Transfer pricing: controllo ampliato

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 27 aprile 2016



Nel transfer pricing non è applicabile la nozione civilistica di controllo societario poiché, in assenza di un richiamo espresso nella norma, vale un’interpretazione più ampia riferita all’impresa e non solo alla società.

Nel transfer pricing non è applicabile la nozione civilistica di controllo societario poiché, in assenza di un richiamo espresso nella norma, vale un’interpretazione più ampia riferita all’impresa e non solo alla società.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8130 del 22 aprile 2016. Ad una società venivano notificati alcuni avvisi di accertamento fondati sulle risultanze di una verifica. Tra i diversi rilievi, era stata disconosciuta la deducibilità per la parte eccedente il valore normale per dei costi riferiti a prestazioni di servizi infragruppo, secondo le regole previste dal Tuir sul transfer pricing.

La Suprema Corte ha rilevato che non sono deducibili i costi sostenuti dalla società partecipata anche solo per una piccola quota da impresa estera, se quest’ultima commercializza in via esclusiva i suoi prodotti.

Nel caso di specie, la Cassazione ritiene ricorrere il “controllo” alla luce della previsione contrattuale in virtù della quale la società italiana, priva di per sé di una struttura commerciale, aveva affidato alla società estera, titolare del 24% del capitale della prima, l’incarico di provvedere in esclusiva alla commercializzazione dei propri prodotti; si ritiene, infatti, realizzata una delle ipotesi che la C.M. n. 32/80 contempla quali indicative dell’influenza anche solo potenziale di una società sulle decisioni imprenditoriali di un’altra società, ovvero la vendita di prodotti fabbricati dall’impresa e l’impossibilità di funzionamento dell’impresa senza il capitale, i prodotti e la cooperazione dell’altra.