Diario quotidiano del 9 marzo 2016: spese di pubblicità e costi di ricerca non più capitalizzabili

Pubblicato il 9 marzo 2016



va bene l’accertamento fiscale per gli assegni sospetti; studio associato: legittimazione processuale; l’e-mail prova il mandato professionale; costi di ricerca e pubblicità non più capitalizzabili; nuova determinazione dell’ammortamento dell’avviamento; pubblicate in consultazione le bozze dell’OIC 15 e dell’OIC 19; Garante della privacy: dati in Anagrafe tributaria insicuri; ampia deducibilità per gli interessi passivi; identità digitale al via, Pin unico per 600 servizi pubblici; Entrate tributarie, nel 2015 sono aumentate del 4%
 
agenda-immagineIndice: 1) Va bene l’accertamento fiscale per gli assegni sospetti 2) Studio associato: legittimazione processuale 3) L’e-mail prova il mandato professionale 4) Costi di ricerca e pubblicità non più capitalizzabili 5) Nuova determinazione dell’ammortamento dell’avviamento 6) Pubblicate in consultazione le bozze dell’OIC 15 e dell’OIC 19 7) Garante della privacy: dati in Anagrafe tributaria insicuri 8) Ampia deducibilità per gli interessi passivi 9) Identità digitale al via, Pin unico per 600 servizi pubblici 10) Entrate tributarie, nel 2015 sono aumentate del 4%  
  1) Va bene l’accertamento fiscale per gli assegni sospetti Va bene l’accertamento fiscale per gli assegni sospetti. Questo qualora l’intestatario del conto corrente non fornisca adeguate informazioni sui movimenti considerati sospetti dall’Amministrazione finanziaria. In particolare, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 4153 del 2 marzo 2016), l’intestatario del conto corrente deve fornire le adeguate informazioni sui movimenti considerati sospetti dal fisco, e il giudice di merito non può considerare illegittimo l’accertamento basandosi solo sulla prova dell’esistenza di rapporti d’affari tra il contribuente e alcune aziende. È dunque legittimo l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Così si sono espressi i Giudici della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del fisco. Secondo la CTR, che aveva accolto le ragioni del contribuente, questi aveva giustificato adeguatamente i movimenti del proprio conto: essi corrispondevano, cioè, alla restituzione di anticipi. Secondo i giudici di appello, inoltre, le Entrate non avevano giustificato il collegamento esistente tra l’intestatario del conto e il movimento finanziario contestato. Le Entrate affermavano che l’onere della prova grava sul contribuente; e si è trattato di un motivo accolto dalla Cassazione. Secondo la ricorrente, le movimentazioni erano ingiustificate e i casi portati ad esempio “non dimostravano alcunché visto che non si indicava chi avesse eseguito le operazioni né altri elementi identificativi”. Spiegano i giudici supremi, nella sentenza del 2 marzo 2016, n. 4153, che la decisione della CTR non poteva essere condivisibile: “come noto – spiegano – il vizio di motivazione in guisa di insufficienza della stessa è, secondo un comune insegnamento di diritto vivente, configurabile qualora dal ragionamento del giudice di merito sia evincibile l’obietta carenza, nel complesso della medesima sentenza, del procedimento logico che lo ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti, al suo convincimento”. E infatti il giudice di merito aveva formulato il suo giudizio senza soppesare gli elementi contrari che l’Agenzia aveva ancora una volta presentato. Il giudice aveva ignorato questi elementi, ritenendo semplicemente che il ricorrente avesse assolto l’onere della prova dimostrando l’esistenza di rapporti d’affari con alcune aziende, prove che non potevano essere considerate esaustive e che hanno inficiato il giudizio della CTR, evidentemente generico e non adeguatamente motivato.   ******   2) Studio associato: legittimazione processuale La Corte di Cassazione ritiene (nella sentenza n. 4268 del 4 marzo 2016) che lo studio associato abbia legittimazione attiva. Gli accordi tra gli associati di un’associazione non riconosciuta (nel caso di specie uno studio professionale associato) possono attribuire a quest’ultima la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati. Ove, pertanto, venga accertata, nel giudizio di merito, la sopra richiamata circostanza, deve ritenersi esistente la legittimazione attiva dell’associazione professionale ad impugnare il provvedimento di esclusione dallo stato passivo di un fallimento del credito dalla stessa vantato con privilegio. Infatti, la legge attribuisce all’associazione la capacità di porsi come autonomo centro di imputazione di rapporti giuridici rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico. Il fenomeno associativo tra professionisti, invero, non può essere univocamente finalizzato alla divisione delle spese e alla gestione congiunta dei proventi. Nel caso sottoposto all’esame della Corte suprema, è stata ribaltata la decisione con cui il Tribunale di Milano aveva rigettato il ricorso di uno studio professionale associato per asserita carenza di legittimazione attiva. Secondo la Corte di legittimità, non si era fatto carico di stabilire quale fosse, in concreto, lo statuto interno dell’associazione, onde potersi da ciò desumere la prova della legittimazione attiva. Questo anche era stata prodotta, a dimostrazione del credito dello studio associato, una nota di onorari e spese emessa dallo studio medesimo, sintomo della avvenuta attribuzione all’associazione professionale della titolarità dei rapporti poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati, Era sbagliato, in particolare, che il giudice di merito avesse escluso la legittimazione dello studio esclusivamente in nome del principio astratto secondo cui l’associazione può essere costituita anche solo per dividere le spese e gestire congiuntamente i proventi dell’attività.   ******   3) L’e-mail prova il mandato professionale L’e-mail come prova del conferimento del mandato professionale: lo ha rimarcato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2319 del 2016, nella quale si legge che «il mandato professionale per l’espletamento di attività di consulenza e comunque di attività stragiudiziale non deve essere provato necessariamente con la forma scritta, ad substantiam ovvero ad probationem, potendo essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti». Così argomentando i giudici della I sezione civile hanno accolto il ricorso di un legale, mosso avverso il decreto del Tribunale con il quale veniva rigettata la richiesta di ammissione al passivo nei confronti di una società fallita: in primo grado, più precisamente, era stato ritenuto che l’uomo avesse effettuato prestazioni professionali per società diverse da quella fallita «e comunque senza un formale mandato», ragione per la quale non poteva essere ammesso al passivo fallimentare. In sede di accertamento il ricorrente, nei tre motivi di censura, aveva lamentato soprattutto il fatto che nel decreto era stata fatta erronea applicazione di «un principio di rigidità formale non valevole per la prova del mandato professionale conferito ad un avvocato»: tale tipo di atto – spiegano infatti all’uopo – non rientrerebbe tra quelli previsti dall’art. 1350 del codice civile che disciplina espressamente gli atti che devono farsi per iscritto. Dello stesso avviso sono stati anche gli Ermellini i quali, riportandosi ad alcuni precedenti sul punto (tra le altre Cass. n. 8850/2004), hanno ricordato come già in precedenza, «con un principio cui dare continuità», era stato riconosciuto che il mandato professionale non necessita di particolari formalità, ben potendo essere conferito in forma verbale: chiaramente, hanno continuato, in tal caso la relativa prova dovrà «risultare, quantomeno in via presuntiva, da idonei indizi plurimi, precisi e concordanti». A ciò doveva aggiungersi anche il fatto che il curatore fallimentare, disconoscendone la data, aveva negato alla scrittura il carattere di atto anteriore al dissesto economico, contestando così la possibilità del creditore di essere ammesso allo stesso.   ******   4) Costi di ricerca e pubblicità non più capitalizzabili Dal 1° gennaio 2016 sono entrate in vigore le nuove regole contabili per la redazione dei bilanci d’esercizio secondo le nuove disposizioni civilistiche. Difatti, il D.Lgs. 139/2015 ha dato attuazione alla Direttiva 2013/34/UE. Il D.Lgs. 139/2015 ha, quindi, modificato la disciplina, prevedendo che i costi di ricerca e pubblicità non siano più capitalizzabili, in linea con la prassi internazionale. In particolare, è stato modificato l’art. 2424 c.c., che disciplina il contenuto dello Stato patrimoniale, eliminando i costi di ricerca e pubblicità dagli oneri pluriennali capitalizzabili tra le immobilizzazioni immateriali. Per conseguenza viene eliminato il richiamo ai costi di ricerca e pubblicità: - all’art. 2426, co. 1, n. 5, c.c., che disciplina i criteri di valutazione degli oneri pluriennali; - all’art. 2427, co. 1, n. 3, c.c., che richiede di indicare in Nota integrativa «la composizione delle voci: “costi di impianto e di ampliamento” e “costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità, nonché le ragioni della iscrizione ed i rispettivi criteri di ammortamento”. La conseguenza di tale novità è che, a decorrere dai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2016, i costi di ricerca e pubblicità costituiranno costi di periodo e dovranno essere rilevati a Conto economico nell’esercizio del loro sostenimento. Nella versione “previgente” tali costi erano iscrivibili, alle condizioni previste dal documento OIC 24 e con il consenso, ove esistente, del Collegio sindacale, nella voce “B.I.2 - Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità” dell’attivo di Stato patrimoniale e dovevano essere ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni.   ******   5) Nuova determinazione dell’ammortamento dell’avviamento Bilanci: Il legislatore nazionale modifica le modalità di determinazione dell’ammortamento dell’avviamento. A partire dal 1° gennaio 2016 l’avviamento va ammortizzato secondo la sua vita utile e, solo nei casi eccezionali in cui non sia possibile effettuare una stima attendibile della sua vita utile, l’avviamento dovrà essere ammortizzato in un periodo non superiore a dieci anni. Il D.Lgs. n. 139 del 18 agosto 2015, ha mutato radicalmente, a partire dagli esercizi iniziati dopo il 31 dicembre 2015, le regole contabili alla base della redazione dei bilanci civilistici con l’introduzione di nuovi principi di redazione e differenze negli schemi e criteri di valutazione mutuati dai principi contabili internazionali. Con il recepimento della direttiva Ue 34/2013, quindi, il legislatore nazionale rivede le disposizioni di cui all’art. 2426,c.c. , in tema di criteri di valutazione, tra cui quelle relative ai criteri di ammortamento dell’avviamento. La normativa previgente prevedeva che l’avviamento fosse ammortizzato in un periodo non superiore a cinque esercizi, dando facoltà di ricorrere ad un periodo maggiore, che comunque non doveva superare l’effettiva vita utile dell’avviamento e fatta salva un’adeguata motivazione in Nota integrativa.   ******   6) Pubblicate in consultazione le bozze dell’OIC 15 e dell’OIC 19 Pubblicate, il 7 marzo 2016, in consultazione le bozze dell’OIC 15 Crediti e dell’OIC 19 Debiti. Come noto, con la pubblicazione del Decreto Legislativo 18 agosto 2015, n. 139 sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre 2015 si è completato l’iter di recepimento della direttiva 34/2013/UE. Tale decreto ha aggiornato la disciplina del codice civile in merito ai bilanci d’esercizio e la disciplina del d. lgs. 127/1991 in tema di bilancio consolidato. Il d.lgs. 139/2015 prevede all’art. 12 che l’OIC aggiorni i principi contabili nazionali, sulla base delle disposizioni contenute nel presente decreto. L’OIC ha iniziato il processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali che si prevede si concluderà entro il prossimo mese di luglio. L’OIC ha ritenuto opportuno dedicarsi prioritariamente a quei principi contabili maggiormente impattati dalle novità introdotte dal d.lgs. 139/2015 (costo ammortizzato ed attualizzazione per l’iscrizione dei crediti e dei debiti; iscrizione e valutazione in bilancio degli strumenti finanziari derivati; eliminazione dallo stato patrimoniale delle voci “costi di ricerca” e “costi di pubblicità”). Pertanto, il primo gruppo di principi contabili che viene posto in consultazione è composto dai seguenti documenti: - OIC 15 Crediti; - OIC 19 Debiti. A tal fine sul sito OIC vengono allegate le bozze per la consultazione dell’OIC 15 e dell’OIC 19 e relativa lettera di presentazione del progetto. Con l’invito di fare pervenire eventuali osservazioni non oltre il 30 aprile 2016 all’indirizzo e-mail staffoic@fondazioneoic.it o via fax al numero 06.69766830. Il principio di prevalenza salva i crediti e i debiti commerciali da costo ammortizzato e attualizzazione. È questo il punto chiave delle bozze dei nuovi Oic 15 - Crediti e Oic 19 - Debiti pubblicati dall'Organismo italiano di contabilità nel quadro del processo d'aggiornamento, per le modifiche al codice civile apportate dal dlgs 139/2015, dei principi contabili nazionali. Il nuovo art. 2426 c.c., applicabile dagli esercizi iniziati dopo il 31 dicembre 2015, prevede infatti che i crediti e i debiti, stiamo citando il n. 8, «sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del valore di presumibile realizzo». Una soluzione derivata dai principi contabili internazionali che preoccupa non poco, per le complessità sia tecnico-contabili che matematico-finanziarie, gli operatori nazionali abituati ai tradizionali, rispettivamente, valori di realizzo e nominale. L'Organismo Italiano di Contabilità ha però interpretato il criterio di valutazione in parola, riducendone in concreto l'operatività, attraverso il nuovo principio di redazione contenuto nel quarto comma dell'art. 2423 c.c., ossia quello della rilevanza, secondo cui «non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la loro osservanza abbia effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta». I crediti e i debiti commerciali sono normalmente a breve termine, senza significativi costi di transazione e privi di differenze significative fra valore iniziale e a scadenza: ciò consente di presumere irrilevanti gli effetti dell'applicazione del costo ammortizzato e dell'attualizzazione che, quindi, possono essere disapplicati ritornando ad utilizzare, in definitiva, i ben noti valori di realizzo e nominale. Una lettura formalistica e rigida della norma, con conseguente applicazione obbligatoria del nuovo criterio anche ai rapporti obbligatori di funzionamento, avrebbe infatti generato significativi costi amministrativi non bilanciati da tangibile utilità per il lettore del bilancio. Con riferimento alle modalità di applicazione del n. 8 dell'art. 2426 c.c. rispetto ai crediti di natura finanziaria, la bozza del nuovo Oic 15 prevede che in sede di rilevazione iniziale dovranno essere iscritti al valore nominale, applicando l'attualizzazione solo qualora il tasso d'interesse effettivo sia significativamente diverso da quello di mercato, per poi essere valutati successivamente attraverso il criterio del costo ammortizzato: alla chiusura di ogni esercizio il loro valore sarà infatti pari al valore attuale dei flussi finanziari futuri scontati al tasso di interesse effettivo». Il procedimento per ottenere tale risultato richiede i seguenti passaggi: la determinazione degli interessi calcolati secondo il tasso di interesse effettivo; la loro aggiunta al precedente valore contabile del credito; la sottrazione di quanto incassato per interessi e capitale nel periodo rendicontato; la sottrazione delle eventuali svalutazioni al valore di presumibile realizzo e delle perdite su crediti. Con riferimento ai debiti finanziari l'Oic 19 prevede un trattamento speculare, ovviamente senza considerare i concetti di svalutazione o perdita. Molto importanti, infine, le indicazioni previste per la fase di prima applicazione non solo e non tanto per i crediti e i debiti, vista la possibilità di non applicare le nuove regole valutative per tali poste a quanto già iscritto al termine dell'esercizio precedente quello di first time adoption, ma, ad esempio, per i costi di ricerca e pubblicità. Si profila un approccio di tipo patrimoniale, nel senso che, citiamo quanto previsto per i crediti, «gli effetti derivanti dalla differenza tra il valore del credito iscritto nel bilancio dell'esercizio precedente alla data del bilancio in cui si applica la nuova disciplina (nella normalità dei casi 31 dicembre 2015) e il valore del credito calcolato al costo ammortizzato (ed eventualmente attualizzato) all'inizio dell'esercizio di prima applicazione di questa disciplina (nella normalità dei casi il 1° gennaio 2016) sono imputati agli utili (perdite) portati a nuovo del patrimonio netto, al netto dell'effetto fiscale».   ******   7) Garante della privacy: dati in Anagrafe tributaria insicuri E’ scontro tra Agenzia e Garante della privacy sui dati in Anagrafe tributaria. Il Garante Privacy non intende mollare sul rischio di attività hacker sui dati fiscali dei cittadini che compilano on line la loro dichiarazione dei redditi. Secondo quanto rilevato dai tecnici dell’autorità, l’Anagrafe tributaria presenta infatti “rilevanti criticità” nelle “misure di sicurezza” e nella “qualità dei dati utilizzati per la selezione dei contribuenti ai fini dell’accertamento sintetico”. In altre parole, sarebbe non abbastanza difficile riuscire ad accedere abusivamente ai dati, non solo patrimoniali, delle dichiarazioni fiscali. Dati sensibili che nessuno vorrebbe sapere nelle mani sbagliate. Il Garante ha segnalato le criticità in due lettere, una alla Direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi e l’altra al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Dopo l’allarme del Garante, l’Agenzia delle Entrate e la Commissione di Vigilanza sull’Anagrafe tributaria, con un comunicato congiunto (si veda nel Diario fiscale del 8 marzo 2016), avevano precisato che “alcune criticità sono già state risolte attraverso l’adozione di misure correttive introdotte seguendo una valutazione di priorità”. Ad esempio, spiegano dall’Entrate, “da quest’anno per accedere alla dichiarazione precompilata sarà necessario inserire sia la password che il PIN; pertanto i dati personali del contribuente relativi alla precompilata stessa (compresi quelli sanitari) saranno visualizzabili solo con la cosiddetta procedura di sicurezza rafforzata”. Tuttavia, la replica non è bastata al Garante che, dopo poche ore, ha diffuso un comunicato definendo “sorprendenti” le “dichiarazioni secondo le quali” le criticità “sarebbero già state risolte dall’Agenzia attraverso l’adozione di misure correttive”. Il Garante conferma il proseguimento di “un’istruttoria complessa e che richiederà approfondimenti ulteriori”, riconoscendo da parte dell’Agenzia la “volontà di provvedere alla rimozione” delle criticità. La tematica della sicurezza dei sistemi e delle informazioni che custodiscono vale per qualsiasi banca dati del Paese (afferma il Garante ), ancor di più per l’Anagrafe che rappresenta indubbiamente la più grande banca dati pubblica del Paese. Per questo, l’Autorità continuerà a lavorare affinché vengano garantiti i massimi livelli di sicurezza per impedire che possa essere violato anche un solo dato di un qualunque cittadino.   ******   8) Ampia deducibilità per gli interessi passivi Ampia deducibilità per gli interessi passivi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4339 del 4 marzo 2016, ha stabilito che gli interessi passivi sono sempre deducibili, senza che sia necessario operare alcun giudizio di inerenza. In sede di accertamento il fisco disconosceva gli interessi passivi di una società in quanto non inerenti. Per l’Ufficio non vi era alcuna valida ragione economica che giustificasse il pagamento di interessi passivi ad istituti bancari più onerosi degli interessi attivi applicati a due finanziamenti erogati a due società che possedevano la maggioranza del capitale sociale della contribuente. Le Commissioni tributarie di primo e secondo grado respingevano il ricorso. La società così ricorreva in Cassazione che riteneva fondato il ricorso. Omesso versamento Iva: confisca oltre la cartella In caso di omesso versamento dell’Iva scatta la confisca per equivalente sui beni aziendali anche se la società sconta la sanzione prevista nella cartella di Equitalia. Infatti non può essere invocato il ne bis in idem poichè non c’è identità soggettiva tra amministratore, indagato nel procedimento penale, e impresa. La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso di una Srl. (Corte di Cassazione, sentenza n. 9224 del 7 marzo 2016) ******   9) Identità digitale al via, Pin unico per 600 servizi pubblici Fisco, scuola e sanità sbarcano online. Un'unica password che apre a una nuova identità del cittadino, un'identità digitale. L'acronimo scelto è Spid, sistema pubblico d'identità digitale. E dopo annunci, decreti, sperimentazioni è arrivato il debutto. Per cominciare, sono accessibili online 300 servizi, dal fisco alla sanità, con un pool di una decina di amministrazioni. Chiunque vuole potrà fare richiesta per ottenere la 'chiave'. L'obiettivo dell'Esecutivo è coprire 10 milioni di utenti entro l'anno prossimo. Dal 15 marzo 2016, tra una settimana circa, Tim, Poste Italiane e Infocert renderanno disponibili le prime identità digitali, per cui è stata scelta la sigla Spid, attraverso cui poter accedere con una sola password ai servizi online della pubblica amministrazione e non solo. E' quanto è emerso in occasione della conferenza stampa di lancio del pin unico che si è tenuta al ministero della Pubblica amministrazione. Entro giugno, fa sapere l'Agenzia per l'Italia Digitale "saranno oltre 600 i servizi che permetteranno l'accesso tramite Spid". Ecco le principali 'avvertenze' per Spid. LA PASSWORD UNICA PER TUTTI GLI 'SPORTELLI' ON LINE. Una sola identità che rimpiazza i diversi codici esistenti, per entrare via web, senza fare code, nei servizi pubblici ma anche in quelli privati (la sfida è fare in modo che il sistema si estenda a tutti). Basta inserire il nome utente e una password composta da minimo otto caratteri, con alcune condizioni: almeno un numero e un simbolo speciale (%, #, $), mai segni uguali consecutivi, sia lettere minuscole che maiuscole. La password va aggiornata ogni sei mesi. Sarà comunque il gestore dell'identità digitale, a dettagliare gli standard. I SERVIZI ON LINE, DAL FISCO ALLA SANITA'. I servizi a cui si può accedere sono quelli pubblici: dal pagamento della Tasi al bollo auto. Anche le prestazioni sanitarie o il fascicolo dell'Inps sono gestibili via web, tramite pc, tablet o smartphone. Le indiscrezioni parlano per ora di 114 servizi dell'Istituto nazionale di previdenza (riscatto della laurea, richiesta degli assegni familiari), a cui si aggiungono 103 servizi dell'Inail (consultazione Cud, richiesta bollettini) e molti dell'Agenzia delle Entrate. Ci sono poi sei Regioni già pronte con alcuni servizi locali: Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche e Toscana (con la possibilità di saldare tributi, mensa scolastica e ticket sanitari via web). Ma fanno sapere dall'Agid, l'Agenzia per l'Italia digitale, altre amministrazioni sarebbero pronte martedì ad annunciare la propria partenza. Tra i Comuni a fare da apripista sarà Firenze. TRE LIVELLI DI SICUREZZA, ANCHE UNA SORTA DI 'SMART CARD'. Le regole per l'attuazione dell'identità digitale sono state sottoscritte anche dal Garante della Privacy, proprio per assicurare la riservatezza. Con questo obiettivo sono stati disegnati tre livelli di sicurezza, a seconda del servizio. Al livello base serve solo il Pin unico (username e password), al secondo gradino si affianca una "one time password" (usa e getta, come quelle degli home banking), al terzo si aggiunge una sorta di "smart card", un supporto fisico (è il caso di operazioni come il trasferimento di fondi o lo scambio di documenti con dati sensibili). LA 'FACCIA' DI SPID, LA STESSA PER TUTTE LE AMMINISTRAZIONI. A un solo Pin si associa anche un unico link, un 'bottone' telematico contraddistinto da un logo, la sigla Spid in blu e bianco. Non sarà solo una questione di grafica, Agid ha lavorato affinché il sistema fosse semplice e accessibile per tutti i cittadini, partendo dal fatto che spesso i servizi digitali non vengono sfruttati proprio perché difficili e poco chiari. Il Governo sta anche lavorando a costruire un mega portale, un'interfaccia per tutta la P.a digitale e il progetto ha già un nome: Italia login. D'altra parte Spid è la punta di diamante di un nuovo corso in cui rientrano anche l'Anagrafe unica i pagamenti elettronici e il domicilio digitale. COME OTTENERE IL PIN, E' GRATIS MAIL O RACCOMANDATA. Lo Spid arriva per raccomanda o per mail. Ma l'invio non sarà automatico, si deve fare richiesta al gestore dell'identità digitale: un'operatore dedicato, accreditato dalla P.a. e iscritto in un apposito albo (per ora Tim, Poste e Infocert). Per ottenere lo Spid occorre dare dati anagrafici: nome, cognome, sesso, luogo e data di nascita, codice fiscale, estremi del documento d'identità, mail, numero di cellulare. Tutto sarà poi sottoposto a verifica (a vista o per vie digitali). L'Agid, l'Agenzia per l'Italia digitale che guida le operazioni, assicura che lo Spid é a costo zero (esclusa la "smart card"). LE TAPPE, PARTENZA IN RITARDO, ORA DI CORSA. La prima password doveva essere rilasciata dopo l'estate e si puntava ad avere già 3 milioni di utenti a settembre dello scorso anno, poi c'è stato un rinvio. D'altra parte è stata necessaria una lunga fase di test per far sì che l'operazione fosse conclusa con tutte le rassicurazioni del caso. Marzo dovrebbe essere il mese giusto, vista la presentazione in calendario, annunciata dal ministro della P.A. Marianna Madia. Martedì è prevista una conferenza stampa a palazzo Vidoni con tutti i principali attori, tra gli altri, oltre al ministro, Antonio Samaritani (Agid), Tito Boeri (Inps), Marco Patuano (Tim) e Francesco Caio (Poste). L'intento è quello di accelerare per arrivare entro il 2017 ad avere tutti i servizi pubblici online. (ANSA, nota del 8 marzo 2016)   ****** 10) Entrate tributarie, nel 2015 sono aumentate del 4%. Bene tutte le principali imposte Il gettito Iva è stato sostenuto da scambi interni e split payment Nel 2015, come l’Istat ha certificato, l’economia italiana è tornata a crescere, (+0,8%) dopo tre anni consecutivi di contrazione del PIL. La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita sostenuta sia dai consumi delle famiglie (+0,5%) sia dagli investimenti fissi lordi (+0,8%). Nel periodo gennaio-dicembre 2015 le entrate tributarie erariali hanno risentito del miglioramento della congiuntura economica e sono aumentate del 4% (+ 16.891 milioni di euro). L’andamento del gettito del 2015 riflette anche l’effetto di alcune importanti misure adottate dal Governo nel corso dell’anno precedente. Tra queste, il “bonus 80 euro”, la revisione della tassazione dei redditi delle attività finanziarie introdotte con il decreto legge n. 66/2014 e l’incremento dell’imposta sostitutiva sul risultato netto di gestione dei fondi pensione disposto dalla legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità per il 2015) hanno influenzato il gettito delle imposte dirette. Inoltre, la Legge di Stabilità per il 2015 ha introdotto il sistema di scissione dei pagamenti (“split payment”) per i fornitori della Pubblica Amministrazione ed esteso il sistema dell’inversione contabile (“reverse charge”) ad alcuni settori dell’economia producendo effetti positivi sul gettito IVA scambi interni. Le entrate Irpef sono state influenzate da un diverso meccanismo di contabilizzazione introdotto dal D. lgs. n. 175/2014 “Semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata” per garantire al contribuente che si avvale dei sostituti d’imposta un rimborso immediato dei crediti risultanti dalle dichiarazioni fiscali: la conseguenza in bilancio è stata un aumento dell’IRPEF accertata e un aumento, nella stessa misura, delle compensazioni d’imposta. Considerando gli effetti delle disposizioni del D. lgs. 175/2014, la crescita delle entrate tributarie registra un aumento più contenuto, del +1,9% (pari a 7.989 milioni di euro). IMPOSTE DIRETTE Registrano un gettito complessivamente pari a 239.727 milioni di euro, con un incremento del 6,5% (+14.733 milioni di euro) rispetto al 2014. L’IRPEF cresce del 7,7% (+12.525 milioni di euro) per effetto principalmente delle ritenute effettuate sui redditi di lavoro dipendente pari a 11.369 milioni di euro (+17,5%). L’andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D.lgs 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte che hanno previsto, a decorrere dal 2015, l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni di imposta effettuate, sia del meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro che, per il settore pubblico, avviene l’anno successivo a quello di attribuzione (1.475 milioni di euro). L’IRES cresce di 1.281 milioni di euro (+4%) per i maggiori versamenti dell’acconto in autoliquidazione del 2015 (+1314 milioni di euro) che confermano un quadro congiunturale in miglioramento rispetto all’anno 2014. Il risultato è ancora più significativo se si tiene conto del venir meno, nel 2015, dei maggiori versamenti a saldo effettuati nel 2014 a titolo di addizionale IRES (+8,5 punti percentuali per i soggetti che esercitano attività assicurativa, enti creditizi e finanziari – D.L. 133/2013). Tra le altre imposte dirette, aumenta del 47,8% il gettito dell’imposta sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 10,2% quello sulle imposte sostitutive su interessi e altri redditi di capitale. Il gettito di entrambe le imposte è sostenuto dagli incrementi delle aliquote di tassazione dei redditi di natura finanziaria, dal 20 al 26 per cento. Da segnalare che le ritenute a titolo di acconto sui bonifici effettuati a Banche e Poste italiane per il pagamento delle spese ed interventi di ristrutturazione edilizia hanno prodotto un gettito pari a 1.649 milioni di euro (+76,7%) a seguito dell’incremento dell’aliquota dal 4 all’8 per cento, così come previsto dalla Legge di Stabilità per il 2015. Registra un gettito pari 2.012 milioni di euro (+17,9%) la cedolare secca sugli affitti, incremento indotto anche da un aumento delle frequenze dei contributi versati che mostra un maggiore utilizzo di questo regime di tassazione nei contratti di locazione immobiliare. IMPOSTE INDIRETTE Il gettito ammonta a 196.620 milioni di euro, in aumento dell’1,1% (+2.158 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2014). Il gettito IVA cresce del 4,2% (+4.831 milioni di euro) per effetto dell’andamento complessivamente positivo della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all’applicazione del meccanismo dello ”Split payment” (+5,7% pari a + 5.805 milioni di euro), che obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’IVA sulle fatture emesse dai propri fornitori. Il meccanismo dello split payment comporta, per contro, un incremento dei crediti Iva richiesti a rimborso. Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) segnano un decremento di 157 milioni di euro (-0,6%). In flessione anche il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano ) che ha generato minori entrate per 1.602 milioni di euro (-35,9%). L’imposta di bollo diminuisce di 616 milioni di euro (-7,9%) per gli effetti sul gettito delle disposizioni contenute nella Legge di Stabilità 2014. ENTRATE DA GIOCHI Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 4,8% (+554 milioni di euro). ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO L’andamento dei flussi delle entrate tributarie erariali relativo ai ruoli presenta una crescita pari a + 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinata da minori incassi del comparto delle imposte dirette (-88 milioni di euro), più che compensate dai maggiori incassi del comparto delle imposte indirette (+305 milioni di euro). Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-dicembre 2015, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. (MEF, Comunicato Stampa N° 41 del 08/03/2016) ****** Entrate tributarie: a gennaio 2016 in aumento del 4,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente Nel mese di gennaio 2016 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 34.553 milioni di euro, con un aumento del 4,7% (+1.563 milioni di euro) rispetto allo stesso mese del 2015. IMPOSTE DIRETTE Registrano un gettito complessivamente pari a 23.914 milioni di euro, in aumento del 4,4% (+ 1.002 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Le entrate IRPEF ammontano a 22.531 milioni di euro (+ 3,6% pari a 793 milioni di euro) per effetto principalmente dall’andamento positivo delle ritenute da lavoro dipendente (+10.998). L’andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D. Lgs. 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte che prevedono l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni effettuate (1), sia dall’incremento delle ritenute a titolo di acconto (+152 milioni di euro pari a + 97,4%) per il pagamento delle spese e degli interventi di ristrutturazione edilizia effettuate a dicembre 2015, influenzato dalla variazioni dell’aliquota dal 4% all’8% per le spese effettuate dal 1 gennaio dello stesso anno. L’IRES conferma il trend positivo già avviato l’anno precedente registrando un incremento di 13 milioni di euro ( 8,4%) rispetto allo stesso periodo del 2015. L’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonché ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale hanno registrato una entrata pari a 568 milioni di euro ( - 11,7%). IMPOSTE INDIRETTE Il gettito ammonta a 10.639 milioni di euro, in aumento del 5,6% (+561 milioni di euro) rispetto al mese di gennaio 2015. Prosegue il trend di crescita delle entrate dell’IVA che ammontano a 5.390 milioni di euro (+ 614 milioni di euro pari a +12,9%). Il gettito delle imposte sulle transazioni registra una diminuzione del 9,6% dell’imposta di bollo, risulta invece stabile, rispetto all’analogo periodo del 2015, l’imposta di registro (373 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) si attesta a 1.285 milioni di euro ( -6,5%); stabile il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 328 milioni di euro (–0,6%). ENTRATE DA GIOCHI Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita di 12, 9%(+ 117 milioni di euro). ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo presenta una diminuzione dell’ 15,9% (- 116 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinata dai minori incassi derivanti dai ruoli relativi alle imposte dirette (-21,4%) e dai ruoli delle imposte indirette (- 3,4%). Non si rilevano variazioni nell’attività di accertamento rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio 2016, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. (1) Il nuovo meccanismo obbliga i sostituti d’imposta a indicare, nel modello di versamento F24, il totale delle ritenute da versare e il totale delle compensazioni da operare a fronte dei rimborsi effettuati, mentre con la previgente normativa, veniva versato e indicato il saldo tra le due voci; la nuova modalità di versamento comporta un incremento dell’IRPEF versata e un incremento delle compensazioni dello stesso ammontare (circa 430 milioni di euro). (MEF, Comunicato Stampa N° 42 del 08/03/2016)   ****** 08/03/2016 : pubblicati sul sito delle Dogane Agenzia delle Dogane, Nota n. 28154 del 7 marzo 2016 - Agevolazione a favore degli esercenti il trasporto merci e determinate imprese di trasporto persone. Esclusione veicoli di categoria Euro 2 o inferiore. Ammissibilità al beneficio fiscale di veicoli muniti di idonei sistemi di riduzione del particolato ****** Agenzia delle Dogane - Determinazione n. 29422 dell'8 marzo 2016 - Elenco Enti di assistenza e pronto soccorso aventi titolo all'agevolazione fiscale prevista per i carburanti consumati per l'azionamento delle autoambulanze   Vincenzo D’Andò