Diario quotidiano del 17 marzo 2016: niente IVA sulla TIA; credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo

Pubblicato il 17 marzo 2016



dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni; avvocati membri della UE: come esercitare in Italia; Canone Rai: bozza del decreto attuativo; niente IVA sulla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale); Nota informativa del CNDCEC: ribadito l’obbligo della formazione continua anche per i pensionati; contributo annuale Antitrust: misura confermata; TFR: indice Istat di febbraio 2016; credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: circolare delle Entrate; impiego agevolato di prodotti energetici: dalle Dogane arrivano gli indirizzi applicativi; modifiche al federalismo fiscale (LdS per il 2016): audizione del Direttore Generale delle Finanze; E’ web per i 730-4; sul sito internet delle Entrate disponibile l’elenco addizionali comunali in bozza
 
agenda-immagineIndice: 1) Dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni 2) Avvocati membri della UE: come esercitare in Italia 3) Canone Rai: bozza del decreto attuativo 4) Niente IVA sulla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) 5) Nota informativa del CNDCEC: ribadito l’obbligo della formazione continua anche per i pensionati 6) Contributo annuale Antitrust: misura confermata 7) TFR: indice Istat di febbraio 2016 8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: circolare delle Entrate 9) Impiego agevolato di prodotti energetici: dalle Dogane arrivano gli indirizzi applicativi 10) Modifiche al federalismo fiscale (LdS per il 2016): audizione del Direttore Generale delle Finanze 11) E’ web per i 730-4 12) Sul sito internet delle Entrate disponibile l’elenco addizionali comunali in bozza  
  1) Dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni Il rimborso dell’Iva, scaturente dalla dichiarazione annuale, può essere negato anche dopo che sia trascorso il periodo di prescrizione (10 anni). Lo ha stabilito, a sezioni unite, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5069 del 16 marzo 2016. Questo poiché, secondo la Suprema Corte, il contribuente potrebbe attendere lo spirare del termine decadenziale per l’esercizio dell’attività accertatrice da parte dell’Agenzia delle Entrate, domandando il rimborso solo dopo, con la conseguenza che, in tal caso, il Fisco non avrebbe più potuto opporre alcunché, perché i termini di decadenza per l’esercizio della sua azione sarebbero già trascorsi. Dunque, per la Corte di legittimità, non sussistono le condizioni per ritenere che sulla domanda di rimborso del credito d’imposta si sia formato il silenzio-rifiuto e, tanto meno, per affermare che, nel caso il credito d’imposta sia stato chiesto a rimborso con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria, onde evitarne la cristallizzazione dell’an e del quantum, debba provvedere al riguardo negli stessi termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica. Pertanto, senza la dimostrazione, da parte del contribuente, dei presupposti fondanti la pretesa fatta valere, il reclamato credito d’imposta giammai si è potuto cristallizzare, non essendo mai venuto ad esistenza.   ******   2) Avvocati membri della UE: come esercitare in Italia L’avvocato stabilito nel nostro paese deve esercitare con il titolo professionale di origine. Difatti, l’abogado può essere dispensato dalla prova attitudinale per l’iscrizione nell’Albo ordinario solo dopo avere esercitato per tre anni in Italia con il titolo ottenuto in Spagna e cioè, con il titolo professionale di origine e non con quello di avvocato. In tal modo, la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 5073 del 15 marzo 2016, ha respinto il ricorso di un abogado veneziano. Nel dettaglio, i giudici di Piazza Cavour hanno dato torto a un professionista che aveva conseguito il titolo di avvocati in Spagna e che, in Italia, aveva sempre esercitato come avvocato e non come abogado. Un comportamento che, di fatto, gli impedisce evitare la prova attitudinale prevista. La Cassazione chiarisce, infatti, che l’avvocato che abbia acquisito la qualifica professionale in altro stato membro dell’Unione Europea, può ottenere la dispensa dalla prova attitudinale prevista all’art. 8 del D.Lgs. 115/1992 se, nel rispetto delle condizioni poste dall’art. 12 D.Lgs. 96/2001 (di attuazione della direttiva 98/5/CE), abbia esercitato in Italia in modo effettivo e regolare l’attività con il titolo professionale di origine per almeno tre anni, a decorrere dalla data di iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati. Tale presupposto non risulta integrato quando l’avvocato stabilito abbia esercitato la professione, seppur in buona fede, con il titolo di avvocato invece che con il titolo professionale di origine.   ******   3) Canone Rai: bozza del decreto attuativo Ancora da stabilire la questione del rimborso dei costi. Canone Rai in dieci rate mensili nelle bollette bimestrali. E calcolo del dovuto anche se il consumo di energia elettrica dovesse essere pari a zero. Dunque, restano ancora dubbi sulla vicenda del rimborso dei costi, a valere non sulle tariffe elettriche. Inoltre, per le famiglie anagrafiche l’intestazione del canone Rai seguirà l’intestazione della bolletta; in caso di divergenza l’Agenzia delle entrate, ufficio Torino I, eseguirà d’ufficio la voltura. Qualora l’intestatario del canone Rai non sia intestatario di contratto di energia elettrica (ad esempio studenti universitari), questi dovrà entro ottobre provvedere al versamento con bollettino. Sono alcune delle indicazioni contenute nel decreto di attuazione delle norme in legge di Stabilità 2016 sul pagamento, a partire dal 2016, del canone Rai in bolletta, illustrato il 15 marzo 2016 nel corso dell’incontro tra Ministero dell’Economia, Ministero dello sviluppo economico e gestori. Spunta il nome di “Acquirente unico spa” che andrebbe a definire l’addebito del canone rai nelle fatture. Il pagamento avviene in dieci rate mensili, addebitate sulle fatture emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento successiva alla scadenza delle rate. L’impresa, specifica il decreto, inserisce nelle fatture solo le rate del canone scadute nei periodi in cui vi è certezza della titolarità del contratto di fornitura di energia elettrica. Attenzione, le fatture verranno inviate anche se i consumi elettrici sono a zero. Nella prima fattura emessa dopo il 1° luglio 2016 saranno addebitate tutte le rate scadute (da gennaio, e dunque le prime sette quote) cumulativamente dall’impresa elettrica che risulta essere certa della titolarità del contratto alla data del 1° luglio 2016. Nel caso in cui non sia saldato l’intero importo della bolletta ma ne sia pagato solo una parte il decreto prevede che queste somme siano prioritariamente destinate all’utenza elettrica. Per quanto attiene il pagamento della parte elettrica della bolletta l’impresa elettrica provvederà a inviare solleciti al cliente con le modalità ordinariamente utilizzate anche per la parte relativa al canone. Comunque, per la quota di canone, le sanzioni e gli interessi eventualmente dovuti saranno applicati direttamente dall’Agenzia delle entrate. Il contribuente ha un anno di tempo per saldare il dovuto qualora dovesse essere inadempiente. Il decreto attuativo conferma che in nessun caso il mancato pagamento del canone comporta il distacco della fornitura di energia elettrica. Il decreto passa poi a disciplinare talune situazioni particolari. Se risulta che nessun componente della famiglia anagrafica debba pagare il canone (magari perché non intestatario di utenza luce), allora si dovrà pagare in unica rata entro il 31 ottobre 2016. Un altro caso è quello in cui il contratto sia intestato ad un soggetto della famiglia anagrafica diverso dall’intestatario del canone. In questo caso l'Agenzia delle entrate, Ufficio territoriale Torino I procede alla voltura d’ufficio del canone al titolare del contratto. I dati delle banche dati verranno comunque allineati entro il 31 ottobre di ciascun anno, ove l’Agenzia delle entrate avrà come interlocutore “Acquirente unico spa” che a sua volta trasmetterà i dati alle imprese elettriche.   ******   4) Niente IVA sulla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) La Suprema Corta ribadisce la non assoggettabilità ad IVA della Tariffa di igiene ambientale, istituita dall’art. 49 del DLgs. 22/97. Confermato l’orientamento secondo cui la Tariffa di igiene ambientale ha natura tributaria e non privatistica. La sentenza della Corte di Cassazione, a sezioni unite, n. 5078 del 15 marzo 2016, risolve il contrasto giurisprudenziale sorto all’interno della stessa Corte, tra la sezione tributaria e la sezione civile. Dunque, si ribadisce la natura tributaria della TIA e, dunque, l’impossibilità di qualificare la TIA stessa come corrispettivo di una “prestazione di servizi” ai fini dell’applicazione dell’IVA, ai sensi dell’art. 3 del DPR 633/72. Si ha, infatti, una “prestazione di servizi” agli effetti dell’IVA solo “quando tra l’autore di tale prestazione e il suo destinatario intercorra un rapporto giuridico nell’ambito del quale avviene uno scambio di prestazioni sinallagmatiche, nel quale il compenso ricevuto dall’autore di tale prestazione costituisce il controvalore effettivo del servizio fornito al beneficiario” (principio così espresso dalla Corte di Giustizia Ue, sentenza del 20 giugno 2013, causa C-653/11, Paul Newey). Inoltre, l’inapplicabilità dell’IVA alla Tariffa in questione deriva dalla carenza del presupposto soggettivo di cui all’art. 4 del DPR 633/72 in capo al soggetto pubblico responsabile della gestione dei rifiuti.   ******   5) Nota informativa del CNDCEC: ribadito l’obbligo della formazione continua anche per i pensionati Il CNDCEC, con la nota informativa n. 35 del 15 marzo 2016, mette in risalto le novità intervenute in materia di formazione continua dei commercialisti. Niente esenzione dalla formazione per gli over 65. Il Consiglio nazionale dei commercialisti conferma anche la centralità degli Ordini territoriali nell’accreditamento degli eventi organizzati da terzi. Nonostante le perplessità di alcuni Ordini territoriali che, in virtù dell’autonomia regolamentare concessa dal DLgs. 139/2005, avevano da tempo previsto l’esonero dagli obblighi formativi per gli over 65, a partire dal 1° gennaio 2016 per questi ultimi non è prevista più alcuna esenzione, ma solo una riduzione sul totale crediti da raggiungere . Il testo, che abroga implicitamente tutti i regolamenti vigenti negli Ordini territoriali, contempla, all’art. 5, i casi di riduzione dei crediti formativi, previsti anche per gli over 65 o per gli iscritti all’Albo che compiranno il 65° anno in una data compresa nel triennio in corso. Anziché 90 crediti (almeno 20 all’anno) come per tutti gli altri iscritti, tali soggetti dovranno raggiungere un monte di 30 crediti nel triennio, con un minimo di 7 all’anno. In considerazione di ciò, il CNDCEC “invita” gli Ordini a comunicare agli iscritti che fino allo scorso anno avevano goduto dell’esonero “per età” di dover assolvere l’obbligo formativo (10 crediti per quest’anno, ultimo del triennio 2014-2016) e che il mancato adempimento “ha rilievo disciplinare”. Altro aspetto su cui arrivano i chiarimenti del Consiglio nazionale è quello che attiene all’organizzazione degli eventi formativi e, in particolare, il coordinamento tra gli Ordini territoriali e i “soggetti autorizzati” che entreranno a far parte dell’elenco istituito presso il CNDCEC, di cui all’art. 9 del regolamento. A tale proposito, l’informativa ricorda che, in concreto, si potranno verificare tre ipotesi: evento organizzato dall’Ordine (o da più Ordini); da uno dei soggetti inseriti nell’elenco nazionale; dall’Ordine in collaborazione con un soggetto terzo, che faccia parte o meno del suddetto elenco.   ******   6) Contributo annuale Antitrust: misura confermata Antitrust: Confermata anche per il 2016 la misura del contributo annuale stabilita per l’anno 2015. Confermata anche per il 2016 la misura del contributo annuale stabilita per l’anno 2015. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con delibera n. 25876 del 24 febbraio 2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 11 marzo 2016, ha, dunque, confermato per il 2016 la misura del contributo annuale dovuto nella misura dello 0,06 per mille del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato alla data della presente delibera. In merito, l’Antitrust ricorda che il comma 7-ter, dell’art. 10, della legge n. 287/1990, stabilisce che all’onere derivante dal suo funzionamento si provvede mediante un contributo di importo pari allo 0,08 per mille del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato. Tuttavia, la stessa Autorità ricorda che, con delibera n. 25293 del 28 gennaio 2015, ha confermato, per l’anno 2015, la riduzione del contributo dello 0,02 per mille rispetto all’aliquota disposta dalla legge, fissandolo nella misura dello 0,06 per mille del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato dalle società di capitale con ricavi totali superiori a 50 milioni di euro. La medesima riduzione risulta, pertanto, confermata anche per il 2016. Il contributo è dovuto dalle società di capitale con ricavi totali superiori a 50 milioni di euro, fermi restando i criteri stabiliti dal comma 2, dell’art. 16, della citata legge n. 287/1990. La soglia massima di contribuzione a carico di ciascuna impresa non può comunque essere superiore a cento volte la misura minima, ossia a 300 mila euro. Il contributo dovrà essere versato, entro il 31 luglio di ogni anno, direttamente all’Autorità con le modalità determinate dalla stessa Autorità.   ******   7) TFR: indice Istat di febbraio 2016 TFR - Coefficiente di rivalutazione - Febbraio 2016: L’indice Istat relativo al mese di febbraio 2016 è pari a 99,5 %. Il coefficiente per rivalutare le quote di trattamento di fine rapporto è 0,25%. L’Istituto centrale di statistica ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di febbraio 2016 è pari a 99,5 punti. L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2015, sulla base del coefficiente di raccordo 1,071, è pari a 0; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,25%.   ******   8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: circolare delle Entrate Tra le novità spiegate dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 5/E del 16 marzo 2016, trova posto la cumulabilità del credito d’imposta con altri bonus, tra cui quello relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi, previsto dall’articolo 18 del D.L. 91/2014. Poi in relazione al Patent box, i costi ammissibili al credito di imposta rilevano per l’intero ammontare anche ai fini della determinazione del reddito agevolabile. Peraltro, con la nuova versione del credito d’imposta il bonus viene adesso concesso in maniera automatica, a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate. Quindi, a differenza del passato, non occorre presentare l’apposita istanza per via telematica. Investimenti ammissibili Importanti chiarimenti riguardano le categorie di costo ammissibili al beneficio. Si ricorda, infatti, che nel delimitare l’ambito oggettivo della misura, sia l’articolo 3 del D.L. 145/2013 sia il decreto interministeriale di attuazione, oltre a definire le attività di R&S ammissibili, elencano, in modo tassativo, le tipologie di spesa eleggibili. Non tutti i costi sostenuti dalle imprese per l’attività di “ricerca fondamentale”, di “ricerca industriale” e di “sviluppo sperimentale” sono infatti rilevanti ai fini del credito di imposta, ma solo quelli riconducili a una delle quattro categorie si spesa, individuate dalla disciplina agevolativa. Si tratta delle spese per: a) personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo
  1. b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio
  2. c) contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese (“ricerca extra-muros”)
  3. d) competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.
Con riferimento alle categorie di spesa rilevanti, vengono preliminarmente dati chiarimenti relativi alle caratteristiche comuni ai quattro gruppi di costi. Viene innanzitutto precisato che il criterio di imputazione delle spese eleggibili a uno dei periodi agevolabili avviene secondo le regole generali di competenza fiscale, previste dall’articolo 109 del Tuir, a prescindere dalla circostanza che il soggetto beneficiario applichi tale regola per la determinazione del proprio reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito, quindi anche per gli imprenditori agricoli che determino il proprio reddito su base catastale e i soggetti Ias adopter. Con riferimento a questi ultimi, viene anche precisato che non hanno rilevanza i diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione adottati in bilancio. Viene poi chiarito che l’imputazione delle spese ai singoli periodi agevolati deve avvenire in base alle regole dell’articolo 109 del Tuir, indipendentemente dalla capitalizzazione dei costi di ricerca e sviluppo. Al riguardo, l’Agenzia però puntualizza che il medesimo costo deve concorrere alla determinazione del credito di imposta in uno solo dei periodi. Sulla base del criterio di imputazione temporale dei costi, sancito dall’articolo 109 del Tuir, viene determinata anche la concorrenza al credito di imposta dei costi eleggibili sostenuti nell’ambito di un progetto di ricerca avviato anteriormente al primo periodo di applicazione dell’agevolazione. È , infatti, chiarito che, in linea con la ratio della misura, volta a incentivare l’attività di ricerca svolta dalle imprese, il riferimento esplicito agli investimenti effettuati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 non esclude, di per sé, l’ammissibilità di investimenti in attività di ricerca che risultino avviate in data anteriore al predetto periodo di applicazione dell’agevolazione. Passando all’analisi delle singole categorie di spese eleggibili, con riferimento alla prima categoria, relativa ai costi per personale “altamente qualificato”, ovverosia in possesso di un titolo di dottore di ricerca ovvero iscritto a un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione Unesco Isced, il documento evidenzia come l’applicazione di un’aliquota maggiorata per tale categoria di costi, pari al 50%, e l’estensione dell’agevolazione con aliquota maggiorata alla categoria delle “collaborazioni” con il personale altamente qualificato, impiegato nelle attività di ricerca ammissibili, sia espressione della volontà del legislatore di continuare a incentivare l’impiego di personale altamente qualificato anche dopo l’abrogazione, a decorrere dal 1° gennaio 2015, dell’articolo 24 D.L. 83/2012. Per quanto riguarda la seconda categoria di spese eleggibili, la circolare specifica che sono ammissibili al credito di imposta le quote di ammortamento dei beni materiali - diversi dai terreni e dai fabbricati - sia in proprietà che in uso, non necessariamente tipici di laboratorio, ma che sono solitamente utilizzati dall’impresa per svolgere una delle attività eleggibili, avuto riguardo anche al settore economico di appartenenza dell’impresa. Anche per tale gruppo di spese viene precisato che la quantificazione del costo ammissibile è commisurata “in rapporto all’effettivo impiego per le attività di ricerca e sviluppo”, nonché che l’ammortamento rilevante è sempre quello ordinario o tabellare applicato al costo sostenuto per l’acquisto o la produzione del bene, determinato ai sensi dell’articolo 110 del Tuir, e calcolato al lordo di eventuali contributi e/o agevolazioni ricevuti per l’acquisto dei bene. Il documento evidenzia al riguardo che, ai fini della determinazione delle quote di ammortamento ammissibili, non rileva invece la maggiorazione figurativa del 40% del costo di acquisizione degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi (articolo 1, commi 91-94, della legge 208/2015). Viene, infatti, messo in luce che i super-ammortamenti previsti dalla Stabilità 2016 costituiscono un incentivo all’acquisto di beni strumentali che, al pari delle altre agevolazioni concesse per l’acquisto di un bene, non ne incrementa il valore ma riduce l’incidenza del costo sostenuto dal soggetto beneficiario. Calcolo del credito d’imposta Il credito è concesso fino all’importo massimo di 5 milioni di euro a favore di ciascun beneficiario, a condizione che l’impresa effettui una spesa complessiva per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30mila euro. La misura, cioè l’aliquota da applicare per il calcolo del bonus, varia a seconda della “tipologia” di spesa sostenuta. In particolare, le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei 3 periodi d’imposta precedenti a quello di prima applicazione dell’agevolazione, e comprensive dei costi relativi al personale altamente qualificato e alla ricerca extra-muros, beneficiano dell’aliquota del 50%, mentre quelle rappresentate dalle quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio e dai costi relativi a competenze tecniche e privative industriali, beneficiano dell’aliquota del 25%. Beneficiari Sono interessati anche agli enti non commerciali, le reti d’imprese e i consorzi. Difatti, il credito d’imposta è destinato alle imprese che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, dal settore in cui operano, dal regime contabile adottato e dalle dimensioni aziendali, investono in attività di ricerca e sviluppo. Dunque, anche gli enti non commerciali possono beneficiare del bonus, qualora esercitino un’attività commerciale. Ad essi vanno poi aggiunti i consorzi e le reti di imprese, a patto che effettuino attività di ricerca e sviluppo. Per finire, l’incentivo può interessare anche le imprese neo-costituite, la cui attività è stata intrapresa a partire dal 2015. Documentazione che devono conservare le imprese beneficiarie Riguardo gli adempimenti documentali da rispettare, in caso di controlli successivi, viene richiesta la predisposizione di un’apposita documentazione contabile con l’indicazione dell’effettività dei costi sostenuti e con l’attestazione di regolarità formale. La documentazione deve essere certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale, oppure da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali. Modalità di utilizzo Il credito di imposta va utilizzato esclusivamente in compensazione mediante modello F24, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi relativi agli investimenti eleggibili. Nel ricordare che, per consentirne la fruizione, dal 1° gennaio 2016 è operativo il codice tributo 6857 (risoluzione 97/2015), la circolare rammenta anche che, qualora il credito di imposta non venga utilizzato, in tutto o in parte, nel periodo di imposta successivo a quello i cui costi sono stati sostenuti, l’ammontare residuo può essere fruito secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito. Trattamento fiscale La circolare precisa, altresì, che il credito di imposta deve essere indicato, oltre che nel quadro RU del modello di dichiarazione relativo al periodo di imposta nel corso del quale sono stati realizzati gli investimenti agevolati, anche nel quadro RU dei modelli di dichiarazione relativi ai periodi di imposta successivi, fino a quello nel corso del quale se ne conclude l’utilizzo. Per quanto riguarda l’indicazione nei Modelli Unico 2016, approvati con riferimento al periodo di imposta 2015, la circolare fa presente che è stato previsto l’apposito “codice credito B9”, con riferimento al quale possono essere compilati i righi RU3, RU5 colonna 3, RU10 e RU12. (Agenzia delle Entrate, circolare n. 5/E del 16 marzo 2016) ******   9) Impiego agevolato di prodotti energetici: dalle Dogane arrivano gli indirizzi applicativi L’Agenzia delle Dogane, con la circolare n. 5/D del 15 marzo 2016 (e pubblicata il 16 marzo 2016), mette in rassegna le novità di maggior rilievo contenute nel D.M. n. 225/2015 procedendo contestualmente a fornire gli indirizzi operativi necessari per dare applicazione alle disposizioni regolamentari. Difatti, attraverso il Decreto n. 225 del 15.12.2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie generale n. 27 del 3.2.2016, ha trovato nuova regolamentazione la disciplina dell’impiego agevolato dei prodotti energetici e degli oli lubrificanti nelle imbarcazioni in navigazione nelle acque marine comunitarie e nelle acque interne. Il suddetto regolamento, che viene adottato in esecuzione del punto 3 della Tabella A allegata al D.lgs. n. 504/95, sostituisce a decorrere dal 1° aprile 2016 il D.M. 16.11.1995, n.577, non più pienamente aderente al mutato assetto normativo e quindi sottoposto ad una rivisitazione organica. (Agenzia delle Dogane, circolare n. 5/D pubblicata il 16 marzo 2016)   ******   10) Modifiche al federalismo fiscale (LdS per il 2016): audizione del Direttore Generale delle Finanze Modifiche al federalismo fiscale contenute nella legge di stabilità per il 2016: audizione del Direttore Generale delle Finanze in Commissione Parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. In audizione il Direttore Generale delle Finanze. Il MEF ha pubblicato il 16 marzo 2016 sul proprio sito internet l’ampia relazione della Prof.ssa Fabrizia Lapecorella composta da 39 pagine. Novità in Tema di IMU e di TASI Introdotte dalla Legge di Stabilità per l’Anno 2016 Le misure adottate con la legge di Stabilità 2016 in materia di tributi locali, in particolare IMU e TASI, sono finalizzate alla riduzione del carico fiscale per cittadini e alla semplificazione degli adempimenti. Si tratta essenzialmente della eliminazione della tassazione sull’abitazione principale, della consistente riduzione della rendita catastale relativa agli immobili classificati nei gruppi catastali D ed E (cosiddetti “imbullonati”), delle modifiche concernenti l’esenzione dall’IMU per i terreni agricoli, nonché della sospensione per l’anno 2016 degli aumenti dei tributi locali e regionali. TASI e abitazione principale Per quel che riguarda la tassazione dell’abitazione principale la TASI non è dovuta, sia nel caso in cui l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale dal possessore, sia nell’ipotesi in cui è l’occupante a destinare l’immobile detenuto ad abitazione principale. In quest’ultimo caso, è stata introdotta una rilevante semplificazione degli adempimenti posti a carico del possessore dell’immobile, prevedendo che lo stesso continui a versare la TASI nella misura percentuale stabilita dal comune nel regolamento relativo all’anno 2015 oppure, in mancanza di una specifica disposizione del Comune, nella percentuale di versamento pari al 90% del tributo dovuto. Viene evidenziato che la misura è diretta a favorire solo gli immobili che esprimono una ridotta capacità contributiva, escludendo dal beneficio le abitazioni cosiddette “di lusso”, vale a dire le unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per le quali continuano ad essere dovute sia l’IMU sia la TASI. ******   11) E’ web per i 730-4 Destinazione web per i 730-4 è dovere anche per “clienti” NoiPa, da quest’anno, infatti, i sostituti d'imposta gestiti dal Sistema sono inclusi, in via sperimentale, nel flusso telematico dei modelli attraverso l’Agenzia. Unico escluso resta l’Inps. Un indirizzo telematico dove ricevere i risultati contabili delle dichiarazioni dei redditi presentate dai propri dipendenti è d’obbligo per tutti, anche per i sostituti d’imposta che si avvalgono del Service Personale Tesoro del ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo ha disposto il provvedimento del 16 marzo 2016, che modifica alcuni punti di un precedente documento (provvedimento del 22 febbraio 2013) e, contemporaneamente, apporta gli aggiornamenti necessari alle istruzioni per la predisposizione del modello di “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” e alle relative specifiche tecniche. Dal 2016, infatti, anche i sostituti d’imposta gestiti dal Sistema NoiPa sono inclusi, in via sperimentale, nel flusso telematico dei modelli attraverso l’Agenzia. In precedenza, invece, nel caso in cui il sostituito si fosse rivolto per la propria dichiarazione 730 a un Caf o a un professionista abilitato, questi sostituti avrebbero ricevuto i risultati contabili da chi aveva prestato assistenza fiscale e non dall’Agenzia delle Entrate. Unico escluso dall’obbligo di comunicare un indirizzo telematico resta l’Inps, che riceve i modelli 730-4 via web attraverso i propri canali. Il provvedimento del 16 marzo 2016, inoltre, chiarisce che i sostituti gestiti dal sistema NoiPa, nell’ipotesi in cui ricevano risultati contabili di contribuenti non di loro “competenza”, per i quali quindi non sono tenuti a effettuare conguagli, devono restituire all’Amministrazione i 730-4, utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia (quest’ultima provvede poi a informare il contribuente). Gli altri sostituti, invece, nella stessa circostanza, devono rimandare i modelli 730-4 entro il quinto giorno lavorativo successivo, per i conseguenti adempimenti, direttamente al Centro di assistenza fiscale (Caf) o al professionista abilitato indicato nel flusso telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. (Entrate, provvedimento del 16 marzo 2016)   ******   12) Sul sito internet delle Entrate disponibile l’elenco addizionali comunali in bozza Disponibile in bozza la tabella delle addizionali comunali all’Irpef per il saldo 2015 e l’acconto 2016 (modelli di dichiarazione 730 e Unico Persone fisiche 2016). (Agenzia delle entrate, nota del 16 marzo 2016.   Vincenzo D’Andò