I nuovi studi di settore salvano il professionista, se favorevoli hanno valenza retroattiva

studi-di-settore-fiscooggiIl professionista si salva dall’accertamento fiscale se i suoi redditi sono congrui con gli studi di settore più recenti: i nuovi standard hanno, infatti, una portata retroattiva e si applicano anche alle vecchie dichiarazioni dei redditi, in quanto maggiormente affidabili nel calcolo dei ricavi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8812 del 4 maggio 2016.

Accertamenti fiscali sui professionisti: studi di settore retroattivi. La crisi economica del professionista blocca l’accertamento dell’Agenzia delle entrate fondato sui precedenti studi di settore.

La Suprema Corte ha riconosciuto ai nuovi studi di settore una portata retroattiva: è così salvo il professionista il cui reddito, per colpa della crisi economica, non è congruo rispetto ai parametri adottati in precedenza dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso di specie, a evitare l’accertamento è stato un avvocato, finito nelle maglie degli studi di settore perché risultato non conforme alle “presunzioni” del fisco.

I nuovi standard elaborati dai tecnici dell’amministrazione finanziaria possono salvare il professionista anche per le dichiarazioni fiscali presentate negli anni passati, prima che il metodo venisse aggiornato alla versione attualmente in vigore. Infatti, sostiene la Corte, lo studio di settore più recente è uno strumento anche più raffinato e quindi ben può valere per il passato.

La sentenza dà rilievo all’attendibilità dello studio di settore successivo nel quale vengono utilizzati metodi statistici più sofisticati che consentono una rappresentazione del reddito del contribuente più aderente alla realtà.

In definitiva, la Corte mette in risalto che la “congruità”, ai fini dell’eventuale ricostruzione induttiva del reddito, deve essere valutata in base agli ultimi studi di settore anche per gli anni di imposta precedenti alla loro introduzione.

 

Vincenzo D’Andò

6 MAGGIO 2016

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