Diario quotidiano del 19 maggio 2016: fatture false: concorso nel reato per il Commercialista

 

Indice:

1) Fatture false: concorso nel reato per il Commercialista

2) Valutazione dei rischi da agenti chimici presenti sul luogo di lavoro

3) IASB vota le modifiche all’IFRS 4

4) Impresa individuale: estromissione di immobili: scadenza del 31 maggio 2016 non decisiva

5) Termine di prescrizione delle cartelle di pagamento

6) Studi di settore: correttivi in Gazzetta Ufficiale

7) Commercialisti quali ausiliari del Giudice: pronte le linee guida del CNDCEC

8) Cantieri: organo di controllo immune da responsabilità su eventuali irregolarità

9) Prime disposizioni attuative del c.d. “interpello sui nuovi investimenti”

10) Le spese per la mensa scolastica sono detraibili ai fini Irpef già per il 2015

 

 

1) Fatture false: concorso nel reato per il Commercialista

Concorso nel reato per il commercialista che suggerisce fatture false. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17418 del 28 aprile 2016, ribadisce il principio per cui il professionista che suggerisce ai propri clienti di utilizzare fatture false per abbattere il carico fiscale risponde di concorso nel reato.

In particolare, i giudici specificano che vi è concorso nel reato di frode fiscale per coloro che, pur essendo estranei alla società emittente le fatture relative ad operazioni inesistenti, abbiano in qualche modo partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito un risparmio d’imposta.

Il fatto

Un professionista, incaricato di curare la contabilità di varie aziende, è stato condannato nei gradi di merito per il concorso nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, per aver prospettato a due dei propri clienti la possibilità di inserire dei costi al fine di ridurre il carico fiscale.

L’imputato, dunque, impugnava in Cassazione la decisione della Corte d’appello, lamentando, oltre al vizio di motivazione, il travisamento del fatto e della prova. In particolare, si doleva della circostanza che il giudice territoriale aveva posto, a fondamento della condanna, il ritrovamento presso il suo studio delle fatture false nonché degli assegni emessi in favore del fornitore, non attribuendo rilevanza alla circostanza che detto ritrovamento fosse funzionale all’incarico di tenuta della contabilità affidatogli dal soggetto emittente dette fatture. La decisione

I supremi giudici, investiti della questione, hanno ritenuto la decisione impugnata adeguatamente motivata e, dunque, il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza.

I giudici di legittimità hanno motivato la propria decisione, evidenziando una serie di elementi rilevanti ai fini della condanna. Come la circostanza che i numerosi assegni rinvenuti, intestati “a me medesimo”, erano materialmente nella disponibilità del commercialista incolpato, che non vi apponeva alcuna firma di gira, così da evitare di apparire come intermediario e prenditore formale dei titoli. Ma anche il fatto che l’imputato, giacché tenutario della contabilità, conoscesse il soggetto emittente le fatture incriminate e sapesse che fosse un imprenditore edile dimostrava la sua consapevolezza in relazione alla falsità delle fatture attestanti operazioni commerciali d’argento. In tale contesto, quindi, è stato confermato l’orientamento di legittimità in ordine alla configurabilità del concorso nel reato di frode fiscale di coloro che, pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società cui si riferisce l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, abbiano, in qualsivoglia modo, partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito alle utilizzatrici delle fatture emesse da società cartiera di potersi procurare documenti contabili passivi da inserire in dichiarazione per abbattere l’imponibile societario. Pertanto risponde, quale concorrente del reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, sussistendone gli elementi oggettivo e soggettivo, il consulente …

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