Diario quotidiano dell’11 maggio 2016: la cartella esattoriale TARI deve essere notificata entro tre anni

Pubblicato il 11 maggio 2016

1) Fatture emesse ai clienti ma poi non registrate: conseguenze in materia penale
2) Registro imprese: pronte le istruzioni sui modelli aggiornati
3) Sequestro dell’auto senza assicurazione: come ritornare in possesso della propria autovettura
4) Niente Tari per chi toglie le slot machine
5) Mancato pagamento Tari: la cartella esattoriale deve essere notificata entro tre anni
6) Gestori di apparecchi da gioco: in arrivo lettere di regolarizzazione
7) Diminuisce l’apertura delle partite Iva
8) Istituto del reclamo e della mediazione estesi a tutte le liti
9) Accertamento sintetico: dimostrare la disponibilità di ulteriori redditi
10) Contribuente irreperibile: nulla la notifica senza la dimostrazione che il messo abbia adempiuto
 
domanda-ctIndice: 1) Fatture emesse ai clienti ma poi non registrate: conseguenze in materia penale 2) Registro imprese: pronte le istruzioni sui modelli aggiornati a seguito di nuovi decreti 3) Sequestro dell’auto senza assicurazione: come ritornare in possesso della propria autovettura 4) Niente Tari per chi toglie le slot machine 5) Mancato pagamento Tari: la cartella esattoriale deve essere notificata entro tre anni 6) Gestori di apparecchi da gioco: in arrivo lettere di regolarizzazione 7) Diminuisce l’apertura delle partite Iva 8) Istituto del reclamo e della mediazione estesi a tutte le liti 9) Accertamento sintetico: il contribuente è tenuto a dimostrare la disponibilità di ulteriori redditi 10) Contribuente irreperibile: nulla la notifica senza la dimostrazione che il messo abbia adempiuto  
  1) Fatture emesse ai clienti ma poi non registrate: conseguenze in materia penale Che succede all’imprenditore che emette regolarmente le fatture ai propri clienti, ma poi non le registra in contabilità ?. Ebbene a tale dilemma ha risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19106 del 9 maggio 2016, secondo cui si rischia una condanna per distruzione delle scritture contabili nel momento in cui presso la sede legale del cliente siano rinvenute delle fatture di cui però non via sia traccia nelle sede aziendale dell’imprenditore (ovvero, nella sede legale di colui che ha emesso le fatture) o magari non via sia traccia neppure presso il proprio commercialista tenutario delle scritture contabili. La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso del rappresentante legale di un’azienda condannato al carcere per aver distrutto la contabilità. In particolare, le accuse erano scattate dopo un’ispezione nell’ambito della quale la Guardia di finanza aveva rinvenuto presso un cliente della fatture emesse dall’imprenditore ma delle quali non risultava traccia in contabilità. Inutile a questo punto il tentativo della difesa di smontare l’impianto accusatorio. La terza sezione penale lo ha interamente confermato spiegando che la condotta del reato richiede un comportamento attivo e commissivo di distruzione o occultamento dei documenti contabili la cui istituzione e tenuta è obbligatoria per legge. Infatti, la disposizione di cui all’art. 10, D.Lgs. n. 74 del 2000 prevede una doppia alternativa condotta riferita ai documenti contabili (la distruzione e l’occultamento totale o parziale), un dolo specifico di evasione propria o di terzi e un evento costitutivo, rappresentato dalla sopravvenuta impossibilità di ricostruire, mediante i documenti i redditi o il volume degli affari al fine dell'imposta sul valore aggiunto. Dunque, in tali circostanze si è in presenza di un reato a condotta vincolata commissiva con un evento di danno, rappresentato dalla perdita della funzione descrittiva della documentazione contabile. ******   2) Registro imprese: pronte le istruzioni sui modelli aggiornati a seguito di nuovi decreti Registro imprese: pront