Diario quotidiano del 23 marzo 2016: la società tra professionisti può essere costituita anche in forma di Srls

Pubblicato il 23 marzo 2016



non serve il Notaio per sciogliere il consorzio; il trasferimento della sede all’estero non evita il fallimento in Italia; sgravio goduto sulla cartella ma non spettante: istituito codice tributo per pagare la maxi sanzione con Modello F24; EE.LL.: relazione dell’organo di revisione 2015; la società tra professionisti può essere costituita anche in forma di Srls; accertamento quantitativo di prodotti sottoposti ad accisa: precisazioni sul termine del 30 ottobre 2016; stop all’accertamento induttivo nei confronti dell’albergo con bar e ristorante; professionisti: addio agli studi di settore e allo spesometro; percentuale di controllo delle dichiarazioni nei settori energia elettrica, gas naturale e autotrasportatori; part time agevolato per gli over 63: pubblicato memorandum dal CNDCEC
 
agenda-immagineIndice:   1) Non serve il Notaio per sciogliere il consorzio 2) Il trasferimento della sede all’estero non evita il fallimento in Italia 3) Sgravio goduto sulla cartella ma non spettante: istituito codice tributo per pagare la maxi sanzione con Modello F24 4) EE.LL.: relazione dell’organo di revisione 2015 5) La società tra professionisti può essere costituita anche in forma di Srls 6) Accertamento quantitativo di prodotti sottoposti ad accisa: precisazioni sul termine del 30 ottobre 2016 7) Stop all’accertamento induttivo nei confronti dell’albergo con bar e ristorante 8) Professionisti: addio agli studi di settore e allo spesometro 9) Percentuale di controllo delle dichiarazioni nei settori energia elettrica, gas naturale e autotrasportatori 10) Part time agevolato per gli over 63: pubblicato memorandum dal CNDCEC  
  1) Non serve il Notaio per sciogliere il consorzio Dal parere del Ministero dello sviluppo economico del 16 marzo 2016 è emerso che per lo scioglimento e liquidazione del consorzio, se l’atto costitutivo non richiede la forma notarile, è possibile procedere con semplice atto informatico sottoscritto digitalmente. Era stato posto un quesito in tema di: «Scioglimento di consorzio senza intervento notarile». Tale risposta di fatto contraddice quanto sostenuto in tema dal Consiglio nazionale del notariato. Il quesito «Si chiede, in qualità di consulente di un consorzio costituito con atto notarile se è possibile lo scioglimento e contestuale nomina dei liquidatori del consorzio medesimo, secondo la procedura semplificata, cioè senza ricorso alla funzione notarile, alla stessa stregua delle srl, come da parere espresso da codesto Ministero con la nota prot. n. 94215 del 19/5/2014; ciò, per l'impossibilità del ridetto consorzio di conseguire l'oggetto sociale, in quanto tutti i soci sono dimissionari, assieme al consiglio di amministrazione». La risposta ministeriale Sul punto il ministero mostra propensione allo svolgimento di adempimenti in via semplificata pur precisando la non applicabilità dei principi contenuti nel richiamato parere n. 94215/14 dedicato specificamente alle srl. Il Mise ricorda, sul tema, che l'art. 2612 c.c., relativo all'iscrizione nel registro delle imprese dei consorzi con attività esterna, al comma 2, n. 5, richiede che l'estratto del contratto da depositare per l'iscrizione nel registro deve indicare «il modo di formazione del fondo consortile e le norme relative alla liquidazione». Quindi, lo scioglimento e la liquidazione devono essere attuati in conformità alle norme contenute nel contratto istitutivo del consorzio stesso. Qualora, poi, detto contratto preveda espressamente, una procedura che implica l'intervento notarile, non sarà possibile esimersi da essa, mentre nel caso sia prevista altra procedura, è possibile procedere agli adempimenti pubblicitari mediante atto informatico sottoscritto digitalmente, dai soggetti intervenuti, ai sensi dell'art. 24 del Codice dell'amministrazione digitale (dlgs 82/2005), cioè con firma digitale non autenticata.   ******     2) Il trasferimento della sede all’estero non evita il fallimento in Italia La Corte di Cassazione, sezioni unite, con la decisione n. 5419 del 18 marzo 2016, afferma che non basta trasferire la sede in Romania per evitare la dichiarazione di fallimento. Sarà il giudice italiano a decidere perché all’estero la società non risulta operativa né ha conti bancari e l’amministratore è residente in patria. Sì alla notifica per posta all’indirizzo della visura. In particolare, una srl reclamava contro la sentenza dichiarativa del suo fallimento emessa dal tribunale di Parma eccependo la nullità di notifica sia presso la sede sociale che presso il legale rappresentante con conseguente nullità dell'intero procedimento poiché la stessa aveva trasferito la sede sociale in Romania in epoca anteriore all'istanza di fallimento. D'altro canto il fallimento contestava il fittizio trasferimento di sede sociale all'estero. Dinanzi a ciò la Corte d'appello di Bologna affermava la giurisdizione del giudice italiano rilevando la non effettività del trasferimento all'estero del centro di interessi principali poiché la sede in Romania non risultava operativa, gli amministratori erano tutti italiani e non era stato aperto o utilizzato alcun conto corrente all'estero. Per la Suprema corte la sede effettiva si individua privilegiando il luogo dell'amministrazione principale, ossia dove si trovano gli organi direttivi e di controllo. Diversamente, se l'amministrazione principale non si trovi presso la sede statutaria deve essere riconoscibile da terzi che il centro effettivo di direzione e controllo sia presso un altro stato. Dunque, se al trasferimento all'estero non ha fatto seguito l'effettivo esercizio dell'attività imprenditoriale nella nuova sede, permane la giurisdizione del giudice italiano a dichiarare il fallimento della società che in Italia abbia avuto il centro effettivo degli interessi prima del, solo formale, trasferimento della sede all'estero.   ******   3) Sgravio goduto sulla cartella ma non spettante: istituito codice tributo per pagare la maxi sanzione con Modello F24 L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 14/E del 22 marzo 2016, ha istituito i codici tributo per versare, tramite modello F24, con uno la somma dovuta a titolo di sanzione dal contribuente/debitore che ha prodotto documentazione fraudolenta al concessionario per bloccare la procedura di recupero coattivo, con l’altro le spese di notifica. Ciò poiché, come è noto, dal 1° gennaio 2013, come previsto dal comma 537 della Stabilità per quell’anno (legge 228/2012), gli incaricati della riscossione devono sospendere, immediatamente, ogni attività finalizzata al recupero delle somme iscritte a ruolo, se il debitore presenta una dichiarazione attestante la sussistenza di una causa idonea a rendere il credito stesso non esigibile (ad esempio, per provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore, per prescrizione o decadenza del credito, prima della formazione del ruolo, per sentenza che annulla in tutto o in parte la pretesa, emessa in un giudizio al quale il concessionario non ha preso parte, eccetera). Quindi, in presenza di una cartella ritenuta illegittima, è possibile, entro 90 giorni dalla notifica, presentare al concessionario della riscossione una motivata richiesta di annullamento (comma 538). Ma, se la motivazione risulta falsa, senza “scalfire” la responsabilità penale del contribuente, scatta una pesante sanzione amministrativa: dal 100 al 200% della somma dovuta, con un importo minimo di 258 euro. Pertanto, il codice “8117” denominato “Sanzione amministrativa pecuniaria - articolo 1, comma 541, della legge 24 dicembre 2012, n. 228” serve proprio a versare tale multa; l’“8118”, invece, è relativo al pagamento delle spese di notifica. Perché, naturalmente, sarà l’ente creditore a stabilire, entro i limiti di legge, il quantum della sanzione dovuta e a darne notizia al debitore. Ad accoglierli, la sezione “Erario” dell’F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”. Per quanto riguarda il riferimento temporale da riportare nel modello, questo va ricavato, insieme al codice ufficio, nell’atto di contestazione e/o del provvedimento di ordinanza-ingiunzione emesso dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In caso di versamento frazionato, per il codice tributo “8117” bisogna specificare, nel campo “rateazione/regione/prov./mese rif.”, il numero della rata in pagamento e quello complessivo delle rate (ad esempio, “0103”, per segnalare che si sta versando la prima di tre rate). (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 14/E del 22 marzo 2016)   ******   4) Enti locali: relazione dell’organo di revisione 2015 Enti locali: Pubblicato il modello di relazione 2015 per i revisori. Il documento, redatto in collaborazione con l’Associazione Nazionale Certificatori e Ancrel, è aggiornato sulla base della normativa per gli enti locali approvata fino al 31 dicembre. Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha reso disponibile la relazione dell'organo di revisione sulla proposta di deliberazione consiliare del rendiconto della gestione e sullo schema di rendiconto per l'esercizio finanziario per l'anno 2015. Il documento, redatto in collaborazione con l’Associazione Nazionale Certificatori e Revisori Enti Locali (Ancrel), è aggiornato sulla base della normativa per gli enti locali approvata fino al 31 dicembre 2015. Il documento è composto di un testo word con traccia della relazione dell'organo di revisione e dalle tabelle excel per l'inserimento dei dati. Viene precisato che esso rappresenta soltanto una traccia per la formazione della relazione da parte dell'organo di revisione. Apposite sezioni sono dedicate, rispettivamente, al “Conto del bilancio” e all’“Analisi delle principali poste”. (CNDCEC, nota informativa del 22 marzo 2016)   ******   5) La società tra professionisti può essere costituita anche in forma di Srls Solo le clausole del modello standard sono, infatti, inderogabili, mentre il modello standard tipizzato può essere adattato affinché sia compatibile con i modelli societari previsti dal titolo V c.c., dall’ art. 10, comma 3 della legge n. 183/2011. Lo precisa il Consiglio Nazionale dei Commercialisti nel pronto ordini n. 262 del 14 marzo 2016 in risposta a un quesito dell’ordine di Brescia che chiedeva se fosse possibile iscrivere nella sezione speciale dell’albo una società tra professionisti costituita nella forma della società a responsabilità limitata semplificata. Secondo il CNDCEC da un lato, come evidenziato nella circolare 32/IR del 12 luglio 2013 «il generico rinvio effettuato ai modelli societari del titolo V, dall’art. 10, comma 3 della legge n. 183/2011 consente di includere anche le srls di cui all’art. 2.463 bis c.c., seppur con gli accorgimenti che si rendano necessari in ragione della peculiare disciplina che la contraddistingue». Dall’altro lato, si ritiene che l’inderogabilità delle clausole del modello standard fissata dal comma 3 dell’art. 2.463 del codice civile, è da intendersi nel senso che solamente le clausole previste dal modello non sono derogabili e, non che il modello stesso sia inderogabile. ****** Tirocinio «senza crediti» anche per gli esperti contabili Anche i futuri iscritti alla sezione B potranno iniziare la pratica durante l’Università senza aver raggiunto i crediti previsti dalla convenzione quadro. Le disposizioni dettate dal MIUR in merito allo svolgimento dei primi 6 mesi di tirocinio in concomitanza con l’ultimo anno del percorso di studi universitari, ancorché senza aver ottenuto i crediti previsti dalla convenzione quadro 2014, si applicano tanto ai praticanti dottori commercialisti quanto agli aspiranti esperti contabili. Il chiarimento arriva dal Consiglio nazionale dei commercialisti che, con il Pronto Ordini n. 6/2016 (in risposta ad un quesito arrivato dall’ODCEC di Latina), ritorna sulle precisazioni fornite dal Ministero dell’Istruzione con nota dell’11 gennaio scorso diffusa con l’Informativa CNDCEC n. 17/2016.   ******   6) Accertamento quantitativo di prodotti sottoposti ad accisa: precisazioni sul termine del 30 ottobre 2016 Accertamento quantitativo di prodotti sottoposti ad accisa tramite misuratori non MID installati in spazi doganali. Termine del 30 ottobre 2016 di cui art.22 del D.lgs. 22/07. Precisazioni fiscali. Il prossimo 30 ottobre 2016 giungerà a scadenza il periodo transitorio previsto dall’art. 22, comma 1 del D.lgs. 22/07, decorso il quale non sarà più ammessa la commercializzazione e la messa in servizio degli strumenti di misura sottoposti ai controlli metrologici legali che soddisfino le norme applicabili anteriormente al 30 ottobre 2006, muniti di omologazione di validità indefinita. Il predetto periodo transitorio interessa anche i misuratori di cui all’art.22 comma 3, vale a dire quelli che non sono stati soggetti ai controlli metrologici legali (vale a dire, gli strumenti per cui non è stato, all’epoca, applicato il cosiddetto bollo di verificazione prima). Al riguardo, si precisa che i predetti strumenti di misura (sia del comma 1, sia del comma 3) non rientranti nella direttiva MID, laddove prescritti dall’Amministrazione finanziaria ed installati negli spazi doganali per l’accertamento quantitativo di prodotti sottoposti ad accisa, ed utilizzati, ai fini di controllo, per la determinazione del carico di imposta (si pensi, ad esempio, ai misuratori saggiatori utilizzati nelle distillerie ovvero ai misuratori ubicati sulle condotte per la determinazione della quantità di prodotti energetici importati), continueranno ad essere utilizzati, nella predetta funzione, anche dopo la data 30 ottobre 2016. Pertanto, il sopraggiungere della predetta scadenza non comporta, in alcun modo, per quanto di competenza, la sostituzione dei predetti misuratori non MID, qualora, ovviamente, gli stessi siano ancora operanti nel rispetto delle ammesse tolleranze metrologico – legali (strumenti di cui al comma 1) e funzionanti per il predetto controllo doganale e fiscale (strumenti di cui al comma 3). I misuratori di cui al comma 1, tra l’altro, possono continuare ad essere utilizzati anche dopo il 30 ottobre 2016, nel rispetto delle predette condizioni, anche a seguito della rimozione o della riparazione (purché non vi sia alterazione dei predetti bolli di verificazione prima apposti per fini metrologico - legali). Per quanto sopra esposto, per i fini di competenza, la sostituzione con un misuratore MID, decorso il termine del 30 ottobre 2016, si renderà necessaria esclusivamente al momento della rimozione dal luogo di utilizzazione, per qualsiasi motivo, per quanto concerne i misuratori di cui all’art.22, comma 3, nonché a seguito della rimozione dei predetti bolli di verificazione prima, nel caso di strumenti di cui al comma 1. Ovviamente, gli strumenti installati ex-novo su tubazione o su condotta, per i fini del controllo doganale e fiscale dei prodotti sottoposti ad accisa, dovranno essere conformi alla direttiva MID. (Agenzia delle Dogane, circolare n. 6/D del 22 marzo 2016)   ******   7) Stop all’accertamento induttivo nei confronti dell’albergo con bar e ristorante La precisione del contribuente aiuta contro le presunzioni avanzate dall’Amministrazione finanziaria. In particolare, l’Ufficio finanziario non ha contestato l’”esattezza matematica dei conteggi offerti dalla società verificata, in entrambi i gradi del giudizio, attestanti un non perpetrato occultamento di ricavi e, quindi, di reddito”. Cosi si pronuncia la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5205 del 16 marzo 2016. E’, quindi, nullo l’accertamento induttivo elevato per l’attività di albergo con ristorante e bar a seguito del sensibile scostamento tra i ricavi denunciati e quelli presumibili da una normale e proficua gestione. Sono poi risultati inadeguati i dati presi dall’Ufficio a base del procedimento induttivo. Risulta, pertanto omessa la prova di vizi di tenuta della contabilità, cui è seguita la nullità dell’intero atto. Svolgimento del processo Nei confronti di S. B. in liquidazione s.r.l., esercente albergo con ristorante e bar, venne emesso avviso di accertamento relativo all'anno 1998 con cui si ricostruivano i ricavi, oltre al recupero di costi non inerenti. Il ricorso della contribuente venne parzialmente accolto dalla CTP, la quale da un lato ritenne i fondamenti dell'accertamento "discutibili e...privi di verificabile attendibilità", non essendosi detratto il c.d. sfrido, né separato i pranzi nuziali dai pasti ordinari, ed essendosi ipotizzato l'utilizzo di quantità di merce sicuramente inferiore a quella che poteva essere ragionevolmente utilizzata per la preparazione delle varie portate, dall'altro ravvisò "un sensibile scostamento fra i ricavi denunciati e quelli presumibili da una normale e proficua gestione", dimezzando i maggiori ricavi accertati. Proposero appello la contribuente, insistendo per il totale annullamento dell'avviso, e appello incidentale l'Ufficio, reputando "arbitraria" "la riduzione della metà dei ricavi operata dal giudice dì prime cure". La Commissione Tributaria Regionale della Basilicata accolse l'appello principale e respinse quello incidentale sulla base della seguente motivazione. La CTP ha rilevato l'inadeguatezza dei dati presi dall'Ufficio a base del procedimento induttivo, ma si è limitata ad un accoglimento parziale dell'impugnazione "per una considerazione che rimane avulsa tanto dai motivi di doglianza della società ricorrente, quanto dalle avverse deduzioni dell'Ufficio. Difatti non può "salvare" la legittimità dell'atto impositivo l'addotta considerazione circa lo scostamento ritenuto sussistente tra i ricavi dichiarati e quelli presuntivamente conseguibili attraverso una normale e proficua gestione. Invero non è dato ammettere l'esistenza di un imprenditore che non si prodighi per ottenere il "massimo risultato" dalla gestione della sua attività economica. I ricavi che egli consegue sono quelli effettivamente ottenuti secondo l'andamento del mercato e non quelli che avrebbe potuto conseguire, quasi fosse possibile supporre un esito ottimale standardizzato, sempre dello stesso livello, a conclusione di ogni ciclo produttivo, per qualsivoglia esercizio imprenditoriale. Un risultato di tal natura, appiattito nella sua consistenza apicale, è semplicemente una fantasiosa congettura che giammai può costituire punto certo di riferimento per presumere un occultamento di ricavi. Una siffatta operazione può essere svelata solo dai constatati vizi di una contabilità adulterata e/o da altre alterazioni riscontrate nella tenuta dei registri obbligatori e, ancora da controlli incrociati. Orbene, solo per quanto sin qui considerato, sarebbe spettato ai giudici provinciali di accogliere in toto (e non parzialmente) il ricorso. A tutto ciò aggiungasi che tanto nelle controdeduzioni di primo grado quanto in quelle riportate nell'appello incidentale, la difesa dell'Ufficio finanziario s'è incentrata nel sostenere la correttezza procedurale delle proprie operazioni relative alle fasi del controllo ispettivo e del successivo accertamento, senza peritarsi di smentire la esattezza matematica dei conteggi offerti dalla società verificata, in entrambi i gradi del giudizio, attestanti un non perpetrato occultamento di ricavi e, quindi, di reddito". Ha proposto ricorso per cassazione l'Agenzia delle Entrate sulla base di tre motivi. Motivi della decisione Con il primo motivo si denuncia violazione dell'art. 112 c.p.c. e in subordine omessa motivazione, ai sensi dell'art. 360 n. 4 e n. 5 c.p.c. Espone la ricorrente che la CTR ha affermato che l'Ufficio non avrebbe avversato l'impugnata sentenza "nella parte in cui evidenzia i singoli addebiti attribuiti a carico dell'accertamento" e non avrebbe fatto "nessun accenno in opposizione ai conteggi prospettati dalla società appellante". Osserva che in sede di appello la sentenza della CTP è stata censurata globalmente per la sua "arbitrarietà" e (che si sono evidenziate sia l'erroneità della quantità di detrazioni operate nei calcoli di parte che le ammissioni del legale rappresentante in sede di p.v.c., ed in particolare quella secondo cui "tanto il bar quanto il ristorante sono aperti al pubblico diverso dalla clientela dell'albergo". Lamenta la ricorrente che la CTR ha omesso di decidere in ordine alle censure contenute nell'appello incidentale. In via subordinata la ricorrente lamenta l'omessa motivazione da parte della CTR in ordine alle circostanze di cui sopra, rimaste senza alcuna spiegazione trascurate dalla sentenza. Il motivo è inammissibile. La ricorrente non lamenta la mancata pronuncia sull'appello incidentale, ma la pretermissione di una serie di deduzioni contenuta nell'atto di appello. Va rammentato che il rapporto tra le istanze delle parti e la pronuncia del giudice, agli effetti dell’art. 112, cod. proc. civ., può dare luogo a due diversi tipi di vizi: se il giudice omette del tutto di pronunciarsi su una domanda od un'eccezione, ricorrerà un vizio di nullità della sentenza per "error in procedendo", censurabile in Cassazione ai sensi dell'art. 360, n. 4, cod. proc, civ.; se, invece, il giudice si pronuncia sulla domanda o sull'eccezione, ma senza prendere in esame una o più delle questioni giuridiche sottoposte al suo esame nell'ambito di quella domanda o di quell'eccezione, ricorrerà un vizio di motivazione, censurabile in Cassazione ai sensi dell'art. 360, n. 5, cod. proc. civ. L’erronea sussunzione nell'uno piuttosto che nell'altro motivo di ricorso del vizio che il ricorrente intende far valere in sede di legittimità, comporta l'inammissibilità del ricorso (fra le tante Cass. 11 maggio 2012, n. 7268). La ricorrente lamenta il mancato esame delle questioni evidenziate nel motivo di ricorso, sicché la censura va posta nei termini dei vizio motivazionale. La denuncia di omessa motivazione ai sensi dell’art. 360 n. 5 è stata proposta in via subordinata, ma risulta del tutto carente il requisito di cui all'art. 366 bis c.p.c. (che risulta invece formulato sotto il profilo dell'omessa pronuncia). Con il secondo motivo si denuncia violazione dell'art. 39, comma 2, d.p.r. n. 600/1973, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c. Osserva la ricorrente che in sede di p.v.c. era stata riscontrata la mancata tenuta della contabilità di magazzino per il raggruppamento dei beni in categorie omogenee per natura e valore ai sensi dell'art. 59 TUIR, da cui l'inattendibilità della contabilità e l'ammissibilità dell'accertamento induttivo, con correlativa inversione dell'onere della prova. Aggiunge che per smentire l'accertamento, condotto su dati rilevati dalla realtà aziendale e dalle dichiarazioni della parte, la contribuente avrebbe dovuto opporre prove contrarie, e non un'altra presunzione semplice. Illegittimo è dunque per la ricorrente l'addebito fatto all'Ufficio di non avere fatto "opposizione ai conteggi prospettati dalla società appellante", perché non l'Ufficio doveva opporsi agli assunti della contribuente, ma doveva quest'ultima dimostrare l'infondatezza delle presunzioni a base del l'accerta mento. Il motivo è inammissibile. La ricorrente attribuisce all'affermazione contenuta in sentenza secondo cui l'Agenzia delle Entrate non avrebbe fatto "opposizione ai conteggi prospettati dalla società appellante" un significato che violerebbe la regola sull'onere della prova in quanto porrebbe a carico dell'Ufficio l'onere di contestazione e dimostrazione dell'assunto della contribuente. Il passaggio della sentenza impugnata va letto nel complesso dell'intera motivazione e la sua portata va interpretata con quanto successivamente rilevato, e cioè che la difesa dell'Ufficio finanziario non ha contestato l'"esattezza matematica dei conteggi offerti dalla società verificata, in entrambi i gradi del giudizio, attestanti un non perpetrato occultamento di ricavi e, quindi, di reddito". In tal modo la CTR ha inteso riconoscere che mediante i conteggi "attestanti un non perpetrato occultamento di ricavi e, quindi, di reddito" la contribuente ha assolto il proprio onere probatorio, ed era a questo punto compito dell'Ufficio replicare a conteggi che il giudice di merito ha reputato "esatti" dal punto di vista matematico. La censura non coglie quindi la ratio decidendi della sentenza. Con il terzo motivo si denuncia violazione dell'art. 2730 ss. c.c. ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c. Osserva la ricorrente che l'accertamento doveva essere confermato in presenza delle dichiarazioni confessorie in ordine ai quantitativi di materia prima utilizzati per le singole porzioni, coincidenti con quelli assunti a base dai verificatori, e in ordine al pieno carattere di pubblico esercizio del bar, autonomo rispetto a ristorante e albergo, non potendo tali dichiarazioni essere semplicemente smentite da affermazioni contrarie In giudizio. Il motivo è inammissibile. La censura muove dall'accerta mento di un presupposto di fatto, l'esistenza di dichiarazioni del legale rappresentante della società aventi contenuto confessorio, di cui non vi è traccia nella sentenza impugnata. Indipendentemente dalla questione che spetta al giudice di merito la valutazione in termini di confessione della dichiarazione resa da una delle parti del giudizio, l'esame del motivo presuppone un'indagine di merito in ordine all'esistenza di dichiarazioni ed alla loro valutazione circa l'eventuale portata confessoria che è preclusa nella presente sede di legittimità.   ******   8) Professionisti: addio agli studi di settore e allo spesometro Professionisti, stop agli studi di settore. Il Governo rilancia sulla scelta di superare l’applicazione degli studi di settori per i soggetti che tengono la contabilità per cassa. Il Consiglio nazionale dei commercialisti di Torino ha consentito alla categoria di confrontarsi con l’Esecutivo e di formulare altre richieste. Tra queste emerge la sospensione strutturale dei termini amministrativi nel mese di agosto. Chiesta anche la proroga automatica di 60 giorni in caso di ritardi nell'approvazione dei provvedimenti attuativi o dei software applicativi. Su questi punti l’apertura del Governo è stata ampia. A completare il quadro delle richieste avanzate dai commercialisti c’è la deducibilità delle spese sostenute per la formazione professionale continua. Anche su questo aspetto il confronto è aperto. Il Parlamento ha invitato la categoria a presentare una proposta organica di discussione. Si va verso l’abolizione dello spesometro Semplificazioni, stop allo speso metro: Abolizione dello spesometro e di una lunga serie di comunicazioni anti-evasione (black list, lettere di intento, assegnazione dei beni ai soci), revisione degli studi di settore e abolizione per chi è in contabilità di cassa (sia professionisti che autonomi), revisione della tassazione del Tfr, spese di rappresentanza per ospitalità clienti, liquidazione dell’Iva di gruppo e ritorno del modello F24 cartaceo per pagamenti anche al di sotto dei 1.000 euro per i pensionati. Il nuovo piano del Governo per semplificare il fisco a cittadini e imprese è pronto. Dopo aver riunito intorno a un tavolo associazioni di categoria e professionisti, il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, vuole tirare le fila per presentare il nuovo pacchetto di semplificazioni fiscali, che, nelle intenzioni dei tecnici e del Governo, dovrà ulteriormente ridurre i paletti e i vincoli imposti dalla burocrazia anche in campo tributario. Non solo. Questi obblighi oltre a frenare la produttività delle imprese e a complicare la vita ai cittadini, in molti casi si trasformano in costi aggiuntivi. Per questo, come ha sottolineato Casero a Torino al convegno dei commercialisti sulla riforma fiscale, le nuove semplificazioni «dovranno anche ridurre gli oneri da adempimento in uno spirito di leale collaborazione tra amministrazione finanziaria e contribuenti». ******   9) Percentuale di controllo delle dichiarazioni nei settori energia elettrica, gas naturale e autotrasportatori L’Agenzia delle Dogane, con la nota 30077/RU del 22 marzo 2016, illustra nel dettaglio la metodologia di determinazione degli indicatori di controllo. Con nota prot. n. 17014 del 23/02/2016 sono state fornite indicazioni sulla revisione dell’indicatore chiave di performance denominato “Indice di presidio del territorio”, introdotto nel precedente esercizio 2015 con nota prot.3749 del 09/02/2015. Com’è noto, l’ambito di applicazione di tale indice è riferito ai controlli inventariali (quindi, con accesso) nei settori di imposta dei prodotti energetici, dell’alcole e bevande alcoliche e degli oli lubrificanti e bitumi. Per avere una caratterizzazione delle ulteriori attività di verifica svolte nel settore delle accise, avuto riguardo alla distribuzione del numero di controlli rendicontati attraverso l’applicazione AIDA -> Accise -> Verifiche, è sorta l’esigenza di introdurre tre ulteriori indicatori riferiti ai controlli svolti in ufficio sulle dichiarazioni nel settore delle imposte di consumo (energia elettrica e gas naturale) nonché relative alla principale agevolazione gestita dall’Agenzia (autotrasportatori). Questi settori, infatti, hanno rappresentato, nel 2015, circa l’80% del totale delle verifiche complessivamente rendicontate. In particolare, i tre nuovi indicatori individuati rappresentano, per ciascuno dei tre predetti settori, il rapporto percentuale, nell’anno di riferimento, tra i controlli eseguiti in Ufficio (aventi classifica 22809 – verbale di liquidazione delle dichiarazioni e 23509 – verbali di verifica su base documentale in ufficio) ed il numero di dichiarazioni pervenute. Sempre relativamente all’anno di riferimento, per ogni codice Ufficio, sono esclusi dal computo dei controlli eseguiti le verifiche con classifica 23509 ripetute sullo stesso codice ditta ed i verbali di liquidazione delle dichiarazioni con classifica 22809 reiterati sullo stesso protocollo di dichiarazione. Per l’anno 2016 i tre indicatori non sono inseriti nei piani dell’Agenzia e verranno calcolati solo con finalità di monitoraggio, avendo come riferimento, per ciascuna Direzione, i livelli raggiunti per l’anno 2015, parimenti allegati. Valori obiettivo saranno forniti solo a decorrere dal 2017, tenendo conto del comportamento storico di ciascuna Direzione di vertice di secondo livello nonché del livello di controllo nazionale da assicurare relativamente a ciascuno dei tre settori in oggetto. In relazione a quanto sopra esposto, i quattro indicatori precedentemente inseriti nel piano operativo della performance per l’anno 2016 ed oggetto di preliminare contrattazione con codeste Strutture di vertice si intendono eliminati. (Agenzia delle Dogane, nota 30077/RU del 22 marzo 2016) ******   10) Part time agevolato per gli over 63: pubblicato memorandum dal CNDCEC Part time agevolato per gli over 63: Nuova misura di “flessibilità in uscita” per i dipendenti del settore privato. Sull’argomento il CNDCEC, il 22 marzo 2016, ha pubblicato il memorandum n. 3/2016. Nell’intesse dei lavoratori adulti, della collettività nella quali operano, del loro datore di lavoro e, più in generale, del Paese, il CNDCEC ritiene apprezzabile la recente iniziativa del legislatore, contenuta nella legge di stabilità 2016, che dovrebbe favorire il “passaggio del testimone” dagli stessi lavoratori adulti ai loro colleghi più giovani, con l’utilizzo dell’istituto del lavoro a tempo parziale. Il suddetto memorandum intende esaminare il nuovo strumento di avvicinamento soft del lavoratore all’età minima pensionabile, che consente di ridurre l’orario di lavoro, mantenendo una retribuzione congrua alle proprie esigenze di vita, senza che questa decurtazione intacchi la propria posizione contributiva, attraverso il riconoscimento da parte dell’Inps di contributi figurativi. Probabilmente con l’andare degli anni questo provvedimento non rimarrà isolato, si veda ad esempio la precedente norma contenuta nel decreto legislativo 141/2015 (Jobs act) sulla previsione di un part time in vista della pensione per quelle aziende che applicano contratti di solidarietà espansiva, la c.d. “staffetta generazionale”. Con la legge di stabilità 2016 il Governo del nostro Paese è intervenuto nuovamente sul tema dell’epilogo dell’attività lavorativa, con uno strumento sperimentale di accompagnamento alla pensione dei lavoratori dipendenti del settore privato, che coinvolge tutte le parti in causa: impresa, lavoratore ed Inps. Al termine del presente documento viene pubblicata una bozza di accordo tra datore di lavoro e lavoratore dipendente per dar corso alla procedura ex art. 1, comma 284, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Ovviamente il fac simile proposto non ha carattere esaustivo, rappresentando solo un utile riferimento per gli addetti ai lavori con implementazioni da effettuare in base alle proprie esigenze. Il documento è scaricabile dal sito www.cndcec.it (CNDCEC, memorandum n. 3/2016 del 22 marzo 2016)   Vincenzo D’Andò