Diario quotidiano del 23 giugno 2016: società in difficoltà economica non è società di comodo

Pubblicato il 23 giugno 2016



1) Società e fisco: difficoltà economica non vuol dire essere di “comodo”
2) Una tassazione più consona alle aspettative dei contribuenti per contrastare l’evasione fiscale
3) Benefici previdenziali riconosciuti agli ex lavoratori occupati
4) Ispettorato del lavoro e ANPAL: pubblicato in G.U. lo statuto che rende operativo il Jobs Act
5) Il termine di prescrizione della cartella è quinquennale
6) Cala la misura dei pedaggi per le imprese di autotrasporto
7) Conciliazione esecutiva: l’azienda può dedurre l’importo della transazione giudiziale
8) La caparra per la compravendita non andata a buon fine è soggetta ad IRPEF?
9) L’allineamento delle banche dati di Agenzia delle entrate, INPS ed Equitalia
10) F24: istituita ennesima causale per il versamento di contributi; varie: tra cui le risposte del CNDCEC ai problemi di incompatibilità dei commercialisti
 
diario-quotidiano-articoli-9Indice:   1) Società e fisco: difficoltà economica non vuol dire essere di “comodo” 2) Una tassazione più consona alle aspettative dei contribuenti per contrastare l’evasione fiscale 3) Benefici previdenziali riconosciuti agli ex lavoratori occupati 4) Ispettorato del lavoro e ANPAL: pubblicato in G.U. lo statuto che rende operativo il Jobs Act 5) Il termine di prescrizione della cartella è quinquennale 6) Cala la misura dei pedaggi per le imprese di autotrasporto 7) Conciliazione esecutiva: l’azienda può dedurre l’importo della transazione giudiziale; Niente presunzioni per i professionisti: Cassazione ribadisce 8) La caparra per la compravendita non andata a buon fine è soggetta ad IRPEF ? 9) L’allineamento delle banche dati di Agenzia delle entrate, INPS ed Equitalia è strategica, importanti novità in arrivo  10) F24: istituita ennesima causale per il versamento di contributi; varie: tra cui le risposte del CNDCEC ai problemi di incompatibilità dei commercialisti  
  1) Società e fisco: difficoltà economica non vuol dire essere di “comodo” Non può essere applicata la disciplina sulle società di comodo a quelle aziende che sono in stato di crisi (vedi le attuali difficoltà economiche che incontrano le imprese italiane). Lo dice la Corte di Cassazione con l’ultima sentenza (n. 12777 del 21 giugno 2016) in materia. Una società ha impugnato in cassazione una cartella di pagamento richiedente tributi e balzelli vari per applicazione della normativa sulle società di comodo. E in proposito la Suprema Corte ha osservato che, l’ufficio erariale non essendosi soffermato sulla questione lamentata dalla contribuente secondo cui, considerata la natura della società, che risultava essere un’impresa industriale in stato di crisi, la stessa doveva ritenersi non assoggettabile alla disciplina delle società di comodo, di fatto accogliendo la tesi portata avanti dalla società. Ebbene, secondo la Suprema Corte, l’affermazione della CTR è sufficiente ai fini del rigetto del gravame dell’Ufficio perché “riguarda evidentemente il fondamento sostanziale della pretesa impositiva (ossia l’applicabilità nel caso di specie della disciplina sulle società non operative, o di “comodo” e della conseguente presunzione di reddito imponibile minimo)” che non può considerarsi preclusa dall'essere la pretesa medesima fondata, ai sensi dell'articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/73, sui dati dichiarati dalla stessa contribuente nella dichiarazione dei redditi presentata. La Suprema Corte ricorda che la cartella di pagamento emessa ex art. 36-bis può essere impugnata non solo per vizi propri ma anche attinenti al merito della pretesa impositiva, poiché non rappresenta la mera richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo e unico atto con cui la pretesa fiscale è stata esercitata nei confronti del dichiarante.   ******   2) Una tassazione più consona alle aspettative dei contribuenti per contrastare l’evasione fiscale Evasione fiscale: Approvato la strategia unica per una tassazione societaria decisamente più equa. La direttiva approvata dall’UE il 21 giugno 2016, fa parte di un piano di azione internazionale, di origine politica, condiviso dai più importanti Paesi a livello mondiale, per rafforzare le norme contro l'evasione fiscale. Da tempo l'UE promuove a livello mondiale norme di buona governance in materia fiscale e sostiene con convinzione il progetto BEPS dell'OCSE/G20, per affrontare a livello internazionale il problema dell'elusione dell'imposta delle società. Il piano di azione prevede una serie di interventi per riallineare i principi della tassazione internazionale all'attuale contesto globale e ai nuovi modelli organizzativi delle imprese multinazionali. La direttiva dell’UE fa parte di ambizioso progetto di contrasto all’evasione fiscale internazionale, iniziato nel gennaio 2016, a seguito delle proposte della Commissione Europea per rafforzare le norme contro l'evasione fiscale delle multinazionali. Si tratta di un piano d'azione, condiviso dai più importanti Paesi a livello mondiale reso necessario dalla consapevolezza che l'erosione della base fiscale e lo spostamento dei profitti, trovano la loro linfa vitale nelle asimmetrie impositive dei vari sistemi tributari. La direttiva è finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale internazionale, attuata nella maggioranza dei casi da grandi multinazionali che, sfruttando lacune ed asimmetrie normative, riescono ad eludere quasi totalmente i vari sistemi fiscali spostando profitti in Paesi a bassa fiscalità o in veri e propri paradisi fiscali. Deducibilità interessi I gruppi multinazionali spesso finanziano le loro entità in giurisdizioni ad alta fiscalità attraverso il debito e dispongono che tali società restituiscano interessi “gonfiati” a società controllate residenti in giurisdizioni a bassa fiscalità. In questo modo la base imponibile del gruppo (o più precisamente, delle entità che versano gli interessi “gonfiati”) diminuisce nelle giurisdizioni ad alta fiscalità e aumenta invece nello Stato a bassa fiscalità che riceve il pagamento degli interessi. Il risultato globale è una riduzione della base imponibile del gruppo multinazionale nel suo complesso. Scopo della norma proposta è scoraggiare tale pratica limitando l’importo degli interessi che il contribuente è autorizzato a dedurre in un esercizio fiscale. Imposizione in uscita I contribuenti possono cercare di ridurre il loro onere fiscale trasferendo la propria residenza fiscale e/o i propri attivi in una giurisdizione a bassa fiscalità. Tali pratiche provocano distorsioni del mercato in quanto erodono la base imponibile dello Stato di partenza e trasferiscono i futuri profitti a fini di tassazione nella giurisdizione di destinazione, a bassa fiscalità. L’imposizione in uscita serve a prevenire l’erosione della base imponibile nello Stato di origine quando gli attivi che comprendono plusvalenze non realizzate sono trasferiti, senza cambiamenti di proprietà, al di fuori della giurisdizione fiscale di detto Stato. Clausola di switch-over Date le difficoltà insite nel concedere un credito d’imposta per imposte versate all’estero, gli Stati tendono sempre più a esentare dalla tassazione i redditi esteri. L’effetto negativo involontario di questo approccio è che può incoraggiare l’ingresso sul mercato interno di redditi non tassati o soggetti a bassa imposizione, che quindi circolano, in molti casi non tassati, all’interno dell’UE sfruttando gli strumenti disponibili nell’ambito del diritto dell’Unione. Le clausole di switch-over sono comunemente utilizzate per contrastare tali pratiche. Il contribuente è infatti assoggettato a imposizione (anziché essere esentato) e riceve un credito per le imposte versate all’estero. Norma generale antiabuso Gli schemi di pianificazione fiscale sono estremamente elaborati e la legislazione fiscale in genere non evolve abbastanza rapidamente da includere tutte le specifiche difese necessarie per farvi fronte. Per questo motivo una norma generale antiabuso è utile in un sistema fiscale: essa consente di contrastare le pratiche fiscali abusive nonostante l’assenza di una norma antielusione specifica. La norma generale antiabuso è volta a colmare le lacune che possono esistere nelle specifiche norme antiabuso contro l’elusione fiscale vigenti in un paese. Norme sulle società controllate estere (CFC) I contribuenti con società controllate in giurisdizioni a bassa fiscalità possono attuare pratiche di pianificazione fiscale in virtù delle quali trasferiscono ingenti quantità di utili dalla società madre (soggetta ad elevata fiscalità) verso le controllate, che sono soggette ad una tassazione ridotta. Ne consegue una diminuzione dell’onere fiscale complessivo del gruppo. L’analisi sulla soglia di imposizione ridotta è valida anche per le norme sulle società controllate estere. I redditi trasferiti alla controllata sono di solito redditi passivi mobili. Un sistema comune consisterebbe ad esempio nel trasferire inizialmente, all’interno di un gruppo, la proprietà di attivi immateriali (ad esempio, proprietà intellettuale) alla società controllata estera e successivamente nel trasferire ingenti quantità di redditi in forma di pagamenti di canoni quali corrispettivo del diritto di utilizzare gli attivi posseduti e gestiti dalla società controllata estera. Infine, si passa al quadro per contrastare i disallineamenti da ibridi (sono la conseguenza delle differenze nella qualificazione giuridica dei pagamenti -strumenti finanziari- o delle entità quando due sistemi giuridici interagiscono). Tali disallineamenti possono spesso portare a doppie deduzioni (ossia una deduzione su entrambi i lati della frontiera) o a una deduzione del reddito da un lato della frontiera senza che sia dichiarato sull’altro lato. I contribuenti, in particolare quelli che si avvalgono di strutture transfrontaliere, si avvantaggiano spesso di tali disparità tra i sistemi fiscali nazionali per ridurre il loro debito d’imposta complessivo nell’Unione.   ******   3) Benefici previdenziali riconosciuti agli ex lavoratori occupati Sulla G.U. n. 134 del 10 giugno 2016 è stato pubblicato il decreto del Ministero del lavoro del 29 aprile 2016, con il quale sono stati stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo finalizzato all’accompagnamento alla quiescenza, entro l'anno 2018, dei lavoratori di cui all'art. 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 che non maturino i requisiti previsti da tale disposizione. Adesso l’INPS, con il messaggio 2769 del 21 giugno 2016, fornisce le relative istruzioni operative. La domanda di accesso ai benefici di cui al precedente punto 4 deve essere presentata dagli interessati all'INPS entro e non oltre il 30 giugno 2016. A tal fine è stato predisposto un apposito modulo che potrà essere presentato alla sede competente in base al principio della residenza, anche per il tramite del patronato. Il modello viene pubblicato anche sul sito internet www.inps.it, nella sezione MODULISTICA, con la denominazione AP99. Destinatari dei benefici sono i lavoratori individuati dall'art. 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190:
  1. a) che non svolgono alcuna attività lavorativa alla data di presentazione della domanda;
  2. b) in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che in base alle disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del DL. 201 del 2011, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2016, 2017 e 2018;
I beneficiari fruiscono di un sussidio per l'accompagnamento alla pensione, pari all'importo dell'assegno sociale. *** Detrazioni per residenti all'estero L'Inps, con il messaggio n. 2757 del 21 giugno 2016, è intervenuto sul riconoscimento e sull'applicazione delle detrazioni per produzione del reddito e per carichi di famiglia nei confronti di soggetti residenti all’estero, che sono assoggettati ad imposta per i soli redditi prodotti nel territorio dello Stato italiano. L'Istituto, in particolare, si è soffermato sulla tassazione delle pensioni dei non residenti e sulle detrazioni d’imposta applicabili; sulle modifiche al quadro normativo fiscale che influiscono sulle pensioni erogate ai non residenti a partire dal periodo d’imposta 2014; sulle condizioni per fruire delle detrazioni per carichi di famiglia e, infine, su come si applicano le detrazioni per carichi di famiglia per i periodi d’imposta 2014, 2015 e 2016. L'Inps precisa che il recupero delle detrazioni già concesse per le mensilità da gennaio a giugno 2016 sarà avviato a partire dalla rata di ottobre 2016, in cinque rate, e nei confronti dei pensionati che non avranno inviato la dichiarazione di spettanza in tempo utile per il ricalcolo della suddetta mensilità. Dal mese di luglio, invece, saranno azzerate le detrazioni per carichi familiari attualmente applicate sulle pensioni dei residenti all’estero che non abbiano già fatto pervenire la dichiarazione di spettanza. *** Inps: diritto pensione a figli studenti superstiti L’Inps, con il messaggio n. 2758 del 21 giugno 2016, ha fornito alcune precisazioni in merito al riconoscimento e alla sospensione del diritto alla pensione ai figli superstiti o equiparati, a carico del pensionato o assicurato, che alla data della morte del dante causa hanno più di 18 anni di età, sono studenti e non prestano lavoro retribuito. Questi ultimi hanno diritto alla pensione ai superstiti fino al compimento del 21° anno di età, in caso di frequenza di scuola media o professionale, ovvero, fino al compimento del 26° anno di età, in caso di frequenza di università. Nel fornire tali indicazioni, l'Istituto ha distinto tra il c.d. periodo di vacatio studii dal periodo di svolgimento dell’attività lavorativa. L’Inps ha chiarito che il figlio superstite o equiparato, in caso di morte del dante causa nel periodo di vacatio studii compreso tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università, nonché tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica, conserva lo status soggettivo di studente ed ha diritto a percepire la quota di pensione, a condizione che l’iscrizione al corso di studi successivo avvenga senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista dal piano di studi di nuova iscrizione. In tale caso la pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo alla morte del dante causa, ed il pagamento è dovuto dal primo giorno del mese successivo la data dell’avvenuta iscrizione comprensiva dei ratei arretrati. Diversamente, in caso di morte del dante causa nel periodo compreso tra cicli di studio diversi da quelli sopra indicati il figlio superstite o equiparato non ha diritto alla pensione ai superstiti.   ******   4) Ispettorato del lavoro e ANPAL: pubblicato in G.U. lo statuto che rende operativo il Jobs Act Ispettorato nazionale del lavoro: Pubblicato lo Statuto istitutivo. E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21 giugno 2016, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 109 del 26 maggio 2016, contenente il Regolamento recante approvazione dello Statuto dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Il Regolamento è entrato in vigore il 22 giugno 2016. ANPAL: pubblicato lo Statuto dell’Agenzia E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21 giugno 2016, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 108 del 26 maggio 2016, contenente il Regolamento recante l’approvazione dello Statuto dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL). Il Regolamento entra in vigore il 22 giugno 2016. Anpal e Ispettorato: verso l’operatività Dopo il via libera del Governo che, durante la riunione del Consiglio dei Ministri n. 115 del 29 aprile 2016, aveva approvato gli statuti dell'Agenzia Nazionale del Lavoro e del nuovo Ispettorato Nazionale per il Lavoro, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21 giugno 2016, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 109 del 26 maggio 2016, contenente il Regolamento recante l'approvazione dello Statuto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e il Decreto del Presidente della Repubblica n. 108 del 26 maggio 2016, contenente il Regolamento recante l’approvazione dello Statuto dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL). Entra così in vigore la riforma del collocamento voluta dal legislatore con il Jobs Act. Lo statuto dell'Agenzia, oltre a regolamentare il funzionamento e gli organi di gestione e controllo dell'Ente, esplicita dettagliatamente obiettivi e funzioni del nuovo braccio operativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Inoltre, con il DPR recante lo statuto dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro, secondo le disposizioni del decreto di riordino dell'attività ispettiva, attuativo del Jobs Act, si completa il quadro normativo e organizzativo dell'Istituto. La legge delega Jobs Act (articolo 1, comma 7, lettera I) della legge 183/14) ha conferito al Governo, tra le altre, la delega al riordino dell'attività ispettiva e di tutela, prevedendo, a tal fine, l'istituzione di una Agenzia unica per le ispezioni del Lavoro, denominata “Ispettorato Nazionale del Lavoro”. In attuazione di tale delega, il Governo ha quindi adottato il D. Lgs. 149/15 che ha formalmente istituito la predetta Agenzia, individuandone compiti e struttura, fissando le sue “macroregole” di funzionamento e rinviando a successivi provvedimenti – tra l’altro - la nomina degli organi, l’approvazione dello Statuto della nuova Agenzia e, quindi, la stipula di una convenzione tra l’Agenzia stessa ed il Ministero del Lavoro, mediante la quale siano definiti – dal Ministero - gli obiettivi dell’lspettorato e le attività ad esso demandate. Gli articoli 1 e 2 dello Statuto confermano le norme generali sulla natura e le funzioni dell'Ispettorato nazionale del lavoro, di cui all’art. 2 del D: Lgs. 149/15, ribadendo che esso svolge le attività ispettive precedentemente di competenza del Ministero del Lavoro, dell’INPS e dell’INAIL e:
  • ha personalità giuridica di diritto pubblico, è dotato di autonomia organizzativa e contabile ed è sottoposto alla vigilanza del Ministro del lavoro ed al controllo della Corte dei conti.
  ******   5) Il termine di prescrizione della cartella è quinquennale E’ di cinque anni il termine di prescrizione della cartella e non di dieci, come, invece, sostenuto dalla C.T.R. Difatti, secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 12715 del 20 giugno 2016): <<Il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta “actio iudicati”, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni previsto dall’art. 20 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relative alle sanzioni non può che essere di tipo unitario>>. In particolare, nel caso esaminato dalla Suprema Corte con la citata ordinanza è emerso che la definitività della sanzione non dipendeva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile. Pertanto, nel caso di specie è stato ritenuto applicabile, in accoglimento del ricorso del contribuente, il termine di prescrizione quinquennale.   ******   6) Cala la misura dei pedaggi per le imprese di autotrasporto La Delibera del 15 giugno 2016 del Ministero dei Trasporti, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21 giugno 2016, ha stabilito la misura del beneficio riconosciuto alle imprese di autotrasporto merci quale riduzione dei pedaggi autostradali pagati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2015. Con tale provvedimento vengono identificati, quali beneficiari, le imprese che risultano iscritte all'Albo Nazionale delle persone fisiche e giuridiche che esercitano l'autotrasporto di cose per conto di terzi, le cooperative aventi requisiti mutualistici, consorzi e società consortili, e viene stabilito che il beneficio spetti in relazione ai transiti effettuati con veicoli Euro 3, Euro 4, Euro 5, Euro 6 e superiori, appartenenti alle classi B3, 4 e 5. La riduzione si applicherà adottando il seguente criterio: la determinazione del fatturato totale annuo realizzato da ciascun soggetto avente titolo alla riduzione, moltiplicando il fatturato dei pedaggi pagati da un singolo veicolo per i seguenti coefficienti: 0,50 per i veicoli Euro 3; 1,00 per i veicoli Euro 4; 2,00 per i veicoli Euro 5; 2,50 per i veicoli Euro 6 e superiori. Applicazione ai seguenti scaglioni di fatturato annuo delle percentuali di riduzione compensata secondo il seguente prospetto: 4,33%, per il fatturato annuo da 200.000 a 400.000; 6,50%, per il fatturato annuo da 400.001 a 1.200.000; 8,67%, per il fatturato annuo da 1.200.001 a 2.500.000; 10,83%, per il fatturato annuo da 2.500.001 a 5.000.000; 13%, per il fatturato annuo superiore a 5.000.000 euro.   ******   7) Conciliazione esecutiva: l’azienda può dedurre l’importo della transazione giudiziale solo nel periodo di competenza Secondo la Corte di Cassazione (sentenza 11728/2016) il costo sostenuto dall'azienda per una transazione con un dipendente definita in sede giudiziale può essere dedotto dal reddito d’impresa nel periodo d’imposta in cui il verbale di conciliazione è reso esecutivo. Inoltre, il contribuente non è mai libero di scegliere arbitrariamente l’esercizio di imputazione dei costi, dovendo operare la deduzione nel periodo di competenza. *** Niente presunzioni per i professionisti: Cassazione ribadisce Nelle pronunce della Corte di Cassazione nn. 12779 e 12781, entrambi del 21 giugno 2016 viene ribadito la presunzione di cui all’art. 32 D.p.r. 600/1973 - secondo cui sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari, non annotati contabilmente, vanno imputati ai ricavi conseguiti nella propria attività, dal contribuente che non ne dimostri l’inclusione dalla base imponibile oppure l’estraneità alla produzione del reddito – si riferisce ai soli imprenditori e non anche ai lavoratori autonomi e professionisti intellettuali, essendo venuta meno, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, la modifica alla citata disposizione normativa (apportata dalla Legge 311/2004). Attività d’impresa e professionale non più equiparabile Dunque, non è più sostenibile l’equiparazione, ai fini della presunzione, tra attività d’impresa e professionale. Così argomentando, la Corte di Cassazione, sezione tributaria civile, con due analoghe pronunce, ha dunque annullato degli avvisi di accertamento notificati a professionisti, con cui erano stati accertati maggiori redditi da attività libero professionale svolta dagli stessi. Indagini bancarie insufficienti: Servono altri elementi probatori Ai fini dell’accertamento fiscale, infatti, il reddito del professionista contribuente non può essere ricostruito esclusivamente mediante presunzioni scaturenti da indagini bancarie (da cui, in uno dei casi trattati erano emersi versamenti ingiustificati, tuttavia motivati mediante l’alienazione di un immobile di famiglia), in ossequio al principio secondo cui l’Ufficio finanziario non può adottare, a supporto della ripresa a tassazione, tali sole risultanze, dovendole viceversa verificare sulla base di ulteriori elementi probatori.   ******   8) La caparra per la compravendita non andata a buon fine è soggetta ad IRPEF? La caparra convenuta nel preliminare di compravendita è assoggettabile ad IRPEF nel momento in cui la prestazione principale, rimasta ineseguita, costituisce reddito ai sensi dell’art. 67, comma 1, del Tuir Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 11307 del 31 maggio 2016. La Corte di legittimità ha evidenziato la natura risarcitoria della caparra incassata dal promissario venditore per inadempimento della parte promissaria acquirente, tuttavia, ha poi statuito per l’assoggettamento della somma a Irpef come plusvalenza imponibile.  ---> Leggi tutto   ******   9) L’allineamento delle banche dati di Agenzia delle entrate, INPS ed Equitalia è strategica, importanti novità in arrivo L'attività di allineamento delle banche dati di Equitalia con quelle dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS è fondamentale per massimizzare l’efficacia del processo di riscossione. Lo afferma il direttore di Equitalia SpA (Avv. Ruffini), nel corso dell’audizione del 22 giugno 2016 presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Prima per importanza è l’iniziativa, che coinvolge entrambi gli Enti citati, volta all’allineamento tempestivo delle informazioni anagrafiche, validate e certificate, necessarie per il perfezionamento della notifica della cartella di pagamento e dei successivi atti di riscossione, dalla quale scaturisce il buon fine dell’azione di recupero. A tal fine è stato realizzato un nuovo servizio che consente: - da un lato di effettuare, in forma automatizzata, lo scambio massivo di dati tra applicazioni; - dall’altro, di aumentare il numero di informazioni rese disponibili a Equitalia soprattutto da parte dell’Anagrafe Tributaria (domicilio fiscale - domicilio eletto). Inoltre, in relazione alle nuove disposizioni di legge relative alla notifica tramite PEC, il processo di allineamento delle informazioni anagrafiche è stato ulteriormente implementato con la realizzazione di un servizio applicativo che, in funzione delle diverse categorie di contribuenti, acquisisce le informazioni sia dall’Anagrafe Tributaria, sia dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), quest’ultimo per il tramite di Infocamere. Più in dettaglio le informazioni attualmente disponibili sono: - l’ultimo domicilio fiscale; - l’ultimo domicilio fiscale inserito o confermato dal Comune; - l’ultimo domicilio fiscale dell’eventuale legale rappresentante delle persone fisiche; - le eventuali informazioni relative all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (A.I.R.E.); - la residenza estera; - l’eventuale domicilio eletto per la notifica degli atti; - l’eventuale decesso delle persone fisiche; - le informazioni sullo stato giuridico delle imprese (liquidazione, procedura concorsuale, cancellazione); - la sede legale delle persone giuridiche e il domicilio fiscale del rappresentante legale; - i dati relativi agli indirizzi di Posta elettronica certificata (PEC) delle imprese individuali o costituite in forma societaria; - i dati relativi agli indirizzi di Posta elettronica certificata (PEC) dei professionisti iscritti in albi o elenchi presenti nella banca dati INI-PEC. Riguardo alla gestione delle istanze di sospensione legale della riscossione contemplate dalla legge di stabilità per il 2013 verrà avviata, a fine luglio, la sperimentazione operativa di nuove modalità di trasmissione delle medesime da parte dell’agente della riscossione all’Agenzia delle Entrate. ARCO: informazioni disponibili in Anagrafe Tributaria L’applicativo ARCO (Ausilio Riscossione Coattiva) è stato realizzato dall’Agenzia delle Entrate per fornire agli agenti della riscossione le informazioni, presenti in Anagrafe tributaria, necessarie a indirizzare, nell’ambito dell’attività di riscossione, le azioni cautelari ed esecutive. Dette informazioni riguardano sia quelle relative alle possidenze (catasto terreni e fabbricati, veicoli), sia quelle che consentono d’individuare eventuali rapporti economici da utilizzare nelle azioni di recupero dei crediti affidati dagli Enti (rapporti economici, dati dell’ufficio del registro). L’applicativo, che si sostanzia in una “interfaccia utente” volta a consentire lo scambio di dati con l’Agenzia delle Entrate, permette, oggi, a Equitalia di fruire di un set di informazioni più contenuto rispetto a quelle che sono nella disponibilità della stessa Agenzia. Banche dati dei Servizi di pubblicità immobiliare Una maggiore integrazione con le banche dati dei Servizi di pubblicità immobiliare consentirebbe di potenziare la fase di acquisizione telematica delle visure ipocatastali e rendere più veloce l’intero processo di iscrizione ipotecaria e di espropriazione immobiliare. Con riguardo alla banca dati catastale utilizzata per le verifiche delle possidenze, è già in essere un sistema di interrogazione automatizzato, sviluppato sulla base del codice fiscale, che consente di colloquiare celermente con i servizi di pubblicità immobiliare. Per l’accesso alle informazioni di conservatoria, in forma telematica e massiva sulla base del codice fiscale, che presentano profili di maggior complessità e completezza (esempio, ricostruzione della cronologia delle note di trascrizione e dei relativi effetti), le attività di analisi per implementare la soluzione, faranno parte delle nuove iniziativa da avviare. Cooperazione applicativa con il Pubblico registro automobilistico Sono in corso di completamento le attività di analisi della piattaforma che permetterà l’accesso alla base dati del Pubblico Registro Automobilistico direttamente dalle postazioni di Equitalia. La nuova piattaforma applicativa abiliterà Equitalia, attraverso il colloquio in cooperazione applicativa, a interagire direttamente con i sistemi del Pubblico Registro Automobilistico sospendendo o cancellandolo il fermo amministrativo nei casi in cui il contribuente abbia, rispettivamente, ottenuto una rateizzazione del debito o effettuato il pagamento di quanto dovuto. Tale progetto consentirà di attivare in tempo reale le annotazioni di aggiornamento e sarà anche integrato con la possibilità di operare, a seguito dell’eventuale decadenza dalla rateizzazione, le annotazioni di revoca delle sospensioni precedentemente concesse. ******   10) Modello F24: istituita ennesima causale per il versamento di contributi Istituita, una nuova causale per riscuotere i contributi destinati all’Ebins, dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 47/E del 22 giugno 2016, per consentire la riscossione, tramite modello F24, delle somme finalizzate al finanziamento dell’Ente bilaterale nazionale scuola Con la convenzione del 9 giugno 2016, sottoscritta tra l’Istituto nazionale di previdenza sociale e l’Ente bilaterale nazionale scuola “Ebins”, è stato affidato all’Inps il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dello stesso Ente bilaterale. L’Agenzia delle Entrate, che cura il servizio di riscossione, mediante il modello F24, per conto dell’Inps sulla base dell’accordo siglato il 9 gennaio 2008 e dei successivi rinnovi, ai fini del versamento dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ebins, ha istituito, con la risoluzione 47/E del 22 giugno 2016, l’apposita causale contributo “EBNS”. Deve essere riportata nel campo “causale contributo” della sezione “Inps” dell’F24, in corrispondenza della colonna “importi a debito versati”, indicando inoltre: - nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente - nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda - nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo (la colonna “a mm/aaaa” non va compilata. *** Corte Ue: niente Iva su prestazioni della radiodiffusione pubblica I giudici della prima sezione della Corte di giustizia europea, si sono espressi, nel rispondere alla questione pregiudiziale, affermando che l’articolo 2, comma 1, della sesta direttiva 77/388/CEE, deve essere interpretato nel senso che un’attività di radiodiffusione pubblica finanziata mediante un canone legale obbligatorio e svolta da una società di radiodiffusione istituita per legge, non rientra nelle prestazioni effettuate a titolo oneroso e, di conseguenza, resta fuori dall’ambito di applicazione della direttiva Iva. Data della sentenza, 22 giugno 2016, numero della causa Causa C-11/15. *** Ordini trasparenti: in arrivo linee guida ANAC In arrivo le linee guida anticorruzione per gli ordini professionali, pubblicate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per fornire istruzioni ai Consigli nazionali e a quelli locali, attuative del dlgs n. 97 del 25 maggio 2016 in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza. Le Pubbliche Amministrazioni, alle quali si rivolge la normativa, avranno sei mesi di tempo per adeguarsi. La novità più rilevante, comunque, resta l' esclusione, per i componenti degli Ordini, dell' obbligo di pubblicazione dei patrimoni e dei redditi professionali. Soddisfazione – come riportato anche da Italia Oggi - da parte della presidente del Comitato Unitario delle Professioni, Marina Calderone, per l' esclusione dell' obbligo di pubblicazione di patrimoni e redditi professionali. Per il resto, i Consigli nazionali e gli Ordini locali sono tenuti a pubblicare sul proprio sito internet tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di accesso civico, garantendone l' accesso “trasparente” e la fruizione gratuita. Inoltre, obbligatoria la pubblicazione (per un periodo di cinque anni): della dotazione organica, del costo del personale a tempo determinato e non, i bandi di concorso e i dati sulla contrattazione collettiva, il bilancio (preventivo e consuntivo), il piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio e i dati relativi ai controlli sull’organizzazione e sull’attività dell’amministrazione. (Ordine nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 22 giugno 2016 **** Pubblicità del commercialista nei giornali A seguito delle novità abrogative di divieti, il commercialista può pubblicizzare i propri servizi professionali sugli organi di stampa, purché la pubblicità non sia di tipo suggestivo, ma abbia un contenuto informativo, oggettivo e verificabile. Lo afferma il CNDCEC con il pronto ordini n. 154/2016 pubblicato il 22 giugno 2016. *** Niente sanzioni disciplinari al collaboratore dello studio professionae – ex tirocinante Il CNDCEC con il pronto ordini n. 167/2016 pubblicato il 22 giugno 2016 precisa che le sanzioni disciplinari dell’Ordine si applicano solo al commercialista titolare dello studio professionale. Resta, quindi, immune il collaboratore di studio. *** Incompatibilità del socio accomandatario di società avente ad oggetto la gestione di quote di Srl Infine, il CNDCEC con il pronto ordini n. 126/2016 pubblicato il 22 giugno 2016 si occupa dell’incompatibilità del socio accomandatario di società avente ad oggetto la gestione di quote di Srl. Non sorgono problemi di incompatibilità se si tratta di attività di pura gestione ovvero si tratti di gestione patrimoniale immobiliare. Problemi possono sorgere per quella mobiliare. In questo caso l’esclusione si ha se il commercialista opera in base ad uno specifico mandato professionale.   Vincenzo D’Andò