Diario quotidiano del 23 giugno 2016: società in difficoltà economica non è società di comodo

 

diario-quotidiano-articoli-9Indice:

 

1) Società e fisco: difficoltà economica non vuol dire essere di “comodo”

2) Una tassazione più consona alle aspettative dei contribuenti per contrastare l’evasione fiscale

3) Benefici previdenziali riconosciuti agli ex lavoratori occupati

4) Ispettorato del lavoro e ANPAL: pubblicato in G.U. lo statuto che rende operativo il Jobs Act

5) Il termine di prescrizione della cartella è quinquennale

6) Cala la misura dei pedaggi per le imprese di autotrasporto

7) Conciliazione esecutiva: l’azienda può dedurre l’importo della transazione giudiziale; Niente presunzioni per i professionisti: Cassazione ribadisce

8) La caparra per la compravendita non andata a buon fine è soggetta ad IRPEF ?

9) L’allineamento delle banche dati di Agenzia delle entrate, INPS ed Equitalia è strategica, importanti novità in arrivo

 10) F24: istituita ennesima causale per il versamento di contributi; varie: tra cui le risposte del CNDCEC ai problemi di incompatibilità dei commercialisti

 

 

1) Società e fisco: difficoltà economica non vuol dire essere di “comodo”

Non può essere applicata la disciplina sulle società di comodo a quelle aziende che sono in stato di crisi (vedi le attuali difficoltà economiche che incontrano le imprese italiane).

Lo dice la Corte di Cassazione con l’ultima sentenza (n. 12777 del 21 giugno 2016) in materia.

Una società ha impugnato in cassazione una cartella di pagamento richiedente tributi e balzelli vari per applicazione della normativa sulle società di comodo.

E in proposito la Suprema Corte ha osservato che, l’ufficio erariale non essendosi soffermato sulla questione lamentata dalla contribuente secondo cui, considerata la natura della società, che risultava essere un’impresa industriale in stato di crisi, la stessa doveva ritenersi non assoggettabile alla disciplina delle società di comodo, di fatto accogliendo la tesi portata avanti dalla società.

Ebbene, secondo la Suprema Corte, l’affermazione della CTR è sufficiente ai fini del rigetto del gravame dell’Ufficio perché “riguarda evidentemente il fondamento sostanziale della pretesa impositiva (ossia l’applicabilità nel caso di specie della disciplina sulle società non operative, o di “comodo” e della conseguente presunzione di reddito imponibile minimo)” che non può considerarsi preclusa dall’essere la pretesa medesima fondata, ai sensi dell’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600/73, sui dati dichiarati dalla stessa contribuente nella dichiarazione dei redditi presentata.

La Suprema Corte ricorda che la cartella di pagamento emessa ex art. 36-bis può essere impugnata non solo per vizi propri ma anche attinenti al merito della pretesa impositiva, poiché non rappresenta la mera richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo e unico atto con cui la pretesa fiscale è stata esercitata nei confronti del dichiarante.

 

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2) Una tassazione più consona alle aspettative dei contribuenti per contrastare l’evasione fiscale

Evasione fiscale: Approvato la strategia unica per una tassazione societaria decisamente più equa. La direttiva approvata dall’UE il 21 giugno 2016, fa parte di un piano di azione internazionale, di origine politica, condiviso dai più importanti Paesi a livello mondiale, per rafforzare le norme contro l’evasione fiscale. Da tempo l’UE promuove a livello mondiale norme di buona governance in materia fiscale e sostiene con convinzione il progetto BEPS dell’OCSE/G20, per affrontare a livello internazionale il problema dell’elusione dell’imposta delle società. Il piano di azione prevede una serie di interventi per riallineare i principi della tassazione internazionale all’attuale contesto globale e ai nuovi modelli organizzativi delle imprese multinazionali.

La…

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