Diario quotidiano del 21 aprile 2016: a maggio fa il suo esordio il codice doganale europeo

Pubblicato il 21 aprile 2016



1) Bilanci: la correzione di errori impatta sul saldo d’apertura del patrimonio netto
2) Truffa: confisca allargata nulla
3) Accertamenti fiscali: basta con il raddoppio di termini
4) Impresa agricola: limiti da rispettare per non passare ad impresa commerciale
5) F24: istituiti codici tributo per fruire dei crediti d’imposta per strumenti musicali e per le imprese agricole
6) Cooperative: pronto il quaderno del CNDCEC su bilanci e gestione aziendale
7) Codice doganale dell’unione europea: cosa accade dal 1° maggio 2016?
8) Codice doganale dell’Unione: disposizioni e istruzioni procedurali
9) Codice Doganale dell’Unione (CDU): novità introdotte ed istruzioni operative a decorrere dal 1° maggio 2016
10) Circolare di Assonime sulle novità sui procedimenti sanzionatori della Consob; tutti i pareri fiscali di Assonime
 
Indice: 1) Bilanci: la correzione di errori impatta sul saldo d’apertura del patrimonio netto 2) Truffa: confisca allargata nulla 3) Accertamenti fiscali: basta con il raddoppio di termini 4) Impresa agricola: limiti da rispettare per non passare ad impresa commerciale 5) F24: istituiti codici tributo per fruire dei crediti d’imposta per strumenti musicali e per le imprese agricole 6) Cooperative: pronto il quaderno del CNDCEC su bilanci e gestione aziendale 7) Codice doganale dell’unione europea: cosa accade dal 1° maggio 2016 8) Codice doganale dell’Unione: disposizioni e istruzioni procedurali 9) Codice Doganale dell’Unione (CDU): novità introdotte ed istruzioni operative a decorrere dal 1° maggio 2016 10) Circolare di Assonime sulle novità sui procedimenti sanzionatori della Consob; tutti i pareri fiscali di Assonime  
  1) Bilanci: la correzione di errori impatta sul saldo d’apertura del patrimonio netto Bilanci: la correzione di errori impatta sul saldo d’apertura del patrimonio netto. Il 19 aprile 2016 è stata pubblicata in consultazione la bozza dell’OIC 29 Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio. Nell’ambito del progetto di aggiornamento dei principi contabili nazionali, avviato a seguito delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 139/2015 di recepimento della direttiva 34/2013/UE, l’OIC pubblica in consultazione la bozza del principio contabile OIC 29 Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio. Nell’appendice “Motivazioni alla base delle decisioni assunte” vengono indicate le scelte di fondo più rilevanti seguite nella revisione del principio contabile. Al fine di evidenziare le modifiche apportate rispetto alla versione dell’OIC 29 dell’agosto 2014, viene allegato il documento in modalità revisione. Pertanto, vi è l’invito di fare pervenire eventuali osservazioni non oltre il 31 maggio 2016 all’indirizzo e-mail staffoic@fondazioneoic.it o via fax al numero 06.69766830. Errori nel patrimonio netto La revisione dell’Oic 29 recepisce nei bilanci la scomparsa dell’area straordinaria. I fatti eccezionali vanno a incidere sul saldo d’apertura. Gli effetti del cambiamento dei criteri di valutazione e la correzione di errori rilevanti vanno imputati sul saldo d’apertura del patrimonio netto. La revisione dell’OIC 29 (posta in consultazione dall’Organismo italiano di contabilità), alla luce delle disposizioni contenute nel dlgs. 139/2015, prende infatti atto della scomparsa dell'area straordinaria e, di conseguenza, mutua le modalità di contabilizzazione di fatti eccezionali, quali il cambio dei criteri di valutazione e la correzione degli errori rilevanti, direttamente dai principi contabili internazionali (in particolare dallo Ias 8). Il numero 6 dell'art. 2423-bis c.c. vieta la modifica, da un esercizio all’altro, dei criteri di valutazione salvo casi eccezionali. La bozza del nuovo standard contabile identifica, in primo luogo, tali fattispecie: il cambiamento è infatti possibile solo se è richiesto da nuove norme o nuovi principi contabili (cambiamento obbligatorio) oppure è adottato per una migliore rappresentazione in bilancio dei fatti e delle operazioni aziendali (cambiamento volontario). Salvo specifiche disposizioni contrarie, impossibilità od eccessiva onerosità, gli effetti dei cambiamenti di principi contabili sono determinati retroattivamente ossia rilevandoli, nell'esercizio in cui si verificano, sul saldo di apertura del patrimonio netto (di norma tra gli utili portati a nuovo); si dovranno rettificare inoltre, ma solo a fini comparativi, i dati dell’esercizio precedente come se il nuovo principio contabile fosse sempre stato applicato. Diverso è il caso, invece, dei cambiamenti di stima ossia dei procedimenti o dei metodi in base ai quali si perviene alla determinazione di un valore ragionevolmente attendibile di attività, passività, costi e ricavi: questi rientrano nel normale procedimento di formazione del bilancio e non rappresentano cambiamenti di principi contabili, il loro effetto sarà perciò allocato nella voce di conto economico relativa all’elemento patrimoniale oggetto di valutazione. Il nuovo Oic 29 affronta, quindi, la delicata tematica – vista pure la nuova disciplina sul falso in bilancio – degli errori ossia dell'impropria o mancata applicazione di principi contabili quando erano disponibili, al momento in cui vengono commessi, le informazioni ed i dati necessari per la loro corretta applicazione. Gli errori vengono divisi in rilevanti o meno a seconda della loro capacità d'influenzare le decisioni economiche degli utilizzatori del bilancio; la rilevanza non viene però declinata sul piano operativo, la questione sarà infatti approfondita dall’Organismo italiano di contabilità nella prossima revisione dell’Oic 11. La correzione di un errore rilevante deve essere contabilizzata Il principio contabile definisce come “errore rilevante” quello in grado di “influenzare le decisioni economiche che gli utilizzatori assumono in base al bilancio. La rilevanza di un errore dipende dalla dimensione e dalla natura dell’errore stesso ed è valutata a seconda delle circostanze”. Viene poi precisato che i cambiamenti obbligatori di principi contabili devono essere contabilizzati in base alle disposizioni transitorie contenute nelle nuove norme o nei nuovi principi contabili. Pertanto tali cambiamenti di principio sono contabilizzati come previsto dall’OIC 29 solo se qualora non siano previste specifiche disposizioni transitorie. Sul piano operativo le modifiche conseguenti al cambiamento dei principi applicati deve andare ad incidere sul saldo d’apertura del patrimonio netto dell’esercizio in cui avviene il cambiamento di principio. Potrebbe essere questo il caso, ad esempio, delle spese di pubblicità iscritte in bilancio prima del 2016, non più capitalizzabili sulla base della nuova disciplina. Ai soli fini comparativi, il principio contabile impone di effettuare la rettifica dei dati comparativi dell’esercizio precedente come se il nuovo principio contabile fosse sempre stato applicato. Tale rettifica non è tuttavia necessaria qualora sia impossibile determinare l’effetto di competenza dell’esercizio precedente. Nel caso in cui non sia fattibile determinare l’effetto cumulato pregresso del cambiamento di principio contabile la società dovrà invece applicare il nuovo principio contabile a partire dalla prima data in cui ciò risulti fattibile. Tra le altre novità si segnalano: - l’eliminazione dell’obbligo di fornire in nota integrativa il prospetto economico patrimoniale sintetico pro-forma che evidenziasse le voci dell’esercizio precedente, modificate dal nuovo principio contabile; - la specifica indicazione che la correzione di errori rilevanti commessi in esercizi precedenti è contabilizzata sul saldo d’apertura del patrimonio netto dell’esercizio in cui si individua l’errore, mentre gli errori irrilevanti sono contabilizzati a conto economico; - l’introduzione della previsione in base alla quale ai soli fini comparativi, se l’errore è stato commesso nell’esercizio precedente, i dati comparativi devono essere rideterminati. L’Organismo Italiano di Contabilità, infine, ha anticipato che è in corso di predisposizione un’appendice che tratterà le informazioni che devono essere fornite dalle società che predispongono il bilancio in forma abbreviata e per le c.d. “micro imprese”.   ******   2) Truffa: confisca allargata nulla La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16111 del 19 aprile 2016, ha stabilito che la confisca allargata è nulla se l’accusa non dimostra l'ammontare esatto del patrimonio dell’indagato tra cui il denaro depositato in banca. La misura è validamente disposta quando sussiste sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita. La Corte Suprema ha accolto il ricorso di tre indagati per spaccio e truffa. Per la sezione penale del giudice supremo, la misura non può essere mantenuta se non viene dimostrata la sproporzione fra il dichiarato e il patrimonio. La confisca allargata di cui all'art. 12-sexies, dl 306 del 1992, convertito con modificazioni dalla legge 356 del 1992, postula che vi siano beni, denaro o utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui anche per interposta persona risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato rispetto al proprio reddito. In altri termini, i presupposti sono costituiti da un lato dalla mancata giustificazione della provenienza e dall'altro dalla sproporzione. Ma se la provenienza va giustificata dalla parte che vi ha interesse, non altrettanto può dirsi con riguardo alla sproporzione, che deve essere valutata giacché la stessa risulti positivamente, non potendosi dunque far gravare sulla parte nei cui confronti è emesso il provvedimento l’onere di fornire preventivamente la prova contraria.   ******   3) Accertamenti fiscali: basta con il raddoppio di termini Accertamenti fiscali ormai senza raddoppio di termini. L’avviso di accertamento notificato usufruendo del raddoppio dei termini è legittimo solamente se la denuncia penale sia stata presentata o trasmessa entro la scadenza dei termini ordinari. Ciò per effetto della disciplina transitoria recata dall’articolo 1, comma 132, della legge di stabilità 2016, che si applica anche agli atti impositivi già emessi e notificati, i cui giudizi siano ancora pendenti. È questo il parere alcune commissioni tributarie che continuano ad emettere decisioni dello stesso tenore. Dopo le pronunce di Reggio Emilia (sentenza n. 90/02/16) e Firenze (sentenza n. 447/06/16) rese note nei giorni scorsi, le medesime conclusioni si leggono in tre nuove sentenze, la n. 2922/36/16 della Ctp di Milano (depositata il 5 aprile 2016), la n. 77/02/2016 della Ctp di Lecco (depositata il 24 marzo 2016) e la n. 117/04/16 della Ctp di Como (depositata il 21 marzo 2016). Ancora prima, la questione era stata affrontata negli stessi termini dalla Ctr di Milano nella sentenza n. 386/05/16 del 22 gennaio 2016. ******   4) Impresa agricola: limiti da rispettare per non passare ad impresa commerciale I produttori agricoli possono vendere anche prodotti non provenienti dai propri fondi, purché in misura non prevalente. Ma quale sono i limiti da rispettare per evitare di essere poi considerati imprenditori commerciali. A questo quesito ha risposto il Ministero dello sviluppo economico con la risoluzione n. 81039/2016. Si chiedevano alcune delucidazioni con riguardo a quanto disposto dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 228 del 2001. Nello specifico, richiamati i limiti di ricavi derivanti dalla vendita di prodotti non provenienti dalla propria azienda, ossia 160.000 euro nel caso dell’imprenditore individuale e 4.000.000 nel caso delle società, è stato chiesto se detti limiti siano riferibili ai soli ricavi ottenuti con la vendita di prodotti finiti acquistati da terzi oppure anche alla vendita di quei prodotti alla cui produzione hanno contribuito anche materie prime acquistate da fornitori terzi. E’ stato, quindi, osservato che i produttori agricoli sono legittimati a vendere anche prodotti non provenienti dai propri fondi, purché in misura non prevalente. Per prodotti non provenienti dai propri fondi si intendono sia i prodotti alimentari lavorati presso la propria azienda agricola ma con materie prime acquistate da terzi (ad esempio le mozzarelle prodotte nella propria azienda agricola con il latte acquistato da terzi), sia quei prodotti oggetto di un ciclo industriale di trasformazione. Quei prodotti alimentari, invece, lavorati e trasformati da terzi con prodotti della propria azienda agricola (ad esempio il gelato prodotto con il latte di propria produzione anche se lavorato da terzi) sono considerati prodotti provenienti dai propri fondi. Per rendere più esplicito il concetto di misura non prevalente occorre, quindi, fare riferimento all’ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita di quei prodotti non provenienti dai propri fondi: tale ammontare deve sempre restare inferiore all’ammontare dei ricavi derivante dalla vendita dei prodotti provenienti in misura prevalente dai propri fondi, fino al limite massimo, comunque, dei limiti di importo fissati dalla disposizione per le diverse tipologie di imprese agricole. E’ indispensabile, pertanto, rimanere entro certi limiti (sia quelli percentuali, relativi alla prevalenza, che quelli assoluti, relativi ai ricavi) poiché superare i medesimi comporta il passaggio dall’attività di imprenditore agricolo a quella di esercente al dettaglio, nelle differenti forme di vendita e con i relativi adempimenti previsti per lo svolgimento dell’attività commerciale, con la conseguente applicabilità delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, tra le quali anche l’obbligatorietà del possesso dei requisiti professionali per il commercio alimentare al dettaglio di cui all’articolo 71, comma 6, del decreto legislativo n. 59 del 2010.   ******   5) Modello F24: istituiti codici tributo per fruire dei crediti d’imposta per strumenti musicali e per le imprese agricole Crediti d’imposta tramite F24: L’Amministrazione finanziaria ha istituito tre nuovi codici tributo. Sono collegati all’acquisto scontato di strumenti musicali da parte degli studenti dei conservatori e alle agevolazioni per le imprese del settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura In particolare, l’Agenzia delle entrate ha istituito, con la risoluzione n. 26/E del 20 aprile 2016, il codice tributo “6865” per la fruizione, tramite il modello F24, del credito d’imposta relativo al contributo per l’acquisto di strumenti musicali. Introdotto dalla Stabilità 2016, il “bonus Stradivari” prevede, a favore degli studenti del conservatorio e degli istituti musicali pareggiati, uno sconto massimo di 1.000 euro per l’acquisto di uno strumento nuovo, coerente con il corso di studi. Tale importo è recuperato dai venditori sotto forma di credito d’imposta. Nel campo “anno di riferimento” dell’F24 va riportato l’anno in cui è sostenuta la spesa. Il codice sarà operativo dal prossimo 2 maggio. Poi con la risoluzione n. 27/E del 20 aprile 2016, sono stati invece creati due codici tributo a favore delle imprese del settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura: - 6863, per la fruizione del credito d’imposta in relazione alle spese sostenute per la realizzazione e l’ampliamento delle infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico (articolo 3, comma 1, Dl 91/2014) - 6864, per la fruizione del credito d’imposta relativo alle spese per nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche processi e tecnologie e per la cooperazione di filiera, finalizzati alla creazione di nuove reti di imprese o allo svolgimento di nuove attività (articolo 3, comma 3, Dl 91/2014). In questo caso, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione. Inoltre, il bonus utilizzato non deve eccedere l’importo concesso dal Mipaaf; in caso contrario, l’operazione di versamento viene scartata. Nel campo “anno di riferimento” dell’F24 va riportato l’anno di concessione del credito. Tutti e tre i nuovi codici devono essere esposti nella sezione “Erario” della delega di pagamento, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero nella colonna “importi a debito versati”, nel caso in cui il contribuente debba restituire l’agevolazione.   ******   6) Cooperative: pronto il quaderno del CNDCEC su bilanci e gestione aziendale E’ on line, gratuito per tutti, dal 20 aprile 2016, sul sito del CNDCEC il quaderno, relativo al settore delle cooperative, incentrato su bilanci e gestione aziendale. Dal Consiglio nazionale dei commercialisti un documento indispensabile per i tanti professionisti che lavorano con questa tipologia di aziende. “Le peculiarità delle società cooperative nella redazione di bilanci e nella gestione aziendale”. E’ il titolo di un Quaderno del Consiglio nazionale dei commercialisti, redatto grazie al lavoro della Commissione di studio per i principi contabili presieduta dal prof. Capodaglio. Il documento – scaricabile dal sito del Consiglio nazionale (www.commercialisti.it) - è sviluppato sotto la forma di “Quaderno”, considerato che l’argomento è sviluppato come uno studio esaustivo delle principali tipicità contabili delle aziende cooperative. L’elaborato si concentra sugli elementi amministrativo-contabili e di informativa finanziaria, senza tuttavia tralasciare i connessi aspetti di gestione aziendale e gli elementi fiscali. “Il fenomeno delle cooperative – afferma Il Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi - è un importante elemento di sviluppo dell’economia sociale a livello nazionale e molti sono i colleghi che operano a contatto con le cooperative in modo continuativo. Il documento del Consiglio, rigoroso nel coordinare le norme emanate in modo frammentato nel corso degli anni, costituisce una ricognizione delle problematiche che un commercialista che interagisce con società cooperative non può non considerare nell’espletamento del proprio incarico”. Le previsioni contabili esaminate dal documento resisteranno, peraltro, in massima parte anche alle revisioni della disciplina del bilancio introdotte dal dlgs 139/2015 ed entrate in vigore a partire dai bilanci che hanno inizio dal 1° gennaio 2016 in avanti. “Gli elementi contabili e di bilancio considerati – spiega il consigliere delegato ai principi contabili, Raffaele Marcello - sono propri delle cooperative e non sono stati, perciò, oggetto della revisione del bilancio delle società di capitali. L’analisi della contabilizzazione e dei riflessi contabili di operazioni come i ristorni, i prestiti sociali, le riserve indivisibili, così come l’analisi della specifica informativa finanziaria resterà perlopiù invariata, anche con l’introduzione delle nuove disposizioni. Con il presente volume, il Consiglio nazionale mira a dotare i professionisti e gli operatori del movimento cooperativo di una linea guida operativa snella, prospettando soluzioni autorevoli in contesti in cui la norma consente comportamenti difformi”. (CNDCEC, comunicato del 20 aprile 2016)   ******   7) Codice doganale dell’unione europea: cosa accade dal 1° maggio 2016 Il “pacchetto” nuovo Codice doganale dell’Unione si applica dal 1° maggio 2016. Al fine di tutelare gli interessi legittimi degli operatori economici e di garantire la validità delle decisioni adottate e delle autorizzazioni rilasciate in vigenza della pregressa normativa doganale unionale è previsto un periodo transitorio, fino al 1° maggio 2019, per consentire l’adattamento di tali decisioni e autorizzazioni alle nuove disposizioni giuridiche (reassessment). Il progressivo adeguamento dei sistemi elettronici degli Stati membri alle nuove modalità operative avverrà, invece, presumibilmente entro fine 2020. Fino ad allora, il generale obbligo di scambio delle informazioni tra autorità doganali e tra queste e gli operatori economici tramite procedimenti informatici, stabilito nel par. 1) dell’art. 6 del CDU, può essere derogato mediante utilizzo di strumenti diversi da quelli elettronici qualora i sistemi nazionali non siano in grado di supportare le procedure previste dalle nuove disposizioni doganali unionali. L’Agenzia delle Dogane, con la comunicazione pubblicata il 20 aprile 2016, composta da 24 pagine, offre una sintesi delle principali novita’ di natura giuridica e procedurale. Fanno seguito più dettagliate circolari procedurali.   ******   8) Codice doganale dell’Unione: disposizioni e istruzioni procedurali Il Regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013 istituisce il nuovo Codice Doganale dell’Unione (di seguito CDU), in vigore dal 30 ottobre 2013. L’articolo 288 di detto Regolamento, nel dettagliare le disposizioni applicabili da tale data, dispone l’attuazione delle restanti norme a decorrere dal 1° maggio 2016: da quest’ultima data sono formalmente abrogati il Reg. (CEE) n. 3925/91, relativo all’eliminazione dei controlli sui bagagli dei viaggiatori intracomunitari, il Reg. (CEE) n.2913/92, che istituisce il codice doganale comunitario (di seguito CDC), ed il Reg. (CEE) n. 1207/2001, relativo al rilascio dei certificati di origine EUR e alla qualifica di esportatore autorizzato. Anche il Reg (CEE) n. 2454/1993, recante disposizioni di applicazione del Reg. (CEE) n.2913/92 (di seguito DAC) è formalmente abrogato dal Regolamento di esecuzione (UE) 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016. L’articolo 2 del CDU ha conferito alla Commissione il potere di adottare atti delegati che specifichino le disposizioni della normativa doganale e le relative semplificazioni; tali atti delegati sono:
  1. a) il Regolamento delegato (UE) n. 2446 del 28 luglio 2015 (di seguito RD), che integra il CDU in relazione alle modalità che ne specificano alcune disposizioni;
  2. b) il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2447 del 24 novembre 2015 (di seguito RE), recante modalità di applicazione di talune disposizioni del CDU;
  3. c) il Regolamento delegato transitorio (UE) n. 341 del 17 Dicembre 2015 (di seguito RDT), che integra il CDU per quanto riguarda le norme transitorie relative a talune disposizioni nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi e che modifica il RD.
Il contesto giuridico di riferimento è integrato dalla Decisione di esecuzione della Commissione (UE) dell’11 aprile 2016, n. 578 (di seguito DEC), che stabilisce il programma di lavoro a norma dell’art. 280, par. 1, del CDU, relativo allo sviluppo ed all’utilizzazione dei sistemi elettronici per lo scambio di informazioni tra le autorità doganali e con la Commissione e per l’archiviazione di tali informazioni. In particolare, il programma di lavoro contiene un elenco dei sistemi elettronici elaborati e sviluppati dagli Stati membri ("i sistemi nazionali") o da questi in collaborazione con la Commissione ("i sistemi transeuropei"), affinché il codice diventi pienamente applicabile, e ne identifica la relativa base giuridica, le principali tappe e le eventuali date per avviare le operazioni. Quelle indicate come "date iniziali previste per l'utilizzazione", dovrebbero essere le prime date a partire dalle quali gli Stati membri possono avvalersi del nuovo sistema elettronico. Quelle, invece, definite come "date finali previste per l'utilizzazione" dovrebbero costituire il termine ultimo entro il quale tutti gli Stati membri e tutti gli operatori economici iniziano a usare i sistemi elettronici nuovi o aggiornati, conformemente a quanto previsto dal codice. Allo stato, il termine ultimo entro cui rendere operativi i sistemi elettronici è previsto per ottobre 2020. Lo spirito che impronta il nuovo Codice Doganale dell’Unione è quello di facilitare ulteriormente i traffici leciti e di ridurre gli ostacoli al commercio tra l’Unione ed il resto del mondo mediante l’adozione di regimi e procedure doganali semplici, rapidi e uniformi. In tale scenario, l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la creazione di un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio è un elemento essenziale per assicurare i predetti fini (considerando n.16 e art. 6 CDU). Ciò premesso, con la presente circolare si fornisce una prima disamina delle principali novità introdotte dalla citata normativa doganale unionale e si impartiscono direttive procedurali ed operative relative a taluni profili di immediato impatto per gli Uffici delle dogane e per gli operatori. La trattazione degli argomenti segue la struttura del CDU. (Agenzia delle Dogane, circolare n. 8/D del 19 aprile 2016, ma pubblicata il 20 aprile 2016)   ******   9) Codice Doganale dell’Unione (CDU): novità introdotte ed istruzioni operative a decorrere dal 1° maggio 2016. Nel corso del tavolo ecustoms dell’8 marzo 2016 sono stati condivisi con la platea degli operatori economici la strategia e il piano operativo per l’implementazione del nuovo Codice Doganale dell’Unione. Strategia e piano operativo sono stati elaborati per limitare gli impatti su operatori economici e uffici, conservando le semplificazioni nazionali già disponibili (Sdoganamento in mare, Sportello unico, Fast Corridors, etc.) ed affiancandone altre (Sdoganamento H24, 7 giorni su 7, gestione totalmente telematica del ciclo di vita della dichiarazione con l’utilizzo del Fascicolo Elettronico, etc.). Le nuove semplificazioni sono basate su una più intensa digitalizzazione del dialogo tra impresa e dogana e mirano sia a ridurre i tempi di sdoganamento sia a fornire anche all’utenza esterna la tracciabilità dell’intero ciclo di import/export e dello svolgimento dei controlli connessi, onde individuare e rimuovere i colli di bottiglia. PRINCIPALI NOVITÀ Validità e uso delle autorizzazioni alle procedure di domiciliazione Le disposizioni del CDU da applicare sin dal 1° maggio a maggior impatto sull’operatività dell’utenza riguardano l’eliminazione delle procedure di domiciliazione che interessano circa l’85% delle dichiarazioni doganali (4.500.000 importazioni e 11.000.000 esportazioni – dati 2015). Secondo quanto previsto dal nuovo codice, le autorizzazioni alle procedure di domiciliazione, rimangono valide sino al loro riesame (artt. 250 e 251 RD) - da concludersi entro il 30 aprile 2019 - ma possono essere utilizzate secondo le nuove regole (art. 254 RD). Pertanto sono state apportate le opportune modifiche al sistema informatico affinché i luoghi autorizzati censiti nella banca dati delle autorizzazioni alle domiciliate e alle semplificate per il transito (speditore/destinatario autorizzato) possano svolgere la funzione di “luoghi approvati” e possano essere così utilizzati nell’ambito della dichiarazione “normale in dogana” (art. 162 del CDU) con presentazione delle merci presso un luogo approvato (art. 139 del CDU), nel seguito richiamata come “Ordinaria c/o luogo”. Gli operatori possono così usufruire delle medesime modalità di dialogo telematico e dei medesimi benefici previsti dalla procedura di domiciliazione, nonché di ulteriori semplificazioni nel seguito descritte, apportando ai propri sistemi informatici minime modifiche. Le modifiche ai tracciati e alle regole e condizioni, sono state pubblicate sul portale dell’Agenzia il 24 marzo. Dal 15 aprile sono disponibili in ambiente di addestramento le applicazioni aggiornate e la nuova versione del Manuale per l’utente del Servizio Telematico Doganale (STD), per le consuete verifiche degli adeguamenti apportati ai sistemi informatici degli operatori, prima dell’entrata in esercizio, fissata per il 1° maggio. Considerata la portata delle modifiche introdotte si raccomanda agli operatori sia di procedere celermente con le verifiche, sia di consultare costantemente la sezione dedicata sul portale dell’Agenzia per avere contezza di ulteriori nuove comunicazioni/FAQ. Presentazione dei documenti di accompagnamento Un’importante novità introdotta dal CDU riguarda i documenti che accompagnano la dichiarazione necessari all’applicazione delle disposizioni che disciplinano il regime doganale. Tali documenti dal 1° maggio sono forniti alla dogana, non più sistematicamente, ma solo se la normativa dell'Unione lo richiede o se sono necessari per controlli doganali (art. 163 del CDU). Questa sostanziale novità ha consentito di introdurre semplificazioni nazionali, descritte nel seguito, anche per la dichiarazione “normale in dogana” (art. 162 del CDU) con presentazione delle merci all’ufficio doganale designato (art. 139 del CDU), nel seguito richiamata come “Ordinaria c/o dogana”, basate sull’utilizzo del fascicolo elettronico (d’ora in poi “FE”). Gli operatori hanno facoltà di utilizzare le nuove funzionalità collegate al FE sia per la dichiarazione “Ordinaria c/o dogana” sia per la dichiarazione “Ordinaria c/o luogo”, onde beneficiare delle semplificazioni connesse. Tramite il ricorso al FE, che consente di effettuare l’upload dei documenti di accompagnamento della dichiarazione, si ottiene inoltre la tracciabilità dell’intero ciclo di vita della dichiarazione doganale e dell’iter di esecuzione dei controlli. Il FE e le nuove applicazioni di gestione delle dichiarazioni sono state progettati nella prospettiva del loro riutilizzo nell’ambito dello sdoganamento centralizzato nazionale. I processi digitali per l’implementazione dello sdoganamento centralizzato nazionale sono in corso di definizione e, come di consueto, saranno presentati per la condivisione e la successiva sperimentazione in ambiente di addestramento al tavolo tecnico permanente ecustoms. Le istruzioni per l’utilizzo e la gestione del FE sono contenute nell’Allegato 1, parte integrante della presente nota delle Dogane, che sostituisce integralmente le disposizioni diramate con nota prot. n. 144636/RU dell’11 gennaio 2016 con oggetto “Digitalizzazione del processo di importazione in procedura ordinaria di accertamento tramite presentazione documentazione a sostegno con fascicolo elettronico”. (Agenzia delle Dogane, nota 45898/RU del 19 aprile 2016, poi pubblicata il 20 aprile 2016)   ******   10) Circolare di Assonime sulle novità sui procedimenti sanzionatori della Consob Assonime ha pubblicato la circolare n. 13 del 20 aprile2016. Il decreto legislativo n. 72/2015, di attuazione della direttiva CRD IV, ha modificato le disposizioni del TUF sulle procedure sanzionatorie per le violazioni in materia finanziaria, incluse le norme sui ricorsi contro i provvedimenti sanzionatori, e riformulato la disciplina in tema di pubblicazione dei provvedimenti sanzionatori. Tali modifiche hanno reso necessario un adeguamento del regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio (delibera n. 19521/2016), che si aggiunge alle numerose revisioni intervenute negli ultimi anni. La circolare illustra il nuovo quadro normativo, sottolineando i profili di maggiore impatto in tema di garanzie per i soggetti coinvolti. Il fisco sotto la lente Assonime da sempre svolge attività di approfondimento e soluzione di questioni fiscali sia attraverso la redazione di pareri scritti sia attraverso risposte telefoniche. Questa attività, che si affianca a quella di analisi e commento dei provvedimenti legislativi fiscali, costituisce una delle attività di maggior interesse per le imprese ed è infatti uno dei core business di Assonime: in un anno sono più di cento i pareri forniti dall’Area fiscale alle imprese e più di mille le risposte ai quesiti telefonici. Assonime inaugura questa nuova sezione tematica del sito per segnalare alle imprese una selezione dei temi fiscali di maggior interesse interpretativo che da marzo 2016 hanno costituito oggetto di approfondimento, da parte dell’Area fiscale, nell’ambito della sua costante attività pareristica, garantendo massima riservatezza alle imprese associate e particolare attenzione alle questioni applicative. Parere n. 10/2016. Il parere si è soffermato sull’evoluzione della nozione convenzionale di beneficial owner con particolare riferimento alle c.d. conduit companies. La nozione di beneficial owner è stata introdotta nel modello OCSE del 1977 per prevenire l’uso distorto delle Convenzioni contro le doppie imposizioni attraverso l’interposizione di un soggetto terzo tra il beneficiario finale del reddito e il debitore; in quella prospettiva si specificò che i benefici convenzionali non potevano trovare applicazione quando destinatario dei flussi reddituali fosse un agente, un intermediario o un semplice administrator. Successivamente, il concetto si è però evoluto; per tale ragione, l’analisi della fattispecie portata all’attenzione di Assonime è stata condotta alla luce del dibattito OCSE e degli ultimi orientamenti dell’Amministrazione finanziaria. In quest’ottica, nel parere sono stati esaminati e discussi sia gli indici della natura “conduit” del veicolo societario sia i profili legati alla corretta qualificazione dei flussi reddituali. Parere n. 9/2016. Il parere si è soffermato sugli eventuali profili elusivi di un accordo di ristrutturazione proposto ai creditori ex art. 182 della legge fallimentare. Le particolari modalità seguite nell’esecuzione di tali accordi potrebbero essere ritenute elusive e dar luogo, da parte dell’Amministrazione finanziaria, a contestazioni volte a disconoscere i vantaggi tributari conseguiti dal contribuente. Il parere ha esaminato i presupposti applicativi della disciplina antiabuso oggi in vigore – l’art. 10 bis della legge n. 212 del 2000, come introdotto dal decreto legislativo n. 128 del 2015 – in relazione ai vantaggi fiscali nella fattispecie conseguiti dal contribuente, individuando pertanto gli eventuali vantaggi suscettibili di essere disconosciuti dall’Amministrazione finanziaria. Parere n. 8/2016. Il parere ha affrontato il tema delle modalità di contabilizzazione degli accordi di ripartizione dei costi di head quarter nel caso di un gruppo che svolga funzioni di vertice tramite una società residente all’estero e che si avvalga di una controllata italiana per la esecuzione di un’attività di service nella ripartizione dei costi da riaddebitare alle varie società controllate e collegate. Il parere si è soffermato sulle modalità di rilevazione in bilancio delle transazioni che la controllata effettui con la controllante e dei relativi riaddebiti e, cioè, se la controllata italiana possa limitarsi a rilevare a conto economico la sola commissione relativa al servizio prestato. Parere n. 7/2016. Il parere ha avuto ad oggetto la possibilità di accedere all’opzione di riallineamento – prevista per i soggetti IAS Adopter dalla legge n. 208 del 2015 – per il caso di un marchio a vita indefinita che era già stato in precedenza oggetto di affrancamento e che presentava una nuova divergenza tra valori contabili e fiscali dovuta agli ammortamenti nel frattempo dedotti in via extracontabile, come consentito dall’art. 103, comma 3 bis del TUIR. L’analisi si è estesa alle modalità tecniche da seguire nell’imputazione e nel successivo ammortamento dell’importo oggetto di riallineamento. Parere n. 6/2016. Il parere ha approfondito la tematica dell’effettuazione in successione di conferimenti di rami di azienda in regime di neutralità fiscale e della sorte di un avviamento, insito in uno di questi rami aziendali, che sia stato già oggetto di affrancamento. L’analisi viene condotta anche alla luce dei documenti di prassi dell’Agenzia delle entrate, in base ai quali – come è noto – la conferitaria sarebbe legittimata ad iscrivere ed eventualmente affrancare una nuova voce di avviamento (cfr. la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 8/E del 2010). Parere n. 5/2016. Per le imprese IAS adopter, un aspetto che presenta non poche criticità interpretative è quello del trattamento fiscale dei riaddebiti infragruppo in caso di piani di stock grant e di stock options in favore dei dipendenti di società controllate. Il parere ha messo a fuoco il problema esprimendosi sulla qualificazione dei riaddebiti sia ai fini civilistici che ai fini fiscali. Parere n. 4/2016. Il parere si è soffermato su un’ipotesi ricorrente: quella del soggetto IAS adopter che faccia ricorso ad un derivato di copertura di fair value di un finanziamento a tasso fisso in modo da trasformarlo in un finanziamento a tasso variabile. Questa operazione comporta, oltre alla trasformazione del flusso degli interessi passivi da fissi a variabili, anche l’iscrizione del derivato e della passività da finanziamento al rispettivo fair value; iscrizione che può dar luogo all’emersione in bilancio di un differenziale positivo o negativo. Il parere si è espresso sulla necessità o meno di tener conto dei differenziali di fair value della passività e del derivato ai fini del computo degli interessi passivi da dedurre nei limiti di cui all’art. 96 del TUIR. Parere n. 3/2016. La disciplina delle deduzioni extracontabili da quadro EC imponeva l’istituzione di un vincolo di copertura, ossia un regime di sospensione di imposta delle riserve di patrimonio netto per importo corrispondente agli utili che non avessero concorso alla formazione dell’imponibile per effetto di tali deduzioni. Il vincolo in questione sussiste ancora per non poche imprese e comporta la tassazione degli utili distribuiti in caso di incapienza delle riserve residue di patrimonio netto. Il caso esaminato ha riguardato un soggetto IAS adopter che, dopo avere distribuito in corso d’anno l’utile dell’esercizio precedente, subisca una contrazione di patrimonio netto al di sotto del vincolo di copertura: contrazione non imputabile a tale distribuzione ma alla emersione, a fine esercizio, di riserve negative di derivati di copertura di cash flow hedge. Il tema si interseca con quello della natura effettivamente attribuibile alle riserve dei derivati da cash flow hedge, che è stato invece esplicitamente risolto dal legislatore per le imprese ITA GAAP con le nuove disposizioni sui bilanci di esercizio introdotte del d.l.vo n. 139 del 2015. Parere n. 2/2016. Il caso esaminato è stato quello di una sistemazione debitoria già concordata con i creditori a seguito dell’approvazione di un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis della L.F. L’esecuzione dell’accordo, tuttavia, non avveniva con risorse proprie della società debitrice o con quelle messe a disposizione dal socio a titolo di apporto, bensì mediante un’operazione di acquisto diretto da parte del socio dei crediti verso la controllata, a un corrispettivo pari a quello previsto dall’accordo, e una successiva rinuncia da parte del socio in favore della controllata. Poiché nel caso di specie queste particolari modalità attuative conducevano, pro tempore, a un regime più favorevole rispetto quello tipico delle sistemazioni ex art. 182 bis della L.F. (la detassazione completa della rinuncia del socio in luogo di quella parziale della sopravvenienza ex art. 182 bis L.F.) si chiedeva di conoscere se il vantaggio in questione potesse ritenersi indebito e censurabile alla luce della nuova disciplina antiabuso (art. 10 bis legge n. 212/2000) Parere n. 1/2016. La delimitazione dei costi specificamente afferenti alle cessioni di partecipazione in regime di participation exemption è una tematica controversa. Il parere si è espresso sulla possibilità o meno di ricomprendere in questa nozione anche le remunerazioni straordinarie eventualmente riconosciute in favore di dipendenti o amministratori a seguito del buon esito dell’operazione e sui tratti distintivi di questi oneri rispetto a quelli strettamente afferenti alla cessione.   Vincenzo D’Andò