Prime disposizioni attuative del c.d. “interpello sui nuovi investimenti”

Questo articolo fa parte del diario del 19 maggio 2016

Come è noto, con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 aprile 2016 – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 110 del 12 maggio 2016 – sono state rese le prime disposizioni attuative relative all’istituto dell’interpello sui nuovi investimenti previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 (c.d. decreto internazionalizzazione).

Adesso Assonime, con una nota del 18 maggio 2016, ne traccia gli aspetti salienti: Ai sensi di tale articolo, le imprese “che intendono effettuare investimenti nel territorio dello Stato di ammontare non inferiore a trenta milioni di euro e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento e durature” possono presentare in via preventiva all’Agenzia delle entrate un’istanza di interpello “in merito al trattamento fiscale del loro piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione, ivi inclusa, ove necessaria, la valutazione circa l’esistenza o meno di un’azienda”. Il nuovo interpello, ricordiamo, non è ancora operativo perché la sua concreta applicabilità è legata all’emanazione di un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che ne regoli l’attuazione in dettaglio (cfr. commi 6 e 7 dell’art. 2 del D. Lgs. n. 147 del 2015). Esso rappresenta un generale strumento di definizione della situazione fiscale del contribuente, volto a garantire stabilità e certezza giuridica in ordine alle conseguenze delle operazioni di maggiore rilevanza economica poste in essere dal contribuente. A questo fine il citato art. 2 ha previsto che l’istanza di interpello può: – avere ad oggetto “anche la valutazione preventiva circa l’eventuale assenza di abuso del diritto fiscale o di elusione, la sussistenza delle condizioni per la disapplicazione di disposizioni antielusive e l’accesso ad eventuali regimi o istituti previsti dall’ordinamento tributario”;

– riguardare anche “tributi non di competenza dell’Agenzia delle entrate”, nel qual caso l’Agenzia provvede “ad inoltrare la richiesta dell’investitore agli enti di competenza che rendono autonomamente la risposta”.

Il decreto, comunque, contiene importanti specificazioni in merito all’ambito applicativo del nuovo istituto. A questo proposito, il “piano di investimento” – che può avere carattere pluriennale e che deve, ovviamente, essere realizzato sul territorio nazionale – è definito come “qualsiasi progetto di realizzazione di un’iniziativa economica avente carattere duraturo, nonché di ristrutturazione, ottimizzazione od efficientamento di un complesso aziendale già esistente, e di iniziative dirette alla partecipazione al patrimonio dell’impresa” (art. 1, lett. c, del decreto). A titolo esemplificativo, l’art. 2 del decreto precisa che l’investimento può concernere: a) la realizzazione di nuove attività economiche o l’ampliamento di attività economiche preesistenti; b) la diversificazione della produzione di un’unità produttiva esistente; c) la ristrutturazione di un’attività economica esistente al fine di consentire all’impresa il superamento o la prevenzione di una situazione di crisi; d) le operazioni aventi ad oggetto le partecipazioni in un’impresa.

L’istanza può essere presentata da tutti i soggetti titolari di reddito di impresa, tra i quali sono espressamente annoverati anche gli imprenditori esteri privi di stabile organizzazione nel territorio dello Stato; sono legittimati alla presentazione dell’istanza, tra l’altro, i “gruppi di società o raggruppamenti di imprese” nonché gli enti non commerciali residenti, in relazione all’eventuale attività commerciale esercitata ovvero “a condizione che l’investimento comporti lo svolgimento di un’attività commerciale o si traduca nella partecipazione…

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