La possibilità di falcidiare l'IVA nel concordato preventivo

SOMMARIO
1. Il problema della falcidia dell’IVA nel concordato preventivo. – 2. La tesi a favore dell’intangibilità dell’IVA e delle ritenute operate. – 3. La tesi a favore della falcidiabilità dell’IVA. – 4. La sentenza della Corte di Giustizia UE. – 5. Considerazioni conclusive.

Il problema della falcidiabilità dell’IVA nel concordato preventivo.

Il problema della falcidiabilità dell’IVA nei concordati preventivi è stato assai dibattuto negli ultimi anni. Frequentissimi sono stati infatti i casi di società in crisi che si presentavano alle soglie dell’accesso alla procedura con ingenti debiti per IVA (e per ritenute).
Nella prassi, infatti, le imprese in crisi di liquidità spesso utilizzano, quale forma (estrema) di autofinanziamento “improprio”, lo “strumento” del sovraindebitamento fiscale – in particolare sul piano dell’omesso versamento dell’IVA, nonché delle ritenute e dei contributi previdenziali; così spesso prolungando (ed aggravando) la fase di crisi, se non di vera e propria insolvenza (tant’è che il sovraindebitamento fiscale risulta uno dei “campanelli d’allarme” della crisi).
Come noto, il problema del pagamento dell’IVA nel concordato preventivo è collegato al primo comma dell’art. 182-ter l.f. – come modificato dall’art. 32, comma quinto, lett. a) del d.l. 29.11.08 n. 185 (che ha aggiunto all’originaria formulazione della norma la previsione per cui “con riguardo all’imposta sul valore aggiunto”)1 – per il quale in presenza di una proposta di transazione fiscale 2, tanto nell’ambito di un concordato preventivo quanto di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f., il pagamento dell’Iva può essere soltanto dilazionato ma non falcidiato (e con l’art. 29 del Decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, l’intangibilità è stata estesa anche “alle ritenute operate e non versate”).
Ci si era così posti il problema se l’imprenditore che …

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