Diario quotidiano del 18 marzo 2016: le nuove esclusioni dallo spesometro

Pubblicato il 18 marzo 2016



nuova esclusione dallo spesometro 2016; nuovo contratto di solidarietà difensivo; tenuta e conservazione delle scritture contabili all’estero; antiriciclaggio: questionari dagli Ordini dei Commercialisti; tassa rifiuti: tariffa intermedia per i Bed andreakfast; chiarimenti sull’applicazione delle nuove sanzioni sulle violazioni fiscali commesse prima del 2016; accertamento fiscale anticipato sempre nullo; variazione della misura dell’interesse di dilazione sulle somme dovute per violazioni sui contributi previdenziali; l’istanza di dilazione ad Equitalia blocca ipoteca e fermo amministrativo; cartella di pagamento: a breve la notifica via Pec; si pagano con F24 le somme dovute in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione; F23: istituito codice tributo e codice ente
 
agenda-immagineIndice: 1) Nuova esclusione dallo spesometro 2016 2) Nuovo contratto di solidarietà difensivo 3) Tenuta e conservazione delle scritture contabili all’estero 4) Antiriciclaggio: questionari dagli Ordini dei Commercialisti 5) Tassa rifiuti: tariffa intermedia per i Bed & Breakfast 6) Chiarimenti sull’applicazione delle nuove sanzioni sulle violazioni fiscali commesse prima del 2016 7) Accertamento fiscale anticipato sempre nullo 8) Variazione della misura dell’interesse di dilazione sulle somme dovute per violazioni sui contributi previdenziali 9) L’istanza di dilazione ad Equitalia blocca ipoteca e fermo amministrativo 10) Cartella di pagamento: a breve la notifica via Pec 11) Si pagano con Modello F24 le somme dovute in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione 12) Modello F23: istituito codice tributo e codice ente  
  1) Nuova esclusione dallo spesometro 2016 In relazione all’adempimento ormai consueto dello spesometro, da quest’anno debutta l’esclusione prevista per taluni soggetti che provvedono alla comunicazione dei dati all’Amministrazione finanziaria in virtù del nuovo obbligo di trasmissione telematica funzionale alla realizzazione del progetto “Dichiarazione precompilata”. Si tratta dell’invio al sistema tessera sanitaria (STS) dei dati delle prestazioni sanitarie 2015. Con una specifica disposizione introdotta nella legge di Stabilità 2016 (la legge n. 208/2015) è stata apportata una modifica “temporanea” alla disciplina delle spesometro tesa ad escludere dall’adempimento coloro che già provvedono alla trasmissione dei dati al Sistema tessera sanitaria. In particolare il comma 953 del suddetto provvedimento ha aggiunto all’articolo 21, D.L. 78/2010 un nuovo comma 1-quater che prevede quanto segue: “Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, in via sperimentale, per l’anno 2016, l’obbligo di comunicare le operazioni di cui al comma 1 è escluso per coloro i quali trasmettono i dati al Sistema tessera sanitaria ai sensi dell’articolo 3, comma 3, D.Lgs. 175/2014”. Pertanto, l’invio dei dati tramite il STS esonera il medico/odontoiatra/struttura sanitaria dalla comunicazione delle operazioni sanitarie esenti all’interno dello Spesometro. Va tuttavia segnalato che qualora il cliente, per ragioni di privacy, manifesti la propria opposizione all’acquisizione dei dati tramite il sistema STS, il medico/odontoiatra/struttura sanitaria dovranno comunque comunicare telematicamente tali prestazioni sanitarie all’Agenzia delle entrate nel modello di comunicazione polivalente (c.d. spesometro). Riguardo i termini di presentazione anche per l’anno 2015, i soggetti tenuti all’adempimento dovranno trasmettere il modello: -entro il 10 aprile 2016 (tuttavia, il termine cade di domenica, quindi slitta al giorno successivo) se nel 2015 hanno effettuano liquidazioni Iva mensili; - entro il 20 aprile 2016 se nel 2015 hanno effettuano liquidazioni Iva trimestrali.   ****** 2) Nuovo contratto di solidarietà difensivo Il contratto di solidarietà ha subito, dopo l’intervento effettuato con il Decreto Legislativo n. 148/2015, importanti e profonde modifiche, perdendo nel contempo quell’appeal che lo aveva contraddistinto. Dal 24 settembre scorso, data in cui è entrato in vigore il decreto del Jobs Act sul riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, l’integrazione prevista per i lavoratori è al pari di quanto previsto per la Cassa integrazione guadagni straordinaria e, quindi, nei limiti del massimale di integrazione. Più costosa e limitata, invece, sarà la possibilità per i datori di lavoro di ricorrere ad uno strumento che ha come precipua finalità quella di evitare il licenziamento. La norma, infatti, prevede un aumento dei costi di finanziamento dell’ammortizzatore, a carico dei datori che ne fanno uso, e una durata massima complessiva nel quinquennio di osservazione. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha analizzato, con la circolare n. 6/2016, le caratteristiche e il campo di applicazione dei nuovi contratti di solidarietà difensivi per le imprese soggette alla CIGS, soffermandosi su misura, durata e contribuzione dell’integrazione e sul procedimento amministrativo per l’erogazione del trattamento. ****** 3) Tenuta e conservazione delle scritture contabili all’estero Tenuta e conservazione delle scritture contabili all’estero problematica, risparmio dei costi amministrativi e vantaggi in termini competitivi sono solo due dei motivi che rendono sempre più diffuso l’affidamento ad un fornitore esterno della tenuta e conservazione e della gestione delle scritture contabili obbligatorie. Su tale tema, in questi giorni, la Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato un apposito documento. Differenza tra tenuta e conservazione Secondo la FNC, con il termine “tenuta” si intende lo statuto giuridico delle scritture contabili, ovverosia quel complesso di regole che sovrintende alla loro ordinata, regolare e veritiera predisposizione, redazione ed emissione e che ne stabilisce l’obbligatorietà; con il lemma “conservazione”, invece, si intende la fase successiva alla tenuta consistente nella corretta archiviazione e stampa (qualora conservate in formato cartaceo, tradizionale) delle scritture e nella determinazione dei termini entro i quali deve essere garantita”. I problemi emergono però non tanto per quanto concerne la tenuta e conservazione con modalità informatiche, quanto piuttosto per la tenuta e conservazione con modalità tradizionali. I riferimenti di base sono quelli specificati nel D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. All’art. 39, comma 3, si specifica che si possono conservare in modalità elettronica le fatture, specificando anche che “il luogo di conservazione elettronica delle stesse, nonché dei registri e degli altri documenti previsti dal presente decreto e da altre disposizioni, può essere situato in un altro Stato”. I problemi, semmai, emergono per quanto concerne la tenuta e conservazione in modalità tradizionali, in quanto, osserva l’autrice, “non vi è alcuna disposizione normativa che ne disciplini ovvero ne vieti la gestione presso uno Stato estero”. Le disposizioni riguardano infatti le sole tenuta e conservazione in formato digitale, soggette tra l’altro ad una disciplina sia civilistica che tributaria particolarmente dettagliata; la Giusti ipotizza che “da tale constatazione potrebbe emergere l’intenzione del legislatore di indurre i soggetti obbligati alla tenuta e conservazione delle scritture contabili ad abbandonare progressivamente le modalità tradizionali di gestione per approdare definitivamente alle modalità informatiche, stante l’indubbia obsolescenza delle prime”. Impossibilità della conservazione dei registri tradizionali all’estero Alcuni chiarimenti sono stati effettuati dal Fisco con la risoluzione n. 167/E del 9 novembre 2000, nella quale viene specificato che l’elaborazione dei dati contabili tramite elaboratori ubicati presso la casa madre estera e collegati ai terminali esistenti presso la sede secondaria italiana non genera problemi, se si rispetta la normativa in tema della tenuta della contabilità; se i libri, i registri e i documenti contabili vengono messi a disposizione contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi di controllo e se la registrazione e la stampa sono effettuate entrambe in italiano. Per garantire il rispetto delle condizioni, però, è necessario che vi sia un centro elaborazione dati situato all’estero, che possa collegarsi presso l’impresa italiana per la stampa dei documenti contabili; l’impresa, inoltre, dovrà esibire l’attestazione del soggetto estero recante la specificazione delle scritture in suo possesso. In definitiva, la FNC perviene alla conclusione che non è possibile ammettere la tenuta e conservazione tradizionale dei documenti e delle scritture contabili presso uno Stato estero, stante l’impossibilità di garantire il rispetto delle condizioni illustrate nell’ipotesi in cui le scritture siano tenute tramite registrazioni manuali su supporto cartaceo o comunque con modalità che non permettono un collegamento in tempo reale tra luogo di conservazione estero e soggetto residente o domiciliato nel territorio dello Stato. ****** FNC, on-line la check list per la redazione del bilancio 2015 Per agevolare le operazioni di chiusura annuale dei conti in vista della prossima redazione del bilancio relativo all’esercizio 2015, la FNC ha fornito la check list relativa alle principali registrazioni e verifiche che devono essere effettuate, quale supporto per le suddette operazioni. Come noto, la redazione del bilancio d­’esercizio rappresenta un processo articolato volto a garantire la conformità del documento al quadro normativo e regolamentare di riferimento, nonché il rispetto di tutti i postulati e principi di redazione ai fini dell’assolvimento della sua funzione informativa. La Fondazione, con l’allegata check list, ha predisposto e reso pubbliche le linee guida per il controllo contabile del bilancio partendo dalla distinzione tra la redazione del bilancio in forma ordinaria e in forma abbreviata. La FNC sottolinea infatti che il bilancio può essere redatto in forma abbreviata quando nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, l’azienda non abbia superato due dei seguenti limiti: Attivo dello Stato patrimoniale: 4.400.000; Ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000; Dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità. Le liste di controllo, disponibili sul sito della Fondazione, rappresentano inoltre anche un prezioso contributo alla corretta predisposizione del bilancio aiutando a limitare errori od omissioni in conformità con la normativa e le corrette pratiche nazionali. ****** Agevolazioni 2016 per i professionisti Professionisti, la FNC elenca le opportunità loro concesse: - Superammortamenti; - selfiemployment; fondo microcredito FSE per l’Abruzzo. Queste le nuove agevolazioni a favore dei professionisti che vengono prese in esame nel documento “Agevolazioni ed incentivi per i liberi professionisti”, redatto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Ciascuna delle misure viene illustrata attraverso delle brevi elencazioni che ne riassumono i caratteri peculiari e gli aspetti applicativi (beneficiari, finanziamenti ammissibili, importi finanziabili, etc..). Superammortamenti La novità, introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 (commi 91-96, art. 1, L. 208/2015), agevola gli investimenti produttivi delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo consentendo di accelerare il processo di ammortamento fiscale del cespite: i beni potranno essere ammortizzati fiscalmente al 140% in luogo del 100%. Il superammortamento è consentito per i beni acquistati sino al 31 dicembre 2016. Selfiemployment La misura, gestita da Invitalia, è volta a finanziare le iniziative di auto-impiego e di autoimprenditorialità il cui target sono gli under-30 iscritti a Garanzia Giovani. La misura sarà valida sino all’esaurimento dei fondi. Come evidenziato nel Documento della FNC “è importante che Invitalia garantisca rapidi tempi di risposta alle domande di finanziamento dei giovani, allineati con i normali tempi impiegati dagli istituti di credito per finanziare le Start Up. Un’eccessiva lentezza nelle risposte deluderebbe le aspettative dei giovani e diminuirebbe l’efficacia della misura in quanto, con molta probabilità, diversi progetti valutati positivamente da Invitalia, se finanziati in ritardo, potrebbero non essere realizzati.” Abruzzo fondo microcredito FSE La misura prevede la concessione di microcrediti di importo compreso tra 5.000 e 10.000 euro e ha l’obiettivo primario di sostenere la microimprenditorialità locale e il lavoro autonomo finanziando l’avvio di nuove attività imprenditoriali ovvero la realizzazione di nuovi investimenti e/o il consolidamento di investimenti nell’ambito di iniziative già esistenti, da parte di tutti quei soggetti, persone fisiche e persone giuridiche (per quest’ultime gli importi concedibili vanno da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 25.000 euro), che, per condizioni soggettive e oggettive, si trovino in difficoltà ad accedere ai canali tradizionali del credito. Le domande potranno essere presentate sino a domani, 17 marzo 2016. ****** Funzioni, poteri e obblighi del curatore dell’eredità giacente La Fondazione Nazionale dei Commercialisti, infine, con un ulteriore documento del 15 marzo 2015, si è focalizzata sull’analisi dell’attività del curatore nell’eredità giacente. Istituto dell’eredità giacente A tal proposito, l’istituto dell’eredità giacente, disciplinato dagli artt. 528-532 c.c., è volto a garantire la conservazione e l’amministrazione del patrimonio ereditario nel periodo intercorrente tra il momento dell’apertura della successione mortis causa e quello dell’eventuale accettazione dell’eredità da parte del chiamato. Al fine di evitare che in tale arco temporale il patrimonio (o l’asse) ereditario rimanga privo di tutela giuridica e che subisca pregiudizi in danno degli eredi (o legatari) o di eventuali creditori del de cuius, il legislatore ha previsto la nomina di un curatore dell’eredità giacente. La finalità propria dell’istituto dell’eredità giacente è raggiunta attraverso la nomina di un curatore. Con quest’ultima, infatti, il chiamato all’eredità perde i poteri dei quali godeva ex art. 460 c.c.: l’istanza per la nomina del curatore viene effettuata proprio a causa dell’inerzia del chiamato il quale, non volendo accettare e non volendo essere autorizzato a compiere gli atti necessari, lascia in stato di abbandono il patrimonio ereditario. Al fine di delineare l’ambito di operatività del curatore dell’eredità giacente, la FNC con detto documento, ha analizzato l’attività di quest’ultimo, regolata dagli artt. 529-530-531 c.c., integrati dagli artt. 781-782-783 c.p.c, soffermandosi nello specifico sui seguenti aspetti: - Procedura di nomina del curatore dell’eredità giacente; - obblighi e poteri del curatore; - la responsabilità del curatore; - cessazione della curatela.   ******   4) Antiriciclaggio: questionari dagli Ordini dei Commercialisti Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti si adegua alla IV Direttiva europea antiriciclaggio - Direttiva n. 2015/849/UE (erroneamente citata nel Documento ufficiale, dove si riporta n. 2015/845, ndr) - e alle indicazioni fornite nella “Analisi nazionale del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo” condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) nel 2014. A tal fine, lo stesso Consiglio Nazionale dei Commercialisti, in questi giorni, ha inviato ai vari Ordini locali un questionario, elaborato dalla Commissione “Antiriciclaggio”, da girare agli iscritti che mira a raccogliere le necessarie informazioni per una sistematica rilevazione dei rischi riscontrabili nell’ambito dell’attività professionale. In particolare, il questionario, in formato excel, si compone di due parti: Analisi del rischio (Parte I), che dovrà essere inviata agli iscritti (o ad un campione degli stessi) ed è relativa alla rilevazione delle minacce e dei fattori di criticità connessi al fenomeno di riciclaggio/finanziamento del terrorismo riscontrabili nell’attività professionale. Al commercialista viene richiesto di indicare il grado di rischio nei vari settori di competenza (Amministrazione e liquidazione di aziende, patrimoni e singoli beni, Assistenza tributaria redazione e trasmissione dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali, Consulenza aziendale…), specificando, in caso di elevato rischio, quali sono le principali criticità connesse alla prestazione tra quelle già individuate (economia sommersa, uso del contante e disintermediazione finanziaria, trasparenza di persone giuridiche e Trust, utilizzo di giurisdizioni estere e triangolazione tra paesi, altro da specificare); Analisi efficacia presidi (Parte II), a cura degli Ordini, relativa all’analisi e valutazione dell’efficacia dei presidi preventivi e repressivi dei suddetti fenomeni criminosi. Gli Ordini, una volta acquisiti i questionari compilati, procederanno a una sintetica elaborazione dei dati contenuti da trasmettere, tramite l’apposita scheda, al CNDCEC entro il 15 maggio 2016.   ******   5) Tassa rifiuti: tariffa intermedia per i Bed & Breakfast Nota dell’IFEL diffusa in questi giorni, dunque per i Bed & Breakfast, necessita applicare una tassa rifiuti che si collochi tra civile abitazione ed albergo. Insomma, una via di mezzo. Difatti, alla domanda se la quantità di rifiuti prodotta da un Bed & Breakfast sia più vicina a quella di una civile abitazione o di un albergo, segue la precisazione che al B&B non devono essere applicati i valori e i coefficienti dell’una o dell’altra categoria ma deve godere di una propria sottocategoria. E, a tal fine, i comuni sono legittimati a determinarne una ad hoc verificando l’utilizzo in concreto da parte del proprietario di servizi come il cambio della biancheria, la pulizia dei locali, la fornitura del materiale di consumo a fini igienico - sanitari, la manutenzione ordinaria degli impianti e gli altri analoghi, quando tali servizi non siano riferibili solo al proprietario, ma anche ai clienti della struttura. Il via libera alla prerogativa degli enti locali è stato confermato dalla Corte di Cassazione che, nella sentenza n. 16972 del 19 agosto 2015, ha stabilito che il comune può legittimamente, ai fini della determinazione delle tariffe TARSU (TARES e TARI), stabilire una differenziazione tra l’attività di B&B svolta in una civile abitazione, rispetto alla tariffa abitativa ordinaria. Come sentenziato dai giudici supremi “lo svolgimento dell’attività di B&B in un immobile non ne modifica la destinazione d’uso”, che rimane quindi quella di civile abitazione, e ancora “ciò che risulta effettivamente rilevante ai fini di cui trattasi sono le qualità e quantità di rifiuti prodotti e non la destinazione d’uso dell’immobile”. Sulla base di tali ragioni la Cassazione ritiene “illegittima una tassa relativa ai B&B determinata con le stesse modalità di quella dovuta dagli alberghi, in quanto le due fattispecie non sono assimilabili a tali fini, in quanto i B&B svolgendo attività ricettiva in maniera occasionale e priva del carattere di imprenditorialità non possono essere equiparati alle strutture ricettive che svolgono l’attività professionalmente”. La sentenza è stata ripresa, in questi giorni, dall’IFEL, Fondazione ANCI, con una nota che pone in luce le due questioni risolte dagli Ermellini: oltre alla possibilità di determinare una tariffa intermedia, la Cassazione ha anche annullato la sanzione applicata al contribuente per l’omessa denuncia di variazione “in quanto la stessa va effettuata solo nel cambio di destinazione d'uso”. Decisione quest’ultima che, come evidenziato dall’IFEL, fa ritenere che il diverso utilizzo ai fini della classificazione adottata dalla disciplina del prelievo sui rifiuti, attraverso il regolamento comunale, non è sufficiente per imporre la denuncia.   ******   6) Chiarimenti sull’applicazione delle nuove sanzioni sulle violazioni fiscali commesse prima del 2016 L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 4/E del 4 marzo 2016, ha fornito chiarimenti applicativi riguardanti le nuove sanzioni amministrative tributarie, come riformate dal D.Lgs. n. 158/2015. Il decreto, emanato in attuazione della delega fiscale, ha infatti rimodulato la disciplina sanzionatoria ricadente su alcuni comportamenti irregolari dei contribuenti, con lo scopo di meglio correlare la misura delle penalità economiche all’effettiva gravità delle violazioni. Tali novità sarebbero dovute inizialmente entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2017. Tuttavia, per evitare possibili condotte attivate esclusivamente per “prendere tempo” (al fine di godere del nuovo più favorevole regime), la Legge n. 208/2015 ha anticipato gli effetti della riforma al 1° gennaio 2016. Dunque, da tale data sono in vigore nuove misure delle sanzioni amministrative che possono trovare applicazione anche in riferimento a violazioni commesse in data antecedente per il principio del c.d. favor rei in merito al quale l’Amministrazione finanziaria ha fornito interessanti chiarimenti. Il favor rei, in base al quale nessuno può essere assoggettato a sanzione per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile, si applica nelle ipotesi in cui la legge posteriore: - abolisce la sola sanzione, lasciando in vita l’obbligo violato; - abolisce l’obbligo e, di conseguenza, solo indirettamente, la sanzione. Quando la legge in vigore al momento della commissione della violazione e quelle successive prevedono sanzioni di ammontare diverso, si applica quella più favorevole al contribuente, sia che l’Agenzia delle entrate debba ancora emettere il relativo provvedimento di irrogazione sia che lo stesso sia stato già notificato ma a condizione che non sia divenuto definitivo. In questi casi, l’Agenzia determina la sanzione più mite confrontando in concreto le differenti misure sanzionatorie, ante e post modifica e tenendo anche conto delle circostanze aggravanti, attenuanti o esimenti eventualmente applicabili. Negli atti emessi dal 1° gennaio 2016 l’Agenzia tiene già conto del favor rei nella determinazione della sanzione; per quelli emessi prima e che non siano divenuti definitivi, il favor rei si applica come segue. Se pende il termine per l’impugnazione dell’atto (e per la definizione agevolata) il contribuente deve presentare istanza di rideterminazione della sanzione (che non sospende il termine). L’Agenzia delle entrate, se ne ricorrono i presupposti, ridetermina la sanzione sulla base del favor rei e consegna un nuovo modello di pagamento per la definizione agevolata (gli atti notificati entro il 31 dicembre 2015 e definiti in acquiescenza nel 2016 usufruiscono ancora della riduzione ad un sesto della sanzione irrogata e rideterminata). Se pende il giudizio sull’impugnazione dell’atto, l’Agenzia ricalcola autonomamente i provvedimenti a suo tempo emessi e a comunica l’esito al contribuente e al giudice. Il ricalcolo può essere effettuato anche su richiesta del giudice. Dal 1° gennaio 2016 sono divenute operative anche le norme recate dalla Legge n. 190/2014 che prevedono la soppressione di alcuni istituti definitori con sanzioni particolarmente agevolate (riduzione a 1/6 in caso di adesione all’invito al contraddittorio o ai pvc). Un mix di novità che ha reso necessario un intervento di prassi dell’Amministrazione Finanziaria riguardo all’applicabilità del principio del favor rei agli atti notificati entro il 31 dicembre 2015 e non ancora divenuti definitivi. La circolare conferma l’applicabilità del meccanismo, già rilevata dalla dottrina e peraltro implicitamente pure dalla manovra di stabilità (laddove quest’ultima ha previsto che la definizione a 1/6 del minimo sarebbe restata in vigore ai soli fini della voluntary disclosure anche per il 2016 a prescindere da eventuali norme più favorevoli, lasciando intendere perciò che in tutte le altre situazioni queste ultime fossero utilizzabili). Per individuare la norma più conveniente per il contribuente, l’ufficio dovrà utilizzare i principi generali seguiti nel diritto penale, tenendo conto della peculiarità del sistema tributario. Ciò significa che le valutazioni non dovranno essere svolte in astratto, ma calate sulla singola fattispecie con un’analisi caso per caso, incluse eventuali attenuanti, aggravanti o esimenti previste dalla normativa. Per gli atti notificati prima del 1° gennaio 2016 e non ancora definitivi, quindi, il contribuente ha diritto al ricalcolo della sanzione ante-modifica nella misura a lui più favorevole. Se ancora pendono i termini per proporre ricorso, sarà cura della persona fisica o giuridica sottoposta a sanzione chiedere la rideterminazione degli importi. A questo scopo sarà sufficiente una semplice istanza all’ufficio che ha emesso l’atto. La circolare puntualizza che l’atto originario notificato al contribuente “non sarà oggetto di sostituzione o di modifica in autotutela, in quanto in esso le sanzioni risultano legittimamente irrogate sulla base delle disposizioni in vigore fino al 31 dicembre 2015”. L’Agenzia si limiterà a procedere al ricalcolo delle sanzioni dovute, comunicando l’esito all’istante e consegnando il nuovo modello di pagamento per la definizione agevolata delle sanzioni alleggerite. La presentazione della domanda, in ogni caso, non ha effetti sospensivi sui termini di ricorso. Il beneficio si manifesta anche se il contribuente definisce in acquiescenza nei primi mesi del 2016 un atto notificato entro il 31 dicembre 2015: in questo caso permane il diritto alla definizione agevolata con riduzione a 1/6 delle sanzioni irrogate e successivamente rideterminate, in quanto la vecchia norma di favore (art. 15, comma 2-bis del D.Lgs. n. 218/1997) era ancora in vigore alla data di emissione dell’atto. Per espressa previsione normativa, peraltro, la soppressione di tale disposizione ha effetto solo per gli atti definibili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2016 (si veda il comma 639 della legge n. 190/2014). La possibilità di ricalcolo è infine riconosciuta laddove nel frattempo sia stato proposto ricorso presso la Commissione tributaria provinciale, dal momento che lo “jus superveniens” recante modifiche pro-contribuente è rilevabile in qualsiasi stato e grado del giudizio. In tali ipotesi, tuttavia, gli uffici dovrebbero procedere autonomamente a ricalcolare le sanzioni dovute e a comunicare gli esiti sia al contribuente sia al giudice. Qualora ciò non avvenisse, l’input potrà arrivare dalla CTP. Infine, il diritto al ricalcolo non si manifesta qualora il provvedimento di irrogazione delle sanzioni sia divenuto definitivo (anche se non ancora pagato dal contribuente), per esempio trascorsi i 60 giorni dalla notifica senza che sia stato opposto ricorso giudiziale. Negli atti emessi a decorrere dal 1° gennaio 2016, invece, le Entrate indicheranno le circostanze di fatto e di diritto che giustificano l’applicazione del principio del favor rei o meno.   ******   7) Accertamento fiscale anticipato sempre nullo Accertamento anticipato è sempre nullo, questo, quindi, anche se il termine di decadenza sia imminente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5137 del 16 marzo 2016. L’art. 12, comma 7 dello Statuto del contribuente (L. 212/2000) dispone, in particolare, che, nel rispetto del principio di cooperazione tra Amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente possa comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza. Naturalmente, come previsto dalla disposizione statutaria, la nullità dell’atto impositivo non si verifica in presenza della causa esimente, che il legislatore ha individuato nella “particolare e motivata urgenza”; ma può ritenersi tale la situazione caratterizzata dall’imminente spirare del termine decadenziale di accertamento ?. La Suprema Corte, che consente però di dimostrare che ciò non è dovuto a carenze organizzative degli uffici, ha, quindi, stabilito che l’avviso di accertamento emesso prima del decorso di 60 giorni dal rilascio del PVC è nullo, anche se l’emissione anticipata è stata determinata dall’imminente spirare del termine decadenziale per l’esercizio dell’attività accertatrice. ****** Agevolazione prima casa: quando non si perde Il coniuge che, in virtù della separazione consensuale, trasferisce alla ex la sua quota della casa familiare conserva le agevolazioni fiscali sulla prima casa anche se non acquista un altro immobile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5156 del 16 marzo 2016, ha accolto il ricorso di un contribuente che aveva trasferito alla ex la proprietà della sua quota di casa. ****** L’accordo di non concorrenza forma elusione fiscale E’ soggetto a Iva perché costituisce un’elusione fiscale il patto di non concorrenza stipulato con una società lussemburghese schermo di impresa italiana. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5155 del 16 marzo 2016, ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.   ******   8) Variazione della misura dell’interesse di dilazione sulle somme dovute per violazioni sui contributi previdenziali L’Inps ha pubblicato la circolare n. 49 del 16 marzo 2016 sulla variazione della misura dell’interesse di dilazione e di differimento e delle somme aggiuntive per omesso o ritardato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. Parimenti, la circolare INAIL n. 8 del 16 marzo 2016 si occupa del pagamento dei premi e accessori: modifica del tasso di interesse di rateazione e/o dilazione e della misura delle sanzioni civili. La Banca Centrale Europea con la decisione di politica monetaria del 10 marzo 2016 ha ridotto di 5 punti base (0,05%) il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema (ex TUR) che, pertanto, con decorrenza dal 16 marzo 2016 è pari allo 0,00%. Tale variazione incide sulla determinazione del tasso di dilazione e di differimento da applicare agli importi dovuti a titolo di contribuzione agli Enti gestori di forme di Previdenza e Assistenza obbligatorie nonché sulla misura delle sanzioni civili di cui all’art. 116, comma 8, lett. a) e b) e comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Interesse di Dilazione e di Differimento L'interesse di dilazione per la regolarizzazione rateale dei debiti per contributi e sanzioni civili e l’interesse dovuto in caso di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi dovranno essere calcolati al tasso del 6% annuo. Tale misura trova applicazione con riferimento alle rateazioni presentate a decorrere dal 16 marzo 2016. I piani di ammortamento già emessi e notificati in base al tasso precedentemente in vigore non subiranno modificazioni. Nei casi di autorizzazione al differimento del termine di versamento dei contributi, il nuovo tasso, pari al 6%, sarà applicato a partire dalla contribuzione relativa al mese di febbraio 2016. Sanzioni Civili La decisione della Banca Centrale Europea, che ha definito, a decorrere dal 16 marzo 2016, la riduzione del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali nella misura sopra riportata, comporta la variazione delle sanzioni civili come segue. Nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, di cui alla lett. a), comma 8, dell’art. 116 della legge 388/2000, la sanzione civile è pari al 5,5% in ragione d’anno (tasso dello 0,00% maggiorato di 5,5 punti). La medesima misura del 5,5% annuo trova applicazione anche con riferimento all’ipotesi di cui alla lett. b), secondo periodo, del predetto art. 116, comma 8. Resta ferma, in caso di evasione (art. 116, comma 8, lett. b), primo periodo) la misura della sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30% nel limite del 60% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Con riferimento all’ipotesi disciplinata dal comma 10 dell’art. 116, la sanzione civile sarà dovuta nella stessa misura del 5,5% annuo. Sanzioni ridotte in caso di Procedure Concorsuali Il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto, con deliberazione n. 1 dell’8 gennaio 2002, hastabilito che in caso di procedure concorsuali le sanzioni ridotte, nell’ipotesi prevista dall’art. 116, comma 8, lett. a) della già citata legge 388/2000, dovranno essere calcolate nella misura del TUR, oggi tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema. Nell’ipotesi di evasione di cui all’art. 116, comma 8, lett. b) della medesima legge, la misura delle sanzioni è pari al predetto tasso aumentato di due punti. Il Consiglio di Amministrazione, con la citata deliberazione, ha stabilito, tuttavia, ai sensi dell’art. 1, comma 220, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, che il limite massimo della riduzione non può essere inferiore alla misura dell’interesse legale. Pertanto “qualora il tasso del TUR scenda al di sotto del tasso degli interessi legali, la riduzione massima sarà pari al tasso legale, mentre la minima sarà pari all’interesse legale maggiorato di due punti”. Tenuto conto che per effetto della decisione della Banca Centrale Europea in trattazione, a decorrere dal 16 marzo 2016, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali (ex TUR) è inferiore all’interesse legale in vigore dal 1° gennaio 2016, dalla medesima data la riduzione opererà sulla base di tali ultime misure. Si rammenta, infine, che la riduzione delle sanzioni, che resta subordinata alla condizione preliminare dell’avvenuto integrale pagamento dei contributi e delle spese, si cristallizza alla data in cui l’Autorità Giudiziaria dichiara aperta la procedura concorsuale mentre, ai sensi dell’art. 55 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), per il periodo di svolgimento della procedura sono dovuti gli interessi legali.   ******   9) L’istanza di dilazione ad Equitalia blocca ipoteca e fermo amministrativo La presentazione ad Equitalia dell’istanza di dilazione inibisce sia l’iscrizione di ipoteca sia l’apposizione dei fermi amministrativi. Sono molte le novità entrate in vigore con la riforma della riscossione ad opera del recente D.Lgs. n. 159/2015, alcune delle quali si applicano dal 2016. Le novità legislative introdotte dal decreto sono state oggetto di specifici chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate tra cui la guida dal titolo “Cartelle di pagamento e mezzi di riscossione coattiva”, pubblicata nel proprio web delle Entrate lo scorso 7 marzo scorso. Tra le altre novità di rilievo quelle sulla rateazione dei tributi dovuti a seguito di accertamento o in caso di adesione agli istituti deflattivi del contenzioso, nonché quelle riguardanti la possibilità di ottenere un nuovo piano di dilazione per i debiti già oggetto di rateazione da parte di Equilitalia. Importanti novità si registrano anche in relazione alla modifica di calcolo dell’aggio della riscossione, fino ad arrivare all’estensione dell’uso della Pec per la notifica delle cartelle di pagamento. In particolare, dal 2016 viene prevista una riduzione sull’aggio di Equitalia che sarà graduato in funzione della tempistica di pagamento con cui il debitore procederà al versamento degli oneri di riscossione. L’aggio in caso di pagamento spontaneo entro 60 giorni dalla notifica sarà pari al 3%, ma salirà al 6% per i versamenti oltre la predetta scadenza. Viene previsto, a regime, che le rateazioni concesse da Equitalia, decadute, in quanto il contribuente non ha rispettato la tempistica di pagamento delle rate, possono essere riattivate dal debitore pagando l’intero debito scaduto e proseguendo i pagamenti rateali secondo l’originario piano di rientro. Sempre con riferimento alle rateazioni concesse da Equitalia è stabilito che la decadenza interviene con il mancato pagamento di 5 rate complessive (anche non consecutive).   ******   10) Cartella di pagamento: a breve la notifica via Pec Con la riforma prevista dal D.Lgs. n. 159/2015 deve essere utilizzata la posta elettronica certificata nella procedure di notifica delle cartelle esattoriali. Dunque, dal 1° giugno 2016 per le ditte individuali, società e professionisti iscritti in albi o elenchi la notifica della cartella avverrà solo in modalità elettronica. Per i privati cittadini invece la posta certificata sarà limitata ai soli contribuenti che ne facciano richiesta. Nel caso in cui l’indirizzo risultasse non valido o inattivo la notifica dovrà eseguirsi mediante deposito dell’atto presso la Camera di commercio territorialmente competente e pubblicazione sul sito Web della CCIAA. Il contribuente sarà informato di tale circostanza tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.   ******   11) Si pagano con Modello F24 le somme dovute in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 40892 del 17 marzo 2016 è stato esteso l’utilizzo del modello di versamento “F24”. A partire dal 1° aprile 2016, l’imposta sulle successioni, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale, le tasse ipotecarie, l’imposta di bollo, l’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili e i tributi speciali, nonché i relativi accessori, interessi e sanzioni, dovuti in relazione alla presentazione della dichiarazione di successione, sono versati mediante il modello “F24”. Con risoluzione dell’Agenzia delle entrate sono istituiti i codici tributo da utilizzare per i relativi versamenti e sono impartite le istruzioni per la compilazione dei modelli di pagamento. Regime transitorio Per il versamento delle somme fino al 31 dicembre 2016 può essere utilizzato il modello “F23”, secondo le attuali modalità. A partire dal 1° gennaio 2017, i suddetti versamenti sono effettuati esclusivamente con il modello “F24”. I versamenti richiesti a seguito di atti emessi dagli uffici dell’Agenzia delle entrate sono effettuati esclusivamente con il tipo di modello di pagamento allegato o indicato negli atti stessi. (Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 40892 del 17 marzo 2016) ******   12) Modello F23: istituito codice tributo e codice ente L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 12/E del 17 marzo 2016, si occupa dell’istituzione del codice tributo per il versamento, mediante modello F23, delle maggiorazioni delle sanzioni comminate a seguito dell’espletamento delle funzioni di controllo svolte dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in materia di prevenzione incendi. Nonché dell’istituzione di un codice ente da utilizzare nel modello F23. La risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 13/E del 17 marzo 2016 è, invece, relativa alla razionalizzazione dei codici tributo per i versamenti con i modelli F24 e F24EP. Ridenominazione dei codici tributo “1012”, “1312”, “1612”, “1912”, “1914”, “110E”, “117E” e “121E”.   Vincenzo D’Andò