Diario quotidiano del 18 aprile 2016: gli studi associati pagano sempre l’IRAP

Pubblicato il 18 aprile 2016



1) Niente da fare, gli studi associati non sfuggono all’Irap
2) Limitata la confisca sull’emissione di fatture false
3) Reati: il sindaco “testa di legno” risponde con gli amministratori della società
4) Il fornitore può detrarre l’Iva non pagata dal cliente
5) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di marzo 2016
6) INPS: nuove modalità di comunicazione del codice IBAN per il pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito
7) Il Modello Unico/730 precompilato 2016 è on line dal 15 aprile 2016
8) Organizzazione “Federlavoro”: per l’Agenzia delle entrate ha rilevanza nazionale
9) Sempre in aumento le entrate tributarie
10) Riforma delle banche di credito cooperativo: intervento di Assonime
 
agenda-immagineIndice: 1) Niente da fare, gli studi associati non sfuggono all’Irap 2) Limitata la confisca sull’emissione di fatture false 3) Reati: il sindaco “testa di legno” risponde con gli amministratori della società 4) Il fornitore può detrarre l’Iva non pagata dal cliente 5) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di marzo 2016 6) INPS: nuove modalità di comunicazione del codice IBAN per il pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito 7) Il Modello Unico/730 precompilato 2016 è on line dal 15 aprile 2016 8) Organizzazione “Federlavoro”: per l’Agenzia delle entrate ha rilevanza nazionale 9) Sempre in aumento le entrate tributarie 10) Riforma delle banche di credito cooperativo: intervento di Assonime  
  1) Niente da fare, gli studi associati non sfuggono all’Irap Le Sezioni Unite della Suprema Corte stanno a poco a poco completando il mosaico delle questioni loro sottoposte negli anni passati in materia di presupposto impositivo IRAP: Studi associati e società professionali sempre soggetti a Irap. Il tributo è dovuto in maniera automatica, senza quindi svolgere alcuna analisi economica e qualitativa dell'attività esercitata al fine di valutare se sussiste o meno l'autonoma organizzazione (come si rende necessario invece per chi svolge la professione in forma individuale). È quanto hanno stabilito le sezioni unite della Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 7371 del 14 aprile 2016, hanno posto la parola fine su ogni residuo dubbio circa l’applicabilità dell’Irap ai professionisti organizzati in strutture associative. Un principio che era già desumibile dalla pronuncia n. 7291, resa appena il 13 aprile 2016 (si veda ne “il Diario fiscale del 15 aprile 2016”), che nell’esentare dal prelievo la medicina di gruppo aveva invece ribadito la legittimità del tributo per le società semplici e le associazioni tra artisti e professionisti. La nuova pronuncia verte sulla corretta interpretazione degli articoli 2 e 3 del dlgs n. 446/1997. Il primo stabilisce che il presupposto dell'imposta è «l'esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi». Per poi precisare che «l'attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta». Il successivo articolo 3 fornisce invece l'elenco vero e proprio dei soggetti passivi, includendo società ed enti, nonché le associazioni senza personalità giuridica per lo svolgimento di arti e professioni che l'articolo 5 del Tuir equipara fiscalmente alle società semplici. Già in passato diverse sentenze della Cassazione avevano stabilito come, in presenza di tali forme giuridiche, l'Irap fosse dovuta a prescindere, senza esaminare l'entità dei beni strumentali, la presenza di dipendenti o collaboratori, i costi sostenuti. Verdetti che hanno interessato studi associati di dottori commercialisti (sentenza n. 16784/2010), avvocati (n. 25313/2014) e snc tra agenti di commercio (n. 25315/2014). Anche se non sono mancate decisioni contrarie, che ritenevano invece sempre necessario l'accertamento in concreto dell'autonoma organizzazione (Cass. n. 21326/2013). Secondo le Sezioni unite, l'attività esercitata da società e studi associati, «strutturalmente organizzati per la forma nella quale l'attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d'imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell'autonoma organizzazione». Da qui l'accoglimento delle ricorso dell'Agenzia delle entrate, con decisione nel merito e annullamento del ricorso introduttivo del contribuente (socio di una società semplice di amministrazioni condominiali), che dovrà quindi ora pagare l'Irap. (Corte di Cassazione, sentenza n. 7371 del 14 aprile 2016)   ******   2) Limitata la confisca sull’emissione di fatture false Subisce dei limiti la confisca sui beni di chi emette fatture false per un valore pari al profitto dell’utilizzatore. Infatti, la confisca per equivalente del profitto del reato di emissione di fatture false (art. 8 del DLgs. 74/2000) non può essere disposta sui beni dell’emittente per il valore corrispondente al profitto conseguito dall’utilizzatore delle fatture medesime. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15458 del 14 aprile 2016. Il regime derogatorio previsto dall’art. 9 del DLgs. 74/2000 – escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture false e chi se ne avvale – impedisce l’applicazione in questo caso del principio solidaristico, valido nei soli casi di illecito plurisoggettivo (Cass. nn. 48104/2013 e 42641/2013). Il termine di prescrizione del delitto in questione inizia a decorrere, per l’unicità del reato prevista dall’art. 8 comma 2 del DLgs. 74/2000, non dalla data di commissione di ciascun episodio, ma dall’ultimo di essi, anche nel caso di rilascio di pluralità di fatture nel medesimo periodo d’imposta (Cass. n. 10558/2012). (Corte di Cassazione, sentenza n. 15458 del 14 aprile 2016)   ******   3) Reati: il sindaco “testa di legno” risponde con gli amministratori della società Reati: il sindaco cd. “testa di legno” risponde con gli amministratori della società. Anche il sindaco “di fatto” può rispondere, a titolo di concorso omissivo, della bancarotta fraudolenta documentale degli amministratori se consapevolmente omette i doveri comunque impostigli dalla legge, accettando il rischio di una tenuta caotica dei libri e delle scritture contabili. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15639 del 14 aprile 2016. Nel caso di specie sono stati condannati gli amministratori ed i sindaci (incaricati anche della revisione) di una società consortile fallita, sia in primo grado sia in appello, tra l’altro, per bancarotta fraudolenta documentale, ex artt. 216 comma 1 n. 2 e 223 comma 1 del RD 267/42, risultando i libri o le altre scritture contabili tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. La Suprema Corte ha messo in evidenza come l’obbligo di vigilanza dei sindaci/revisori, se non investe in forma diretta le scelte imprenditoriali, neppure si esaurisce in una mera verifica formale, quasi a ridursi ad un riscontro contabile nell’ambito della documentazione loro messa a disposizione dagli amministratori, ma comprende un minimo riscontro tra la realtà e la sua rappresentazione. Poi dal punto di vista soggettivo non può essere esclusa la configurabilità del dolo eventuale quando un sindaco abbia consapevolmente omesso di esercitare i doveri impostigli dalla legge con la previsione della conseguente tenuta caotica dei libri e delle scritture contabili da parte degli amministratori della società ed abbia accettato il rischio che, anche a causa della sua condotta omissiva, venisse posta in essere la bancarotta fraudolenta documentale. Nel dolo eventuale, infatti, si considerano voluti non solo i risultati che l’agente abbia posto come fine ultimo dell’azione, ma anche quelli previsti quale conseguenza anche solo probabile del proprio comportamento. (Corte di Cassazione, sentenza n. 15639 del 14 aprile 2016)   ******   4) Il fornitore può detrarre l’Iva non pagata dal cliente La Commissione Aidc, con la norma di comportamento n. 195 ha stabilito che l'Iva addebitata in via di rivalsa a seguito di accertamento e non pagata dal cliente al fornitore può essere recuperata nei confronti dell'Erario. Il principio su cui si fonda l'intervento è la neutralità dell'imposta e, in particolare, il divieto che l'Iva rimanga a carico del soggetto passivo, in luogo dell'effettivo destinatario dell'operazione economica e cioè il consumatore finale. Questo principio è individuato dall'articolo 60, comma 7, Dpr 633/72, come modificato dal dl 1/2012, dove si prevede la facoltà di addebitare in rivalsa l'importo dell'Iva dovuta e corrisposta all'Erario a seguito di accertamento. II principio su cui si fonda l'intervento è la neutralità dell'imposta e, in particolare, il divieto che l'Iva rimanga a carico del soggetto passivo, in luogo dell'effettivo destinatario dell'operazione economica, cioè, il cosiddetto consumatore finale. Nel caso normale, il cliente provvede al pagamento della maggiore Iva addebitata ed esercita il diritto di detrazione, se e in quanto ad esso spettante. Ma la norma pone il caso che il cliente non provveda al pagamento: in questa situazione, discende dal principio di neutralità sopra richiamato il diritto di recupero dell'Iva addebitata e non pagata, sotto pena di ritornare alla situazione di "incisione" del fornitore che la modifica dell'articolo 60, comma 7 ha inteso eliminare. Fissato il principio, la norma si fa carico di considerare le ipotesi in cui la rivalsa sia ammessa ovvero non ammessa, individuando, per queste ultime, le situazioni in cui la controparte, cioè, il cliente, non è identificabile perché l'operazione non era, all'origine, soggetta a fatturazione. In un caso del genere, la maggiore lva dovuta all'Erario deve essere conteggiata mediante scorporo dall'ammontare dell'operazione. Se, invece, la rivalsa è possibile, in quanto il cliente è noto per effetto della sua originaria individuazione, allora il mancato pagamento genera il diritto direttifica ai sensi dell'articolo 26, 2° comma, della legge Iva, rispettando le condizioni previste dai successivi commi, in punto di verifica dell'inesigibilità del credito. L'ammontare dell'imposta da recuperare non è, tuttavia, riferito al totale dell'importo addebitato e non pagato ma solo alla quota di Iva in esso inglobata, per effetto della riqualifica, con effetto retroattivo, dell'operazione in seguito all'accertamento. (Commissione Aidc, norma di comportamento n. 195) ******   5) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di marzo 2016 Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2015, vanno rivalutate dello 0,3750%. L'Istituto centrale di statistica ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo per il mese di marzo 2016 è pari a 99,6 punti. L'incidenza percentuale della differenza rispetto all'indice in vigore al 31 dicembre 2015, sulla base del coefficiente di raccordo 1,071, è pari a 0; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell'1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,375%.   ******   6) INPS: nuove modalità di comunicazione del codice IBAN per il pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito L’Inps, con il messaggio n. 1652 del 14 aprile 2016, fornisce le istruzioni operative, a far data dal 14 aprile 2016, in merito alle nuove modalità per la comunicazione del codice IBAN in caso di accredito su c/c bancari o postali, libretti postali e carte prepagate, per il pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito. Per tali finalità è stato predisposto un nuovo modulo da utilizzare: nel caso di una nuova domanda di prestazione a sostegno del reddito; oppure, nel caso di prestazione già in corso di pagamento, al fine di segnalare eventuali variazioni delle modalità di pagamento (da sportello dell’Ufficio postale ad accredito) o del codice IBAN. Comunicazioni per le nuove domande di prestazioni a sostegno del reddito Con il modello “Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito” (codice SR163), disponibile dal 15 aprile 2016 nella sezione modulistica del sito www.inps.it, il richiedente dovrà specificare la modalità di pagamento, già indicata nella domanda di servizio, e, nel caso di accredito, anche i dati di riferimento dell’Agenzia o Filiale dell’Istituto di credito (Banca/Posta) che effettua il pagamento, nonché il codice IBAN, riferito al rapporto di conto del richiedente la prestazione, con data, timbro e firma del funzionario del competente Ufficio postale o della Banca. Nel caso di conti correnti o carte prepagate aperti presso Istituti di credito virtuali è sufficiente inviare il documento rilasciato on line dalla procedura di collegamento al conto nel quale appare l’intestazione, considerato che il modulo SR163 non potrebbe essere materialmente sottoscritto da un funzionario della banca. Pertanto, qualora il richiedente una prestazione a sostegno del reddito scelga come modalità di pagamento l’accredito su c/c, libretti postali, carte prepagate, dovrà compilare l’apposito campo previsto nelle procedure di presentazione delle domande per indicare il codice IBAN e, contestualmente, inviare all’Inps anche il modulo SR163 debitamente validato come sopra indicato. Il modello andrà trasmesso all’Inps attraverso la specifica funzionalità dei servizi online del sito www.inps.it riferiti alla prestazione di interesse. In caso di impedimenti tecnici il richiedente dovrà scannerizzare e inviare il citato modulo alla casella PEC della sede Inps competente per territorio con allegata la copia del documento di identità in corso di validità Qualora il richiedente non sia in possesso di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) dovrà scannerizzare e inviare il suddetto modello SR163, con allegata la copia di un documento d’identità in corso di validità, da una casella di posta elettronica ordinaria, scrivendo alla casella istituzionale delle Prestazioni a sostegno del reddito della sede Inps competente per territorio. Gli indirizzi PEC e di posta istituzionale della Linea servizio Prestazioni a sostegno del reddito delle Strutture territoriali sono reperibili nel sito www.inps.it, nella sezione “Le Sedi INPS”. È obbligo del richiedente conservare la documentazione originale, così come previsto dall’articolo 16 comma 8 del decreto legge n. 5/2012, convertito in legge n. 35/2012 che ha modificato l’art. 16, c. 6, della legge n. 412/1991, per i successivi controlli dell’Istituto. Resta fermo che, nel caso di impedimento all’invio on-line, il modello può essere consegnato in originale presso la Struttura Inps territorialmente competente, con allagata copia del documento di identità del richiedente in corso di validità. Analogamente, nel caso di domande di prestazione presentate ancora in modalità cartacea, in attesa della telematizzazione del servizio, il modello SR163 andrà presentato unitamente alla domanda con allegata copia del documento in corso di validità. Comunicazioni per le prestazioni a sostegno del reddito già in corso di pagamento Nel caso di una prestazione a sostegno del reddito già liquidata ed in corso di pagamento per chiedere l’eventuale variazione della modalità di pagamento o del codice IBAN, il richiedente dovrà utilizzare esclusivamente il modello SR163 da inviare all’Inps per il tramite delle caselle di posta e con le modalità sopra citate (PEC o posta elettronica ordinaria). Resta fermo che, nel caso di impedimento all’invio on line, il modello può essere consegnato in originale presso la Struttura Inps territorialmente competente, con allegata copia del documento di identità del richiedente in corso di validità. Si precisa, a tal proposito, che non è possibile chiedere la variazione del codice IBAN e delle modalità di pagamento utilizzando la comunicazione telematica (NASpI-com). La procedura DSWeb è stata già implementata per bloccare eventuali comunicazioni delle variazioni in argomento. Si fa presente, inoltre, che anche in caso di presentazione online di domanda di assegno per il nucleo familiare non contestuale alla domanda di prestazione principale (es. NASpI), il sistema non consentirà la variazione delle modalità di pagamento. La procedura di trasmissione della domanda (ANF-Prest) è stata implementata con la precarica della modalità di pagamento in corso sulla prestazione. Tale campo non sarà modificabile e verrà richiesta all’utente la conferma della modalità e del codice IBAN. Nel caso in cui il richiedente opti per la variazione (fleggando Conferma NO) verrà visualizzato il seguente avviso: “La variazione delle modalità di pagamento e del codice IBAN non è consentita. È necessario presentare richiesta con l’apposito modello SR163, debitamente compilato e validato con l’apposizione della data, timbro e firma del funzionario del competente Ufficio postale o della Banca, allegando copia del documento di identità del richiedente in corso di validità. Il modello deve essere inviato tramite le caselle di posta istituzionale alla Struttura INPS competente o, in caso di impedimento all’invio on line, consegnato direttamente alla stessa Struttura.” Aspetti procedurali Le procedure informatiche dei Servizi OnLine a disposizione degli utenti e degli Enti di patronato, per la presentazione delle domande di servizio, sono in corso di implementazione per l’aggiornamento della sezione relativa alla modalità di pagamento. In particolare, è previsto l’inserimento della dichiarazione da parte del richiedente della titolarità del codice IBAN del relativo rapporto di credito. Tale dichiarazione è obbligatoria in caso di richiesta di accredito su conto corrente/carta prepagata/libretto postale. (Inps, messaggio n. 1652 del 14 aprile 2016)   ******   7) Il Modello Unico/730 precompilato 2016 è on line dal 15 aprile 2016 La Precompilata 2016 per 30 milioni di cittadini, sia pure nella versione “rozza” (mancando molti dati, tra cui quelli sanitar), è on line dal 15 aprile 2016. Ecco di seguito il comunicato stampa delle entrate pubblicato il 15 aprile 2016. Quest’anno anche spese sanitarie, universitarie e previdenza complementare La precompilata “2.0” è sulla rampa di lancio: dalla tarda mattinata di oggi, 30 milioni di contribuenti possono accedere e visualizzare la propria dichiarazione dei redditi con tutti i dati già inseriti dal Fisco. Dal prossimo 2 maggio sarà invece possibile inviarla, integrarla o modificarla. Quest’anno i cittadini troveranno già incluse anche le spese sanitarie: 520 milioni di nuovi dati per un controvalore di 14,5 miliardi di euro, cui si aggiungono altri oneri come le spese universitarie, il bonus ristrutturazioni ed energia, i contributi per la previdenza complementare, per un ulteriore controvalore di 37,4 miliardi di euro. In totale, si tratta di 700 milioni di informazioni aggiuntive confluite nei server dell’Agenzia e di Sogei. Si tratta delle voci di spesa più frequentemente riportate in dichiarazione che ampliano potenzialmente la platea di contribuenti che quest’anno potranno accettare direttamente il modello come predisposto dal Fisco, tenendosi così anche al riparo da eventuali controlli. Non solo più dati, ma anche più destinatari: la precompilata 2016 non si rivolge solo ai circa 20 milioni di contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente, assimilati, o di pensione, ma anche a circa 10 milioni di soggetti che utilizzano il modello Unico persone fisiche. Saranno i cittadini stessi a optare per l’uno o l’altro modello grazie a un semplice menù che li indirizzerà verso quello più adatto in base alle loro caratteristiche. Potenziati, in vista della nuova stagione dichiarativa, anche i canali di assistenza dell’Agenzia, mentre sono al via una serie di iniziative per aiutare i contribuenti a prepararsi all’appuntamento del 2 maggio, quando sarà possibile inviare il modello, con o senza modifiche. Per completare tutte le operazioni c’è tempo fino al 7 luglio per chi usa il 730 o al 30 settembre per chi utilizza Unico. I nuovi dati già pronti in dichiarazione Entrano nella “release” 2016, 700 milioni di dati in più, relativi a spese sanitarie (al netto dei farmaci da banco), spese universitarie, spese funebri, contributi per la previdenza complementare e a spese per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica sin dal primo anno di sostenimento della spesa. Si tratta di oneri che negli anni passati hanno fatto registrare le frequenze più alte in sede di compilazione della dichiarazione. In prospettiva, dunque, si allarga la fetta di cittadini che quest’anno potrebbe decidere di accettare direttamente la dichiarazione predisposta dal Fisco, con notevoli benefici sia in termini di semplificazioni sia di controlli. In caso di dichiarazione 730 accettata senza modifiche, infatti, è l’Agenzia delle Entrate a certificare la correttezza dei dati riportati. Beneficio che si estende anche a coloro che inviano il modello tramite Caf e professionisti: solo a questi ultimi, infatti, si rivolge il Fisco in caso di controlli sulla documentazione. I vantaggi sui controlli si applicano solo ai cittadini che presentano il 730 e non anche a coloro che utilizzano il modello Unico precompilato. Per questi ultimi non è inoltre prevista la possibilità di delegare soggetti terzi allo scarico dei dati dell’Agenzia. Più di 7 milioni di italiani con il bonus ristrutturazioni, arredo e risparmio energetico Oltre alle spese sanitarie, i nuovi dati che trovano da quest’anno spazio nella dichiarazione precompilata, spese funebri, contributi per la previdenza complementare e a spese per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica, sono quantificabili in termini di spesa sostenuta dai contribuenti in 37,4 miliardi di euro. In dettaglio, sul podio salgono i bonus per ristrutturazioni, arredo e risparmio energetico, per i quali sono giunti 7,4 milioni di comunicazioni di avvenuto bonifico, per una spesa complessiva di 27,2 miliardi di euro. Al secondo posto coloro che si avvalgono della previdenza complementare, ben 3,6 milioni di soggetti, per un importo di oltre 4,7 miliardi. Per quanto riguarda le spese di istruzione le Università hanno inviato all’anagrafe tributaria più di 3 milioni di comunicazioni per un importo di 2,4 miliardi di euro. Chiudono l’elenco i 3 i miliardi di euro destinati nel 2015 dagli italiani alle spese funebri. Pochi passi da seguire per accedere alla dichiarazione Un apposito collegamento disponibile sul sito dell’Agenzia, www.agenziaentrate.gov.it, conduce direttamente all’area di autenticazione. Per entrare nel modello è possibile scegliere tra diverse chiavi di accesso: il codice Pin per i servizi telematici dell’Agenzia, che può essere richiesto sullo stesso sito, presso gli uffici territoriali o utilizzando l’app “AgenziaEntrate”; in alternativa, possono essere utilizzati anche la Carta Nazionale dei Servizi, il Pin dispositivo rilasciato dall’Inps e Spid, il nuovo Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti. In alternativa, per il modello 730 il contribuente può sempre scegliere di delegare un intermediario (Caf, professionisti abilitati e sostituti d’imposta). Una volta all’interno dell’area autenticata, l’applicazione aiuterà il contribuente a scegliere il modello più adatto alle sue esigenze. Sarà inoltre visualizzabile l’elenco delle informazioni attinenti alla dichiarazione, con indicazione dei dati inseriti e non inseriti e le relative fonti informative. Da quest’anno è possibile accedere al sito di assistenza e alla dichiarazione precompilata con lo smartphone e con il tablet anche mediante il collegamento presente nell‘app “AgenziaEntrate”. Online e “on the road” informazioni e assistenza a tutto campo Contemporaneamente, partono le iniziative di comunicazione dell’Agenzia per informare i cittadini su come visualizzare, eventualmente modificare e inviare la dichiarazione. E’ online sul canale Youtube dell’Agenzia un video tutorial (https://www.youtube.com/user/Entrateinvideo) tradotto anche nel linguaggio dei segni a cura dell’Ente nazionale sordi (ENS), che illustra passo dopo passo tutte le operazioni da effettuare per accedere all’area autenticata, visualizzare le informazioni disponibili e operare all’interno della dichiarazione, mentre sono già on air sugli spazi gratuiti della Rai gli spot realizzati dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme all’Agenzia delle Entrate. All’insegna del dialogo l’account Twitter delle Entrate, che come l’anno scorso ospiterà sessioni aperte in cui i funzionari del Fisco risponderanno alle domande dei cittadini. In agenda anche l’apertura di una pagina Facebook dedicata alla dichiarazione precompilata, uno spazio interattivo in cui gli esperti risponderanno ogni giorno, in alcune finestre temporali, a una selezione di domande poste dagli utenti. Scalda i motori, infine, il camper dell’Agenzia, che anche quest’anno girerà l’Italia con il progetto “Il Fisco mette le ruote”. Presso l’ufficio mobile attrezzato sarà possibile richiedere direttamente il Pin per l’accesso alla dichiarazione online e ricevere tutta l’assistenza necessaria. Il tour si svolgerà dal 2 maggio al 7 luglio e attraverserà tutta l’Italia. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 80 del 15 aprile 2016)   ******   8) Organizzazione “Federlavoro”: per l’Agenzia delle entrate ha rilevanza nazionale Organizzazione “Federlavoro” riconosciuta la rilevanza nazionale. Per la Federazione delle imprese e dei lavoratori autonomi arriva il requisito ufficiale che l’autorizza a costituire centri di assistenza fiscale dedicata alle aziende. La Federlavoro ha rilevanza nazionale e, quindi, può esercitare l’attività di Caf - imprese. Dalla documentazione presentata il 1° luglio 2015 e dai controlli eseguiti, infatti, risulta che l’associazione è in possesso dei presupposti richiesti dalla normativa specifica per il rilascio dell’autorizzazione (articolo 32, comma 1, lettera b), Dl 241/1997). In particolare, la Federlavoro è un’associazione sindacale di categoria tra imprenditori costituita da oltre dieci anni, ha un numero di associati pari almeno al 5% degli appartenenti alla stessa categoria economica iscritti negli appositi registri della Camera di commercio e ha strutture organizzate in almeno trenta province. (Agenzia delle entrate, provvedimento n. 55129 del 15 aprile 2016)   ******   9) Sempre in aumento le entrate tributarie E’ disponibile sui siti www.finanze.it il Rapporto sull’andamento delle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-febbraio 2016 redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ai sensi dell’art. 14, comma 5 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196). GENNAIO- FEBBRAIO 2016 Le entrate tributarie e contributive nel primo bimestre 2016 evidenziano nel complesso un aumento dello 0,9 % (+970 milioni di euro) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il dato tiene conto dell’aumento del +0,4% (+ 274 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive del +1,7% (+696 milioni di euro). L’importo delle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi integra il dato già diffuso con la nota del 5 aprile scorso. Sul sito del Dipartimento Finanze è altresì disponibile il report delle entrate tributarie internazionali del mese di febbraio 2016, che fornisce l’analisi dell’andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i “bollettini mensili” di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna. Si segnala che i report delle entrate tributarie internazionali relativi ai mesi di dicembre 2015 e gennaio 2016 sono integrati con i dati della Spagna. (Ministero delle Finanze, comunicato n. 73 del 15 aprile 2016)   ******   10) Riforma delle banche di credito cooperativo: intervento di Assonime E’ stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale del 14 aprile 2016, n. 87, la legge 8 aprile 2016, n. 49, con la quale è stato convertito con modificazioni il decreto legge 14 febbraio 2016, n. 18, che ha introdotto misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio. Con riguardo alle banche di credito cooperativo, si segnala che, rispetto al decreto legge, le modifiche sono state significative e hanno riguardato in particolare: l’introduzione del sistema della “way out”, che consente alle banche di esercitare la facoltà di non aderire a un gruppo bancario. Quest’ultime, infatti, avranno 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione per decidere, da sole ovvero congiuntamente con altre banche, di fare istanza alla Banca d’Italia per conferire la loro azienda in una società per azioni esercente attività bancaria. Possono beneficiare di questa facoltà solo le banche che al 31 dicembre 2015 avevano un patrimonio netto maggiore di 200 milioni di euro e a condizione che queste versino allo Stato un importo pari al 20% del patrimonio netto risultante dallo stesso bilancio del 31 dicembre 2015; la possibilità per la capogruppo di sottoscrivere azioni di finanziamento, emesse dalle banche del gruppo, anche quando questa non risieda nel territorio dell’emittente (in deroga al principio di territorialità) e anche quando il valore nominale delle azioni sottoscritte sia superiore a 100.000 euro (in deroga ai limiti di partecipazione previsti per i soci ordinari); la facoltà per le banche di credito cooperativo di aderire temporaneamente, durante la fase di costituzione dei gruppi bancari cooperativi, a un Fondo promosso dall’associazione di categoria che coadiuvi il processo di adeguamento alle riforme introdotte. In particolare, attraverso l’adesione al Fondo, la banca che non ha ancora aderito ad un gruppo potrà continuare ad esercitare attività bancaria. (Assonime, nota del 15 aprile 2016)   ******   Altre del 15 aprile 2016:   - TRANSAZIONE FISCALE: Longobardi: "La falcidiabilità dell'Iva diventi norma" Nei giorni scorsi una sentenza della Corte di giustizia europea aveva confermato definitivamente la possibilità per uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito Iva da parte di un imprenditore in difficoltà finanziaria "La Sentenza della Corte UE che conferma definitivamente la posizione dei commercialisti in materia di transazione fiscale, deve ora trovare riscontro anche da parte del legislatore nazionale". E' questo il commento del presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, alla sentenza della Corte Giustizia UE del 7 aprile 2016 nella causa C‑546/14 [Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Udine]. La Corte UE, confermando le conclusioni dell'Avvocato Generale, ha riconosciuto che i principi comunitari non precludono ad uno Stato membro di accettare un pagamento parziale del debito IVA da parte di un imprenditore in difficoltà finanziaria, nel corso di un concordato preventivo basato sulla liquidazione del suo patrimonio, a condizione che un esperto indipendente attesti che non si otterrebbe un pagamento maggiore di tale credito in caso di fallimento. Nel documento "Il contributo del Consiglio nazionale dei commercialisti alla riforma della crisi di impresa - Profili tributari" presentato nel dicembre 2105 alla Commissione Rordorf – il Commercialisti hanno predisposto un nuovo testo dell’art. 182-ter L.F. che prevede proprio la possibilità di una "falcidia" del debito IVA, nel rispetto di entrambe le condizioni poste dalla Corte. "Le conclusioni rassegnate dalla Corte – continua Longobardi – rappresentano una conferma estremamente importante, che rafforza la fattibilità delle nostre proposte di modifica che comprendono, oltre alla falcidiabilità dell’IVA, anche l’esclusione dal privilegio sui beni mobili del debitore delle sanzioni, privilegio che, oltre a far ingiustificatamente prevalere l’interesse fiscale su quello della procedura, mal si concilia con i principi del sistema sanzionatorio tributario, da sempre ispirato al diritto punitivo penale e ai principi di personalità e colpevolezza”. Secondo il presidente dei commercialisti, inoltre, “bisognerebbe prevedere la falcidiabilità, oltre che dell’Iva, anche delle ritenute operate non versate”. (CNDCEC, comunicato del 15 aprile 2016)   ******   - Pubblicata il 15 aprile 2016 una Nota informativa del CNDCEC Note Informative 52 - Documento "La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti"   ******   - Art. 24 del decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015: congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere. Istruzioni contabili. Pubblicata la circolare dell’INPS n. 65 del 15 aprile 2016.   ******   - Documenti di studio (“da studiare”) della Fondazione Nazionale Commercialisti pubblicati il 15 aprile 2016:  - La funzione sociale dello sport dilettantistico: prospettive di misurazione - Il reclamo e la conciliazione giudiziale dopo il D.Lgs. n. 156/2015 - Quota di partecipazione in s.r.l.: natura giuridica e usucapibilità - IVA: il regime del margine - Agevolazioni ed incentivi per i liberi professionisti e le imprese - Check list - Il modello 730/2016   Vincenzo D’Andò