Diario quotidiano del 17 giugno 2016: dichiarazione dei redditi congiunta e responsabilità solidale dei coniugi

Pubblicato il 17 giugno 2016



1) Dichiarazione dei redditi congiunta, é responsabilità solidale tra i coniugi
2) Consorzi: va bene l’attività in proprio
3) Correttivi Jobs Act: lavoro accessorio e Naspi dei professionisti
4) Super ammortamenti: incertezze sul leasing
5) Sentenza con motivazione copia-incolla non valida
6) Unico e Irap 2016: soggetti a cui si applica la proroga dei versamenti
7) Scia: si cambia ancora, modello unico valido per tutto il territorio nazionale e ricevuta “sprint”
8) Lo stato di degrado dell’immobile blocca la stima dell’ufficio erariale
9) Aree svantaggiate: non spetta il bonus se le migliorie sono su beni di terzi
10) Lavoratori rimpatriati: richiesta per l’applicazione del regime agevolato entro il 30 giugno 2016
 
domanda-ctIndice: 1) Dichiarazione dei redditi congiunta, é responsabilità solidale tra i coniugi 2) Consorzi: va bene l’attività in proprio 3) Correttivi Jobs Act: lavoro accessorio e Naspi dei professionisti 4) Super ammortamenti: incertezze sul leasing 5) Sentenza con motivazione copia-incolla non valida 6) Unico e Irap 2016: soggetti a cui si applica la proroga dei versamenti 7) Scia: si cambia ancora, modello unico valido per tutto il territorio nazionale e ricevuta “sprint” 8) Lo stato di degrado dell’immobile blocca la stima dell’ufficio erariale 9) Aree svantaggiate: non spetta il bonus se le migliorie sono su beni di terzi 10) Lavoratori rimpatriati: richiesta per l’applicazione del regime agevolato entro il 30 giugno 2016  
  1) Dichiarazione dei redditi congiunta, é responsabilità solidale tra i coniugi Marito e moglie non sfuggono al Fisco: Difatti, i coniugi che presentano la dichiarazione congiunta hanno eguali responsabilità di fronte all’Agenzia delle entrate. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11925 del 10 giugno 2016. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la responsabilità solidale del coniuge codichiarante, sostenendo che ciascuno dei due coniugi può esercitare il diritto di difesa (diritto violato, nel caso in esame, perché la moglie non era a conoscenza dell’avviso di accertamento per IRPEF, che era stato notificato soltanto al marito); tesi errata, secondo la Cassazione, perché i coniugi che presentano la dichiarazione congiunta sono entrambi responsabili in solido per il pagamento delle imposte. Dunque la Suprema Corte è del parere che la responsabilità solidale dei coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi per il pagamento dell’imposta, della soprattassa, della pena pecuniaria e degli interessi iscritti a ruolo a nome del marito, si rinviene nella scelta da essi volontariamente operata di presentare la dichiarazione congiunta, accettando i rischi della relativa disciplina. Se è possibile per la moglie contestare nel merito l’obbligazione del coniuge, è anche vero che nel caso di specie ella si era limitata a dedurre la mancanza di responsabilità solidale quale coniuge codichiarante. Situazione che ha portato all’accoglimento del ricorso delle Entrate.   ******   2) Consorzi: va bene l’attività in proprio Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12190 del 14 giugno 2016, hanno stabilito che la società consortile può svolgere un’attività commerciale in proprio, oltre a fungere da mandatario senza rappresentanza per le società consorziate. I profili fiscali relativi all’assegnazione e all’esecuzione delle commesse devono essere valutati caso per caso e sono appannaggio del giudice di merito. Tuttavia, quando le prestazioni sono fatturate a terzi dal consorzio ma eseguite dalle consorziate, sono queste ultime a dover fornire la prova della ripartizione dei ricavi, dimostrando al Fisco che l’eventuale “surplus” addebitato dal consorzio al cliente finale non rappresenta un proprio ricavo, oppure costituisce un costo (provvigione). Sembra che con tale pronuncia sia stato risolto un contrasto giurisprudenziale aperto da svariati anni. Il caso era stato originato da un accertamento Iva a carico di una società, aderente a un consorzio di imprese attive nell’installazione e manutenzione di impianti civili e industriali. L'Agenzia delle entrate contestava l’indebita compensazione tra i ricavi che il consorzio avrebbe dovuto trasferire alla consorziata e il contributo che quest’ultima doveva al consorzio per il suo funzionamento. A giudizio dell’Amministrazione finanziaria, tale condotta contabile comportava la mancata evidenziazione di parte dei ricavi percepiti dalla società consorziata. L’impresa faceva ricorso e otteneva ragione dalla Ctp Torino, prima, e dalla Ctr Piemonte, poi. L’ufficio impugnava la decisione d’appello per Cassazione. I giudici di merito avevano infatti ritenuto che il margine addebitato dal consorzio al cliente rappresentasse legittimamente il risultato dell’attività d’impresa svolta in favore delle singole aderenti. Dal canto loro, le Sezioni Unite hanno condiviso l’orientamento della giurisprudenza pregressa, ovvero che l’esercizio di un’impresa commerciale ed il relativo intento di lucro non sono inconciliabili con lo scopo mutualistico proprio della cooperativa, essendosi ormai superata l’immedesimazione tra società e scopo di lucro da un lato e cooperativa ed interesse mutualistico dall’altro.   ******   3) Correttivi Jobs Act: lavoro accessorio e Naspi dei professionisti Lo schema di DLgs approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 giugno prevede che i committenti imprenditori non agricoli ed i professionisti debbano comunicare, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, alla sede territoriale dell’Ispettorato del Lavoro via sms o posta elettronica o con eventuali modalità telematiche diverse stabilite dal Ministero, i dati anagrafici, il codice fiscale, luogo e durata della prestazione. Se ciò non avverrà, gli ispettori del lavoro irrogheranno, per ogni lavoratore interessato, una sanzione amministrativa. Il decreto legislativo n. 81/2015 aveva già proceduto ad una riscrittura delle prestazioni accessorie disciplinate dal D.Lgs. n. 276/20013: ora, con lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 10 giugno 2016, l’Esecutivo ha inteso cambiare la normativa, introducendo alcuni vincoli. Si è scelta la strada dell'intervento sugli articoli 48 e 49 del decreto legislativo n. 81/2015 specificando, al comma 1 dell’art. 48 che, nel rispetto del limite complessivo di 7.000 euro netti ed esenti da IRPEF per ogni prestatore, calcolati in relazione al periodo 1 gennaio - 31 dicembre, il limite dei 2.000 euro annui rappresenta, ai fini della utilizzazione, il tetto massimo non superabile sia dai professionisti sia dagli imprenditori non agricoli per i quali, al successivo art. 49, sono state adottate alcune diverse formulazioni. Va ricordato come il tetto massimo in favore dei soggetti che sono in integrazione salariale o che godono del trattamento di NASPI non sia di 7.000, ma di 3.000 euro. Va, poi, sottolineato come per i datori di lavoro non professionisti od imprenditori il limite massimo sia pari a 7.000 euro. Naspi dei professionisti Viene ammessa la conservazione dello stato di disoccupazione per chi percepisce, a titolo di lavoro dipendente o autonomo, un reddito non superiore rispettivamente a 8000 e 4800 euro. Possono mantenere lo stato di disoccupazione, e quindi conservare il diritto all’assegno Naspi, coloro che percepiscono redditi da lavoro autonomo o da lavoro dipendente, inferiori alle soglie di imposizione dell’Irpef (pari a 8.000 euro annui per i redditi da lavoro dipendente e a 4.800 per il lavoro autonomo). È questa la sorprendente novità contenuta nel decreto correttivo al Job Act approvato il 10 giugno 2016 dal Governo.   ******   4) Super ammortamenti: incertezze sul leasing Super ammortamenti: sussistono incertezze riguardo la corretta individuazione della regola da seguire nel caso in cui il locatore sia un soggetto IAS adopter e il negozio si configuri, in base a detti principi contabili, come un leasing finanziario. A tal fine, Assonime, all’interno della propria circolare n. 17 del 14 giugno 2016, richiede un chiarimento da parte dell’Agenzia delle entrate. Il dubbio sorge per il fatto che in questo caso il concedente non iscrive il bene in contabilità conformemente al metodo di rappresentazione c.d. finanziario, sicché a stretto rigore sembrerebbe che l’agevolazione non spetti né al concedente - il quale, come detto, non deduce quote di ammortamento - né al conduttore per il quale il leasing, in assenza dell’opzione, non può essere qualificato ai fini del regime agevolativo in commento quale leasing finanziario. La criticità di una simile interpretazione risiede essenzialmente nel fatto che l’agevolazione in questione verrebbe riconosciuto ad un soggetto che si presume abbia sia contabilmente che fiscalmente ceduto il bene strumentale. Analoghe considerazioni valgono sempre secondo Assonime anche nel caso in cui il locatore, un soggetto IAS compliant, qualifichi il negozio come locazione senza opzione di riscatto mentre il conduttore, anch’esso IAS compliant, contabilizzi detta operazione come un leasing operativo, nel senso che anche in questo caso l’agevolazione sembrerebbe spettare al locatore.   ******   5) Sentenza con motivazione copia-incolla non valida Non è valida la sentenza con la motivazione copiata. Secondo la Corte di Cassazione (decisione n. 12142 del 14 giugno 2016) il “copia e incolla” della motivazione del giudice, che riproduce il contenuto delle conclusionali delle parti o degli atti di costituzione all’interno della sentenza definitiva, è ammissibile solo se la motivazione è chiara ed esaustiva. In precedenza, a sezioni unite, la Cassazione (sent. n. 642/2015) aveva affermato che “Nel processo civile e in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice, al quale non è imposta l’originalità né dei contenuti né delle modalità espositive”.   ******   6) Unico e Irap 2016: soggetti a cui si applica la proroga dei versamenti Come è noto è stata concessa la proroga al 6 luglio 2016 per i contribuenti con gli studi di settore. La proroga riguarda sia i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore, sia coloro che presentano cause di inapplicabilità o esclusione dagli stessi, compresi i soggetti che adottano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile (minimi) e i soggetti che determinano il reddito forfetariamente nonché i soci di società di persone e di società di capitali in regime di trasparenza. Contribuenti interessati dalla proroga Il DPCM, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, interessa i contribuenti tenuti ai versamenti scadenti il 16 giugno 2016, che esercitano una delle attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore e dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascuno studio, dal relativo decreto ministeriale di approvazione. Usufruiscono inoltre della proroga i contribuenti che partecipano a società, associazioni e imprese soggette agli studi di settore e i contribuenti rientranti nel regime dei minimi e nel nuovo regime forfetario. Si tratta delle seguenti categorie: - soggetti per i quali sono stati elaborati gli studi di settore, anche se non trovano applicazione per cause di esclusione o inapplicabilità; - contribuenti che partecipano a società, associazioni e imprese soggette agli studi di settore, che dichiarano il reddito “per trasparenza”; - contribuenti che rientrano nel regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori in mobilità (c.d. minimi), ed i nuovi contribuenti forfetari, che svolgono attività economiche per le quali sono previsti gli studi di settore, ancorché essi siano esclusi per legge dalla relativa applicazione. Nuovi termini di scadenza I termini di versamento, per i soggetti interessati dalla proroga, delle imposte derivanti dal modello Unico/IRAP 2016 va effettuato: - entro il 6.7.2016 senza alcuna maggiorazione; - dal 7.7 al 22.8.2016 con la maggiorazione dello 0,40%; da parte di: - persone fisiche (imprenditori o lavoratori autonomi) che esercitano un’attività d’impresa / lavoro autonomo per la quale è stato elaborato il relativo studio di settore; - contribuenti minimi (ex art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011) e forfetari (L. 190/2014, art. 1, commi da 54 a 89); - soggetti diversi dalle persone fisiche (società Sas, Snc, Srl, Spa): - esercenti un’attività per la quale è stato elaborato lo studio di settore, non esclusi dall’applicazione dello stesso a causa di ricavi/compensi superiori a € 5.164.569. Non possono fruire della proroga i soggetti che, avendo ricavi/compensi 2015 superiori a € 5.164.569 ma non a € 7.500.000, non applicano gli studi di settore ma sono comunque tenuti a compilare i relativi modelli; - soggetti titolari di redditi di partecipazione in società che esercitano attività per le quali è previsto lo studio di settore, ossia: - collaboratori impresa familiare; - soci di società di persone; - soci di associazioni professionali; - soci di società di capitali trasparenti. L’operatività della proroga prescinde dell’effettiva applicazione dello studio di settore e pertanto si applica anche ai soggetti interessati da una causa di esclusione o di inapplicabilità dello studio, ferma restando l’esclusione dalla proroga, espressamente prevista dalla norma, per coloro che hanno conseguito ricavi/compensi superiori a € 5.164.569. Non possono beneficiare della proroga e pertanto il versamento delle imposte derivanti dal modello Unico/IRAP 2016 va effettuato: - entro il 16.6.2016 senza alcuna maggiorazione; - dal 17.6.2016 al 18.7.2016 con la maggiorazione dello 0,40%; da parte dei soggetti non interessati dagli studi di settore, quali: - le persone fisiche “private”; - i soggetti tenuti all’applicazione dei parametri; - gli imprenditori agricoli titolari esclusivamente di reddito agrario; - i soggetti che hanno conseguito ricavi/compensi di ammontare superiore a € 5.164.569. Imposte prorogate La proroga riguarderà, oltre alle “classiche” imposte della dichiarazione unificata (IRPEF, IRES, IRAP, IVA), anche il modello IRAP, il cui termine di versamento era fissato al 16/06/2016. Per conseguenza, oltre al versamento del saldo 2015 e dell’acconto 2016 delle imposte sopra indicate, vengono differiti anche i versamenti relativi a: - addizionali IRPEF; - saldo IVA per i soggetti che presentano la dichiarazione in forma unificata; - contributi previdenziali (IVS, Gestione separata INPS, contributi CIPAG); - imposta sostitutive del regime nuove iniziative (art. 13) e dei nuovo forfetari; - il versamento della cedolare secca; - l’acconto del 20% dell’imposta dovuta sui redditi soggetti a tassazione separata; - l’IVIE e l’IVAFE per immobili o attività finanziarie detenute all’estero dovute da persone fisiche interessate dalla proroga, in quanto soggetti agli studi di settore. Come già precisato dal Ministero dello Sviluppo economico nella circolare 30.5.2011, n. 103161, la proroga si estende anche al diritto camerale 2016 poiché il termine per il versamento del diritto annuale al Registro delle Imprese è “ancorato” al termine di versamento del primo acconto delle imposte sui redditi. Versamenti rateali La proroga interessa anche i versamenti rateali, determinando un ricalcolo del piano di ammortamento delle stesse. A tale proposito, si ricorda che gli interessi che sono dovuti in misura forfetaria al tasso del 4% annuo, a prescindere dal giorno di pagamento, vanno calcolati con il metodo commerciale (si considera l’anno sempre pari a 360 giorni e i mesi sempre di 30 giorni).   ******   7) Scia: si cambia ancora, modello unico valido per tutto il territorio nazionale e ricevuta “sprint” Scia: si cambia ancora: E’ quanto emerge dal Consiglio dei ministri del 15 giugno, ove è stato approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante attuazione della delega di cui all’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Modello unico valido per tutto il territorio nazionale Nello specifico si potrà presentare presso un unico ufficio, anche in via telematica, un unico modulo valido in tutto il paese. La pubblica amministrazione destinataria delle istanze e richieste pubblica sul proprio sito istituzionale il modulo. E’ previsto un unico ufficio a cui rivolgersi, che avrà il compito di interagire con tutti gli altri uffici e/o amministrazioni interessate. La richiesta al cittadino di documenti ulteriori rispetto a quelli previsti è considerata inadempienza sanzionabile sotto il profilo disciplinare. Nuova ricevuta In particolare, è stata disciplinata la ricevuta che viene rilasciata a seguito della presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni: la ricevuta – che costituisce comunicazione di avvio del procedimento - deve indicare i termini entro i quali l’amministrazione è tenuta a rispondere o entro i quali il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento dell’istanza; il provvedimento di sospensione dell’attività intrapresa è ora limitato ai soli casi di attestazioni non veritiere o di coinvolgimento di interessi sensibili (ambiente, paesaggio, ecc.); nel caso di Scia unica la possibilità di iniziare subito l’attività è circoscritta ai casi in cui non siano presupposte autorizzazioni o altri titoli espressi; è introdotta una disposizione transitoria che consente a Regioni ed enti locali di adeguarsi al nuovo regime entro il 1º gennaio 2017. Regimi amministrativi delle attività private (SCIA 2) Il Consiglio dei ministri provvede anche alla mappatura completa e alla precisa individuazione delle attività oggetto di procedimento di mera comunicazione o segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) o di silenzio assenso, nonché quelle per le quali è necessario il titolo espresso e introduce le conseguenti disposizioni normative di coordinamento. Inoltre è prevista la semplificazione di regimi amministrativi in materia edilizia. PA: Lotta ai furbetti del cartellino, modifiche in materia di licenziamento disciplinare Il Consiglio dei ministri ha poi approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s) della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare. Nello specifico, il decreto interviene sulla disciplina prevista per la fattispecie di illecito disciplinare denominata falsa attestazione della presenza in servizio. Al dipendente colto in flagrante sarà applicata la sospensione cautelare entro 48 ore e attivato il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni. E’ prevista la responsabilità disciplinare del dirigente (o del responsabile del servizio) che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento. In particolare, è stato precisato che la fattispecie di falsa attestazione della presenza in servizio comprende anche quella realizzata mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento; è stato garantito al dipendente il diritto alla percezione di un assegno alimentare - nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti - durante il periodo di sospensione cautelare dal lavoro; al fine di garantire un’opportuna scansione temporale delle diverse fasi del procedimento e per assicurare idonee garanzie di contraddittorio a difesa del dipendente, è stato previsto che con il provvedimento di sospensione si procede anche alla contestuale contestazione dell’addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari; il dipendente sarà convocato per il contraddittorio con preavviso di almeno 15 giorni e potrà farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale; nei casi in cui il dirigente abbia avuto notizia dell’illecito e non si sia attivato senza giustificato motivo è prevista la responsabilità per omessa attivazione del procedimento disciplinare e omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare e ne viene data notizia all’Autorità giudiziaria.   ******   8) Lo stato di degrado dell’immobile blocca la stima dell’ufficio erariale La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12308 del 15 giugno 2016, ha stabilito che se il successivo sopralluogo rivela che l’abitazione è in uno stato di degrado, quindi smentisce la stima, l’Agenzia delle entrate non può rettificare il valore dell’immobile. La Suprema Corte, nel respingere il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, spiega che ai fini dell’imposta di registro, il valore del bene va individuato alla data dell’atto e vanno considerate sia le condizioni in quel momento sia le potenziali utilizzazioni. A prevalere è il dato di fatto di presa di visione diretta del bene, e non quello stimato. Dunque, l’ufficio può legittimamente ricorrere tanto alla stima comparativa quanto al sopralluogo, ma se il risultato del sopralluogo dà ragione al contribuente, l’Agenzia deve confermare il valore autonomamente dichiarato in atti dalle parti e non la stima comparativa eseguita precedentemente in ufficio. Nel caso di specie, poi, le informazioni acquisite con il sopralluogo dimostravano lo stato di degrado del fabbricato e la scarsa possibilità di vendita. Tali circostanze non potevano trascurarsi nemmeno alla luce della possibile futura potenzialità edificatoria: - l’elemento andava classificato come un nuovo criterio di stima e pertanto doveva essere contenuto già nel provvedimento notificato; - il maggior indice di edificabilità andava parametrato con un’integrale demolizione, che nella specie non era possibile atteso che si trattava di un bene sottoposto a tutela. In definitiva, la decisione conferma la necessità che le stime immobiliari eseguite dagli uffici erariali siano ben motivate. *** Sequestro preventivo da provare La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24816 del 15 giugno 2016, ha stabilito che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca su un bene intestato a soggetto diverso dall’indagato è illegittimo se non è provata l’intestazione fittizia. Per la Suprema Corte il ricorso presentato da un contribuente, che ha impugnato la sentenza di secondo grado, era valido: Nel caso specifico la sentenza di appello aveva omesso qualunque valutazione sulla possibile intestazione fittizia dei beni sequestrati. Dunque, i massimi giudici hanno dedotto che in tema di sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, se il bene è formalmente intestato a terzi (e in questo anche i prossimi congiunti dell’indagato), non opera alcuna presunzione di intestazione fittizia. *** Credito Iva anche con il condono La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12313 del 15 giugno 2016, ha stabilito che il condono non elimina il credito Iva, poiché è sempre necessario un controllo della sussistenza dei requisiti sostanziali. Una società utilizzava in compensazione un credito Iva risultante in una dichiarazione oggetto di condono. Le Entrate recuperavano il credito vantato (compresi interessi e sanzioni), rilevando che l’adesione alla sanatoria pregiudicasse la spettanza del diritto. Il provvedimento veniva impugnato davanti ai giudici tributari per entrambi i gradi di merito. La società, quindi, presentava ricorso per Cassazione rilevando che l’adesione al condono non poteva di per sé pregiudicare il credito Iva. E’ così è stato: Ricorso vinto in Cassazione.   ******   9) Aree svantaggiate: non spetta il bonus se le migliorie sono su beni di terzi In relazione agli investimenti in aree svantaggiate, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12045 del 13 giugno 2016, ha stabilito che le spese incrementative su beni di terzi rilevano solo se si riesce a dimostrare che tali costi possono essere contabilizzati tra le immobilizzazioni materiali. Secondo la CTR, che ha rigettato l’appello delle Entrate, l’Amministrazione aveva torto nel voler recuperare il credito di imposta per investimenti in aree svantaggiate, perché a suo dire la società l’aveva indebitamente utilizzato in compensazione. L’Ufficio contestava alcune migliorie su beni di terzi, privi di autonomia funzionale; per il Giudice di appello, tuttavia, non c’erano limitazioni ai beni dell’investimento, che quindi poteva anche essere di proprietà di terzi. La Corte di Cassazione ha però accolto le ragioni esposte dalle Entrate. La Suprema Corte ha precisato che il beneficio per i soggetti titolari di reddito di impresa, introdotto dall'art. 8, Legge n. 388/2000, spetta per i beni strumentali, materiali e immateriali, purché nuovi e fiscalmente ammortizzabili. Nel caso di specie, “Le spese incrementative relative ad un immobile (nella specie detenuto, all’epoca dell’utilizzo dell’agevolazione fiscale, a titolo locatizio) rilevano, ai fini del credito d’impresa suddetto, solo se il contribuente dimostri che i relativi costi possano essere contabilizzati in bilancio tra le immobilizzazioni materiali, in quanto, trattandosi di opere aventi una loro autonoma funzionalità ed individualità, a prescindere dal bene altrui cui accedono possono essere, al termine della locazione, rimossi ed utilizzati separatamente dall’investitore, a differenza delle spese incrementative riguardanti opere prive di tali caratteristiche rispetto al bene cui accedono, da classificarsi nell’attivo dello stato patrimoniale tra le “altre immobilizzazioni immateriali” che non costituiscono beni autonomi ma, stante l’accessione su beni di terzi, meri costi deducibili”.   ******   10) Lavoratori rimpatriati: richiesta per l’applicazione del regime agevolato entro il 30 giugno 2016 I Lavoratori dipendenti rimpatriati dovranno presentate la richiesta per l’applicazione del regime agevolato entro il prossimo 30 giugno. Difatti, coloro che si sono trasferiti in Italia entro il 31 dicembre 2015, in possesso dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni previste per il rientro dei cervelli (L. 238/2010), in alternativa, possono optare per il regime agevolativo dei lavoratori impatriati (tassazione del 70% del reddito) introdotto recentemente dal decreto crescita e internazionalizzazione (art. 16 D.Lgs. 147/2015), con effetto dal 2016 al 2020. Al riguardo, l’Agenzia delle entrate con il provvedimento 46244 del 29 marzo 2016, ha fornito le modalità di esercizio dell’opzione da parte dei soggetti interessati e gli adempimenti dei sostituti d’imposta. Soggetti interessati
Soggetto Modalità di esercizio
Lavoratore dipendente Richiesta scritta al datore di lavoro, resa quale autocertificazione (DPR 445/2000), da presentare entro il 30 giugno 2016, con il seguente contenuto: a) generalità (nome, cognome, data di nascita e codice fiscale); b) indicazione della attuale residenza in Italia risultante dal certificato di residenza ovvero dalla domanda di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente in Italia; c) impegno a comunicare tempestivamente l’avvenuta iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, nonché ogni variazione della residenza o del domicilio prima del decorso di 5 anni dalla data della prima fruizione del beneficio, rilevante per l’applicazione del beneficio medesimo da parte del datore di lavoro; d) sottoscrizione del lavoratore.
Lavoratore autonomo/imprenditore Opzione nella dichiarazione dei redditi relativa al 2016
Adempimenti dei sostituti d’imposta I sostituti che ricevono la richiesta del lavoratore, operano le ritenute sul 70% delle somme e valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta stessa. A fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuano il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, ridotto al 70% corrisposto a partire dal 1 gennaio 2016. Se il lavoratore comunica al datore di lavoro il trasferimento fuori dall’Italia della propria residenza o del proprio domicilio, tali adempimenti non si applicano.   Vincenzo D’Andò