Diario quotidiano del 30 maggio 2016: il liquidatore diligente non paga le omesse ritenute; le nuove sanzioni per i commercialisti che non maturano crediti formativi

Pubblicato il 30 maggio 2016



1) Modifiche al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016
2) Pensionandi: ecco le regole per il part-time agevolato
3) Start up innovative: ulteriori chiarimenti dal Mise
4) Pagamento dell’assegno per il nucleo familiare: confermati i livelli reddituali anche per il periodo 1° luglio 2016 -30 giugno 2017
5) Problematica la cessione nel quinquennio dalla ultimazione di un immobile frazionato
6) Commissione Ue: chiarita la nozione di aiuto di Stato
7) Quando applicare il “reverse charge” Iva alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop
8) Se l’Amministrazione finanziaria sbaglia va condannata alle spese sulle liti tributarie
9) Il liquidatore diligente è immune da contestazioni fiscali
10) Sulla formazione continua il CNDCEC fa sul serio: nuove sanzioni
 
diario-quotidiano-articoli-8Indice: 1) Modifiche al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016 2) Pensionandi: ecco le regole per il part-time agevolato 3) Start up innovative: ulteriori chiarimenti dal Mise 4) Pagamento dell’assegno per il nucleo familiare: confermati i livelli reddituali anche per il periodo 1° luglio 2016 -30 giugno 2017 5) Problematica la cessione nel quinquennio dalla ultimazione di un immobile frazionato: un nuovo studio del Notariato affronta la tematica Iva 6) Commissione Ue: chiarita la nozione di aiuto di Stato 7) Quando applicare il “reverse charge” Iva alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop 8) L’Amministrazione finanziaria se sbaglia va condannata al pagamento delle spese sulle liti tributarie 9) Il liquidatore diligente è immune da contestazioni fiscali 10) Sulla formazione continua il CNDCEC fa sul serio  
  studi-di-settore-fiscooggi1) Modifiche al software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016 Ha subito ulteriori modifiche il software di compilazione degli studi di settore (cd. Gerico 2016): è quanto emerge dalla nota pubblicata il 27 maggio 2016 dall’Agenzia delle entrate, la quale precisa, però, che le modifiche apportate a GERICO non comportano effetti sui risultati di congruità, di coerenza e di normalità elaborati con la precedente versione 1.0.0.. E questo fa presupporre che non vi sia alcuna intenzione quest’anno di concedere proroghe nei versamenti, come invece avvenuto negli anni precedenti, pur in presenza di insistenti lamentale delle Associazioni nazionali dei commercialisti. Comunque, a parte ciò, vediamo di seguito le informazioni diramate dalle Entrate: ---> Leggi tutto ******   2) Pensionandi: ecco le regole per il part-time agevolato L’Inps, con la circolare n. 90 del 26 maggio 2016, ha fornito la regole operative e le istruzioni per la fruizione dei benefici introdotti dall’art. 1, comma 284, della legge 208/2015, a favore dei lavoratori dipendenti a tempo pieno ed indeterminato del settore privato che maturano il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 e che concordano con il datore di lavoro la riduzione, in misura compresa tra il 40% e il 60%, dell’orario del rapporto di lavoro. In particolare, il diritto all’accesso al “part-time agevolato”, previo accordo con il proprio datore di lavoro, può essere riconosciuto ai lavoratori in possesso dei seguenti requisiti e al ricorrere delle seguenti condizioni: - sussistenza, al momento della richiesta, della titolarità di un rapporto di lavoro subordinato del settore privato, anche agricolo, con contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato; - iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive o esclusive della medesima; - maturazione entro il 31 dicembre 2018 del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia da parte dei lavoratori già in possesso, al momento della domanda, del relativo requisito contributivo. Nella suddetta circolare vengono poi chiariti i contenuti e il procedimento per accedere al beneficio, le modifiche del rapporto di lavoro, la presentazione della domanda, i criteri che portano alla cessazione e alla revoca del beneficio e le istruzioni per la compilazione delle denunce retributive e contributive, oltre a quelle di natura contabile. ******   diario-quotidiano-articoli-93) Start up innovative: ulteriori chiarimenti dal Mise Il Ministero dello Sviluppo, con quattro distinti pareri, tutti datati 20 maggio 2016, ha fornito ulteriori chiarimenti in tema di start up innovative. Questo è quanto comunicato dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con una nota del 27 maggio 2016, pubblicata sul proprio sito internet. Il primo dei quattro documenti, in particolare parere n. 141363, si riferisce ai requisiti necessari per la creazione di una start-up innovativa nel settore del commercio. Il Ministero chiarisce che il legislatore considera binomio indissolubile l’accezione “innovativi ad alto valore tecnologico” riferita a prodotti o servizi forniti dalle aspiranti start-up innovative. Il secondo parere si concentra sulle start-up a vocazione sociale, parere n. 141336, e stabilisce che esse si caratterizzano per l’oggetto sociale della società, che deve riguardare servizi di utilità sociale, e che hanno l'obbligo di redigere, oltre quanto richiesto a tutte le start-up innovative, anche il documento di descrizione di impatto sociale, da depositare annualmente, pena la perdita dei requisiti di start-up a vocazione sociale. Pertanto, lo status di start-up a vocazione sociale va rivisto annualmente secondo il documento depositato presso il registro delle imprese. Dunque, come specificato nel parere, se alla fine del primo anno la società non trasmette un nuovo documento di descrizione di impatto sociale, deve considerarsi mancante dello status particolare di start-up a vocazione sociale, potendo però rimanere start-up innovativa ordinaria. Con l'invio di un nuovo documento di descrizione di impatto sociale anche oltre i termini, però, è possibile rientrare nello status di start-up a vocazione sociale. Con parere n. 141293, il MiSE fornisce risposta ad una richiesta di chiarimento circa la scadenza dei termini per la conferma dei requisiti delle start up innovative senza aver ancora provveduto al deposito del bilancio d’esercizio (condizione indispensabile per la redazione della dichiarazione di conferma del possesso dei requisiti di cui al comma 15 dell’art. 25). Al quesito il Ministero conferma che ai fini amministrativi la dichiarazione presentata in assenza di bilancio depositato non è da considerarsi valida e che pertanto, in assenza, la Camera di Commercio, dovrà sospendere la pratica di conferma. Infine, con parere 141349, vengono fornire risposte ad un quesito in merito alla distribuzione degli utili da parte di una società che si è cancellata volontariamente dalla sezione speciale del registro delle imprese. Il Ministero, dopo aver analizzato la peculiare fattispecie, risponde ritenendo che ancorché gli utili siano maturati in pendenza dell’iscrizione della start-up nella apposita sezione speciale, la loro divisione sia possibile anche nell’esercizio successivo alla loro maturazione. ******   4) Pagamento dell’assegno per il nucleo familiare: confermati i livelli reddituali anche per il periodo 1° luglio 2016 -30 giugno 2017 Per l’anno 2016 restano immutati i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015. Lo ha precisato l’Inps, con la circolare n. 92 del 27 maggio 2016. ,relativa alla decorrenza dal 1° luglio 2016 dei nuovi livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare alle diverse tipologie di nuclei. La Legge n. 153/88 stabilisce che i livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall'ISTAT, intervenuta tra l'anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell'assegno e l'anno immediatamente precedente. Il Dipartimento delle politiche per la famiglia con il comunicato pubblicato sulla G.U. n. 35 del 12.02.2016, ha reso noto che, in base ai calcoli effettuati dall'ISTAT, la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2014 e l'anno 2015 è risultata pari a – 0,1 per cento. Come ricordato dal suddetto comunicato, l’articolo 1, comma 287 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208, ai fini della rivalutazione da applicare sulle prestazioni assistenziali e previdenziali, ha stabilito che “con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’adeguamento, all’analogo valore medio relativo all’anno precedente non può essere inferiore a zero”. Pertanto, in applicazione del predetto articolo, restano fermi per l’anno 2016 i livelli reddituali contenuti nelle tabelle relative all’anno 2015 (circolare INPS n. 109/2015), nonchè i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017, alle diverse tipologie di nuclei familiari. Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione. ******   5) Problematica la cessione nel quinquennio dalla ultimazione di un immobile frazionato: un nuovo studio del Notariato affronta la tematica Iva Chiarita la disciplina Iva della vendita a seguito di intervento edilizio di frazionamento. Lo Studio n. 57-2016/T, pubblicato il 27 maggio 2016 dal Consiglio nazionale del notariato, esamina la possibilità di abbreviare il termine di novanta giorni per l’opposizione dei creditori alla riduzione reale del capitale ex artt. 2445 e 2482, c.c. e, quindi, di dare attuazione anticipata alla riduzione, mediante applicazione delle cautele previste, da un lato, in materia di trasformazione regressiva e di revoca dello stato di liquidazione e, dall’altro lato, in materia di fusione e di scissione. IVA: vendita nel quinquennio a seguito di frazionamento - Studio n. 57-2016/T La cessione nel quinquennio dalla ultimazione di un bene oggetto di frazionamento edilizio genera, secondo il Notariato, ancora problematiche di inquadramento nella disciplina Iva. Nello studio citato viene precisato che: - il relativo inquadramento deve essere effettuato analizzando solo il tipo di intervento edilizio a seguito del quale si realizzi il frazionamento stesso; - non incide sulla qualificazione fiscale della vendita di un bene frazionato la connessa modifica di destinazione d’uso. - a tali fini non rivestono un ruolo decisivo neanche il non avvenuto aumento della volumetria complessiva dell’intero edificio e il mantenimento della originaria destinazione d’uso; - il nuovo testo della lett. b) dell’art. 3 del D.P.R. 380 /2001 non ha modificato la disciplina iva e nello specifico la definizione di impresa di ripristino e che le novità urbanistiche devono essere sempre riportate all’interno degli schemi dettati dal legislatore fiscale. ******   6) Commissione Ue: chiarita la nozione di aiuto di Stato Questo per effetto della comunicazione della Commissione europea sulla nozione di aiuto di Stato. Infatti, il 19 maggio 2016 la Commissione europea ha adottato la comunicazione sulla nozione di aiuto di Stato. Si tratta del primo documento che era previsto per il processo di modernizzazione degli aiuti ma che finora era rimasto a livello di bozza. Obiettivo della Comunicazione è quello di chiarire, alla luce della giurisprudenza delle Corti europee, il significato dei diversi requisiti in presenza dei quali un aiuto di Stato è considerato incompatibile con il mercato interno ai sensi del’articolo 107.1 TFUE ed è pertanto vietato. La Comunicazione chiarisce innanzitutto la nozione di impresa per distinguere quelle situazioni nelle quali l’intervento pubblico ha natura economica rispetto a quelle in cui ha natura di esercizio di poteri pubblici. Solo nel primo caso infatti è possibile applicare l’articolo 107.1. La Commissione si sofferma su quei settori, come sanità, previdenza ed istruzione, che sono tradizionali ambiti di intervento pubblico ma che hanno subito parziale modifica nel corso del tempo con un crescente intervento di soggetti privati nella fornitura. È necessario in questi casi distinguere quando l’attività sia economica o meno; a tal fine vengono utilizzati alcuni indicatori come ad esempio la corrispondenza o meno della prestazione al pagamento effettuato. La Commissione procede, quindi, ad analizzare separatamente i diversi requisiti: quello dell’utilizzo di risorse pubbliche e della loro imputabilità allo Stato; quello del vantaggio conferito dall’aiuto con il principio dell’investitore privato; quello della selettività del vantaggio stesso; e infine quelli relativi agli effetti dell’aiuto rispettivamente sugli scambi tra stati membri e (anche solo in via potenziale) sulla concorrenza. Situazioni controverse Una specifica attenzione viene data ad alcune situazioni controverse. In particolare la comunicazione si sofferma sul problema degli aiuti sotto forma di misura fiscale che hanno presentato negli ultimi tempi nuovi fronti di intervento (le decisioni della Commissione in materia di tax rulings). Rispetto alla bozza precedente maggiore spazio viene dato al problema dell’interpretazione della disciplina con riferimento ai casi di finanziamento delle infrastrutture. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante visto il contributo che gli investimenti in infrastrutture possono comportare per la crescita economica, testimoniata dallo sforzo compiuto con il Piano Juncker. La sentenza della Corte di Giustizia Leipzig Halle del 19 dicembre 2012 ha sollevato la questione della possibile presenza di un aiuto di Stato non solo al livello della gestione della infrastruttura e del suo utilizzo, come da tempo riconosciuto, ma anche della sua costruzione. La Comunicazione chiarisce ad esempio che l’investimento per la costruzione o il miglioramento di una infrastruttura non costituisce aiuto se l’infrastruttura non è in diretta concorrenza con altre infrastrutture dello stesso tipo; oppure che anche se una infrastruttura è costruita con aiuto pubblico esso non beneficia il gestore se questo paga un prezzo di mercato. La disciplina degli aiuti di Stato riguarda in ogni caso solo investimenti che hanno effetti transfrontalieri. ******   7) Quando applicare il “reverse charge” Iva alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop Su quando applicare il “reverse charge” Iva alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop è intervenuta una nota di Assonime, pubblicata il 27 maggio 2016, a commento della circolare delle Entrate n. 21/E del 25 maggio 2016.  (Precisazioni anche qui) Con tale documento di prassi l’Agenzia delle entrate ha, infatti, commentato le disposizioni del Decreto legislativo 11 febbraio 2016, n. 24, che ha apportato talune modifiche alla disciplina del reverse charge stabilita dall’art. 17 del D.P.R. n. 633 del 1972. Tali modifiche sono state introdotte in attuazione delle direttive comunitarie n. 2013/42/UE e 2013/43/UE del 22 luglio 2013, concernenti, rispettivamente, il meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di IVA e l’applicazione facoltativa e temporanea del reverse charge ad alcune operazioni particolarmente soggette al rischio di frodi. In base a tali modifiche, il regime del reverse charge è stato esteso alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate anteriormente alla loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale. Queste modifiche si sono rese applicabili a partire dal sessantesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore del provvedimento (3 marzo, data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale), e cioè per le operazioni effettuate a partire dal 2 maggio 2016 e fino alla data del 31 dicembre 2018. L’art. 199-bis della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006, infatti, ha dato agli Stati membri la facoltà di stabilire il reverse charge, per tali operazioni, per un periodo minimo di due anni, ma fino al 31 dicembre 2018. Nel commentare la lett. c) del sesto comma dell’art. 17 del D.P.R. n. 633 del 1972, sotto il profilo oggettivo, la circolare dell’Agenzia sottolinea che l’applicazione del tributo con il meccanismo del reverse charge riguarda le cessioni di dispositivi a circuito integrato (microprocessori e unità centrali di elaborazione) effettuate anteriormente alla loro installazione in prodotti destinati ai consumatori finali, nonché le cessioni di console da gioco (codice nomenclatura combinata 9504 50 00), tablet PC e laptop (NC 8471 30 00). L’Agenzia chiarisce, inoltre, che l’obbligo dell’inversione contabile concerne le sole cessioni dei beni che vengono poste in essere nella fase distributiva che precede l’attività di commercio al minuto, la quale, di regola, è caratterizzata da una frequenza di transazioni tale da rendere particolarmente onerosa l’applicazione del reverse charge. Sotto il profilo soggettivo, la circolare puntualizza che, per le cessioni territorialmente rilevanti dei beni in questione, l’obbligo di assolvere l’imposta ricade sui cessionari che siano soggetti passivi d’imposta, anche se non stabiliti in Italia, come a suo tempo precisato nella risoluzione n. 28/E del 28 marzo 2012 (in tale ipotesi, il soggetto passivo estero, privo di stabile organizzazione in Italia, deve quindi identificarsi in territorio nazionale ai fini dell’assolvimento dell’imposta). In merito alle violazioni relative all’omessa o errata applicazione del criterio dell’inversione contabile alle operazioni in esame, la circolare chiarisce che si rendono ad esse applicabili le sanzioni stabilite dall’art. 6, commi 9-bis 1 e 9-bis 2, del D.Lgs. n. 471 del 1977, rispettivamente previste per i casi di erronea applicazione del reverse charge da parte del cedente e del cessionario. Relativamente, infine, alla decorrenza delle nuove disposizioni, viene precisato opportunamente che, avendo la nuova disciplina esplicato la propria efficacia già in relazione alle operazioni effettuate a decorrere dal 2 maggio 2016, in ossequio ai principi dello Statuto del contribuente non saranno applicate sanzioni per gli eventuali comportamenti difformi che siano stati adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione della circolare. ******   8) Se l’Amministrazione finanziaria sbaglia va condannata al pagamento delle spese sulle liti tributarie Giustizia tributaria: Compensazione spese lite solo se motivata. Il giudice tributario non può disporre la compensazione delle spese di lite, adducendo l’esistenza di discordanti, ma non precisati, precedenti giurisprudenziali sulla questione nodale della controversia. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 10917 del 26 maggio 2016, ha accolto il ricorso di un contribuente avverso la pronuncia con cui la Ctr dichiarava estinto il giudizio sulla revoca del beneficio prima casa per alienazione dell’immobile senza riacquisto in termini di legge, compensando le spese di giudizio. Dunque, l’imprecisato contrasto giurisprudenziale non giustifica la compensazione: In tema di compensazione delle spese giudiziali – precisa la Corte Suprema - la sussistenza di un imprecisato contrasto nella giurisprudenza di merito, rispetto a soluzioni interpretative non ancora passate al vaglio di legittimità, non può essere ricondotta alla nozione di “gravi ed eccezionali ragioni” di cui all'art. 92 comma 2 c.p.c., nella formulazione applicabile ratione temporis al caso di specie, trattandosi di circostanza non idonea ad accreditare un ragionevole affidamento della parte sulla fondatezza delle proprie ragioni. Ora nel caso di specie la Ctr ha giustificato la compensazione delle spese processuali in ragione di discordanti precedenti sulla questione nodale, senza tuttavia fare alcun cenno ad eventuali precedenti giurisprudenziali che in concreto avessero offerto letture discordanti della norma di legge ritenuta decisiva ai fini del giudizio. La generica indicazione di discordanti precedenti non può integrare il requisito delle gravi ed eccezionali ragioni proprio perché caratterizzata da un’estrema genericità, che non consente di richiamare il requisito idoneo a giustificare la compensazione delle spese, invece disposta. D’altra parte, ha concluso la Corte, gli stessi giudici di legittimità, in altre occasioni, non hanno mancato di sottolineare come la complessità di un testo normativo e della sua esegesi, non giustifichi il ricorso al criterio della compensazione, a meno che non siano specificate le ragioni per cui l’insorto dubbio interpretativo assurga a livello di eccezionale gravità. ******   9) Il liquidatore diligente è immune da contestazioni fiscali Il liquidatore che ha rispettato il criterio di riparto previsto dalle norme fiscali non può essere ritenuto responsabile del reato di omesso versamento di ritenute. Ai fini della configurabilità del reato, occorre infatti che sia data prova della distrazione dei fondi ovvero di aver preferito altri creditori all'Erario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21987 del 26 maggio 2016. Nel caso di specie, il liquidatore di una società era indagato per il reato di omesso versamento delle ritenute certificate, previsto e punito dall’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74 del 2000. In particolare, allo suddetto liquidatore veniva contestato di avere omesso il versamento di ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai lavoratori dipendenti, per un ammontare pari a circa 740.000 euro. Nell’ambito del procedimento penale, veniva disposto il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, oltreché di beni mobili ed immobili societari, anche dei saldi attivi bancari e finanziari facenti capo all’indagato. La misura cautelare era confermata anche dal Tribunale del riesame cui si era rivolta la difesa per ottenere il dissequestro delle disponibilità. L’indagato proponeva, quindi, ricorso per Cassazione, sostenendo che il Tribunale aveva omesso di considerare il rilievo assunto nella specie dall’art. 36 del Dpr 602/73, che limita la responsabilità dei liquidatori, considerandola norma meramente civilistica. L’art. 36 del Dpr 602 del 1973 stabilisce che i liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori, rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilità è commisurata all’importo dei crediti d'imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti. Difatti, la Corte Suprema ha colto l’occasione per precisare che i liquidatori sono responsabili e rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di avere soddisfatto i crediti tributaria anteriormente all’assegnazione di beni ai soci ovvero di aver soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilità è legata all’importo di ciò che avrebbe trovato capienza in sede di graduazione dei crediti. Dunque, non è ammesso il sequestro sui beni del liquidatore qualora non si dimostri la sua responsabilità diretta, per avere distratto l’attivo societario dal pagamento delle imposte ed averlo utilizzato ad altri scopi. La responsabilità prevista dalla normativa in materia si configura, infatti, se i liquidatori distraggono l’attivo della società destinato al pagamento delle imposte e lo utilizzino per scopi differenti, ma non scaturisce dal mero adempimento tributario. ******   10) Sulla formazione continua il CNDCEC fa sul serio L’obbligo della formazione continua può diventare un incubo per i commercialisti? Intanto, il CNDCEC non ammette più ripensamenti. Difatti, viene ora espressamente previsto che chi si sottrae all’obbligo di formazione professionale rischia fino a 6 mesi di sospensione dall’esercizio della professione. Si tratta della sanzione massima fissata dal “Codice delle sanzioni disciplinari”, posto dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti in pubblica consultazione fino al 30 giugno 2016 e a breve operativo. L’attuale versione dell’art. 15 rubricato “Violazione dell’obbligo di Formazione Professionale”, commisura la sanzione sulla base del numero di crediti non maturati, e precisamente: - sospensione dall’esercizio professionale fino a 6 mesi, in caso di assenza totale di crediti formativi professionali; - sospensione fino a 3 mesi, se sono stati conseguiti meno di 30 crediti formativi; - sospensione fino a 1 mese, se sono stati conseguiti da 30 a 60 crediti formativi; - censura, se sono stati conseguiti oltre 60 crediti. La disposizione sanzionatoria prevede poi tutta una serie di circostanze aggravanti e attenuanti. In particolare, la sanzione sarà più severa in caso di reiterazione della violazione: l’iscritto che si sottrae all’obbligo formativo nel triennio successivo sarà sospeso dall’esercizio professionale “fino al doppio” di quanto previsto. Sanzioni più leggera, invece, per gli iscritti nell’elenco speciale, puniti in ogni caso solo con la censura, e per gli iscritti over 65. Per questi ultimi le sanzioni sono, infatti, rimodulate in: - sospensione dall’esercizio professionale fino a 6 mesi, in caso di assenza totale di crediti formativi professionali; - sospensione fino a 3 mesi, se sono stati conseguiti meno di 10 crediti formativi; - sospensione fino a 1 mese, se sono stati conseguiti da 10 a 20 crediti formativi; - censura, se sono stati conseguiti oltre 20 crediti. Per tutti, inoltre, la violazione sarà punita con altre due “sanzioni accessorie”: i professionisti che non maturano tutti i crediti prescritti non potranno accogliere tirocinanti e non potranno essere inseriti negli elenchi previsti da specifiche normative, o formati dal Consiglio dell’Ordine su richiesta dell’Autorità giudiziaria, della pubblica amministrazione o di Enti pubblici, al fine dell’assegnazione di incarichi o della designazione di Commissario in esame.   Vincenzo D’Andò