust, vincoli di destinazione e affidamenti fiduciari pensati a favore dei disabili, mentre sui trasferimenti immobiliari registro e ipo-catastali saranno dovute in misura fissa. Anche quando i genitori sono ancora in vita, sarà possibile confezionare strumenti di protezione patrimoniale che garantiscano un adeguato sostegno economico alle persone non autosufficienti. ---> Leggi tutto   ******   6) Evasione IVA anche con costi effettivi Evasione IVA possibile anche con costi effettivamente sostenuti. In questo caso il reato di utilizzazione fraudolenta in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti comprende anche l’inesistenza soggettiva. Il reato di frode fiscale è un reato di mera condotta e di pericolo, la cui consumazione (che coincide con la presentazione della dichiarazione agli uffici finanziari) prescinde dal verificarsi dell’evento danno, pertanto non rileva l’effettività dell’evasione, né, tanto meno, l’ammontare della stessa. Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26431 del 24 giugno 2016. La mancanza di certezza di tali operazioni indicate nelle diverse fatture emesse emergeva dai flussi finanziari, del tutto inversi alla pratica commerciale, dal momento che le somme che rientravano alla fine della triangolazione nelle casse della società cedente apparivano inferiori rispetto a quelle dichiarate come versate nella prima operazione di vendita. Da qui la deduzione che le società intermediarie ricaricavano il prezzo delle merci di una determinata percentuale. Dalle indagini emergeva, altresì, che tali ultime società erano prive di magazzini sufficienti allo stoccaggio della merce acquistata, non operavano nel settore pertinente a tale merce (“prodotti consumabili per informatica”), né erano state richieste di prestare idonea garanzia nonostante l’ingente volume delle cessioni operate (diversi milioni di euro). A fronte di tutto ciò, la Suprema Corte ha precisato che le operazioni di vendita e successivo immediato riacquisto della medesima merce non possono ritenersi “oggettivamente esistenti” in ragione della sola regolarità formale della documentazione fiscale predisposta, ovvero dell’apparente trasporto e consegna effettuati. Per i giudici di legittimità, si è, dunque, trattato di un’operazione di mera simulazione di vendite, che può dunque essere considerata “inesistente” sotto il profilo economico.   ******   7) Riforma degli enti non profit: alcuni punti chiave auspicati In relazione alla riforma del non profit, legge delega pubblicata nei giorni scorsi nella Gazzetta Ufficiale, sarebbe opportuno inserire tra i punti chiave che regoleranno la nuova disciplina del non profit: - Andrebbe meglio specifica la definizione di sport, infatti, in atto non viene indicato cosa si intenda per “sport”, essendo solo sufficiente che qualsiasi attività o gioco riceva un riconoscimento da un ente di promozione sportiva per ottenere l’iscrizione nei registri Coni e, di conseguenza, godere dei vantaggi fiscali a ciò collegati. Definire cosa debba intendersi per attività sportiva significherebbe circoscrivere l’area dei soggetti titolati a ricevere, per la tipologia di attività svolta, i benefici e le agevolazioni a tal fine stabiliti dal legislatore. - L’acquisizione della personalità giuridica non deve complicare la nascita di nuovi organismi e particolarmente non deve ostacolare l'attività di quelli già operanti nel non profit. Occorre una riduzione generale dei costi. - Occorre meglio modulare l’esenzione Iva per “talune prestazioni di servizi strettamente connesse con la pratica dello sport o dell’educazione fisica, fornite da organizzazioni senza scopo lucrativo alle persone che esercitano lo sport o l’educazione fisica” previste dall’articolo 4 del D.P.R. 633/1972. - Ridefinire la natura di spese di pubblicità per le sponsorizzazioni di ammontare non superiore a 200.000 euro (comma 8 dell’articolo 90 della L. 289/2002) al fine di “smontare” le contestazioni del fisco basate sulla non inerenza e anti economicità di dette sponsorizzazioni. - semplificare, soprattutto ai fini previdenziali, la fascia dei compensi agli sportivi dilettanti, alla disciplina esistente prima della L. 342/2000. Quindi: fascia esente fino a 10.000 euro di compensi annui e, in caso di eccedenza, applicazione su tutto l’importo della disciplina fiscale, previdenziale e assicurativa prevista per le collaborazione coordinate e continuative di cui all’articolo 409 c.p.c.. - obbligare a pubblicare sul registro delle associazioni e società sportive dilettantistiche tenuto dal Coni, i bilanci istituzionali e commerciali (rendiconti economico – finanziari annuali, con estratto di verbale di assemblea di relativa approvazione). - Seguono altri provvedimenti seri sui controlli fiscali, al fine di iniziare seriamente a scoraggiare il continuo proliferare di soggetti solo “camuffati” da enti non commerciali.   ******   8) Atti tributari: con la notifica presso la sede legale il fisco non sbaglia mai Dall’ordinanza n. 12071/2016 della Corte di Cassazione emerge che la notifica di un atto tributario effettuata presso la sede, legale o effettiva di una società, è sempre valida, e non rileva a tal fine la persona fisica che la riceve. Basta che il ricevente si trovi presso la sede della persona giuridica destinataria dell’atto, per presumere che tale soggetto sia autorizzato alla ricezione. Mentre, invece, è a carico della società dimostrare che detto soggetto sia estraneo alla società, non avendo mai ricevuto incarico alcuno in tal senso. Nel caso di specie, il concessionario della riscossione con apposito ricorso contestava una sentenza della Ctr del Lazio, che aveva annullato una intimazione di pagamento indirizzata a una società di capitali, rilevando l’irregolare notificazione della cartella di pagamento presupposta all’intimazione. Dall’avviso di ricevimento relativo alla cartella, infatti, risultava che il plico, spedito per via postale alla sede legale della società, era stato consegnato a una persona qualificatasi come “madre del contribuente”; circostanza che determinava secondo i giudici regionali l’invalidità della notifica, eseguita nei confronti di un soggetto non legittimato alla ricezione degli atti. Accogliendo il ricorso proposto da Equitalia, la Cassazione ha censurato la sentenza regionale, ritenendo che la Ctr ha errato nel fare derivare l’invalidità della notifica dalla ricezione di persona dichiaratasi come madre della contribuente. E questo perché quando la notifica è effettuata presso la sede della società, si presume che la persona rinvenuta in tale luogo dall’agente notificatore sia addetta alla ricezione di atti relativi all’ente giuridico: si tratta di una presunzione che determina l’inversione dell’onere della prova. Dunque, spetta alla società dimostrare che la persona che ha ricevuto l’atto non avesse nulla a che vedere con la medesima società. Avviso di ricevimento della raccomandata La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12922 del 22 giugno 2016, precisa che l’avviso di ricevimento della raccomandata non deve indicare i dati dell’Ufficio postale. Se le Entrate non hanno potuto consegnare al contribuente l’atto di rettifica e liquidazione, l’avviso di ricevimento della raccomandata che deve notificare della tentata consegna non necessariamente deve anche indicare il riferimento all’Ufficio postale nel quale è stato depositato il plico. Nella vicenda in esame, la CTR aveva respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate confermando invece il giudizio di primo grado, favorevole alla contribuente. La CTP aveva infatti annullato la cartella di pagamento relativa ad un’imposta di registro sull’atto di compravendita di alcuni terreni edificabili; evidenziava la CTR che l’atto di rettifica e liquidazione, che doveva essere precedente alla cartella impugnata, non era stato notificato a mezzo posta, secondo quanto stabilito dalla legge. Non essendo stato possibile recapitare il plico contenente l’atto, la raccomandata con la quale si dava notifica al contribuente dell’avvenuto deposito del plico non conteneva l’indicazione né dell’ubicazione dell’Ufficio postale né tantomeno i tempi del ritiro del plico. L’Agenzia delle Entrate ricorreva, quindi, in Cassazione per annullare la sentenza di secondo grado, uscendone, quindi, vittoriosa.   ******   9) F24: istituiti due codici tributo utilizzabili dalle imprese elettriche per il canone RAI Modello F24: Istituiti due nuovi codici tributo. Con il primo dovranno riversare all’erario le somme riscosse per l’abbonamento alla televisione, con il secondo potranno recuperare gli eventuali rimborsi effettuati ai clienti. La legge di stabilità 2016 ha disposto una nuova modalità di pagamento del canone tv mediante addebito sulle fatture emesse nei confronti dei titolari di utenza di fornitura di energia elettrica ad uso domestico residenziale. Dall’Agenzia delle entrate arrivano i codici tributo necessari alle imprese elettriche per la gestione, tramite modello F24, delle relative somme (risoluzione n. 50/E del 24 giugno 2016). Entrambi saranno operativi a partire dal prossimo 1° agosto. Il codice tributo “3409” va utilizzato per riversare quanto riscosso a titolo di canone di abbonamento alla televisione. Deve essere indicato nella sezione Erario del modello F24, in corrispondenza delle somme esposte nella colonna “importi a debito versati”; inoltre, nei campi “rateazione/regione/provincia/mese di rif.” e “anno di riferimento” vanno riportati, rispettivamente, il mese e l’anno cui si riferisce l’incasso del canone. Lo stesso codice serve anche per consentire alle imprese elettriche di recuperare eventuali somme riversate in eccesso rispetto al canone riscosso. In tal caso, va esposto nella colonna “importi a credito compensati”, mentre il mese e l’anno da riportare sono quelli cui si riferisce il riversamento eccedente. Con il codice “3410”, invece, le imprese elettriche potranno recuperare in compensazione le somme rimborsate ai clienti a titolo di canone tv. L’esposizione deve avvenire nella colonna “importo a credito compensati”, con indicazione nei campi “rateazione/regione/provincia/mese di rif.” e “anno di riferimento” del mese e dell’anno in cui è stato effettuato il rimborso. (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 50/E del 24 giugno 2016).   ******   10) Affitto negozio: no all’aumento del canone Non si può aumentare il canone di affitto del negozio. Questo poiché l’art. 32 della Legge n. 392/1978 consente solo l’aggiornamento del corrispettivo, altrimenti il conduttore può chiedere la restituzione di quanto corrisposto in eccesso, entro sei mesi dalla riconsegna dell’immobile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13011 del 23 giugno 2016. Nel caso di specie, si verte proprio in una ipotesi di nullità del negozio. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di legittimità (a partire da Cass. n. 10286 del 2001, da ultimo n. 2961 del 2013), in tema di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, ogni pattuizione avente ad oggetto non già l’aggiornamento del corrispettivo ai sensi dell’art. 32 della legge 27 luglio 1978, n. 392, ma veri e propri aumenti del canone, é nulla (ex art. 79, primo comma, della stessa legge) giacché diretta ad attribuire al locatore un canone più elevato rispetto a quello legislativamente previsto, senza che il conduttore possa, neanche nel corso del rapporto, e non soltanto in sede di conclusione del contratto, rinunciare al proprio diritto di non corrispondere aumenti non dovuti. Detto ciò, tale nullità opera anche per le pattuizioni che intervengono nel corso del rapporto. Infatti, il diritto a non erogare somme in misura eccedente il canone legalmente dovuto sorge al momento della conclusione del contratto, persiste durante tutto il corso del rapporto, e può essere fatto valere, in virtù di espressa disposizione legislativa, dopo la riconsegna dell’immobile locato, entro il termine di decadenza di sei mesi. ****

11) Ennesimo aggiornamento al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016

E’ stato nuovamente aggiornato il software GERICO 2016 versione 1.0.3 del 27/06/2016 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell'effetto dei correttivi "crisi", per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d'imposta 2015. ---> Leggi tutto

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12) Senza titolo il Commercialista non può esercitare neppure con società

È reato fare il Commercialista senza titolo, anche se con lo schermo di una società.

Non si possono fare consulenze fiscali, commerciali e lavoristiche, esercitando la professione di commercialista o consulente del lavoro, se non si è il titolo abilitativo, anche se con lo schermo di una società di servizi. Diversamente si finirebbe per commettere il reato di esercizio abusivo della professione.

Sulla questione è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26617 del 27 giugno 2016.

Dunque, dietro le società di servizi non si possono nascondere consulenti privi del titolo di Commercialista se questi finiscono per svolgere l’attività del vero e proprio professionista. E questo vale anche per i Consulenti del lavoro.

Non vale, quindi, lo scudo di una società per svolgere, al suo interno e senza apparire in prima persona, l’attività di Commercialista.

La Corte Suprema è favorevole all’applicazione delle sanzioni penali a coloro che pur non avendo alcuna abilitazione, costituiscono una società inserendo nell’oggetto tutte le attività tributarie normalmente riservate ai commercialisti: Elaborazione dati, raccolta di fatture attive e passive, registrazione corrispettivi di costi e ricavi, offerte.

  Vincenzo D’Andò