Diario quotidiano del 17 marzo 2016: niente IVA sulla TIA; credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo

dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni; avvocati membri della UE: come esercitare in Italia; Canone Rai: bozza del decreto attuativo; niente IVA sulla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale); Nota informativa del CNDCEC: ribadito l’obbligo della formazione continua anche per i pensionati; contributo annuale Antitrust: misura confermata; TFR: indice Istat di febbraio 2016; credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: circolare delle Entrate; impiego agevolato di prodotti energetici: dalle Dogane arrivano gli indirizzi applicativi; modifiche al federalismo fiscale (LdS per il 2016): audizione del Direttore Generale delle Finanze; E’ web per i 730-4; sul sito internet delle Entrate disponibile l’elenco addizionali comunali in bozza

 

agenda-immagineIndice:

1) Dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni

2) Avvocati membri della UE: come esercitare in Italia

3) Canone Rai: bozza del decreto attuativo

4) Niente IVA sulla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale)

5) Nota informativa del CNDCEC: ribadito l’obbligo della formazione continua anche per i pensionati

6) Contributo annuale Antitrust: misura confermata

7) TFR: indice Istat di febbraio 2016

8) Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo: circolare delle Entrate

9) Impiego agevolato di prodotti energetici: dalle Dogane arrivano gli indirizzi applicativi

10) Modifiche al federalismo fiscale (LdS per il 2016): audizione del Direttore Generale delle Finanze

11) E’ web per i 730-4

12) Sul sito internet delle Entrate disponibile l’elenco addizionali comunali in bozza

 

 

1) Dichiarazione annuale: il rimborso dell’Iva può essere negato anche oltre i 10 anni

Il rimborso dell’Iva, scaturente dalla dichiarazione annuale, può essere negato anche dopo che sia trascorso il periodo di prescrizione (10 anni).

Lo ha stabilito, a sezioni unite, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5069 del 16 marzo 2016.

Questo poiché, secondo la Suprema Corte, il contribuente potrebbe attendere lo spirare del termine decadenziale per l’esercizio dell’attività accertatrice da parte dell’Agenzia delle Entrate, domandando il rimborso solo dopo, con la conseguenza che, in tal caso, il Fisco non avrebbe più potuto opporre alcunché, perché i termini di decadenza per l’esercizio della sua azione sarebbero già trascorsi.

Dunque, per la Corte di legittimità, non sussistono le condizioni per ritenere che sulla domanda di rimborso del credito d’imposta si sia formato il silenzio-rifiuto e, tanto meno, per affermare che, nel caso il credito d’imposta sia stato chiesto a rimborso con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria, onde evitarne la cristallizzazione dell’an e del quantum, debba provvedere al riguardo negli stessi termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica.

Pertanto, senza la dimostrazione, da parte del contribuente, dei presupposti fondanti la pretesa fatta valere, il reclamato credito d’imposta giammai si è potuto cristallizzare, non essendo mai venuto ad esistenza.

 

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2) Avvocati membri della UE: come esercitare in Italia

L’avvocato stabilito nel nostro paese deve esercitare con il titolo professionale di origine.

Difatti, l’abogado può essere dispensato dalla prova attitudinale per l’iscrizione nell’Albo ordinario solo dopo avere esercitato per tre anni in Italia con il titolo ottenuto in Spagna e cioè, con il titolo professionale di origine e non con quello di avvocato.

In tal modo, la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 5073 del 15 marzo 2016, ha respinto il ricorso di un abogado veneziano. Nel dettaglio, i giudici di Piazza Cavour hanno dato torto a un professionista che aveva conseguito il titolo di avvocati in Spagna e che, in Italia, aveva sempre esercitato come avvocato e non come abogado. Un comportamento che, di fatto, gli impedisce evitare la prova attitudinale prevista. La Cassazione chiarisce, infatti, che l’avvocato che abbia acquisito la qualifica professionale in altro stato membro dell’Unione Europea, può ottenere la dispensa dalla prova attitudinale prevista all’art. 8 del D.Lgs. 115/1992 se, nel rispetto delle condizioni poste dall’art. 12 D.Lgs. 96/2001 (di attuazione della direttiva 98/5/CE), abbia esercitato in Italia in modo effettivo e regolare l’attività con il titolo professionale di origine per almeno tre anni, a decorrere dalla data di iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati. Tale presupposto non risulta integrato quando l’avvocato stabilito abbia esercitato la professione, seppur in buona fede, con il titolo di…

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