Diario quotidiano del 24 marzo 2016: tante nuove sentenze sulle cartelle esattoriali

Pubblicato il 24 marzo 2016



è il contribuente che deve dimostrare che nella raccomandata AR non via sia la cartella di pagamento; la nullità della cartella di pagamento è legata all’omessa attivazione del contraddittorio; è nullo il mandato al difensore se manca l’indicazione del legale rappresentante della società; vedibile il credito sul bonus per la riqualificazione energetica; delibere sospese se prevedono l’aumento dei tributi; Certificazione Unica 2016 (CU): modalità e canali di rilascio; per il ricorso deposito telematico dal 1.7.2016; orario di lavoro dei minori; patent box: provvedimento delle Entrate assegna più tempo per la presentazione della documentazione; agevolazione sul gasolio consumato da esercenti trasporto merci conto terzi
 
agenda-immagineIndice:   1) E’ il contribuente che deve dimostrare che nella raccomandata AR non via sia la cartella di pagamento 2) La nullità della cartella di pagamento è legata all’omessa attivazione del contraddittorio 3) E’ nullo il mandato al difensore se manca l’indicazione del legale rappresentante della società 4) Cedibile il credito sul bonus per la riqualificazione energetica 5) Delibere sospese se prevedono l’aumento dei tributi  6) Certificazione Unica 2016 (CU): modalità e canali di rilascio 7) Per il ricorso deposito telematico dal 1.7.2016 8) Orario di lavoro dei minori 9) Patent box: provvedimento delle Entrate assegna più tempo per la presentazione della documentazione 10) Agevolazione sul gasolio consumato da esercenti trasporto merci conto terzi  
  1) E’ il contribuente che deve dimostrare che nella raccomandata AR non via sia la cartella di pagamento Se Equitalia ha inviato la cartella per raccomandata con ricevuta di ritorno (AR) è poi il destinatario che deve provare che la busta era vuota. Spetta, dunque, al contribuente dimostrare che il plico postale non conteneva la cartella La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5397 del 18 marzo 2016, si sofferma sulla problematica. Peraltro, ai sensi dell’art. 26 del DPR 602/73, la cartella di pagamento può anche essere notificata mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Si consolida, quindi, la giurisprudenza che ritiene legittima la notifica “diretta” della cartella per posta senza l’ausilio di un agente notificatore. Per i giudici, ai fini probatori, l’Agente della riscossione deve produrre l’avviso di ricevimento, posto che, ai fini della notifica, è sufficiente che il plico sia consegnato al contribuente o ad altra persona legittimata alla ricezione, senza ulteriori adempimenti. Pertanto, “non si ritiene invece necessario che l’agente della riscossione dia la prova anche del contenuto del plico spedito con lettera raccomandata, dal momento che l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo in forza della presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 cod. civ., superabile solo se lo stesso destinatario dia prova di essersi incolpevolmente trovato nell’impossibilità di prenderne cognizione”. Quindi, spetta al destinatario e non al mittente “l’onere di provare eventualmente che il plico non conteneva l’atto”.   ******   2) La nullità della cartella di pagamento è legata all’omessa attivazione del contraddittorio Se è mancata la fase del contraddittorio, allora la cartella esattoriale è nulla. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5394 del 18 marzo 2016, ha stabilito che la cartella è nulla quando, in presenza di incertezze sulla corretta liquidazione del tributo, l'ufficio non ha attivato il contraddittorio preventivo con l'invio della comunicazione bonaria. Protagonista del caso una società che impugnava una cartella di pagamento derivante dalla liquidazione automatizzata della dichiarazione, lamentando appunto l'omessa notifica dell'avvio bonario contenente l'esito del controllo. Entrambi i giudici di merito respingevano il ricorso. La società ricorreva per Cassazione. Qui i giudici con l'ermellino hanno riformato la sentenza di secondo grado precisando che l'omesso invio del preventivo avviso bonario non comporta la nullità della successiva cartella di pagamento. La nullità della cartella non può discendere dal mancato invio dell'avviso bonario, ma dall'omessa attivazione del contraddittorio solo nei casi di incertezza su aspetti rilevanti della dichiarazione.   ******   3) E’ nullo il mandato al difensore se manca l’indicazione del legale rappresentante della società Il mandato in calce al ricorso rilasciato al difensore da parte di una società senza l'indicazione del rappresentante legale comporta l'inammissibilità dell'impugnazione solo se l'omissione determini incertezza assoluta. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5413 del 18 marzo 2016. Contro un avviso di accertamento una società di capitali presentava ricorso che veniva accolto dalla Ctp. In appello i giudici dichiaravano inammissibile il ricorso introduttivo del giudizio in quanto privo dell'indicazione personale del legale rappresentante e quindi della persona che, a nome della società, aveva conferito il mandato. La società ricorreva in cassazione ed otteneva ragione perché i giudici della Suprema corte hanno sostenuto che l'incarico al difensore senza indicazione del rappresentante della società porta inammissibilità solo se l'incertezza è assoluta.   ******   4) Cedibile il credito sul bonus per la riqualificazione energetica Bonus per la riqualificazione energetica dei condomini nel 2016: Pronte le regole per cedere il credito da parte di chi non versa Irpef. Emanato il Provvedimento direttoriale n. 43434 del 22 marzo 2016. I contribuenti che rientrano nella “no tax area”, che non versano quindi Irpef, non devono più rinunciare alla detrazione del 65% delle spese sostenute per la riqualificazione delle parti comuni degli edifici nel 2016, ma possono cederla agli stessi fornitori che hanno eseguito i lavori o le prestazioni come parte del pagamento dovuto. La scelta di cedere il credito deve risultare dalla delibera assembleare che approva gli interventi oppure può essere comunicata al condominio che la inoltra ai fornitori. I fornitori, a loro volta, devono comunicare al condominio l’avvenuta accettazione del credito a titolo di pagamento di parte del corrispettivo per i beni ceduti e le attività prestate. Per rendere efficace tutta l’operazione, il condominio è tenuto a trasmettere entro il 31 marzo 2017 un’apposita comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate con il canale Entratel o Fisconline contenente: il totale della spesa sostenuta nel 2016 per lavori di riqualificazione energetica su parti comuni, l’elenco dei bonifici effettuati per il pagamento delle spese, il codice fiscale dei condòmini che hanno ceduto il credito e l’importo del credito ceduto da ciascuno, il codice fiscale dei fornitori cessionari del credito e l’importo totale del credito ceduto a ciascuno di essi. Il condominio, inoltre, è tenuto a comunicare ai fornitori l’avvenuto invio della comunicazione all’Agenzia delle Entrate. La disposizione, introdotta dalla legge di stabilità 2016, riguarda esclusivamente le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, per le quali spetta la detrazione dall’imposta lorda del 65%. I contribuenti che ricadono nella “no tax area”, cioè i possessori di redditi esclusi dall’imposizione Irpef per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni per redditi previste dal Tuir, normalmente non possono fruire di tale agevolazione, che spetta solo fino a concorrenza dell’imposta lorda. Con la cessione del credito del provvedimento del 22 marzo 2016, invece, la detrazione per la riqualificazione energetica apre anche a questi contribuenti, che possono farla valere come parte del pagamento da loro dovuto in base alla tabella millesimale di ripartizione delle spese condominiali. Utilizzo del credito da parte dei fornitori I fornitori che ricevono il credito come pagamento possono utilizzarlo esclusivamente in compensazione in 10 rate annuali di pari importo, a partire dal 10 aprile 2017. La quota del credito non fruita nell’anno è utilizzabile negli anni successivi e non può essere chiesta a rimborso. Il modello F24 per la compensazione deve essere presentato tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline. L’Agenzia, con apposita risoluzione, istituirà il codice tributo per l’uso del credito d’imposta da indicare nell’F24. I particolari del provvedimento Il provvedimento è emanato ai sensi dell’art. 1, comma 74, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il quale stabilisce, tra l’altro, che: “Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, i soggetti di cui all'articolo 11, comma 2, e all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, in luogo della detrazione di cui al comma 1 del presente articolo possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato i predetti interventi, con modalità da definire con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione”. In sostanza, con riferimento alle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici, il comma 74 dell’art. 1 della legge di stabilità 2016, consente ai contribuenti che si trovano nella condizioni di incapienza, - ai sensi dell'articolo 11, comma 2, e dell'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a), del TUIR - di cedere a fornitori un credito pari alla detrazione spettante . La disposizione riguarda esclusivamente: - le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici (per le quali spetta la detrazione dall’imposta lorda, ai sensi dell’articolo 1, commi 344 e ss. della legge n. 296 del 2006, stabilita, per l’anno 2016, nella misura del 65% delle spese stesse); i soli contribuenti che ricadono nella cd. no tax area, cioè i possessori di redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell’IRPEF o per espressa previsione o perché l’imposta lorda è assorbita dalle detrazioni di cui all’art. 13 del TUIR. I predetti contribuenti non potrebbero, in concreto, fruire della detrazione spettante per interventi di riqualificazione energetica in quanto la stessa spetta fino a concorrenza dell’imposta lorda. La legge di stabilità consente loro di cedere, sotto forma di credito, la detrazione - i fornitori che hanno eseguito i lavori, che ricevono il credito a titolo di pagamento della quota di spese a loro carico. Il provvedimento, tenuto conto della ratio della disposizione e della relazione tecnica alla norma, dispone che il credito ceduto ha le medesime caratteristiche della detrazione teoricamente spettante al condòmino e, pertanto, il fornitore ne può fruire in 10 rate annuali (interpretazione confortata dal MEF sulla base delle indicazioni della relazione tecnica), a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata sostenuta la spesa di riqualificazione energetica. Il provvedimento, inoltre, tiene conto delle imprescindibili esigenze di controllare la corretta cessione della detrazione da parte del condòmino e la corretta fruizione del credito da parte dei fornitori; a tale fine, delinea una procedura di comunicazione telematica nei confronti dell’Agenzia da parte dei condomìni che vi provvederanno attraverso l’amministratore o, qualora non obbligati alla relativa nomina, attraverso il condomino incaricato. In particolare: Il punto 2 del provvedimento stabilisce che la situazione di incapienza (nel senso sopra precisato) deve sussistere nel periodo d’imposta 2015 e che la cessione può essere effettuata nei confronti dei fornitori di beni e servizi che hanno realizzato gli interventi di riqualificazione energetica per il condominio. Il punto 3 stabilisce che il credito cedibile, corrisponde alla detrazione IRPEF prevista dall’art. 1, commi 344 e seguenti, della legge n. 296 del 2006 spettante per interventi effettuati sulle parti comuni dell’edificio, riguarda le spese sostenute nell’anno 2016 anche se riferite ad interventi iniziati in anni precedenti. Il credito è pari al 65% delle spese poste a carico al singolo condòmino, in base alla tabella millesimale di ripartizione. In applicazione delle regole generali dettate per la detrazione in questione, ai fini della cessione è necessario, inoltre, che il condomìnio effettui entro il 31 dicembre 2016 il pagamento delle spese corrispondenti alla parte non ceduta sotto forma di credito mediante l’apposito bonifico bancario o postale nell’anno 2016. Ai sensi del punto 4 del provvedimento, per effettuare la cessione del credito i condòmini devono far risultare tale volontà o dalla delibera assembleare che approva gli interventi di riqualificazione energetica oppure da specifica comunicazione inviata successivamente al condomìnio. Il condominio deve comunicare tale volontà ai fornitori che, a loro volta, devono comunicare in forma scritta al condomìnio di accettare la cessione del credito a titolo di parziale pagamento del corrispettivo. Il punto 5 del provvedimento stabilisce che entro il 31 marzo 2017 il condomìnio comunica all’Agenzia delle Entrate una serie di dati per consentire il controllo della cessione ed evitare indebite fruizioni. La comunicazione sarà effettuata con modalità telematiche utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle e ne sarà data notizia anche ai fornitori che hanno accettato la cessione del credito. Il mancato invio della predetta comunicazione rende inefficace la cessione del credito. Ai sensi del punto 6 del provvedimento, a partire dal 10 aprile 2017, i fornitori possono utilizzare in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, mediante modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate il credito ceduto in 10 quote annuali di pari importo. La quota del credito che non è fruita nel periodo di spettanza è riportata nei periodi d’imposta successivi e non può essere chiesta a rimborso. Il codice tributo da utilizzare sarà istituito con separata risoluzione dell’Agenzia delle entrate I controlli da parte dell’amministrazione finanziaria sono disciplinati dal punto 7 del provvedimento, il quale stabilisce che se viene accertata: - la non spettanza, anche parziale, della detrazione in capo al condòmino il recupero del relativo importo avverrà nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzione; - l’indebita fruizione, anche parziale, del credito da parte del fornitore il recupero del relativo importo avverrà nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzioni.   ******   5) Delibere sospese se prevedono l’aumento dei tributi Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la risoluzione n. 2/DF del 22 marzo 2016, ha fornito chiarimenti in merito alla sospensione dell’efficacia per il 2016 delle leggi regionali e delle deliberazioni degli enti locali nella parte in cui prevedano aumenti dei tributi e delle addizionali (art. 1, comma 26, Legge di Stabilità 2016). In particolare, il MEF ha precisato che si ritengono inefficaci le delibere che prevedono l’istituzione di nuovi tributi locali (ad esempio l'imposta di soggiorno o la tassa sui vulcani) o la riduzione di agevolazioni esistenti, nonché modificano l’ambito oggettivo di applicazione dell’addizionale comunale IRPEF con la riduzione o l’eliminazione di specifiche soglie di esenzione. La sospensione non si applica invece alla tassa sui rifiuti (TARI), per gli enti locali che deliberano il predissesto ai sensi dell’art. 243-bis del D.Lgs. 267/2000. Un’ulteriore eccezione alla regola della sospensione introdotta dal comma 26 è contenuta nel successivo comma 28 in base al quale “per l'anno 2016, limitatamente agli immobili non esentati ai sensi dei commi da 10 a 26 del presente articolo, i comuni possono mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la maggiorazione della TASI di cui al comma 677 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella stessa misura applicata per l’anno 2015”.   ******   6) Certificazione Unica 2016 (CU): modalità e canali di rilascio Ogni anno l’Inps, in veste di sostituto d’imposta, mette a disposizione dei cittadini la Certificazione Unica (vedi DPR numero 322/1998 articolo 4, commi 6 ter e 6 quater) da utilizzare in sede di dichiarazione dei redditi. La Certificazione Unica include, oltre ai redditi di lavoro dipendente e di pensione, anche i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi. La Certificazione Unica può essere richiesta tramite: - web, dall’area Servizi online, Accedi ai servizi - sportello dedicato o postazione informatica self service istituiti presso le strutture territoriali Inps - posta elettronica certificata (Pec) - ente di Patronato, CAF o professionista abilitato all’assistenza fiscale Il dettaglio delle modalità di acquisizione della Certificazione Unica e gli ulteriori canali messi a disposizione degli utenti sono riportati nella circolare numero 55/2016. (INPS, circolare numero 55 del 22 marzo 2016)   ******   7) Per il ricorso deposito telematico dal 1.7.2016 Dal 1° luglio 2016 parte il processo amministrativo telematico. Lo prevede il DPCM 40 del 16 febbraio 2016 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2016. Ma già dal 5 aprile entreranno in vigore le regole tecnico-operative e cioè, in particolare, i protocolli tecnici di invio e ricezione. Il processo inizia con un atto scritto che però va depositato in forma digitale. La notifica del documento cartaceo quindi rimane, perché può avvenire in modo telematico ai soggetti che posseggono una Pec inserita in registri pubblici. In ogni caso, il ricorso introduttivo va poi depositato con modalità telematiche. La procura diventerà o una procura conferita dal cliente in via informatica con firma digitale certificata, oppure una procura su foglio scritto che viene trasferito come immagine su supporto informatico e asseverata dal difensore. Il processo amministrativo telematico, dunque, si affianca al processo civile telematico e ne riprende alcune regole, seppure con alcune specifiche richieste dal codice del processo amministrativo. Vediamo, dunque, nuovi adempimenti per magistrati e avvocati. Fascicolo del ricorso Il fascicolo del giudizio diventa virtuale ed è accessibile dalle parti attraverso i canali telematici. Provvedimenti del giudice I provvedimenti del giudice (per esempio, sentenze e ordinanze) saranno redatti e depositati sotto forma di documento informatico sottoscritto con firma digitale. Il deposito dei provvedimenti con modalità informatiche sostituirà, ad ogni effetto, il deposito con modalità cartacee. Procura L'avvocato agisce sulla base di una procura conferita dal cliente. Se la procura è scritta su un foglio di carta, l'avvocato deve depositare telematicamente la copia per immagine su supporto informatico, dichiarando la conformità all'originale e sottoscritto il documento informatico con firma digitale. Atti Tutti gli atti devono essere redatti su supporto informatico. Questo significa che gli atti hanno valore di legge solo se redatti come documento informatico e depositati nelle forme previste dal processo amministrativo telematico. Il ricorso introduttivo, le memorie, il ricorso incidentale, i motivi aggiunti e qualsiasi altro atto del processo, dovranno essere redatti in formato di documento informatico sottoscritto con firma digitale. E al deposito degli atti processuali e dei documenti allegati si procederà esclusivamente per via telematica. Per il deposito si potrà utilizzare lo strumento della Pec. Per le scadenze da rispettare, come nel processo civile telematico, il termine è lo scoccare delle ore 24 del giorno di scadenza (entro quell'ora deve essere generata la ricevuta di avvenuta accettazione della Pec). Se il codice del processo amministrativo prevede il deposito di atti o documenti sino al giorno precedente l'udienza in camera di consiglio, il deposito telematico dovrà avvenire entro le ore 12 dell'ultimo giorno consentito. Se messaggio di Pec eccede la dimensione massima (30 Mb) l’avvocato dovrà spezzare il deposito con più invii di Pec. Se, poi, per ragioni tecniche o per la particolare dimensione del documento, il deposito non può avvenire mediante Pec l’avvocato potrà rimediare con upload attraverso il sito istituzionale. Gli indirizzi Pec degli uffici giudiziari sono pubblicati sul portale internet della giustizia amministrativa. Notifiche Gli avvocati possono notificare atti processuali con la Pec. Anche le notificazioni di atti processuali alle amministrazioni non costituite in giudizio sono eseguite agli indirizzi Pec. Casella Pec Le caselle Pec devono essere assistite da idonei software antispam e deve essere attivo un servizio automatico per la verifica della effettiva disponibilità dello spazio della casella Pec a disposizione e di un avviso sull'imminente saturazione della casella stessa. Deposito cartaceo. Solo per specifiche e motivate ragioni tecniche, nel corso del giudizio, il giudice potrà ordinare o autorizzare il deposito di copia cartacea o su supporto informatico o su diverso supporto di singoli atti e documenti. Segreteria Le comunicazioni di segreteria saranno effettuate esclusivamente con modalità telematiche, nei confronti di ciascun avvocato componente il collegio difensivo o, alternativamente, nei confronti dell'avvocato domiciliatario, agli indirizzi Pec risultanti dai pubblici elenchi. Copie di atti Il duplicato informatico o la copia informatica, anche per immagine, degli atti contenuti nel fascicolo informatico, si chiederà alla segreteria dell'ufficio giudiziario, che comunicherà l'importo del diritto dovuto per il rilascio, con mezzi telematici. ******   8) Orario di lavoro dei minori Sull’orario di lavoro dei minori è intervenuta la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’interpello n. 11 del 21 marzo 2016, che rispondendo ad un quesito dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ha fornito in merito alla delicata questione. In particolare, l’istante chiede se i minori con un’età superiore a 15 anni, ma inferiore a 16 e titolari di un rapporto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, siano o meno soggetti all’orario di lavoro applicabile agli adolescenti ovvero a quello di 8 ore giornaliere e 40 settimanali. Ecco di seguito la risposta del Ministero: “….Ciò premesso, per la soluzione del quesito posto occorre richiamare il disposto dell’art. 1, lett. a) e b), e 18 della L. n. 977/1967. In particolare, ai sensi dell’art. 1, é considerato bambino il minore che non ha ancora compiuto quindici anni di età o che è ancora soggetto all’obbligo scolastico (lett. a) mentre è considerato adolescente il minore di età compresa tra i quindici e i diciotto anni di età e che non è più soggetto all’obbligo scolastico (lett. b). Dalla lettura di entrambe le lettere della norma appare evidente che il Legislatore abbia inteso porre particolare attenzione, ai fini della riconducibilità del giovane nella prima o nella seconda nozione, anche all’effettivo completamento del periodo di istruzione obbligatorio. Sulla scorta delle predette definizioni, l’art. 18 della medesima Legge, al fine di preservare la frequenza scolastica e l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sancisce, per i bambini liberi da obblighi scolastici, che l’orario di lavoro non possa superare le 7 ore giornaliere e le 35 settimanali e, per gli adolescenti, che l’orario di lavoro non possa superare le 8 ore giornaliere e le 40 settimanali. In proposito, anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione è intervenuta per sottolineare le finalità di tutela alle quali è improntata la disciplina dei rapporti di lavoro dei fanciulli e degli adolescenti, sostenendone la “prevalenza rispetto a quelle regolanti il rapporto di apprendistato in genere” ed affermando che “ove gli apprendisti siano fanciulli o adolescenti, si renderanno applicabili i più rigorosi limiti di orario previsti dall’art. 18 L. n. 977/1967 rispettivamente ai commi primo e secondo” e non invece quelli contemplati dalla normativa sull’apprendistato (cfr. Cass. Sez. III, n. 9516/2003). Alla luce di tale ricostruzione ed in considerazione del quadro normativo sopra esposto, si ritiene pertanto che i quindicenni ancora soggetti all’obbligo scolastico, assunti con un contratto di apprendistato del primo tipo, che come evidenziato costituisce anche una modalità di assolvimento dell’obbligo stesso, possano effettuare un orario di lavoro non superiore alle 7 ore giornaliere e 35 settimanali ai sensi del disposto di cui all’art. 18, comma 1, L. n. 977/1967.”   ******   9) Patent box: provvedimento delle Entrate assegna più tempo per la presentazione della documentazione Limitatamente alle istanze di accordo preventivo presentate dalla data di pubblicazione del provvedimento direttoriale del 1° dicembre 2015, recante disposizioni concernenti l’accesso alla procedura di accordo preventivo connessa all’utilizzo di beni immateriali e fino al 31 marzo 2016, il termine entro cui può essere presentata o integrata la documentazione è adesso di 150 giorni in luogo dei 120 prima previsti. Lo dispone il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 43572 del 23 marzo 2016, recante Modifiche ed integrazioni al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 1° dicembre 2015. Con successivo provvedimento saranno disciplinate ulteriori modalità di comunicazione per via telematica tra contribuenti e amministrazione, attraverso l’impiego della posta elettronica certificata, ovvero attraverso l’utilizzo di un servizio telematico erogato in rete dall’Agenzia delle Entrate. L’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), come successivamente modificato dall’articolo 5 del decreto legge del 24 gennaio 2015, n. 3, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33 (decreto “Investment Compact”) ha istituito un regime opzionale di tassazione agevolata (c.d. “Patent Box”) per i redditi derivanti dall’utilizzo di software, brevetti industriali, marchi, disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, con lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo. Con il Decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 30 luglio 2015, sono state emanate le disposizioni di attuazione dell’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Al fine di dare completa attuazione a quanto previsto dall’articolo 1, commi 39 e 40, della legge di stabilità 2015 nonché dall’art. 12 del DM 30 luglio 2015, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono state emanate apposite disposizioni per stabilire le modalità ed i termini della procedura. Al fine di assicurare ai contribuenti il tempo adeguato per la predisposizione della documentazione a supporto dell’istanza, con il presente provvedimento, si prevede un più ampio termine, in via transitoria, per la presentazione della documentazione in argomento. Inoltre, al fine di semplificare le modalità di comunicazione tra contribuenti e amministrazione nell’ambito della procedura di accordo preventivo connessa al Patent Box, con il presente provvedimento, si prevede che verrà emanato un successivo provvedimento che introdurrà modalità di comunicazione per via telematica. Tale previsione risponde anche all’esigenza di uniformare le modalità di comunicazione tra contribuenti e amministrazione nell’ambito della procedura di accordo preventivo connessa al Patent Box con quelle previste dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate nell’ambito della disciplina degli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale di cui all’art. 31-ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.   ******   10) Agevolazione sul gasolio consumato da esercenti trasporto merci conto terzi L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 35427/RU del 22 marzo 2016, a seguito di apposita richiesta fatta dall’associazione degli autotrasportatori, ha fornito delle precisazioni sulla configurazione del contratto atipico di disponibilità del veicolo, qualificato dai soggetti interessati come nolo a freddo, ammesso all’agevolazione prevista a favore degli esercenti trasporto merci conto terzi in presenza di determinate condizioni. In primo luogo, viene chiarito che occorre differenziare ciò dalla locazione senza conducente disciplinata dall’art. 84 del codice della strada, per la quale la circolare delle Dogane n. 4/D del 23 febbraio 2016 ha aderito pienamente alla speciale disciplina di settore del trasporto merci. Viene, quindi, confermato che non è richiesto l’obbligo di registrazione del contratto di locazione senza conducente propriamente detto, già riconosciuto quale titolo di possesso legittimante la fruizione del rimborso dell’accisa sui consumi di gasolio. Le diverse figure di cui in oggetto sono invece caratterizzate da un contenuto contrattuale che, pur comportando l’utilizzazione del mezzo di trasporto altrui, varia il tipo legale della locazione senza conducente in ragione di peculiari elementi distintivi. In particolare, dalle fattispecie emerse nella pratica vengono a delinearsi operazioni che si connotano per l’estrema mutevolezza delle forme di messa a disposizione del veicolo: quest’ultima prestazione, nell’arco di durata del contratto, non è temporalmente definita ma viene occasionalmente adempiuta per soddisfare richieste immediate, saltuarie o sopravvenute dell’esercente, con rendicontazioni periodiche delle ore o dei giorni di utilizzo del mezzo di trasporto. A fronte di dichiarazioni di rimborso sorrette da siffatti titoli di possesso, la citata circolare n. 4/D ha dato rilievo alla funzione perseguita dalle parti ed alla oggettiva destinazione del veicolo ed ha ricondotto il nolo a freddo alla locazione senza conducente, imponendo le medesime condizioni di ammissibilità:
  1. a) stipulazione tra imprese entrambe iscritte nell’Albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto terzi;
  2. b) redazione del contratto in forma scritta, contenente il nome del noleggiante e del noleggiatore, la data e la durata del contratto, i dati di identificazione del veicolo.
Per tali modelli che si distinguono dalla locazione senza conducente, in considerazione del carattere aleatorio ed eterogeneo che li contraddistingue, la stessa circolare ha inoltre subordinato la fruizione dell’impiego agevolato da parte dell’esercente avente siffatta disponibilità dei mezzi di trasporto ai seguenti presupposti: 1) utilizzo esclusivo del veicolo nel periodo di consumo del gasolio per autotrazione, risultante in modo inequivoco dal contratto; 2) registrazione del contratto atipico. Ciò per evidenti ragioni di tutela dell’interesse fiscale, dovendo escludere fattispecie che si prestano ad utilizzazione promiscua del mezzo di trasporto e contrastare illecite duplicazioni di rimborso d’accisa.   Vincenzo D’Andò