Diario quotidiano del 20 maggio 2016: il riassunto della circolare omnibus sulla Legge di Stabilità 2016 e l’accordo Italia Svizzera sullo scambio di dati

Pubblicato il 20 maggio 2016



1) Il riassunto della circolare omnibus sulla Legge di Stabilità
2) Italia-Svizzera: in G.U. la legge di ratifica per lo scambio dei dati fiscali
3) Contributo unificato non dovuto dalle ONLUS
4) Rettifica valore immobili: non basta la perizia del Fisco
5) Modello 730 precompilato: si profila un rinvio al 23 luglio 2016?
6) Accertamento sintetico e mancata instaurazione del contraddittorio pre-processuale
7) Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimità del pensionamento di vecchiaia
8) IVA: estensione dei soggetti ammessi al rimborso in via prioritaria
9) Sequestro prima sui beni aziendali e poi su quelli del manager
10) Fringe benefit non dichiarati: ne risponde l’amministratore con i propri beni
 
diario-quotidiano-articoli-12Indice: 1) Il riassunto della circolare omnibus sulla Legge di Stabilità 2016 2) Italia-Svizzera: in G.U. la legge di ratifica per lo scambio dei dati fiscali 3) Contributo unificato non dovuto dalle ONLUS 4) Rettifica valore immobili: non basta la perizia del Fisco 5) Modello 730 precompilato: si profila un rinvio al 23 luglio 2016 ? 6) Accertamento sintetico: è nullo l’avviso di accertamento senza avere prima instaurato il contraddittorio preprocessuale 7) Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimità del pensionamento di vecchiaia: decreto in G.U. 8) IVA: estensione dei soggetti ammessi al rimborso in via prioritaria 9) Sequestro prima sui beni aziendali e poi su quelli del manager 10) Fringe benefit non dichiarati: ne risponde l’amministratore con i propri beni  
  1) Il riassunto della circolare omnibus sulla Legge di Stabilità 2016 penna ocaL’impresa che intenda cedere, in maniera gratuita, i propri prodotti perché deperibili non deve fare nessuna comunicazione all’Amministrazione finanziaria. Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate (forse, per la prima volta, così chiara), con la circolare n. 20/E del 18 maggio 2016, incentrata novità contenute nella Legge di stabilità 2016. Dunque, a fini di semplificare la cessione gratuita di prodotti a enti, associazioni o fondazioni aventi esclusivamente finalità di assistenza, beneficenza, educazione, istruzione, studio o ricerca scientifica e alle Onlus, è stato innalzato a 15mila euro (dai precedenti 5.164,57 euro) il limite del costo dei beni gratuitamente ceduti oltre il quale occorre inviare la prescritta comunicazione all’amministrazione finanziaria. La comunicazione, inoltre, è facoltativa, a prescindere dal valore, quando i beni ceduti gratuitamente sono facilmente deperibili (alimenti).... ---> Leggi tutto ******   2) Italia-Svizzera: in G.U. la legge di ratifica per lo scambio dei dati fiscali Dal 19 maggio 2016 al via lo scambio di informazioni Italia-Svizzera su fatti e circostanze esistenti o realizzate dal 23 febbraio 2015 (giorno della firma del Protocollo di modifica), o dopo questa data. È stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18 maggio 2016, la Legge n. 69/2016 di ratifica che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni. Diventa dunque operativo lo scambio di informazioni in materia fiscale con la confederazione Svizzera dell’era collaborazione volontaria. Il protocollo è stato la condizione sine qua non nel 2015 la Svizzera è stata traghettata fuori dalla black list dei paesi considerati fiscalmente non collaborativi. La firma dello scambio di informazioni ha consentito a chi ha aderito alla voluntary disclosure di poter beneficiare del dimezzamento degli anni accertabili da parte dell'Agenzia delle entrate, oggetto di accertamento. Gli stati dovranno seguire i passi fissati dalla legge di ratifica. In particolare via libera alle richieste di gruppo che però non ricadano nella fishing expedition, la cosiddetta richiesta a strascico non consentita dagli accordi Ocse. In particolare la domanda dovrà avere i seguenti requisiti: l'identità della persona oggetto del controllo o dell'inchiesta, il periodo di tempo oggetto della domanda, la descrizione delle informazioni richieste, nonche le indicazioni sulla forma nella quale lo stato richiedente desidera ricevere tali informazioni dallo stato richiesto, lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste, se sono noti il nome e l'indirizzo del detentore presunto delle informazioni richieste; il riferimento a informazioni «verosimilmente rilevanti» ha lo scopo di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio possibile, senza tuttavia consentire agli stati contraenti di intraprendere una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni («fishing expedition»). ******   3) Contributo unificato non dovuto dalle ONLUS Il contributo unificato non è dovuto dalle ONLUS che si occupano di tutela ambientale. Lo dice la sentenza del 22/02/2016 n. 987/19 della Comm. Trib. Reg. per la Lombardia. La sentenza della CTR lombarda n. 987 del 22 febbraio 2016 tratta del controverso tema della debenza del contributo unificato da parte delle ONLUS. Nell'atto di appello la Presidenza del Consiglio affermava che l'esenzione prevista dal combinato disposto degli artt. 10, comma 1 del D.P.R. 115/2002 e 27bis allegato alla Tab. B del D.P.R. n. 642/1972, relativi all'esenzione dall'imposta di bollo sugli atti amministrativi non si estendesse anche al contributo unificato dovuto dalle ONLUS per gli atti giudiziari (cfr. Cass civ., sez. V, sentenza n. 21522 del 20/09/2013). Nel caso di specie i giudici meneghini non ritengono applicabile l'interpretazione restrittiva prevista dalla Suprema Corte in quanto, trattandosi di ONLUS operante nel settore della tutela dell'ambiente e del paesaggio, si negherebbe l'esenzione per atti, come i ricorsi giurisdizionali, finalizzati alla difesa di interessi collettivi diffusi di rango costituzionale. A fondamento di tale assunto i giudici citano la Convenzione di Arhus, ratificata dalla Repubblica Italiana con la legge n. 108/2001, la quale impegna gli stati membri a prevedere l'adeguato riconoscimento e sostegno delle organizzazioni che promuovono la tutela dell'ambiente e a provvedere affinchè l'ordinamento si conformi a tale obbligo, specie in materia di accesso alla giustizia. Ne discende che le organizzazioni non lucrative a scopo ambientalista devono beneficiare di una disciplina del contributo unificato che tenga conto del loro status speciale, previsto a livello internazionale e garantito nell'ordinamento italiano da norme di rango costituzionale. ******   4) Rettifica valore immobili: non basta la perizia del Fisco La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10222 del 18 maggio 2016, ha stabilito che è illegittima la rettifica del valore di compravendita di un terreno se fondata solo su una perizia redatta dall’Ufficio. Questo poiché si è in presenza di una valutazione di parte che va poi raffrontata con eventuali altri elementi probatori prodotti dal contribuente. Nel caso di specie, l’Agenzia del Territorio procedeva ad effettuare una stima. Sulla base di essa, poi l’Agenzia delle Entrate procedeva a rettificare il valore di compravendita dell’immobile liquidando le maggiori imposte (registro, ipotecarie e catastali), oltre ad interessi e sanzioni. In sede di contenzioso, il contribuente si difendeva lamentando la carenza di motivazione dell’atto di liquidazione. Secondo la Corte Suprema, la valutazione dell’Ufficio erariale ha la stessa valenza di un tecnico nominato dal contribuente. E, pertanto, davanti al giudice, entrambi i pareri sono vincolanti. Occorrono, quindi, altri elementi per poter fare propendere su uno dei due versanti, e poiché è il fisco che avanza richieste, deve riuscire a provarlo con altri mezzi. Il contribuente si era ben difeso producendo relazioni tecniche e quanto altro disponibile ai fini delle imposte locali, per cui la Cassazione non ha potuto fare a meno di “bacchettare” i giudici di merito che si limitano a legittimare la pretesa dell’Agenzia solo sulla base di una perizia di stima redatta dall’Agenzia del Territorio. ******   5) Modello 730 precompilato: si profila un rinvio al 23 luglio 2016 ? Secondo quanto ha riportato un quotidiano specializzato, il ministro Padoan, il 18 maggio 2016, ha approvato il D.P.C.M. (decreto della presidenza del consiglio) che per l’ultima volta concede la proroga della scadenza fiscale e ora si attende il passaggio in consiglio dei ministri: la trasmissione del modello 730 precompilato verrebbe rinviata al 23 luglio 2016 per tutti, sia che si tratti di intermediari abilitati, sia che si tratti di contribuenti che si cimentano, da soli, nella dichiarazione precompilata. ******   6) Accertamento sintetico: è nullo l’avviso di accertamento senza avere prima instaurato il contraddittorio preprocessuale Contribuente salvo dall’accertamento sintetico se l’Ufficio ha omesso la preventiva instaurazione del contraddittorio preprocessuale. Per tale palese violazione l’Amministrazione finanziaria è soggetta alla nullità dell’avviso di accertamento emesso. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10047 del 16 maggio 2016. La CTR di Roma aveva respinto l’appello di un contribuente (appello proposto contro la sentenza n. 188/03/2007 della CTP di Latina che aveva già respinto il ricorso della predetta contribuente) ed ha così confermato l’avviso di accertamento per IRPEF - relativa al periodo di imposta 2003, fondato sulla applicazione dei coefficienti presuntivi di reddito di cui all’art. 3 legge n. 549/1995 e DPCM 29.1.1996, come modificato dal DPCM 27.3.1997. La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che l’appello non fosse fondato perché - al di là delle indicate eccezioni concernenti la violazione dell’art. 38, comma 4 del DPR n. 600/1973 - la parte contribuente non aveva neppure in sede di appello fornito elementi di sorta né documentazione a sostengo dell’impugnazione, nel mentre il ricorso al metodo di determinazione sintetica del reddito risultava legittimo essendo stati riscontrati indici di capacità contributiva valutabili in applicazione dei citati decreti. La parte contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. L’Agenzia non si è difesa se non con atto finalizzato alla mera partecipazione all’udienza di discussione. Con il motivo di ricorso (incentrato sulla violazione dell’art. 38, commi 4 e 6, del DPR n. 600/1973) il contribuente si è lamentato del fatto che il giudicato di merito abbia omesso di pronunciarsi sull’eccezione di omessa preventiva instaurazione del contraddittorio preprocessuale, in difetto del quale il provvedimento di accertamento (inquadrabile nella categoria degli accertamenti standardizzati) doveva considerarsi nullo, a mente delle dianzi indicate disposizioni di legge. La Cassazione ha, così,dato ragione al contribuente, infatti, ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. ****** Illegittimo l’accertamento fondato sul prezzo di vendita della tazzina di caffè Secondo, quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10204 del 18 maggio 2016, è illegittimo il ricalcolo dei costi per la somministrazione di caffè prendendo come metodo di determinazione il prezzo di vendita della tazzina moltiplicato per il numero di somministrazioni ricavato dal rapporto tra il quantitativo di caffè utilizzato nell’anno e quello necessario per la somministrazione di una consumazione. Occorrono, invece, elementi di prova concreti. ****** Accertamento da parametri o studi di settore: lo scostamento non basta a motivare l’atto Infine, la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10046 del 16 maggio 2016, in tema di accertamento standardizzato mediante parametri o studi di settore, ha stabilito che la motivazione dell’atto non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento dai parametri, ma deve essere integrata (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio. Occorre, quindi, che emerga la gravità, precisione e concordanza. Solo in tale modo si inverte la presunzione a carico del contribuente, che comunque non ha alcun limite di mezzi e di contenuto. ******   inps7) Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimità del pensionamento di vecchiaia: decreto in G.U. I lavoratori prossimi al pensionamento di vecchiaia potranno trasformare il contratto di lavoro da tempo pieno a parziale, mantenendo l’accredito figurativo intero dei contributi ai fini pensionistici. E’ quanto prevede il decreto Lavoro - Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Possono optare per la conversione del contratto i lavoratori del settore privato, che previo rilascio da parte dell’INPS della certificazione del possesso dei richiesti requisiti contributivi ed anagrafici, potranno stipulare con il datore di lavoro un contratto per la riduzione dell’orario denominato “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato”. E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18 maggio 2016, il decreto del Ministro del Lavoro del 7 aprile 2016 che consente ai lavoratori prossimi al pensionamento di vecchiaia di trasformare ---> Leggi tutto ******   8) IVA: estensione dei soggetti ammessi al rimborso in via prioritaria L’erogazione prioritaria dei rimborsi Iva partirà dalle richieste da presentare entro il 1° agosto 2016 (ovvero, quelle relative al secondo trimestre dell’anno d’imposta 2016). Annotiamo un autorevole intervento di Assonime, contenuto nel documento del 19 maggio 2016, sull’estensione dei soggetti ammessi al rimborso IVA in via prioritaria. Nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 13 maggio 2016 è stato pubblicato il Decreto ministeriale del 29 aprile 2016, con il quale è stata individuata una ulteriore categoria di soggetti ammessi ai rimborsi IVA in via prioritaria: si tratta dei contribuenti che effettuano in modo prevalente “i servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici” di cui alla lettera a-ter) dell’art. 17, sesto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, servizi soggetti ad imposta con il meccanismo del “reverse charge”. La finalità del decreto è quella di consentire a tali contribuenti di recuperare entro breve tempo le eccedenze di credito, spesso “strutturali”, dovute al mancato incasso dell’IVA e alla conseguente impossibilità di operare la detrazione di tale imposta da quella versata ai propri fornitori. In proposito, viene ricordato che l’art. 38-bis, comma 10, del D.P.R. n. 633 del 1972, in materia di esecuzione dei rimborsi IVA, dispone che, con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, devono essere individuate le categorie di contribuenti per i quali – in considerazione dell’attività esercitata e delle tipologie di operazioni effettuate – i rimborsi IVA devono essere eseguiti, in via prioritaria rispetto alle altre categorie di contribuenti, entro tre mesi dalla richiesta. In attuazione di tale disposizione, l’art. 1, primo comma, del decreto ministeriale del 22 marzo 2007 ha stabilito che, a partire dall’anno d’imposta 2007, l’erogazione dei rimborsi in via prioritaria trova applicazione in favore dei soggetti che effettuano in modo prevalente le prestazioni di servizi di cui all’art. 17, sesto comma, lett. a), del citato D.P.R. n. 633 (prestazioni rese dai subappaltatori edili). L’art. 2 dello stesso decreto ministeriale del 2007 ha, poi, disposto che il rimborso in via prioritaria a tali soggetti rimane subordinato alla sussistenza contestuale, all’atto della richiesta, delle seguenti condizioni: - che l’attività sia esercitata da almeno tre anni alla data della richiesta; - che l’eccedenza detraibile chiesta a rimborso sia di almeno 10000 euro in caso di richiesta di rimborso annuale, ovvero di 3000 euro in caso di rimborso infrannuale; - che tale eccedenza detraibile sia di ammontare pari o superiore al 10% dell’importo complessivo dell’IVA assolta sugli acquisti e le importazioni del periodo (annuale o trimestrale) di riferimento. Con il decreto ministeriale del 29 aprile 2016 – mediante un’integrazione del citato art. 1, primo comma, del decreto ministeriale del 2007 – è stato, ora, esteso l’ambito di applicazione della normativa in parola, nel rispetto delle suesposte condizioni, anche a quei soggetti che effettuano in modo prevalente le prestazioni elencate nella successiva lett. a-ter) del citato art. 17, sesto comma, del D.P.R. n. 633, e cioè quelle aventi ad oggetto – come detto all’inizio – i “servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”. L’erogazione prioritaria dei rimborsi si applica a partire dalle richieste relative al secondo trimestre dell’anno d’imposta 2016, da presentare entro il 1° agosto 2016. ******   9) Sequestro prima sui beni aziendali e poi su quelli del manager Evasione IVA: Dopo l’ultima riforma fiscale sequestro prima sui beni societari e poi sulla casa dell’imprenditore. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20763 del 19 maggio 2016, in relazione all’omesso versamento dell’IVA, afferma che dopo la riforma fiscale, si deve procedere prima alla confisca dei beni dell’azienda, come il conto corrente, e solo dopo si può agire su quelli della persona fisica. Difatti, con l’ultima riforma fiscale, l’omesso versamento di IVA viene punito penalmente solo dopo il superamento della soglia di 250mila euro (prima di tale importo resta solo un illecito tributario che autorizza, al limite, la riscossione forzata da parte dell’esattore); inoltre, anche dopo che sia stata superata la soglia limite, l’Erario deve sequestrare prima i beni della società (ad esempio i conti correnti) e solo dopo, in caso di insuccesso, quelli dell’imprenditore, persona fisica (ad esempio, la casa privata). Confisca per omesso versamento di IVA La nuova norma, introdotta l’anno scorso, stabilisce quanto segue: Nel caso di condanna o di patteggiamento per reati tributari è disposta la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, oppure, se non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. Tale previsione, dunque, secondo la Suprema Corte, si applica anche in caso di evasione dell’IVA. Per l’evasione IVA sequestro limitato L’evasione Iva della società fa scattare prima la confisca sui conti della società e poi, se nelle casse dell’azienda non c’è la disponibilità sufficiente, sui beni dell’amministratore. In questo modo l’imprenditore può salvare dalla confisca i suoi beni nel caso in cui la società non abbia versato l’IVA per importi superiori a 250mila euro, per i quali, infatti, scatta il reato. Il giudice di legittimità ritiene che la confisca diretta del profitto di reato sia possibile anche nei confronti di una persona giuridica per le violazioni fiscali commesse dal legale rappresentante o da altro organo della persona giuridica nell’interesse della società, quando il profitto o i beni direttamente riconducibili a tale profitto siano rimasti nella disponibilità della persona giuridica medesima; infatti, il profitto del reato può consistere nel risparmio di spesa corrispondente alla somma non versata alla scadenza (o nei beni acquisiti mediante il suo reinvestimento). Solo nel caso di impossibilità di effettuare la confisca diretta del profitto (quella cioè in capo all’azienda) si può passare a quella per valore in capo all’amministratore. Comunque, conclude la Corte, non è possibile applicare il sequestro sia all’imprenditore sia all’azienda. ******   10) Fringe benefit non dichiarati: ne risponde l’amministratore con i propri beni La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18146 del 2016, afferma che quando la società non assoggetta a tassazione ordinaria le azioni corrisposte a titolo di compenso all’amministratore, quest’ultimo può vedersi sequestrati i propri beni. Nel ricorso, l’imputato sosteneva che la condotta incriminata era da attribuire alla società, che avrebbe dovuto considerare le somme redditi di lavoro e operare le ritenute Irpef Sulla base dei rilievi emersi nel corso di una verifica fiscale effettuata nei confronti di una Spa, veniva riscontrato dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate l’omesso assoggettamento a tassazione ordinaria (ai fini Irpef) dei compensi corrisposti a un uomo, nella sua veste di amministratore di una società del gruppo (la controllante). L’operazione economica, dalla quale era derivata l’assegnazione di tali compensi, concerneva l’acquisto delle partecipazioni nei riguardi della società controllata dopo che ne era stato aumentato il capitale sociale per un valore inferiore rispetto a quello effettivo, senza che tale vantaggio economico fosse tassato. Secondo l’impostazione accusatoria, l’assegnazione di azioni ai dipendenti come compensi comportava l’assoggettamento a tassazione del loro importo, in quanto tali erogazioni costituivano fringe benefit che concorrevano alla formazione del reddito da lavoro dipendente (ex articolo 51 Tuir). Il Gip, quindi, ha disposto il sequestro preventivo per equivalente sui beni immobili dell’uomo, indagato, relativamente all’anno di imposta 2008, per il reato di dichiarazione infedele (articolo 4, Dlgs 74/2000). La misura è stata confermata, con ordinanza, dal Tribunale di Roma, secondo il quale la Spa aveva addebitato al conto economico (nell’apposita voce imputata al costo per il personale) un valore pari al costo storico della quota della partecipazione ceduta al contribuente, mediante un aumento non proporzionale del capitale sociale. Ne era derivata una maggiorazione del reddito tassabile ai fini Irpef a titolo di lavoro dipendente, con corrispondente evasione della somma di 1.410.000 euro. L’importo era stato ritenuto pari al profitto del reato, calcolato su un imponibile di 3.280.000 euro, costituente il reddito da lavoro dipendente soggetto a tassazione. L’indagato ha, quindi, proposto ricorso per cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, in quanto manifestamente infondato. Il principio, enunciato dalla Cassazione con riferimento al sequestro per equivalente nei confronti delle persone giuridiche (n. 1738/2014), trova applicazione anche nel caso specifico, soprattutto perché l’amministratore, destinatario del provvedimento cautelare, non aveva dimostrato la sussistenza dei presupposti per disporre il sequestro in forma diretta. Per conseguenza, in mancanza di prova contraria, condizione per poter procedere al sequestro finalizzato alla confisca per equivalente ben poteva essere l’impossibilità, anche “transitoria e reversibile”, di apprendere il profitto “diretto” del reato tra i beni nella disponibilità del percettore del vantaggio fiscale.   Vincenzo D’Andò