Diario quotidiano del 13 aprile 2016: è retroattiva la depenalizzazione sulla mini evasione contributiva

Pubblicato il 13 aprile 2016



è retroattiva la depenalizzazione sulla mini evasione contributiva; frodi carosello: la contestazione dell’indetraibilità dell’Iva è tutta da dimostrare; è assoluta l’indetraibilità dell’IVA sui fabbricati risultanti in catasto come abitativi; è nulla la verifica fiscale basata sui dati rinvenuti in un solo giorno; accesso alla dichiarazione 730/2016 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati; start up innovative, incentivi 2016: decreto pubblicato nella G.U.; congedo parentale deciso dal lavoratore; duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi; F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali; cinque per mille 2014: online gli elenchi degli ammessi e degli esclusi; è già disponibile il software GE.RI.CO. 2016; on line il software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2016
 
Indice: 1) E’ retroattiva la depenalizzazione sulla mini evasione contributiva 2) Frodi carosello: la contestazione dell’indetraibilità dell’Iva è tutta da dimostrare 3) E’ assoluta l’indetraibilità dell’IVA sui fabbricati risultanti in catasto come abitativi 4) E’ nulla la verifica fiscale basata sui dati rinvenuti in un solo giorno 5) Accesso alla dichiarazione 730/2016 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati 6) Start up innovative, incentivi 2016: decreto pubblicato nella G.U. 7) Congedo parentale deciso dal lavoratore 8) Duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi 9) F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali 10) Cinque per mille 2014: online gli elenchi degli ammessi e degli esclusi 11) E’ già disponibile il software GE.RI.CO. 2016 12) On line il software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2016  
  1) E’ retroattiva la depenalizzazione sulla mini evasione contributiva Retroattiva la depenalizzazione dell’evasione contributiva al di sotto dei 10mila euro. Le norme del DLgs 8/2015, entrate in vigore lo scorso 6 febbraio, sono infatti applicabili a tutte le cause in corso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 14487 dell’8 aprile 2016, ha annullato perché il fatto non è previsto dalla legge come reato la condanna inflitta dalla Corte d'appello di Palermo a un imprenditore che non aveva pagato i contributi per un importo di 6mila euro. I giudici della quarta sezione penale hanno chiarito che il reato di omesso versamento all’Inps delle somme trattenute dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, qualora non eccedano il limite di 10mila euro annue, è stato depenalizzato e costituisce adesso solo un illecito amministrativo. Pagherà, dunque, solo la sanzione amministrativa l’imprenditore palermitano che da settembre a dicembre del 2006 non aveva versato i contributi in favore dei dipendenti della sua ditta.   ******   2) Frodi carosello: la contestazione dell’indetraibilità dell’Iva è tutta da dimostrare La Suprema Corte frena sulla contestabilità delle frodi carosello da parte del fisco. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6864 dell’8 aprile 2016, ha stabilito che l’accertamento è nullo quando l’Amministrazione finanziaria non prova la consapevolezza dell’interposizione fittizia non essendo sufficiente dimostrare che a emettere la fattura è stata una cartiera. E’ stato, così, respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. Per escludere la legittimità della detrazione dell’Iva, non basta dimostrare solo l’inidoneità operativa del cedente. Occorre, invece, che venga dimostrato che il cessionario quantomeno fosse in grado di percepire tale inidoneità in base alla sua diligenza specifica quale operatore medio del settore. Dunque, l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di provare (in base ad elementi oggettivi) che il cessionario o committente si trovasse di fronte a circostanze indizianti dell’esistenza di irregolarità nell’operazione. Niente da fare per l’Agenzia delle entrate neppure per il motivo con il quale si contestava l’acquisizione di dati che dimostravano la frode durante un’ispezione della Guardia di finanza. In particolare, l’indetraibilità dell’Iva non emergeva in modo chiaro da quegli stessi dati: L’inesistenza soggettiva non era stata provata mediante presunzioni gravi precise e concordanti.   ******   3) E’ assoluta l’indetraibilità dell’IVA sui fabbricati risultanti in catasto come abitativi Secondo la Suprema Corte é assoluta l’indetraibilità dell’IVA sui fabbricati risultanti in catasto come abitativi. La preclusione non opera solo per le imprese di costruzione di detti immobili. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6883 del 8 aprile 2016, ha stabilito il principio secondo cui le disposizioni di cui all’art. 19-bis1, lett. i) del DPR 633/72 precludono, in maniera assoluta, la detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti di fabbricati accatastati come abitativi, salvo che l’acquirente non sia un’impresa che ha per oggetto esclusivo o principale la costruzione dei predetti fabbricati. ******   4) E’ nulla la verifica fiscale basata sui dati rinvenuti in un solo giorno La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6876 del 8 aprile 2016, ha stabilito che è illegittima la rettifica dei ricavi fondata sui dati rinvenuti in unico giorno di verifica, se il contribuente prova anche per presunzioni, che esiste disomogeneità dell’andamento delle vendite aziendali. Invero, gli indizi devono corrispondere con gli elementi riferibili ad altri periodi. Il fisco accedeva nelle sede di una pescheria accertando solo per quel dato giorno il volume delle vendite e, quindi, procedeva ad applicare la percentuale di ricarico per tutto il periodo d’imposta. Il contribuente si è difeso sostenendo che la percentuale di ricarico era stata determinata sulla base di elementi raccolti in una giornata estiva in località balneare sostenuta in quel dato periodo dai turisti, e perciò tali valori non potevano rispecchiare l’intero periodo d’imposta. Nella successiva fase contenziosa, la commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso presentato dal contribuente, poi però in secondo grado la commissione tributaria regionale dava ragione all’Amministrazione finanziaria. Infine, la Suprema Corte accoglieva il gravame dell’imprenditore. ******   5) Accesso alla dichiarazione 730/2016 precompilata da parte del contribuente e degli altri soggetti autorizzati Dichiarazione precompilata 2016: Pubblicato il provvedimento con le novità. Tutti i dati e le informazioni sensibili saranno trattati secondo stringenti protocolli di sicurezza e gli accessi monitorati per scongiurare eventuali comportamenti a rischio A pochi giorni dall’avvio ufficiale, quando i modelli predisposti dal Fisco saranno consultabili online, è stato pubblicato dall’Agenzia delle entrate il provvedimento n. 52443 del 11 aprile 2016 che descrive la platea, il pacchetto di informazioni che i cittadini troveranno già inserite e le modalità per accedere alla dichiarazione. Stabilite anche le misure a tutela della privacy, già approvate dal Garante per la protezione dei dati personali. Tra le novità di questo secondo anno, cresce il numero di cittadini che potranno beneficiare della semplificazione: ai 20 milioni di pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati, per i quali sarà disponibile il 730 precompilato, si sommano infatti altri 10 milioni di contribuenti che compilano il modello Unico Pf. Viene inoltre introdotta la possibilità di presentare direttamente la dichiarazione precompilata in forma congiunta, senza la necessità di richiedere l’assistenza di un intermediario. Più esteso, infine, il ventaglio di dati che entrano a pieno titolo nel modello preparato dal Fisco, grazie a new entry come le spese sanitarie e universitarie. In totale, grazie all’impegno dei soggetti coinvolti, sono circa 700 milioni i nuovi dati messi a sistema dall’Agenzia per questo secondo anno. La dichiarazione è precompilata per 30 milioni di cittadini Non solo pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati. La precompilata amplia il suo bacino di utenti: le stesse informazioni utilizzate per predisporre il 730 precompilato, infatti, sono a disposizione dei cittadini che presentano il modello Unico persone fisiche. Da quest’anno, poi, sarà possibile scegliere, rispondendo a poche semplici domande, qual è il modello che più risponde al proprio profilo. Una novità che risponde all’esigenza di ampliare i servizi offerti ai contribuenti e di valorizzare il patrimonio informativo presente in Anagrafe tributaria, mettendolo a disposizione dei cittadini nell’ottica di una sempre maggiore semplificazione degli adempimenti dichiarativi. Il 730 precompilato “apre anche alle coppie”: la dichiarazione potrà, infatti, essere presentata direttamente online anche in forma congiunta. A questo scopo, il soggetto che intende presentare la dichiarazione in qualità di “coniuge dichiarante” dovrà indicare nell’area autenticata il codice fiscale del coniuge che presenterà il modello 730 congiunto in qualità di “dichiarante”. A differenza dello scorso anno, quindi, non occorrerà più rivolgersi necessariamente al proprio sostituto d’imposta oppure a un Caf o a un intermediario abilitato. Cosa c’è nella “precompilata 2.0” Oltre ai dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria, quest’anno la dichiarazione precompilata si arricchisce di oltre 700 milioni di dati inediti. Il 730 conterrà, quindi, anche dati comunicati da soggetti terzi: gli interessi passivi e i relativi oneri accessori per i mutui in corso; i premi di assicurazione sulla vita, causa morte e contro gli infortuni; i contributi previdenziali e assistenziali; i contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare; le spese sanitarie e universitarie e i relativi rimborsi; i contributi versati alle forme di previdenza complementare; le spese funebri; le spese relative agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e a quelli finalizzati al risparmio energetico. Si tratta, in sostanza, degli oneri detraibili e/o deducibili maggiormente indicati dai contribuenti nelle dichiarazioni dei redditi degli anni passati. In particolare, oltre 500 milioni di informazioni riguarderanno le spese sanitarie: 400 milioni recuperate dal Sistema sanitario nazionale, 120 milioni attinte Sistema tessera sanitaria. Come accedere alla piattaforma Aumentano i modi per accedere alla dichiarazione precompilata. Per visualizzare, accettare ed eventualmente modificare o integrare e, quindi, inviare il proprio modello, i contribuenti possono utilizzare le credenziali Fisconline, rilasciate dall’Agenzia, accedere tramite Spid (il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale) o utilizzare la Carta nazionale dei servizi. Possono inoltre essere usate le credenziali dispositive rilasciate dall’Inps, dalla Guardia di finanza o dal sistema informativo di gestione e amministrazione del personale della Pubblica amministrazione (NoiPa), gestito dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Come delegare un intermediario Chi non intende inviare autonomamente la propria dichiarazione dei redditi, potrà avvalersi di un Caf, di un professionista abilitato o del sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale: questi dovranno acquisire un’apposita delega per l’accesso al 730 precompilato (insieme alla copia del documento d’identità del diretto interessato), da riportare all’interno di un registro ad hoc, dotato di numero progressivo. Chi decide di delegare l’accesso potrà comunque visualizzare l’elenco degli intermediari che accedono ai documenti, attraverso una funzionalità dedicata presente nell’area autenticata oppure all’interno del cassetto fiscale. Dichiarazione a prova di privacy Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate ha incassato anche l’ok preventivo del Garante, con particolare riferimento alle misure a tutela della privacy. Tutti i dati e le informazioni saranno trattati secondo stringenti protocolli di sicurezza e gli accessi monitorati per scongiurare eventuali comportamenti a rischio. L’Agenzia delle Entrate, infatti, traccerà gli accessi all’Anagrafe tributaria da parte di ciascun sostituto d’imposta, Caf e professionista abilitato, e predisporrà appositi strumenti di monitoraggio e analisi periodica degli accessi effettuati ai sistemi telematici attivando specifici alert sui comportamenti anomali o a rischio. Inoltre, effettuerà dei controlli sulle deleghe acquisite e sull’accesso ai documenti anche presso le sedi dei sostituti d’imposta, dei Caf e dei professionisti abilitati, e richiederà, a campione, copia delle deleghe e dei documenti di identità indicati nelle richieste di accesso alle dichiarazioni precompilate.   ******   6) Start up innovative, incentivi 2016: decreto pubblicato nella G.U. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 11 aprile 2016, il Decreto del 25 febbraio 016 emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, recante le modalità attuative degli incentivi fiscali per chi investe nelle start up innovative, in riferimento al periodo di imposta 2016. Sono, dunque, stati estesi al 2016 gli incentivi fiscali per chi investe nelle start up innovative. Alle persone fisiche è consentito detrarre dall’mposta lorda sul reddito un importo pari al 19% dei conferimenti rilevanti effettuati, fino ad un massimo di 500.000 euro. I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società possono dedurre dal proprio reddito complessivo un importo pari al 20% della somma investita, per una cifra non superiore a 1,8 milioni. Le percentuali salgono rispettivamente al 25% e al 27% qualora le start up siano a vocazione sociale o sviluppino e commercializzino prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. Come è noto, il D.L. 179/2012 ha disposto gli incentivi fiscali all’investimento in start up innovative. L’art. 9, comma 16-ter del D.L. 76/2013, inoltre, ha previsto l’ampliamento al periodo d’imposta 2016 della durata dei citati incentivi fiscali. Sull’agevolazione è intervenuto il D.L. 3/2015, che in particolare: - ha modificato uno dei requisiti richiesti affinché l’impresa possa qualificarsi star up innovativa e, cioè, essere residente in Italia ex art. 73 del D.P.R. 917/1986, o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia; - ha esteso a sessanta mesi dalla data di costituzione l’arco temporale richiesto dall’art. 25, comma 2, lettera b) del D.L. 179/2012, entro il quale una società è considerata start up innovativa, al ricorrere degli altri requisiti previsti dal medesimo art. 25. Il DM 25 febbraio 2016 entra in vigore dal 12 aprile 2016. Il rispetto di alcune delle disposizioni sull’ambito di applicazione delle misure è verificato dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso. Inoltre, la disposizione di cui all’art. 4 comma 8 del DM 25 febbraio 2016, la quale prevede che le agevolazioni spettino fino ad un ammontare complessivo dei conferimenti ammissibili non superiore a 15.000.000 di euro per ciascuna start up innovativa (ai fini del calcolo di tale ammontare massimo rilevano tutti i conferimenti agevolabili ricevuti dalla start up innovativa nei periodi di imposta di vigenza del regime agevolativo) ha efficacia a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° luglio 2014. Infine, le disposizioni di cui all’art. 2, comma 3, lettera d) e all’art. 6 comma 1 del DM 25 febbraio 2016 hanno efficacia per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2015 (casi nei quali non si applicano le agevolazioni e casi in cui tali agevolazioni decadono).     7) Congedo parentale deciso dal lavoratore E’ il lavoratore che decide quando fruire del congedo parentale e non viceversa. Pertanto, il datore di lavoro non può variare la collocazione temporale del congedo parentale se chiesto dal lavoratore nel rispetto del termine di preavviso. Termine che è fissato dalla contrattazione collettiva, le cui clausole continuano a essere efficaci anche dopo la riforma del Job act (che ha abbassato il termine minimo da 15 a 5 giorni). Lo ha precisato il Ministero del Lavoro con l'interpello n. 13/2016, in risposta a due quesiti dell'Assaereo. Con il primo è stato chiesto di sapere se, dopo la riforma del Jobs act (dlgs n. 80/2015) che, come accennato, per la richiesta di congedo ha ridotto il termine di preavviso fissandolo a un periodo non inferiore a 5 giorni, le clausole della contrattazione collettiva formatasi in vigenza della precedente disciplina normativa (che prevedeva un preavviso minimo di 15 giorni) possano continuare a ritenersi operative; con il secondo quesito è stato chiesto di sapere se è possibile per il datore di lavoro, anche in presenza di una richiesta del lavoratore nel rispetto del termine minimo di preavviso, di disporre una diversa collocazione temporale di fruizione del congedo in ragione di comprovate esigenze di funzionalità organizzativa. A risposta del primo quesito il ministero ritiene che le clausole della contrattazione collettiva già vigenti alla data di entrata in vigore della riforma del Jobs act continuano ad essere efficaci in relazione all'individuazione dei termini di preavviso. In particolare, il ministero ritiene che i termini di preavviso minimi restino fissati in 15 giorni tutte le volte in cui la contrattazione collettiva abbia richiamato, ai fini della loro individuazione, il termine minimo previsto dalla normativa vigente al momento della definizione degli accordi (cioè la normativa previgente al Jobs act). A risposta del secondo quesito il ministero spiega che la giurisprudenza qualifica il diritto alla fruizione del congedo in termini di diritto potestativo, in relazione al quale vige un unico onere: il rispetto del termine di preavviso (cassazione nella sentenza n. 16207/2008). Il Ministero precisa, tuttavia, che resta comunque ferma la possibilità (interpelli n. 31/2010 e n. 1/2012) di disciplinare la fruizione dei congedi mediante accordi da prendere anche a cadenza mensile con i richiedenti o con le loro rappresentanze aziendali, volti a contemperare la necessità di buon andamento dell'attività imprenditoriale con il diritto alla cura della famiglia. ****** Solidarietà: Possibile passare al part-time Sempre possibile la trasformazione di contratti di lavoro da part-time a full-time e viceversa nell'ambito di contratti di solidarietà difensivi, purché sia rispettato il monte ore di solidarietà oggetto di accordo tra le parti. Lo precisa il Ministero del lavoro nell'interpello n. 14/2016. Secondo il ministero, dal quadro di disciplina vigente dei contratti di solidarietà, emerge che qualunque modifica alla riduzione media oraria concordata nel contratto di solidarietà risulta compatibile con la ratio del contratto di solidarietà e non necessita della definizione di un nuovo accordo, laddove la stessa comporti una minore riduzione di orario e sia attuata in conformità alle modalità derogatorie. Vale a dire, che se il carattere strutturale del part-time è stato già valutato nell'ambito dell'accordo di solidarietà, è possibile dar seguito a istanze dei lavoratori finalizzate, in virtù di esigenze personali, a trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a part time e viceversa, qualora le trasformazioni non determinino alcuna variazione nelle percentuali di riduzione media oraria pattuite nell'accordo. In altri termini sono compatibili con il contratto di solidarietà in essere e non richiedono la stipula di un ulteriore accordo solo le istanze di trasformazioni attuate nel rispetto della percentuale di riduzione media oraria pattuita secondo i limiti percentuali legalmente prestabiliti. Se, invece, le trasformazioni incidano sulle percentuali stabilite nell'accordo si rende necessario un nuovo contratto. ****** Contratti a termine per attività di ricerca Il Ministero del Lavoro con l’interpello n. 12/2016, ha risposto a una richiesta di chiarimenti dell’ARIS (Associazione religiosa Istituti socio sanitari) sull’interpretazione dell’art. 23 comma 3 del DLgs. 81/2015, con cui il legislatore ha previsto la possibilità di superare il limite dei 36 mesi nell’ipotesi di contratto avente per oggetto attività di ricerca. L’interpellante ha posto diverse questioni, chiedendo, precisamente, se: la deroga possa essere applicata agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di diritto privato; nell’ambito della nozione di “attività di ricerca in via esclusiva” formulata dalla norma, possano essere ricomprese anche attività di carattere operativo legate al progetto di ricerca; la possibilità di superare il limite dei 36 mesi possa intendersi estesa anche alle ipotesi di proroga del contratto, consentendo il superamento del limite massimo delle 5 proroghe sancite dall’art. 21 del medesimo DLgs. 81/2015. Relativamente alla prima questione, il Ministero ritiene che sia possibile qualificare gli IRCCS come enti privati di ricerca, ma che, per la tipologia di attività svolta e data la formulazione letterale dell’art. 23 comma 3 del DLgs. 81/2015, che si riferisce a “contratti di lavoro a tempo determinato che abbiano ad oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attività di ricerca”, non sia possibile estendere il regime derogatorio anche a contratti aventi ad oggetto attività operative collegate al progetto di ricerca. Inoltre, nonostante sia sempre possibile la proroga del contratto a tempo determinato avente ad oggetto attività di ricerca anche quando la sua durata iniziale sia, ai fini del progetto, superiore a 36 mesi, la risposta ministeriale esclude la possibilità di superare il limite di 5 proroghe nell’arco dei 36 mesi previsti dalla legge (ferma restando la possibilità, per l’ultima proroga, di determinare una durata complessiva superiore ai 36 mesi).   ******   8) Duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi Vendita nei duty free shop senza IVA solo ai viaggiatori extra-Ue. La Direzione Interregionale per la Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta aveva chiesto chiarimenti in merito alla possibilità di autorizzare i gestori dei Duty free shop situati all’interno degli scali aeroportuali nazionali, alla vendita di beni anche ad operatori aeroportuali muniti di apposito tesserino. E’ stato, quindi, chiarito che i beni venduti negli speciali negozi di cui all’art. 128 del TULD sono destinati esclusivamente ai viaggiatori in uscita dal territorio doganale comunitario. In particolare, l’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 22583 del 9 marzo 2016, ha fornito istruzioni in merito alla possibilità di autorizzare i gestori dei Duty free shop, situati all’interno degli scali aeroportuali nazionali, alla vendita di beni anche ad operatori aeroportuali muniti di tesserino rilasciato dall’ENAC. Come è noto, i duty free sono quei negozi al dettaglio, prevalentemente situati negli aeroporti, che non applicano le imposte locali. In particolare, l’art. 128 del DPR n. 43/1973 (TULD), dispone che le imprese esercenti possano essere autorizzate a istituire, nell’ambito delle stazioni aeroportuali, “speciali negozi per la vendita ai viaggiatori in uscita dallo Stato di prodotti allo stato estero in esenzione di tributi, destinati ad essere usati o consumati fuori del territorio doganale”. Tra i documenti di prassi intervenuti a regolamentare tale comparto, viene richiamata dall’Agenzia la circolare n. 44/D del 1° ottobre 2001. Beni in contenitori sigillati e non cedibili a terzi nel territorio comunitario Il richiamato documento di prassi impone che i prodotti ivi venduti debbano essere riposti in contenitori sigillati con nastro adesivo recante l’avviso che i beni non possono essere ceduti a terzi nel territorio comunitario, e che il contenitore può essere aperto solo fuori dall’Unione europea. Al riguardo, l’Agenzia delle Dogane segnala che tale “accorgimento” appare senza dubbio volto a garantire che i beni venduti nei duty free siano destinati esclusivamente ai viaggiatori in uscita dal territorio doganale comunitario, impedendo il consumo degli stessi all’interno di quest’ultimo, incluso quindi il particolare spazio aeroportuale definito “area sterile”, ovvero quell’area ove hanno accesso i viaggiatori già sottoposti ai controlli di sicurezza. Sull’argomento, l’Agenzia puntualizza altresì che l’art. 1, punto 40 del regolamento delegato (UE) 2015/2446 della Commissione del 28 luglio 2015, che integra il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio in relazione alle modalità che specificano alcune disposizioni del codice doganale dell’Unione ed entrerà in vigore il 1° maggio 2016, ha ribadito la precedente formulazione di cui all’art. 236 del Reg. (CEE) n. 2454/93 attualmente in vigore, definendo quale “viaggiatore” una persona fisica che: - entra temporaneamente nel territorio doganale dell’Unione e non vi risiede normalmente o - ritorna nel territorio doganale dell’Unione in cui ha la residenza normale dopo un temporaneo soggiorno al di fuori di tale territorio o - lascia temporaneamente il territorio doganale dell’Unione dove risiede normalmente o - lascia il territorio doganale dell’Unione dopo un soggiorno temporaneo senza esservi residente normalmente. Se così è, ne discende conseguentemente che, anche considerato il combinato disposto delle fonti normative e di prassi citate, la vendita di prodotti presso gli speciali negozi di cui all’art. 128 del TULD può essere effettuata esclusivamente ai viaggiatori muniti di carta d’imbarco secondo le precise e circostanziate modalità di cui alla citata circolare n. 179/D/2000.   ******   9) Modello F24: istituite due nuove causali contributo per enti bilaterali Vanno inserite nella sezione “Inps” del modello F24 in quanto il servizio di riscossione dei finanziamenti è stato affidato, con convenzione, dai destinatari all'istituto previdenziale. “EBCT” “ANBA” sono le due nuove causali contributo, istituite dall’Agenzia delle entrate con le risoluzioni 21/E e 22/E del 12 aprile 2016, per la riscossione dei contributi diretti, rispettivamente, all’Ente bilaterale contrattuale nazionale per il Turismo (Ebitur) e all’Ente nazionale bilaterale lavoro impresa e agricoltura (Enblia). Le somme giungono a destinazione transitando per l’Inps, come previsto dalle due distinte convenzioni, sottoscritte lo scorso 9 marzo, con le quali entrambi gli organismi hanno affidato all’Istituto di previdenza il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi destinati al loro finanziamento. Il posto delle nuove sigle è nella sezione “Inps” del modello F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Devono inoltre essere indicati: nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo. Nessun valore, invece, nella colonna “a mm/aaaa”.   ******   10) Cinque per mille 2014: online gli elenchi degli ammessi e degli esclusi In rete gli elenchi con i dati relativi al numero delle preferenze espresse dai contribuenti nel 2014 per la destinazione del 5 per mille e gli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio. Le liste degli ammessi e degli esclusi sono consultabili online sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione Documentazione > 5 per mille > 5 per mille 2014. Cinque per mille 2014, circa mezzo miliardo di euro tra volontariato, ricerca sanitaria e scientifica, associazioni sportive e Comuni Gli elenchi sono divisi in base alle categorie di beneficiari: enti del volontariato, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche. In particolare, l’importo complessivo del beneficio è di 500milioni di euro, mentre la platea dei beneficiari è di 45.332 enti tra i quali la parte del leone spetta al volontariato (37.904) con, a seguire, le associazioni sportive dilettantistiche (6.894), gli enti impegnati nella ricerca scientifica (430) e quelli che operano nel settore della sanità (104). A questi soggetti si devono aggiungere anche i Comuni, in numero di 8.125, cui sono destinati 14,9 milioni di euro. Volontariato, la conferma di Emergency, quasi 400mila le scelte espresse Il pianeta del volontariato si ripete ed anche nel 2014 premia Emergency. Quasi 400mila le scelte espresse, mentre il beneficio totale sfiora i 13,9 milioni di euro. Chiudono il podio dei preferiti dai contribuenti che hanno espresso la loro scelta la Onlus di Medici senza Frontiere, 240mila le scelte per 9,7 milioni di euro, e l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, con 293mila scelte e un importo che sfiora gli 8,5milioni di euro. Nel complesso, all’incirca il 68% del beneficio è attribuito al volontariato. Pianeta ricerca, i contribuenti premiano chi è impegnato nel cercare una soluzione al cancro L’Associazione italiana per la ricerca sul cancro occupa la prima posizione sia tra gli enti impegnati nella ricerca sanitaria sia tra quelli che operano nel settore della ricerca scientifica. Nel primo caso, sono 346mila le scelte espresse grazie alle quali il beneficio raggiunge i 16 milioni di euro. Per quanto riguarda invece la ricerca scientifica, sono più di 1 milione le scelte che premiano il lavoro dell’Associazione cui vanno più di 41 milioni di euro. In totale, considerando tutti i diversi settori, incluso quello del volontariato, all’Airc risultano destinati oltre 65milioni di euro. In particolare, basta scorrere gli elenchi, soprattutto quello della ricerca sanitaria, per avere la raffigurazione istantanea di come i contribuenti guardino con estrema attenzione ai diversi attori che operano nel mondo della ricerca per trovare soluzioni e cure concrete alle problematiche originate da una patologia percepita ad alto rischio come il cancro. Ricordiamo, che per garantire la corretta ripartizione delle somme relative al 5 per mille, l’Agenzia ha effettuato approfondite attività di verifiche che si sono concluse con l’elaborazione delle liste pubblicate oggi. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 74 del 12 aprile 2016)   ******   11) E’ già disponibile il software GE.RI.CO. 2016 E’ già on line il software GE.RI.CO. 2016 versione 1.0.0. L’Agenzia delle entrate ha, infatti, pubblicato il prodotto software GE.RI.CO. 2016 versione 1.0.0, che consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2015. Il software è aggiornato con i correttivi anticrisi analizzati dalla Commissione degli Esperti per gli studi di settore nelle riunioni del 2 dicembre 2015 e del 31 marzo 2016. Software di compilazione Studi di settore - Gerico 2016 Il prodotto software GERICO 2016 versione 1.0.0 del 12/04/2016 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell'effetto dei correttivi "crisi", per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d'imposta 2015. Il software è aggiornato con i correttivi crisi analizzati dalla Commissione degli Esperti per gli studi di settore nelle riunioni del 2 dicembre 2015 e del 31 marzo 2016. Caratteristiche del prodotto Per operare correttamente con il prodotto GERICO 2016 è necessario: avere sull'hard disk circa 25 MB liberi disporre dell'ambiente di run-time JAVA (versione 1.7 o superiore), indispensabile per assicurare il corretto funzionamento del prodotto disponibile ai link di seguito indicati; scaricare ed installare sul proprio personal computer l'applicazione GERICO 2016 per l'elaborazione degli studi di settore; per poter effettuare le stampe è necessario avere installato sul proprio personal computer un lettore di file in formato PDF, per esempio il prodotto gratuito Acrobat Reader. Precisazioni Per coloro che utilizzano la funzione "Acquisizione Archivi Esterni", si consiglia di verificare sempre con attenzione l'esito dell'elaborazione. Tale informazione è riportata sulla finestra visualizzata a seguito dell'attivazione in corrispondenza della voce "VISUALIZZAZIONE FILE ESITO.TXT" Problemi di installazione e di utilizzo del prodotto È disponibile un servizio di assistenza telefonica al numero verde 800 279 107, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.00 e il sabato dalle ore 8.00 alle ore 14.00. (Agenzia delle entrate, nota del 12 aprile 2016)   ******   12) On line il software per la gestione dei ricavi o compensi da parametri - Anno 2016 Il prodotto Parametri 2016 consente di determinare i ricavi o compensi realizzabili da parte dei contribuenti esercenti attività d'impresa o arti e professioni per le quali non risultano approvati gli studi di settore (ovvero, ancorché approvati, operano condizioni di inapplicabilità non estensibili ai parametri), sulla base di parametri contabili previsti dall'articolo 1, commi da 181 a 189, della legge n. 549 del 1995. La determinazione del maggior ricavo o del maggior compenso si basa sul valore delle variabili contabili che caratterizzano l'attività del contribuente. Il prodotto software PARAMETRI 2016 è utilizzabile anche su PC con ambienti operativi a 64 bit. Macchina virtuale java Il prodotto Parametri 2016 prevede l'utilizzo della macchina virtuale Java versione 1.7 o superiore. L'installazione della macchina virtuale Java versione 1.7 o superiore non comporta la cancellazione delle altre macchine virtuali Java presenti che mantengono integre le loro funzionalità. Installare la macchina virtuale Java prima di eseguire l’installazione dell’applicazione Parametri 2016. Una volta installata la macchina virtuale java 1.7 o superiore, è possibile avviare l’installazione di Parametri 2016. (Agenzia delle entrate, nota del 12 aprile 2016)   Vincenzo D’Andò