Diario quotidiano del 26 aprile 2016: la riammissione alla rateazione per i contribuenti decaduti

1) Il professionista, prima di chiudere l’attività, deve avere pagato l’Iva sui compensi maturati
2) Non sempre il prestanome é sinonimo di dolo
3) Datore di lavoro moroso: vale il fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento del TFR
4) L’azienda può licenziare il dipendente sulla base di testimonianze?
5) La consulenza deve essere fatta solo da psicologi iscritti all’albo, condannato lo psicosomatista
6) Assegnazioni e cessioni agevolate dei beni ai soci: documento della Fondazione ADR
7) Basta la Comunicazione Unica per l’avvio del commercio all’ingrosso, niente SCIA
8) Debiti con il fisco: contribuenti decaduti, riammissione possibile al pagamento rateale
9) Prime disposizioni attuative del nuovo regime di cooperative compliance
10) Ecco come disciplinare l’estinzione dietro cessione del quinto della pensione di prodotti di finanziamento concessi a pensionati inps

 

agenda-immagineIndice:

 

1) Il professionista, prima di chiudere l’attività, deve avere pagato l’Iva sui compensi maturati

2) Non sempre il prestanome é sinonimo di dolo

3) Datore di lavoro moroso: vale il fondo di garanzia dell’Inps per il pagamento del TFR

4) L’azienda può licenziare il dipendente sulla base di testimonianze?

5) La consulenza deve essere fatta solo da psicologi iscritti all’albo, condannato lo psicosomatista

6) Assegnazioni e cessioni agevolate dei beni ai soci: documento della Fondazione ADR

7) Basta la Comunicazione Unica per l’avvio del commercio all’ingrosso, niente SCIA

8) Debiti con il fisco: contribuenti decaduti, riammissione possibile al pagamento rateale

9) Prime disposizioni attuative del nuovo regime di cooperative compliance

10) Ecco come disciplinare l’estinzione dietro cessione del quinto della pensione di prodotti di finanziamento concessi a pensionati inps

 

 

1) Il professionista, prima di chiudere l’attività, deve avere pagato l’Iva sui compensi maturati

Il professionista, prima di chiudere l’attività, deve avere pagato l’Iva sui compensi maturati.

E quanto si desume dalla sentenza n. 8059 del 21 aprile 2016 della Corte di Cassazione, a sezioni unite, che ha stabilito che è soggetto ad Iva il compenso professionale incassato dopo la cessazione dell’attività. Questo poiché ai fini dell’imponibilità, rileva la soggettività passiva al momento dell’esecuzione della prestazione.

In genere, si usava fare chiudere la partita ai professionisti (nel caso di specie, un architetto), per poi andare in pensione, e nel frattempo ricevere gli ultimi compensi considerandoli nel Modello Unico come compensi occasionali, senza essere soggetti ad Iva.

Ebbene adesso la Suprema Corte ha posto fine alla questione. La prassi portata avanti, come descritto sopra e suffragata dai giudici di merito, è, quindi, fiscalmente errata.

In particolare, sia la CTP sia la CTR avevano dichiarato illegittimo il recupero dell’Iva effettuato dall’Amministrazione finanziaria su un compenso da attività professionale conseguito dal contribuente dopo la cessazione del relativo esercizio e la chiusura della partita IVA: Tale orientamento era stato motivato dalla carenza, al momento della riscossione, del presupposto soggettivo dell’imposta, previsto dal combinato disposto degli artt. 1 e 5 del DPR 633/72, poiché il percipiente non avrebbe più rivestito più la qualifica di professionista.

Viceversa, l’Agenzia delle entrate si è difesa sostenendo che una prestazione di servizi, se imponibile ai fini Iva al momento della propria esecuzione, resta necessariamente tale, anche qualora il pertinente corrispettivo venga conseguito dopo la cessazione dell’attività professionale nel cui ambito la prestazione è stata posta in essere – e alla conseguente perdita, da parte del percipiente, della soggettività IVA – giacché tale evenienza non è idonea a sottrarre il compenso di pregressa attività professionale al regime impositivo proprio di questa.

Dunque, la Cassazione ha chiuso la querelle: Il compenso di una prestazione professionale è imponibile, ai fini dell’Iva, anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, e alla relativa formalizzazione.

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2) Non sempre il prestanome é sinonimo di dolo

Non sempre il cd. “testa di legno” é sinonimo di dolo. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15900 del 18 aprile 2016, ha precisato che non necessariamente il prestanome di una società può essere condannato per la distruzione della contabilità, o più semplicemente per la sua omessa tenuta: perché ciò sia possibile, bisogna anche provare il dolo specifico. La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso presentato da un contribuente, legale rappresentante di una società, precedentemente condannato a sei mesi…

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