Diario quotidiano del 27 maggio 2016: regime speciale MOSS e prestazioni di servizi elettronici

Pubblicato il 27 maggio 2016



1) Revoca del blocco attività dell’impresa entro sei mesi
2) Chi compra l’auto nuova ha ancora diritto a chiedere il certificato cartaceo
3) Premi di produttività: disciplina operativa
4) Riscossione con Modello “F24 EP” dell’IMIS: codici tributo confermati
5) Riforma degli enti non profit: le associazioni dovranno pubblicare i bilanci sul web
6) Srl: versamenti iniziali in contanti o con assegni o bonifici
7) Il fondo patrimoniale non blocca l’ipoteca
8) Chiusura automatica per le partite Iva inattive, scompare l’obbligo del modello F24 telematico
9) Prestazioni di servizi elettronici e regime speciale cd. MOSS: chiarita la territorialità Iva
10) Maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi (c.d. “super ammortamento”): pubblicata la circolare delle Entrate
 
caffeIndice: 1) Revoca del blocco attività dell’impresa entro sei mesi 2) Chi compra l’auto nuova ha ancora diritto a chiedere il certificato cartaceo 3) Premi di produttività: disciplina operativa 4) Riscossione con Modello “F24 EP” dell’IMIS: codici tributo confermati 5) Riforma degli enti non profit: si attende ora solo l’approvazione definitiva, le associazioni dovranno pubblicare i bilanci sul web 6) Srl: versamenti iniziali in contanti o con assegni 7) Il fondo patrimoniale non blocca l’ipoteca 8) Chiusura automatica per le partite Iva inattive, scompare l’obbligo de modello F24 telematico 9) Prestazioni di servizi elettronici e regime speciale cd. MOSS: chiarita la territorialità Iva 10) Maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi (c.d. “super ammortamento”): pubblicata la circolare delle Entrate  
  1) Revoca del blocco attività dell’impresa entro sei mesi Sanzioni per revoca del blocco attività d’impresa, 6 mesi per versare. Il Ministero del Lavoro, con la nota prot. n. 10084/2016, ha risposto ad alcune direzioni territoriali del lavoro (Dtl) in merito all'adozione del provvedimento di sospensione dell'attività d'impresa (art. 14, comma 1, del Tu sicurezza Dlgs n. 81/08). Il provvedimento si applica ai datori di lavoro che:
  1. a) impiegano personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale lavoratori presenti sul luogo di lavoro, salvo che il lavoratore irregolare risulti l'unico occupato dall'impresa; oppure
  2. b) abbiano commesso gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.
Allo scadere del termine di 6 mesi, concesso per versare le sanzioni dovute, l'importo che non sia stato versato diviene immediatamente esigibile. Il provvedimento di revoca della sospensione che accoglie l'istanza di pagamento dilazionato, a tale scadenza, acquista efficacia di titolo esecutivo. Per conseguenza, dal giorno successivo alla scadenza dei 6 mesi iniziano a decorrere gli interessi legali. Le pratiche di sospensione dovranno essere trasmesse all'ufficio legale e contenzioso che ha sede nel luogo di accertamento dell'illecito entro un termine massimo di un mese dalla scadenza del semestre. ******   porsche2) Chi compra l’auto nuova ha ancora diritto a chiedere il certificato cartaceo Chi compra l’auto nuova ha ancora diritto a chiedere il certificato di proprietà in forma cartacea. Lo ha deciso il Tar del Lazio, con la sentenza n. 5872 del 18 maggio 2016, che ha annullato la circolare dell’ACI che non consentiva al titolare dell’auto di avere anche il vecchio certificato cartaceo su richiesta; la semplice attestazione di presentazione di formalità, in determinati casi, potrebbe non essere sufficiente. Nonostante il passaggio al digitale, gli automobilisti potranno continuare a ottenere, su richiesta, anche il vecchio certificato di proprietà auto in formato cartaceo: E’ stata infatti appena annullata, dal Tar Lazio, la circolare dell’Aci che aveva sancito l’abolizione totale della carta a cui viene sostituta l’attestazione di presentazione formalità, senza però prevedere la possibilità, a domanda dell’interessato, del precedente documento materiale. Con la riforma del PRA (il Pubblico Registro Automobilistico) si è prevista la soppressione del cosiddetto libretto di circolazione e l’incorporazione col certificato di proprietà di ogni autoveicolo. L’Aci, con una circolare, modificando la disciplina del PRA, ha creato però un nuovo sistema di certificazione della proprietà del veicolo, costituito da una ricevuta di avvenuto espletamento di tutte le formalità, contenente un codice di accesso per la sola visualizzazione del detto certificato di proprietà. Tuttavia, secondo la neo sentenza, tale attestazione non è per niente idonea ad attestare lo stato giuridico del veicolo come invece un tempo riusciva a fare il vecchio e caro certificato di proprietà. Cioè, in sostanza, una semplice ricevuta di espletamento delle formalità burocratiche non può sostituire il certificato di proprietà di un autoveicolo. In alcuni casi, secondo il tribunale amministrativo, la semplice attestazione di presentazione di formalità potrebbe non essere sufficiente alle esigenze degli automobilisti, che invece possono esigere la necessaria produzione di un valido documento di proprietà. Le “attestazioni di presentazione di formalità” non assolvono infatti alla funzione certificativa dello stato giuridico del veicolo in quanto si tratta di una semplice ricevuta delle formalità burocratiche eseguite, priva della più parte dei dati presenti negli archivi del PRA e solo dotata di un codice che consente di visualizzare il Certificato di Proprietà Digitale, ma non di stamparlo. Invece, la legge impone agli uffici del PRA di rilasciare il certificato di proprietà al momento della prima iscrizione del veicolo e di ogni altra successiva formalità; mentre il nuovo sistema digitale, creato dalla circolare dell’ACI, vieta agli uffici del PRA, agli uffici della Motorizzazione e agli operatori STA privati di rilasciare il certificato di proprietà e quindi di attestare lo stato giuridico del veicolo, mentre consente l’emissione di una ricevuta priva dei dati occorrenti dello stato giuridico dei veicoli. ******   3) Premi di produttività: disciplina operativa La disciplina riguardante la tassazione agevolata dei premi di produttività, applicabile ai premi corrisposti dal 2016, con la pubblicazione delle norme di attuazione, è ora operativa. Queste ultime riguardano principalmente i criteri di misurazione degli incrementi di produttività, efficienza ecc., il concetto di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro e gli adempimenti del datore di lavoro connessi all’agevolazione. Criteri di misurazione degli incrementi di produttività L’incremento di produttività, redditività ecc. a cui sono legati i premi tassati all’aliquota agevolata IRPEF del 10% deve essere effettiva, non potenziale; spetta ai contratti collettivi suddetti prevedere i criteri di misurazione specifici sulla base delle caratteristiche di ciascuna settore economico o di ciascuna azienda, così come la verifica di tali incrementi. Gli incrementi rilevanti possono consistere: - nell’aumento della produzione; - in risparmi dei fattori produttivi; - nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato. La misurazione va rilevata rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori quali quelli contenuti nel modello allegato al DM 25 marzo 2016 (es. volume della produzione, del fatturato, indice di soddisfazione del cliente, riduzione tempi di consegna o degli scarti di lavorazione, diminuzione riparazioni o rilavorazioni, riduzione degli infortuni o dei consumi energetici ecc.). Coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro Il limite di € 2.000 ammesso alla tassazione ridotta è aumentato fino a € 2.500 per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro; a tal fine occorre che i contratti collettivi prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso un piano che stabilisca, ad esempio, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione e che prevedano: - strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie; - la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti. Non costituiscono strumenti e modalità utili per aumentare il limite a € 2.500 i gruppi di lavoro di semplice consultazione, addestramento o formazione. Adempimenti del datore di lavoro Il datore di lavoro deve: - depositare in via telematica il contratto aziendale o territoriale entro 30 giorni dalla sottoscrizione, unitamente alla dichiarazione di conformità del contratto alle disposizioni del DM 25 marzo 2016, redatta in conformità al modello disponibile sul sito www.lavoro.gov.it. Per le somme riguardanti premi di risultato e partecipazione agli utili relativi al 2015, l’applicazione del regime di favore è subordinata al deposito dei predetti documenti entro il 15 giugno 2016; - indicare separatamente nella CU la parte di reddito assoggettata ad imposta sostitutiva e l’importo di quest’ultima trattenuto sulle somme spettanti al dipendente. Inoltre, deve indicare la parte di reddito, teoricamente assoggettabile ad imposizione sostitutiva, per la quale l’agevolazione non sia stata applicata in ragione della rinuncia espressa del contribuente o per altre cause. - attestare che sono state erogate in attuazione di quanto previsto da uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale. ******   Modello_F244) Riscossione con Modello “F24 EP” dell’imposta immobiliare semplice (IMIS): codici tributo confermati L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 42/E del 25 maggio 2016, ha confermato i codici tributi già istituiti in precedenza per l’imposta immobiliare semplice (IMIS): “3990” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice su abitazione principale, fattispecie assimilate e pertinenze - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3991” denominato “IMIS- Imposta immobiliare semplice per altri fabbricati abitativi - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3992” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice per altri fabbricati - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3993” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice per aree edificabili - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3994” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice per sanzioni da accertamento - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3995” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice per interessi da accertamento - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”; - “3996” denominato “IMIS - Imposta immobiliare semplice per sanzioni ed interessi da ravvedimento operoso - art. 1, legge Provincia Autonoma di Trento, n. 14/2014”. Viene ora precisato che i suddetti codici tributo possono essere adottati per il versamento dell’imposta di cui trattasi anche dagli enti pubblici che utilizzano il modello “F24 EP”. ******   5) Riforma degli enti non profit: si attende ora solo l’approvazione definitiva, le associazioni dovranno pubblicare i bilanci sul web Massima trasparenza dei bilanci degli enti non profit tramite pubblicazione sul sito internet istituzionale delle associazioni senza fine di lucro. La Camera dei deputati il 25 maggio 2016 ha approvato in prima battuta la riforma della disciplina concernente gli enti non commerciali. Si attende adesso l’Approvazione definitiva da parte dei due rami del parlamento (iter di approvazione già iniziato da almeno due anni). Tra le novità, più eclatanti, quella che le imprese sociali potranno distribuire dividendi. Infatti, il divieto, che comunque rimane per gli enti non profit, non riguarderà le imprese private che operano per finalità di interesse generale. Ma la remunerazione del capitale sociale e la ripartizione degli utili saranno assoggettate a condizioni e limiti massimi, «differenziabili anche in base alla forma giuridica adottata dall'impresa, in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente». In modo da assicurare che la maggiore fetta di utili venga destinata al conseguimento degli obiettivi sociali. Gli enti non profit dovranno essere trasparenti sull'utilizzo dei fondi del 5 per mille. E potranno finanziarsi con la raccolta di capitali di rischio (crowdfunding) e anche attraverso l'assegnazione di immobili pubblici inutilizzati. In arrivo il Codice del Terzo settore che metterà ordine nella normativa in materia di non profit, coordinando le disposizioni esistenti e abrogando quelle espressamente citate. Il nuovo Codice riorganizzerà il sistema di registrazione degli enti istituendo il registro unico del Terzo settore che sarà tenuto dal ministero del lavoro e delle politiche sociali. Iscriversi al registro sarà obbligatorio per tutti gli enti che si avvalgono di fondi pubblici o privati, nonché di fondi europei. Per fondazioni e associazioni è in arrivo una procedura semplificata per il riconoscimento della personalità giuridica e specifici obblighi di trasparenza e pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali da realizzarsi mediante pubblicazione sui siti internet istituzionali degli enti. Associazioni e fondazioni In materia di associazioni e fondazioni i decreti attuativi della delega dovranno riformare l'attuale disciplina del codice civile puntando soprattutto a semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica. Novità in arrivo anche in materia di trasparenza. Dovrà essere assicurata la massima trasparenza dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell'ente anche attraverso la loro pubblicazione sul sito internet istituzionale. Alle associazioni e fondazioni che esercitano stabilmente attività di impresa si applicheranno le norme del codice civile in materia di società e di cooperative in quanto compatibili. Ammessa anche la trasformazione diretta e la fusione tra associazioni e fondazioni. Impresa sociale Il ddl definisce l'impresa sociale come «l'organizzazione privata che svolge attività d'impresa per finalità di interesse generale e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell'oggetto sociale». L'impresa sociale dovrà adottare «modalità di gestione responsabili e trasparenti» e favorire «il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati». Saranno i decreti attuativi a individuare i settori in cui può essere svolta l'attività d'impresa nell'ambito delle attività di interesse generale. Dunque, le imprese sociali potranno distribuire utili e dividendi a condizione che siano destinati prevalente al conseguimento dell'oggetto sociale, e comunque nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente. Le imprese sociali saranno tenute alla redazione del bilancio e dovranno nominare uno o più sindaci con funzioni di vigilanza. Le cooperative sociali ed i loro consorzi acquisiranno di diritto la qualifica di impresa sociale. Agevolazioni I decreti attuativi della delega opereranno un restyling dell'istituto del 5 per mille finalizzato a realizzare più trasparenza sull'utilizzo delle somme devolute agli enti non profit. Che potranno finanziarsi con la raccolta di capitali di rischio (crowdfunding) e anche attraverso l'assegnazione di immobili pubblici inutilizzati. Verranno, infine, rivisti i regimi fiscali di favore goduti dagli enti non commerciali. ******   6) Srl: versamenti iniziali in contanti o con assegni In fase di costituzione della srl, per i momenti iniziali, va bene il versamento presso una banca, in contanti e in assegni circolari e anche all’assegno bancario per la liberazione del capitale sociale. Nella gestione della srl è ammissibile delegare tutte le scelte gestionali esclusivamente agli amministratori escludendo statutariamente l'avocazione delle decisioni ai soci. Le clausole di riscatto sono sempre ammissibili anche negli atti costitutivi di srl a condizione che la quota venga valorizzata al valore di mercato. Sono queste alcune delle più interessanti posizioni assunte nelle nuove 12 massime societarie del Notariato milanese in discussione in questi a giorni nel capoluogo lombardo. I versamenti iniziali nelle srl Ai sensi dell'art. 2464 comma 4 c.c. così come novellato nel 2013: «Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato all'organo amministrativo nominato nell'atto costitutivo almeno il 25% dei conferimenti in denaro e l'intero sovrapprezzo o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare. I mezzi di pagamento sono indicati nell'atto». Fin dall'origine tale norma aveva creato diverse interpretazioni sia in merito alle tipologie di mezzi di pagamento da impiegare sia circa i soggetti destinatari della consegna. La nuova massima n. 148 del notariato di Milano risulta, a riguardo, estremamente permissiva in relazione al portato semplificativo della nuova norma. Oltre ai contanti (al di sotto dei 3 mila euro per ciascun socio) e degli assegni circolari, infatti, viene ammesso anche il bonifico bancario a condizione che al momento della sottoscrizione dell'atto il bonifico sul conto del beneficiario non sia più revocabile dal disponente. Altresì ammissibile, secondo la massima in commento, risulta il molto discusso deposito presso una banca con vincolo a favore della costituenda società. Tale procedura, infatti (tutt'ora obbligatoria per la costituzione di spa), pur non determinando il versamento dell'organo amministrativo, consente allo stesso di disporre del denaro oggetto del deposito. Anche il versamento dell'assegno bancario, seppur con qualche remora legata alla circostanza che la banca (trattario) non assume alcun impegno nei confronti del prenditore, viene sostanzialmente ammesso. Ciò in quanto esso non può essere emesso se il traente (sottoscrittore dell'assegno) non abbia fondi disponibili presso il trattario dei quali ha il diritto di disporre, dacché anche l'assegno «regolarmente emesso» configura uno dei mezzi di pagamento previsti dalla norma. Circa gli «amministratori» a cui la norma demanda la ricezione dei versamenti (anteriore o contestuale all'atto) e la detenzione dei versamenti iniziali, si ritiene che essi possano delegare una o più persone incaricate, attraverso apposita procura, preferibilmente scritta (es ad uno dei soci). Delegato al ritiro degli assegni può essere anche il notaio rogante. Competenze ai soli amministratori Mentre nelle spa l'art. 2380 c.c. dispone perentoriamente che la gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori, nelle srl l'art. 2479, comma 1 c.c. prevede che i soci decidono sulle materie loro riservate dall'atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentino almeno un terzo del capitale sottopongono alla loro approvazione. La massima n. 150 prevede la legittimità di una clausola nell'atto costitutivo che non consenta ai soci di avocare ad essi decisioni gestorie, così come sostanzialmente avviene nelle spa. In pratica, in tal modo i soci verrebbero anche deresponsabilizzati ai sensi dell'art. 2476, comma 7, per gli atti gestori che non rientrerebbero più nelle loro prerogative. Inderogabilmente alla competenza dei soci restano riservate le decisioni di cui all'art. 2479, comma 2 c.c. fra cui spiccano quelle di cui al n. 5 e cioè le decisioni di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato dall'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci. Clausole di riscatto Le clausole di riscatto implicano il diritto di uno o più soci (o della società nella spa), ad ottenere il trasferimento a proprio favore di una determinata partecipazione. Tale diritto è espressamente previsto peri soci di spa che ai sensi dell'art. 2437-sexies c.c. possono sottoscrivere «azioni riscattabili». Con la massima n. 153 il notariato ambrosiano, avallando la dottrina maggioritaria, ritiene legittima l'introduzione di clausole che attribuiscano ai soci di srl o ad alcuni di essi il diritto di riscattare in tutto o in parte le partecipazioni di altri soci al ricorrere di determinati presupposti o durante determinati periodi di tempo. A tutela dei soci che subiscono il riscatto, tuttavia, è prevista una equa valorizzazione di dette partecipazioni che ai sensi dell'art. 2473, comma 3 c.c. dovrà avvenire a valori di mercato. ******   7) Il fondo patrimoniale non blocca l’ipoteca Secondo la sentenza n. 10794 del 25 maggio 2016, anche chi detiene un fondo patrimoniale non più dormire tranquillamente, infatti, la Corte di Cassazione ha stabilito che è legittima l’iscrizione ipotecaria eseguita, ex art. 77 del DPR n. 602/73, su beni oggetto del fondo patrimoniale, poichè l’ipoteca esattoriale non ha natura di atto preordinato all’espropriazione, dovendo piuttosto essere considerata, un atto riferito ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria. Con tale principio, la Corte Suprema ha, di fatto, affermato l’inapplicabilità dell’art. 170 c.c. all’iscrizione dell’ipoteca ex art. 77 DPR n. 602/73. E come è noto, l’art. 170 c.c. dispone che “la esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”. Ciò dovrebbe comportare il divieto circa l’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo patrimoniale al di fuori dei debiti contratti per far fronte ad esigenze familiari. La suddetta sentenza rimette tutto in discussione. Comunque, in materia, si continua a registrare un orientamento giurisprudenziale difforme. Per adesso la Corte di Cassazione si limita a ritenere che l’iscrizione ipotecaria esattoriale rientri tra le misure cautelari (o meglio “deterrenti”), essendo l’ipoteca solo propedeutica ad una eventuale, e non ancora certa, fase esecutiva. ******   8) Chiusura automatica per le partite Iva inattive, scompare l’obbligo de modello F24 telematico Sarebbe allo studio la chiusura automatica delle partite Iva inattive. In particolare, il governo sta lavorando per fare chiudere d’ufficio la partita Iva se nei tre anni precedenti non siano state emesse fatture. Dunque, non utilizzando la partita IVA da almeno tre anni, e quindi non emettendo né ricevendo fatture, molto probabilmente la partita iva verrà chiusa direttamente dall’Agenzia delle entrate. Già in settimana il Consiglio dei Ministri potrebbe analizzare e votare il testo definitivo. La chiusura delle partite IVA inattive Una chiusura che dovrebbe avvenire d’ufficio, direttamente ad opera dell’Agenzia delle entrate: Avverrebbe senza applicazione di sanzioni e senza costi scaricati sul contribuente se nei tre anni precedenti non sia stata svolta alcuna attività dal contribuente stesso. Nel pacchetto sulle semplificazioni rientra anche la riduzione degli adempimenti fiscali che gravano su imprese e professionisti: verranno in particolare cancellate una serie di comunicazioni in atto ritenute superflue poiché i dati richiesti o sono già a disposizione del Fisco o possono arrivare alle Entrate da altri canali. In ogni caso, l’interessato sarà prima avvisato con un alert, in modo tale da potersi attivare per tempo al fine di conservare la propria posizione fiscale: la chiusura potrà quindi essere evitata replicando all’Amministrazione finanziaria. Non è la prima volta che lo Stato procede alla chiusura delle Partite IVA inattive: era già avvenuto nel 2011, ma in quell’occasione erano state applicate sanzioni ai contribuenti. Fatturazione elettronica per tutti Il decreto sulle semplificazioni, inoltre, metterà l’acceleratore sulla fatturazione elettronica B2B (business to business): professionisti e imprese saranno comunque liberi di adottare il nuovo sistema di invio telematico delle fatture, ma se lo sceglieranno potranno dire addio a invii di informazioni come lo spesometro, i rapporti con Paesi black list, la concessione di beni e i finanziamenti ai soci o l’obbligo di registrazione delle fatture d’acquisto con San Marino. Novità per le case all’estero Il decreto semplificazioni contiene anche alcune novità in materia di immobili, al fine di ridurre il flusso delle informazioni annuali che vengono richieste ai contribuenti. In particolare, per le case all’estero, la comunicazione in dichiarazione dei redditi scatterà solo in caso di variazioni intervenute nell’anno precedente. Lo stesso vale per i contratti di locazione che non entreranno più ogni anno nella denuncia dei redditi a meno di modifiche. Pausa estiva Altra novità è la sospensione estiva, per consentire più respiro ai commercialisti e ai contribuenti in ferie. Si prevede che, chi riceverà dal Fisco una comunicazione amministrativa dal 1° al 31 agosto di ogni anno avrà 30 giorni di proroga per rispondere: in pratica, la risposta potrà avvenire a settembre dopo la pausa estiva. Si pensi ad esempio anche agli avvisi bonari. Modello F24: Ritorno al passato, scompare l’obbligo del telematico Si torna a pagare, nuovamente in formato cartaceo, le tasse in banca anche sopra i mille euro: Una misura, infatti, che sarà accolta con favore dai contribuenti e, ritengo, da buona parte dei loro commercialisti con la cancellazione dell’obbligo della delega di pagamento elettronico (F24) sopra i mille euro. Una misura tesa a semplificare la vita soprattutto ai pensionati non più obbligati a ricorrere al pagamento per forza telematico e senza più costringere i loro commercialisti di dovere fare pure tali incresciose incombenze magari in maniera gratuita (per fidelizzare) i propri clienti anziani che hanno poche dimestichezze con la nuova tecnologia. *******   ORDINATEUR9) Prestazioni di servizi elettronici e regime speciale cd. MOSS: chiarita la territorialità Iva L’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare n. 22/E del 26 maggio 2016 sul seguente delicato tema: IVA. Prestazioni di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici – Territorialità – Regime speciale del c.d. “Mini One Stop Shop” (MOSS). Il documento è corposo composto da ben 82 pagine (in formato PDF). Tale documento di prassi è accompagnato da un comunicato stampa redatto dalla stessa Agenzia delle entrate che mette in risalto le novità. Stessa cosa procede a fare il notiziario delle Entrate (fiscoggi.it) anche se ne approfondisce i contenuti. Vediamoli di seguito. Rimborsi, solleciti e controlli, il punto sul regime speciale Iva “Moss” e sulla “nuova” territorialità per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici Solleciti “pre controlli” e a due tempi per i soggetti registrati al Moss, il regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione dopo le novità sulla territorialità Iva dei servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici (servizi “TTE”). Toccherà allo Stato membro di registrazione inviare il primo “reminder” all’operatore che non ha trasmesso la dichiarazione trimestrale o non ha versato l’Iva; i solleciti successivi spetteranno invece allo Stato membro “di consumo”, cioè quello in cui il soggetto presta servizi TTE a committenti B2C. I soggetti registrati al Moss in un altro Paese membro dell’Unione potranno chiedere il rimborso, direttamente attraverso il portale elettronico di ciascuno Stato, dell’Iva sugli acquisti effettuati in Italia, mentre gli operatori residenti e identificati ai fini Moss nel nostro Paese potranno recuperare l’imposta a credito con le ordinarie liquidazioni mensili o trimestrali. Sono alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 22/E di oggi, che esamina le regole in vigore dal 1° gennaio 2015 sulla territorialità Iva dei servizi “TTE” e illustra le novità del Moss (Mini One Stop Shop), il Mini sportello unico che semplifica gli adempimenti degli operatori, consentendo loro di dichiarare e versare in un solo Paese l’Iva dovuta sui servizi prestati a consumatori finali, senza doversi quindi identificare in tutti gli Stati membri. ---> Leggi tutto ******   10) Maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi (c.d. “super ammortamento”): pubblicata la circolare delle Entrate Pubblicata dall’Agenzia delle entrate anche la corposa circolare n. 23/E del 26 maggio 2016 sulla maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi (c.d. “super ammortamento”). Anche in questo caso il documento citato è accompagnato da apposito comunicato delle Entrate. Beni aziendali nuovi, imprese premiate con il “super ammortamento” La guida per accedere al beneficio in una circolare delle Entrate. Il Fisco aiuta le imprese e i liberi professionisti che acquistano beni strumentali nuovi. Con la circolare n. 23/E, pubblicata il 26 maggio 2016, l’Agenzia fornisce tutte le indicazioni per usufruire del cosiddetto “super ammortamento”, l’agevolazione, introdotta dalla legge di Stabilità 2016, che prevede l’incremento del 40% del costo fiscale di beni materiali acquistati nel periodo dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 e comporta quindi un più alto “sconto” fiscale. Il maggior costo, che viene riconosciuto solo per le imposte sui redditi e non ai fini Irap, può essere infatti portato a deduzione del reddito attraverso le quote di ammortamento o i canoni di locazione finanziaria indicati in dichiarazione. I beni “super ammortizzabili” Rientrano nell’agevolazione tutti gli acquisti di beni materiali nuovi che siano strumentali all’attività d’impresa o professionale. La circolare illustra, anche tramite esempi, le modalità di calcolo del maggiore ammortamento deducibile e chiarisce alcuni casi particolari, ad esempio come trattare i beni acquisiti con contratto di leasing e quelli realizzati in economia. La maggiorazione del 40% riguarda anche i veicoli a motore: sia i mezzi esclusivamente strumentali o adibiti ad uso pubblico, sia quelli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta, sia, infine, quelli utilizzati per scopi diversi (con deducibilità limitata e limite massimo alla rilevanza del costo di acquisizione). Chi può accedere al beneficio Possono usufruire del super ammortamento tutti i titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano, e i lavoratori autonomi che svolgano arti o professioni anche in forma associata. Agevolazione aperta anche ai contribuenti minimi e a coloro che rientrano nel “regime di vantaggio” per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti e gli enti non commerciali per quanto riguarda l’attività commerciale eventualmente esercitata. Non possono godere dell’agevolazione, invece, le persone fisiche che svolgono attività d’impresa, arti o professioni usufruendo del regime forfetario, visto che nel loro caso il reddito è calcolato applicando un coefficiente di redditività al volume dei ricavi o compensi e non come differenza tra componenti positivi e negativi. Allo stesso modo, sono escluse le imprese marittime che calcolano il reddito con il regime della “tonnage tax”.   Vincenzo D’Andò