Diario quotidiano del 21 giugno 2016: se il consulente sbaglia, allora paga le sanzioni!

Pubblicato il 21 giugno 2016



tanti spunti interessanti:
1) L’impresa familiare è sempre soggetta ad Irap
2) Al contribuente non vanno irrogate sanzioni se la colpa è del professionista che lo assiste
3) Credito IRPEG/IRES cedibile con la vendita dell’azienda
4) Canone TV in bolletta: decreto Mise
5) Enti non commerciali: riforma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
6) Cartelle di pagamento: sono valide con la sola dicitura “omesso o carente versamento”
7) Avviso di accertamento notificato al socio uscente
8) Accertamenti sul valore degli immobili: le stime degli immobili operate dal fisco sono semplici perizie
9) Fatture elettroniche tra privati: parte la fase sperimentale
10) F24: Tax credit per l’adeguamento delle sale cinematografiche
 
diario-quotidiano-articoli-11Indice: 1) L’impresa familiare è sempre soggetta ad Irap 2) Al contribuente non vanno irrogate sanzioni se la colpa è del professionista che lo assiste 3) Credito IRPEG/IRES cedibile con la vendita dell’azienda 4) Canone TV in bolletta: decreto Mise 5) Enti non commerciali: riforma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 6) Cartelle di pagamento: sono valide con la sola dicitura “omesso o carente versamento” 7) Avviso di accertamento notificato al socio uscente 8) Accertamenti sul valore degli immobili: le stime degli immobili operate dal fisco sono semplici perizie 9) Fatture elettroniche tra privati: parte la fase sperimentale 10) Modello F24: Tax credit per l’adeguamento delle sale cinematografiche  
  1) L’impresa familiare è sempre soggetta ad Irap Al pari degli studi professionali associati, anche l’imprenditore individuale che si avvale dell’opera di un familiare è sempre soggetto ad Irap, indipendentemente da altri fattori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12616 del 17 giugno 2016, con la quale ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate. Dunque, alla Cassazione è bastata la presenza di un solo collaboratore familiare per fare scattare il pagamento dell’Irap a carico dell'impresa, a prescindere dall'utilizzo di beni strumentali modesti. Ha, quindi, perso l’agente di commercio che aveva costituito l’impresa familiare (art. 230-bis c.c.) per potere esercitare la propria attività. Le commissioni tributarie sottostanti avevano dato ragione al contribuente per la circola stanza che l’agente di commercio utilizzava beni strumentali di modesta entità. Secondo la tesi dell’Agenzia delle entrate, poi avallata dalla Suprema Corte, la presenza di un collaboratore familiare, cui viene corrisposto il 47% del reddito d’impresa realizzato, nell’ambito dell’impresa familiare, è sufficiente a configurare un’attività imprenditoriale assoggettata all’Irap, di cui al d.lgs. 446/1997. Dunque, l’Irap è legata “non al reddito o al patrimonio in sé, ma allo svolgimento di un’attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi” e, quindi, la collaborazione dei partecipanti, integra quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare. Invece, rileva la Corte, la commissione tributaria regionale, trascurando il dato costituito dalla presenza di un familiare, ritenuto invece sintomatico in sé di quell’attività autonomamente organizzata, necessaria ai fini dell’avveramento del presupposto dell'Irap, non si è conformata a tali principi di diritto.   ******   2) Al contribuente non vanno irrogate sanzioni se la colpa è del professionista che lo assiste Il contribuente non è punibile se dimostra che il pagamento del tributo non è avvenuto per cause dovute al professionista che lo assiste (evento denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi). In tali casi, il giudice non può rigettare il ricorso sostenendo che non sono stati osservati i criteri dell’art. 1 della L. 423/1995. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12620 del 17 giugno 2016. Il giudice può verificare la sussistenza dei requisiti per la non irrogazione delle sanzioni al contribuente se il difensore presenta colpevolmente in ritardo l'istanza di adesione. In particolare, il caso ha riguardato un contribuente che aveva ricevuto una cartella di pagamento riferita ad un avviso di accertamento divenuto definitivo perché non impugnato. A questo punto lo stesso contribuente presentava ricorso evidenziando la responsabilità del professionista incaricato che per tale ragione è stato denunciato penalmente.   ******   3) Credito IRPEG/IRES cedibile con la vendita dell’azienda E’ possibile procedere alla doppia cessione del credito. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12552 del 17 giugno 2016, ha dato il proprio benestare alla doppia cessione del credito fiscale se il secondo trasferimento avviene all’interno della cessione d'azienda perché la cessione del credito fiscale costituisce un effetto secondario che le parti hanno “ope legis” facoltà di escludere. Data la continuità fiscale tra cedente e cessionario, poi, anche se le parti includono tale credito nel complesso aziendale, la cessione del credito fiscale risulta efficace nei confronti dell’Amministrazione finanziaria perché la norma tributaria che deroga al principio della libera cedibilità dei crediti d’imposta ha natura eccezionale e non è applicabile in via analogica. In particolare, l’art. 43-ter del DPR 602/73 ha introdotto una procedura “semplificata”, con la quale la notifica al debitore, ossia all’Amministrazione finanziaria, si considera perfezionata a seguito dell’indicazione, da parte del cedente, nella propria dichiarazione dei redditi (quadro RK del Modello Unico SC) degli estremi del cessionario (codice fiscale) e dell’ammontare del credito ceduto. La Suprema Corte ha osservato che l’art. 43-bis del DPR 602/73 vieta al cessionario di cedere a sua volta il credito, ma non può impedire l’effetto di trasferimento del credito che sia connesso a negozi aventi scopi diversi dalla cessione. Inoltre, nel momento in cui la cessione di un credito si verifica nel contesto di una cessione d’azienda, vale la disciplina speciale prevista dall’art. 2559 c.c. Per conseguenza, la cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto nei confronti dei terzi già dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese.   ******   4) Canone TV in bolletta: decreto Mise Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato il Decreto Direttoriale 15/06/2016 su canone TV in bolletta: finanziamento per progetti di assistenza ai consumatori. Le associazioni dei consumatori presenti nel Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU) possono presentare domanda per il finanziamento di progetti di diffusione delle informazione ed assistenza ai consumatori per l’attuazione della disciplina che prevede il pagamento del canone TV in bolletta elettrica. Il decreto direttoriale 15 giungo 2016 del Ministero dello Sviluppo sconomico, indica le modalità di presentazione delle domande, che devono essere inviate dal 16 al 30 giugno 2016. Le risorse messe a disposizione sono pari a 450.000 euro. Il Ministero dello Sviluppo economico ha emanato il decreto direttoriale 15 giugno 2016 recante “Iniziative a vantaggio dei consumatori, di cui all'articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, da realizzare ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del D.M. 6 agosto 2015. Progetti di diffusione delle informazione ed assistenza ai consumatori da parte delle associazioni nazionali dei consumatori per l’attuazione della disciplina che prevede il pagamento del canone TV in bolletta elettrica”. Il decreto prevede che le associazioni dei consumatori presenti nel Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU) possono presentare domanda per il finanziamento di progetti di diffusione delle informazione ed assistenza ai consumatori per l’attuazione della disciplina che prevede il pagamento del canone TV in bolletta elettrica a partire dal 16 e fino al 30 giugno 2016. Le risorse messe a disposizione sono pari a 450.000 euro. I progetti da finanziare devono riguardare le attività di informazione, assistenza e consulenza, dirette a facilitare la massima diffusione della conoscenza della normativa relativa al pagamento del canone tv in bolletta e, più in generale, degli adempimenti ad essa connessi, nell’ottica di favorire la consapevolezza degli utenti anche con riferimento alla presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo, alle condizioni e modalità per il superamento di detta presunzione, alle modalità di restituzione di eventuali somme indebitamente addebitate. Queste attività dovranno realizzate esclusivamente mediante: - sportelli fisici; - sportelli on line, call center, numeri verdi.   ******   5) Enti non commerciali: riforma pubblicata nella Gazzetta Ufficiale E’ ora, ufficiale, l’inizio della riforma degli enti non commerciali. Questo grazie all’avvenuta pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2016, della Legge delega n. 106 del 6 giugno 2016. ---> Leggi tutto   ******   6) Cartelle di pagamento: sono valide con la sola dicitura “omesso o carente versamento” Cartelle di pagamento: sono valide con la sola dicitura “omesso o carente versamento”. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8138 del 2016, sostiene che la cartella di pagamento che scaturisce dal mancato versamento di imposte indicate nella dichiarazione deve ritenersi validamente motivata con la semplice dicitura “omesso o carente versamento”. Questo poiché, osserva la Suprema Corte, la cartella si pone come una mera liquidazione di quanto autonomamente dichiarato, ben potendo la motivazione limitarsi a richiamare la dichiarazione stessa; fermo restando il diritto di contestare la pretesa, con onere per il contribuente di dimostrare che i versamenti richiesti non siano dovuti o siano stati, in tutto o in parte, già eseguiti. È stata, così, cassata senza rinvio una sentenza della Ctr di Salerno, con rigetto della domanda introduttiva del contribuente. Oggetto della vertenza era una cartella di pagamento emessa ai sensi degli articoli 36-bis del dpr 600/73 e 54-bis del dpr 633/72 e recante il recupero di imposte non pagate, pur indicate nella dichiarazione dei redditi. La Ctr di Salerno aveva bocciato la cartella sotto il profilo della motivazione, ritenendo non sufficienti le scarne indicazioni fornite sulla stessa, recanti le diciture “omesso o carente versamento” e “somme dovute a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione”. La Cassazione, al contrario di quanto affermato dal giudice di merito, ha osservato che soltanto l’atto con cui siano rettificati i risultati della dichiarazione e, quindi, sia esercitata una vera e propria potestà impositiva, debba essere motivato adeguatamente, dovendosi rendere edotto il contribuente dei fatti su cui si fonda la pretesa. Invece, nel caso in cui la cartella esponga delle mere somme scaturite da un controllo cartolare della dichiarazione presentata dal contribuente, con scarto tra le somme dichiarate e quelle versate, la stessa non necessita di una motivazione specifica, se non il rinvio alla dichiarazione stessa. Così che diventa onere del contribuente, eventualmente, dimostrare che la pretesa sia illegittima, perché i versamenti pretesi dall’Agente della riscossione sono stati eseguiti o perché gli stessi non erano dovuti affatto.   ******   7) Avviso di accertamento notificato al socio uscente In giurisprudenza si discute sempre più sulla questione dell’avviso di accertamento notificato al socio uscente. In particolare, ci si interroga sulle conseguenze legate all’avviso di accertamento emesso nei confronti di una società di persone ma poi notificato al legale rappresentante che, nel frattempo, abbia ceduto le proprie quote e personalmente ai due soci. Ebbene sul caso si registra l’intervento della Commissione tributaria regionale di Milano (sentenza 1791/2016) la quale ritiene che l'avviso non opera nei confronti della società (per Iva e Irap) poiché ad essa mai notificato. Mantiene, invece, la sua validità ed efficacia come atto presupposto degli avvisi emessi nei confronti dei soci ai fini Irpef. Il fatto Le Entrate emettono un avviso (relativo a Iva e Irap) a carico di una società in accomandita semplice e il 14 ottobre 2013 lo notificano alla persona che pare il socio di maggioranza, ma che in realtà ha ceduto le sue quote nel 2011. Inoltre, l’Agenzia emette due avvisi “personali” (relativi a Irpef e addizionali) nei confronti dei due soci: quello che ha venduto le quote, e l’altro socio, che invece è rimasto nella compagine. I contribuenti impugnano i due avvisi personali sollevando in primo grado la questione preliminare della nullità per inesistenza della notifica dell’atto presupposto, cioè dell’avviso emesso a carico della società. Motivo, questo, fatto valere dall’ex socio anche nell’impugnativa riguardante l’avviso societario. La Ctp respinge l’eccezione in quanto dai documenti pubblici il socio di maggioranza risulterebbe al momento della notifica ancora legale rappresentante della società e perché, comunque, la presentazione del ricorso avrebbe sanato qualsiasi tipo di vizio della notifica avendo raggiunto lo scopo.   La sentenza La Ctr di Milano riforma in parte la sentenza di primo grado. I giudici regionali accertano che la cessione delle quote avvenuta nel 2011 è stata in realtà resa pubblica, e documentata in atti, attraverso la registrazione presso la Camera di commercio e presso l’Agenzia delle entrate. Dopo questa registrazione la società ha anche modificato la denominazione e ha trasferito la sede in un altro Comune. E anche il legale rappresentante della società è cambiato. Per questo, la Ctr ritiene che alla società l’atto non sia stato mai notificato. Né ritiene che la presentazione del ricorso abbia sanato questo vizio, in quanto l’atto doveva essere inviato alla nuova società: che, invece, non lo ha ricevuto, né lo ha impugnato. L’ex socio ha solo impugnato l’avviso a carico della società per far valere il vizio di notifica e si è difeso nel merito solo con riferimento all’avviso emesso personalmente nei suoi confronti. In altri termini, la Ctr ha ritenuto l’avviso emesso nei confronti della società come non notificato, ma non inesistente o nullo. Infatti l’avviso, essendo stato notificato anche autonomamente e personalmente ai soci, è rimasto in piedi come atto presupposto degli avvisi “personali”. Per questo motivo è stato annullato l’accertamento emesso nei confronti della società (ai fini Iva e Irap), mentre gli accertamenti emessi nei confronti dei soci (ai fini Irpef) sono stati confermati. Per i giudici, si tratta di atti autonomi e autosufficienti, per i quali i contribuenti sono stati messi nelle condizioni di difendersi pienamente nel merito. ******   8) Accertamenti sul valore degli immobili: Le stime degli immobili operate dal fisco sono semplici perizie Le stime degli immobili operate dall’Amministrazione sono delle semplici perizie. Lo ha stabilito Commissione Tributaria Regionale per il Molise, con la sentenza n. 270/2 depositata il 23 maggio 2016. ---> Leggi tutto ******   9) Fatture elettroniche tra privati: parte la fase sperimentale Dal 20 giugno 2016 sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate le bozze dei documenti tecnici per l’utilizzo del Sistema di interscambio, la piattaforma già in uso per i clienti Pubbliche amministrazioni. Lo rende noto il comunicato stampa 123 delle Entrate pubblicato il 20 giugno 2016. Dal 1° gennaio del prossimo anno, le imprese, gli artigiani e i professionisti potranno inviare le fatture elettroniche utilizzando il Sistema di interscambio (Sdi), in atto disponibile solo per le operazioni verso le PA. Tale facoltà è prevista dal D.Lgs. n. 127/2015 e, a tal fine, un provvedimento del direttore dell’Agenzia ne definirà le modalità di trasmissione e il formato delle fatture medesime. Le regole procedurali saranno molto simili a quelle attualmente utilizzate per le fatture elettroniche tra privati e Pubbliche amministrazioni; anche il formato ricalcherà quello oggi in uso per la fatturazione elettronica verso la Pa. Con tale obiettivo, viene avviata una fase di sperimentazione che, promossa dalle Entrate nell’ambito del Forum italiano sulla fatturazione elettronica e l’e-procurement, si concluderà entro la metà del prossimo mese di ottobre. L’obiettivo è risolvere, in tempo utile, eventuali criticità che dovessero presentarsi: sulla base dei feedback arrivati, saranno consolidati i supporti e le regole di processo. A questo scopo, sono disponibili in bozza, sul sito dell’Agenzia le specifiche tecniche che descrivono le regole da osservare per utilizzare il Sistema di interscambio e la struttura della fattura elettronica, ordinaria o semplificata, che dovrà poi viaggiare attraverso il sistema. Fatturazione elettronica tra privati: dal 1 gennaio 2017 disponibile lo SdI Dal 1° gennaio del prossimo anno, le imprese, gli artigiani e i professionisti potranno trasmettere le proprie fatture elettroniche utilizzando il Sistema di interscambio, oggi disponibile solo per i clienti “Pubbliche Amministrazioni”: questa facoltà è prevista dal Dlgs n.127 del 5 agosto 2015. Il Sistema di Interscambio funzionerà con regole procedurali di fatto identiche a quelle oggi attive per la veicolazione delle fatture elettroniche destinate alle Pubbliche amministrazioni; infatti il formato in uso è stato integrato per rappresentare anche le fatture destinate ai privati.   ******   10)  F24: Tax credit per l’adeguamento delle sale cinematografiche L’Agenzia delle Entrate ha definito modalità e termini di fruizione del credito d’imposta concesso a favore delle imprese di esercizio cinematografico: il tax credit è utilizzabile in compensazione, mediante il modello F24 presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici Entratel e Fisconline messi a disposizione dell’Agenzia. Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 30% dei costi sostenuti per il ripristino, il restauro e l'adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche, esistenti almeno dal 1° gennaio 1980. L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 97054 del 20 giugno 2016, ha definito le modalità di fruizione del credito d’imposta riconosciuto dal D.L. n. 83/2014 a vantaggio delle imprese di esercizio cinematografico iscritte negli elenchi di cui all’art. 3, D.Lgs. n. 28/2004, che abbiano i requisiti della piccola o media impresa ai sensi della normativa UE. Il bonus è riservato alle piccole o medie imprese secondo la normativa dell’Unione europea, cioè quelle che hanno, rispettivamente: - un organico inferiore alle 50 persone e fatturato o bilancio annuale non superiore a 10 milioni di euro; - un organico inferiore alle 250 persone e fatturato non superiore a 50 milioni di euro o bilancio non superiore a 43 milioni di euro. I lavori che fanno accedere al credito, pari al 30% dei costi sostenuti, devono riguardare sale cinematografiche esistenti almeno dal 1° gennaio 1980. Si tratta, in particolare: del ripristino di sale inattive; della trasformazione dei locali mediante aumento del numero di schermi; della ristrutturazione e dell’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale; dell’installazione, della ristrutturazione e del rinnovo delle apparecchiature e degli impianti e servizi accessori alle sale. Il provvedimento stabilisce anche le fasi degli scambi informativi, per far sì che il credito venga utilizzato legittimamente e nei limiti dell’importo complessivamente attribuito, anche se utilizzato a più riprese. Questa la procedura: - il Mibact trasmette telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’elenco delle imprese beneficiarie, con l’importo concesso a ciascuna di esse, e le eventuali variazioni e revoche; - per ogni F24 ricevuto, le Entrate effettuano controlli automatizzati. Qualora l’importo del bonus utilizzato sia superiore al credito residuo, o nel caso in cui l’impresa non rientri nell’elenco dei soggetti ammessi al beneficio, l’F24 viene scartato e i relativi pagamenti si considerano non effettuati. Lo scarto è comunicato a chi ha trasmesso l’F24 tramite apposita ricevuta, consultabile sul sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia. Il credito d’imposta, a seguito di modifica normativa operata dall’ultima legge di stabilità, è riconosciuto esclusivamente per l’anno 2015. Il codice tributo per la fruizione del credito d’imposta, da indicare nel modello F24, è da istituire con apposita risoluzione.   Vincenzo D’Andò