Diario quotidiano del 17 giugno 2016: dichiarazione dei redditi congiunta e responsabilità solidale dei coniugi

 

domanda-ctIndice:

1) Dichiarazione dei redditi congiunta, é responsabilità solidale tra i coniugi

2) Consorzi: va bene l’attività in proprio

3) Correttivi Jobs Act: lavoro accessorio e Naspi dei professionisti

4) Super ammortamenti: incertezze sul leasing

5) Sentenza con motivazione copia-incolla non valida

6) Unico e Irap 2016: soggetti a cui si applica la proroga dei versamenti

7) Scia: si cambia ancora, modello unico valido per tutto il territorio nazionale e ricevuta “sprint”

8) Lo stato di degrado dell’immobile blocca la stima dell’ufficio erariale

9) Aree svantaggiate: non spetta il bonus se le migliorie sono su beni di terzi

10) Lavoratori rimpatriati: richiesta per l’applicazione del regime agevolato entro il 30 giugno 2016

 

 

1) Dichiarazione dei redditi congiunta, é responsabilità solidale tra i coniugi

Marito e moglie non sfuggono al Fisco: Difatti, i coniugi che presentano la dichiarazione congiunta hanno eguali responsabilità di fronte all’Agenzia delle entrate.

Lo ha deciso la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11925 del 10 giugno 2016.

La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la responsabilità solidale del coniuge codichiarante, sostenendo che ciascuno dei due coniugi può esercitare il diritto di difesa (diritto violato, nel caso in esame, perché la moglie non era a conoscenza dell’avviso di accertamento per IRPEF, che era stato notificato soltanto al marito); tesi errata, secondo la Cassazione, perché i coniugi che presentano la dichiarazione congiunta sono entrambi responsabili in solido per il pagamento delle imposte.

Dunque la Suprema Corte è del parere che la responsabilità solidale dei coniugi che abbiano presentato dichiarazione congiunta dei redditi per il pagamento dell’imposta, della soprattassa, della pena pecuniaria e degli interessi iscritti a ruolo a nome del marito, si rinviene nella scelta da essi volontariamente operata di presentare la dichiarazione congiunta, accettando i rischi della relativa disciplina.

Se è possibile per la moglie contestare nel merito l’obbligazione del coniuge, è anche vero che nel caso di specie ella si era limitata a dedurre la mancanza di responsabilità solidale quale coniuge codichiarante. Situazione che ha portato all’accoglimento del ricorso delle Entrate.

 

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2) Consorzi: va bene l’attività in proprio

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12190 del 14 giugno 2016, hanno stabilito che la società consortile può svolgere un’attività commerciale in proprio, oltre a fungere da mandatario senza rappresentanza per le società consorziate. I profili fiscali relativi all’assegnazione e all’esecuzione delle commesse devono essere valutati caso per caso e sono appannaggio del giudice di merito. Tuttavia, quando le prestazioni sono fatturate a terzi dal consorzio ma eseguite dalle consorziate, sono queste ultime a dover fornire la prova della ripartizione dei ricavi, dimostrando al Fisco che l’eventuale “surplus” addebitato dal consorzio al cliente finale non rappresenta un proprio ricavo, oppure costituisce un costo (provvigione). Sembra che con tale pronuncia sia stato risolto un contrasto giurisprudenziale aperto da svariati anni. Il caso era stato originato da un accertamento Iva a carico di una società, aderente a un consorzio di imprese attive nell’installazione e manutenzione di impianti civili e industriali.

L’Agenzia delle entrate contestava l’indebita compensazione tra i ricavi che il consorzio avrebbe dovuto trasferire alla consorziata e il contributo che quest’ultima doveva al consorzio per il suo funzionamento. A giudizio dell’Amministrazione finanziaria, tale condotta contabile comportava la mancata evidenziazione di parte dei ricavi percepiti dalla società consorziata. L’impresa faceva ricorso e otteneva ragione dalla Ctp Torino, prima, e dalla Ctr Piemonte, poi….

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