Diario quotidiano del 10 giugno 2016: Equitalia verrà assorbita dalle Entrate entro agosto?

Pubblicato il 10 giugno 2016



1) Compensi amministratori: non basta la delibera assembleare che approva il bilancio
2) Decreto lavoratori “rimpatriati” in G.U.
3) Società tra avvocati: la figura del socio di investimento
4) Equitalia verrà assorbita dalle Entrate entro agosto?
5) Bonus ristrutturazioni: ok all’invio anche a fine lavori
6) Immissione di prodotti siderurgici sotto stretta sorveglianza
7) Installazione di impianti elettrici: linee guida per le imprese che operano nella U.E.
8) Zona franca in Lombardia: codice tributo per fruire delle agevolazioni fiscali nel Mod F24
9) Tobin Tax: anche la Croazia garantisce lo scambio di informazioni e l’assistenza al recupero crediti
10) Per le prestazioni gratuite non occorre la fattura: annullato l’avviso dell’Agenzia delle entrate
 
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Compensi ai manager: non basta la delibera assembleare che approva il bilancio 2) Decreto lavoratori “rimpatriati” in G.U. 3) Società tra avvocati: si delinea meglio la figura del socio di investimento 4) Equitalia verrà assorbita dalle Entrate entro agosto? 5) Bonus ristrutturazioni: ok all’invio anche a fine lavori 6) Immissione di prodotti siderurgici sotto stretta sorveglianza 7) Installazione di impianti elettrici: linee guida per le imprese che operano nella U.E. 8) Zona franca in Lombardia: ecco il codice tributo per fruire delle agevolazioni fiscali nel Mod F24 9) Tobin Tax: anche la Croazia garantisce lo scambio di informazioni e l’assistenza al recupero crediti 10) Per le prestazioni gratuite non occorre la fattura: annullato l’avviso dell’Agenzia delle entrate
  1) Compensi ai manager: non basta la delibera assembleare che approva il bilancio Non sono deducibili i compensi corrisposti dalla società di capitali ai propri amministratori qualora siano stati deliberati dall’assemblea dei soci in sede di approvazione del bilancio. Il Fisco pretende l’approvazione con una delibera a se stante. Tutto questo con l’avallo della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 11779 del 8 giugno 2016. Sono, quindi, indeducibili i compensi degli amministratori che non siano approvati con una specifica delibera assembleare anche per le Srl a ristretta base sociale, non essendo sufficiente una mera deliberazione di approvazione del bilancio. Quest’ultima, pur se contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori, non è idonea ai predetti fini, salvo il caso in cui l’assemblea convocata solo per approvazione del bilancio non abbia espressamente discusso e approvato anche la proposta di determinazione di tali compensi. Nel caso di specie, una società riceveva alcuni avvisi di accertamento con cui venivano ripresi a tassazione i compensi erogati agli amministratori. In particolare, secondo l’Agenzia tali compensi dovevano considerarsi indeducibili in assenza di specifica delibera assemblare. La società impugnava il provvedimento innanzi la competente Ctp che accoglieva il ricorso. La pronuncia veniva confermata anche dalla Ctr, adita dall’Ufficio. Secondo i giudici di merito, infatti, trattandosi nella specie di società di capitali a ristretta base (due soci ed amministratori), l’assemblea in cui veniva approvato il bilancio poteva contenere anche argomenti non inseriti all’ordine del giorno. Pertanto, i compensi agli amministratori potevano essere validamente approvati, anche implicitamente, con l’assemblea di approvazione del bilancio. L’Amministrazione finanziaria ricorreva in Cassazione, ribadendo essenzialmente la indeducibilità dei compensi erogati agli amministratori della società, in assenza di una delibera assembleare apposita e specifica. A tal proposito, richiamava la sentenza n. 21933/2008 della Corte di Cassazione a Sezioni unite, che aveva specificato che la delibera dell’assemblea che approva il bilancio non può essere considerata sostitutiva dell’apposita delibera in merito ai compensi da corrispondere al Consiglio di Amministrazione. Dunque, la Suprema Corte ha ribadito il proprio, rigido, orientamento in materia. Occorre perciò una specifica delibera, preventiva, assembleare contenente nell’ordine del giorno la determinazione, per il periodo d’imposta, del compenso spettante agli amministratori.   ******   2) Decreto lavoratori “rimpatriati” in G.U. E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 132 del 8 giugno 2016, il Decreto del 26 maggio 2016, riguardante le disposizioni di attuazione del regime speciale per i lavoratori “impatriati”, in attuazione dell’articolo 16 del d. Lgs. 147 del 2015, “decreto internazionalizzazione”. Le agevolazioni fiscali consistono nella concorrenza alla formazione del reddito complessivo del 70% del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato e trovano applicazione, a decorrere dall’anno 2016, per il periodo d'imposta del trasferimento e per i successivi quattro. Tale agevolazione trova applicazione, a decorrere dall’anno 2016, per il periodo d’imposta del predetto trasferimento e per i successivi quattro (2016-2020), al verificarsi delle seguenti condizioni: - i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni; - l’attività lavorativa è svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa; - l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di ciascun periodo d’imposta; - i lavoratori svolgono funzioni direttive e/o sono in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti dai D.Lgs. 28 giugno 2012 n. 108 e 6 novembre 2007 n. 206. Il decreto precisa che sono altresì destinatari delle medesime agevolazioni i cittadini dell’Unione europea in possesso di un titolo di laurea che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, nonché i cittadini dell’Unione europea che hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia, negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. Viene, inoltre, previsto un divieto di cumulo dell’agevolazione in esame. In particolare, il decreto stabilisce che la fruizione dei benefici di cui all’art. 16, comma 1 del DLgs. 147/2015 è incompatibile con la contemporanea fruizione degli incentivi fiscali previsti per il rientro dei ricercatori dall’estero di cui all’art. 44 del D.L. n. 78/2010 convertito. Infine, viene specificato che occorre mantenere la residenza per almeno due anni, altrimenti si decade dal diritto e in tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.   ******   3) Società tra avvocati: si delinea meglio la figura del socio di investimento Società di capitali: si avvicina la figura del socio di investimento. E’ stato, infatti, approvato dalla Commissione Senato la norma del DDL Concorrenza. Sempre più vicina la possibilità che gli studi legali, strutturati in forma di società, possano essere finanziati da un socio investitore che entri nel gruppo solo per apportare capitali. Difattim l’8 giugno 2016, la Commissione Industria del Senato ha approvato, senza modifiche, l’articolo del DDL Concorrenza dedicato appunto all’ingresso del socio di capitali all’interno delle compagini di avvocati. Trova, quindi, spazio la possibilità di far entrare all’interno delle società, soggetti terzi non professionisti, purché nel limite di un terzo del capitale sociale e fermo restando il principio della personalità della prestazione professionale. In particolare, la norma prevede che “i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all’albo” e che il venire meno di questa condizione “costituisce causa di scioglimento della società”. Inoltre, anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria “resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale”. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente, mentre “la responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione”. Dunque, il socio di capitale potrà essere titolare di massimo un terzo del capitale sociale e, ovviamente, non potrà svolgere attività di carattere professionale, riservata agli iscritti all’albo. Non è tutto. Le società tra avvocati non dovranno necessariamente essere società di capitali, ma anche società di persone o società cooperative. Viene esclusa solo possibilità di partecipazione tramite società fiduciarie, trust o per interposta persona. Il pacchetto di norme approvato prevede anche la previsione di una tabella unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale.   ******   4) Equitalia verrà assorbita dalle Entrate entro agosto? Una riforma rapidissima per la fusione tra Equitalia e Agenzia delle entrate potrebbe avvenire già nelle prossime settimane. Il Governo spinge sull’acceleratore: la riforma della riscossione esattoriale, e con essa di Equitalia, dovrà essere compiuta prima dell’estate. Che sia o meno frutto della sconfitta elettorale nelle amministrative, il cambiamento della struttura del fisco, che secondo gli iniziali programmi doveva essere compiuta non prima di settembre, sembra ora occupare l’agenda dell’esecutivo per le prossime settimane. Insomma, prima di andare in vacanza, Equitalia dovrebbe scomparire e, al suo posto, ci sarà una nuova realtà a gestire completamente l’invio ai contribuenti delle famose cartelle di pagamento e a procedere, successivamente, coi pignoramenti. La sostanza non cambia, dunque, per chi si era illuso che con l’eliminazione di Equitalia lo Stato avrebbe rinunciato ai propri crediti. Sul tavolo delle ipotesi elaborate dei tecnici di palazzo Chigi compaiono quattro soluzioni diverse, che verranno analizzate insieme ai sindacati dei lavoratori attualmente impiegati presso gli sportelli di Equitalia (vero e proprio nodo, a quanto sembra, prima della ristrutturazione). La prima soluzione (che al momento sembra maggiormente preferita dalle parti sociali e dal Governo) è quella della fusione tra Agenzia delle entrate ed Equitalia in un unico organismo. Ma rimane l’ipotesi della costituzione di un’autorità indipendente, di una società pubblica, ma con una autonomia economica maggiore ed, infine di una realtà controllata direttamente dal ministero dell’economia. Qualora dovesse passare l’idea della fusione Equitalia-Entrate, l’Agenzia dovrebbe ospitare, al suo interno, un organico di ben 8.500 dipendenti. Con tutti i problemi che da ciò deriverebbero in termini di legittimità dell’assunzione.. Il personale di Equitalia, dunque, verrebbe assunto senza un bando, una graduatoria, una verifica e una prova selettiva insieme a tutti quei disoccupati che, da anni, attendono un concorso per inserirsi nelle schiere dei pubblici dipendenti. Insomma, una situazione di privilegio che non può essere giustificata nel nostro ordinamento. Con il rischio di dover poi dichiarare illegittime le nomine senza concorso, così come è già avvenuto, lo scorso inverno, per i famosi funzionari dell’Agenzia delle Entrate promossi a dirigenti senza averne titolo.   ******   5) Bonus ristrutturazioni: ok all’invio anche a fine lavori Il bonus del 36% spetta anche se la dichiarazione di esecuzione lavori (adempimento un tempo previsto per le spese oltre € 51.645,69) non sia stata inviata nei tempi. E’, quanto, sostanzialmente, ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11715 del 8 giugno 2016, che ha, così, rigettato il ricorso promosso dall’Agenzia delle entrate contro una decisione della Ctr che, accogliendo l’appello di un contribuente, aveva annullato la cartella di pagamento con la quale, all’esito del controllo per la dichiarazione per dei redditi dell’anno 2002, era stata negata la deduzione d’imposta per spese di ristrutturazione edilizia in considerazione del mancato invio al Centro operativo delle entrate di Pescara della dichiarazione di esecuzione lavori sottoscritta dal professionista abilitato. Secondo l’Ufficio finanziario, sulla base dell’art. 1, comma 1, lettera d) del D.M. n. 41/1998, per le ipotesi in cui la spesa per i lavori superi l’ammontare delle ex lire 100.000.000 (€ 51.645,69), la dichiarazione avrebbe dovuto essere inviata “entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui venivano effettuati i lavori”. Invio anche al termine dei lavori Ribaltando queste conclusioni, i giudici di appello avevano sostenuto che la norma di riferimento prevedesse che, per i lavori di ammontare superiore ai 100milioni di lire, la dichiarazione dovesse essere trasmessa al termine dei lavori stessi, e non in itinere ed al momento in cui si fosse superato tale importo. Nel caso di specie, pertanto, poiché i lavori erano terminati nel 2002, la comunicazione effettuata dal contribuente nell’ottobre 2003 seguiva quanto prescritto dalla norma, sia nella modalità che nel termine. E detta statuizione è stata confermata in sede di legittimità avendo, la Suprema corte, con sentenza n. 11715 dell’8 giugno 2016, ritenuto inammissibile il ricorso avanzato dall’Amministrazione finanziaria. Secondo la Suprema Corte, in particolare, l’Agenzia delle entrate aveva prospettato, con un unico motivo, una questione nuova, non dibattuta nelle fasi di merito. Ed infatti, nel relativo quesito di diritto la ricorrente aveva chiesto se, per i lavori che avessero superato l’importo più volte citato, l’onere di trasmettere la dichiarazione di esecuzione dei lavori dovesse essere assolto non oltre l’esercizio dell’azione accertatrice da parte dell’ufficio.   ******   6) Immissione di prodotti siderurgici sotto stretta sorveglianza Da pochi giorni l’immissione in libera pratica nell’Unione di determinati prodotti siderurgici è subordinata alla presentazione in Dogana di un documento di vigilanza, rilasciato dalle Autorità competenti dello Stato membro (per l’Italia il MISE). A tal fine, Assonime, con la comunicazione del 07 giugno 2016, si è soffermata sulla vigilanza preventiva sulle importazioni di determinati prodotti siderurgici. Dunque, dal 3 giugno 2016 si applica il sistema di vigilanza preventiva dell’Unione europea sulle importazioni di determinati prodotti siderurgici, introdotto dal Regolamento (UE) n. 2016/670 del 28 aprile 2016. La vigilanza unionale preventiva costituisce una misura di politica commerciale volta a salvaguardare il mercato interno qualora l’andamento delle importazioni di un prodotto originario di un Paese terzo rischi di arrecare un pregiudizio ai produttori dell’Unione e ove gli interessi dell’UE lo esigano (in questi termini, cfr.: artt. 10 e 11, Reg. UE n. 2015/478, relativo al regime comune applicabile alle importazioni; artt. 7 e 8, Reg. UE n. 2015/755, relativo al regime comune applicabile alle importazioni da determinati Paesi terzi). Come evidenziato, al riguardo, nei considerando del Reg. UE n. 2016/670 cit., è “interesse dell’Unione sottoporre a vigilanza unionale preventiva le importazioni di determinati prodotti siderurgici, affinché possano essere raccolte informazioni statistiche dettagliate che consentano di analizzare rapidamente l’andamento delle importazioni da tutti i paesi non membri dell’UE … per poter ovviare alla vulnerabilità del mercato europeo dell’acciaio di fronte agli improvvisi cambiamenti sui mercati siderurgici mondiali”. A decorrere dal 3 giugno, quindi, l’immissione in libera pratica nell’Unione di determinati prodotti siderurgici è subordinata alla presentazione in dogana di un documento di vigilanza, rilasciato dalle Autorità competenti di uno Stato membro (per l’Italia: Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per la Politica Commerciale Internazionale - Div. III; per l’elenco completo delle Autorità competenti, cfr.: Allegato II, Reg. 2016/670) entro cinque giorni lavorativi dalla presentazione della richiesta e valido in tutta l’Unione per la durata di quattro mesi (cfr.: art. 2, parr. 3 e 4, Reg. 2016/670). Il sistema di vigilanza preventiva in esame non trova applicazione per le importazioni il cui peso netto non superi i 2.500 chilogrammi e per i prodotti originari della Norvegia, dell’Islanda e del Liechtenstein. I prodotti siderurgici sottoposti a vigilanza sono elencati nell’Allegato I al Reg. 2016/670: la loro classificazione si basa sulla nomenclatura tariffaria e statistica dell’Unione, mentre per determinarne l’origine occorre fare riferimento alla norma dell’art. 60 del codice doganale dell’Unione. È utile evidenziare, al riguardo, che rispetto a precedenti misure di vigilanza preventiva nel settore siderurgico, l’ambito di applicazione previsto dal citato Regolamento del 2016 risulta più ampio, comprendendo – oltre ai consueti prodotti industriali in ghisa, ferro e acciaio, rientranti nei capitoli 72 e 73 della TARIC – anche tipologie di prodotti siderurgici aventi carattere più marcatamente commerciale (ad es., le viti, i bulloni e i dadi contemplati nell’ambito della voce 7318 della TARIC). Sotto il profilo procedurale, con comunicato del 29 aprile scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso disponibile nell’apposita sezione del proprio sito web il modello del documento di vigilanza e della domanda che gli operatori devono presentare per ottenerne il rilascio; con successivi comunicati, il predetto Ministero ha fornito precisazioni in merito ai contenuti di tale domanda e alle relative modalità di presentazione (cfr.: art. 2, Reg. 2016/670). È da evidenziare, in particolare, che alla domanda per il rilascio del documento di vigilanza – che deve essere sottoscritta dal richiedente, dal legale rappresentante in caso di impresa o da procuratore munito di procura speciale autenticata ai sensi di legge – deve essere allegata la documentazione comprovante l'intenzione di importare (contratto di vendita, ordine d'acquisto, fattura pro forma, certificato di produzione, etc.), prodotta in originale o in copia autenticata; l’importatore richiedente può anche trasmettere tale documentazione in copia fotostatica allegata ad una dichiarazione sostitutiva di certificazione. È, inoltre, possibile presentare una richiesta relativa a più ordini/fatture, purché siano riferite allo stesso codice Taric e allo stesso importatore. Con nota informativa del 25 maggio 2016, l’Agenzia delle dogane ha fornito alcune sintetiche informazioni relative agli adempimenti a carico degli importatori che, all’atto della presentazione della dichiarazione doganale dovranno, tra l’altro, riportare nella casella 44 del Documento Amministrativo Unico (DAU) il codice documento “I004” e gli estremi del “Documento di sorveglianza” [numero, data, Paese di emissione].   ******   7) Installazione di impianti elettrici: linee guida per le imprese che operano nella U.E. Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il parere n. 158051 del 03 giugno 2016, ha fornito importanti chiarimenti sugli adempimenti richiesti a un’impresa comunitaria, operante in Italia, per l’installazione e la dichiarazione di conformità degli impianti e sull’abilitazione richiesta all’impresa italiana che installa impianti elettrici occasionalmente fuori dall’Italia ma all’interno dell’Unione europea. Installazione di impianti: Libera prestazione di servizi Un impresa ha chiesto di sapere se occorre possedere un’abilitazione particolare per installare impianti elettrici occasionalmente fuori dall’Italia ma all’interno dell’Unione europea. ---> Leggi tutto   ******   8) Zona franca in Lombardia: ecco il codice tributo per fruire delle agevolazioni fiscali nel Mod F24 Zona franca in Lombardia: ecco il codice tributo per fruire delle agevolazioni fiscali nel Modello F24: Consente alle microimprese l'utilizzo in compensazione, tramite modello F24 da presentare esclusivamente con Entratel e Fisconline, dei benefici riconosciuti alle attività lì localizzate Dopo il provvedimento del 6 giugno scorso, che ha stabilito le modalità di fruizione delle agevolazioni a favore delle microimprese lombarde situate nei comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, arriva il codice tributo "Z147", che rende possibile la riduzione dei versamenti da eseguire con il modello F24. A istituirlo, l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 45/E del 9 giugno 2016. Alle microimprese che svolgono la propria attività nella zona franca, il comma 450, dell'articolo 1 della legge 208/2015, riconosce l'esenzione dalle imposte sui redditi, dall'Irap e dall'Imu, esclusivamente per il periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della suddetta disposizione, secondo le modalità applicative stabilite con il decreto del 10 aprile 2013 emanato dal ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'Economia e delle Finanze. L'articolo 15 del Dm stabilisce che le agevolazioni sono fruibili mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi tramite modello F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate (Entratel e Fisconline), secondo le modalità dettate dal provvedimento del 6 giugno 2016. A tal fine, la risoluzione 45/2016 ha istituito il codice tributo "Z147". Va esposto nella sezione "Erario" del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna "importi a credito compensati" ovvero, in caso di riversamento dell'agevolazione, in quella "importi a debito versati". Nel campo "anno di riferimento" deve essere riportato l'anno d'imposta per il quale è riconosciuto il beneficio.   ******   9) Tobin Tax: anche la Croazia garantisce lo scambio di informazioni e l’assistenza al recupero crediti Imposta sulle transazioni finanziarie: Stati o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni o per l’assistenza al recupero crediti. Nell’elenco di Stati o territori di cui all’articolo 1 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia dell’Entrate n. 2016/84383 del 30 maggio 2016, è stata ricompresa la Croazia. Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia n. 2016/84383 del 30 maggio 2016 era stato sostituto, aggiornandolo, l’elenco di cui al punto 1 dei provvedimenti del Direttore dell’Agenzia n. 2013/26948 del 1° marzo 2013 e n. 2013/40010 del 29 marzo del medesimo anno. In detto elenco deve intendersi ricompresa anche la Croazia, che, a partire dal 1° luglio 2013, è diventato Stato membro dell’Unione europea, garantendo lo scambio di informazioni e l’assistenza al recupero crediti secondo i parametri unionali. In atto, l’elenco degli Stati, individuati con provvedimenti dell’Agenzia, che collaborano per lo scambio di informazioni o per l’assistenza al recupero crediti sono:
Austria   Australia
Belgio Bulgaria
Cipro Corea del Sud
Croazia Danimarca
Estonia Finlandia
Francia Germania
Grecia India
Irlanda Islanda
Lettonia Lichtenstein
Lituania Lussemburgo
Malta Mauritius
Norvegia Paesi Bassi
Polonia Portogallo
Regno Unito Repubblica ceca
Romania Russia
San Marino Slovacchia
Slovenia Spagna
Stati Uniti d’America Svezia
Ungheria
(Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 89888 del 9 giugno 2016)   ******   10) Per le prestazioni gratuite non occorre la fattura: annullato l’avviso dell’Agenzia delle entrate Le prestazioni gratuite a parenti e amici non vanno fatturate. Dopo la decisione della Corte Suprema, seguono quelle delle competenti commissioni tributarie, difatti, la Commissione Tributaria Provinciale di Biella, con la sentenza n. 50 del 2016, ha reso nullo l’avviso di accertamento notificato ad un professionista poiché non aveva emesso fatture per delle prestazioni gratuite eseguite nei confronti di parenti ed amici. È, dunque, lecito svolgere attività professionale gratuita in favore di parenti e amici senza emettere fattura per i servizi a questi svolti: il fisco, infatti, non può presumere dal nulla l’esistenza di redditi dal contribuente mai percepiti. Come al solito l’Amministrazione finanziaria non è d’accordo. Ma stiamo proprio scherzando ? D’altro canto, la pronuncia è in linea con quanto già affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 21972 del 28 ottobre 2015. Ritornando al caso di specie, secondo i giudici tributari è nullo l’avviso di accertamento a carico del contribuente su presunti redditi da lavoro autonomo se la mancata fatturazione di talune prestazioni è dipesa da rapporti con “familiari, conoscenti o amici” del professionista stesso. È infatti verosimile che, in determinati casi, per lo più residuali, il contribuente non richieda il pagamento del proprio compenso (e, quindi, non riceva denaro) proprio in ragione dei rapporti che lo legano al cliente. Come premesso, l’indirizzo giurisprudenziale, tuttavia, non piace all’Agenzia delle Entrate, la quale continua ad effettuare accertamenti sulla scorta della presunzione che il professionista riceva pagamenti anche nei confronti dei parenti o degli amici più stretti: Lavorare gratis, specie quando è antieconomico, è irragionevole secondo il fisco e, pertanto, dietro tali prestazioni non può che nascondersi un intento di evasione fiscale. Il problema è che, nonostante la giurisprudenza sposi una tesi nettamente più favorevole al contribuente, per ognuno di questi accertamenti il professionista viene costretto a far ricorso al giudice, con conseguenti aggravi economici che spesso non ricadono sulla stessa Amministrazione finanziaria poiché i giudici preferiscono dichiarare l’avvenuta compensazione delle spese tra le parti. Ma adesso con la recente modifica normativa (D.Lgs. 156/2015) le cose potrebbero invertirsi e finalmente potremmo vedere il Fisco che paga anche i danni arrecati ai contribuenti.   Vincenzo D’Andò