Diario quotidiano del 16 marzo 2016: i finanziamenti soci ed il problema della presunzione di fruttuosità

 

agenda-immagineIndice:

1) Finanziamenti soci infruttiferi: presunzione “semplice” superabile mediante apposita indicazione

2) Per il difensore ok della Cassazione all’ampia procura

3) Convenienza fiscale per l’acquisto dell’appartamento in leasing

4) Riscossione sanzioni nella Ue: decreto in G.U.

5) L’esclusione del socio lavoratore dalla cooperativa ne comporta il suo licenziamento

6) Registro delle Imprese: monitoraggio PEC continuo

7) Online le quotazioni immobiliari Omi del II semestre 2015

8) Non é più reato il distacco illecito di manodopera

9) Trattamenti a sostegno del reddito: importi massimi per l’anno 2016

10) Dal MEF il rapporto sulle entrate tributarie

 

 

1) Finanziamenti soci infruttiferi: presunzione “semplice” superabile mediante apposita indicazione

La presunzione che i finanziamenti soci siano fruttiferi di interessi può essere superata mediante l’indicazione di un titolo diverso (dal mutuo) dell’erogazione operata nei bilanci (o nei rendiconti) della società. In particolare, si tratta di una “presunzione semplice”, che, ai fini fiscali, può essere vinta con qualunque mezzo di prova contraria.

La norma AIDC n. 194, diffusa in questi giorni, ha esaminato il contenuto dell’art. 46 del TUIR, che prevede una presunzione di dazione a mutuo delle somme erogate dal socio alla società ove dalle scritture contabili non risulti un diverso titolo.

La finalità di tale articolo è quella di superare eventuali incertezze circa il “titolo” del versamento del socio e non di stabilire la sua fruttuosità o infruttuosità: La norma dell’art. 46 comma 1 del TUIR rileva, in altri termini, solo ai fini della qualificazione delle somme erogate (debito ovvero voce di patrimonio netto per la società ricevente).

Questa interpretazione sembra trovare conferma nell’evoluzione storica della normativa fiscale. Originariamente, infatti, l’art. 43, comma 2 del DPR 597/1973 prevedeva una regola analoga a quella civilistica, che è stata modificata con l’introduzione del vigente art. 46 del TUIR. Tuttavia, la cancellazione della presunzione di onerosità delle somme erogate dal socio alla società a titolo di mutuo è stata operata semplicemente al fine di evitare una inutile sovrapposizione tra la disciplina fiscale e quella civilistica. In relazione alle somme erogate che siano da considerare concesse a titolo di mutuo o meno, l’AIDC ritiene che sulla eventuale fruttuosità delle stesse non sussiste una specifica previsione normativa nel TUIR. Pertanto, la soluzione è insita nella disciplina civilistica e più precisamente nell’art. 1815 c.c., in base al quale, salvo diversa pattuizione, il mutuatario deve corrispondere gli interessi del mutuo, presumendo così l’onerosità dello stesso: Si tratta di una presunzione semplice, che quindi può essere vinta, anche ai fini fiscali, con qualunque mezzo di prova contraria.

Viene poi rilevato che nemmeno l’art. 45, comma 2, ultimo periodo e l’art. 89 del TUIR si pronunciano in merito. Difatti, tali norme dispongono che gli interessi:

– si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuita per iscritto;

– si presumono percepiti nell’ammontare maturato nel periodo d’imposta se non è stabilita una diversa scadenza in modo scritto;

– si computino al saggio legale se una diversa misura non è determinata per iscritto. La presunzione di fruttuosità, quindi, non sembra possa ricavarsi dalle suddette disposizioni, che semplicemente elencano le diverse presunzioni sulla scadenza, l’ammontare maturato e il tasso.

In conclusione, l’AIDC rileva che per stabilire se il mutuo concesso dal socio abbia natura onerosa o meno, occorre fare riferimento unicamente alla disciplina civilistica e solamente nel caso in cui sia accertato, alla luce delle prescrizioni civilistiche, che il mutuo abbia natura onerosa, operano, salvo prova scritta contraria, le presunzioni poste…

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