Diario quotidiano del 17 maggio 2016: le fatture per l’acquisto di beni strumentali si conservano per 10 anni

 

diario-quotidiano-articoli-9Indice:

1) Le fatture per l’acquisto di beni strumentali si conservano solo per 10 anni

2) Rimborsi Iva veloci per i settori edilizia e pulizia

3) Accertamento tributario precoce sempre illegittimo

4) Per le imprese rimarrà il Sistri

5) Detassazione, online la procedura per il deposito telematico

6) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di aprile 2016

7) Capacità fiscale dei comuni e delle regioni

8) Slittata la scadenza del Prospetto Informativo Disabili

9) Equitalia lancia il servizio dedicato agli over 65

10) Ricorso tributario: omettere il valore della lite costa caro, il contributo unificato da € 30 passa a € 1.500

 

 

cronometro1) Le fatture per l’acquisto di beni strumentali si conservano per 10 anni

Beni strumentali, documenti da conservare solo per 10 anni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9834 del 13 maggio 2016, (in un certo senso, rassicurante) ha stabilito che i documenti fiscali riferiti ai beni strumentali devono essere conservati al massimo per 10 anni, tranne non sia stato avviato un accertamento prima della scadenza del decennio, questo poiché il contribuente non può essere tenuto da una conservazione delle scritture contabili per un periodo superiore (magari per la tutta la vita, sarebbe stato irrazionale oltre che ingiusto). Nel caso di specie, il Fisco notificava a una società un avviso di accertamento recuperando a tassazione anche gli ammortamenti ultradecennali per la mancanza della documentazione comprovante l’acquisto dei beni strumentali cui si riferivano.

L’estensione dell’obbligo del contribuente di conservare i documenti fiscali anche oltre il termine di dieci anni stabilito dall’art. 2220 cc, fino alla definizione dell’accertamento tributario, secondo quanto previsto dall’art. 22, dpr 600/73, presuppone che l’accertamento sia «iniziato» entro il suddetto termine. Pertanto, non è superabile il termine decennale che sia spirato «prima che l’accertamento abbia avuto luogo». Rigettata la tesi del Fisco. Il punto controverso riguardava la deduzione di ammortamenti che il contribuente aveva comprovato mediante esibizione delle scritture contabili, ma non delle sottostanti fatture di acquisto, non conservate perché risalenti ad oltre dieci anni prima. Secondo l’Agenzia delle entrate, il contribuente era comunque tenuto a conservare le fatture in base all’art. 22, dpr 600/73, secondo cui l’obbligo di conservazione perdura fino alla scadenza dei termini per l’accertamento, anche oltre il termine decennale di cui all’art. 2220 c.c. La Corte è stata però di diverso avviso, affermando che la disposizione tributaria deve essere interpretata in armonia con il dato letterale e con il principio generale introdotto dall’art. 8, comma 5, della legge n. 212/2000, il quale prevede che l’obbligo di conservazione di atti e documenti, stabilito ai soli effetti tributari, non può eccedere il termine di dieci anni dall’emanazione o dalla formazione dell’atto. Dunque, secondo la Corte Suprema, l’ultrattività dell’obbligo di conservazione rispetto al termine decennale si impone non in via generale, bensì soltanto «se l’accertamento che sia iniziato prima del decimo anno non sia stato ancora definito».

Diversamente opinando, infatti, ne deriverebbe che, potendo l’Ufficio procedere all’accertamento nei termini dell’art. 43 del DPR 600/1973, l’obbligo di conservazione, scaduto il periodo decennale, si protrarrebbe fino alla scadenza dei termini per una durata che dipenderebbe dalla volontà dell’Ufficio.

In conclusione, quindi, il contribuente, salvo il caso sopra citato dell’accertamento in corso al decimo anno, è obbligato alla conservazione delle fatture dei cespiti fino al decimo anno (dalla loro formazione) e il Fisco non può disconoscere la quota di ammortamento per la loro mancata esibizione oltre tale termine, dovendosi ritenere (per prassi contabile) che, ai fini probatori, possa essere…

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