Diario quotidiano del 5 aprile 2016: i casi di esonero dallo spesometro

Pubblicato il 5 aprile 2016



nuova disciplina degli interpelli spiegata “in filo e per segno” dalle Entrate; spesometro: niente obbligo sotto i 3mila euro senza Iva; polizze vita “miste”: rendimenti finanziari tassati; niente responsabilità solidale per il professionista se il cliente non paga la ritenuta; imposte, sottrazione fraudolenta se si prova la simulazione; esonero dallo spesometro anche per commercianti e agenzie di viaggio; nel regime forfetario imprenditori e professionisti accedono direttamente: pubblicata la circolare/guida delle Entrate; enti bilaterali: istituite due nuove causali contributo nel F24; comunicazione annuale lavori usuranti al 30 aprile 2016; l’utilizzo di mezzi obsoleti rende immune il contribuente dall’accertamento sugli studi di settore
 
agenda-immagineIndice:   1) Nuova disciplina degli interpelli spiegata “in filo e per segno” dalle Entrate 2) Spesometro: niente obbligo sotto i 3mila euro senza Iva 3) Polizze vita “miste”: rendimenti finanziari tassati 4) Niente responsabilità solidale per il professionista se il cliente non paga la ritenuta 5) Imposte, sottrazione fraudolenta se si prova la simulazione 6) Esonero dallo spesometro anche per commercianti e agenzie di viaggio 7) Nel regime forfetario imprenditori e professionisti accedono direttamente: pubblicata la circolare/guida delle Entrate 8) Enti bilaterali: istituite due nuove causali contributo nel Modello F24 9) Comunicazione annuale lavori usuranti al 30 aprile 2016 10) L’utilizzo di mezzi obsoleti rende immune il contribuente dall’accertamento sugli studi di settore  
  1) Nuova disciplina degli interpelli spiegata “in filo e per segno” dalle Entrate Nuova disciplina degli interpelli: Tutte le istruzioni in una circolare delle Entrate. Pronto il “vademecum” delle Entrate sull’istituto dell’interpello. Con una circolare, diffusa oggi, l’Agenzia traccia un quadro completo della nuova disciplina, complessivamente riordinata dal Decreto legislativo n. 156/2015, in attuazione degli indirizzi dettati dalla Legge delega (L. n. 23/2014). Dopo le indicazioni di carattere procedurale contenute nel provvedimento dello scorso gennaio, le Entrate offrono così una guida integrata sulla materia. In particolare, il decreto ha eliminato diverse forme di interpello obbligatorio per alleggerire gli adempimenti a carico dei contribuenti, ridotto i tempi di risposta da parte dell’Amministrazione per assicurare una maggiore tempestività (per gli interpelli “ordinari”, per esempio, i tempi sono ridotti da 120 a 90 giorni) e, a garanzia del contribuente, esteso la regola del silenzio-assenso a tutte le tipologie di interpello. Dall’interpello “puro” all’interpello anti-abuso, il punto delle Entrate La circolare passa in rassegna le diverse tipologie di interpello, che, per effetto delle modifiche introdotte dal Dlgs n. 156, entrano sotto “l’ombrello” dello Statuto del contribuente. Dall’interpello come strumento “generale” di dialogo - che può essere attivato in relazione a qualsiasi disposizione di legge che si presenti obiettivamente incerta nella sua applicazione alla fattispecie concreta e personale - all’interpello qualificatorio, che amplia di fatto il perimetro delle ipotesi su cui è possibile chiedere il parere dell’Agenzia, passando per la sistematizzazione della categoria dell’interpello “probatorio”. Quest’ultima raggruppa tutte quelle istanze, fino a oggi disciplinate in maniera eterogenea, volte a ottenere un parere sull’idoneità degli elementi probatori a disposizione del contribuente ai fini di un determinato regime fiscale. Il documento di prassi traccia inoltre i confini del nuovo interpello anti-abuso, e ricorda l’ambito del “disapplicativo” - di fatto l’unica categoria di interpello obbligatorio rimasta nel sistema - con cui il contribuente richiede un parere sulla sussistenza delle condizioni che legittimano la disapplicazione di norme tributarie che limitano deduzioni, detrazioni o crediti d’imposta. Le principali novità Per quanto riguarda l’istruttoria una significativa novità è costituita dalla richiesta di regolarizzazione, cioè dall’opportunità, data al contribuente, di sanare l’istanza nei casi in cui siano comunque rispettati i requisiti minimi necessari. Una chance prima riservata ai soli casi caratterizzati da vizio di sottoscrizione. Quanto alla lavorazione delle domande, la circolare ricorda i tempi di risposta a disposizione dell’Amministrazione, ridotti su impulso della Legge delega: per gli interpelli ordinari 90 giorni dalla ricezione dell’istanza al posto dei “vecchi” 120. Per tutte le altre tipologie il termine resta fermo a 120 giorni. Focus sul “silenzio-assenso” esteso ad ogni tipologia di interpello: quando la risposta non è comunicata entro il termine previsto, il silenzio equivale alla condivisione, da parte dell’Amministrazione, della soluzione prospettata dal contribuente. Dall’istanza alla risposta, le nuove regole comuni A sistema tutte le novità che riguardano il procedimento di lavorazione degli interpelli: il fatto che tutte le istanze siano state ricondotte nell’ambito dell’articolo 11 dello Statuto del contribuente ha consentito, infatti, di omogeneizzare la disciplina. La circolare spiega quindi chi sono i soggetti legittimati a presentare istanza, torna sul tema della corretta individuazione degli uffici competenti (secondo le indicazioni contenute nel provvedimento del 4 gennaio 2016) e definisce nei dettagli il contenuto e le modalità di presentazione, anche con riferimento alla procedura semplificata via posta elettronica libera (dedicata alle sole istanze da parte dei contribuenti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato). (Agenzia delle entrate, comunicato n. 63 del 1 aprile 2016)   ******   2) Spesometro: niente obbligo sotto i 3mila euro senza Iva Semplificazioni per le comunicazioni da trasmettere alle Entrate. Niente spesometro per la Pa grazie a fattura elettronica e split payment. Per commercianti al dettaglio e tour operator niente obbligo sotto i 3mila euro senza Iva. Il Fisco va incontro alle richieste di commercianti al dettaglio e pubbliche amministrazioni limitando anche per quest’anno l’obbligo di comunicazione delle operazioni IVA. In particolare, dopo l’entrata a regime della fattura elettronica Pa e l’introduzione dello split payment (operata dalla legge di Stabilità 2015), con un provvedimento in corso di pubblicazione l’Agenzia esclude, anche per il 2015, la pubblica amministrazione dall’invio dello spesometro. Inoltre, le Entrate ricordano che, in base a un’altra semplificazione prevista in via sperimentale per l’anno 2016 dalla legge di Stabilità, sono esclusi dallo spesometro anche i soggetti che trasmettono i dati relativi alle spese sanitarie al sistema Tessera sanitaria. Adempimento più snello per gli enti pubblici, niente spesometro per la Pa Nel provvedimento che sarà pubblicato nei prossimi giorni viene stabilita, per il 2015, l’esclusione dagli obblighi della comunicazione all’Anagrafe tributaria delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, sia per le amministrazioni pubbliche sia per quelle autonome. Questa previsione, come illustrato nel testo dello specifico provvedimento, si colloca in un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti di natura tributaria. In particolare, l’obiettivo esplicito è di proseguire sulla strada aperta con l’adozione della fatturazione elettronica prima e con l’introduzione successiva dello split payment, in modo da continuare nello sfoltimento e nella riduzione delle incombenze che gravano sugli enti pubblici. Commercianti al dettaglio e tour operator, resta il tetto dei 3mila euro Anche quest’anno i soggetti che operano al dettaglio e gli operatori turistici (articoli 22 e 74-ter del Dpr n. 633/1972) non devono comunicare le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3mila euro, al netto dell’Iva, effettuate nel 2015. E’ una semplificazione che viene incontro alle esigenze e alle difficoltà segnalate dagli operatori del settore. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 64 del 1 aprile 2016)   ******   3) Polizze vita “miste”: rendimenti finanziari tassati L’esenzione Irpef è stata limitata ai soli capitali erogati, in dipendenza di contratti assicurativi per il caso morte, a copertura del rischio demografico percepiti dai beneficiari. Comunque, l’esclusione dall’imposta in caso di morte dell’assicurato non riguarda i rendimenti di natura finanziaria. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la circolare n. 8/E del 1 aprile 2016. Dunque, nel caso di assicurazioni miste, caratterizzate dalla presenza anche di una componente finanziaria, solo il capitale per il rischio demografico continua a rimanere esente dall’Irpef; per la quota restante, invece, si applica il comma 4 dell’art. 45 del TUIR, secondo cui i capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione costituiscono redditi di capitali per la parte corrispondente alla differenza tra l’ammontare percepito e quello dei premi pagati. Situazione pregressa Prima delle modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014), i capitali percepiti in caso di morte dell’assicurato dai beneficiari di contratti di assicurazione sulla vita erano completamente esenti dall’Irpef. Legge di Stabilità 2015 I commi 658 e 659 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015, modificando il quinto comma dell’art. 34 del D.P.R. n. 601 del 1973, hanno limitato la predetta esenzione dall’imposta ai capitali erogati, in dipendenza di contratti assicurativi per caso morte, a copertura del rischio demografico percepiti dai beneficiari e non anche ai relativi rendimenti di natura finanziaria. Nel rispetto del dato normativo, la modifica in esame si applica ai proventi percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2015, anche qualora l’evento morte sia avvenuto anteriormente a tale data. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, si è creata una diversificazione del regime fiscale applicato ai capitali erogati in dipendenza di polizze assicurative sulla vita per il caso morte aventi differenti caratteristiche contrattuali, vale a dire quelle di “puro” rischio, quali la cosiddetta “temporanea caso morte”, e polizze di tipo “misto”, caratterizzate anche da una componente finanziaria. Polizze assicurazione “temporanea caso morte” Nel caso di contratti di assicurazione “temporanea caso morte”, i cui premi sono finalizzati interamente alla copertura del rischio demografico, si applica la totale esenzione dall’IRPEF di quanto corrisposto ai beneficiari. Polizze vita “miste” Nel caso delle cosiddette polizze vita “miste”, è esente dall’IRPEF il capitale erogato a copertura del “rischio demografico” mentre la parte restante della prestazione corrisposta sarà imponibile in capo ai beneficiari. Difatti, secondo l’Amministrazione Finanziaria, nel caso delle predette polizze vita “miste”, l’ammontare della prestazione imponibile deve corrispondere alla differenza tra il “valore di riscatto” che sarebbe stato riconosciuto all’assicurato, determinato al momento individuato sulla base delle condizioni contrattuali e l’ammontare dei premi pagati al netto di quelli corrisposti per la copertura del rischio morte.   ******   4) Niente responsabilità solidale per il professionista se il cliente non paga la ritenuta L’Amministrazione finanziaria non può chiedere il pagamento della ritenuta d’acconto al professionista, se questo dimostra di avere già subito la tassazione da parte del sostituto d’imposta. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Milano che, con la sentenza n. 23/2016, ha respinto l’appello dell’Agenzia delle entrate contro la sentenza di primo grado che aveva già stabilito la mancanza di responsabilità del contribuente. Cade quindi la tesi, sostenuta dal fisco, della responsabilità solidale tra il sostituto d’imposta e chi ha erogato il servizio, così liberando quest’ultimo per il caso in cui il primo non abbia versato la ritenuta. Insomma, il professionista ha diritto allo scomputo sulla base delle “ritenute operate”. Chi già percepisce le somme al netto della ritenuta operata, ma non versata dal sostituto è legittimato a detrarla, non potendo pagare due volte, e certo non per sua colpa, l’imposta dovuta. Già una risposta ad una interrogazione parlamentare (Camera dei deputati, 10 marzo 2016) ha ricordato che, nel 2009, l’Agenzia delle entrate aveva risolto una questione assai singolare con un certo senso. Gli onorevoli interroganti hanno evidenziato nella loro istanza “talune criticità concernenti lo scomputo delle ritenute d’acconto operate al professionista in sede di liquidazione del compenso ma non versate dal committente” (sostituto d’imposta). In particolare, hanno “richiamato” una “recente pronuncia della Commissione provinciale di Sondrio in ordine ad uno scomputo della ritenuta subita ma non certificata dal sostituto d’imposta. Viene evidenziato che “l’Agenzia delle Entrate ribadisce che, come precisato nella risoluzione n. 68 del 18 marzo 2009, se il contribuente non riceve la certificazione del sostituto, può comunque scomputare le ritenute subite, esibendo […] la documentazione idonea a comprovare l’importo del compenso effettivamente percepito” (al netto, quindi, della ritenuta). Sempre la medesima risoluzione n. 68/E si chiarisce che nel caso in cui fattura e documentazione bancaria siano prodotte nell’ambito di un controllo formale, ai sensi dell’art. 36-ter del DPR 600/1973, andrà allegata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il contribuente dichiara, sotto la propria responsabilità, che la documentazione attestante il pagamento si riferisce ad una determinata fattura regolarmente contabilizzata. Nell’ambito di tali controlli, limitatamente ai redditi di lavoro autonomo e d’impresa, la dichiarazione sostitutiva accompagnata dalla fattura e dalla documentazione bancaria assume un valore probatorio equipollente a quello della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta, rilevando come “dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà” di cui all’articolo 47 del D.P.R. 445/2000.   ******   5) Imposte, sottrazione fraudolenta se si prova la simulazione La Corte di Cassazione con la sentenza n. 13223 del 1 aprile 2016 ha stabilito che il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte scatta anche se non sia stata iniziata alcuna attività di riscossione, ma è necessario provare la simulazione o la fraudolenza dell’alienazione e l’impossibilità per il contribuente di soddisfare comunque il credito erariale. In caso contrario, si rischierebbe di criminalizzare qualunque alienazione di beni, con la conseguente lesione del diritto di proprietà costituzionalmente garantito. Iva, reato rigido La Corte di cassazione con la sentenza n. 13218 del 1 aprile 2016 ha stabilito che può essere comunque condannato l’imprenditore che evade l’Iva superando la nuova soglia di punibilità soltanto di qualche migliaia di euro. Infatti, la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto potrebbe operare soltanto qualora il limite fosse superato di pochissimo. La Suprema Corte si è occupata di un caso in cui un contribuente era stato condannato per l’omesso versamento dell’IVA pari ad una somma di circa 270.000 euro. Il ricorso per cassazione presentato dall’imputato evidenziava che la condotta avrebbe potuto essere considerata di particolare tenuità, in quanto superava di poco più che 20.000 euro la nuova soglia prevista dall’art. 10-ter del DLgs. 74/2000, oggi innalzata a 250.000 euro. Tale “tenuità” sarebbe, inoltre, stata avvalorata sul piano soggettivo dalla sussistenza di una crisi economica della società rispetto al momento dell’assunzione da parte dell’imputato della qualità di legale rappresentante.   ******   6) Esonero dallo spesometro anche per commercianti e agenzie di viaggio Esonerati dallo spesometro per tutte le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’IVA, anche per i dati relativi al 2015 commercianti al minuto e agenzie di viaggio. Questo si aggiunge all’esonero per le pubbliche amministrazioni. Lo ha riferito l’Agenzia delle entrate, con il comunicato stampa n. 64 del 1 aprile 2016, che di fatto ha anticipato il previsto provvedimento direttoriale che, andrà a replicare, per i dati relativi al 2015, le esclusioni già previste lo scorso anno per i dati relativi al 2014 (provvedimento del 31 marzo 2015). L’esonero, come già avvenuto lo scorso anno, arriva a ridosso della scadenza del termine per effettuare la comunicazione di cui all’art. 21 del D.L. 78/2010, fissata il giorno 11 aprile 2016 (il giorno 10 è domenica) per i soggetti IVA mensili e il giorno 20 aprile 2016 per i soggetti IVA trimestrali. Sempre in tema di “scadenze”, si ricorda che con provvedimento n. 45144 del 25 marzo 2016, l’Agenzia ha rinviato al 20 settembre il termine entro il quale effettuare la comunicazione delle operazioni “black list” 2015 (fino a quel momento il termine era il medesimo previsto per lo spesometro). Tornando allo spesometro, il regime derogatorio previsto dall’Agenzia delle Entrate per l’annualità 2015, sulle orme di quanto già previsto per lo scorso anno, riguarda: - sotto il profilo soggettivo, i commercianti al minuto ed assimilati, di cui all’art. 22 del DPR 633/72, e le agenzie di viaggio, di cui all’art. 74-ter del DPR 633/72; - sotto il profilo oggettivo, tutte le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’IVA. Considerato il riferimento alle “operazioni attive”, per i commercianti al dettaglio e le agenzie di viaggio, l’esonero viene a sovrapporsi a quello già disposto dalla norma istitutiva dello spesometro (l’art. 21 del D.L. 78/2011) relativamente alle operazioni “per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura”, al di sotto della soglia di 3.600 euro al lordo dell’IVA. Per cui, l’esclusione riguarda tutte le operazioni inferiori a 3.000 euro, includendo sia le fatture sia i corrispettivi. Venendo al caso delle Amministrazioni pubbliche e delle Amministrazioni autonome, l’esclusione è totale, anche in questo caso replicando il regime generalizzato di esonero già previsto per il 2014; senza la previsione in esame, invece, tali soggetti avrebbero dovuto comunicare tutte le operazioni non documentate da fattura elettronica (come richiesto dal provvedimento del 2 agosto 2013). Infine, riguardo l’esclusione per i dati trasmessi al Sistema “Tessera Sanitaria”. Il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate fa ancora riferimento al tenore letterale dell’art. 1 comma 953 della legge di stabilità 2016 (che aveva aggiunto il comma 1-quater all’art. 21 del DL 78/2011), in base al quale lo spesometro “è escluso per coloro i quali trasmettono i dati al Sistema Tessera Sanitaria”. Vengono tuttavia escluse dall’adempimento le sole operazioni attive oggetto di comunicazione al Sistema TS. ******   7) Nel regime forfetario imprenditori e professionisti accedono direttamente: pubblicata la circolare/guida delle Entrate Le Entrate chiariscono che i contribuenti che già svolgono un’attività imprenditoriale o professionale, accedono al regime forfetario direttamente senza quindi bisogno di dovere fare alcuna comunicazione. L’Agenzia delle entrate, con la circolare (una sorta di guida o vademecum al regime forfetario) n. 10/E del 4 aprile 2016, chiarisce che la presenza dei requisiti per l’accesso al regime e l’assenza della cause ostative andranno confermate in sede di dichiarazione dei redditi. Sono, dunque, online sul sito dell’Agenzia delle entrate i chiarimenti per imprenditori e professionisti che vogliono accedere al regime forfetario introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 15%. A partire dal 2016, l’aliquota agevolata scende al 5% per i primi 5 anni di attività per coloro che intraprendono una nuova attività economica, se in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Tra gli ulteriori vantaggi, il regime comporta anche l’esclusione dagli studi di settore e rilevanti semplificazioni ai fini Iva. Chi accede al regime, infatti, non addebita l’Iva in rivalsa né esercita il diritto alla detrazione dell’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti nazionali, comunitari e sulle importazioni. Con la citatata circolare n. 10/E, le Entrate illustrano gli effetti delle modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 e chiariscono i dubbi interpretativi emersi nel primo anno di applicazione del regime. Nel documento di prassi sono inoltre presenti utili approfondimenti, oltre che sui requisiti di accesso, sulle caratteristiche del regime in vigore dal 1° gennaio 2015. Agevolazioni per i piccoli contribuenti Il nuovo regime per i piccoli contribuenti è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 e successivamente modificato dalla Legge di Stabilità 2016. L’imposta unica, che sostituisce Irpef, addizionali regionali e comunali e Irap, ha un’unica aliquota fissa del 15% e si applica sul reddito imponibile determinato forfettariamente sulla base dei ricavi o dei compensi. Le nuove attività beneficiano dell’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni. Inoltre il regime non prevede limiti di età per accedere, né limiti temporali dopo i quali è obbligatorio uscire dalla disciplina di favore. Le semplificazioni previste dalla legge La circolare fornisce indicazioni sulle numerose agevolazioni introdotte per i soggetti di minori dimensioni. In particolare i contribuenti che applicano il regime forfetario non addebitano l’Iva in fattura, non devono osservare gli obblighi di liquidazione e versamento dell’imposta né gli obblighi contabili e dichiarativi previsti dal Dpr n. 633/1972. Il regime prevede, inoltre, l’esonero dalle comunicazioni dello spesometro e dei dati black list. Ai fini delle imposte sui redditi coloro che applicano il regime forfetario sono esclusi dagli studi di settore, non subiscono ritenute d’acconto e sono esonerati dall’applicarle, sono, inoltre, esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili. I contribuenti devono però assicurare alcuni adempimenti, come quello di certificare i corrispettivi, di numerare e conservare le fatture di acquisto e delle bollette doganali, versare l’Iva per le operazioni in cui risultano essere debitori di imposta, dopo aver integrato la fattura indicando l’aliquota e la relativa imposta. Come accedere al regime forfetario Dal 2015 i contribuenti che hanno i requisiti previsti dalla legge e intendono avviare una piccola impresa o attività professionale, possono accedere direttamente al regime al momento della richiesta di apertura della partita Iva. Le Entrate chiariscono che i contribuenti che già svolgono un’attività di impresa, arte o professione, accedono al regime forfetario senza dover fare alcuna comunicazione, preventiva o successiva (come la dichiarazione annuale). Se vogliono fruire anche del regime contributivo agevolato, sono però obbligati a inviare la comunicazione telematica all’Inps entro il 28 febbraio di ogni anno. Comunicazione sui requisiti nella dichiarazione annuale Nel documento di prassi, le Entrate chiariscono che la presenza dei requisiti per l’accesso al regime e l’assenza della cause ostative andranno confermate in sede di dichiarazione dei redditi. Quest’anno, in Unico 2016, i contribuenti dovranno barrare i campi 1 e 2 del rigo LM21. Regimi abrogati e periodo transitorio Dal 1° gennaio 2015 sono stati abrogati i precedenti regimi agevolati previsti per i contribuenti di minori dimensioni. Per consentire un passaggio graduale alle nuove regole, però, i soggetti che al 31 dicembre 2014 applicavano il regime di vantaggio o il regime delle nuove attività produttive possono applicare le agevolazioni previste per le nuove attività fino alla conclusione del periodo agevolato (per un massimo di cinque anni). Per esempio, un soggetto che ha iniziato una nuova attività nel 2014, e ha applicato il regime fiscale di vantaggio oppure il regime delle nuove attività produttive, potrà applicare le specifiche agevolazioni previste dalla legge (riduzione dell’imponibile di un terzo per il 2015, applicazione dell’imposta sostitutiva nella misura del 5% a decorrere dal 2016) fino al 2018. Inoltre, i soggetti che al 31 dicembre 2014 applicavano il regime fiscale di vantaggio possono continuare ad applicarlo per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato ovvero fino al compimento del trentacinquesimo anno di età se successivo alla scadenza del quinquennio, anche se hanno iniziato l’attività nel 2015.   ******   8) Enti bilaterali: istituite due nuove causali contributo nel Modello F24 Istituite dall’Agenzia per la riscossione delle somme da destinare al finanziamento di Ebincall e Enblit, in virtù di appositi accordi con l’Istituto nazionale di previdenza sociale. Con le convenzioni dell’8 e del 9 marzo 2016 sottoscritte, rispettivamente, con l’Ente bilaterale nazionale dei Call center (Ebincall) e l’Ente nazionale bilaterale Lavoro impresa e terziario (Enblit), è stato affidato all’Inps il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi destinati al finanziamento delle due organizzazioni. Per consentire ciò, l’Agenzia delle entrate, con le risoluzioni 18/E e 19/E, entrambi del 4 aprile 2016, in base agli accordi stipulati con l’Inps e più volte rinnovati, ha istituito due nuove causali contributo: - “CALL”, per l’Ente bilaterale nazionale dei Call center - “ENBT”, per l’Ente nazionale bilaterale Lavoro impresa e terziario. Vanno riportate nella sezione “Inps” del modello F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Inoltre, nella delega di pagamento devono essere evidenziati: - nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente - nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda - nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo (la colonna “a mm/aaaa” non va compilata).   ******   9) Comunicazione annuale lavori usuranti al 30 aprile 2016 La comunicazione relativa al monitoraggio annuale dei lavori usuranti deve essere effettuata telematicamente entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, utilizzando il modello LAV_US.MINISTERO. Con riferimento alle attività lavorative svolte nell’anno 2015, il Ministero ha comunicato il 31 marzo con la nota n.1874 che il datore di lavoro potrà compilare il modello LAV_US fino al 30/4/2016. La Direzione Generale dei sistemi informativi, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la nota n. 1874 del 31 marzo 2016, rende noto che la data di scadenza per l’invio, da parte del datore di lavoro, del modello LAV_US, al fine di comunicare le attività lavorative Usuranti svolte nell’anno 2015 (prevista dall’art. 6 del D.M. 20/9/2011), slitta al 30 aprile 2016. Ricordiamo che questa comunicazione riguarda lo svolgimento di: - attività faticose e pesanti, c.d. usuranti (art. 2, comma 5, decreto legislativo 67/2011); - un processo produttivo in serie caratterizzato dalla “linea catena” ovvero dell’esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo e compreso in regolari turni periodici. (Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 4 aprile 2016)   ******   10) L’utilizzo di mezzi obsoleti rende immune il contribuente dall’accertamento sugli studi di settore La circostanza che il contribuente utilizzi beni strumentali obsoleti deve essere assolutamente tenuto dal Fisco nel corso dell’applicazione delle risultanze derivanti dagli studi settoriali. E’, infatti, illegittimo l’accertamento basato sugli studi di settore nei confronti del dipendente che svolge anche altri lavori nei ritagli di tempo, usando beni ormai obsoleti. Nel caso di specie, è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del n. 6114 del 30 marzo 2016. In particolare, il contribuente (si era visto recapitare un avviso di accertamento con la rettifica del reddito imponibile a fini IRPEF, IRAP ed IVA, sulla base di parametri presuntivi di reddito) svolgeva lavoro dipendente, dedicando una parte del tempo libero ad un’altra attività, operava con beni vecchi ed obsoleti. Era comunque emerso che l’avviso di accertamento non era adeguatamente fornito di motivazione. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso dell’Agenzia. Osservando come l’accertamento tributario standardizzato nasca solo in esito al contraddittorio, ha sottolineato come in tale sede quest’ultimo possa provare la sussistenza delle condizioni che giustificano l’esclusione dall’area di applicazione degli standard. La motivazione, inoltre, non può esaurirsi nel solo rilievo dello scostamento, poiché deve essere integrata con “la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente”. La sentenza di appello non si discostava dalla procedura generale di accertamento con gli studi di settore. A contrario, essa ne era conforme, in quanto la CTR aveva postulato la necessità, per l’amministrazione, “di offrire elementi di valutazione ulteriori rispetto a quello rappresentato dal mero scostamento dagli studi di settore, in presenza di emergenze istruttorie idonee a rappresentare una situazione reddituale ben diversa da quella presupposta dai parametri standard posta a fondamento dell’accertamento”.   Vincenzo D’Andò