Diario quotidiano del 15 aprile 2016: le notifiche della voluntary disclosure sulla PEC del professionista

Pubblicato il 15 aprile 2016



- notifica atti voluntary: approvato modello per opzione Pec;
- l’attività di medicina generale non è mai soggetta all’Irap;
- per le agevolazioni IMU/TASI vale la data di conclusione del comodato;
- procedure di rimborso relative ai tributi locali: semplificazioni per i contribuenti;
- è illegittimo il licenziamento sul furto di scarso valore;
- INAIL: Servizio on line “Sportello virtuale lavoratori”;
- modificate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nei modelli 730/2016 e Unico/2016;
- voluntary disclosure: pronto il modello per chiedere la notifica degli atti via Pec ai professionisti;
- regime adempimento collaborativo per grandi e grandissimi: ecco i requisiti per l’ammissibilità al nuovo regime collaborativo;
- va bene il visto di conformità rilasciato dal socio con la partita Iva della STP
 
Indice:   1) Notifica atti voluntary: approvato modello per opzione Pec 2) L’attività di medicina generale non è mai soggetta all’Irap 3) Per le agevolazioni IMU/TASI vale la data di conclusione del comodato 4) Procedure di rimborso relative ai tributi locali: semplificazioni per i contribuenti 5) E’ illegittimo il licenziamento sul furto di scarso valore 6) INAIL: Servizio on line “Sportello virtuale lavoratori” 7) Modificate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nei modelli 730/2016 e Unico/2016 8) Voluntary disclosure: pronto il modello per chiedere la notifica degli atti via Pec ai professionisti 9) Regime adempimento collaborativo per grandi e grandissimi: ecco i requisiti per l’ammissibilità al nuovo regime collaborativo 10) Va bene il visto di conformità rilasciato dal socio con la partita Iva della Stp  
  1) Notifica atti voluntary: approvato modello per opzione Pec L’Agenzia delle entrate ha approvato il modello con cui i contribuenti possono chiedere di ricevere gli atti relativi alla procedura di collaborazione volontaria tramite l’indirizzo Pec dei professionisti che forniscono loro assistenza. L’istanza potrà essere presentata, tramite indirizzo di posta elettronica certificata, esclusivamente dai contribuenti che hanno aderito alla procedura di collaborazione volontaria. Il modello, approvato con il provvedimento direttoriale del 13 aprile 2016, può essere utilizzato esclusivamente da chi aveva a suo tempo presentato domanda per aderire alla voluntary disclosure, e deve essere in ogni caso presentato, per conto del contribuente, dal professionista che lo assiste nell’ambito della procedura. L’istanza va, quindi, trasmessa esclusivamente mediante posta elettronica certificata alla casella presso la quale sono state inviate la relazione e la documentazione di accompagnamento alla domanda di collaborazione volontaria presentata dal contribuente istante. Il professionista sarà comunque tenuto a conservare un esemplare cartaceo del modello predisposto con modalità informatica, debitamente sottoscritto, e dovrà inoltre rilasciare al contribuente l’impegno alla presentazione, contestualmente all’assunzione dell’incarico. Sarà quindi possibile procedere all’inoltro del modello solo dopo aver apposto la firma digitale sullo stesso, allegando la fotocopia di un documento di identità o di riconoscimento del cliente in corso di validità. (Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 54049 del 13 aprile 2016)   ******   2) L’attività di medicina generale non è mai soggetta all’Irap Importante pronuncia della Cassazione a sezioni unite: L’attività di medicina generale non è mai soggetta all’Irap. Ormai questo è un punto fermo. E questo vale anche per gli studi associati esercenti l’attività di medicina generale. Dunque studi medici convenzionati senza Irap. Lo svolgimento in forma associata dell’attività di medicina generale non è assimilabile alle associazioni senza personalità giuridica previste dall’art. 5 del Tuir (come nel caso degli studi associati di avvocati o commercialisti). E anche la presenza di spese sostenute per terzi collaboratori, quali una segretaria o un’infermiera, non è idonea a integrare il requisito dell'autonoma organizzazione richiesta dalla norma impositiva. È quanto stabilito dalle sezioni unite della Corte di Cassazione nella sentenza n. 7291 del 13 aprile 2016, che interviene sul tema dell’assoggettabilità all’Irap delle strutture di medicina di gruppo. Il tema ha registrato nel corso degli anni un contrasto giurisprudenziale, anche a livello di legittimità. Negli ambulatori le spese comuni (affitto dei locali, manutenzione, retribuzione dell'infermiere e della segretaria) vengono suddivise pro quota per ciascun medico, mentre i costi inerenti il singolo dottore sono sostenute direttamente e per intero da quest’ultimo. Con la circolare n. 28/E del 2010 l’Agenzia delle entrate ha affermato che la disponibilità di uno studio attrezzato non può essere considerata indice di autonoma organizzazione, poiché le attrezzature detenute (in base ai parametri della convenzione con il Ssn) “rientrano nel minimo indispensabile per l'esercizio dell’attività”. Tuttavia, secondo il fisco, il presupposto impositivo si configura ogni volta che il medico dispone di elementi ulteriori rispetto allo standard convenzionale, “tra cui si ritiene vadano ragionevolmente ricompresi anche terzi collaboratori”. Dello stesso avviso è stata la Cassazione, almeno fino all’anno 2012 (si vedano le sentenze nn. 12108/2009 e 8556/2011, che hanno affermato la legittimità del tributo anche in presenza di una segretaria part-time). Poi, però, la Suprema corte ha cambiato orientamento, già con le pronunce nn. 22020 e 22022 del 2013. Tesi poi ribadita nella sentenza n. 958/2014. Adesso il verdetto delle Sezioni unite. “Non sembra possano ravvisarsi i tratti dell’associazione fra professionisti cui si riferisce la norma del Tuir nella figura della forma associativa della medicina di gruppo”, affermano gli ermellini, “essendo questo, piuttosto, un organismo promosso dal Ssn, diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica mediante l'impiego di risorse, anzitutto professionali, ma non solo, del personale medico a rapporto convenzionale”. Respinta, quindi, la tesi dell'Agenzia delle entrate che qualificava la medicina di gruppo come “una forma associativa che si configura e si sovrappone all'associazione professionale vera e propria”. In generale, invece, gli studi associati continuano ad essere soggetti ad IRAP. Ad avviso delle Sezioni Unite, trattandosi di soggetti equiparati alla società semplice, a nulla rileva la struttura di cui si avvalgono Nel dettaglio, le Sezioni Unite erano state chiamate a verificare, in primo luogo, la rilevanza, ai fini IRAP, dello svolgimento in forma associata di un’attività libero professionale e, poi, ad accertare se e in quale misura incidessero su detta rilevanza le peculiarità insite nello svolgimento dell’attività medica in regime convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, in generale, e in quello di medicina di gruppo, in particolare. Riguardo al primo aspetto, i giudici di legittimità aderiscono all’orientamento più restrittivo, secondo il quale le associazioni professionali e gli studi associati sono sempre soggetti ad IRAP, indipendentemente dalla struttura organizzativa della quale si avvalgono per l’esercizio dell’attività. Infatti, in base al secondo periodo dell’art. 2 del DLgs. 446/97, “l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta”, dovendosi, quindi, prescindere dal requisito dell’autonoma organizzazione. Atteso che l’art. 3, comma 1, lett. c) dello stesso DLgs. 446/97 contempla, tra i soggetti passivi d’imposta, le società semplici esercenti arti e professioni e quelle ad esse equiparate (in buona sostanza, le associazioni professionali e gli studi associati), ne deriva il relativo assoggettamento ad IRAP. Tale filone di pensiero, alla luce delle più recenti pronunce, sembrava superato. Ad esempio, con l’ordinanza 4663/2014, la Suprema Corte aveva affermato che la presunzione relativa in base alla quale la sussistenza di uno studio associato costituisce indizio dell’esistenza di una stabile organizzazione costituisce, appunto, una presunzione che può essere superata con adeguata motivazione. Pertanto, qualora non fossero state sostenute spese per personale dipendente e non fosse sussistita un’autonoma organizzazione, l’IRAP non sarebbe stata dovuta. Invece, come detto, le Sezioni Unite hanno scelto di valorizzare la ricostruzione letterale del dato normativo. In ordine alla seconda questione, sulla base della normativa di riferimento (DPR 270/2000), i giudici di legittimità escludono che la “forma associativa” della medicina di gruppo possa configurare i tratti dell’associazione tra professionisti e risultare così soggetta ad IRAP ex lege. Si tratterebbe, infatti, piuttosto di “un organismo premesso dal Servizio sanitario nazionale, diretto a realizzare più avanzate forme di presidio della salute pubblica”, a fronte dell’impiego di “risorse, anzitutto professionali, ma non solo, del personale medico a rapporto convenzionale”. Pertanto, in tale ipotesi, l’assoggettamento ad IRAP va verificato secondo i consueti criteri. I medici di gruppo possono avvalersi di personale di segreteria L’autonoma organizzazione deve quindi considerarsi insussistente (con conseguente esclusione da IRAP) nel caso in cui vengano sostenute spese per il personale di segreteria o infiermeristico comune, posto che l’art. 40 comma 9 lett. d) del citato DPR ne prevede espressamente l’utilizzo per l’esercizio della medicina di gruppo. Infine, da ricordare che l’art. 1 comma 125 della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016) ha comunque rimarcato la nozione di autonoma organizzazione limitatamente ai medici che hanno sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere. (Corte di Cassazione, sentenza n. 7291 del 13 aprile 2016)   ******   3) Per le agevolazioni IMU/TASI vale la data di conclusione del comodato Comodati verbali, bonus Imu dalla conclusione del contratto. Per i contratti verbali di comodato stipulati con genitori e figli la riduzione di Imu e Tasi al 50% decorre dalla data di conclusione del contratto stesso. E non esiste alcun obbligo di registrazione ai fini della loro validità. Lo ha segnalato Confedilizia, che ha ottenuto l’importante precisazione del Dipartimento delle finanze del ministero dell’Economia (direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale) con la nota prot. 8876 dell’8 aprile 2016. Il contratto di comodato di un immobile può infatti essere redatto per iscritto oppure verbalmente. In questo secondo caso non è obbligatorio registrarlo ai fini della sua validità ma la legge di Stabilità 2016 impone di registrarlo alle Entrate se si vuole ottenere la riduzione su Imue Tasi. Il Dipartimento delle finanze era già intervenuto due volte sulla questione dei termini per la registrazione dei comodati, centrale per l’ottenimento dell'agevolazione prevista dalla legge di Stabilità (208/2015) per il 2016: la prima volta con la nota 2472 del 29 gennaio 2016 (su istanza della Cna), dove si chiariva come registrare i contratti di comodato verbali già in essere, beneficiando fin dal 1° gennaio 2016 dello sconto del 50% su Imu e Tasi per le case date in prestito ai genitori o ai figli. Secondo quella prima interpretazione, il Dipartimento aveva deciso che, trattandosi di un nuovo adempimento, valesse l'articolo 3, comma 2 dello Statuto del contribuente, secondo cui la scadenza dei nuovi obblighi tributari non può essere fissata prima del sessantesimo giorno dalla loro entrata in vigore, quindi il 1° marzo 2016 (60 giorni dopo il 1° gennaio). Il secondo intervento del Dipartimento è del 17 febbraio 2016 (risoluzione 1/DF), che conferma in parte le indicazioni già data con la nota del 29 gennaio (obbligo di registrare il contratto scritto entro 20 giorni), con la precisazione, però, che l’agevolazione Imu, in caso di comodato verbale, decorre dalla data del contratto e non da quello della registrazione. In particolare, il Dipartimento specifica che (in questi casi) la registrazione potrà essere effettuata previa esclusiva presentazione del modello 69 in duplice copia in cui dovrà essere indicato «contratto verbale di comodato». Infine, l’ultimo intervento (quello della nota 8876 dell’8 aprile scorso) afferma esplicitamente che, per quanto riguarda la registrazione dei contratti verbali di comodato, la nota 2472 del 29 gennaio è «da intendersi superata» e la regola da seguire è quella indicata nella risoluzione 1/DF del 17 febbraio. Quindi , per calcolare la decorrenza dell’agevolazione, si parte dalla data di conclusione del contratto. Naturalmente sempre e solo ai fini dell'agevolazione Imu­Tasi, perché l’obbligo ai fini della validità continua non sussistere. Se quindi un contratto di comodato verbale tra padre e figlio è stato concluso il 1° gennaio (anche se la registrazione avviene dopo due o tre mesi) il bonus Imu/Tasi decorrerà dal 1° gennaio. (IFEL, nota del 13 aprile 2016)   ******   4) Procedure di rimborso relative ai tributi locali: semplificazioni per i contribuenti Per gli errati versamenti dei tributi locali il comune incompetente dovrà riversare le somme a quello competente. Il contribuente distratto non dovrà più richiedere il rimborso per poi pagare all’ufficio competente. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 14 aprile 2016, ha pubblicato sul proprio sito internet il Decreto 24 febbraio 2016 concernente le procedure di riversamento, rimborso e regolazioni contabili relative ai tributi locali. L’applicazione informatica per la trasmissione dei dati da parte dei comuni sarà disponibile sul Portale del federalismo fiscale dal 28 aprile 2016. Lo stesso MEF ha, inoltre, pubblicato la circolare n. 1/DF del 14 aprile 2016. Versamento a ente locale incompetente (art. 1, comma 722, della legge n. 147 del 2013, art. 2 e art. 6 del decreto 24 febbraio 2016). L’art. 2 del decreto, nel dare attuazione al comma 7221 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, disciplina l’ipotesi del versamento erroneamente effettuato dal contribuente a un ente locale incompetente. Le disposizioni in questione intervengono al fine di risolvere le criticità che si sono manifestate negli anni pregressi, durante i quali i comuni che non avevano ricevuto le somme dei tributi di loro pertinenza procedevano alla notifica di avvisi di accertamento e si rifiutavano di annullare in autotutela gli avvisi stessi nonostante che il contribuente avesse dimostrato di aver effettuato il versamento, anche se a un comune incompetente. Tale criticità era dovuta anche alla circostanza che quest’ultimo comune non riversava le somme al comune competente, fondando tale comportamento proprio sulla mancanza di una norma specifica che gli imponesse il riversamento. Il contribuente, pertanto, era costretto a proporre istanza di rimborso al comune incompetente e contestualmente a regolarizzare la propria posizione, pagando anche sanzioni e interessi, nei confronti del comune competente. Con le disposizioni in commento, invece, tale prassi, farraginosa ed estremamente penalizzante per il contribuente, non ha più ragione di sussistere, poiché la legge impone al comune incompetente di riversare le somme a quello competente. La disposizione contenuta nel citato comma 722, quindi, può essere considerata di portata generale valida per tutti i tributi locali, salvo le implicazioni sulle regolazioni che riguardano solo i tributi contemplati prioritariamente nel decreto. Adempimenti del contribuente Passando agli adempimenti previsti a carico dei soggetti interessati, occorre precisare che il contribuente, laddove si sia accorto di avere effettuato un versamento a un comune incompetente, invia una semplice comunicazione sia al comune competente sia a quello incompetente, indicando, ai sensi del comma 2 dell’art. 2 del decreto:
  1. a) gli estremi del versamento;
  2. b) l’importo versato;
  3. c) i dati catastali dell’immobile cui si riferisce il versamento;
  4. d) l’ente locale destinatario delle somme;
  5. e) l’ente locale che ha ricevuto erroneamente il versamento.
Nella fase di prima applicazione e, quindi, per i versamenti già effettuati, i contribuenti che non hanno presentato la comunicazione in discorso, vi provvedono osservando le stesse indicazioni appena menzionate. Adempimenti dell’ente locale Per quanto riguarda l’ente locale, le disposizioni impongono allo stesso, nel momento in cui viene a conoscenza dell’errato versamento, di procedere direttamente, entro il termine di centottanta giorni, al riversamento all’ente locale competente delle somme indebitamente percepite. Tale evenienza si può verificare non solo quando è il contribuente stesso a segnalare la circostanza di aver effettuato un errato versamento, ma anche quando è il comune stesso ad avvedersi in via autonoma di aver ricevuto un versamento non di propria competenza. In ogni caso, gli enti locali interessati devono comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze gli esiti della procedura del riversamento in parola, mediante le modalità telematiche. (Ministero dell’Economia e delle Finanze, circolare n. 1/DF del 14 aprile 2016)   ******   5) E’ illegittimo il licenziamento sul furto di scarso valore La Suprema Corte ha ritenuto eccessivo, annullandolo, un provvedimento di licenziamento di una impresa che aveva inteso punire un proprio capo reparto che non aveva pagato in cassa alcune rondelle metalliche di valore pari a 2,90 euro. La sentenza non ha fatto altro che confermare quanto deciso dal giudice di primo grado e da quello di appello. I tre gradi di giudizio non sono riusciti ad accertare se il lavoratore, mettendo a posto gli scaffali, aveva inserito nella propria tasca le rondelle metalliche per una sorta di riflesso condizionato o per proprie necessità personali. (Corte di Cassazione, sentenza n. 6764 del 12 aprile 2016)   ******   6) INAIL: Servizio on line “Sportello virtuale lavoratori” L’Inail, con la nota del 13 aprile 2016, informa che dal 12 aprile 2016 sono state apportate implementazioni al servizio on line dedicato agli utenti infortunati, tecnopatici e/o titolari di rendita, denominato “Sportello virtuale lavoratori”. Tra le novità, anche la possibilità della verifica dell’esito della trattazione della pratica, nonché la visualizzazione dei provvedimenti indirizzati al lavoratore, sia per singola pratica sia nel dettaglio dei pagamenti. L’Istituto ha anche realizzato un manuale con le spiegazioni su come utilizzare i Servizi on line. Il manuale è scaricabile accedendo al portale dell’Inail, all’interno dei Servizi on line. Si rammenta che l’accesso allo “Sportello” può avvenire attraverso credenziali INAIL, INPS, Carta nazionale dei servizi (CNS) e Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID). Le credenziali Inail possono essere richieste direttamente presso la Sede Inail di competenza oppure accedendo al sito istituzionale www.inail.it e seguendo il percorso Servizion-line / Registrazione –Login / Istruzioni per l’accesso/Registrazione utente/ Registrazione utente con credenziali dispositive. (Inail, nota del 13 aprile 2016)   ******   7) Modificate le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nei modelli 730/2016 e Unico/2016 L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 54135 del 14 aprile 2016, ha modificato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello 730/2016, approvate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 15 febbraio 2016 e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2016-PF”, approvate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 9 marzo 2016, al fine di recepire alcune disposizioni normative adottate dopo la pubblicazione delle predette specifiche tecniche sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate e per correggere alcuni errori materiali riscontrati dopo la pubblicazione. Queste le modifiche: Al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 15 febbraio 2015, come modificato dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 9 marzo 2016, contenente le specifiche tecniche per la trasmissione telematica del Modello 730/2016, sono apportate le seguenti modificazioni: o Allegato C 1) a pagina 30, nel paragrafo 1.4.4, relativo alla scelta per la destinazione del due per mille dell’Irpef alle associazioni culturali, recependo le nuove disposizioni contenute nel D.P.C.M. 21 marzo 2016 che prevedono la scelta a favore delle associazioni culturali anche in caso di sola firma, senza indicazione del codice fiscale dell’associazione culturale beneficiaria, sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. a) nella quarta riga sono eliminate le parole “Come chiarito nelle istruzioni al modello 730 2016”;
  2. b) nella sesta riga, le parole “indicando nell’apposita casella” sono sostituite con le seguenti: “indicando eventualmente nell’apposita casella anche”;
2) a pagina 30, nel paragrafo 1.4.4.2, sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. a) le parole da “Il dato relativo alla scelta del due per mille” fino a “nello specifico riquadro del modello 730-1” sono eliminate;
  2. b) le parole “Il codice fiscale dell’associazione culturale indicato nell’apposita casella presente nello specifico riquadro del modello 730-1” sono sostituite dalle seguenti: “Se il contribuente ha indicato, nell’apposita casella presente nello specifico riquadro della scheda, anche il codice fiscale dell’associazione culturale, questo”;
3) a pagina 31 sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. a) le parole “3- Assenza del codice fiscale in presenza della firma (in tal caso il campo relativo alla firma deve essere comunque acquisito)” sono eliminate;
  2. b) dopo le parole “La presenza di anomalie di tipo “1”, “2”,” il valore “3” è eliminato;
4) a pagina 150, nel paragrafo 9.1.4., sono apportate le seguenti modifiche:
  1. a) alle istruzioni relative a “Tipo di intervento”, nella seconda riga, è stato aggiunto il seguente periodo: “I valori 5 e 6 possono essere presenti solo se l’anno di colonna 2 assume il valore 2015”;
  2. b) nelle istruzioni alla compilazione della colonna 2 (Anno), il valore “2010” è eliminato;
  3. c) nelle istruzioni alla compilazione della colonna 5 (Rideterminazione rate), il valore “3” è sostituito dal valore “4”;
5) a pagina 175, nella sesta riga il valore “C14”, è sostituito con il valore “C15”. Modificazioni alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2016-PF” e dei dati riguardanti le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef, approvate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 9 marzo 2016 Al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 9 marzo 2016 contenente le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2016-PF”, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) a pagina 26 è stato modificato il paragrafo 7.4 relativo alla scelta per la destinazione del due per mille dell’Irpef alle associazioni culturali, recependo le nuove disposizioni contenute nel D.P.C.M. 21 marzo 2016 che prevedono la scelta a favore delle associazioni culturali anche in caso di sola firma, senza indicazione del codice fiscale dell’associazione culturale beneficiaria;
  1. a) nella quarta riga sono eliminate le parole “Come chiarito nelle istruzioni al modello UPF 2016”;
  2. b) nella sesta riga, le parole “indicando nell’apposita casella” sono sostituite con le seguenti: “indicando eventualmente nell’apposita casella anche”;
  3. c) le parole da “La verifica della coerenza dei dati relativi alla scelta del due per mille alle associazioni culturali” fino a “della firma nello specifico riquadro della scheda” sono eliminate;
  4. d) le parole da “Il codice fiscale dell’associazione culturale” fino a “nelle specifiche tecniche del mod. UPF 2016” sono sostituite dalle seguenti: “Se il contribuente ha indicato, nell’apposita casella presente nello specifico riquadro della scheda, anche il codice fiscale dell’associazione culturale, questo deve essere riportato nell’apposito campo presente nelle specifiche tecniche del mod. UPF 2016”;
  5. e) le parole “3- Assenza del codice fiscale in presenza della firma (in tal caso il campo relativo alla firma deve essere comunque acquisito)” sono eliminate;
2) a pagina 109, nel paragrafo 15, “Sezione IV – Spese per interventi di risparmio energetico”, sono state apportate le seguenti modifiche:
  1. a) alle istruzioni relative a “Tipo di intervento” è stato aggiunto il seguente periodo: “I valori 5 e 6 possono essere presenti solo se l’anno di colonna 2 assume il valore 2015”;
  2. b) nelle istruzioni alla compilazione della colonna 5 (Rideterminazione rate), il valore “3” è sostituito dal valore “4”;
3) a pagina 205, nella colonna dei controlli bloccanti del rigo 36 “Stato civile”, le parole “Dato obbligatorio” sono soppresse; 4) a pagina 211, nel campo 170 del record B (Anomalia scelta per la destinazione del due per mille dell’Irpef alle Associazioni Culturali) tra i valori ammessi è stato rimosso il valore “3”; 5) a pagina 242, in corrispondenza dei campi RC014003 e RC014004, è stato rimosso il controllo Mono-modulo; 6) a pagina 256 sono stati modificati i valori ammessi per il campo RP026001: “Vale da 6, 7, 8, 9 e 11”; 7) a pagina 257, nei controlli relativi ai righi da RP27 a RP31 (Previdenza Complementare), il riferimento al quadro E è stato sostituito con il riferimento al quadro RP 8) alle pagine da 259 a 261 è stata aggiornata la descrizione dei campi RP041002, RP042002, RP043002, RP044002, RP045002, RP046002 e RP047002: "2006 e 2012 (antisismico dal 2013 al 2015)”; 9) a pagina 271 è stata aggiornata la descrizione del campo RV012002 "di cui credito da Quadro I 730/2015"; 10) a pagina 274 sono stati rimossi i campi relativi al rigo RX5; 11) a pagina 308, nel controllo di rispondenza del campo RR015009, il riferimento a “VE040001” è sostituito con “VE050001”; 12) a pagina 340 è stata aggiornata la descrizione della sezione VI quadro FC: “Sez. VI -Attestazioni ai sensi dell’art. 2, comma 2, del D.M. n. 429/2001”; 13) a pagina 377 è stata aggiornata la descrizione dei campi RS038008 e RS038009 sostituendo la parola “Conferimenti” con "Incrementi”; 14) a pagina 406 è stata inserita la tabella contenente l’elenco delle aliquote per la determinazione dell'addizionale comunale all’imposta sui redditi delle persone fisiche per il saldo 2015 e per l'acconto 2016. (Agenzia delle entrate, provvedimento n. 54135 del 14 aprile 2016)   ******   8) Voluntary disclosure: pronto il modello per chiedere la notifica degli atti via Pec ai professionisti Pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il modello con cui i contribuenti possono chiedere di ricevere gli atti relativi alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) tramite l’indirizzo Pec dei professionisti che li assistono. Il modello, approvato dal provvedimento del direttore dell’Agenzia di ieri, è emanato in attuazione di una semplificazione contenuta nella Legge di Stabilità 2016. Si tratta di un ulteriore passo avanti verso un Fisco più telematico. Infatti, l’istanza correttamente trasmessa è automaticamente inserita nel fascicolo elettronico che contiene già tutti gli altri documenti inviati dal contribuente per la sua pratica di voluntary. Come presentare il modello Possono presentare la domanda esclusivamente i contribuenti che hanno presentato domanda per aderire alla procedura di collaborazione volontaria. Con l’istanza, il contribuente chiede all’Agenzia di ricevere tutti gli atti inerenti la voluntary presso l’indirizzo di Posta elettronica certificata del professionista che lo assiste. In ogni caso il modello è presentato, per conto del contribuente, dal professionista che lo assiste nell’ambito della procedura. Il modello va trasmesso mediante Posta elettronica certificata alla casella presso la quale sono state inviate la relazione e la documentazione di accompagnamento all’istanza di collaborazione volontaria presentata dal contribuente. Coloro che hanno già inviato la richiesta di ricevere la notifica a mezzo PEC degli atti inerenti la voluntary non sono tenuti a ripresentarla. Nel caso che siano necessari ulteriori dati, sarà cura degli Uffici chiedere l’integrazione dell’istanza. Il testo del provvedimento è pubblicato nella sezione “Normativa e prassi” del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 77 del 14 aprile 2016)   ******   9) Regime adempimento collaborativo per grandi e grandissimi: ecco i requisiti per l’ammissibilità al nuovo regime collaborativo Poste le basi per definire le modalità di accesso al nuovo sistema di dialogo con l’Agenzia, fondato su trasparenza e fiducia reciproca, per incentivare comunicazione e cooperazione. Cooperative compliance: pronti i requisiti per l’ammissibilità al nuovo regime collaborativo. L’adempimento collaborativo entra nel vivo. Le Entrate pubblicano online il modello da utilizzare per la richiesta di adesione al regime con le relative istruzioni. Con il Provvedimento direttoriale n. 54237 del 14 aprile 2016 che approva il modello di domanda, inoltre, l’Agenzia delle entrate stabilisce condizioni e modalità di accesso al nuovo regime, introdotto con il Decreto legislativo n. 128/2015, definendo i requisiti essenziali che il sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale deve possedere per consentire l’ammissibilità della società al programma di cooperative compliance. L’adempimento collaborativo, un fisco di servizio per ridurre l’indice di rischio fiscale Il regime di adempimento collaborativo, definito anche come cooperative compliance, è un programma che si fonda sulla trasparenza, sulla cooperazione e sulla fiducia reciproca con il contribuente. Presente in altri Paesi, il nuovo regime è stato introdotto in Italia seguendo le indicazioni dell’Ocse contenute in un Rapporto ad hoc denominato “Co-operative Compliance: a Framework – From Enhanced Relationship to Co-operative Compliance”. In fase di prima applicazione il programma è riservato solo ai contribuenti di più rilevanti dimensioni, , l’obiettivo è di estendere in futuro i benefici connessi al “dialogo preventivo” ad una platea sempre più vasta di contribuenti. I soggetti interessati, questione di miliardi In particolare, nel corso della prima fase d’applicazione, al regime di adempimento collaborativo sono ammessi esclusivamente: i soggetti residenti e non residenti il cui volume d’affari o ricavi non sia inferiore a dieci miliardi di euro; i soggetti residenti e non residenti con un volume d’affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro, a patto che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota; le imprese che intendono dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia fornita a seguito di istanza d’interpello sui nuovi investimenti - Decreto legislativo n. 147/2015, articolo 2 – indipendentemente dal volume d’affari o di ricavi. Sotto il profilo dei requisiti soggettivi, il provvedimento introduce una specifica disposizione in materia di gruppi di imprese che estende la partecipazione al regime anche alle società appartenenti al gruppo del soggetto che ha presentato domanda di ammissione e che svolgono nei confronti di esso funzioni di indirizzo in relazione al sistema di controllo del rischio fiscale. Il sistema di controllo del rischio, nuovo “presidio” fiscale per la promozione d’una cultura aziendale onesta e corretta Il contribuente, cioè l’impresa che aderisce al nuovo regime, deve essere dotato di un efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, inteso come il rischio di operare in violazione di norme di natura tributaria. Naturalmente, tale sistema deve essere inserito a pieno nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno. Inoltre, il suo utilizzo deve garantire la promozione di una cultura aziendale fondata su principi di onestà, correttezza e rispetto delle norme fiscali. I 7 requisiti del sistema di controllo del rischio, l’occhio dell’impresa su se stessa In particolare, il Provvedimento passa in rassegna anche le caratteristiche specifiche di questo sistema di controllo. Innanzitutto, deve contenere una chiara e documentata strategia fiscale, contenente l’indicazione degli obiettivi perseguiti dall’impresa in relazione alla variabile fiscale, inclusa la propensione al rischio della stessa e il grado di coinvolgimento dei vertici nelle scelte di pianificazione fiscale. A seguire, il sistema deve assicurare una chiara attribuzione di ruoli e responsabilità, a persone con adeguate competenze ed esperienze, a tutti i livelli organizzativi. Allo stesso tempo, il sistema di controllo deve garantire efficaci procedure di rilevazione, misurazione e gestione dei rischi fiscali. In pratica, deve essere in grado di definire una vera e propria “mappatura” delle eventuali criticità fiscali relative ai diversi processi aziendali. Il sistema di controllo deve anche essere dotato di specifiche procedure di monitoraggio che consentano l’individuazione di eventuali carenze e l’attivazione dei correttivi necessari. Il sistema deve essere congegnato in modo da potersi adattare ai cambiamenti in atto sia all’interno che all’esterno, per esempio nel caso di modifiche alla legislazione fiscale. E per finire, il sistema deve prevedere, con cadenza almeno annuale, l’invio di una relazione agli organi di gestione per l’esame e le valutazioni conseguenti. Un punto non secondario riguarda i flussi informativi. Questi, infatti, devono essere accurati, completi, tempestivi e accessibili a tutti i livelli aziendali. Come si accede La domanda di accesso al regime va sottoscritta e presentata alla Direzione Centrale Accertamento, esclusivamente a mezzo Pec. I soggetti non residenti, invece, possono presentarla alla casella di posta elettronica ordinaria indicata nelle istruzioni per la compilazione del modello. La richiesta dovrà contenere, tra l’altro, la denominazione dell’impresa, la sede legale o il domicilio fiscale, il codice fiscale o la partita Iva, l’indicazione dei recapiti, la dichiarazione del possesso di uno dei requisiti soggettivi per l’accesso al regime, la dichiarazione del possesso di un efficace sistema di controllo del rischio fiscale. Quali documenti allegare Unitamente all’istanza o entro 30 giorni dall’invio della stessa è necessario presentare, a pena di rinuncia alla procedura, la documentazione relativa all’attività svolta, alla strategia fiscale, al sistema di controllo, nonché alla mappa dei processi aziendali e dei rischi fiscali mappati dal sistema dal momento della sua implementazione. La verifica dei requisiti L’ufficio competente verifica la presenza dei requisiti necessari per l’accesso al regime e può proporre gli interventi utili per l’ammissione. Entro 120 giorni dal ricevimento della domanda o della documentazione, le Entrate comunicano al contribuente l’esito della verifica tramite Pec o posta elettronica ordinaria. Nel caso in cui emergano rischi fiscali non individuati dal sistema di controllo del rischio fiscale o non comunicati all’ufficio competente, l’Agenzia delle entrate può disporre con provvedimento motivato l’esclusione del contribuente dal regime. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 78 del 14 aprile 2016)   ******   10) Va bene il visto di conformità rilasciato dal socio con la partita Iva della Stp Il professionista può rilasciare il visto di conformità utilizzando la partita Iva della Società tra professionisti iscritta all’ordine competente e abilitata alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali. Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 23/E del 14 aprile 2016, ha precisato che il professionista socio di una società tra professionisti può rilasciare il visto di conformità (art. 35 del Dlgs 241/1997) utilizzando la partita Iva della stessa Stp. La sua posizione, quindi, è equiparata a quella del socio di associazione professionale o società semplice oppure di società commerciale di servizi contabili, già autorizzato (Dm 18 febbraio 1999 e circolare 7/2015) a rilasciare il visto di conformità utilizzando la partita Iva della società o associazione professionale partecipata. Secondo l’Agenzia delle Entrate, dall’analisi del quadro normativo, non si ravvedono motivi per discriminare la Stp rispetto alla società commerciale di servizi contabili (peraltro, entrambe ricomprese nella categoria delle società commerciali di cui ai titoli V e VI del codice civile). A maggior ragione che, rispetto alla società commerciale di servizi contabili, i soci di Stp sono professionisti iscritti a ordini, albi e collegi, il cui numero e la cui partecipazione al capitale sociale devono essere tali da determinare, in ogni caso, la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Viene, quindi, estesa anche ai professionisti soci di Stp l’autorizzazione a rilasciare il visto di conformità utilizzando la partita Iva della società. (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 23/E del 14 aprile 2016)   ******   Brevi del 14 aprile 2016:   - Stop al canone Rai in bolletta Il Consiglio di Stato boccia il decreto sul canone Rai in bolletta. Mancano poche settimane all'invio delle prime fatture che includono l'imposta della Tv e dall'organo giuridico arrivano pesanti critiche sul decreto scritto dal Mise: manca una definizione di "apparecchio Tv" e va chiarito che il balzello si paga una volta sola. Alert sulla privacy. Giudici sospendono parere e invitano a modificare regolamento. Mancanza di "un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo", dal momento che sul mercato sono ormai disponibili molti "device" per la ricezione dei programmi. Nessun riferimento allo scambio dati tra vari enti necessario per l'addebito. Formule tecniche di non facile comprensione. Segnalando queste "criticità", il Consiglio di Stato invita l'amministrazione a rivedere il regolamento sul canone Rai in bolletta, sospendendo il proprio parere in merito.   ******   - Rilascio nuova procedura Internet per la gestione delle comunicazioni di sospensione dell’obbligo contributivo nell’ambito del lavoro domestico Nell’ambito dei servizi che INPS mette a disposizione del datore di lavoro domestico è stato realizzato un nuovo servizio online per la comunicazione della sospensione dell’obbligo contributivo. Il servizio è disponibile sul sito internet dell’Istituto www.inps.it, nella sezione Servizi Online attraverso il seguente percorso: Servizi per il cittadino – Lavoratori domestici - Autenticazione con PIN/CNS – Sospensione obbligo contributivo. La procedura consente di comunicare la sospensione dell’obbligo contributivo in riferimento a uno specifico rapporto di lavoro e per un intero trimestre qualora la contribuzione non sia dovuta perché riferita ad una causa di sospensione a titolo di: congedo per maternità aspettativa per motivi personali malattia o infortunio di durata superiore a quella riconosciuta come retribuita Tale comunicazione è consentita per i trimestri dell’anno in corso non ancora scaduti o, se scaduti, entro la fine del mese di scadenza del pagamento. Per i periodi per i quali non è più possibile procedere alla comunicazione attraverso il canale Internet sarà necessario rivolgersi alla sede presentando la documentazione attestante la sospensione. Una volta selezionato il rapporto di lavoro, l’applicativo visualizzerà la lista delle comunicazioni di sospensione attive già registrate e protocollate consentendone la modifica e l’annullamento; consentirà, altresì, di inserire una nuova sospensione. In questo caso sarà necessario indicare: il trimestre di riferimento la motivazione della sospensione da selezionare fra le tre possibili opzioni indicate precedentemente. Per la motivazione “Malattia o infortunio di durata superiore a quella riconosciuta come retribuita” sarà possibile indicare il numero del certificato medico. L’applicativo fornisce, inoltre, la possibilità di allegare alla domanda uno o più documenti in formato jpg, jpeg, tiff o pdf purché la dimensione massima del singolo file non sia superiore a 2Mb. Si sottolinea che è possibile comunicare la sospensione solo per i trimestri per i quali non è dovuto alcun contributo a qualsiasi titolo. La sospensione che ricada all’interno di trimestri parzialmente coperti da contribuzione è insita nella causale di pagamento e corrisponde alle settimane non indicate come lavorate. (INPS, messaggio n. 1643 del 14 aprile 2016)   ******   - Associazioni di Categoria – Rilascio funzionalità per “Gestione deleghe in Agricoltura” In riferimento al messaggio n.682 del 16/02/2016, si comunica che a partire dal 20/04/2016 sarà disponibile la nuova versione dell’applicazione “Agricoltura: gestione deleghe sindacali” che regola l’accesso al “Cassetto Autonomi Agricoli” anche per le Associazioni di categoria. Si ricorda che l’accesso avverrà esclusivamente col Codice fiscale ed il PIN rilasciato dall’INPS. (INPS, messaggio n. 1642 del 14 aprile 2016)   ******   - Canone Rai, dichiarazione sostitutiva di non detenzione Sul sito delle Entrate le risposte alle domande più frequenti Come si presenta la dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio tv? In quali casi va presentata? Sono alcune delle domande più frequenti dei contribuenti che trovano risposta nelle Faq (Frequently asked questions) presenti sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione Cosa devi fare > Richiedere > Canone Rai > Faq. Da oggi, inoltre, sono disponibili anche degli esempi di compilazione della dichiarazione sostitutiva, nella sezione Cosa devi fare > Richiedere > Canone Rai > Esempi di compilazione. Si forniscono così i chiarimenti alle principali problematiche riscontrate dai contribuenti e segnalate ai canali di assistenza dell’Agenzia e della Rai in merito alla presentazione della dichiarazione di non detenzione. Le risposte e gli esempi sono aggiornati costantemente in base alle richieste pervenute. Più utenze elettriche intestate allo stesso soggetto - Nel caso in cui un contribuente sia titolare di più utenze di tipo domestico residenziale non rischia il doppio addebito: il canone viene addebitato, infatti, su una sola utenza elettrica. Un solo canone tra moglie e marito - Cosa succede se la moglie ha sempre pagato l’abbonamento tv mentre l’utenza elettrica residenziale è intestata al marito? Se entrambi appartengono alla stessa famiglia anagrafica, il canone dovrà essere pagato una sola volta e non sarà necessario presentare alcuna dichiarazione sostitutiva. L’addebito, infatti, sarà fatto solo sulla fattura per la fornitura di energia elettrica intestata al marito e lo sportello SAT procederà alla voltura del canone di abbonamento nei confronti del marito stesso. Nuove utenze elettriche – Chi attiva un’utenza elettrica per la prima volta nel corso dell’anno, e non è già titolare di un’altra utenza residenziale nell’anno di attivazione, è esonerato dal pagamento del canone solo se presenta la dichiarazione entro la fine del mese successivo alla data di attivazione della fornitura. Come presentare la dichiarazione di non detenzione - I titolari di utenza elettrica ad uso domestico residenziale possono presentare una dichiarazione di non detenzione tramite l’applicazione web disponibile sul sito di Agenzia delle Entrate o tramite gli intermediari abilitati. Inoltre, è possibile presentarla anche in forma cartacea, mediante spedizione postale al Sat - c.p.22 Torino - per plico raccomandato senza busta insieme a una copia di un valido documento di riconoscimento. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 79 del 14 aprile 2016)   Vincenzo D’Andò