Diario quotidiano del 4 marzo 2016: assegno di Disoccupazione (ASDI)

Pubblicato il 4 marzo 2016



nota Ifel sugli imbullonati; Canone RAI: complesso incrociare i dati, rimborsi per i consumatori; start up innovative: firmato decreto che estende a 2016 incentivi fiscali; green economy e sviluppo sostenibile; enti locali-bilanci previsione 2015: prorogare termini invio questionari; via libera dal governo al nuovo codice degli appalti;validato l’accertamento sugli di settore se risulta violato il cluster; mercato immobiliare: nel 2015 compravendite in rialzo del 4,7%; assegno di disoccupazione (ASDI): circolare Inps; trust liquidatorio e trust a supporto di procedure concorsuali
 
Indice: 1) Nota Ifel sugli imbullonati 2) Canone RAI: complesso incrociare i dati, rimborsi per i consumatori 3) Start up innovative: firmato decreto che estende a 2016 incentivi fiscali 4) Green economy e sviluppo sostenibile 5) Enti locali/Bilanci previsione 2015: prorogare termini invio questionari 6) Via libera dal governo al nuovo codice degli appalti 7) Validato l’accertamento sugli di settore se risulta violato il cluster 8) Mercato immobiliare: nel 2015 compravendite in rialzo del 4,7% 9) Assegno di Disoccupazione (ASDI): circolare Inps 10) Trust liquidatorio e trust a supporto di procedure concorsuali  
  1) Nota Ifel sugli imbullonati I contribuenti che presenteranno gli atti di variazione entro il 15 giugno 2016, potranno avvalersi della nuova rendita sin dall’anno d’imposta 2016. I nuovi criteri di stima diretta delle unità immobiliari urbane a destinazione speciale e particolare (gruppi D ed E) alla luce della circolare n. 2/E dell’Agenzia delle entrate. E’ questo il tema esaminato dall’Ifel, con la nota del 2 marzo 2016, che si propone di fornire elementi per una migliore comprensione delle nuove disposizioni recate dall’articolo 1, commi 21-24 della Legge di stabilità 2016. Si tratta di novità che innovano profondamente i criteri di determinazione della stima diretta dei fabbricati “speciali”, anche alla luce della recente circolare n. 2/E del 1° febbraio 2016 della Direzione centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. La disciplina normativa e la prassi vigenti prima dell’entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilità 2016) prevedevano, secondo un approccio anche oggi confermato, che la determinazione della rendita degli immobili a destinazione speciale e particolare, classificati nei gruppi catastali “D” ed “E” avvenisse sulla base di un procedimento di stima diretta. Ciascun immobile era pertanto soggetto a una valutazione tecnica delle componenti edilizie e tecniche che lo costituiscono, da effettuare sia da parte dei tecnici incaricati dalla proprietà, al momento della presentazione dei Docfa, sia da parte dei tecnici dell’Agenzia delle Entrate, nella fase dell’accertamento sulle rendite proposte dalla parte; tale valutazione implicava una puntuale individuazione degli elementi, costituenti l’unità immobiliare, da includere nella stima. La particolare complessità insita in tale procedimento di determinazione della rendita e l’estrema varietà delle situazioni reali hanno negli anni generato un copioso contenzioso, sfociato in interventi giurisprudenziali della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione che avevano chiarito, in maniera peraltro esauriente, come debbono essere considerate determinate tipologie di attrezzature e macchinari che caratterizzano i fabbricati industriali e speciali al fine della determinazione del reddito. Gli interventi giurisprudenziali citati sono stati confermati e posti alla base della Circolare n.6/T del 30 novembre 2012 dell’allora Agenzia del Territorio, che rappresenta il punto di approdo di una metodologia uniforme nel classamento delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare, anche in considerazione dei correlati profili tributari. Con tale Circolare infatti è stato definitivamente chiarito che " ... al fine di valutare quale impianto debba essere incluso o meno nella stima catastale, deve farsi riferimento non solo al criterio dell'essenzialità dello stesso per la destinazione economica dell'unità immobiliare, ma anche alla circostanza che lo stesso sia ''fisso", ovvero stabile (anche nel tempo), rispetto alle componenti strutturali dell’unità immobiliare. ". Pertanto, secondo l’Agenzia, nella determinazione della rendita catastale, si doveva tenere conto di tutti gli impianti che caratterizzano la destinazione dell'immobile, senza i quali la struttura perderebbe le caratteristiche che contribuiscono a definirne la specifica destinazione d'uso, e che, al tempo stesso, siano caratterizzati da specifici requisiti di "immobiliarità'', a prescindere dal sistema di connessione utilizzato per il collegamento alla struttura. Coerentemente a tale interpretazione si è andata consolidando la prevalente giurisprudenza in materia e, da ultimo, il comma 244, della legge di stabilità 2015 (L. 23 dicembre 2014, n. 190), ha indicato la Circolare n. 6/T citata quale strumento di interpretazione autentica per la corretta applicazione del procedimento di stima diretta finalizzato all'attribuzione della rendita catastale agli immobili a destinazione produttiva. Alla luce della suddetta disciplina, è stato definitivamente chiarita la legittimità di attribuire ai cosiddetti «imbullonati» una rendita catastale autonoma, quale base per il calcolo dell'imposta, che li rende immediatamente assoggettabili all'IMU ed alla TASI. La nuova disciplina introdotta dalla Legge di stabilità 2016 L’art. 1, co. da 21 a 24 delle Legge 28 dicembre 2015, n.208 (Legge di stabilità 2016), innova profondamente il regime fiscale dei fabbricati cd. “imbullonati”. La nuova disciplina infatti, ribalta i precedenti orientamenti giurisprudenziali e le posizioni ufficiali dell’Agenzia delle entrate, nonché la normativa in essere fino a tutto il 2015, sottraendo tutti i macchinari, congegni, attrezzature ed impianti che caratterizzano l’attività svolta nell’immobile, dalla determinazione della rendita. In particolare, l’art. 1, comma 21, della Legge di stabilità 2016 dispone che: “A decorrere dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D e E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento. Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”. In sostanza, la norma in esame prevede che debbano costituire elementi della stima, ai fini della determinazione della rendita, il suolo, le costruzioni e gli elementi strutturali connessi al suolo o alle costruzioni che ne accrescono la qualità e l’utilità, mentre, rispetto al passato, non debbono più essere prese in considerazione le componenti impiantistiche, di varia natura, funzionali ad uno specifico processo produttivo. La portata innovativa del comma 21 è confermata dal successivo comma 22, laddove è prevista la possibilità di presentazione, con le modalità che saranno illustrate nel prosieguo della presente nota, di atti di aggiornamento catastale per la rideterminazione della rendita degli immobili già iscritti in catasto secondo i nuovi criteri; il tutto al fine di uniformare i criteri estimativi tra le unità immobiliari già iscritte e quelle di nuova costituzione. L’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Catasto e Pubblicità Immobiliare - al fine di interpretare la nuova normativa, ha diramato la Circolare n. 2/E del 1° febbraio 2016, con la quale fornito indicazioni sia in ordine ai nuovi criteri di individuazione dell’oggetto di stima diretta, sia per quel che concerne le nuove metodologie operative in tema di identificazione e caratterizzazione degli immobili nel sistema informativo catastale attraverso la procedura Docfa. Scopo della Circolare è quello di fornire indicazioni per le attività di accertamento catastale effettuate dagli Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia, definendo nel dettaglio gli elementi di cui tener conto nella stima diretta. Relativamente all’individuazione del “suolo” si afferma, in particolare, che non emergono particolari problematiche, trattandosi essenzialmente della porzione di terreno su cui ricade l’unità immobiliare; il suolo è rappresentato, di norma, da aree coperte, sedime delle costruzioni costituenti l’unità immobiliare e da aree scoperte, accessorie e pertinenziali. Per quel che concerne il secondo elemento di stima, le “costruzioni”, l’Agenzia lo identifica in “qualsiasi opera edile avente i caratteri della solidità, della stabilità, della consistenza volumetrica, nonché della immobilizzazione al suolo, realizzata mediante qualunque mezzo di unione, e ciò indipendentemente dal materiale con cui tali opere sono realizzate.” Sono da ascriversi nel novero delle costruzioni, a titolo esemplificativo, “i fabbricati, le tettoie, i pontili, le gallerie, le opere di fondazione e di supporto in genere, così come quelle di sbarramento, approvvigionamento, contenimento e restituzione di materiali solidi, liquidi e gassosi, quali le dighe e le opere di presa e di scarico delle acque, i canali, i serbatoi, le cisterne e le vasche, le torri, le ciminiere e i pozzi, che siano posti a monte e a valle dei processi produttivi svolti all’interno delle unità immobiliari in argomento.” In ordine al terzo elemento da ricomprendere nella stima, ovvero gli “elementi strutturalmente connessi al suolo o alle costruzioni che ne accrescono la qualità e l’utilità”, l’Agenzia riporta la seguente definizione: “Trattasi di quelle componenti che, fissate al suolo o alle costruzioni con qualsiasi mezzo di unione, anche attraverso le sole strutture di sostegno – in particolare quando le stesse integrano parti mobili – risultano caratterizzate da una utilità trasversale ed indipendente dal processo produttivo svolto all’interno dell’unità immobiliare. Le componenti così caratterizzate conferiscono all’immobile una maggiore fruibilità, apprezzabile da una generalità di utilizzatori e, come tali, ordinariamente influenti rispetto alla quantificazione del reddito potenzialmente ritraibile dalla locazione dell’immobile, ossia della relativa rendita catastale.” In tale descrizione l’Agenzia adotta una chiave interpretativa della fattispecie in esame alla cui base pone il concetto di fruibilità da parte di utilizzatori con diverse caratteristiche; le componenti in questione infatti, secondo l’Agenzia, sono quelle che conferiscono una maggiore utilità e fruibilità all’immobile, apprezzabile da una generalità di utilizzatori, distinguendole da quelle componenti tecnologiche che afferiscono e sono propri d’uno specifico ciclo produttivo. Le esemplificazioni fornite dall’Agenzia risultano coerenti con la definizione; infatti risultano ascrivibili a tale fattispecie: “gli impianti elettrici, idrico-sanitari, di areazione, di climatizzazione e condizionamento, di antincendio, di irrigazione e quelli che, sebbene integranti elementi mobili, configurino nel loro complesso parti strutturalmente connesse al suolo o alle costruzioni, quali gli ascensori, i montacarichi, le scale, le rampe e i tappeti mobili, analogamente ai criteri seguiti nell’ambito degli immobili censiti nelle categorie dei gruppi ordinari. Del pari, rientrano in tale categoria i pannelli solari integrati sui tetti e nelle pareti, che non possono essere smontati senza rendere inutilizzabile la copertura o la parete cui sono connessi.” Gli elementi esclusi dalla stima e la quantificazione della perdita di gettito Il secondo periodo del comma 21 riguarda il vero elemento innovativo rispetto alla previgente disciplina, laddove sancisce che: “Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”. Relativamente a tali elementi la stessa Agenzia riporta alcuni esempi di fattispecie interessate dall’esclusione, riconoscendo però al tempo stesso l’impossibilità di definire una casistica esaustiva delle componenti citate dalla norma, peraltro soggette a continue innovazioni connesse all’evoluzione tecnica e tecnologica. Limitatamente alle componenti individuate nella Circolare n. 2 si ritiene di dover sottolineare l’ampiezza delle fattispecie di esclusione considerate e il probabile proliferare di ulteriori casi, tanto da rendere estremamente indeterminata la portata e gli effetti della norma in esame in termini di perdita di gettito IMU e Tasi per i Comuni. Circa la quantificazione della perdita e la corrispondente compensazione prevista dalla legge di stabilità, nella Relazione tecnica al provvedimento si riporta la stima effettuata dall’Agenzia delle entrate, in base alla quale il valore degli impianti valorizzati nelle rendite catastali ha un’incidenza media del 18% dell’ammontare complessivo delle rendite dei fabbricati di categoria D/1 e D/7. La riduzione di rendita per tali fabbricati è stimata in circa 766 milioni di euro, ai quali sono aggiunti ulteriori 95 milioni di euro di riduzioni per le altre categorie D. Il mancato gettito per lo Stato viene indicato in 375 milioni di euro, mentre la perdita stimata per i Comuni ammonterebbe a 155 milioni annui. Le difficoltà di disporre di una stima affidabile degli effetti riduttivi del gettito derivanti dalla nuova disciplina di attribuzione della rendita catastale dei fabbricati “speciali” è stata più volte indicata dall’ANCI, quale obiettivo elemento di incertezza nella garanzia di un effettivo e completo ristoro compensativo a favore dei Comuni. Il rischio di insufficienza delle risorse stanziate appare ora avvalorato alla luce della Circolare 2/T dell’Agenzia delle entrate. E’ inoltre opportuno riportare gli elementi essenziali della stima che ha portato all’indicazione dell’ammontare complessivo della compensazione. La stima complessiva effettuata dall’Agenzia delle Entrate e riportata nella Relazione tecnica al Ddl Stabilità è stata compiuta avendo a riferimento prevalentemente gli immobili di categoria D1 (Opifici) e D7 (Fabbricati costruiti o adattati per speciali esigenze di una attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni), ove si presume siano maggiormente presenti gli elementi tecnologici ed i macchinari che vengono sottratti alla stima dalla sopravvenuta disciplina. Di questi, sono stati presi in esame solo quelli oltre una certa soglia di rendita; si tenga presente che le UIU di categoria D1 risultano essere 477.000 e la categoria stessa risulta quella con la maggior numerosità di immobili con rendita minima (entro i 100 euro), oltre un quarto del totale, circostanza che deriva dal fatto che in questa categoria sono censite, tra l’altro, le cabine di trasformazione dell'energia, numerose sul territorio nazionale e, generalmente, di piccole dimensioni. Gli immobili di categoria D7 risultano essere oltre 280.000 di cui circa la metà (49%) si attesta nella fascia di rendita tra 500 e 5.000 euro, mentre il 19,8% risulta tra i 5.000 ed i 10.000 euro di rendita ed il 13,3% è collocato tra i 10.000 ed i 25.000 euro di rendita. La quantificazione ha tenuto conto di un’aliquota media effettiva IMU sui fabbricati D del 9,353 per mille e di un’aliquota media complessiva IMU/Tasi del 10,5 per mille; ha inoltre tenuto conto del gettito effettivo sugli immobili di categoria D rispetto a quello potenziale ricavabile dalle rendite iscritte in catasto. Infine la stima ha altresì considerato la necessità di ristorare i comuni delle province di Trento e Bolzano della perdita di gettito relativa all’IMI ed all’IMIS, istituiti dalle province autonome in sostituzione dell’IMU e Tasi. Per le perdite di gettito derivanti dalle altre categorie D si è proceduto in modo forfettario. Poiché il risultato conseguito è frutto di una ipotesi non direttamente rilevabile dalle basi dati catastali, che su questa possono incidere inoltre fattori locali nonché epoche di classamento diverse con metodologie di stima non sempre uniformi, appare evidente che solo l’esito delle revisioni delle rendite effettivamente richieste ed eventualmente sottoposte a controllo potrà fornire una misura attendibile del fenomeno in termini di variazione di gettito. Modalità di adeguamento della rendita ed effetti fiscali Il comma 22, stabilisce che a “decorrere dal 1º gennaio 2016, gli intestatari catastali degli immobili di cui al comma 21 possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, per la rideterminazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto dei criteri di cui al medesimo comma 21”. Come sopra anticipato, la disposizione ha la finalità di uniformare i criteri di stima e quindi di determinazione della rendita degli immobili già iscritti in catasto con quelli di nuova costituzione che saranno iscritti a far luogo dal 1 gennaio 2016. Per tali variazioni è stata introdotta ulteriore specifica tipologia di documento di variazione, denominata “Dichiarazione resa ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”, a cui è automaticamente connessa la causale “Rideterminazione della rendita ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 208/2015”. Tale causale è riportata in visura a seguito della registrazione nella banca dati catastale della dichiarazione di aggiornamento. Questi accorgimenti permetteranno un adeguato monitoraggio delle variazioni di rendita da parte dell’Agenzia, nonché la possibilità di puntale verifica da parte dei Comuni, sia attraverso la visura che sulla base degli scarichi massivi delle variazioni catastali. Il successivo comma 23 prevede che, “limitatamente all’anno di imposizione 2016, in deroga all’articolo 13, comma 4, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per gli atti di aggiornamento di cui al comma 22 presentati entro il 15 giugno 2016 le rendite catastali rideterminate hanno effetto dal 1º gennaio 2016”. La deroga all’ordinaria efficacia fiscale delle rendite permette ai contribuenti, sempre a condizione che presentino gli atti di variazione entro il 15 giugno del 2016, di avvalersi della nuova rendita sin dall’anno d’imposta 2016. Nella relazione illustrativa del Ddl stabilità 2016 è chiarito che questo intervento normativo “è indispensabile per superare la previsione generale di cui all’art. 13, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011, relativo alla disciplina IMU, secondo cui per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando le rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione”. Senza questa modifica, continua la relazione, “le nuove rendite si applicherebbero ai fini della determinazione della base imponibile IMU e TASI solo dal 1° gennaio 2017”. Ovviamente, atti di aggiornamento presentati successivamente al 15 giugno produrranno effetti fiscali, secondo le ordinarie modalità e disposizioni, a far luogo dall’anno d’imposta 2017. La procedura di quantificazione e compensazione delle perdite di gettito Il comma 24 prevede che “Entro il 30 settembre 2016, l’Agenzia delle entrate comunica al Ministero dell’economia e delle finanze, con riferimento agli atti di aggiornamento di cui al comma 23, i dati relativi, per ciascuna unità immobiliare, alle rendite proposte e a quelle già iscritte in catasto dal 1º gennaio 2016; il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, emana, secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, entro il 31 ottobre 2016, il decreto per ripartire il contributo annuo di 155 milioni di euro attribuito ai comuni a titolo di compensazione del minor gettito per l’anno 2016. A decorrere dall’anno 2017, il contributo annuo di 155 milioni di euro è ripartito con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno e secondo una metodologia adottata sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare, entro il 30 giugno 2017, sulla base dei dati comunicati, entro il 31 marzo 2017, dall’Agenzia delle entrate al Ministero dell’economia e delle finanze e relativi, per ciascuna unità immobiliare, alle rendite proposte nel corso del 2016 ai sensi del comma 22 e a quelle già iscritte in catasto al 1º gennaio 2016.” Il meccanismo previsto dalla norma prevede una ripartizione del contributo in base a dati “a consuntivo” trasmessi dall’Agenzia delle entrate al Mef, relativi alle rendite proposte e a quelle già iscritte in catasto. La disposizione in esame prevede inoltre che la ripartizione del contributo di 155 milioni di euro debba essere effettuata in base a una metodologia adottata “sentita la Conferenza Stato- città”. L’esame congiunto dei periodi del co.24 lascia aperta la possibilità di verificare un’eventuale perdita di gettito derivante dalla nuova disciplina impositiva e la conseguente opportunità per l’Anci di chiedere al Governo ulteriori risorse, laddove dai dati trasmessi con riferimento a ciascun Comune dovesse verificarsi un mancato gettito superiore a quello stimato. Inoltre, la disposizione in commento prevede che il contributo sia commisurato alle perdite di gettito derivanti dalle variazioni di rendita proposte nel corso del 2016, nulla specificando rispetto a variazioni che intervenissero successivamente. Queste previsioni normative sollevano due esigenze di attenzione e di necessaria modifica. In primo luogo, la determinazione della stessa misura del contributo per gli anni 2016 e 2017 confligge con l’assicurazione dell’integrale ristoro della perdita di gettito subita dai Comuni, in quanto è naturale che al 1° gennaio 2017 saranno emersi ulteriori casi di variazione catastale in diminuzione, difficilmente compensati da eventuali dinieghi opposti dall’Agenzia delle entrate su precedenti variazioni; in secondo luogo, nulla vieta che anche successivamente al 1° gennaio 2017 si producano ulteriori variazioni diminutive della rendita dei fabbricati speciali (su unità già esistenti al 1° gennaio 2016), a fronte delle quali la norma attuale non prevede alcun ristoro. Deve essere infine segnalata la necessità di prevedere, con specifica modifica normativa, il ristoro della perdita di gettito riferibile ai fabbricati di categoria D accatastati a decorrere dal 2016 ma già esistenti e valorizzati ai fini IMU sulla scorta dei valori contabili, così come previsto dall’art. 5, co. 3 del Dlgs. n. 504 del 1992. Per questa tipologia di fabbricati, che andranno evidentemente monitorati dall’Agenzia delle entrate e dagli stessi Comuni, la perdita di gettito sarà corrispondente alla differenza tra la base imponibile determinata con l’utilizzo dei valori di bilancio e la base imponibile determinata mediante la rendita catastale proposta. L’attuale norma non sembra considerare tale eventualità, lasciando spazio ad un ulteriore motivo di incertezza circa il rispetto del principio dell’integrale ristoro del gettito.   ******   2) Canone RAI: complesso incrociare i dati, rimborsi per i consumatori Dopo l’ammissione dell’Agenzia delle Entrate in merito alle difficoltà sul canone Rai per individuare la famiglia anagrafica, l’Unc stima 5 milioni di richieste illegittime e auspica che i consumatori siano rimborsati con la prima bolletta utile. Secondo il direttore gestione tributi dell’Agenzia delle Entrate, Paolo Savini, per il pagamento del canone Rai in bolletta “assume cruciale importanza la corretta individuazione della famiglia anagrafica”, ma questa individuazione “risulta particolarmente complessa” e dovranno essere i Comuni a trasmettere i dati relativi alle famiglie anagrafiche. “Grave ammissione. Il fatto che l’Agenzia delle Entrate, dopo 2 mesi dall’entrata in vigore della Legge di stabilità, ammetta che l’individuazione della famiglia anagrafica non solo non sia stata al momento risolta e sia particolarmente complessa, ma richieda ancora l’invio dei dati da parte dei Comuni, dimostra che a luglio verrà fatta pagare al consumatore il costo di questa operazione!” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo, se è vera l’ipotesi di bozza di decreto apparsa oggi su Repubblica, è ancor più inaccettabile che le società elettriche abbiano 6 mesi di tempo per restituire il maltolto al consumatore per i pagamenti non dovuti del canone. Chiediamo che i rimborsi avvengano nella prima bolletta utile dopo l’invio della richiesta da parte del cliente e della dovuta autocertificazione” ha proseguito Dona. “Inoltre l’avviso di richiesta di pagamento del canone non può avvenire a luglio, ma nella bolletta precedente, in modo che al consumatore sia dato il giusto tempo per far valere l’autocertificazione ed impedire il prelievo in automatico sul conto corrente” ha concluso Dona. L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che tra la data di emissione della bolletta della luce, non quindi quella di ricevimento a casa dell’utente, e la scadenza della fattura passano solo 20 giorni, e che a luglio, periodo di invio della prima maxi rata del canone Rai, molti italiani sono in vacanza, ivi compresi i portalettere. Il rischio, quindi, di ritrovarsi ad aver pagato un canone non dovuto è alto. Ancor più alto se consideriamo che a fare l’autocertificazione non saranno solo le poche migliaia di famiglie che non possiedono la tv, 944 mila secondo l’Istat, ma tutti quelli che riceveranno richieste indebite di pagamento. Considerato che il numero complessivo di clienti domestici di elettricità elettrica è di oltre 29 mln e 282 mila, dubitiamo che l’Agenzia delle entrate sia in grado di incrociare i dati senza errori per giungere a quei 24 mln e 199 mila di famiglie, 5 mln in meno, che secondo l’Istat hanno la tv e che dovrebbero pagare il canone. Insomma, c’è un potenziale di 5 milioni di famiglie che rischiano di ricevere richieste indebite di pagamento se i Comuni non forniranno in tempo i dati corretti delle famiglie anagrafiche. (Unione nazionale consumatori, comunicato del 2 marzo 2016)   ******   3) Start up innovative: firmato decreto che estende a 2016 incentivi fiscali Start up innovative: ministro Guidi firma decreto che estende a 2016 incentivi fiscali. Via libera anche a provvedimento che facilita accesso a Fondo garanzia per Pmi innovative. Al via pacchetto di misure a favore delle imprese innovative. Il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha firmato due decreti. Il primo, controfirmato dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, estende al 2016 gli incentivi fiscali per chi investe nelle start up mentre il secondo facilita l’accesso al Fondo di garanzia per le Pmi innovative. Entrambi i provvedimenti seguono di pochi giorni il decreto che prevede la costituzione delle start up innovative anche online, senza notaio. Il decreto sugli incentivi stabilisce, tra le altre cose, per le persone fisiche che investono in start up innovative detrazioni del 19% per conferimenti fino a 500mila euro. Qualora la detrazione sia di ammontare superiore all’imposta lorda, l’eccedenza può essere portata in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta nei periodi di imposta successivi, ma non oltre il terzo, fino a concorrenza del suo ammontare. I soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società possono dedurre dal proprio reddito complessivo un importo pari al 20% dei conferimenti rilevanti effettuati, per un importo non superiore a 1,8 milioni. Le percentuali salgono rispettivamente al 25% se si investe in una start up a vocazione sociale e al 27% nel caso di aziende che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. Le agevolazioni spettano fino a un ammontare complessivo dei conferimenti non superiore a 15 milioni per ciascuna start up innovativa. L’altra misura prevede un sostanziale ampliamento in favore delle Pmi innovative della possibilità di accedere al Fondo di garanzia attraverso la procedura cosiddetta semplificata. Tale procedura riconosce la possibilità di accesso senza che il gestore del Fondo stesso effettui la valutazione del merito creditizio dell’impresa beneficiaria (valutazione che viene dunque demandata al soggetto richiedente, banca o confidi). (MISE, comunicato del 02 Marzo 2016)   ******   4) Green economy e sviluppo sostenibile Green economy e sviluppo sostenibile: sintesi delle novità del collegato ambientale. La circolare di Assonime n. 8/2016 illustra le principali disposizioni della legge 28 dicembre 2015, n. 221 (c.d. Collegato ambientale alla legge di stabilità). Il collegato ambientale contiene un ampio numero di disposizioni volte a promuovere la green economy e a limitare l’utilizzo delle risorse naturali. Tra le disposizioni di maggiore interesse vi sono quelle relative agli appalti pubblici “verdi” e alla gestione dei rifiuti (in particolare, prevenzione, riciclaggio e recupero). Per i profili istituzionali, va segnalata l’istituzione del Comitato per il capitale naturale presso il Ministero dell’ambiente. Questo Comitato ha il compito di valutare gli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e di promuovere la predisposizione di sistemi di contabilità e bilanci ambientali a livello locale, con l’obiettivo di integrare i costi ambientali nel processo decisionale in materia economica e finanziaria. (Assonime, circolare n. 8 del 2 marzo 2016)   ******   5) Enti locali/Bilanci previsione 2015: prorogare termini invio questionari Longobardi: “Prorogare termini invio questionari”. Lettera alla Corte dei conti: “Ancora non disponibile la procedura”. Prorogare il termine per l’invio del questionario relativo al bilancio preventivo 2015, attualmente fissato al 21 marzo. E’ la richiesta avanzata dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, in una lettera inviata al presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nella quale si sottolinea anche come, ad oggi non sia stata ancora resa disponibile la procedura per la trasmissione dei questionari. Nella missiva Longobardi, evidenziando “alcune criticità derivanti dagli adempimenti posti a carico degli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali relativi alla trasmissione dei dati del bilancio preventivo 2015”, ricorda come “in attuazione dell’art. 1, commi 166 e ss., della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), la Sezione delle Autonomie di codesta Corte, con la delibera n. 32/SEZAUT/2015/INPR del 30 novembre 2015, ha approvato le “Linee di indirizzo su aspetti significativi dei bilanci preventivi 2015 nel contesto della contabilità armonizzata”, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 5 del 8 gennaio 2016”. “Successivamente – scrive ancora Longobardi - con una comunicazione pubblicata sul sistema SI.Qu.E.L.(Sistema Informativo Questionari Enti Locali) si richiedeva di provvedere, mediante la sopracitata piattaforma, all’inserimento dei dati relativi ai bilanci di previsione 2015 entro il 21 marzo 2016”. A ciò si aggiunge che “allo stato attuale non è stata ancora resa disponibile la procedura per la trasmissione dei questionari relativi al bilancio preventivo 2015. Tali formulari, infatti, sono disponibili sulla piattaforma informatica, in formato excel esportabile, ma, una volta compilati, non possono, di fatto, essere trasmessi”. “Considerato, dunque, che tale termine non consente di provvedere adeguatamente all’adempimento degli obblighi di comunicazione richiesti dalla legge anche alla luce delle problematiche legate all’utilizzo della piattaforma SI.Qu.E.L, questo Consiglio Nazionale – conclude Longobardi - chiede che si valuti l’opportunità di prorogare il termine del 21 marzo 2016”. “Andrebbe comunque aperta una riflessione - osserva il Vice Presidente della categoria, Davide di Russo – sulla concreta utilità dell'adempimento richiesto in sé. In un quadro in cui, come tutti concordano, l'imperativo è semplificare, si caricano i revisori degli enti locali e la stessa Corte dei conti dell'ennesima incombenza, richiedendo la trasmissione di dati che sono già in gran parte resi disponibili presso il Ministero dell'interno”. “Inoltre – prosegue Di Russo - si fatica a comprendere l'utilità - al di là delle esigenze di archivio - di demandare alla Corte la raccolta dei dati del bilancio preventivo 2015 a esercizio ormai chiuso, con impossibilità quindi di recepire le eventuali segnalazioni della Corte. Tanto più che la Corte a breve andrà a disporre di dati più significativi chiedendo la trasmissione di quelli relativi al rendiconto 2015 e al preventivo 2016, di prossima approvazione”. (CNDCEC, comunicato del 3 marzo 2016)   ******   6) Via libera dal governo al nuovo codice degli appalti Da oltre 600 a 217 articoli, si punta a maggiore trasparenza Via libera al nuovo Codice degli appalti, con il primario obiettivo della semplificazione della normativa, della trasparenza e della qualità. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, al termine del cdm che ha approvato il nuovo testo, "una corposa riforma che mira a rendere il sistema lavori pubblici finalmente all'altezza di un grande paese europeo". Il nuovo Codice recepisce il vecchio e tre direttive europee e passa da oltre 600 articoli e 1.500 commi a 217 articoli. Delrio ha illustrato le novità principali del nuovo codice degli appalti: "Basta alle gare al massimo ribasso, la scelta coniuga prezzo e qualità". "Le gare al massimo ribasso sono finite - ha spiegato Delrio - la scelta è la scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa, che coniuga il prezzo ma anche la qualità. Il tema della qualità dell'offerta è molto importante - ha insistito - perché evita l'applicazione del massimo ribasso in settori delicati come sono i servizi sociali o scolastici che tanto danno hanno creato in questi anni al nostro Paese". Il Codice, ha aggiunto il ministro, punta a mettere "al centro la qualità. Innanzitutto la qualità degli operatori economici qualificati, imprese vere e non imprese finte, piene di ingegneri e progettisti e povere di avvocati, esattamente il contrario di quello che avviene oggi. Poi la qualità delle stazioni appaltanti, cioè gli enti che cercano di fare badi di gara di qualità e proporzionati alle loro capacità, si devono qualificare, devono diventare capaci di giudicare le offerte e di fare buoni bandi di gara". Delrio ha quindi citato anche "la qualità dei progetti: troppo spesso in Italia - ha sottolineato - si mettono a gara progetti preliminari senza indagini archeologiche, geologiche, sismiche e così via e questo comporta che un mese dopo l'aggiudicazione di un appalto cominciano le varianti, si comincia a richiedere il 30% in più, il 40% in più. Il progetto d'ora in poi è centrale, bisogna metterlo a gara se già assestato e convincente. Avremo così più certezza che le opere vengano fatte coi tempi giusti e coi costi giusti", ha concluso.     ****** 7) Validato l’accertamento sugli di settore se risulta violato il cluster E' valido l’accertamento basato sullo scostamento del reddito dagli studi di settore nonostante la società non si riconosca nel cluster utilizzato. Non solo. Sono del tutto irrilevanti le difficoltà incontrate nel mercato estero a causa della concorrenza nei paesi emergenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4151 del 2 marzo 2016, ha cosi respinto il ricorso di un’impresa. La vicenda ha riguardato un’azienda che aveva ricevuto un accertamento per via dello scostamento dagli standard. In contraddittorio la contribuente lo aveva giustificato lamentando un problema sul mercato estero dovuto alla concorrenza di paesi emergenti. La contribuente aveva inoltre sostenuto di non riconoscersi nel cluster di riferimento. (Corte di Cassazione, sentenza n. 4151 del 2 marzo 2016) ******   8) Mercato immobiliare: nel 2015 compravendite in rialzo del 4,7% Crescita a doppia cifra per le abitazioni a Milano (+13,4%) e Palermo (+13%) Secondo anno consecutivo con il segno positivo per il mercato immobiliare italiano. Con un ulteriore rialzo del 6,2% nell’ultimo trimestre, il 2015 registra una crescita annua pari al 4,7%, dopo il +1,8% rilevato nel 2014. Tra le grandi città sono soprattutto Milano e Palermo a segnare il maggiore incremento delle compravendite di abitazioni, seguite da Firenze, Torino e Napoli. Crescono anche le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario e le compravendite di nuda proprietà, specie nei comuni capoluogo. Questi alcuni dei dati resi noti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate che oggi ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, la Nota sull’andamento del mercato immobiliare nel IV trimestre 2015. Il trend del mercato - Nel 2015 si consolida la ripresa del mercato immobiliare, che con 963.903 compravendite registra una crescita del 4,7% rispetto al 2014. A fare da traino sono soprattutto il comparto residenziale (+6,5%) e le pertinenze (+4,3%), mentre il commerciale si assesta a una più modesta crescita dell’1,9%. Ancora in affanno, invece, il mercato degli immobili a destinazione terziaria e produttiva, entrambi in perdita rispettivamente dell’1,9% e del 3,5%. Le abitazioni nelle metropoli: Milano al top - Il mercato residenziale nelle grandi città vede una crescita a doppia cifra per Milano, che grazie agli ultimi due trimestri dell’anno particolarmente positivi fa registrare un + 13,4%, e Palermo, che cresce del 13%. Seguono a ruota Firenze (+8,9%), Torino (+7,9%), Napoli (+6,6%), Bologna (+4,2%) e Genova (+1,1%). Mercato sostanzialmente stabile invece quello della Capitale, che rispetto al 2014 cresce solo dello 0,8%. Rispetto al 2014 le abitazioni acquistate da persone fisiche tramite mutuo ipotecario mostrano un tasso di crescita pari al 19,5%, per un totale di circa 190mila unità, oltre 30mila in più rispetto all’anno precedente. In aumento anche le compravendite di nuda proprietà (+1,8%), che crescono maggiormente nei comuni capoluogo (+3,7%) rispetto ai comuni minori, che si fermano sotto l’1%. Dove consultare i dati - Per scaricare la Nota trimestrale del periodo ottobre-dicembre 2015, che contiene anche una sintesi dell’intero anno, basta collegarsi al sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, nella sezione Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali, dove è possibile consultare anche un abstract in lingua inglese sull’andamento del mercato. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 37 del 3 marzo 2016) ******   9) Assegno di Disoccupazione (ASDI): circolare Inps Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”. L’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, ha istituito, a decorrere dall’1 maggio 2015, e in via sperimentale per il solo 2015, l’Assegno di disoccupazione (d’ora in poi ASDI). L’ASDI ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito per i lavoratori già beneficiari della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (d’ora in poi NASpI), che abbiano fruito di questa per l’intera sua durata, fino al 31 dicembre 2015, siano privi di occupazione e si trovino in condizione economica di bisogno. Sulla materia è inoltre intervenuto il decreto legislativo n. 150 del 2015, che all’articolo 20 ha stabilito che i lavoratori, al fine di confermare lo stato di disoccupazione, debbano stipulare un patto di servizio personalizzato con i centri per l’impiego e all’articolo 21, ha disciplinato più specificamente in norma primaria alcuni aspetti, relativamente alle politiche attive, connessi allo stesso ASDI. L’articolo 16 del decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, al comma 1 individua come destinatari dell’ASDI coloro che abbiano usufruito della NASpI per l’intera durata della stessa entro il 31 dicembre 2015. Al comma 2 stabilisce, inoltre, che nel primo anno di applicazione gli interventi siano prioritariamente riservati ai lavoratori appartenenti ai nuclei con minorenni e, quindi, ai lavoratori in età prossima al pensionamento. L’articolo 2 del citato decreto interministeriale individua i seguenti requisiti per la concessione dell’ASDI, almeno uno dei quali deve essere soddisfatto: presenza nel nucleo familiare di almeno un minore di anni 18; età pari o superiore a 55 anni e mancata maturazione dei requisiti di pensione anticipata o di vecchiaia. Si precisa, quindi, che presupposto per la concessione dell’ASDI è che il richiedente non sia decaduto dalla NASpI, prima del termine naturale di durata della stessa. Inoltre, non possono usufruire dell’ASDI coloro che hanno richiesto e ottenuto l’anticipazione della NASpI. Per gli eventi di disoccupazione iniziati entro il 1 maggio 2015, ricadenti nella tutela dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (d’ora in poi ASpI) e Mini-ASpI, e che terminano entro il 31 dicembre 2015, i soggetti fruitori della prestazione di disoccupazione sono esclusi dalla platea dei potenziali beneficiari ASDI. A tal proposito, si precisa che, in virtù del combinato disposto dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015 con l’articolo 43, comma 5, del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, anche coloro che hanno usufruito della NASpI oltre il termine del 31 dicembre 2015 possono beneficiare dell’ASDI. Il nucleo familiare da prendere in considerazione ai fini del requisito sub a) è quello di cui all’articolo 3 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, indicato dal richiedente l’ASDI nella Dichiarazione Sostitutiva Unica per la l’ISEE, come stabilito all’articolo 1 lettera e) del decreto interministeriale del 29 ottobre 2015 Si evidenzia che, ai fini della ammissibilità della domanda di ASDI, il minore di cui al punto a) può anche non essere figlio del richiedente. Per quanto concerne l’ipotesi sub b), il perfezionamento dei requisiti pensionistici di vecchiaia o anticipata, attualmente vigenti, comporta l’impossibilità di percepire l’ASDI. Il perfezionamento dei requisiti per l’assegno sociale, infine, comporta a sua volta l’impossibilità di percepire l’ASDI. (INPS, circolare n. 47 del 3 marzo 2016)   ******   10) Trust liquidatorio e trust a supporto di procedure concorsuali Lo studio n. 305/I del Consiglio Nazionale del Notariato, pubblicato sul proprio sito internet il 3 marzo 2016, ripercorre sinteticamente, alla luce dell’evoluzione del pensiero giurisprudenziale più recente, la traiettoria concettuale della figura del trust c.d. liquidatorio, nelle varie manifestazioni o tipologie alle quali ha dato luogo nella prassi negoziale notarile. L’ultimo paragrafo è dedicato a una riflessione sul contributo della prassi notarile alla costruzione del diritto vivente in questo specifico settore dell’esperienza giuridica contemporanea. In particolare, dopo avere esaminato la particolare disciplina, il Notariato perviene alle seguenti conclusioni: - Malgrado la recente apertura della Corte di Cassazione al trust c.d. puramente liquidatorio, cioè istituito da società in bonis, che non abbia altro scopo che eludere i principi sulla liquidazione dettati dal codice civile, occorre una certa prudenza nel costituire questo tipo di trust in considerazione della posizione assunta dai giudici di merito che ritengono contraria ai principi dell’ordinamento una cancellazione in assenza di una procedura di liquidazione. - maggiore spazio è possibile riconoscere al trust c.d. di salvataggio che si inserisca quale tassello di un piano di concordato preventivo (liquidatorio o con continuità aziendale) stante anche il significativo aumento del tasso di autonomia negoziale consentito dalle riforme che si sono susseguite in materia di procedure concorsuali, con riferimento al contenuto della proposta di concordato preventivo; - il trust può utilmente ed efficacemente essere impiegato per articolare piani di concordato preventivo di gruppo con valenza competitiva rispetto alla fusione o alla predisposizione di una pluralità di piani tra loro coordinati, ferma la necessità di mantenere separate le masse attive e passive riferite alle singole società del gruppo; - la prassi giurisprudenziale evidenzia che il settore nel quale la utilizzazione del trust endoconcorsuale sembra più efficace e meno problematica nel superare il vaglio giudiziario é quello della esecuzione di piani di concordato preventivo (essenzialmente con finalità liquidatorie ma non solo). In particolare il trust appare un efficiente strumento per imprimere un vincolo reale di destinazione ad apporti esterni utili ad assicurare la fattibilità del piano (trust di garanzia), con il limite della tutela dei creditori del disponente anche alla luce del nuovo art. 2929 bis c.c.. In definitiva, lo studio citato rileva che trust e procedure concorsuali non rappresentano un binomio inconciliabile. Il trust può rappresentare uno strumento che offre maggiori potenzialità, rispetto alle soluzioni tradizionali, per gestire la crisi di impresa.   Vincenzo D’Andò