Diario quotidiano del 14 marzo 2016: come scomputare la ritenuta d’acconto senza certificazione

Pubblicato il 14 marzo 2016



per i commercialisti sfuma la proroga; SELFIEmployment: conferenza stampa di presentazione del Fondo; dimissioni volontarie e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; omissione IVA: soglia di punibilità; Gestione commercianti INPS “out” per la Sas che si limita ad affittare i propri immobili; reato di dichiarazione fraudolenta: nelle società anche l’azionista può rispondere in concorso con l’amministratore ; per contestare fatture false occorrono prove certe; imposta di registro sull’acquisto immobile dell’avvocato; duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi; nuovo ravvedimento operoso 2016; come potere scomputare la ritenuta d’acconto senza certificazione; PMI, nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari per l’acquisto di nuovi macchinari: in G.U. in decreto
 
agenda-immagineIndice: 1) Per i commercialisti sfuma la proroga 2) SELFIEmployment: conferenza stampa di presentazione del Fondo  3) Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro 4) Omissione IVA: soglia di punibilità 5) Gestione commercianti “out” per la Sas che si limita ad affittare i propri immobili 6) Reato di dichiarazione fraudolenta: nelle società anche l’azionista può rispondere in concorso con l’amministratore 7) Per contestare fatture false occorrono prove certe 8) Imposta di registro sull’acquisto immobile dell’avvocato 9) Duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi 10) Nuovo ravvedimento operoso 2016 11) Come potere scomputare la ritenuta d’acconto senza certificazione 12) PMI, nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari per l’acquisto di nuovi macchinari: in G.U. in decreto  
  1) Per i commercialisti sfuma la proroga Niente proroga per i Consigli degli ordini territoriali dei dottori commercialisti. Così come accaduto per gli avvocati, nei casi in cui sia stato soppresso e accorpato in altra sede il tribunale di riferimento, i Consigli degli ordini saranno soppressi e accorpati ex lege nei circondari dei nuovi uffici giudiziari. Gli organismi non dovranno procedere al rinnovo di nessuna carica. Questi i chiarimenti forniti dal ministero della giustizia, a seguito del quesito sul punto posto dai deputati Mariano Rabino (Scpi) e Stefano Dambruoso (Scpi). Si apprestano, quindi, a trovare soluzione i problemi sorti per gli ordini territoriali dei dottori commercialisti, a seguito della riorganizzazione della geografia giudiziaria. Criticità che, nell’anno della scadenza dei mandati per i vertici locali e nazionali della categoria, avevano portato il presidente del Consiglio nazionale Gerardo Longobardi a valutare la possibilità di chiedere una proroga dei mandati, in modo da poter completare il quadriennio. Una sorta di extrema ratio a cui, però, non dovrebbe essere necessario ricorrere. Per quanto riguarda gli ordini interessati, infatti, dovrà procedersi «a una loro estinzione ex lege con la conseguenza che i professionisti iscritti potranno essere assorbiti negli ordini istituiti nei relativi tribunali accorpanti». La questione, però, resta all’attenzione del Mingiustizia che, a tale proposito, ha fatto sapere che «la competente direzione generale fornirà al Consiglio nazionale e ai consigli dell’ordine, attraverso una nota esplicativa, le indicazioni necessarie, rappresentando che i consigli degli ordini dei commercialisti istituiti nei circondari dei tribunali soppressi ex dlgs 155/2012 non dovranno procedere al rinnovo in quanto essi stessi soppressi e inglobati ex lege nei corrispondenti ordini presenti nel territorio del circondario del tribunale accorpante».   ******   2) SELFIEmployment: conferenza stampa di presentazione del Fondo Poletti: SELFIEmployment componente importante per creare una nuova visione dell'impresa. Si è svolta il 10 marzo 2016, nella sede di Unioncamere, a Roma, la conferenza stampa di presentazione di "SELFIEmployment", il Fondo Rotativo da oltre 124 milioni di euro attuato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e gestito da Invitalia, per sostenere i percorsi di autoimpiego e autoimprenditoria dei giovani NEET. L'Avviso per la presentazione delle domande di accesso ai finanziamenti è stato pubblicato lo scorso 19 febbraio, e, a seguire, l'1 marzo è stato attivato lo Sportello, che resterà in funzione fino ad esaurimento dei finanziamenti. Alla conferenza erano presenti parte il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, Salvatore Pirrone, Direttore Generale della Direzione Generale per le Politiche attive, i Servizi per il lavoro e la Formazione, l'Amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, il Presidente di Unioncamere Ivanhoe Lo Bello, Sukova-Tosheva Andriana, Direttore della Direzione F - Investment, DG EMPL, Commissione Europea. L'evento ha rappresentato una proficua occasione per illustrare gli obiettivi e le opportunità, nonché le modalità di accesso relativi al Fondo. "SELFIEmployment è una componente importante per le politiche attive e per creare una nuova visione positiva dell'impresa", ha dichiarato il Ministro Poletti, esortando i giovani a intraprendere percorsi di autoimpiego, e ha aggiunto: "sarà predisposto un report sistematico delle attività legate al Fondo, nella logica della trasparenza e del miglioramento costante dei servizi offerti". Nel corso dell'evento è stato, inoltre, presentato il nuovo progetto "Crescere Imprenditori" finalizzato a fornire percorsi di accompagnamento all'autoimprenditoria. (Ministero del Lavoro, comunicato del 10 marzo 2016)   ******   3) Dimissioni volontarie e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro Dal 11 marzo 2016 in versione dimostrativa è possibile visionare la procedura. A seguito delle riforme introdotte con il "Jobs Act", a partire dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dovranno essere effettuate in modalità esclusivamente telematiche. Obiettivo di questa importante novità è contrastare il fenomeno delle "dimissioni in bianco", una pratica molto diffusa che sino ad oggi ha penalizzato i lavoratori più deboli. La procedura è semplice. Il lavoratore potrà scegliere tra due opzioni: - inviare il nuovo modulo autonomamente tramite il sito del Ministero del Lavoro. In questo caso è necessario munirsi del Pin INPS Dispositivo, accedendo al portale dell'Istituto o recandosi in una delle sue sedi. Si potrà così accedere al form online che permetterà di recuperare le informazioni relative al rapporto di lavoro da cui si intende recedere dal sistema delle Comunicazioni Obbligatorie. Per i rapporti instaurati precedentemente al 2008, invece, il lavoratore dovrà indicare la data di inizio del rapporto di lavoro, la tipologia contrattuale e i dati del datore, in particolare l'indirizzo email o PEC. Nell'ultima fase dovranno essere inseriti i dati relativi alle dimissioni o alla risoluzione consensuale o alla loro revoca. Consulta il video tutorial cittadino - rivolgersi ad un soggetto abilitato (patronato, organizzazione sindacale, ente bilaterale, commissioni di certificazione) che avrà il compito di compilare i dati e inviarli al Ministero del Lavoro. Consulta il video tutorial soggetto abilitato È disponibile un supporto per gli utenti e gli operatori. Per quesiti sull'utilizzo della procedura è possibile scrivere a: dimissionivolotarie@lavoro.gov.it. (Ministero del Lavoro, comunicato del 10 marzo 2016)   ******   4) Omissione IVA: soglia di punibilità La riforma del reato di omesso versamento IVA, avvenuta a seguito della più ampia riforma del diritto penale tributario di cui al DLgs. 158/2015, assieme all’introduzione nel nostro ordinamento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, impone al giudice di riconsiderare le sanzioni relative anche a procedimenti già in corso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9936 del 10 marzo 2016, ha accolto la tesi difensiva nella parte relativa alla rilevanza delle modifiche della soglia di punibilità. Proprio a seguito dell’elevazione della soglia di punibilità del reato di omesso versamento IVA, che è passata da 50.000 a 250.000 euro, è necessario rimodulare le valutazioni della Corte d’Appello, che aveva determinato le sanzioni in misura superiore al minimo edittale in considerazione dell’entità dell’evasione. Infatti, avendo riguardo alla nuova soglia di punibilità, notevolmente superiore rispetto a quella all’epoca vigente, non parrebbe improprio ritenere che l’effettiva gravità del reato meriti di esser rivalutata anche alla stregua delle modifiche normative intervenute. In altre parole l’innalzamento della soglia inciderebbe, secondo la Cassazione – sulla rilevanza penale del fatto medesimo, giustificando la necessità di una rivalutazione della congruità complessiva del trattamento sanzionatorio alla luce del c.d. “ius superveniens”.   ******   5) Gestione commercianti “out” per la Sas che si limita ad affittare i propri immobili Il socio accomandatario non si deve iscrivere alla gestione INPS commercianti poiché la locazione costituisce solo una semplice modalità per usufruire del godimento dei beni immobili (Corte d’Appello di Torino, ordinanza del 10 febbraio 2016). Dunque, secondo giurisprudenza, nella società in accomandita che si limita esclusivamente a riscuotere i canoni di locazione relativi agli immobili di sua proprietà, non esercitando un’attività d’impresa, il socio accomandatario non ha l’obbligo di iscriversi alla gestione assicurativa speciale per gli esercenti attività commerciali e, per conseguenza, non è tenuto a versare i relativi contributi, neanche nel caso in cui questa sia la sua unica o prevalente attività, dal momento che il presupposto per l’iscrizione alla Gestione commercianti è lo svolgimento abituale e prevalente da parte dell’interessato di attività commerciale. La locazione di immobili costituisce, infatti, una semplice modalità per fruire di tali beni, anche quando l’attività locativa sia esercitata da una società commerciale e non da una società semplice, giacché è ammissibile una società senza impresa che, pur costituita nella forme di cui agli artt. 2291 e ss. c.c., si limiti al mero godimento dei beni di cui è titolare.   ******   6) Reato di dichiarazione fraudolenta: nelle società anche l’azionista può rispondere in concorso con l’amministratore L’azionista che crea il meccanismo fraudolento risponde di dichiarazione fraudolenta. Difatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 9853 del 9 marzo 2016, risponde di concorso nel reato di dichiarazione fraudolenta tramite false fatture chi, pur non rivestendo formalmente cariche nella società che ha utilizzato i falsi documenti, abbia partecipato alla creazione del meccanismo fraudolento. Due imprenditori erano imputati, in concorso tra loro, del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, D.Lgs. 74 del 2000). In sostanza, l’accusa per i due, l’uno in qualità di amministratore di diritto di una Srl e l’altro in qualità di azionista e amministratore di fatto, era quella di aver utilizzato in dichiarazione, per più anni d’imposta, fatture soggettivamente false. La società facente capo agli imputati, infatti, avrebbe acquistato merce da una società italiana che era in realtà un mero soggetto interposto (società cartiera) poiché la merce proveniva da una azienda slovacca. Tale meccanismo aveva generato un meccanismo di evasione dell’Iva che veniva detratta dalla società degli imputati ma non era versata al fisco dalla società “fittizia”. Gli imputati venivano condannati sia in primo grado che in appello. La difesa ricorreva dunque in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, quanto al ruolo dell’imputato azionista della società, che non era emerso alcun elemento tale da far ritenere che lo stesso avesse qualche ingerenza nella gestione societaria. Pertanto, al più, avrebbe dovuto rispondere del reato solo l’amministratore unico della società ma non l’azionista, privo di qualsivoglia carica all’interno della compagine aziendale. La Corte di Cassazione ha, dunque, respinto il ricorso, confermando la condanna anche a carico dell’azionista, ritenuto amministratore di fatto della società.   ******   7) Per contestare fatture false occorrono prove certe Fatture false, l’accusa si deve basare su prove concrete. Non solo indizi, ma prove certe. Per sostenere l’accusa dell’esistenza di fatture false (in questo caso, rivolta a due contribuenti, uno per aver indicato elementi passivi fittizi nelle dichiarazioni dei redditi relative a tre annualità; l’altra per averle emesse). Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9448 del 8 marzo 2016. La Suprema Corte ha richiamato l’indirizzo giurisprudenziale della stessa Corte che sostiene come gli indizi debbano corrispondere “a dati di fatto certi, e pertanto non consistenti in mere ipotesi, congetture o giudizi di verosimiglianza, e devono essere gravi, cioè in grado di esprimere elevata probabilità di derivazione dal fatto noto di quello ignoto, precisi, cioè non equivoci, e concordanti, cioè convergenti verso l’identico risultato e che tutti gli elencati requisiti devono rivestire il carattere della concorrenza, nel senso che in mancanza anche di uno solo di essi gli indizi non possono assurgere al rango di prova idonea a fondare la responsabilità penale”. Due sono i momenti di valutazione: il primo, per accertare il livello di gravità e precisione degli elementi emersi; il secondo, con l’esame volto a verificare la concordanza dell’intera accusa. La terza sezione penale ha, in virtù di ciò, accolto il ricorso presentato dai due contribuenti, annullando la precedente sentenza di appello, che aveva confermato la loro condanna basandosi esclusivamente agli aspetti formali della vicenda. Il giudice territoriale, infatti, non aveva evidenziato alcun elemento a carico delle due società implicate, quali ad esempio la mancanza di attività imprenditoriale o l’assenza di una reale utilità per le prestazioni apparentemente offerte: tutti indici sintomatici della fittizietà delle operazioni documentate dalle fatture di favore.   ******   8) Imposta di registro sull’acquisto immobile dell’avvocato Immobili strumentali, si applica l’imposta registro indipendentemente dal classamento. Per l’acquisto di un negozio si può applicare l’imposta di registro, indipendentemente dal classamento dell’immobile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4481 del 7 marzo 2016, accogliendo il ricorso di un legale che aveva acquistato un immobile adibito a negozio, versando l’imposta sul valore aggiunto, su un atto di trasferimento sul quale, secondo l’avvocato, andava applicata l’imposta di registro ad aliquota ordinaria (7% ratione temporis, attualmente 9%). Le sue ragioni erano state disattese dalla CTR, secondo la quale l’immobile, essendo destinato ad uso commerciale, doveva intendersi soggetto ad IVA, avendo le parti chiesto l’applicazione dell’IVA nell’atto. La Cassazione ha però deciso differentemente. “La tassazione di un contratto in base all’IVA o all’imposta di registro dipende dalla natura e dalla funzione del trasferimento posto in essere; ed è priva di rilievo la circostanza che le parti abbiano espresso la convinzione che il contratto sia soggetto ad IVA”. Neanche le osservazioni in virtù del classamento catastale del bene hanno trovato riscontro da parte dei supremi giudici, secondo i quali la forma di tassazione dipende semmai dalla circostanza secondo la quale l’atto di compravendita costituisca o meno esercizio, da parte del venditore, di attività commerciale. Seppur sia comprensibile la richiesta di far prevalere, in ordine alla corretta applicazione dell’IVA o del Registro, un’attenta analisi del contenuto dell’operazione posta in essere, tuttavia non va dimenticato quanto disposto dall’art. 10, n. 8-ter, D.P.R. 633/1972 attualmente in vigore, secondo cui sono da intendersi esenti dall’Imposta sul valore aggiunto “le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all’art. 3, comma 1, lettere c), d) ed f), del Testo Unico dell'edilizia di cui al D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, e quelle per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione” Un’ultima precisazione dei giudici della Cassazione riguarda il modus operandi nell’ipotesi in cui si ritenga non corretta l’applicazione dell’IVA in relazione all’acquisto di determinati beni: secondo la Corte, infatti, chi acquisti un bene e successivamente ne contesti l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, non deve indirizzare l’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate, bensì al venditore: sarà quest’ultimo, infatti, a dover chiedere il rimborso all’Amministrazione.   ******   9) Duty free shop: vendita di beni in esenzione a viaggiatori con destinazione finale Paesi Terzi Sono state richieste istruzioni al fine di dirimere ogni dubbio o divergenza interpretativa in merito alla possibilità di autorizzare i gestori dei Duty free shop situati all’interno degli scali aeroportuali nazionali, alla vendita di beni anche ad operatori aeroportuali muniti di tesserino rilasciato dall’E.N.A.C.. Al riguardo, è da premettere che l’art. 128 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, concernente l’approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (T.U.L.D.), dispone che le imprese esercenti possono essere autorizzate ad istituire nell’ambito delle stazioni aeroportuali “speciali negozi per la vendita ai viaggiatori in uscita dallo Stato di prodotti allo stato estero in esenzione di tributi, destinati ad essere usati o consumati fuori del territorio doganale”. Alla suddetta disposizione normativa di base, precedente l’emanazione del Codice Doganale Comunitario che ha ampliato la definizione di territorio doganale (art. 3 del Reg. (CEE) 12 ottobre 1992, n. 2913), prevista dal T.U.L.D., si sono susseguite una serie di disposizioni di prassi emanate da questa Agenzia che hanno regolamentato con modalità precise e puntuali, le procedure doganali da attuare per la vendita di beni a viaggiatori con destinazione finale Paesi terzi. Viene confermato che la vendita di prodotti presso gli speciali negozi di cui all’art. 128 del T.U.L.D. può essere effettuata esclusivamente ai viaggiatori muniti di carta d’imbarco. (Agenzia delle Dogane, nota 22583 RU del 10 marzo 2016, pubblicata l’11 marzo 2016)   ******   10) Nuovo ravvedimento operoso 2016 Nuovo ravvedimento operoso 2016: Nota del 11 marzo 2016 del CDL. Il D.Lgs. n. 158/2015, ha ridotto l’importo delle sanzioni amministrative tributarie applicabili alle tre tipologie di ravvedimento operoso utilizzabili entro 90 giorni dalla scadenza originaria del tributo. Infatti, entro tale termine, la nuova sanzionesugli omessi e tardivi versamenti passa dal30% al 15%. Inoltre, il comma n. 133 della Legge n. 208/2015 (Stabilità 2016) ha anticipato l’entrata in vigore delle nuove regole al 01/01/2016 rispetto alla data del 01/01/2017 inizialmente prevista nel testo del D. Lgs. n. 158/2015. Sull’argomento è stata pubblicata dalla Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro la circolare n. 2 del 2016. Con il ravvedimento operoso(art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997) è possibile regolarizzare versamenti di imposte omessi o insufficienti, beneficiando della riduzione delle sanzioni. L'omesso o insufficiente pagamento può essere regolarizzato eseguendo spontaneamente il pagamento: - dell'imposta dovuta; - degli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito; - della sanzione in misura ridotta. Gli interessi delle ritenute irpef versate dai sostituti d'imposta devono essere sommate al tributo. Per le sanzioni, invece, sono previsti appositi codici da riportare sul modello di pagamento F24. E’ preclusa la possibilità di pagare a rate le somme dovute per effetto del ravvedimento. Risulta invece possibile effettuare la compensazione degli importi a debito con eventuali altri crediti d'imposta. Dal 1° gennaio 2016, per sanare irregolarità nel versamento di imposte, si può usufruire: - del "ravvedimento sprint" (D.Lgs, 471/97, art. 13, c. 1, 3° periodo), che prevede sanzioni pari a 0,1% (1/15 di 1/10 del 15%) per ogni giorno di ritardo, a condizione che il versamento sia eseguito entro 14 giorni dall'omissione; - del "ravvedimento breve" (D.Lgs. 472/97, art. 13, c. 1, lett. a), coordinato con D.Lgs, 471/97, art. 13, c. 1, 2° periodo), che prevede sanzioni pari ad 1/10 del minimo (1,50%), a condizione che il versamento sia eseguito entro 30 giorni dall'omissione; - del "ravvedimento intermedio" (D.Lgs. 472/97, art. 13, c. 1, lett. a-bis), coordinato con D.Lgs, 471/97, art. 13, c. 1, 2° periodo), che prevede sanzioni pari ad 1/9 del minimo (1,67%), a condizione che il versamento sia eseguito entro 90 giorni dall'omissione o dall'errore, ovvero, per le omissioni e gli errori commessi in dichiarazione, entro 90 giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione in cui l'omissione o l'errore è stato commesso; - del "ravvedimento lungo" (D.Lgs. 472/97, art. 13, c. 1, lett. b), che prevede sanzioni pari ad 1/8 del minimo (3,75%), a condizione che il versamento sia eseguito entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, ovvero, se non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall'omissione o dall'errore; - del "ravvedimento lunghissimo", che prevede sanzioni pari ad 1/7 del minimo (4,29%), a condizione che il versamento sia eseguito entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, ovvero, se non è prevista dichiarazione periodica, entro 2 anni dall'omissione o dall'errore (D.Lgs. 472/97, art. 13, c. 1, lett. b-bis) e sanzioni pari ad 1/6 del minimo (5,00%), se il versamento è eseguito oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, ovvero, se non è prevista dichiarazione periodica, oltre 2 anni dall'omissione o dall'errore (D.Lgs. 472/97, art. 13, c. 1, lett. b-ter). (Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 11 marzo 2016)   ******   11) Come scomputare la ritenuta d’acconto senza certificazione Ritenuta scomputabile anche senza certificazione. Il Fisco ribadisce che nelle parcelle la ritenuta è scomputabile anche senza la certificazione. Dunque, il contribuente che non riceve la certificazione dal sostituto d'imposta può comunque scomputare la ritenuta subita. È questa la risposta fornita il 10 marzo 2016 al question time parlamentare con il quale era stato chiesto all’Agenzia delle entrate di fare chiarezza sul comportamento fiscale da tenere nel momento in cui un soggetto che abbia regolarmente applicato nella propria parcella la ritenuta d'acconto non riceva alcuna certificazione attestante il corretto versamento della stessa da parte del sostituto. Ricordando che sulla stessa materia si era già espressa con la risoluzione 68/E del 18 marzo 2009, l’Agenzia delle entrate ribadisce che esibendo la fattura e la documentazione idonea a comprovare che l’importo incassato dal sostituito d'imposta è al netto della ritenuta, nonché una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attraverso la quale lo stesso contribuente attesti che la documentazione si riferisce a tale fattura, che deve essere stata anche regolarmente contabilizzata, la ritenuta è scomputabile anche senza il ricevimento della certificazione.   ******   12) PMI, nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari per l’acquisto di nuovi macchinari: in G.U. in decreto Nuova Sabatini: il Decreto 25 gennaio 2015, recante “Nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte di piccole e medie imprese” è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 58 del 10 marzo 2016. Il Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico ridefinisce la disciplina della nuova Sabatini. Le nuove regole prevedono che i contributi a favore delle PMI che acquistano beni strumentali possano essere concessi anche a fronte di finanziamenti erogati dalle banche e dalle società di leasing a valere su una provvista diversa dall’apposito plafond della Cassa Depositi e Prestiti. Il decreto riduce anche i tempi di concessione dei contributi d elementi di semplificazione delle procedure e della documentazione da produrre per la loro erogazione. L’apertura dei termini e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione secondo le nuove procedure saranno definite da successiva circolare ministeriale. Con tale decreto sono state recepite le modifiche introdotte con l’articolo 8, comma 2, del D.L. 3/2015, il quale ha aperto la possibilità per le banche/società di leasing di concedere i finanziamenti non necessariamente a valere sul plafond di provvista costituito presso la gestione separata di Cassa depositi e prestiti. Pertanto, le banche/società di leasing possono scegliere se erogare il finanziamento sul plafond costituito presso la Cassa depositi e prestiti oppure se utilizzare provvista autonoma. A seguito della modifica, pertanto, il contributo statale in conto interessi può essere riconosciuto alle piccole e medie imprese anche in presenza di finanziamenti erogati da banche/società di leasing su provvista diversa dal plafond costituito presso la gestione separata di Cassa depositi e prestiti. La nuova disciplina apporta inoltre dei correttivi per una migliore attuazione dell’intervento, prevedendo, in particolare, la riduzione dei tempi di concessione dei contributi e la semplificazione delle procedure e della documentazione per la loro erogazione. In base alla nuova procedura, il contributo potrà essere prenotato direttamente dalle banche/società di leasing al Ministero dello Sviluppo Economico. Modificate anche le procedure per l’erogazione dei contributi. La richiesta di erogazione della prima quota di contributo deve essere presentata dalle PMI al Ministero dello Sviluppo Economico entro il termine massimo di 120 giorni dalla data di ultimazione dell’investimento, successivamente al pagamento a saldo da parte dell’impresa beneficiaria dei beni oggetto dell’investimento. Secondo la nuova disciplina, gli investimenti devono essere conclusi entro 12 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento (a tale fine è presa in considerazione la data dell’ultimo titolo di spesa riferito all’investimento o, nel caso di operazione in leasing finanziario, la data dell’ultimo verbale di consegna dei beni). Le dichiarazioni di ultimazione dell’investimento e della richiesta di erogazione devono essere firmate esclusivamente dal legale rappresentate dell’impresa.   Vincenzo D’And