Diario quotidiano dell'11 marzo 2016: l'avviso bonario deve arrivare con raccomandata

 

agenda-immagineIndice:

1) Avviso bonario al contribuente con raccomandata postale

2) Detraibilità Iva in base all’attività effettivamente esercitata

3) Agriturismo: è detraibile l’Iva sulla ristrutturazione di fabbricati

4) Nuove partite IVA: netto incremento di circa il 14%

5) Tassa di circolazione e diritto fisso in materia di autotrasporto internazionale di passeggeri e merci: comunicazione delle Dogane

6) Agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie: guida delle Entrate aggiornata

7) Modifiche al regolamento Consob sul procedimento sanzionatorio

8) Assonime: Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del MISE

9) Opzione Branch Exemption

10) Sentenze pilotate: CNDCEC parte civile contro “mele marce”

11) Dal 12 marzo in vigore la nuova procedura comunicativa per le dimissioni

12) Prospetto disabili: istruzioni del ministero

 

 

1) Avviso bonario al contribuente con raccomandata postale

A seguito dei controlli fiscali previsti, l’Agenzia delle entrate è obbligata ad inviare al contribuente interessato l’avviso bonario, sia pure sotto forma di raccomandata postale. In caso contrario la cartella esattoriale è nulla.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4591 del 9 marzo 2016, ha stabilito che l’adozione di una forma vincolata di comunicazione al contribuente é necessaria in funzione dell’avviso bonario, ovvero della comunicazione prevista dal comma 4 dell’art. 36-ter DPR 600/73, dal momento che la sua omissione comporta la nullità dell’iscrizione a ruolo e, quindi, della cartella di pagamento. Per la notifica dell’avviso bonario, poiché la norma non prescrive una specifica forma di notifica, è sufficiente, secondo i giudici di legittimità, la spedizione con raccomandata postale.

Dunque, in sede di controllo formale della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate non è, ovviamente, tenuta a notificare al contribuente una richiesta di chiarimenti o di trasmissione di documenti, mentre è, invece, obbligata a spedire a questi la raccomandata postale contenente la comunicazione d’irregolarità derivante dal controllo stesso (c.d. “avviso bonario”).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 4591 del 9 marzo 2016)

 

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2) Detraibilità Iva in base all’attività effettivamente esercitata

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4613 del 9 marzo 2016, ha respinto il ricorso del curatore fallimentare di un’impresa edile, poiché ciò che conta è l’attività svolta e non, invece, quanto riporta l’oggetto sociale.

Le operazioni attive esenti dall’Iva devono essere stabilite sulla base dell’attività effettivamente svolta dall’impresa e non sull’oggetto sociale. Per questo il costruttore che dà abitualmente in locazione degli immobili non ha diritto al beneficio fiscale nonostante l’estraneità allo statuto.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che ha respinto il ricorso del curatore fallimentare di un’impresa edile.

La sezione tributaria ha quindi dato torto alla curatela di una società che locava abitualmente degli appartamenti e che aveva detratto l’Iva dall’operazione sostenendo di averne diritto in quanto attività estranea all’oggetto sociale. Ma la tesi non ha convinto i giudici di merito, con una decisione adesso resa definitiva in sede di legittimità. Infatti secondo la Cassazione, in tema di Iva, per verificare se una determinata operazione attiva rientri o meno nell’attività propria di una società, ai fini dell’inclusione nel calcolo della percentuale d’imposta detraibile in relazione al compimento di operazioni esenti (cosiddetto “pro rata”), occorre avere riguardo non già all’attività previamente definita dall’atto costitutivo come oggetto sociale, ma a quella effettivamente svolta dall’impresa: ai fini dell’imposta, rileva infatti il volume d’affari del contribuente, costituito dall’ammontare complessivo delle…

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