Diario quotidiano del 14 aprile 2016: continua il contenzioso sulla notifica delle cartelle

Pubblicato il 14 aprile 2016



bilanci: derivati al fair value; se sul libretto è accreditata la pensione dell’indagato, se ne può sequestrare solo un quinto; Equitalia può fare notificare le cartelle esattoriali solo a Poste italiane; notifiche della cartella: la prova della consegna ricade su Equitalia; von la pubblicazione di Gerico 2016 rinvio dei termini scongiurato?; accertamenti “a tavolino” senza fase del contraddittorio; stato della fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate; studi di settore: salgono gli studi ammessi per il 2015 al regime premiale; piano d’azione sull’IVA della Commissione europea: tutte le novità intracomunitarie che presto saranno in vigore; nuovi criteri civilistici per la valutazione dei crediti in bilancio: circolare della Fondazione A.R.R., tutto come prima per le piccole imprese
 
Indice:   1) Bilanci: derivati al fair value 2) Se sul libretto è accreditata la pensione dell’indagato, se ne può sequestrare solo un quinto 3) Equitalia può fare notificare le cartelle esattoriali solo a Poste italiane 4) Notifiche della cartella: la prova della consegna ricade su Equitalia 5) Con la pubblicazione di Gerico 2016 rinvio dei termini scongiurato ? 6) Accertamenti “a tavolino” senza fase del contraddittorio 7) Stato della fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate 8) Studi di settore: salgono gli studi ammessi per il 2015 al regime premiale 9) Piano d’azione sull’IVA della Commissione europea: tutte le novità intracomunitarie che presto saranno in vigore 10) Nuovi criteri civilistici per la valutazione dei crediti in bilancio: circolare della Fondazione A.R.R., tutto come prima per le piccole imprese  
  1) Bilanci: derivati al fair value Pubblicata in consultazione la bozza del principio contabile sugli strumenti finanziari derivati. Nell’ambito del progetto di aggiornamento dei principi contabili nazionali, avviato a seguito delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 139/2015 di recepimento della direttiva 34/2013/UE, OIC ha pubblicato il 12 aprile 2016 in consultazione la bozza del principio contabile Strumenti finanziari derivati. Nell’appendice “Motivazioni alla base delle decisioni assunte” sono indicate le scelte di fondo più rilevanti seguite nella scrittura del principio contabile. OIC invita, pertanto, a far pervenire eventuali osservazioni non oltre il 31 maggio 2016 all’indirizzo e-mail staffoic@fondazioneoic.it o via fax al numero 06.69766830. Le novità introdotte dal decreto 139/2015 sulla rappresentazione in bilancio dei derivati consistono essenzialmente: - nella previsione di specifiche voci relative agli strumenti finanziari derivati nello stato patrimoniale e nel conto economico; - nell’equiparazione dei derivati ai contratti collegati a merci che conferiscono alle parti contraenti il diritto di procedere alla liquidazione del contratto per contanti o mediante altri strumenti finanziari, ad eccezione di alcuni casi particolari; - nello scorporo dei derivati incorporati in altri strumenti finanziari; - nell’introduzione del criterio di valutazione degli strumenti al fair value, da determinarsi come valore di mercato; qualora tale valore non sia facilmente individuabile tale valore potrà essere derivato da quello di componenti o strumenti analoghi oppure al valore risultante da modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati; - nella previsione dell’obbligo di valutazione al fair value di tutti i contratti derivati; Il nuovo principio contabile definisce “strumento finanziario” qualsiasi contratto che dia origine ad un’attività finanziaria per una società e ad una passività finanziaria o ad uno strumento di capitale per un’altra società. Parimenti, con il termine “derivato” deve intendersi uno strumento finanziario o un altro contratto che possiede le seguenti tre caratteristiche:
  1. a) il suo valore varia come conseguenza della variazione di un determinato tasso di interesse, prezzo di strumenti finanziari, prezzo di merci, tasso di cambio, indice di prezzo o di tasso, rating di credito o indice di credito o altra variabile, a condizione che, nel caso di una variabile non finanziaria, tale variabile non sia specifica di una delle controparti contrattuali (a volte chiamato il sottostante);
  2. b) non richiede un investimento netto iniziale o richiede un investimento netto iniziale che sia minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratti da cui ci si aspetterebbe una risposta simile a cambiamenti di fattori di mercato;
  3. c) è regolato a data futura.
Nella definizione dei contenuti regolamentari, come risulta evidente dalle suddette definizioni, si è tenuto conto di quanto disciplinato in materia dai principi contabili internazionali (IAS/IFRS). Tuttavia il principio contabile nazionale ha proprie peculiarità in relazione alla circostanza che le regole dei derivati si rivolgono alla generalità delle imprese italiane con la sola esclusione delle micro-imprese. Per quanto concerne la classificazione e il contenuto delle voci, la rigidità dello schema del conto economico ex art 2425 c.c. che prevede voci specifiche per la classificazione delle variazioni di fair value degli strumenti finanziari derivati ha comportato la necessità di stabilire in quale voce dovessero essere classificate le variazioni di fair value dell’elemento coperto. Il nuovo OIC prevede che nei casi in cui la variazione di fair value dell’elemento che forma oggetto di copertura sia inferiore a quella dello strumento di copertura deve essere classificata nella stessa sezione in cui è rilevata la variazione di fair value dello strumento di copertura; viceversa, qualora la variazione di fair value dell’elemento coperto è maggiore di quella dello strumento di copertura deve essere classificata in una voce separata in relazione all’elemento coperto. La mancata indicazione del fair value deve essere spiegata nella nota integrativa Un aspetto peculiare della disciplina civilistica, già presente nel precedente testo del codice civile, è relativo alla possibilità di non determinare il fair value nei casi in cui il calcolo non porti a risultati attendibili. Sul punto già l’OIC 3 prevedeva che l’impossibilità di pervenire ad una stima attendibile del fair value doveva essere considerata una circostanza eccezionale. Ora il nuovo principio contabile ripropone la stessa impostazione dell’OIC 3, prevedendo che in tali eccezionali circostanze sia necessario fornire informativa in nota integrativa indicando le caratteristiche dello strumento finanziario derivato e le ragioni che hanno generato l’inattendibilità del fair value. Nel disciplinare la separazione e la contabilizzazione dei derivati incorporati l’OIC ha ritenuto di integrare il disposto normativo facendo ricorso alla disciplina dei principi contabili internazionali, prevendo:
  1. a) la possibilità di non separare necessariamente il derivato incorporato: in particolare, quando non vi è modo di separare i flussi finanziari derivanti dal contratto primario da quelli derivanti dal contratto derivato in quanto le caratteristiche economiche ed i rischi del contratto primario e del derivato incorporato sono coincidenti;
  2. b) di considerare, per analogia ai derivati incorporati negli strumenti finanziari, anche i derivati incorporati in contratti non finanziari;
  3. c) la possibilità di valutare per intero al fair value il contratto ibrido se il fair value deriva da una quotazione in un mercato attivo. Ciò in quanto la valutazione del fair value dell’intero strumento ibrido risulta più affidabile rispetto all’esercizio di scorporo del derivato incorporato e alla sua conseguente valutazione al fair value.
(OIC, nota del 12 aprile 2016)   ******   2) Se sul libretto è accreditata la pensione dell’indagato, se ne può sequestrare solo un quinto Sequestro per equivalente limitato per stipendi e pensioni dell’evasore: Misura cautelare non possibile oltre il limite del quinto, al netto di ritenute. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15099 del 12 aprile 2016, ha stabilito che in caso di contestazione di reati tributari, resta fermo il divieto di sequestrare per equivalente il relativo profitto applicando la misura cautelare sui trattamenti retributivi, pensionistici ed assistenziali in misura eccedente al quinto del loro importo al netto delle ritenute, stante la riconducibilità dei predetti trattamenti (nella misura di 4/5 del loro importo netto) all’area dei diritti inalienabili della persona tutelati dall’art. 2 Cost. Nel caso di specie, il legale rappresentante di una spa ometteva il versamento dell’IVA relativa al periodo d’imposta 2010 per oltre 2 milioni di euro. Nei suoi confronti si apriva un procedimento penale per la fattispecie di cui all’art. 10-ter del DLgs. 74/2000, che conduceva al sequestro per equivalente del profitto del reato avente ad oggetto somme di denaro e altri beni nella sua disponibilità. Il sequestro per equivalente interveniva anche sul libretto postale acceso con l’esclusivo fine di riscuotere la pensione dall’INPS. Il provvedimento, confermato dal Tribunale del riesame, costringeva l’amministratore al ricorso per Cassazione. In quest’ultimo si eccepiva, in primo luogo, la violazione delle indicazioni contenute nel DPR 180/1950. L’art. 1 del citato decreto stabilisce che “non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli ed in altre disposizioni di legge, gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi ed i compensi di qualsiasi specie che lo Stato, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e qualsiasi altro ente od istituto pubblico sottoposto a tutela, od anche a sola vigilanza dell’amministrazione pubblica ... nonché le aziende private corrispondono ai loro impiegati, salariati e pensionati ed a qualunque altra persona, per effetto ed in conseguenza dell’opera prestata nei servizi da essi dipendenti”. Dal successivo art. 2, inoltre, emerge la sequestrabilità (e pignorabilità) nel limite del quinto delle somme in questione, valutate al netto di ritenute. Da tali indicazioni normative, precisa la sentenza in commento, consegue l’illegittimità del sequestro per equivalente sulla totalità delle somme di denaro provenienti da trattamenti pensionistici (ovvero oltre il limite del quinto). Come già chiarito in altre pronunce, il divieto di sequestro e pignoramento di trattamenti retributivi, pensionistici ed assistenziali in misura eccedente un quinto del loro importo, al netto delle ritenute, costituisce regola generale dell’ordinamento processuale, stante la riconducibilità dei predetti trattamenti (nella misura di 4/5 del loro importo netto) all’area dei diritti inalienabili della persona tutelati dall’art. 2 Cost. Nel ricorso per Cassazione, peraltro, il legale rappresentante contestava anche la mancata esecuzione dei controlli da eseguire prima del sequestro per equivalente sui beni del rappresentante legale, secondo le indicazioni fornite dai giudici di legittimità. La sentenza delle Sezioni Unite n. 10561/2014, infatti, ha, tra l’altro, stabilito che non è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti degli organi della persona giuridica per reati tributari da costoro commessi, quando sia possibile il sequestro finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni “direttamente” riconducibili al profitto di reato tributario compiuto dagli organi della persona giuridica stessa in capo a costoro o a persona (compresa quella giuridica) non estranea al reato. L’impossibilità del sequestro del profitto di reato può essere anche solo transitoria, senza che sia necessaria la preventiva ricerca generalizzata dei beni costituenti il profitto del reato. Secondo la sentenza n. 1738/2015, tuttavia, il PM può chiedere il sequestro per equivalente sui beni della persona fisica, invece che il sequestro diretto sui beni della persona giuridica, all’esito di una verifica di quanto risulta allo stato degli atti in ordine alle risultanze relative al patrimonio dell’ente, non essendo necessari ulteriori e specifici accertamenti. Spetterà poi, semmai, all’interessato, assoggettato al sequestro per equivalente, apportare dati dimostrativi della sequestrabilità diretta mediante i previsti strumenti procedurali. A fronte di tali indicazioni, il Tribunale del riesame si limitava a confermare il provvedimento cautelare evidenziando come il PM avesse indicato nella richiesta di sequestro che non era possibile individuare “in rerum natura” il profitto direttamente e immediatamente derivante dall’illecito. Anche questo motivo di ricorso è accolto dai giudici di legittimità. A parte l’“enigmatica” affermazione attribuita al PM sulla mancata individuazione del profitto dal reato (che, invece, nella specie coincide con l’IVA dichiarata e non versata alla scadenza penalmente rilevante), nessuna valutazione allo stato degli atti era stata operata in ordine alle risultanze del patrimonio dell’ente che aveva tratto vantaggio del reato. Circostanza che, di contro, sarebbe stata necessaria per poter ritenere legittima l’aggressione (per equivalente) dei beni del legale rappresentante. (Corte di Cassazione, sentenza n. 15099 del 12 aprile 2016)   ******   3) Equitalia può fare notificare le cartelle esattoriali solo a Poste italiane È valida la notifica della cartella di pagamento eseguita tramite raccomandata postale spedita, per conto del concessionario della riscossione, da parte di un soggetto privato a cui è affidato il servizio di notifica. Ciò, solo se la notifica viene di fatto svolta da Poste italiane SpA, essendo il soggetto terzo soltanto un tramite per il concessionario della riscossione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7156 del 12 aprile 2016. La notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, poiché il comma 1 dell’art. 26 del DPR n. 602/1973 prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. Il DLgs. n. 261 del 1999, che ha liberalizzato i servizi postali, ha previsto che per esigenze di ordine pubblico sono affidati in via esclusiva al fornitore del servizio universale gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie. La Cassazione ha stabilito al riguardo che, nelle predette procedure, la consegna e la spedizione in raccomandazione che non siano state affidate al fornitore del servizio universale, vale a dire all’ente Poste, non sono assistite dalla funzione probatoria che la normativa ricollega alla nozione di invii raccomandati, determinando quindi l’inesistenza delle notifiche così eseguite. In sostanza, la consegna e la spedizione mediante raccomandata, affidata ad un servizio di posta privata, determinano l’inesistenza della notificazione. L’incaricato di un servizio di posta privata, infatti, non riveste, a differenza dell’agente del servizio postale universale, la qualità di pubblico ufficiale, onde gli atti dal medesimo redatti non godono di alcuna presunzione di veridicità fino a querela di falso. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 7156 del 12 aprile 2016)   ******   4) Notifiche della cartella: la prova della consegna ricade su Equitalia La sezione tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6887 del 8 aprile 2016, ha stabilito che ricade sempre su Equitalia l’onere di provare in contenzioso la regolarità della notifica di una cartella esattoriale. Anche nel caso in cui siano passati più di cinque anni. E la prova deve essere fornita con precisi mezzi: l’agente della riscossione può esibire soltanto la relata di notifica (in caso di utilizzo del messo) o l'avviso di ricevimento (in caso di utilizzo della raccomandata a/r). Restano esclusi gli altri strumenti alternativi, come ad esempio la schermata del tracking online del servizio postale o altre attestazioni equipollenti. Il caso deciso dalla Suprema Corte vedeva Equitalia Centro impugnare una sentenza della Ctr Toscana, dopo che quest’ultima aveva accolto l'appello di un contribuente, annullando la cartella di pagamento e con essa l’ipoteca iscritta su un immobile del debitore. (Corte di Cassazione, sentenza n. 6887 del 8 aprile 2016)   ******   5) Con la pubblicazione di Gerico 2016 rinvio dei termini scongiurato ? L’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 75 del 12 aprile 2016 (diramato in tarda serata) ha avvisato della disponibilità sul sito internet dell’Agenzia delle entrate la versione definitiva di Gerico 2016. Contestualmente alla pubblicazione del software per la compilazione degli studi di settore è reso disponibile anche l’applicativo Parametri 2016. Per quest’anno, potrebbe essere scongiurato il rinvio del termine per il versamento delle imposte legate alle dichiarazioni dei contribuenti titolari di partita Iva. Infatti, negli ultimi anni, il costante rinvio delle scadenze è stato principalmente imputabile al ritardo con cui è stata diffusa la versione “definitiva” di Gerico, a suo volta ascrivibile al ritardo con cui è stato approvato il provvedimento di “correzione” per recepire i cosiddetti correttivi anticrisi. Il tutto è condizionato se, nei fatti, sia veramente la versione definitiva, Comunque, a parte ciò, la pubblicazione anticipata dei software applicativi dovrebbe consentire alle imprese e ai lavoratori autonomi di verificare, già nei prossimi giorni, la congruità dei loro ricavi/compensi e, eventualmente, di valutare un adeguamento alle relative risultanze. Si ricorda che, con precedenti provvedimenti, l’Agenzia ha già approvato i modelli per gli studi di settore per il periodo d’imposta 2015, le relative specifiche tecniche nonché alcune successive correzioni dovute essenzialmente all’introduzione del meccanismo del super ammortamento. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 75 del 12 aprile 2016)   ******   6) Accertamenti a “tavolino” senza fase del contraddittorio La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7137 del 12 aprile 2016, ha stabilito che il diritto al contraddittorio si applica solo alle verifiche presso la sede del contribuente e non agli accertamenti “a tavolino”. Un contribuente, sottoposto a controllo cd. a tavolino lamentava la violazione del diritto al contraddittorio. Entrambi i giudici di merito confermavano la nullità dell’atto, rilevando, in particolare, che era stato emesso senza alcun verbale di chiusura delle operazioni di controllo e senza rispettare il termine di 60 giorni. Le Entrate ricorrevano per Cassazione sostenendo che tali garanzie sono previste esclusivamente a favore del contribuente sottoposto a verifica con accesso nella propria sede. La Suprema Corte ha ritenuto fondata la doglianza. Secondo la Suprema Corte, in tema di diritti e garanzia del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12 comma 7 della Legge 27 luglio 2000 n. 212 deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di 60 giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento (decorrente dal rilascio al contribuente medesimo della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni) determina di per sé, salvo specifiche ragioni d’urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, poiché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale. E’ anche vero, tuttavia, che dette garanzie procedimentali trovano applicazione esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente. Ciò poiché la peculiarità di tali verifiche, caratterizzate dall’autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca di elementi valutativi a lui sfavorevoli, giustifica, quale controbilanciamento, il contraddittorio. La Corte ha escluso in particolare, sulla base della normativa nazionale, l’esistenza di una clausola generale di contraddittorio endoprocedimentale, e cioè di un principio generale per il quale l’Amministrazione, anche in assenza di specifica disposizione, sia tenuta ad attivare, pena la nullità dell’atto, il contraddittorio endoprocedimentale ogni qual volta debba essere adottato un provvedimento lesivo dei diritti e degli interessi del contribuente. (Cassazione, ordinanza n. 7137 del 12 aprile 2016) ******   7) Stato della fatturazione elettronica: audizione del direttore dell’Agenzia delle entrate Dal 1 luglio 2016, i contribuenti potranno generare, trasmettere e conservare le fatture elettroniche. La Sogei metterà a disposizione il proprio software gratuito. E’ quanto emerge dall’audizione fatta dalla Orlandi (direttore dell’Agenzia delle entrate) presso la Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla prospettiva di una razionalizzazione delle banche dati pubbliche e, nello specifico, in materia di fatturazione elettronica e dell’inserimento delle spese sanitarie nella dichiarazione precompilata. Riguardo la fatturazione elettronica, continuano i lavori volti a migliorare e incentivare l’uso degli scambi telematici tra privati attraverso il Sistema di interscambio (Sdi). Le linee guida sono quelle stabilite dal Dlgs 127/2015. L’Agenzia e Sogei hanno già predisposto le bozze delle specifiche tecniche utili ai diversi adempimenti. In fase di definizione anche le caratteristiche tecniche dei servizi di acquisizione e di notifiche di risposta dei flussi informativi da parte dell’Anagrafe tributaria. Accolti i suggerimenti delle associazioni di categoria e dei principali stakeholder emersi nel corso di specifiche riunioni del Forum italiano sulla fatturazione elettronica. Inoltre, Sogei sta mettendo a punto la procedura informatica, disponibile dal prossimo 1° luglio, che consentirà ai contribuenti la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche. Il software sarà utilizzabile mediante web browser collegandosi direttamente al sito dell’Agenzia oppure mediante app dedicata per i device mobili. In cantiere anche l’implementazione del Sistema di interscambio per consentire, a chi sceglierà l’invio telematico dei dati delle fatture, di trasmettere on line, dal 1° gennaio 2017, oltre alle fatture elettroniche verso le Pubbliche amministrazioni, anche quelle emesse nei confronti di clienti privati. I provvedimenti attuativi delle disposizioni del Dlgs 127/2015, precisa la Orlandi, saranno pubblicati dopo aver consultato il Garante per la protezione dei dati personali e la Commissione europea, come previsto dalla normativa nazionale e comunitaria (direttiva 2015/1535/Ue). Trasferendo l’attenzione alla fatturazione elettronica verso la Pa, confortanti i dati registrati: alla data dell’8 aprile, il Sistema ha ricevuto e correttamente gestito più di 33 milioni di file fattura, con uno scarto che si è gradualmente ridotto e che, per il mese di marzo 2016, si è attestato al 4,9 per cento. Nei quasi due anni di operatività della procedura, la qualità del servizio non è diminuita, è di tre ore il tempo medio della comunicazione di risposta che segue la trasmissione del documento. Le fatture sono state emesse da più di 700mila fornitori e sono state consegnate a circa 55mila “uffici virtuali” di 23mila amministrazioni pubbliche. Il direttore precisa che il Sistema di interscambio rileva gli errori formali della fattura e le amministrazioni “clienti” la correttezza del “merito”. Queste ultime possono inviare al Sdi una notifica di accettazione o rifiuto della fattura da trasmettere al mittente. Gli esiti comunicati tramite il Sistema di interscambio sono stati il 53% del totale delle fatture ricevute, l’86% di segno positivo (fattura accettata) e il 14% negativo (fattura rifiutata). Le fatture dirette agli enti locali (obbligatorie dal 31 marzo 2015) superano i 22 milioni, con uno scarto del 3%. Dall’analisi dei risultati non emergono particolari criticità sia per quanto riguarda le amministrazioni sia dal punto di vista degli utenti relativamente all’utilizzo del tracciato e alla procedura di ricezione, controllo e inoltro delle fatture. Certi, inoltre, i vantaggi in termini di semplificazione, velocizzazione e risparmio. Modello 730 precompilato Avvio positivo dell’operazione già in fase sperimentale nel 2015. A parlare chiaro, i numeri: nei primi due mesi dello scorso anno, le richieste di Pin per accedere ai servizi telematici sono aumentate di circa il 50%, portando a quota 3 milioni il numero complessivo degli utenti di Fisconline. Su un fronte diverso, il direttore delle Entrate riferisce, inoltre, che alla data del 28 febbraio 2015 sono state comunicate oltre 100 milioni di operazioni relative a premi assicurativi, interessi passivi sui mutui e contributi previdenziali, ed entro il 7 marzo 2015 sono state inviate oltre 60 milioni di Certificazioni uniche. Ma importanti novità riguardano il presente o, per meglio dire, la precompilata che, dal 15 aprile, i contribuenti potranno visualizzare e scaricare on line, così da prepararsi alla presentazione della dichiarazione dei redditi 2015, accettando (solo nel caso del 730) o modificando il modello predisposto dall’Amministrazione finanziaria. Canali telematici aperti per l’invio a cominciare dal 2 maggio. Quest’anno tutti i contribuenti (e non più soltanto pensionati e lavoratori dipendenti) potranno consultare i dati che li riguardano presenti in Anagrafe tributaria. Una possibilità che apre la strada non solo alla presentazione del modello 730 “preconfezionato”, ma anche di Unico Pf. Una specifica applicazione web, disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, guiderà il contribuente e un apposito applicativo, sulla base dei dati già conosciuti dall’Amministrazione finanziaria e delle risposte fornite all’apertura della procedura, lo indirizzerà verso il modello di dichiarazione a lui più confacente (730 o Unico Pf). Si allarga, quindi, la platea della “precompilata” che, potenzialmente, quest’anno interesserà 30 milioni di contribuenti. Inoltre, precisa il “numero uno” delle Entrate, anche quest’anno il pensionato e il lavoratore dipendente, che accetta il modello 730 precompilato così com’è, senza integrazioni e modifiche, non sarà sottoposto a controlli formali riguardo agli oneri indicati, mentre saranno Caf e intermediari a rispondere al Fisco nel caso in cui il contribuente abbia richiesto la loro assistenza per la presentazione della dichiarazione. I vantaggi relativi ai controlli, specifica Rossella Orlandi, non riguarderanno, però, l’accettazione del modello Unico predisposto dall’Agenzia delle Entrate. Il direttore elenca una serie di new entry grazie alle quali sempre più cittadini potranno, nel 2016, usufruire del modello precompilato senza aggiunte e rettifiche. Novità, ad esempio, per i coniugi, che da quest’anno, se vogliono, possono servirsi della precompilata in forma congiunta (senza rivolgersi a Caf e intermediari), eventualità esclusa nel 2015. Ma sono gli oneri deducibili e detraibili a occupare un posto di primo piano nell’operazione “precompilata” 2016. Alcune delle informazioni trasmesse dagli enti esterni, infatti, oltre a essere utilizzate per predisporre il 730 e Unico, sono messi a disposizione dei cittadini. Così è per i dati sulle spese mediche trasmesse al sistema Tessera sanitaria. Altri costi già inseriti nelle dichiarazioni elaborate dall’Agenzia sono quelli relativi alle spese funebri, universitarie, per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica e i contributi versati per la previdenza complementare. In pratica, sono le detrazioni più “popolari” e che, quindi, interessano una nutrita platea di persone fisiche. Anche in questo caso, sono i numeri a parlare meglio: il sistema precompilata 2016 accoglie 700 milioni di dati in più rispetto a quelli già in possesso dell’Amministrazione finanziaria. Il sistema Tessera sanitaria, per l’esattezza, mette a disposizione dell’Agenzia, entro il 1° marzo di ogni anno, le spese sanitarie sostenute dai contribuenti nell’anno precedente e i rimborsi effettuati nello stesso periodo per prestazioni non ricevute o fornite parzialmente. Trattandosi di dati personali, la procedura è stata predisposta con la collaborazione del Garante della privacy. Ed è per lo stesso motivo che il cittadino può opporsi alla comunicazione di tali informazioni all’Amministrazione finanziaria attraverso specifiche funzionalità disponibili sul sito internet del sistema Ts. Per agevolare coloro che intendono esercitare l’opposizione per il 2015, è stato previsto che quest’anno i contribuenti possano manifestare il loro veto anche direttamente all’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, comunque, le spese sanitarie possono essere sempre essere inserite a integrazione dei modelli 730 o Unico precompilati. Rispetto ai costi sanitari e ai relativi rimborsi trasmessi dal sistema Ts, l’Agenzia delle Entrate distingue le spese automaticamente agevolabili (e relativi rimborsi), riportate direttamente in dichiarazione, da quelle detraibili solo a particolari condizioni. Queste ultime saranno evidenziate nel foglio informativo allegato alla dichiarazione, affinché il contribuente stesso possa inserirli nel modello se ne sussistono i requisiti previsti dalla legge (come nel caso degli interventi di chirurgia estetica). I rimborsi vengono sottratti direttamente, a meno che non si riferiscano ad annualità precedenti. In tal caso, non potendo sapere l’Agenzia se tali spese sono state già portate in detrazione, i relativi importi saranno indicati nella proposta di dichiarazione tra i redditi da assoggettare a tassazione separata. Se poi il contribuente, nelle precedenti dichiarazioni non ha sottratto le spese rimborsate oppure se ha operato la detrazione già al netto dei relativi rimborsi, dovrà modificare la dichiarazione precompilata eliminando i rimborsi da non assoggettare a tassazione. La Orlandi fornisce i dati nel dettaglio, riferendo, ad esempio, che in totale, per il 2015, sono stati resi disponibili all’Agenzia delle Entrate e utilizzati ai fini della compilazione della dichiarazione, oltre 520 milioni di documenti di spesa sanitaria per un importo pari a circa 14,5 miliardi di euro e che i dati riguardano circa 50 milioni di cittadini. La trasmissione delle informazioni è stata negata soltanto in 11mila casi, per un importo complessivo pari a circa 850mila euro. Considerate le difficoltà incontrate dalle farmacie nella conservazione dei dati relativi ai medicinali acquistati, quest’anno, per evitare confusioni, sono state utilizzate e messe a disposizione dei contribuenti soltanto le informazioni relative ai ticket farmaceutici (ricette rosse), che l’Agenzia ha acquisito direttamente dal sistema Tessera sanitaria. Dal 2017 le informazioni arriveranno al completo, comprese quelle relative alle prestazioni erogate da strutture autorizzate, anche se non accreditate dal Servizio sanitario nazionale. Inoltre, per semplificare gli adempimenti degli operatori del settore, gli stessi sono stati esonerati dal comunicare, ai fini dello spesometro, i dati delle spese sanitarie già trasmesse tramite il sistema Tessera sanitaria. La meta finale, ribadisce il direttore, è favorire la compliance e perfezionare i servizi. Ad esempio, il contribuente, consultando il foglio informativo allegato alla dichiarazione, ha la possibilità di rilevare eventuali incongruenze nei dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e attivarsi per aggiornare le informazioni non corrette. Sono previsti, inoltre, nuovi tipi di alert per avvisare di situazioni anomale, in modo che possano essere sanate con sanzioni contenute prima che sia troppo tardi, cioè che le violazioni siano accertate mediante attività di controllo. Lo scorso anno, ad esempio, sulla base delle Certificazioni uniche pervenute, sono stati allertati i contribuenti che, pur titolari di redditi, non avevano presentato la dichiarazione. (Audizione del direttore delle Entrate del 13 aprile 2016)   ******   8) Studi di settore: salgono gli studi ammessi per il 2015 al regime premiale Il regime premiale si è allargato a 159 studi di settore per l’anno 2015. Lo prevede il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 53376 del 13 aprile 2016, che, infatti, contiene l’elenco degli studi ammessi. Si tratta degli studi che consentono di accedere ai benefici previsti dalla disciplina premiale introdotta dal decreto Salva Italia (Dl n. 201/2011). Per il periodo d’imposta 2015 vengono confermati i criteri di individuazione degli studi che aprono le porte della disciplina di favore. In particolare, il regime premiale si applica agli studi per i quali risultano approvati indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno 4 diverse tipologie tra: efficienza e produttività del fattore lavoro; efficienza e produttività del fattore capitale; efficienza di gestione delle scorte; redditività; struttura. In alternativa, gli indicatori devono essere riferibili a tre delle tipologie indicate sopra e, contemporaneamente, prevedere l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”. Diversi benefici sono previsti per i contribuenti “virtuosi”, ovvero quelli che rispettano contestualmente tre condizioni: dichiarare ricavi o compensi pari o superiori alla stima dello studio di settore, anche per adeguamento; risultare coerenti con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione degli studi di settore applicabili; essere in regola con gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi, indicando fedelmente tutti i dati. I vantaggi si traducono in limiti ai poteri di accertamento: vengono inibiti gli accertamenti analitico-presuntivi basati su presunzioni semplici; viene ridotto di un anno il termine di decadenza per l’attività di accertamento ai fini delle imposte dirette e dell’Iva; infine, la determinazione sintetica del reddito complessivo può avvenire se l’importo accertabile eccede il dichiarato di almeno un terzo. Disciplina del regime premiale La disciplina di favore trova applicazione nei confronti dei contribuenti soggetti al regime di accertamento basato sugli studi di settore che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi almeno pari all’ammontare ritenuto congruo risultante dall’applicazione degli studi e che abbiano regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi, indicando fedelmente tutti i dati previsti, e la cui posizione, sulla base di tali dati, risulti coerente con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione dello studio di settore o degli studi di settore applicabili. Per tali soggetti sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all’articolo 39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del Dpr 600/1973, e all’articolo 54, secondo comma, ultimo periodo, del Dpr 633/1972. Sono inoltre ridotti di un anno i termini di decadenza per l’attività di accertamento previsti dall’articolo 43, primo comma, del Dpr 600/1973, e dall’articolo 57, primo comma, del Dpr 633/1972. Per i contribuenti “virtuosi”, inoltre, la determinazione sintetica del reddito complessivo di cui all’articolo 38 del Dpr 600/1973 è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (anziché un quinto). L’accesso al regime non è riconosciuto in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal Dlgs 74/2000. La norma prevede che, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, sentite le associazioni di categoria, possano essere differenziati i termini di accesso alla disciplina premiale, tenuto conto del tipo di attività svolta dal contribuente, e dettate le relative disposizioni di attuazione. Nei confronti dei soggetti per i quali non si rendono applicabili le limitazioni all’accertamento, invece, la norma prevede l’effettuazione di specifici piani di controllo da parte dell’Agenzia, articolati su tutto il territorio in modo proporzionato alla numerosità dei contribuenti interessati e basati su specifiche analisi del rischio di evasione che tengono anche conto delle informazioni presenti nell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria contenente le comunicazioni dagli operatori finanziari. Nei confronti dei soggetti non coerenti, oltre che non congrui, i controlli sono svolti prioritariamente con l’utilizzo delle indagini finanziarie di cui ai poteri istruttori previsti dalle disposizioni in materia di accertamento delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto. Il provvedimento del 12 luglio 2012 ha dettato le disposizioni attuative del regime, cui accedono i contribuenti soggetti al regime di accertamento basato sulle risultanze degli studi di settore che nel periodo di imposta di riferimento risultano congrui e coerenti agli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione degli studi di settore. Al riguardo, è necessario che: la coerenza sussista per tutti gli indicatori di coerenza economica e di normalità economica previsti dallo studio di settore applicabile nel caso in cui il contribuente consegua redditi di impresa e di lavoro autonomo, l’assoggettabilità al regime di accertamento basato sulle risultanze degli studi di settore sussista per entrambe le categorie reddituali nel caso in cui il contribuente applichi due diversi studi di settore, la congruità e la coerenza sussista per entrambi gli studi. La circolare 28/2015 ha fornito alcuni chiarimenti in merito agli obblighi di comunicazione dei dati e regime premiale. Il comma 10, lettera a), dell’articolo 10 del Dl 201/2011, infatti, dispone che il regime premiale, previsto per i soggetti congrui, coerenti e normali alle risultanze degli studi di settore, si applichi a condizione che il contribuente abbia regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, indicando fedelmente tutti i dati previsti. In linea con quanto previsto nel provvedimento del 12 luglio 2012, è stato chiarito che l’infedele compilazione di uno dei campi previsti nella modulistica degli studi di settore che abbia riflessi sull’assegnazione ai cluster, la stima di congruità o il posizionamento degli indicatori di coerenza e normalità comporta la decadenza dai benefici premiali; ciò, a prescindere se la sostituzione dei dati infedeli con quelli veritieri comporti una situazione di non congruità o di non coerenza agli indicatori, per il solo fatto che non è stata verificata una condizione che la legge ha posto come necessaria al fine di poter fruire di tali benefici, e cioè il rispetto degli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, con l’indicazione fedele di tutti i dati previsti. Ai fini della decadenza, è quindi esclusa la rilevanza delle informazioni, contenute nella modulistica degli studi di settore, che non partecipano all’assegnazione ai cluster, alla stima di congruità e al calcolo degli indicatori di coerenza economica e di normalità economica; allo stesso modo, l’errata compilazione dei dati contenuti nei quadri Z, previsti per la fase di evoluzione degli studi di settore, con funzione di questionario, non comporta quindi la perdita dei benefici premiali previsti dal regime. Il regime nel tempo L’articolo 10, comma 12, del Dl 201/2011, dispone che possono essere differenziati i termini di accesso alla disciplina premiale, tenuto conto del tipo di attività svolta dal contribuente. Con provvedimenti di cadenza annuale, quindi, l’Agenzia disciplina l’accesso al regime premiale, tenuto anche conto dell’esigenza di garantire l’applicazione del regime ai contribuenti che dichiarano fedelmente i dati degli studi di settore: la disciplina di accesso interessa quindi quegli studi che, alla capacità di cogliere compiutamente l’attività esercitata uniscono quella di cogliere l’omessa o parziale certificazione dei corrispettivi e, comunque, l’indicazione infedele dei dati. Lo scorso 16 marzo sono state presentate alle associazioni di categoria e agli ordini professionali le analisi relative all’applicazione, per il periodo d’imposta 2014, degli studi di settore interessati dal regime premiale. Dalla documentazione fornita dall’Agenzia, così come da quella predisposta dalla Sose (la società incaricata della costruzione, realizzazione e aggiornamento degli studi di settore), emerge come il regime premiale si stia rivelando un significativo strumento di compliance. Per quanto dal 2011 al 2014 sia diminuita la percentuale dei soggetti congrui, normali e coerenti (naturali o per adeguamento) tra quelli che presentano un modello sds relativo a una attività per la quale è previsto l’accesso al premiale, in valore assoluto il numero di tali contribuenti è salito da circa 200mila a oltre mezzo milione. Il dato più significativo è che, rispetto ai contribuenti cui si applica lo stesso studio di settore, tali soggetti dichiarano ricavi pari a circa il doppio e, soprattutto, redditi più che raddoppiati. Mentre i ricavi, infatti, registrano in entrambi i casi una flessione, i redditi dichiarati dal 2011 al 2014 sono diminuiti per la generalità dei contribuenti, mentre hanno registrato un incremento per quelli congrui, normali e coerenti, passando da 49mila a 51mila euro. Tale tendenza caratterizza tutti i comparti e in particolare, all’interno di questi, tutti gli studi relativi a una attività per la quale è previsto l’accesso al premiale; ciò trova conferma anche nelle analisi statistiche dei dati dichiarativi relativi ai periodi d’imposta 2013 e 2014 svolte dalla Sose. Dall’analisi emerge un effetto positivo e significativo dell’introduzione del provvedimento relativo al regime premiale sia sui ricavi che sui redditi dichiarati. Infatti, per i contribuenti che nel 2014 sono entrati nel regime premiale (sia quelli rientranti negli studi di settore già ammessi al premiale per il 2013 sia quelli ammessi solo dal 2014), l’analisi ha stimato un incremento medio per impresa beneficiaria dei ricavi e dei redditi dichiarati, rispetto alla variazione in termini di ricavi e redditi dichiarati che si sarebbe verificata in assenza di norma, che porta a stimare che, complessivamente, il regime premiale dovrebbe aver determinato per il periodo d’imposta 2014 un incremento di oltre 3,97 miliardi di euro di ricavi dichiarati e di quasi 1,95 miliardi di euro di redditi. Regime premiale per il 2015 Il provvedimento odierno prevede la possibilità di accesso al regime premiale per 159 studi di settore, di cui uno relativo ad attività di lavoro autonomo e due relativi sia alle attività di impresa che di lavoro autonomo (studi con doppio quadro contabile). Come per il 2014, anche per il 2015 gli studi di settore per i quali è possibile l’accesso al regime premiale sono stati individuati tra quelli per i quali risultano approvati: gli indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno quattro diverse tipologie tra quelle già individuate per le precedenti annualità, comunque indicate nell’allegato n. 2 al provvedimento indicatori di coerenza economica riferibili a tre diverse tipologie tra quelle indicate nell’allegato n. 2 al provvedimento e che, contemporaneamente, prevedono l’indicatore “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”. Nel provvedimento, l’individuazione degli studi di settore con le caratteristiche di cui al secondo punto è stata effettuata escludendo quelli che risultano soddisfare il criterio di cui al primo punto. Lo studio di settore WG96U è indicato invece sia tra gli studi che presentano le caratteristiche di cui al primo punto sia, con riferimento ai casi in cui non risultano applicabili gli indicatori di coerenza “Resa dei consumi di acqua”, “Resa dei consumi di energia elettrica” o “Ricavo per posto auto”, tra quelli che risultano soddisfare il criterio di cui alla lettera b). (Agenzia delle entrate, comunicato n. 76 del 13 aprile 2016)   ******   9) Piano d’azione sull’IVA della Commissione europea: tutte le novità intracomunitarie che presto saranno in vigore Entro la fine dell’anno 2016 si procederà a semplificare il commercio elettronico. E’ quanto mette in risalto Assonime nella nota del 13 aprile 2016, incentrata sulle prossime novità IVA che riguarderanno i paesi membri dell’Unione europea, tra cui, ovviamente, il nostro paese. La Commissione europea ha presentato lo scorso 7 aprile un piano d’azione per modernizzare l’attuale disciplina comunitaria dell’IVA, al fine di renderla più semplice nell’applicazione, più idonea a contrastare le frodi e più favorevole per le imprese. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle azioni volte al riesame della legislazione europea in vigore (programma REFIT), che mira a rendere il diritto comunitario più facilmente applicabile, per sostenere la crescita e l’occupazione. Il piano d’azione sull’IVA tiene conto del dibattito avviato dal “Libro verde sul futuro dell’IVA”, con il quale era stata aperta una consultazione pubblica con le parti interessate sulle regole su cui basare una riformulazione della disciplina dell’imposta, e della successiva “Comunicazione sul futuro dell’IVA”, nella quale la stessa Commissione aveva preso in considerazione le numerosissime risposte fornite a tale consultazione indicando le aree prioritarie di intervento. Il VAT GAP Nella comunicazione del 7 aprile u.s., la Commissione ha fornito alcuni dati particolarmente significativi sulle più evidenti criticità delle attuali regole. Il sistema comune dell’IVA costituisce una fonte di entrate importante dell’Unione europea: nel 2014 ha permesso di raccogliere quasi 1000 miliardi di euro, che rappresentano il 7 per cento del PIL dell’Ue. Si tratta però di un sistema particolarmente esposto al rischio di frodi, che necessita urgentemente di essere riformato e modernizzato per ridurre il c.d. VAT GAP (il divario dell’IVA), cioè la differenza tra il gettito dell’imposta previsto e quello effettivamente riscosso dalle autorità nazionali, stimato intorno ai 170 miliardi di euro annui. Tale cifra è costituita per circa 50 miliardi dalla perdita di entrate dovuta alle frodi realizzate in materia di IVA intracomunitaria. Verso uno spazio unico europeo: la riforma degli scambi intracomunitari Ad avviso della Commissione l’obiettivo della riforma delle regole dell’IVA non sarà facile da raggiungere, anche perché per modificare l’attuale sistema è richiesto il requisito dell’unanimità fra tutti gli Stati membri. Il piano d’azione sull’IVA prevede, quindi, misure di più immediata realizzazione ed altre, più complesse, che necessitano di tempi più lunghi. Fra queste ultime, la più importante è rappresentata dalla riforma della disciplina degli scambi intracomunitari: al riguardo la Commissione ha annunciato che intende presentare nel 2017 una proposta legislativa per introdurre il sistema definitivo degli scambi intracomunitari, che sarà basato sulla tassazione delle operazioni nel Paese di origine con le regole del Paese di destinazione e sul trasferimento dell’imposta nel Paese di destinazione (“principio della destinazione”). In base invece all’attuale sistema - che ha carattere transitorio - gli scambi intracomunitari di beni tra Stati membri sono trattati come due operazioni distinte: nel Paese di origine tali operazioni danno luogo a cessioni intracomunitarie non imponibili, mentre nel Paese di destinazione le stesse operazioni costituiscono acquisti soggetti ad imposta. Da questa frammentazione delle operazioni derivano una quantità elevata di frodi: ad avviso della Commissione, una soluzione a questa criticità potrebbe essere rappresentata dalla creazione di uno spazio unico europeo, all’interno del quale gli scambi intracomunitari saranno regolati alla stregua delle operazioni interne eliminandosi l’esenzione delle cessioni intracomunitarie. In particolare, l’imposta sarebbe applicata dal fornitore e riscossa nel Paese di origine: l’imposta verrebbe poi trasferita al Paese in cui i beni sono consumati. E’ stato stimato che questa modifica del sistema ridurrebbe le frodi dell’IVA intracomunitaria di circa 40 miliardi di euro all’anno nell’Ue. Per quanto riguarda in maniera specifica l’Italia, l’importo delle frodi si ridurrebbe di 7 miliardi di euro annui. Ulteriori misure Il piano d’azione sull’IVA prevede ulteriori proposte di modifica dell’attuale sistema, di seguito indicate. Riforma delle aliquote: maggiore flessibilità riconosciuta agli Stati membri Nel 2017 la Commissione presenterà una proposta di riforma dell’attuali regole in materia di aliquote. Le norme vigenti in tema di aliquote risalgono al 1990, e prevedono una aliquota standard non inferiore al 15% per tutti i beni e servizi, e la possibilità di applicare una o due aliquote ridotte non inferiori al 5% per i beni e i servizi indicati in un apposito elenco allegato alla Direttiva IVA. Inoltre, in alcuni Stati sono ammesse alcune aliquote super ridotte in base alle «deroghe standstill», concordate al momento dell’adesione all’Ue. Tale sistema necessita di essere riformato attribuendo una maggiore flessibilità agli Stati membri nella determinazione delle aliquote. La Commissione ha individuato due possibili opzioni di riforma: una prima opzione prevede il mantenimento dell’aliquota IVA ordinaria nella misura minima del 15%, cui dovrebbe fare seguito il riesame periodico dell’elenco dei beni e servizi da assoggettare ad aliquote ridotte; una seconda opzione prevede, invece, la soppressione di tale elenco, con la possibilità per gli Stati membri di determinare autonomamente le aliquote ridotte; a ciò si aggiungerebbero peraltro specifiche misure con finalità anti-frode e per evitare fenomeni di concorrenza sleale tra imprese operanti nell’ambito dell’Unione europea. Pacchetto IVA per le PMI Una ulteriore proposta che la Commissione europea presenterà nel 2017 conterrà norme di semplificazione riguardanti le PMI, allo scopo di ridurre gli oneri amministrativi per queste imprese e di favorirne la crescita e gli scambi intracomunitari. Nell’ambito della proposta sarà inoltre riesaminato il regime speciale per le piccole imprese. Rafforzamento della cooperazione amministrativa e della rete Eurofisc Sempre nel 2017 la Commissione presenterà una proposta per migliorare gli strumenti di cooperazione tra le amministrazioni fiscali attualmente esistenti che conterrà anche un potenziamento del ruolo di Eurofisc (la rete di funzionari pubblici nazionali, istituita per lo scambio rapido di informazioni), per consentire la condivisione fra gli Stati membri delle informazioni utili per combattere più efficacemente le frodi. Commercio elettronico intracomunitario Tra le misure più imminenti, è da segnalare che la Commissione presenterà entro la fine del 2016 una proposta legislativa per modernizzare e semplificare il commercio elettronico transfrontaliero nel quadro della strategia per il mercato unico digitale, che comprenderà una proposta per garantire che le pubblicazioni online possano beneficiare delle aliquote ridotte applicabili alle pubblicazioni cartacee. Richieste di applicabilità temporanea del reverse charge generalizzato Alcuni tra gli Stati membri più gravemente colpiti dal problema delle frodi hanno chiesto di essere autorizzati ad applicare temporaneamente un meccanismo generalizzato di inversione contabile che derogherebbe ai principi generali della direttiva IVA. La Commissione europea presenterà entro giugno 2016 una relazione di valutazione di tali richieste. (Assonime, nota del 13 aprile 2016)   ******   10) Nuovi criteri civilistici per la valutazione dei crediti in bilancio: circolare della Fondazione di Ragioneria, tutto come prima per le piccole imprese Le piccole imprese (art. 2435-bis c.c.), ovvero quelle che redigono il bilancio in forma abbreviata, e la nuova categoria delle micro-imprese possono non applicare il criterio del costo ammortizzato. La nota operativa n. 5 del 13 aprile 2016, della Fondazione di Ragioneria, verte sulla valutazione dei crediti in bilancio. In particolare, si tratta del documento pubblicato il 13 aprile 2016, sul proprio sito internet, dalla Fondazione Accademia Romana di Ragioneria Giorgio di Giuliomaria. Modifiche apportate al codice civile: La novità del D.Lgs. 139/2015, che avrà un impatto sulla maggior parte delle imprese, riguarda l’introduzione del criterio del costo ammortizzato e dell’attualizzazione dei crediti. Nello specifico le modifiche apportate all’art. 2426, comma 1, n. 8) c.c. hanno previsto che “i crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo”. Per la definizione di costo ammortizzato il codice civile ha effettuato un rinvio ai principi contabili internazionali IFRS. La presente nota operativa è successiva alla nota operativa n. 3/2016 ed ha lo scopo di continuare la trattazione delle novità apportate dal D.Lgs. 18 agosto 2015 n. 139 alle norme del Codice civile in merito alla redazione del bilancio di esercizio. Come è noto, con il recepimento della Direttiva 34/2013 il legislatore nazionale rivede le disposizioni dell’art. 2426 (Criteri di valutazione) sia recependo vere e proprie modifiche al sistema sia ammodernando alcune disposizioni esistenti.   ******   Brevi del 13 aprile 2016:   - Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, il 13-04-2016, ha pubblicato sul proprio sito il Memorandum n. 04/2016: Gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Guida pratica agli adempimenti.   ******   - Disciplina del trattamento di integrazione salariale in favore dei lavoratori dipendenti di aziende interessate da operazioni societarie - Fondi di solidarietà ex art. 26 e ss del d.lgs 148/2015. L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 1617 del 13-04-2016.   ******   - INPS: lavoratori dello spettacolo e sport professionistico – sviluppo UniEmens L’Inps, con il messaggio n. 1593 del 11 aprile 2016, al fine di agevolare i datori di lavoro dello spettacolo e dello sport professionistico nello svolgimento degli adempimenti informativi relativi alla presentazione della denuncia contributiva nell’ambito del flusso UniEmens integrato, fornisce alcune precisazioni relative alle condizioni di compatibilità da assumere a riferimento ai fini della corretta compilazione della sezione <PosContributiva>.   ******   - Ministero del Lavoro: firmato il decreto per il “part-time agevolato” Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia, ha pubblicato il Decreto Interministeriale del 13 aprile 2015, con il quale fornisce chiarimenti in merito alla possibilità, da parte del lavoratore, di trasformare il rapporto di lavoro da full-time a part-time in prossimità dell’età pensionabile, così come previsto dal comma 284, dell’articolo 1, della Legge n. 208/2015 (c.d. Legge di Stabilità 2016). Queste le caratteristiche dell’agevolazione: I lavoratori dipendenti del settore privato, che hanno in corso un rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato e che maturano entro il 31 dicembre 2018 il requisito anagrafico per il conseguimento del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia e che hanno maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, possono, d’accordo con il datore di lavoro, trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale con riduzione dell’orario di lavoro in misura compresa tra il 40 ed il 60%, con corresponsione mensile, da parte datoriale, di una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata e con riconoscimento della contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata in ragione del contratto di lavoro a tempo parziale agevolato. Ai fini dell’accesso al beneficio, il lavoratore ed il datore di lavoro devono stipulare, previa certificazione Inps del possesso dei requisiti da parte del lavoratore, un contratto di riduzione dell’orario di lavoro, denominato “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” di durata pari al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione, da parte del lavoratore, del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia, nel quale è indicata la misura di riduzione. Il beneficio cessa al momento della maturazione, da parte del lavoratore, del requisito anagrafico per il consegumento del diritto alla pensione di vecchiaia e qualora siano modificati i termini dell’accordo. La somma erogata dall’azienda è omnicomprensiva e non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettata ad alcuna forma di contribuzione previdenziale, ivi inclusa quella relativa all’assicurazione Inail. Una volta stipulato il contratto di lavoro a tempo parziale, l’azienda deve trasmettere detto contratto alla Direzione del Lavoro competente per territorio, ciò affinché possa rilasciare l’autorizzazione all’accesso al beneficio (entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione dell’accordo). L’azienda, una volta acquisito il provvedimento autorizzatorio, ovvero trascorsi inutilmente i 5 giorni lavorativi, trasmette istanza telematica all’Inps, contenente il dato identificativo della certificazione al diritto, nonché le informazioni relative al contratto di lavoro e le informazioni necessarie ad operare la stima dell’onere del beneficio. Entro 5 giorni lavorativi, decorrenti dalla ricezione dell’istanza telematica, l’Inps comunica l’accoglimento o il rigetto. L’accoglimento dell’istanza presuppone la sussistenza dei requisiti del lavoratore e la disponibilità, per ciascuna delle annualità in cui si estende la durata del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato, delle risorse finanziarie. Qualora dal monitroraggio delle domande di accesso, risulti superato il limite massimo delle risorse assegnate, l’Inps respingerà la domanda. Al termine del rapporto, il datore di lavoro dovrà comunicare all’Inps ed alla Direzione territoriale del lavoro la cessazione del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato.   Vincenzo D’Andò