Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato del TFR: precisazioni sul codice di autorizzazione

Questa notizia fa parte del diario del 12 maggio 2016

Riguardo l’obbligo di versamento delle quote di TFR al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 cc” – istituito dall’art. 1, co. 755 e seguenti, della L. n. 296/2006 – l’Inps, con messaggio del 10 maggio 2016, n. 2078, fornisce precisazioni in ordine all’attribuzione del codice di autorizzazione 1R.
Tale Fondo – istituito dal 1° gennaio 2007, gestito, per conto dello Stato, dall’INPS su un apposito conto corrente aperto presso la tesoreria dello Stato – garantisce ai lavoratori dipendenti del settore privato l’erogazione dei trattamenti di fine rapporto.
In particolare, la specifica disciplina contenuta nel comma 755, dell’articolo 1, Legge n. 296/2006 si applica solo nei confronti dei lavoratori dipendenti del settore privato, pertanto, sono obbligati al versamento del contributo tutti i datori di lavoro del settore privato, con esclusione dei datori di lavoro domestico.
Nel settore privato si intendono inclusi anche gli organismi pubblici che sono stati interessati da processi di privatizzazione, indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata del capitale e con riferimento ai dipendenti per i quali è prevista l’applicazione del suddetto articolo 2120 del codice civile, nonché gli Enti cui sia stata conferita la natura giuridica di “ente pubblico economico” e con riferimento agli stessi dipendenti.
Sono, invece, esclusi dall’applicazione della norma, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Il datore di lavoro deve avere alle proprie dipendenze almeno 50 addetti; in tale limite devono essere computati tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro e dall’orario di lavoro.
Pertanto, ogni lavoratore, qualunque siano le particolarità che caratterizzano il suo contratto di lavoro subordinato (tempo determinato, stagionale, apprendistato, inserimento o reinserimento, intermittente, formazione e lavoro, somministrazione, domicilio, ecc.) vale come una unità ai fini del calcolo del predetto limite dimensionale, ad eccezione dei lavoratori con contratto di lavoro a tempo parziale. Anche il lavoratore assente (qualunque sia la causa, compresa l’aspettativa per cariche elettive o sindacali, aspettativa motivi famiglia e altre) è computato nel limite, a meno che in sua sostituzione sia stato assunto un altro lavoratore, nel qual caso sarà computato quest’ultimo. I lavoratori “somministrati” sono computati in capo all’impresa di somministrazione e, pertanto non devono essere computati dall’impresa utilizzatrice; i lavoratori “distaccati” all’estero o in Italia sono computati nella forza aziendale del distaccante, in quanto titolare unico del rapporto di lavoro. Sono altresì computati nel limite dimensionale i soci di cooperative con rapporto di lavoro subordinato.
Il limite dimensionale, tuttavia, non è l’unico elemento su cui si fondano gli obblighi nei riguardi del Fondo di Tesoreria. La circolare n. 70/2007 ha, infatti, illustrato la casistica relativa a quei lavoratori che, a seguito di operazione societaria o cessione di contratto, passano in continuità di rapporto di lavoro ex articolo 2112 del codice civile presso altro datore di lavoro. In proposito, l’Inps ha chiarito che, laddove si realizzi il passaggio di personale in precedenza alle dipendenze di datore di lavoro assoggettato a tale obbligo, il nuovo datore di lavoro, sebbene non soggetto al Fondo di Tesoreria, è tenuto al versamento delle quote TFR limitatamente a tale personale.
Per individuare le aziende che, o in funzione del requisito occupazionale, ovvero in conseguenza di operazioni societarie, sono tenute a versare quote di TFR al Fondo di Tesoreria per almeno un dipendente, con il messaggio n. 6509/2014 è stato ampliato il…

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