Diario quotidiano del 12 aprile 2016: entratel, a breve il calendario dei prossimi aggiornamenti

Pubblicato il 12 aprile 2016



spesometro: gli invii dei dati del 2015 sono validi fino al 20 aprile 2016; ravvedimento operoso precluso al contribuente solo dopo che il Fisco ha ricevuto la documentazione richiesta; Entratel: a breve il calendario degli aggiornamenti; Def: si va verso la fatturazione elettronica obbligatoria per tutti; per amministrare il condominio non serve l’incarico; credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo spiegato da Assonime; se la società si è estinta la notifica fiscale va fatta ai soci; spesometro: pubblicato il provvedimento di rinvio al 20 aprile 2016; nelle nuove partite IVA di febbraio 2016 emerge il regime forfetario; dimissioni online: le faq del Ministero Lavoro aggiornate all’11 aprile 2016
 
agenda-immagineIndice:   1) Spesometro: gli invii dei dati del 2015 sono validi fino al 20 aprile 2016 2) Ravvedimento operoso precluso al contribuente solo dopo che il Fisco ha ricevuto la documentazione richiesta 3) Entratel: a breve il calendario degli aggiornamenti 4) Def: si va verso la fatturazione elettronica obbligatoria per tutti 5) Per amministrare il condominio non serve l’incarico 6) Credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo spiegato da Assonime 7) Se la società si è estinta la notifica fiscale va fatta ai soci 8) Spesometro: pubblicato il provvedimento di rinvio al 20 aprile 2016 9) Nelle nuove partite IVA di febbraio 2016 emerge il regime forfetario 10) Dimissioni online: le faq del Ministero Lavoro aggiornate all’11 aprile 2016  
  1) Spesometro: gli invii dei dati del 2015 sono validi fino al 20 aprile 2016 Saranno ritenuti validi gli invii effettuati entro il prossimo 20 aprile 2016 dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva relativi al 2015, da parte degli operatori che effettuano la liquidazione mensile Iva. Con un provvedimento in corso di pubblicazione, l’Agenzia delle entrate intende tenere conto delle difficoltà tecniche rappresentate dai soggetti interessati da questo adempimento, la cui scadenza ordinaria era prevista per l’11 aprile 2016 (considerato che il 10 è caduto di domenica). Il nuovo termine viene così a coincidere con quello stabilito per gli altri operatori tenuti alla comunicazione, fissato al 20 aprile dal provvedimento del 2 agosto 2013. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 72 del 8 aprile 2016)   ******   2) Ravvedimento operoso precluso al contribuente solo dopo che il Fisco ha ricevuto la documentazione richiesta Ravvedimento operoso precluso al contribuente solo dopo che il Fisco ha ricevuto la documentazione richiesta. E questo uno dei chiarimenti che è contenuto nella circolare 12/E del 8 aprile 2016, con cui l’Agenzia delle entrate passa in rassegna e raccoglie le numerose risposte già fornite in precedenza alla stampa specializzata in occasione degli eventi “Videoforum” e “Telefisco”. Ravvedimento Dunque, la comunicazione con cui gli uffici richiedono i documenti per verificare i dati indicati nella dichiarazione dei redditi non preclude l'accesso al ravvedimento da parte del contribuente, purché questo avvenga prima di ricevere la comunicazione degli esiti del controllo effettuato ai sensi dell’art. 36-ter del Dpr 600/1973. Quadro RW I soggetti delegati su un conto estero, per i quali esiste comunque l’obbligo di compilare il quadro RW, non sono tenuti al versamento dell’Ivafe. Nuovo regime sanzionatorio Le sanzioni più favorevoli al contribuente, che decorrono dal 1° gennaio 2016, possono essere applicate, in virtù del principio di legalità (favor rei), anche alle violazioni commesse in precedenza e contestate in atti notificati prima di quella data, purché non siano divenuti definitivi. Il principio si applica anche in sede di ravvedimento operoso È esclusa la responsabilità solidale del cessionario quando una cessione d'azienda avviene nell'ambito di una procedura concorsuale, di un accordo di ristrutturazione dei debiti, di un piano attestato o di un procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento o di liquidazione del patrimonio. In tali circostanze, il cessionario può non richiedere il certificato dei carichi fiscali pendenti, che occorre, invece, per escludere la responsabilità solidale, nell'ipotesi di liquidazione ordinaria volontaria. Agevolazioni prima casa L'estensione della tassazione agevolata per l'acquisto della prima casa anche all'ipotesi in cui l'acquirente già possiede un immobile comprato con gli stessi benefici, purché provveda ad alienarlo entro un anno (articolo 1, comma 55, legge 208/2015), riguarda non solo l'imposta di registro, ma anche il caso in cui il nuovo acquisto sia imponibile Iva. L'estensione dell'agevolazione prima casa spetta anche in caso di acquisto a titolo gratuito: in tale ipotesi, nell'atto di donazione o nella dichiarazione di successione andrà esplicitato l'impegno a vendere entro l'anno l'immobile preposseduto. La nuova disciplina si applica agli atti posti in essere dal 1° gennaio 2016: per quelli conclusi prima, quindi, non spetta il rimborso delle eventuali maggiori imposte versate rispetto a quelle che si sarebbero pagate applicando le nuove disposizioni, né spetta un credito d'imposta. Il credito d'imposta previsto per il riacquisto della prima casa entro un anno dalla vendita del precedente immobile può essere fruito anche nell'ipotesi in cui l'acquisto della nuova abitazione avvenga prima della vendita dell'immobile preposseduto. Bonus ristrutturazioni e bonus mobili Le spese per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici sostenute entro il 2016 ("bonus arredi") sono agevolabili se correlate a interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati a partire dal 26 giugno 2012, nel limite comunque dei 10mila euro. In tema di applicabilità dell'Iva agevolata in presenza di "beni significativi", quando in sede di installazione degli infissi vengono forniti anche componenti e parti staccate (ad esempio, le tapparelle), occorre verificare se tali parti hanno un'autonomina funzionale rispetto al manufatto principale. Se c'è autonomia, il componente non va ricompreso nel valore dell'infisso; viceversa, se la parte staccata o il componente concorre alla normale funzionalità dell'infisso, il suo valore, per la verifica del limite cui applicare l'Iva agevolata, deve confluire nel valore dei beni significativi. Cedolare secca Se nei comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza non sono stati definiti accordi tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini per la determinazione del canone, l'applicazione della cedolare secca con l'aliquota ridotta al 10% può avvenire facendo riferimento all'accordo vigente nel comune demograficamente omogeneo più vicino, anche situato in altra regione È confermata l'esclusione dal regime della cedolare secca per i contratti di locazione stipulati con conduttori che operano nell'esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo. Contenzioso e riscossione La conciliazione giudiziale, ora applicabile anche in grado di appello, opera per i giudizi pendenti al 1° gennaio 2016. La conciliazione "fuori udienza" è esperibile se a quella data non si è ancora tenuta l'ultima udienza di trattazione del giudizio di appello, a prescindere dalla data di notifica dell'appello e/o dalla pendenza del termine per la proposizione del gravame; invece, la conciliazione "in udienza" è possibile se, alla data del 1° gennaio 2016, non si è ancora tenuta l'ultima udienza di trattazione del giudizio di appello o è ancora possibile presentare l'istanza di discussione in pubblica udienza. Sono conciliabili anche le liti relative alle operazioni catastali, che hanno ad oggetto, ad esempio, la modifica del classamento o della rendita, e quelle sul diniego, espresso o tacito, alla richiesta di agevolazioni Se la conciliazione o la mediazione riguardano la restituzione di tributi indebitamente versati, gli interessi spettanti sono quelli previsti dall'articolo 1 del Dm 21 maggio 2009. La sospensione del termine di impugnazione, prevista dal nuovo quarto comma dell'articolo 42 del Dpr 600/1973, vale per ogni ricorso, a prescindere dalla circostanza che l'impugnazione sia soggetta o meno al procedimento di mediazione. Le disposizioni sulla determinazione di una sanzione unica in caso di progressione si applicano separatamente per ciascun tributo e per ciascun periodo d'imposta anche in sede di mediazione tributaria e di conciliazione giudiziale. Nonostante sia stata abrogata la norma che prevedeva la riduzione della sanzione a un sesto in caso di rinuncia a proporre istanza di accertamento con adesione e impugnazione dell'avviso di accertamento (articolo 15, comma 2-bis, Dlgs 218/1997), è ancora possibile, in caso di autotutela parziale in pendenza di giudizio, definire con la riduzione a un sesto della sanzione, se tale facoltà sussisteva al momento della notifica dell'atto impugnato. Per perfezionare la definizione agevolata, è sufficiente il tempestivo versamento integrale dell'importo dovuto ovvero della prima rata, in caso di opzione per il pagamento rateale. Il principio del lieve inadempimento in caso di ritardo di breve durata o di errori di limitata entità nel versamento delle somme dovute si applica alle rateazioni disposte a seguito delle comunicazioni da controllo automatizzato o formale, dell'accertamento con adesione e degli istituti assimilabili (definizione per omessa impugnazione, mediazione e conciliazione giudiziale). Non è estensibile a ulteriori fattispecie, come la definizione agevolata delle sanzioni. In caso di riammissione al beneficio della rateazione (articolo 1, comma 134, legge 208/2015) viene meno la sanzione del 60%. Pertanto, se il contribuente - a seguito di iscrizione a ruolo per intervenuta decadenza - ha già eseguito dei pagamenti, l'ufficio, in sede di rielaborazione del piano di ammortamento, deve imputare alle rate ancora dovute anche gli importi già pagati a titolo di sanzione; eventuali eccedenze non sono rimborsabili. A seguito della riformulazione dell'articolo 3-bis del Dlgs 462/1997, le somme dovute a seguito di comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni dei redditi ("avvisi bonari") possono essere dilazionate solo in rate trimestrali di pari importo, non più anche decrescenti. Per determinare il valore di una lite contro la comunicazione di iscrizione di fermo o di ipoteca, occorre far riferimento all'atto impugnato, considerando il valore dei crediti per tributi - al netto di interessi, sanzioni (salvo che costituiscano pretesa autonoma) e altri oneri accessori - per i quali l'Agente della riscossione ha comunicato l'iscrizione del fermo o dell'ipoteca. Quando con lo stesso ricorso il debitore impugna sia il fermo o l'ipoteca con valore della lite superiore alla soglia di 20mila euro sia singole iscrizioni a ruolo di valore inferiore, prevale il rito ordinario di impugnazione: la lite non è soggetta al procedimento di mediazione. Scontrini fiscali La disposizione (dettata per gli esercenti attività di intrattenimento e spettacolo) che consente di stampare lo scontrino di chiusura giornaliera, anziché entro la mezzanotte, al termine di effettivo svolgimento dell'attività con riferimento alla data di inizio dell'evento, è applicabile anche agli esercizi commerciali con attività protratta oltre le 24 (ad esempio, bar e ristoranti). Detrazione del 50% dell'iva pagata per l'acquisto di abitazioni In merito alla nuova detrazione Irpef prevista a favore di chi compra nel 2016, dall'impresa costruttrice, unità abitative di classe energetica A o B (articolo 1, comma 56, legge 208/2015): - il pagamento dell'Iva deve avvenire nel periodo d'imposta 2016; - l'Iva in acconto versata nel 2016 per acquisti effettuati nel 2017 non è detraibile; - è irrilevante la data di fine lavori; - il beneficio spetta anche se l'appartamento è stato precedentemente concesso in locazione dall'impresa costruttrice. Detrazione per canoni studenti universitari fuori sede In presenza di un canone eccedente il limite detraibile di 2.633 euro annui, la detrazione va comunque calcolata su un importo massimo non superiore a quella cifra, da ripartire tra i genitori in base al loro effettivo sostenimento. Dichiarazione precompilata e certificazione unica I dati relativi ai bonifici per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica non saranno inseriti direttamente nella precompilata, ma saranno riportati solo nel foglio informativo allegato alla dichiarazione. Se il contribuente si accorge di un errore dopo aver accettato e inviato il 730 precompilato, può rimediare presentando un 730 integrativo o un modello Unico correttivo nei termini o integrativo. Le spese sanitarie sostenute per familiari a carico di più contribuenti (ad esempio, i figli) sono inserite nelle precompilate dei genitori in proporzione alle percentuali di carico, sulla base delle informazioni comunicate dai sostituti d'imposta con le certificazioni uniche. La non sanzionabilità in caso di lievi ritardi o errori non sostanziali si applica nel primo anno in cui è richiesta la trasmissione dei dati (articolo 1, comma 949, legge 208/2015). Riguarda, ad esempio, la trasmissione delle certificazioni uniche effettuata nel 2015 per l'anno 2014 oppure quella delle spese sanitarie effettuata nel 2016 per il 2015. In pratica, la non applicazione delle sanzioni opera soltanto nel primo anno in cui è stato introdotto il relativo obbligo e non in relazione al primo anno in cui l'obbligo scatta per il singolo contribuente interessato. In caso di dichiarazione presentata con modifiche rispetto alla precompilata, l'Agenzia delle Entrate può effettuare controlli preventivi, in via automatizzata o mediante verifica della documentazione giustificativa, se rileva elementi di incoerenza o se scaturisce un rimborso di importo superiore a 4.000 euro, a prescindere dalla presenza di detrazioni per familiari a carico. Anche nel 2016, l'invio delle certificazioni uniche che non contengono dati da utilizzare per l'elaborazione delle dichiarazioni precompilate può avvenire, senza applicazione di sanzioni, anche dopo il 7 marzo, purché entro il termine di presentazione del modello 770. Leasing abitativo In merito alla disciplina introdotta dall'articolo 1, commi 76-84, della legge 208/2015: - l'agevolazione prima casa (imposta di registro dell'1,5%) per l'atto di trasferimento a favore della società di leasing spetta a prescindere dalla circostanza che l'utilizzatore destini l'immobile oggetto del contratto di locazione finanziaria a propria abitazione principale; - le condizioni per applicare l'agevolazione prima casa all'atto di trasferimento dell'immobile devono ricorrere in capo all'utilizzatore, che è tenuto ad effettuare le dichiarazioni relative al possesso dei necessari requisiti o nell'atto di acquisto da parte della società di leasing, intervenendo volontariamente all'atto, o nel contratto di locazione finanziaria; in tale ultima ipotesi, il contratto va presentato per la registrazione con l'atto di trasferimento dell'immobile; - se nel contratto di compravendita in cui interviene anche l'utilizzatore si fa riferimento al precedente contratto di leasing (non registrato), detta enunciazione comporta l'applicazione dell'imposta di registro - in misura fissa - anche per la disposizione enunciata. Maxi-ammortamenti La norma agevolativa sui maxi-ammortamenti (articolo 1, commi 91-94, legge 208/2015) riguarda solo le imposte sui redditi e non produce effetti ai fini Irap La maggiorazione del costo si applica soltanto con riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, non rileva ai fini del test di operatività. La disciplina delle società non operative non fa venir meno le agevolazioni previste da specifiche disposizioni di legge, pertanto la maggiore quota di ammortamento del periodo riduce il reddito minimo presunto rilevante nella disciplina delle società di comodo. La maggiorazione del costo può essere dedotta solo a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene. Pertanto, un bene consegnato entro il 31 dicembre 2016, entrato in funzione l'anno dopo, è sì un bene agevolato, ma gli ammortamenti potranno essere aumentati solo a partire dal 2017. La maggiorazione degli ammortamenti deducibili non spetta ai contribuenti che adottano il regime forfetario, nel quale l'ammontare dei costi sostenuti non rileva ai fini del calcolo del reddito imponibile. È invece fruibile dai contribuenti che adottano il regime dei "nuovi minimi". La possibilità di dedurre integralmente nell'esercizio di sostenimento le spese per beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro non viene meno se quel limite è oltrepassato per effetto della maggiorazione del 40%. La maggiorazione del 40% è una deduzione che opera in via extracontabile, non correlata alle valutazioni di bilancio: va pertanto fruita in base ai coefficienti di ammortamento stabiliti dal Dm 31 dicembre 1988, a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene, a prescindere dall'imputazione al conto economico. Se il bene viene ceduto o è eliminato dal processo produttivo, non si potrà fruire di eventuali quote non dedotte. Piccola proprietà contadina L'estensione delle agevolazioni per la piccola proprietà contadina agli acquisti a titolo oneroso effettuati dal coniuge o dai parenti in linea retta conviventi con coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale (articolo 1, comma 907, legge 208/2015) vale anche se quei soggetti non sono iscritti nella gestione previdenziale e assistenziale. Procedure concorsuali Il nuovo articolo 26 del Dpr 633/1972 (come riscritto dall'articolo 1, comma 126, della legge 208/2015) prevede che, a fronte della variazione in diminuzione effettuata dal creditore per mancato pagamento, non sussiste, in caso di procedura concorsuale, l'obbligo di registrare la corrispondente variazione in aumento. Pertanto, la procedura non è tenuta a versare la relativa imposta, non essendone debitrice. Nel caso di accordo di ristrutturazione dei debiti o di piano attestato, il cessionario o committente deve registrare la variazione, in rettifica della detrazione operata. Ne consegue che il cedente o prestatore del servizio può detrarre l'Iva nella misura esposta nella nota di variazione, mentre la controparte deve ridurre dello stesso importo la detrazione che aveva effettuato, riversando l'imposta all'Erario. In caso di leasing abitativo, non sono soggetti all'azione revocatoria solo i pagamenti effettuati dal concedente, ovvero la banca o l'intermediario finanziario, al venditore dell'immobile oggetto del contratto di locazione finanziaria (e non i pagamenti fatti dall'utilizzatore al concedente). Riduzione del canone di locazione L'esenzione dall'imposta di registro e di bollo prevista per la registrazione dell'atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione (articolo 19, Dl 133/2014) spetta anche nel caso in cui la riduzione sia concordata solo per un determinato periodo contrattuale (ad esempio, un anno). Invece, l'agevolazione non si applica se, dopo la registrazione dell'accordo che riduce il canone per l'intera durata contrattuale, si ritorna al valore inizialmente pattuito.   ******   3) Entratel: a breve il calendario degli aggiornamenti Sembra proprio che Entratel, a breve, sia destinato ad andare in pensione. Al suo posto sarà potenziato Desktop telematico, applicazione già esistente che si aggiorna da sola e che, secondo le intenzioni ministeriali, dovrebbe semplificare la vita a professionisti e imprese. Il condizionale però è d’obbligo: le software house sono già in allarme poiché non c’è ancora una tabella di marcia definita e certa per l’uscita ufficiale di Entratel. L'Agenzia delle entrate la prossima settimana dovrebbe incontrare gli operatori per poi annunciare il calendario degli aggiornamenti. Le software house restano però diffidenti, questo almeno dopo il comunicato del 29 marzo scorso con cui le Entrate hanno annunciato il cambio nell’accesso ai sistemi informatici che ha provocato malcontento sul funzionamento di Entratel. ******   4) Def: si va verso la fatturazione elettronica obbligatoria per tutti Scelta obbligata per la fatturazione elettronica. Nel documento di economia e finanza (Def) approvato l’8 aprile 2016 viene specificato che i contribuenti che decideranno di avvalersi delle procedure automatizzate di fatturazione o di registrazione dei corrispettivi beneficeranno di importanti semplificazioni negli adempimenti fiscali. Ma si aggiunge subito che, con un decreto correttivo, si intende rendere obbligatorio, per i soggetti che non opteranno per la fatturazione elettronica, l’invio telematico all’Agenzia delle entrate di tutti i dati contenuti nelle fatture a fronte della eliminazione della quasi totalità degli onerosi adempimenti dichiarativi che gravitano sulle imprese. Insomma, una sorta di spesometro analitico per chi, in via facoltativa, non sceglierà la fattura telematica. Sul fronte semplificazioni annunciato l’arrivo di un decreto correttivo che introdurrà ulteriori semplificazioni degli obblighi dichiarativi. Tra le novità la ridefinizione della missione delle Agenzie fiscali e dei criteri su cui sono basati gli incentivi contenuti nelle convenzioni.   ******   5) Per amministrare il condominio non serve l’incarico La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2242/2016, ha stabilito che per amministrare un condominio non occorre necessariamente l’incarico formale. Ove, infatti, manchi la delibera assembleare di nomina dell’amministratore (e, quindi, anche l’annotazione delle generalità del medesimo nello speciale registro di cui all’art. 1130, comma 1, n. 7, c.c.), lo stesso può considerarsi in carica per tacito rinnovo del mandato, ove risulti un comportamento concludente da parte dei condomini, che lo abbiano considerato tale a tutti gli effetti, rivolgendosi abitualmente al medesimo in detta veste e senza mai metterne in discussione i poteri di gestione e la rappresentanza del condominio. Il principio della Suprema Corte si innesta nella controversia sorta sulla durata del mandato dell’amministratore condominiale a seguito della nuova disposizione introdotta dalla legge n. 220/2012 di riforma del condominio e potrebbe aggiungere ulteriori elementi di riflessione.   ******   6) Credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo spiegato da Assonime Assonime, con la circolare n. 11 del 7 aprile 2016, analizza, alla luce delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 5/E del 16 marzo 2016, il regime agevolativo introdotto dalla legge di stabilità per il 2015 per le attività di ricerca e sviluppo delle imprese. L’agevolazione consiste nell’attribuzione di un credito d’imposta sulle spese sostenute per le attività di ricerca e sviluppo, con due diverse misure, del 25% (in via ordinaria) e del 50% (per le spese del personale altamente qualificato e per la ricerca c.d. extra muros), per un periodo di 5 anni (2015-2019) ed è fruibile dalle imprese, a differenza di precedenti regimi, attraverso un’autoliquidazione dei suoi effetti in sede di dichiarazione dei redditi, senza quindi la necessità di presentare apposita richiesta. Essa si basa su un approccio incrementale, cioè le spese sono agevolate per la parte eccedente la media delle spese di analoga natura sostenute nei periodi d’imposta 2012-2014. La soglia minima di spesa per accedere all’agevolazione è pari a 30.000 euro, mentre il il massimo annuale di spesa ammesso a fruire dell’agevolazione è di 5 milioni di euro per impresa. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione c. d. “orizzontale” con tributi e contributi ed è cumulabile con altre agevolazioni, in particolare con quella c.d. “patent box”.   ******   7) Se la società si è estinta la notifica fiscale va fatta ai soci Avvisi del fisco da notificare ai soci (e non al liquidatore) se la società risulta estinta. Gli avvisi di accertamento riferiti a una società che, al momento dell’emissione dell’atto, si sia estinta, devono essere notificati ai soci, che subentrano nei rapporti giuridici pendenti e, di conseguenza, nella legittimazione processuale facente capo all’ente, in luogo dell’ormai ex liquidatore, che non è più legittimato a rappresentarlo. Non produce alcun effetto, dunque, la notifica dell’accertamento alla società estinta e l’eventuale ricorso proposto dall’ex liquidatore è inammissibile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5735/2016. La Suprema Corte è dovuta intervenire sulla sentenza della Ctr di Napoli con cui era stato accolto l’appello dell’Agenzia delle entrate, dopo un primo grado che si era concluso con l’annullamento dell’avviso di accertamento originariamente impugnato; a introdurre il giudizio, tuttavia, era stato l’ex liquidatore di una Srl che, già al momento della notifica dell’atto impositivo, era stata cancellata dal registro imprese (fatto avvenuto nel 2005, ovvero dopo le modifiche apportate all’art. 2495, comma 2, c.c.). Nel ricorso per Cassazione, l’ex liquidatore sosteneva proprio l’originario difetto di legittimazione attiva della società estinta, sì da costituire un vizio insanabile originario del processo, con nullità dell’impugnata sentenza. Il ricorso è stato accolto e la sentenza è stata cassata, senza rinvio, dagli ermellini. Con l’estinzione della società, spiega la Cassazione, nel caso in cui rimangano in piedi rapporti giuridici non ancora esauriti facenti capo a essa, si verifica un fenomeno di tipo successorio, in forza del quale i rapporti obbligatori facenti capo all’ente si trasferiscono ai soci, come una sorta di eredità, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso in sede di liquidazione, se limitatamente responsabili, o illimitatamente col proprio patrimonio, a seconda del regime giuridico dei debiti sociali cui erano soggetti quando la società era in vita. Da ciò discende che la capacità processuale della società, nella persona dell’ex liquidatore, era venuta meno in un momento precedente all’instaurazione del giudizio, che si sarebbe perciò dovuto concludere, sin da subito, con una pronuncia declinatoria del merito. Si ricorda che, con l’art. 28, comma 4, del decreto semplificazioni (D.Lgs. n. 175/2014), è stato disposto che, ai soli fini fiscali, “l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal registro delle imprese”.   ******   8) Spesometro: pubblicato il provvedimento di rinvio al 20 aprile 2016 Ufficiale (dopo l’anticipazione fatta con comunicato stampa): L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 52425 del 11 aprile 2016 dispone in maniera certa la proroga. Spesometro: tutti i dati 2015 comunicati entro il 20 aprile 2016. È, infatti, questo il nuovo termine di invio per le operazioni rilevanti ai fini Iva: riguarda i contribuenti con liquidazione mensile, che si allineano così alla scadenza dei trimestrali. La pubblicazione del presente provvedimento sul sito internet dell’Agenzia delle entrate sostituisce la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell’articolo 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Dunque, considerate le difficoltà tecniche di aggiornamento e adeguamento dei processi operativi manifestate dagli interessati alla scadenza attraverso le associazioni di categoria e gli ordini professionali, l’Agenzia delle entrate, con il provvedimento 11 aprile 2016, differisce al prossimo 20 aprile il termine di invio della comunicazione telematica dei dati rilevanti ai fini Iva, riguardanti l’anno 2015. La nuova scadenza riguarda i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto con periodicità mensile; per coloro che effettuano la liquidazione trimestrale, il termine del 20 aprile è quello naturale. È, comunque, confermato il differimento al 20 settembre 2016 del termine per la comunicazione dei dati riguardanti le operazioni effettuate nel 2015 con soggetti residenti in Paesi a fiscalità privilegiata.   ******   9) Nelle nuove partite IVA di febbraio 2016 emerge il regime forfetario Il 35% delle nuove partite IVA di febbraio ha scelto il regime forfetario. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato l’11 aprile 2016 i dati dell’Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di febbraio 2016. Dunque emerge che nel secondo mese del nuovo anno sono state aperte 51.141 partite IVA e, in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente, si è registrato un incremento del 18%. Secondo la nota ministeriale, l’aumento è stato determinato principalmente dalle maggiori adesioni al regime agevolato “forfetario” (17.852 soggetti, pari a circa il 35% del totale delle aperture). Il 70,5% delle nuove partite IVA è stato aperto dalle persone fisiche, il 23% dalle società di capitali e il 5,8% dalle società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari allo 0,6%. Rispetto al mese di febbraio 2015 viene rilevato un aumento di avviamenti non solo per le persone fisiche (+23,3%) ma anche le società di capitali (+10,3%); in calo, invece, le società di persone (-3,6%). Il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partite IVA, con oltre il 23% del totale, seguito dalle attività professionali con il 14,6% e dall’agricoltura con il 10,3%. Rispetto al mese di febbraio dello scorso anno, tra i settori principali si osserva l’incremento delle nuove aperture nel comparto delle attività professionali (+58,3%), dell’l’istruzione (+58,1%) e della sanità (+39,3%); neinte cali di avviamenti in altri settori. Infine, per le persone fisiche la ripartizione è relativamente stabile, con un lieve aumento della quota femminile (quasi il 37% del totale). Il 45,7% degli avviamenti è dovuto a giovani fino a 35 anni ed il 35,4% da soggetti di età compresa nella fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese del 2015, la distribuzione per classi di età evidenzia un complessivo aumento di aperture: dal 27,4% per la classe più giovane al 18,3% per la classe dai 36 ai 50 anni. Il 16,3% degli avvianti risulta nato all’estero. (MEF, comunicato n. 71 del 11 aprile 2016)   ******   10) Dimissioni online: le faq del Ministero Lavoro aggiornate all’11 aprile 2016 Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato, in data 5 aprile 2016, sul proprio sito www.cliclavoro.gov.it, le ultime FAQ in materia di procedura per le dimissioni telematiche (dalla 33 alla 38). Per avere una visione completa dell’argomento, è il caso di rivederle tutte, insieme alla circolare n. 12/2016 e alle risposte che il Ministero del Lavoro ha fornito ai consulenti del lavoro.
  1. Quali categorie di lavoratori non dovranno utilizzare la procedura per presentare le proprie dimissioni o risoluzione consensuale? Il Decreto Legislativo n.151/2015 esclude i lavoratori domestici, le risoluzioni consensuali raggiunte tramite accordi di conciliazione in sede stragiudiziale. Sono poi esclusi i genitori lavoratori nelle ipotesi indicate nell’articolo 55, comma 4 del Decreto Legislativo n.151/2001 che prevedono la convalida presso gli Uffici territoriali competenti. La circolare n.12/2016 specifica inoltre che non dovrà essere utilizzata la procedura nei casi di recesso durante il periodo di prova e per i rapporti di lavoro marittimo.
  2. La procedura dovrà essere utilizzata solo dai lavoratori del settore privato? Sì, come indicato al punto 1.2 della circolare n.12/2016, la procedura non si applica ai rapporti di lavoro del pubblico impiego.
  3. Anche le lavoratrici che hanno pubblicato la data del loro matrimonio per cui vige il divieto di licenziamento devono effettuare la procedura? Sì, anche in questo caso, dovrà essere compilato il modello telematico per presentare le proprie dimissioni o effettuare la risoluzione consensuale.
  4. La procedura dovrà essere utilizzata dai collaboratori coordinati e continuativi nei casi di recesso anticipato?
No, la procedura si applica ai rapporti di lavoro subordinato, così come indicato al punto 1.1 della circolare n.12/2016.
  1. L’interruzione anticipata del tirocinio prevede l’applicazione della procedura per le dimissioni volontarie?
No, perché il tirocinio non si configura come un rapporto di lavoro subordinato.
  1. Dovranno utilizzare la procedura anche i lavoratori che presentano le proprie dimissioni per il raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata?
Sì.
  1. Nell’ipotesi di dimissioni presentate in data antecedente al 12 marzo 2016 ma la cui cessazione avvenga successivamente, per effetto della decorrenza del preavviso, è necessario utilizzare la procedura? No. Il DM 15 dicembre 2015 disciplina le modalità di comunicazione delle dimissioni al momento in cui si manifesta la volontà e non già la data di decorrenza. Pertanto se le dimissioni sono state presentate prima del 12 marzo 2016 trova applicazione la normativa di cui alla legge n. 92/2012.
  2. Devo presentare le dimissioni o la risoluzione consensuale, come accedo alla procedura telematica in qualità di cittadino? È necessario essere in possesso del PIN INPS dispositivo.
  3. A chi devo rivolgermi per ottenere il PIN INPS dispositivo? Il PIN dispositivo è rilasciato dall’INPS e potrà essere richiesto online sul sito www.inps.it o recandosi presso una delle sedi territoriali dell’Istituto.
  4. Non conosco l’indirizzo PEC del datore di lavoro, cosa devo inserire? È possibile inserire come recapito email anche una casella di posta non certificata.
  5. È necessario possedere il PIN INPS dispositivo e la firma digitale anche se si presentano le dimissioni – o la risoluzione consensuale – attraverso un soggetto abilitato?
No.
  1. Posso rivolgermi solo ad un soggetto abilitato presente nel mio luogo di residenza?
No, l’assistenza di un soggetto abilitato potrà essere richiesta sull’intero territorio nazionale, indipendentemente dalla propria residenza o sede lavorativa.
  1. Il modello è disponibile anche in altre lingue? Sì, è disponibile anche una versione del modello telematico in lingua tedesca, secondo quanto previsto dallo Statuto della Provincia Autonoma di Bolzano.
  2. Sono un soggetto abilitato come devo accedere alla procedura? Sarà necessario registrarsi su Cliclavoro con il profilo di “Operatore” per ottenere le credenziali di accesso.
  3. Sono un consulente del lavoro, posso essere abilitato? No, l’art. 26 del D.Lgs. n. 151/2015 non prevede che il singolo professionista possa ritenersi abilitato alla trasmissione dei modelli di dimissione o risoluzione consensuale del rapporto. Sono abilitate le Commissioni di certificazione istituite presso i consigli provinciali dei consulenti del lavoro ai sensi dell’articolo 76, comma 1 lett c-ter) del D.lgs. 276/2003.
  4. I lavoratori con contratto a tempo determinato che intendano dimettersi dovranno usare la nuova procedura?
Sì, come indicato al punto 1.1 della circolare n. 12/2016 le dimissioni da rapporto di lavoro a tempo determinato rientrano nel campo di applicazione della nuova procedura.
  1. La procedura influisce sul periodo di preavviso da parte del lavoratore? No. Come indicato nella circolare n.12/2016, la procedura online non incide sull’obbligo di preavviso in capo al lavoratore e non modifica la disciplina del rapporto e della sua risoluzione. Pertanto restano ferme le disposizioni di legge o contrattuali in materia di preavviso.
  2. Qual è la data di decorrenza da indicare nella compilazione del modello telematico?
La data di decorrenza delle dimissioni è quella a partire dalla quale, decorso il periodo di preavviso, il rapporto di lavoro cessa. Pertanto la data da indicare sarà quella del giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.
  1. Per gli esodi volontari effettuati a seguito di accordo sindacale aziendale e realizzati anche attraverso il Fondo di Solidarietà di categoria, la nuova procedura deve essere applicata?
La nuova procedura non trova applicazione se le risoluzioni consensuali sono state raggiunte tramite accordi di conciliazione in sede stragiudiziale (cd. Sedi “protette”), secondo quanto previsto dal comma 7 dell’articolo 26 del Decreto Legislativo n.151/2016.
  1. Il modulo telematico ha la funzione di convalidare delle dimissioni già presentate con altra forma o quella di comunicare la volontà di dimettersi? Il modello telematico non ha la funzione di convalidare dimissioni rese in altra forma bensì introduce la “forma tipica” delle stesse che per essere efficaci devono essere presentate secondo le modalità introdotte dall’articolo 26 del Decreto Legislativo n.151/2016.
  2. Nel caso in cui, dopo l’invio della comunicazione, il lavoratore si ammali durante il periodo di preavviso e il datore di lavoro deve rinviare la chiusura del rapporto di lavoro, come si può comunicare la nuova data se sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni e variare la data di cessazione?
In questo caso il lavoratore non deve revocare le dimissioni già comunicate perché la malattia non incide sulla sua manifestazione di volontà. Sarà cura del datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro. L’eventuale discordanza tra la data di cessazione comunicata dal lavoratore e quella indicata dal datore di lavoro è del resto comprovata dallo stato di malattia del primo.
  1. Nell’ipotesi in cui il lavoratore e il datore di lavoro si accordino per modificare il periodo di preavviso, spostando quindi la data di decorrenza indicata nel modello telematico, come si può comunicare la nuova data se sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni e variare la data di cessazione?
Come indicato nella circolare n.12/2016, la procedura online non incide sulle disposizioni relative al preavviso lasciando quindi alle parti la libertà di raggiungere degli accordi modificativi che spostino la data di decorrenza delle dimissioni o della risoluzione consensuale. Sarà cura del datore di lavoro indicare l’effettiva data di cessazione nel momento di invio della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro, senza che il lavoratore revochi le dimissioni trasmesse telematicamente.
  1. Se la data di decorrenza è stata inserita dal lavoratore calcolando erroneamente il preavviso e sono trascorsi i 7 giorni utili per revocare le dimissioni, come può essere comunicata la data di cessazione esatta? La procedura telematica introdotta dall’articolo26 del D.lgs.151/20015 e dal DM del 15 dicembre 2015 interviene sulle modalità di manifestazione della volontà, la quale non viene inficiata da un eventuale errore di calcolo o di imputazione. In questa ipotesi, la Comunicazione obbligatoria di cessazione, da effettuare secondo le vigenti disposizioni normative, fornisce l’informazione esatta sull’effettiva estinzione del rapporto di lavoro.
  2. Le aziende come possono visualizzare le comunicazioni relative alle dimissioni volontarie o alle risoluzioni consensuali dei propri dipendenti? Accedendo alla propria Area riservata del portale Cliclavoro, le aziende possono ricercare le comunicazioni nella sezione “Dimissioni volontarie”.
  3. I soggetti abilitati sono responsabili dell’accertamento dell’identità del lavoratore che richiede la trasmissione del modello telematico? Sì, come specificato nell’allegato B del DM 15 dicembre 2015. I soggetti abilitati dovranno quindi adottare tutte le misure idonee all’accertamento dell’identità del lavoratore che si reca presso le loro sedi per accedere alla procedura telematica.
  4. Le Commissioni di certificazione costituite presso le DTL in che modo possono assistere il lavoratore nella trasmissione del modello telematico? Come chiarito nella Nota direttoriale del 24 marzo 2016, la procedura può essere esercitata direttamente dal Direttore della DTL, in qualità di Presidente della Commissione, anche per il tramite del personale appositamente incaricato.
  5. Le dimissioni possono essere presentate anche rivolgendosi alle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile. Tale disposizione, a sua volta, rinvia tra gli altri all’articolo 411 C.P.C. che individua, testualmente, la “sede sindacale”. Cosa si intende esattamente per “sede sindacale”?
Tale espressione indica, di prassi, l’ipotesi in cui il lavoratore pone in essere determinati atti con l’assistenza di un sindacalista di sua fiducia. È quindi sufficiente che la formalizzazione delle dimissioni o della risoluzione consensuale avvenga alla presenza di un sindacalista, in quanto la stessa costituisce garanzia circa la spontaneità e la consapevolezza dell’atto.
  1. In caso d’invio di dimissioni telematiche errate perché non rientranti nel campo di applicazione dell’articolo 26 del D.lgs.151/2015, quelle telematiche vanno revocate?
No, in questo caso non è necessaria la revoca.
  1. Se la data di decorrenza delle dimissioni coincide con il sabato o un giorno festivo, quale giorno andrà inserito?
La nuova modalità telematica di trasmissione delle dimissioni non ha innovato la disciplina giuridica che regola il rapporto di lavoro, ma solo la modalità di tale trasmissione. Se il contratto collettivo o individuale applicato non dispone nulla in proposito, il conteggio dei giorni comprende giorni consecutivi e quindi il primo giorno non lavorato può coincidere con un giorno festivo.
  1. I lavoratori assunti presso una società privata a totale partecipazione pubblica dovranno effettuare la procedura?
Sì, in quanto la procedura deve essere effettuata con riferimento ai rapporti di lavoro privati, come ha specificato la circolare n.12/2016, a prescindere dalla natura del datore di lavoro.
  1. Per i rapporti di lavoro domestico in somministrazione si applica la nuova procedura?
Il rapporto di lavoro in questa ipotesi intercorre tra l’agenzia di somministrazione ed il lavoratore. La procedura telematica deve essere quindi seguita dal lavoratore in somministrazione, in quanto tale rapporto non rientra tra le fattispecie escluse, di cui all’art. 26, comma 7, D.lgs. 151/2015 e riprese dalla circolare n. 12 del 4 marzo 2016.
  1. La comunicazione obbligatoria di cessazione è valida anche se il lavoratore non ha proceduto con l’invio del modello telematico relativo alle proprie dimissioni o alla risoluzione consensuale?
La comunicazione obbligatoria di cessazione è inefficace se non è stata preceduta da una comunicazione del lavoratore resa con le modalità telematiche di cui al DM 15 dicembre 2015.
  1. Se il lavoratore rassegna le proprie dimissioni e, nonostante i solleciti, non compila la prevista procedura online, il datore di lavoro come si deve comportare?
Le dimissioni vanno rassegnate esclusivamente con il modello introdotto dal DM 15 dicembre 2015. Diversamente il datore di lavoro dovrà rescindere il rapporto di lavoro.
  1. Sono tenuti ad adottare la procedura online anche il direttore generale e l’amministratore delegato di un’azienda con la quale sussiste un rapporto di lavoro subordinato?
Sì.
  1. Quali conseguenze ha il rapporto di lavoro nel caso in cui un lavoratore, oppure il sistema in automatico, compili in modo errato l’indirizzo email del datore di lavoro?
Il datore di lavoro ha a disposizione sulla sua pagina personale tutte le comunicazioni di competenza. A partire dal 1° aprile 2016 è stato attivato uno specifico servizio che notifica al lavoratore il mancato recapito, invitandolo a modificare l’indirizzo email errato (o sconosciuto).
  1. Se le parti si accordano di revocare le dimissioni dopo i 7 giorni dalla trasmissione del modello telematico, quale procedura deve essere adottata?
La data di effettiva decorrenza della cessazione del rapporto di lavoro è quella che risulta dalla comunicazione obbligatoria. In assenza di tale comunicazione, il rapporto di lavoro risulta ancora in essere. Tali informazioni sono messe a disposizione delle direzioni territoriali del lavoro che riceveranno notifica delle comunicazioni di dimissioni/risoluzione consensuale non seguite da comunicazione obbligatoria
  1. Le dimissioni per giusta causa devono essere comunicate telematicamente? Sì, nella compilazione è possibile inserire “Dimissioni per giusta causa” come Tipologia di comunicazione.
  2. Se le dimissioni per giusta causa sono state comunicate con modalità telematiche quando non era possibile indicare la specifica tipologia, sono comunque efficaci?
Sì, il modello telematico evidenzia sola la genuinità delle dimissioni. La “giusta causa” sarà comprovata dagli uffici competenti secondo le modalità vigenti.   Vincenzo D’Andò