Diario quotidiano del 4 aprile 2016: la corretta tenuta del libro inventari secondo la Cassazione

Pubblicato il 4 aprile 2016



corretta tenuta del libro inventari: sentenza della Cassazione; la procedura per il sovraindebitamento dei debitori “Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti”; falso in bilancio: tutto come prima; il reato di omesso versamento dell’Iva resta anche in presenza di concordato; Canone Rai: elenchi corretti entro il 31 maggio 2016; accertamenti immobiliari: l’Agenzia delle entrate risponde a “Striscia la Notizia”, tassazione di capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione vita; Entrate e Anac insieme per la legalità nel settore degli appalti: siglato un protocollo d’azione; geografia giudiziaria: gli effetti sui commercialisti; bonus occupazionale previsto dal Programma “Garanzia Giovani”
 
  Indice:   1) Corretta tenuta del libro inventari: sentenza della Cassazione   2) La procedura per il sovraindebitamento dei debitori “Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti”   3) Falso in bilancio: tutto come prima   4) Il reato di omesso versamento dell’Iva resta anche in presenza di concordato   5) Canone Rai: elenchi corretti entro il 31 maggio 2016   6) Accertamenti immobiliari: l’Agenzia delle entrate risponde a “Striscia la Notizia   7) Tassazione di capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione vita   8) Entrate e Anac insieme per la legalità nel settore degli appalti: siglato un protocollo d’azione   9) Geografia giudiziaria: gli effetti sui commercialisti   10) Bonus occupazionale previsto dal Programma “Garanzia Giovani”. Indicazioni sull’avvio dell’attività di controllo da parte dell’Inps  
  1) Corretta tenuta del libro inventari: sentenza della Cassazione Libro inventari non deve essere troppo sintetico altrimenti integra la bancarotta documentale semplice. Questo secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione penale, nella sentenza n. 12777 del 29 marzo 2016. E’ ad alto rischio, quindi, l’imprenditore che tiene in modo sintetico il libro degli inventari, tanto da non esprimere analiticamente i singoli elementi: Il rischio è quello di integrare il reato di bancarotta documentale semplice. L’amministratore unico di una S.r.l. ha perciò dovuto buttare “la spugna” perdendo il ricorso. Il reo era stato riconosciuta colpevole di bancarotta preferenziale e documentale semplice. Avverso il giudizio di appello propose ricorso la contribuente; tra i vari punti contestati dal ricorrente, uno deduceva la violazione di legge e vizi motivazionali poiché il giudice di merito avrebbe ritenuto sussistente il reato di bancarotta documentale semplice in presenza di mere irregolarità delle scritture contabili, senza alcuna incidenza sostanziale. La Suprema Corte, tuttavia, non hanno accolto il ricorso della contribuente. “Integra il reato di bancarotta semplice documentale – hanno affermato – l'imprenditore che tenga in modo sintetico il libro degli inventari, tale da non esprimere in maniera analitica i singoli elementi patrimoniali, rendendo necessario, ai fini della loro ricostruzione, il ricorso al libro giornale ed al mastro dei conti”. E ancora: integra tale reato anche “l’omessa tenuta o l'irregolare e incompleta tenuta delle scritture contabili obbligatorie previste dall'art. 2214, comma primo, del c.c. e 2421 del c.c. in caso di società”. Tenuta del libro inventari Il libro inventari è un adempimento posto a carico dell’imprenditore che esercita un’attività commerciale, disciplinato dagli articoli 2214 e 2217 del codice civile. Esso svolge la funzione di dare evidenza della situazione economica e patrimoniale dell’impresa con riferimento ad un determinato periodo al fine di fornire le seguenti informazioni : - l’indicazione e la valutazione analitica degli elementi patrimoniali attivi e passivi; - la consistenza dei beni raggruppati in categorie omogenee per natura e valore e il valore attribuito a ciascun gruppo; - il bilancio e il conto dei profitti e delle perdite. L’obbligo di redazione del libro degli inventari riguarda in particolare i seguenti soggetti : società di capitali, enti pubblici e privati diversi dalle società che svolgono attività commerciali, società Snc, le Sas e società equiparate, imprenditori individuali che esercitano imprese commerciali. Sono esclusi dalla tenuta del libro inventari i soggetti che rientrano nei limiti per la della contabilità semplificata che non hanno optato per la contabilità ordinaria). Come previsto dalla norma l’inventario va redatto all’inizio dell’esercizio dell’impresa ed ogni anno entro 3 mesi dal termine di presentazione del modello Unico. Modalità di tenuta del registro inventari: Numerazione e bollatura Come disposto dall’art. 2215 del codice civile: “ il libro degli inventari deve essere numerato progressivamente e non è soggetto né a bollatura né a vidimazione ; si possono utilizzare registri manuali, a modulo continuo o a fogli singoli mobili numerati progressivamente senza alcun obbligo di bollatura e di vidimazione (non lasciare spazi in bianco, abrasioni e se è necessaria una cancellazione va eseguita in modo tale che quanto cancellato risulti leggibile). La numerazione dei registri deve essere progressiva per anno ovvero ripartire dal numero 1 all’inizio di ogni periodo d’imposta indicando anche l'anno in quattro cifre a cui si riferisce (ad esempio 2015/1, 2015/2 ecc.). L’inventario è soggetto all’imposta di bollo, assolta mediante l’apposizione di marche da bollo sulle pagine effettivamente utilizzate (ogni 100 pagine nella misura di euro 16, per le società di capitali e di euro 32 per le società di persone e le imprese individuali). L’imposta di bollo deve essere assolta in via preventiva, ossia prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina o sulle successive cento . Contenuto del libro inventari L’inventario, oltre agli elementi prescritti dal codice civile o da leggi speciali, ai sensi del secondo comma dell’art. 15 del DPR 600/73, deve indicare la consistenza dei beni raggruppati in categorie omogenee per natura e valore e il valore attribuito a ciascun gruppo. Ove dall’inventario non si rilevino gli elementi che costituiscono ciascun gruppo e la loro ubicazione, devono essere tenute a disposizione dell'ufficio delle imposte le distinte che sono servite per la compilazione dell’inventario. Nell’inventario degli imprenditori individuali devono essere distintamente indicate e valutate: - Le attività e le passività relative all’impresa. Nella prassi, il libro inventari si compone di una parte analitica, contenente la composizione quali-quantitativa del patrimonio aziendale, ovvero l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività patrimoniali, secondo categorie omogenee per natura e valore con l’indicazione della relativa consistenza; una parte sintetica, contenente il bilancio d’esercizio (Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa). Pertanto, non è sufficiente riportare sul libro degli inventari unicamente il bilancio d’esercizio, ma è necessaria l’indicazione analitica delle varie voci comprese nell’attivo e nel passivo riportando, per lo meno, i saldi di bilancio. Dovranno essere invece conservate su carta semplice, se non indicate sul libro inventari, le distinte contenenti il dettaglio e la valorizzazione di detti saldi (quali, ad esempio, debiti v/fornitori, crediti v/clienti, l’inventario delle merci, ma anche i saldi dei c/c bancari, la composizione dei ratei e dei risconti, il dettaglio delle voci di patrimonio netto, ecc.). In base alle norme richiamate, occorre redigere l’inventario indicando: - gli immobili, che possono essere individuati analiticamente per ogni particella catastale o per rogiti con le relative informazioni (ubicazione, estensione, descrizione, valore al mq. ecc.); Nel libro inventari devono essere indicate anche le rivalutazioni dei beni; - gli impianti, i macchinari, i mobili, indicandoli analiticamente, per singolo cespite, evidenziando il costo storico, il fondo ammortamento, il valore netto da ammortizzare (possono essere indicati nel registro dei cespiti ammortizzabili); - le rimanenze di materie prime, semilavorati, prodotti finiti, articolate per categorie omogenee, evidenziando quantità, unità di misura, valore unitario e complessivo; - brevetti, marchi, diritti, indicati per titolo giuridico, secondo le informazioni contrattuali o altro; - le partecipazioni, obbligazioni, altri valori mobiliari, articolate per categorie omogenee, evidenziando classe di titoli, emittente, numero, valore nominale e contabile; - i crediti e i debiti, distinti per nominativo ed evidenziando natura, importo residuo, scadenza, valuta ed eventuali garanzie; - il denaro e valori in cassa, distinti in relazione alle principali classi di valori e opportunamente numerati; - il capitale sociale e le riserve, indicando le singole poste ed evidenziando il valore iniziale, gli incrementi e i decrementi di periodo, il valore finale; - i fondi, distinti per classi, evidenziando il valore iniziale, gli incrementi e i decrementi di periodo, il valore finale. Per le classi di valori più affollate (es. le rimanenze, i crediti e i debiti) si può darne una rappresentazione sintetica, rinviando ad altri supporti il dettaglio (come previsto, rispettivamente, dall’art.15, DPR 600/73 e dalla R.M. n. 2/1109-74 del 05.04.75).   ******   2) La procedura per il sovraindebitamento dei debitori “Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti” L’Italia sta attraversando una crisi economica che comporta per le imprese difficoltà nello svolgimento delle attività. Il Legislatore è intervenuto per ricercare soluzioni tendenti a favorire le imprese in crisi e la stessa Agenzia delle Entrate, con circolare 19/E del 6 maggio 2015, intitolata “Transazione fiscale e composizione della crisi da sovraindebitamento – Evoluzione normativa e giurisprudenziale”, ha dettato chiarimenti per avvalersi delle procedure di sovraindebitamento. Le procedure di sovraindebitamento furono introdotte per la prima volta dalla Legge 3/2012, e poi successivamente riformulate dalla Legge 221/2012 (di conversione del Decreto Sviluppo-bis). Le norme prevedono due procedure per le imprese che non superano i requisiti dimensionali previsti per l’applicazione della Legge fallimentare, e che hanno lo scopo di comporre la crisi. Si tratta della procedura per un Accordo, definito di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, e della procedura per la Liquidazione dei beni del debitore. Inoltre, vi è una procedura specifica per i consumatori, denominata Piano del consumatore. Queste procedure, che vedono il coinvolgimento del Tribunale e degli Organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento (disciplinati dal D.M. Giustizia 202/2014, e il cui elenco si trova nel sito http://crisisovraindebitamento.giustizia.it/registro.aspx), sono di interesse sia per le piccole imprese e le famiglie con un elevato indebitamento, sia per gli operatori economici, che potrebbero trovarsi coinvolti in questa procedura, nella loro veste di creditori. La Fondazione Accademia Romana di ragioneria, con la nota operativa n. 4 del 31 marzo 2016, approfondisce i meccanismi di funzionamento della prima delle tre procedure, alla luce delle indicazioni della circolare sopra citata. Si comincerà quindi con il richiamo delle condizioni per l’avvio della procedura dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti, per proseguire poi con le varie tappe del procedimento, comprese l’attuazione e la conclusione, per concludere con l’analisi degli effetti dell’Accordo. - Le condizioni per l’avvio della procedura dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti Le condizioni che i debitori devono rispettare per accedere al procedimento dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sono 6 (artt. 6 e 7 della legge 3/2012): 1) Non essere soggetti, né assoggettabili, alle procedure concorsuali della Legge fallimentare (né ad altre procedure, come l’amministrazione straordinaria), ovvero non superare nessuno dei 3 limiti dimensionali, di cui all’art. 1 del R.D. 267/42, ossia non aver:
  1. a) Avuto (almeno per una volta) nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o di Accordo ai sensi della Legge 3/2012 (o dall'inizio dell'attività, se di durata inferiore), un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300.000 euro;
  2. b) Realizzato (almeno per una volta e in qualunque modo risulti), nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento (o dall'inizio dell'attività, se di durata inferiore), ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000 euro;
  3. c) Un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore a 500.000 euro.
2) Essere sovraindebitato, ossia trovarsi in una delle seguenti situazioni:
  1. a) Perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni;
  2. b) Definitiva incapacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni.
3) Concludere un accordo con i creditori (secondo le regole della procedura di cui alla Legge 3/2012). Non aver fatto ricorso, nei precedenti 5 anni, alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento mediante l’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, di cui agli artt. 6-12 della Legge 3/2012, né a quella alternativa della Liquidazione dei beni, di cui agli artt. 14-ter e seguenti della Legge 3/2012; 5) Non aver subito in passato, per cause imputabili al debitore, l’annullamento o la risoluzione di un Accordo (ex art. 14, legge 3/2012) sottoscritto con i creditori, ai sensi della Legge 3/2012; 6) Non aver fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore. La Circolare 19/2015 dell’Agenzia delle Entrate ricorda che a questa procedura possono accedere, nel rispetto delle condizioni sopra elencate, anche:
  1. a) gli imprenditori agricoli;
  2. b) le associazioni professionali;
  3. c) le start up innovative, ai sensi dell’art. 31 della legge 221/2012.
Infine, l’Agenzia delle entrate afferma che tale procedura può essere attivata anche dal consumatore, ossia “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”. In definitiva, gli operatori economici (non assoggettabili alla Legge fallimentare) possono scegliere tra 2 procedure: - l’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti (artt. 6-12, Legge 3/2012); - la Liquidazione dei beni del debitore (artt. 14-ter – 14-terdecies, Legge 3/2012). I consumatori possono invece scegliere tra 3 alternative per la composizione della crisi da sovraindebitamento: - l’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti (artt. 6-12, legge 3/2012); - il Piano del consumatore (artt. 12-bis – 12-ter, legge 3/2012); - la Liquidazione dei beni del debitore (artt. 14-ter – 14-terdecies, legge 3/2012). In conclusione, la circolare 19/2015 sottolinea come il sovraindebitamento può riferirsi a qualsiasi soggetto, sia esso imprenditore o meno, e, quindi, anche ai lavoratori autonomi o dipendenti, e a coloro che non svolgono attività lavorativa, come i consumatori. La procedura dell’Accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti Secondo l’Agenzia delle Entrate le procedure previste dalla Legge 3/2012 presentano alcuni aspetti riconducibili al concordato preventivo, così come agli accordi di ristrutturazione dei debiti, previsti dalla Legge fallimentare. Infatti, questa disciplina, sempre secondo l’Agenzia, valorizza il ruolo dell’autonomia privata nella gestione della crisi, attraverso il riconoscimento della possibilità per il debitore di depositare presso il Tribunale territorialmente competente una proposta che preveda la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione, anche parziale, dei crediti attraverso qualsiasi forma, eventualmente mediante cessione dei crediti futuri. La circolare 19/2015 precisa poi che nei debiti risanabili attraverso la composizione della crisi da sovraindebitamento rientrano anche quelli di natura tributaria, compresi i tributi locali, fermo restando che è comunque esclusa la possibilità di falcidiare l’Iva e le ritenute operate e non versate. Infine, l’Agenzia delle Entrate sottolinea come la procedura dell’Accordo si fonda su due elementi essenziali: l’iniziativa del debitore e il raggiungimento di un accordo con una parte qualificata della massa creditoria. Il punto di forza della procedura è dato dal fatto che, una volta ottenuta la maggioranza richiesta (60%) per l’approvazione dell’Accordo, anche i creditori che non lo hanno approvato devono attuarlo.   ******   3) Falso in bilancio: tutto come prima La Corte di Cassazione, sezioni unite penali, con il verdetto pronunciato il 31 marzo 2016, ha asserito che il falso in bilancio “valutativo” non è stato abrogato dalla riforma (legge 69/2015). Resta come delitto punito dall’articolo 2621 c.c. se ci sono criteri di valutazione fissati da norme o criteri tecnici generalmente accettati e l’agente se ne discosti “consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”. Dunque, niente colpi di spugna sui processi in corso, e persino su quelli già conclusi con una condanna definitiva per falso valutativo. L’intervento dei giudici di legittimità è arrivato dopo alcune sentenze in contrasto. Diversi orientamenti Secondo il primo e più permissivo orientamento, inaugurato dalla sentenza 33774/15, dopo la riforma le false comunicazioni sociali sono punibili esclusivamente per fatti non veri e sono escluse le valutazioni del manager, riducendo così all’osso i possibili casi di condanna. Stando invece all’indirizzo interpretativo più severo, contenuto nella sentenza 890/16, anche dopo la riforma è falso in bilancio indicare un valore di realizzo per crediti ormai inesigibili: deve ritenersi impossibile sostenere la non punibilità per le modifiche della legge 69/15 all’articolo 2621 cc perché le valutazioni espresse nel documento contabile sono comunque legate a standard Ue e internazionali. A sostenere il primo arresto è intervenuta in seguito la sentenza 6916/2016, ricordando che la condotta perseguita dal nuovo articolo 2621 cc consiste nella esposizione nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, «di fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero» o di omettere «fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo a indurre altri in errore». Sezioni Unite Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno adottato la linea dura, salvando di fatto il falso in bilancio. La massima afferma infatti che «sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo all'esposizione o all’ammissione di fatti oggetto di valutazione, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo a indurre i errore i destinatari delle comunicazioni».   ******   4) Il reato di omesso versamento dell’Iva resta anche in presenza di concordato Anche in presenza di concordato il pagamento dell’imposta rimane dovuto. Il reato di omesso versamento Iva si commette anche se prima della scadenza dell’adempimento la società sia stata ammessa al concordato preventivo. Si tratta infatti di un tributo comunitario, il cui versamento non può essere pregiudicato da una scelta imprenditoriale. A fornire questo principio è stata la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12912 del 31 marzo 2016. La conclusione cui sono giunti i giudici di legittimità si discosta dall’ultima pronuncia in ordine temporale della stessa sezione della stessa Corte. La sentenza riguarda una vicenda che trae origine da un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, eseguito nei confronti del liquidatore di una società per il reato di omesso versamento dell’Iva. ******   5) Canone Rai: elenchi corretti entro il 31 maggio 2016 Niente distacco dell’elettricità in caso di mancato pagamento del canone RAI. Una bozza di DM definisce le modalità di addebito del canone sulla fattura per la fornitura di energia elettrica. Dunque, ultimi ritocchi al nuovo canone Rai. Il decreto interministeriale Economia-Sviluppo è in passaggio al Consiglio di Stato prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, mentre è già stato pubblicato il provvedimento delle Entrate sull’autocertificazione di chi non paga il canone perché sprovvisto di TV. Le norme danno attuazione ai principi contenuti nella Legge 208/2015 che attribuiscono il canone TV a ogni famiglia anagrafica direttamente sulla bolletta elettrica relativa al luogo di residenza. Si pagherà in 10 rate e la prima (maxi rata) arriverà a luglio. Per evitare le duplicazioni di canone in caso di più bollette l’Agenzia delle entrate potrà chiedere ai comuni i dati sulle famiglie anagrafiche. Il DM fissa i compiti di Entrate e Acquirente Unico (il garante della fornitura di energia elettrica ai piccoli consumatori) e i compensi alle società elettriche. In attuazione di quanto previsto dalla L. 208/2015 (legge di stabilità 2016), la bozza di decreto stabilisce, tra l’altro, con riferimento ai contratti di fornitura domestica già attivi al 1° gennaio 2016, le modalità volte ad individuare i contratti per i quali il luogo di fornitura corrisponde alla residenza dell’intestatario; tali dati sono trasmessi, entro il 31 ottobre di ogni anno, dall’Agenzia delle Entrate ad Acquirente Unico S.p.a., aggiornati sulla base delle variazioni di residenza intervenute nel periodo, nonché alle imprese elettriche, entro il 7 novembre di ogni anno. Saranno poi definite le modalità di trasmissione delle informazioni sui soggetti che risultano aver presentato la dichiarazione di non detenzione di apparecchi televisivi e delle informazioni relative ai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica, nei cui confronti non si deve procedere all’addebito sulle fatture per energia elettrica. Le informazioni necessarie all’addebito del canone nelle fatture sono rese disponibili da Acquirente Unico S.p.a., mensilmente alle imprese elettriche, tramite il Sistema informativo integrato. In sede di prima applicazione le suddette informazioni sono rese disponibili alle imprese elettriche entro il 31 maggio 2016. Venendo agli aspetti più strettamente legati al pagamento del canone, si ricorda che lo stesso avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza successiva alla scadenza delle rate. Le rate si intendono scadute il primo giorno di ciascuno dei mesi da gennaio ad ottobre. L’impresa elettrica inserisce nelle fatture solo le rate del canone scadute nei periodi in cui vi è certezza della titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica. Secondo la bozza di decreto, nei casi in cui non siano dovute somme a titolo di consumi elettrici, l’impresa elettrica invia ai clienti le fatture con addebito delle rate del canone almeno una volta ogni quattro mesi. In ogni caso, l’impresa elettrica invia ai clienti le fatture con addebito delle rate del canone dovute per l’anno di riferimento, in tempo utile per l’addebito entro il mese di ottobre. Pagamento in dieci rate In sede di prima applicazione, nella prima fattura emessa successivamente al 1° luglio 2016 sono cumulativamente addebitate tutte le rate scadute, da parte dell’impresa elettrica che risulta con certezza titolare del contratto alla data del 1° luglio 2016. In caso di attivazione di una nuova utenza successivamente all’emissione da parte dell’impresa elettrica delle fatture con scadenza nel mese di ottobre, il canone dovuto viene addebitato, in un’unica soluzione, nella prima rata dell’anno successivo, dall’impresa elettrica che risulta con certezza la titolare del contratto. Nei casi in cui nessun componente della famiglia anagrafica sia titolare di un contratto di una delle tipologie addebitabili espressamente individuate nella bozza di decreto, il pagamento avviene mediante modello F24. Esclusivamente per l’anno 2016 tale pagamento è eseguito entro il 31 ottobre 2016. Se il contratto è intestato ad un soggetto della famiglia anagrafica diverso dall’intestatario del canone, l’Agenzia delle entrate procede alla voltura d’ufficio del canone al titolare del contratto. In caso di pagamento parziale della fattura elettrica senza indicazione da parte dell’utente dell’imputazione delle somme pagate, l’imputazione avviene prioritariamente alla fornitura elettrica. Inoltre, nell’ipotesi di mancato pagamento totale o parziale della fattura per la parte relativa ai consumi elettrici, l’impresa elettrica provvede ad inviare solleciti al cliente con le modalità ordinariamente utilizzate, anche per la parte relativa al canone. Le sanzioni e gli interessi eventualmente dovuti per la quota di canone sono comunque applicati dall’Agenzia delle entrate la quale effettua anche le eventuali azioni di recupero. La bozza precisa anche che in nessun caso il mancato pagamento del canone comporta il distacco della fornitura di energia elettrica. Vengono, infine, definite le modalità di individuazione e comunicazione dei dati utili ai fini del controllo da parte dell’Agenzia delle entrate, nonché le modalità di rimborso del canone addebitato ma non dovuto.   ******   6) Accertamenti immobiliari: l’Agenzia delle entrate risponde a “Striscia la Notizia L’Agenzia delle entrate risponde alle accuse di Striscia la Notizia con i fatti, entrando nel merito dei singoli casi riportati. A partire dall’8 marzo 2016, infatti, la trasmissione Striscia la Notizia di Canale 5 ha lanciato una serie di servizi riguardanti degli accertamenti immobiliari ai fini dell’imposta di Registro e in cui vengono contestati i valori della vendita di alcuni immobili, definendo l’operato dell’Agenzia delle Entrate “estorsioni legalizzate”. A corredo dei reportage, la trasmissione riporta un elenco di azioni che dovrebbero essere intraprese nei confronti dei funzionari delle Entrate, e in particolare:
  1. Obbligare il funzionario ad acquistare l’immobile o il terreno al prezzo della valutazione fatta da lui
  2. Fare una class action
  3. Denunciare il funzionario per estorsione
  4. Denunciare il funzionario per danni materiali e biologici
  5. Far pagare le perizie e tutte le spese processuali al funzionario se l’Agenzia perde la causa
  6. Trovare l’indirizzo del funzionario che ha firmato e bruciargli la casa.
In data 15 marzo l’Agenzia delle Entrate diffonde un comunicato stampa in cui condanna con fermezza i toni e le modalità con cui è stato esercitato il diritto di cronaca da parte di giornalisti e autori della trasmissione. Nel merito dei casi trattati, sottolinea inoltre che la redazione di Striscia la Notizia non ha mai chiesto alle Entrate di poter verificare la correttezza e la genuinità delle affermazioni riportate nei vari servizi, non consentendo così all’Amministrazione di poter riscontrare errori o inesattezze nell’operato degli Uffici relativamente alla gestione delle singole pratiche di accertamento fiscale. La trasmissione, poche ore dopo, invia un comunicato stampa di risposta in cui precisa che i servizi in oggetto sono frutto di numerose segnalazioni di cittadini disperati e che, anche se le soluzioni proposte dai segnalatori sono più che azzardate, non si possono ignorare le condizioni di difficoltà in cui spesso si trovano queste persone. Infine, la volontà dell’Agenzia di intraprendere eventualmente azioni legali a tutela della propria immagine e della sicurezza dei propri dipendenti viene letta nella nota di Striscia come un possibile tentativo di imbavagliare la trasmissione e i segnalatori. In data 16 marzo la trasmissione torna sul tema delle presunte “estorsioni legalizzate” messe in atto dall’Agenzia con un quarto servizio, all’interno del quale si accenna, tra l’altro, a presunte segnalazioni da parte di funzionari delle Entrate i quali precisano che a prendere i premi incentivanti legati alle attività di accertamento sono i dirigenti e non loro. In data 17 marzo l’Agenzia, a seguito di ulteriori servizi e dell’anticipazione della presenza di un sedicente funzionario del Fisco non riconoscibile in trasmissione, prima dell’inizio della puntata in programma la stessa sera, invia una nota all’agenzia di stampa Ansa, in cui precisa che l’elenco di azioni, suggerite dai segnalatori e mandato in onda più volte nel corso delle puntate, assume la forma di una vera e propria istigazione a commettere reati. Per questo motivo lo stesso suggerimento e altre gravi allusioni riferite ai dipendenti dell’Amministrazione sono stati segnalati alle autorità competenti. L’Agenzia chiarisce che l’intento non è quello di minacciare qualcuno né tanto meno di imbavagliare la libera stampa, ma piuttosto quello di affermare il principio ineludibile di legalità che orienta l’azione delle Entrate. Inoltre, l’Amministrazione puntualizza che non esiste - come si lascia intendere nella trasmissione - una stretta correlazione tra il singolo controllo o accertamento e il premio annuale attribuito al dirigente. Il trattamento accessorio, infatti, è conferito dopo una valutazione complessiva del suo operato annuale, che si basa sul raggiungimento degli obiettivi complessivamente assegnati alla struttura da lui diretta e sulla valutazione delle capacità gestionali e professionali. Infine, nella nota viene ribadito che Striscia non ha mai chiesto alle Entrate di poter verificare i singoli casi nell’ottica della trasparenza e collaborazione. Dai pochi elementi a disposizione, desumibili esclusivamente dai servizi trasmessi, l’Agenzia ha potuto verificare cinque casi. Nel primo caso, trattato nella puntata dell’8 marzo, il locale oggetto del servizio viene indicato con superficie di 75 mq. In realtà, come si legge nell’avviso di rettifica emesso dalle Entrate, la superficie è di 97 mq. Inoltre, il locale in questione risulta ben conservato, ubicato in posizione centrale e in una via discretamente commerciale. Sulla base di questi elementi è stato rettificato il valore del locale, prendendo come riferimento non solo la banca dati OMI e i valori medi di mercato nel periodo d’interesse, ma anche quelli di BIR (Borsa Immobiliare di Roma), Borsino.net e altri atti di compravendita di immobili con caratteristiche simili. Nel secondo caso, quello riportato nel servizio del 14 marzo, Striscia tratta della cessione di un terreno di 17.000 mq erroneamente definito non edificabile e con vincolo boschivo. In realtà si tratta di un terreno edificabile in quanto inserito nel NPRG in zona ‘Città da ristrutturare’ con destinazione ‘verde pubblico e servizi pubblici’ ed indice di edificabilità dello 0,04 per cento (sviluppa una superficie edificabile di 680 mq). Nel terzo caso, oggetto del servizio del 16 marzo, l’ufficio competente ha eliminato l’errore. In ogni caso il riferimento alla superficie del locale - 29 mq - è sbagliato. In realtà, infatti, la superficie catastale lorda risulta pari a 49 mq. Nel quarto caso, oggetto del servizio del 21 marzo 2016, viene mostrato un terreno, che costituisce in realtà un’ampia corte (542 mq) di pertinenza di una abitazione (89 mq), ricadente prevalentemente in zona edificabile; il valore dichiarato in 1,84 euro al mq è stato rettificato dall’Ufficio in ragione del 10 per cento del valore dell’abitazione dichiarato dalle parti. Il secondo immobile mostrato nel servizio è costituito da un terreno agricolo, adiacente alla corte di cui alla prima compravendita, per complessivi 783 mq, il cui valore è stato rettificato avuto riguardo alla media dei valori al metro quadro dichiarati in atti di compravendita stipulati nel triennio antecedente, aventi ad oggetti beni similari ubicati nella medesima zona (nel caso specifico, ubicati nel medesimo foglio, ossia nella medesima porzione di territorio catastale). Il quinto caso, trattato nel servizio del 23 marzo 2016, ha ad oggetto la cessione di un terreno edificabile, un terreno agricolo e un fabbricato. Nel servizio non emerge una contestazione specifica nel merito dei valori attribuiti dall’Ufficio in sede di rettifica. Sistemi incentivanti del personale In merito ai premi incentivanti riservati ai dirigenti, l’Agenzia precisa che per nessun dipendente la misura del premio è correlata all’importo di accertamenti emessi e andati a buon fine né, tanto meno, al numero o all’entità delle anomalie evidenziate. Gli obiettivi da raggiungere per far scattare gli incentivi, stabiliti dalla Convenzione con il Ministero dell’Economia, sono molteplici e non limitati agli importi riscossi derivanti dall’attività di contrasto all’evasione fiscale. Ciò che acquista rilievo per gli incentivi, infatti, sono una serie di parametri che riguardano, tra gli altri, l’indice di vittoria in giudizio, l’erogazione di rimborsi, la semplificazione e il miglioramento della qualità dei servizi di informazione e assistenza. In altre parole, non c’è alcun nesso meccanico fra il recupero di un determinato importo evaso e il premio di cui beneficerebbe il funzionario che ha effettuato quel recupero. L’incentivo è una somma che complessivamente è devoluta all’Agenzia e si ripartisce poi tra tutto il personale in servizio (non solo tra i dirigenti) come premio per il raggiungimento di tutto l’insieme degli obiettivi fissati dalla Convenzione. Questi obiettivi non riguardano solo l’attività di accertamento, ma anche gli altri processi di missione, e in particolare quelli concernenti la gestione del contenzioso, l’erogazione dei rimborsi, la semplificazione e il miglioramento della qualità dei servizi di informazione e assistenza ai contribuenti, la riduzione di conflittualità dei rapporti con i contribuenti e l’impulso agli istituti deflativi del contenzioso. Come funziona l’accertamento sulle compravendite immobiliari Come è noto, l’imposta di registro si determina sulla base del valore del bene immobile compravenduto e, a tal fine, si prende in considerazione quello dichiarato dalle parti nell’atto o, se superiore, il corrispettivo pattuito. Per controllarne il valore ai fini della eventuale rettifica gli Uffici dell’Agenzia si basano sui metodi indicati dalla legge (articolo 51 DPR 131/1986), ovvero, innanzitutto, sul criterio c.d. “comparativo”, che prevede il raffronto con trasferimenti, divisioni e perizie giudiziarie, anteriori di non oltre tre anni rispetto all’atto accertato, che riguardano gli stessi immobili o altri di caratteristiche e condizioni simili. Altro criterio individuato dalla legge è quello basato sulla capitalizzazione del reddito netto - cioè il reddito netto di cui gli immobili sono suscettibili, capitalizzato al tasso mediamente applicato alla data e nella stessa località per gli investimenti immobiliari; infine, la stessa legge consente agli Uffici di utilizzare ogni altro elemento di valutazione, basandosi anche sulle indicazioni fornite all’Agenzia dai Comuni. In quest’ultimo metodo di valutazione rientra, per i terreni edificabili, il riferimento al valore della costruzione realizzabile sull’area oggetto di transazione e, per gli immobili in genere, il rinvio ai valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI). In ogni caso, quest’ultimi valori vengono utilizzati non in modo esclusivo ma devono essere integrati con altri elementi in possesso dell’Ufficio, come ad esempio l’entità dei mutui contratti per l’acquisizione dell’immobile, le previsioni del preliminare di vendita ovvero le risultanze del contraddittorio eventualmente instaurato con il contribuente. Lo scostamento tra il valore normale dell’immobile, determinato in base a valori OMI, e quello dichiarato dalle parti in atto, quindi, rappresenta un iniziale strumento di selezione per l’eventuale attività di controllo, e non un elemento su cui fondare la pretesa tributaria. In altri termini, il gap tra il valore dichiarato e le rilevazioni OMI costituisce, dunque, solo un indizio, da integrare con ulteriori elementi a sostegno della pretesa tributaria. Resta inteso che la legittimità dell’atto di rettifica, eventualmente non condiviso dal contribuente, è soggetto al controllo del giudice tributario. Infine, nei diversi servizi, i contribuenti contestano l’assenza di qualsiasi sopralluogo. Si fa presente, al riguardo, che non vi è alcun obbligo normativo in tal senso. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 61 del 31 marzo 2016)   ******   7) Tassazione di capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione vita L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 8/E del 1 aprile 2016, si sofferma sulle problematiche relative alla tassazione di capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione vita. In particolare, l’Agenzia delle entrate fornisce chiarimenti in merito all’applicazione della disciplina introdotta dalla Stabilità 2015 (legge 190/2014), che ha modificato il regime fiscale delle somme percepite, in caso di morte, dai beneficiari di una polizza assicurativa sulla vita. Difatti, ai proventi percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2015, l’esenzione Irpef non è più totale, ma riguarda la sola copertura del “rischio demografico”, cioè la differenza tra durata della vita di una persona e durata media della vita della popolazione. In pratica, restano totalmente esenti le sole assicurazioni “temporanee caso morte”, quelle in cui la copertura del rischio demografico è pari al 100%. Invece, nel caso di assicurazioni miste, caratterizzate dalla presenza anche di una componente finanziaria, solo il capitale per il rischio demografico continua a rimanere esente da Irpef; per la quota restante, invece, si applica l’articolo 45, comma 4, del Tuir, in base al quale i capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione costituiscono redditi di capitali per la parte corrispondente alla differenza tra l’ammontare percepito e quello dei premi pagati. Sempre in tale ipotesi, l’Agenzia spiega con diversi esempi come calcolare l’imponibile e l’imposta. A questo proposito conclude che, qualora i patti contrattuali stabiliscano un termine specifico per l’erogazione della prestazione e si verifichi il decesso del beneficiario, il valore di riscatto è quello determinato a tale data. Al contrario, se non vi è un termine espressamente previsto dalle condizioni di polizza, il riferimento è la data del decesso. Nel dettaglio illustra le modalità di determinazione del reddito imponibile, prospettando quattro diverse situazioni, cioè quando il valore di riscatto è inferiore, pari o superiore al capitale erogato e nel caso in cui tale valore non è determinabile (in particolare se il decesso dell’assicurato si verifica in un momento in cui il contratto assicurativo non prevede la possibilità di riscatto). La circolare, tra l’altro, chiarisce che nell’ipotesi delle polizze vita “miste”, quando la prestazione finale è corrisposta al beneficiario per effetto del decesso dell’assicurato il reddito deve essere ripartito attribuendolo in modo proporzionale all’ammontare delle prestazioni ricorrenti erogate durante la vita dell’assicurato e a quello erogato all’atto del decesso.   ******   8) Entrate e Anac insieme per la legalità nel settore degli appalti: siglato un protocollo d’azione Monitorare lo svolgimento di procedure di gara e appalti per prevenire tentativi di infiltrazione criminale. È uno dei principali obiettivi del protocollo d’azione firmato oggi dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, e dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, finalizzato a rafforzare e ad assicurare la correttezza e la trasparenza delle procedure di affidamento. Gli obiettivi previsti Il protocollo, che ha durata annuale, disciplina lo svolgimento dell’attività di vigilanza collaborativa preventiva e ha lo scopo di verificare la conformità degli atti di gara alla normativa di settore, individuare clausole e condizioni idonee a prevenire tentativi di infiltrazione criminale e monitorare lo svolgimento delle procedure di gara e dell’esecuzione degli appalti. L’oggetto del protocollo L’accordo sarà in particolare incentrato su quattro affidamenti legati a lavori di ristrutturazione di alcuni immobili ubicati nelle città di Roma, Cagliari, Ferrara e Verona per i quali l’Agenzia delle Entrate si avvarrà dei competenti Provveditorati alle Opere Pubbliche. Prima della loro formale adozione saranno trasmessi all’Anac alcuni atti della procedura di affidamento e relativi alla fase di esecuzione dei contratti, tra i quali bandi di gara, capitolati, perizie di variante e sospensioni contrattuali. Successivamente, l’Anac esprimerà un parere, anche formulando eventuali osservazioni. Nel caso in cui vengano riscontrate irregolarità o non conformità alle attuali disposizioni normative o alle pronunce dell’Autorità, l’Anac formulerà un rilievo motivato e lo trasmetterà all’Agenzia delle Entrate e al Provveditorato alle Opere Pubbliche eventualmente interessato. Le Entrate terranno conto delle osservazioni formulate dall’Autorità nello svolgimento dell’attività di vigilanza sugli affidamenti oggetto dell’accordo per ulteriori affidamenti analoghi. La verifica intermedia Dopo i primi sei mesi di collaborazione, l’Agenzia invierà all’Anac un report sui procedimenti e sui contratti oggetto di vigilanza in modo da consentire una prima verifica dell’efficacia di queste attività. Ulteriori report saranno previsti, con cadenza semestrale, per tutta la durata del protocollo e anche in caso di eventuali rinnovi. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 62 del 1 aprile 2016)   ******   9) Geografia giudiziaria: gli effetti sui commercialisti Il chiarimento del Ministero della Giustizia sulle conseguenze che la soppressione dei tribunali avrà sugli Ordini territoriali e sulle elezioni di categoria. Il Ministero della Giustizia, attraverso una nota inviata il 31 marzo 2016 al Consiglio nazionale e agli Ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, si sofferma sull’effetto che avrà sugli Ordini di categoria il mutamento della geografia giudiziaria in seguito alla soppressione di 31 tribunali non provinciali disposta dal decreto legislativo n. 155 del 7 settembre 2012. Il chiarimento, più volte richiesto dallo stesso Consiglio nazionale, si è reso necessario in vista della scadenza sia dello stesso Consiglio, sia degli Ordini territoriali il prossimo 31 dicembre poiché la legge di riforma della geografia giudiziaria non contiene espresse disposizioni che regolino la sorte giuridica degli Ordini dei commercialisti costituiti nel circondario dei tribunali soppressi. Così, secondo il Ministero, in assenza di una disposizione normativa di segno contrario, la soppressione del circondario di un tribunale comporta anche la soppressione del corrispondente Ordine dei commercialisti. Per questo motivo, negli Ordini territoriali dei commercialisti corrispondenti ai tribunali soppressi non si dovrà procedere alle elezioni per il rinnovo degli organi consiliari perché essi confluiranno automaticamente negli Ordini già esistenti nel territorio rientrante nel circondario di tribunale interessato. Per quanto riguarda poi lo svolgimento delle elezioni, spetterà ai Consigli degli Ordini inglobanti garantire ai professionisti provenienti dagli Ordini soppressi l’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo, diffondendo sollecitamente le informazioni necessarie. Il Ministero, inoltre, auspica che i Consigli inglobanti provvedano, in collaborazione con i Consigli degli Ordini prossimi alla chiusura, ad un esame veloce delle posizioni dei professionisti provenienti dagli Ordini soppressi ai fini della loro iscrizione all’Albo. A questo punto, il Consiglio nazionale uscente dovrà individuare la data in cui si dovranno tenere le elezioni dei Consigli degli Ordini locali in modo tale da assicurare che i neo eletti possano insediarsi in tempo utile per procedere all’elezione del nuovo Consiglio nazionale nella data che sarà indicata dallo stesso Ministero. (CNDCEC, comunicato stampa del 1 aprile 2016)   ******   10) Bonus occupazionale previsto dal Programma “Garanzia Giovani”. Indicazioni sull’avvio dell’attività di controllo da parte dell’Inps L’Inps con la circolare n. 59 del 1 aprile 2016 riepiloga le principali caratteristiche dell’incentivo previsto dal Programma “Garanzia giovani” di cui al Decreto Direttoriale n. 1709/2014 e successive modifiche ed integrazioni, già illustrato con le circolari n. 118/2014, 129/2015 e 32/2016, nonché con i messaggi n. 9956/2014 e n. 1316/2015, ai quali si rinvia per ogni chiarimento aggiuntivo. Con il Decreto Direttoriale n. 425\II\2015, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione – ha individuato l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale come “Organismo Intermedio del PON “Iniziativa Occupazione Giovani”, ai sensi dell’articolo 123, paragrafo 6 del Regolamento (UE) n. 1303/2013. A seguito dell’emanazione del citato decreto, è compito dell’Istituto porre in essere una serie di attività di periodico controllo a campione, a carico delle Sedi competenti, sulla legittima fruizione del bonus occupazionale “GAGI”. A seguito dell’emanazione del citato decreto, l’Inps provvede ad avviare una attività di periodico controllo a campione, a carico delle Sedi competenti, sulla legittima fruizione del bonus occupazionale “GAGI”.   *** Lavoratori marittimi Equiparazione, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 31 della legge n. 413/1984, dei periodi di effettiva navigazione al servizio di stazione radiotelegrafica di bordo con i periodi di effettiva navigazione al servizio di apparati radioelettrici a bordo delle navi. (Inps, messaggio n. 1431 del 1 aprile 2016)   ***   Chiarimenti in materia di applicazione del massimale contributivo di cui all’art. 2, comma 18 della legge 8 agosto 1995, n. 335 per i soggetti iscritti alle Gestioni pubbliche. Con la circolare Inps n. 58 del 1 aprile 2016 vengono forniti chiarimenti in ordine alla corretta applicazione del massimale annuo della base contributiva e pensionabile ex art. 2, comma 18, legge n. 335/1995 alle Gestioni pubbliche, in caso di lavoratori “nuovi iscritti” che acquisiscano anzianità assicurative ante 1° gennaio 1996, a seguito di domanda di riscatto o accredito figurativo. Viene, altresì, dettata la disciplina delle restituzioni e/o regolarizzazioni delle differenze contributive derivanti dall’errata disapplicazione e/o applicazione del massimale ex art. 2, comma 18 della L. n. 335/95 nonché i nuovi criteri per l’accertamento dell’anzianità contributiva al 31.12.1995 e del conseguente sistema di calcolo da adottare per la liquidazione delle pensioni delle gestioni esclusive.   ***   “Iva Tr”: adeguato il software per compilare il nuovo modello Fiscoggi.it (edizione del 1 aprile 2016) ha reso noto che dal 1 aprile 2016 è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate il software per compilare il nuovo modello Iva Tr che è dedicato ai contribuenti che intendono chiedere il rimborso dell’eccedenza di imposta oppure vogliono utilizzarla in compensazione. Versione aggiornata per il software di compilazione di “Iva Tr”. Consente ai contribuenti di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate il modello da utilizzare per le richieste di rimborso o di compensazione del credito Iva trimestrale. La revisione del software fa seguito al nuovo modello Iva Tr, approvato con provvedimento del 21 marzo 2016 dopo i ritocchi alla disciplina Iva, fra cui l’innalzamento delle percentuali di compensazione per le cessioni di latte, bovini e suini, introdotti dall’ultima Stabilità (articolo 1, comma 908, legge 208/2015). Il modello Iva Tr deve essere inviato dai contribuenti che hanno realizzato, nel trimestre, un’eccedenza di imposta detraibile di importo superiore a 2.582,28 euro e intendono chiedere in tutto o in parte il rimborso della somma oppure vogliono utilizzarla in compensazione anche con altri tributi, contributi e premi. Lo si può presentare in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento. Dunque, il prossimo mese utile per utilizzarlo è aprile.   Vincenzo D’Andò