Società: quello che conta è svolgere l’attività, non rileva la congruità dei ricavi

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 27 aprile 2016



Società: quello che conta è che comunque venga svolta l’attività, a tal fine non rileva la congruità dei ricavi imposti dagli studi di settore o da parametri contabili/fiscali.

Società: quello che conta è che comunque venga svolta l’attività, a tal fine non rileva la congruità dei ricavi imposti dagli studi di settore o da parametri contabili/fiscali.

E’ quanto sostanzialmente si ricava dalla sentenza 512/2016 della Commissione Tributaria Regionale Toscana.

Non si può, quindi, parlare di società di comodo. Ovviamente occorre dimostrare l’effettivo svolgimento di attività economiche, ma questo a prescindere dal mancato raggiungimento della congruità dei ricavi, come, invece, viene richiesto dalla disciplina sulle società non operative.

Nel caso di specie, il contribuente è riuscito a dimostrare l’effettivo esercizio dell’attività di ricezione turistica e alberghiera.

Il contribuente si è difeso evidenziando gli ulteriori indirizzi favorevoli al contribuente, peraltro richiamati nella sentenza dei giudici di primo grado appellata. Infatti, i giudici aditi della CTP di Pistoia (sentenza n. 218/2/13) avevano affermato che, dopo l’introduzione della disciplina sancita dal DL 138/2011, l’impresa che esercita la propria attività, ma che non consegue i ricavi totalizzati con l’applicazione dei coefficienti, non deve essere ritenuta di comodo, per il mancato utilizzo dei beni da parte dei soci o dei familiari a titolo gratuito. Per non parlare poi dei giudici supremi (Cassazione, sentenza n. 16183/2014) i quali hanno affermato che l’omessa presentazione della domanda di interpello, relativa alle società non operative, non comporta l’inammissibilità del ricorso, per cui il contribuente può dimostrare, in giudizio, la disapplicazione della disciplina, non essendo una via obbligata, la detta presentazione, per il superamento della presunzione che resta a carico del contribuente stesso.