Regole da seguire per la deduzione fiscale dei compensi pagati agli amministratori

Pubblicato il 7 maggio 2016



un veloce ripasso delle regole da seguire per evitare contestazioni fiscali sulla deduzione dei compensi amministratori dal reddito d'impresa
diario-quotidiano-articoli-11Vi sono alcune regole da tenere bene a mente per evitare la contestazione della deduzione fiscale dei compensi pagati agli amministratori, soprattutto dopo gli ultimi interventi di giurisprudenza. In particolare sono queste le indicazioni basilari da osservare: - il compenso deve essere determinato con specifica delibera assembleare, pena la non deducibilità dal reddito; - qualora l’amministratore svolga la propria opera a titolo gratuito è opportuno prevederlo nello statuto o con successiva delibera dell’assemblea dei soci, dato che il compenso, civilisticamente è sempre dovuto; - per quanto concerne l'attribuzione ex-novo del TFM - Trattamento di Fine Mandato - è richiesta la data certa dell'atto di fissazione del compenso per cui si può ricorrere operativamente (nelle sole società di capitali) alle dimissioni degli amministratori e alla loro nomina ex novo, con contestuale delibera di compensi e indennità di fine mandato, dandogli a questo punto data certa. La giurisprudenza è intervenuta, con due recenti pronunce, in materia di corresponsione dei compensi, stabilendo che la delibera assembleare non può scaturire in maniera implicita da quella di approvazione del bilancio, poiché non conforme al disposto dell’art. 2389 c.c., che invece ne prevede una determinazione specifica. La mancanza di specifica deliberazione  può causare l’indeducibilità dei compensi dal reddito d’impresa.   La disciplina dei compensi regolata dall’art. 2389 c.c. stabilisce che la remunerazione dei componenti dell’organo amministrativo di società di capitali venga stabilita all’atto della nomina o dall’assemblea, quindi qualora il compenso non sia determinato nell’atto costitutivo o nello statuto, è necessaria un’esplicita delibera assembleare. A tal proposito, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24768/2015, ha precisato che l’approvazione non può discendere da quella relativa al bilancio (ancorché contenente la remunerazione dell’organo amministrativo), salvo che un’assemblea convocata solo per l’approvazione, non abbia espressamente discusso e approvato - rispettando tutte le regole di convcazione e di approvazione - la proposta di determinazione dei compensi. Si pone pertanto l’esigenza di garantire la piena conformità della delibera assembleare alle regole di formazione della volontà sociale, con la conseguenza che, qualunque delibera in contrasto con i principi di cui sopra, non è idonea a configurare specifica delibera richiesta dall’art. 2389 c.c.. Tali orientamenti giurisprudenziali, oltre a chiarire l’iter civilistico da adottare, determinano ricadute fiscali non indifferenti, poiché dalla conformità/validità delle delibere di approvazione  deriva la deducibilità del compenso dal reddito d’esercizio. *** In deroga al generale criterio di competenza, sul quale è fondata la determinazione del reddito d’impresa, l’art. 95, comma 5, del TUIR stabilisce che il compenso degli amministratori persone fisiche è deducibile, da parte della società, nel periodo d’imposta in cui lo stesso è effettivamente erogato. La Suprema Corte con la sentenza n. 21953/2015, ha introdotto un ulteriore importante principio, peraltro contestato dalal prevalente dottrina: anche in caso di conformità dell'iter di approvazione del compenso rimane tuttavia salva la possibilità per l’Amministrazione Finanziaria di neutralizzarne la deducibilità fiscale qualora la quantificazione appaia insolita, sproporzionata ovvero strumentale all’ottenimento di indebiti vantaggi. Ciò significa che, laddove non sia accertata la congruità del costo oppure l’attendibilità economica di quanto esposto nei bilanci e nelle dichiarazioni, l’amministrazione finanziaria ha facoltà di ridurre il compenso, contestandone la parziale deducibilità (Cass. 21953/2015).   Trattamento di fine mandato Altra questione assai delicata è quella del trattamento di fine mandato erogato agli amministratori. In tale ambito, l’art. 105, comma 4, del TUIR, in materia di deduzione degli accantonamenti, prevede che le disposizioni dei commi 1 e 2, valgano anche per gli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto (TFM). Per cui l’indennità di fine mandato riconosciuta all’amministratore, rappresenta un costo fiscalmente deducibile. Anche in questo caso, la materia è oggetto di contrasti interpretativi, su cui emergono sostanzialmente due posizioni difformi: - da un lato la tesi sostenuta dall’AIDC, (Associazione Italiana Dottori Commercialisti) espressa dalla norma di comportamento n. 180, in base alla quale la determinazione del TFM prescinde dal fatto che il diritto all’indennità venga stabilito anteriormente all’inizio del rapporto o in costanza di rapporto. Il regime di deducibilità per competenza dell’indennità di fine rapporto si rende quindi pienamente applicabile; - dall’altro la posizione dell’Agenzia delle entrate che, con la risoluzione n. 211 del 22 maggio 2008, stabilisce che gli accantonamenti relativi al trattamento di fine rapporto, effettuati da una società in favore dei propri amministratori, sono deducibili solo se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto. Pertanto per i rapporti che non soddisfano tale condizione, la deduzione del costo sarà possibile solo nell’anno di erogazione dell’indennità.   Vincenzo D’Andò