Diario quotidiano del 7 marzo 2016: le ultime novità sui principi contabili

Pubblicato il 7 marzo 2016

professionisti: la Cassa previdenza vuole sempre le dichiarazioni dei redditi; il credito Iva risultante dalla dichiarazione non si perde dopo tre anni; soggetti fuori dagli studi di settore: scompare l’obbligo di presentare il modello “Ine”; bilanci d’esercizio singole voci in chiaro: sentenza della Cassazione; errori relativi all’applicazione del principio di competenza economica; novità sulla redazione dei bilanci 2015: concluso l’aggiornamento dei principi contabili; imposte sui giochi pubblici: istituiti codici somme “da reclamo” per F24 Accise; reverse charge tablet e console da gioco: decreto pubblicato in G.U.; ricorso contro cartella: sentenza della Consulta; revisione delle sanzioni tributarie non penali, agli atti non definitivi alla data del 1 gennaio 2016: applicazione del favor rei; circolare di Assonime sul Decreto Legislativo “taglia e sblocca leggi”; vicende giuridiche dei rapporti nell’impresa familiare: profili nelle imposte sui redditi esaminati dal Notariato
 
agenda-immagineIndice: 1) Professionisti: la Cassa previdenza vuole sempre le dichiarazioni dei redditi 2) Il credito Iva risultante dalla dichiarazione non si perde dopo tre anni 3) Soggetti fuori dagli studi di settore: scompare l’obbligo di presentare il modello “Ine” 4) Bilanci d’esercizio singole voci in chiaro: sentenza della Cassazione 5) Errori relativi all’applicazione del principio di competenza economica 6) Novità sulla redazione dei bilanci 2015: concluso l’aggiornamento dei principi contabili 7) Imposte sui giochi pubblici: istituiti codici somme “da reclamo” per Mod. F24 Accise 8) Reverse charge tablet e console da gioco: decreto pubblicato in G.U. 9) Ricorso contro cartella: sentenza della Consulta 10) Revisione delle sanzioni tributarie non penali, agli atti non definitivi alla data del 1 gennaio 2016: applicazione del favor rei 11) Circolare di Assonime sul Decreto Legislativo “taglia e sblocca leggi” 12) Vicende giuridiche dei rapporti nell’impresa familiare: profili nelle imposte sui redditi esaminati dal Notariato  
  1) Professionisti: la Cassa previdenza vuole sempre le dichiarazioni dei redditi La Cassa previdenza vuole sempre le dichiarazioni dei redditi, e, quindi, non solo per gli ultimi cinque anni di attività professionale. Difatti, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 4092 del 2 marzo 2016), l’avvocato non può pretendere che la verifica del requisito di continuità professionale da parte della Cassa forense sia limitato agli ultimi cinque anni antecedenti la domanda di pensione, se non ha adempiuto i propri obblighi di comunicazione dei redditi alla Cassa medesima. La Suprema Corte ha cosi respinto il ricorso di un avvocato volto ad ottenere la pensione di anzianità dalla Cassa professionale. La Cassazione in proposito ha ribadito che la pensione di anzianità è corrisposta a coloro che abbiano compiuto almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa nazionale di previdenza. E la predetta iscrizione può ritenersi effettiva solo se accompagnata dall’esercizio dell’attività professionale. Conseguentemente, l’effettività dell’iscrizione condiziona l’efficacia della stessa contribuzione, di modo che, in assenza di detta effettività, il versamento dei contributi non è utile ai fini del compimento del trentacinquennio di contribuzione ed attribuisce a colui che l’ha eseguita solo il diritto ad ottenere la restituzione delle somme versate. Quanto ai limiti temporali del potere della Cassa di verificare l’effettività dell’esercizio da parte degli iscritti, la Suprema Corte, con sentenza n. 4092 del 2 marzo 2016, ha ribadito il principio secondo cui la sussistenza del requisito della continuità della professione non può essere contestata alla Cassa forense per i periodi anteriori il quinquennio precedente la domanda di pensione, quando non sia stata esercitata la facoltà di cui all’art. 3 Legge 319/1975 e l’interessato non abbia adempiuto agli obblighi di comunicazione previsti dagli artt. 17 e 23 della Legge 576 del 1980. Obblighi di dichiarazione dei redditi: Tali obblighi consistono, ricorda la Corte, nel presentare alla Cassa la dichiarazione dei redditi ai fini Irpef per l’anno precedente nonché del volume complessivo d’affari ai fini Iva per il medesimo anno; comunicazione che deve essere fatta anche se le dichiarazioni fiscali non sono state presentate o sono negative. Ma nel caso di specie i giudici di merito, con accertamento insindacabile in sede di legittimità, avevano escluso che il ricorrente, sul quale gravava il relativo onere probatorio, avesse adempito l’obbligo di comunicazione periodica nei termini sopra detti, sicché la Corte ha ritenuto che non potesse operare il limite del quinquennio previsto per la facoltà di revisione.   ******     2) Il credito Iva risultante dalla dichiarazione non si perde dopo tre anni Con il credito in dichiarazione nasce il diritto al rimborso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4145 del 2 marzo 2016, ha confermato che è sufficiente riportare il credito Iva in dichiarazione per aver diritto al rimborso, potendo poi attivare la procedura di restituzione con la presentazione dell'istanza di rimborso nel termine di prescrizione decennale. Ad una società le Entrate negavano il rimborso Iva sul presupposto che la richiesta era stata presentata oltre il termine biennale di legge. Il provvedimento veniva impugnato davanti al giudice tributario. Entrambi i giudici di merito confermavano la spettanza del rimborso. L'ufficio ricorreva in Cassazione. Qui i giudici di legittimità hanno ribadito che la domanda di restituzione dell'Iva va tenuta distinta rispetto all'atto che dà avvio al procedimento.   ****** Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 02 marzo 2016, n. 4145 Tributi - IVA - Rimborso del credito esposto in dichiarazione - Prescrizione per la presentazione dell’istanza - Attivazione della procedura di restituzione - Termine ordinario decennale Svolgimento del processo
  1. A., nella qualità di legale rappresentante di C. di A. M. e C. s.n.c., impugnò il diniego di rimborso IVA relativo all'anno d'imposta 1999, motivato sulla base della tardiva presentazione oltre il termine biennale di cui all'art. 21 d.leg. n. 546/1992. Dedusse la contribuente che l'imposta chiesta a rimborso era stata riportata nella dichiarazione del 2000, ove era stato esposto il credito IVA e si dichiarava la cessazione dell'attività, e che l'istanza di rimborso era stata presentata il 15 giugno 2006, entro il termine decennale di prescrizione. La CTP accolse il ricorso. L'appello dell'Ufficio venne disatteso dalla Commissione Tributaria Regionale della Campania che reputò che, in mancanza di una specifica disciplina in materia di IVA, e riferendosi la norma di cui all'art. 21 d. leg. n. 546/1992 solo all'ipotesi della restituzione, trovasse applicazione la prescrizione decennale.
Ha proposto ricorso per cassazione l'Agenzia delle Entrate sulla base di un motivo. Motivi della decisione Con l'unico motivo di censura si denuncia la violazione dell'art. 21, comma 2, d. leg. n. 546/1992 e dell'art. 30, comma 1, d.p.r. n. 633/1972, in relazione all'art. 360