Diario quotidiano del 10 marzo 2016: l’atto costitutivo della start up innovativa

Pubblicato il 10 marzo 2016



bonus strumenti musicali: il Fisco spiega le regole per ottenere il beneficio; Consulta: restano le doppie sanzioni; start-up innovative: redazione degli atti costitutivi; accertamento fiscale: ragioni non modificabili nel corso del giudizio; principio del favor rei sugli atti di irrogazione delle sanzioni tributarie; esonero contributivo, somministrati con limiti; l’acquisto di immobili residenziali: detraibile il 50% dell’Iva ai fini delle imposte sui redditi, studio del Notariato; novità che impattano sull’attività operativa dei Reparti: circolare della GdF; modello Unico PF 2016: disponibili le specifiche tecniche; controlli automatizzati da 36-bis: arrivati altri codici tributo
 
agenda-immagineIndice: 1) Bonus strumenti musicali: il Fisco spiega le regole per ottenere il beneficio 2) Consulta: restano le doppie sanzioni 3) Start-up innovative: redazione degli atti costitutivi 4) Accertamento fiscale: ragioni non modificabili nel corso del giudizio 5) Principio del favor rei sugli atti di irrogazione delle sanzioni tributarie 6) Esonero contributivo, somministrati con limiti 7) L’acquisto di immobili residenziali: detraibile il 50% dell’Iva ai fini delle imposte sui redditi, studio del Notariato 8) Novità che impattano sull’attività operativa dei Reparti: circolare della GdF 9) Modello Unico PF 2016: disponibili le specifiche tecniche 10) Controlli automatizzati da 36-bis: arrivati altri codici tributo  
  1) Bonus strumenti musicali: il Fisco spiega le regole per ottenere il beneficio Un comunicato delle Entrate (n. 40 del 8 marzo 2016) fornisce le indicazioni per gli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati che vogliono usufruire del contributo di 1.000 euro per l’acquisto di un nuovo strumento musicale, previsto dalla Legge di stabilità 2016. L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento pubblicato in via definitiva l’8 marzo 2016 (infatti, ne era stato pubblicato un altro il giorno prima), illustra come ottenere l’agevolazione e chiarisce le modalità con cui i venditori possono recuperare, tramite credito d’imposta, lo sconto riconosciuto agli acquirenti. Chi può richiedere l’agevolazione Possono usufruire del bonus gli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati, iscritti e in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti nell’anno accademico 2015-2016 o 2016-2017, ai corsi di strumento secondo il precedente ordinamento e ai corsi di laurea di primo livello secondo il nuovo ordinamento. Per accedere al beneficio, erogato sotto forma di sconto sul prezzo di vendita dello strumento, gli studenti dovranno richiedere all’istituto un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi) da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto. Dal bonus al credito d’imposta Prima di concludere la vendita i rivenditori dovranno comunicare all’Agenzia, utilizzando i canali telematici Entratel o Fisconline, il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo totale, comprensivo dell’imposta sul valore aggiunto, e l’ammontare del contributo. Il sistema verificherà l’ammissibilità al beneficio, nel limite delle risorse stanziate (15milioni di euro) e assegnate in ordine cronologico, e rilascerà un’apposita ricevuta relativa alla fruibilità, o meno, da parte dei venditori di un credito d’imposta pari al contributo riconosciuto agli studenti.   ******   2) Consulta: restano le doppie sanzioni L’8 marzo 2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di incostituzionalità sollevate dalla Cassazione sul market abuse mentre, per quella sollevata dal Tribunale di Bologna sull’omesso pagamento dell’Iva, ha restituito gli atti al giudice per sopravvenute modifiche legislative. Dunque, per ora resta il cumulo tra penale e amministrativo, nonostante la pronuncia della Corte di Strasburgo che nella sentenza Grande Stevens aveva contestato la violazione del principio del “ne bis in idem”. La Consulta non è entrata nel merito dei rilievi mossi dai giudici rimettenti né delle obiezioni dell'Avvocatura dello Stato e della Consob. Né ha assecondato il governo nella richiesta di rivolgersi in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia Ue. La Corte costituzionale ha solo condiviso la prima linea difensiva di Consob e Avvocatura, sull’inammissibilità delle questioni. La questione del “ne bis in idem” è ora nelle mani della Corte di giustizia Ue. ****** Fatture false: il reato si accerta con prove e non con indizi Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 9448 del 8 marzo 2016, servono prove concrete per accertare l’esistenza di fatture false. Non bastano gli indizi. Nel caso analizzato il Tribunale dichiarava la responsabilità penale di due contribuenti, l’uno per aver emesso fatture false e l’altro per averle dedotte nella dichiarazione. La Corte d’Appello confermava la condanna, sul presupposto che il contratto di prestazione tra le due imprese concerneva solo un anno, lasciando scoperti gli altri due prestati. Entrambi i contribuenti presentavano ricorso in Cassazione dove i giudici hanno rilevato che la responsabilità penale deve basarsi su fatti certi e non su meri indizi. Indizi che devono essere gravi, precisi e concordanti. ****** Il Dottore Commercialista attestatore non è pubblico ufficiale Il Dottore Commercialista che attesta un piano di concordato preventivo non è pubblico ufficiale. E pertanto non può essere colpevole di falso ideologico. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9542 del 8 marzo 2016. La Corte ha così respinto il ricorso del pubblico ministero con il quale veniva invece chiesta la sanzione a carico di un dottore commercialista incaricato della relazione prevista dall'art. 161 comma 3 della Legge fallimentare. ****** Reato di riciclaggio per chi non segnala Commette riciclaggio chi realizza operazioni anomale per conto del cliente omettendone le segnalazioni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9472 del 8 marzo 2016, ha stabilito che la “sostituzione”, quale tipica modalità operativa del riciclaggio, si concretizza nella consegna di un bene al riciclatore in cambio di uno diverso; sicché il reato integrato con tale modalità si consuma solo con il perfezionamento della sostituzione e, dunque, con la restituzione dei capitali illeciti riciclati a colui che li aveva “movimentati”.   ******   3) Start-up innovative: redazione degli atti costitutivi Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 del 8 marzo 2016, il Decreto del 17 febbraio 2016, con le modalità di redazione degli atti costitutivi di società a responsabilità limitata start-up innovative. L’atto costitutivo e lo statuto, di queste società sono redatti in modalità esclusivamente informatica e portano l’impronta digitale di ciascuno dei sottoscrittori apposta a norma dell’art. 24 del C.A.D. In caso di atto plurilaterale viene richiesta la sottoscrizione da parte di tutti i contraenti. Il procedimento di sottoscrizione deve completarsi entro dieci giorni dal momento dell’apposizione della prima sottoscrizione. Questi i temi che vengono disciplinati: - Procedimento di iscrizione in sezione ordinaria; - Iscrizione in sezione speciale; - Cancellazione della società dalla sezione speciale. Dunque, il Decreto introduce la possibilità di costituire una start up innovativa, definita ai sensi dell’art. 25 del D.L. 179/2012 e successive modificazioni, mediante un modello standard tipizzato con firma digitale, ferma restando la possibilità di costituire la società per atto pubblico. Con successivo decreto direttoriale sarà approvato il modello informatico e la modulistica per la trasmissione e iscrizione al Registro Imprese, direttamente compilabile on line. Gli atti potranno essere redatti direttamente dai soci della start up oppure avvalendosi dell’Ufficio del Registro Imprese che autenticherà le sottoscrizioni e procederà in tempo reale all’iscrizione, permettendo la nascita della società contestualmente all’apposizione dell’ultima firma.   ******   4) Accertamento fiscale: ragioni non modificabili nel corso del giudizio L’Amministrazione finanziaria non può cambiare in sede di giudizio le ragioni dell’accertamento. Le ragioni dell’accertamento non possono essere mutate in sede di giudizio: Infatti, il contribuente ha diritto di potersi difendere, e la modifica delle ragioni vanifica lo stesso atto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4327/2016, è tornata sul tema della validità delle cartelle di accertamento, modificando quanto precedentemente deciso dalla CTR. E’ stato disatteso il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, che aveva impugnato la decisione precedentemente presa dalla CTR. I giudici avevano accolto le ragioni della parte contribuente, che chiedeva uno sgravio, negatogli in quanto il credito di imposta non era stato documentato in maniera efficace: infatti, stando al Fisco, il credito di imposta per la ricerca scientifica, al centro del contenzioso, andava indicato a pena di decadenza nella dichiarazione dei redditi relativamente al periodo di imposta nel quale era stato accordato il beneficio. Dopo l’emanazione dell’atto impositivo, però, l’Amministrazione era tornata sui suoi passi, e aveva modificato i motivi del suo diniego. Tale azione ha comportato l’invalidità dell’atto. Secondo i giudici, la sentenza di merito era corretta, laddove specificava che “l’atto impositivo debba essere sostenuto da adeguata motivazione, per consentire un consapevole esercizio del diritto di difesa da parte del contribuente” e “che le ragioni poste a fondamento dell’atto non possano essere mutate successivamente in sede contenziosa provocata dall’impugnativa del contribuente per gli stessi motivi di garanzia del diritto di difesa”.   ******   5) Principio del favor rei sugli atti di irrogazione delle sanzioni tributarie Atti di irrogazione delle sanzioni tributarie amministrative e principio del favor rei: le indicazioni dell’Agenzia delle entrate illustrate da Assonime nella nota del 9 marzo 2016. Con la circolare n. 4/E del 4 marzo 2016, l’Agenzia delle Entrate ha opportunamente chiarito che le nuove sanzioni amministrative tributarie di cui ai D.Lgs. n. 471 e n. 472 del 18 dicembre 1997 – modificati dal titolo II del D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 – trovano applicazione, oltre che ovviamente in relazione alle “violazioni commesse a partire dal 1° gennaio 2016”, come prescrive l’art. 32 del D.Lgs. n. 158 del 2015, anche in relazione alle violazioni precedenti a tale data, in forza del principio del favor rei sancito dall’art. 3 del citato D.Lgs. n. 472. Precisamente, secondo l’Amministrazione, le nuove misure sanzionatorie devono trovare applicazione anche: i) “per tutte le violazioni commesse in precedenza e per le quali si procede all’emissione del relativo provvedimento di irrogazione delle sanzioni”, nonché ii) “per le violazioni per le quali il provvedimento di irrogazione, già notificato, non sia divenuto definitivo”. Pertanto, l’Agenzia distingue tra atti emessi a decorrere dal 1° gennaio 2016 – ma riferiti a violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015 – che devono esporre le “circostanze di fatto e di diritto che giustificano l’applicazione del principio del favor rei che ha determinato l’irrogazione della sanzione più favorevole” ed atti emessi prima del 1° gennaio 2016, “contenenti l’irrogazione della sanzione in base alle disposizioni ante modifica e per i quali siano ancora pendenti i termini per la proposizione del ricorso ovvero il giudizio avanti all’autorità giudiziaria”, in relazione ai quali il contribuente ha diritto “al ricalcolo della sanzione eventualmente già applicata in modo da corrispondere quella più favorevole”. Secondo l’Agenzia, infatti, “unica limitazione a tale diritto risiede nella definitività del provvedimento di irrogazione della sanzione che impedisce in ogni caso l’applicazione del regime più favorevole, anche se la sanzione non è stata ancora pagata”. Quanto alle modalità di riconoscimento della sanzione più favorevole, l’Amministrazione ha specificato che, in caso di giudizio pendente davanti alle Commissioni Tributarie, gli Uffici potranno, a seconda dei casi, provvedere autonomamente o su richiesta dell’organo giudicante; nel caso in cui non siano ancora scaduti i termini per la proposizione del ricorso, il contribuente potrà chiedere la rideterminazione della sanzione irrogata “tramite la presentazione di una semplice istanza” all’Ufficio. A seguito di tale istanza – che “non sospende i termini per la proposizione del ricorso” – l’Ufficio rideterminerà le sanzioni e comunicherà “l’esito del ricalcolo dando evidenza delle misure effettivamente più favorevoli”, consegnando al contribuente “il nuovo modello di pagamento per la definizione agevolata delle sanzioni ricalcolate”, mentre l’atto di irrogazione delle sanzioni originario “non sarà oggetto di sostituzione o di modifica in autotutela, in quanto in esso le sanzioni risultano legittimamente irrogate sulla base delle disposizioni in vigore fino al 31 dicembre 2015”. Con l’occasione, l’Agenzia ha ricordato, tra l’altro, che la riduzione a un sesto delle sanzioni prevista dal D. Lgs. n. 218 del 1997 in caso di definizione agevolata (art. 15, comma 2-bis), è stata soppressa a decorrere dal 1° gennaio 2016. Ne consegue che “con riferimento agli atti notificati entro il 31 dicembre 2015 e definiti in acquiescenza nel 2016, il contribuente ha diritto ad usufruire della definizione agevolata con riduzione ad un sesto delle sanzioni irrogate e successivamente rideterminate” poiché l’abrogazione della norma che prevedeva tale riduzione “ha efficacia solo con riferimento agli atti definibili notificati dagli uffici dell’Agenzia (Assonime, nota del 9 marzo 2016)   ******   6) Esonero contributivo, somministrati con limiti Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro il 9 marzo 2016 ha pubblicato sul proprio sito internet un parere della Direzione generale entrate Inps in relazione ad quesito posto in materia di un contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Quesito Una società di lavoro interinale ha in corso un contratto di somministrazione a tempo indeterminato – impiegati 4 lavoratori - con un mio cliente; la società somministratrice beneficia per i lavoratori somministrati dell’esonero triennale 2015. Le parti si sono accordate di risolvere il contratto commerciale con relativa cessione del contratto di lavoro dei lavoratori somministrati in favore dell’utilizzatore. Può l’utilizzatore ( cessionario) mio cliente beneficiare dell’esonero contributivo per il periodo residuo ? Risposta Direzione generale entrate Inps Con riferimento al quesito sotto riportato, si ritiene che il beneficio già riconosciuto non possa essere fruito dall’ex utilizzatore per il periodo residuo nell’ipotesi in cui il lavoratore passi senza soluzioni di continuità alle sue dipendenze. In particolare, come previsto, da ultimo, dall’articolo 34 del d.lgs. n. 81/2015, è vero che in caso di assunzione a tempo indeterminato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore è soggetto alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ma è anche vero che il contratto a scopo di somministrazione ha delle sue peculiarità. A mero titolo esemplificativo, nel contratto a scopo di somministrazione deve essere determinata, come previsto dallo stesso articolo 34 sopra citato, l’indennità mensile di disponibilità, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali egli rimane in attesa di essere inviato in missione. Più in generale, il contratto stipulato tra agenzia di somministrazione e lavoratore ha uno specifico titolo ed uno specifico oggetto che lo contraddistinguono, consistenti appunto nella finalità della somministrazione del lavoratore. D’altro canto, per quanto riguarda la cessione individuale del contratto, la formulazione testuale dell’articolo 1406 c.c. è la seguente: “Ciascuna parte può sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con prestazioni corrispettive, se queste non sono state ancora eseguite, purché l’altra parte vi consenta”. La cessione individuale del contratto consiste, quindi, in una modifica soggettiva del rapporto, effettuata con il consenso delle parti ed implica un passaggio diretto ed immediato del lavoratore presso il nuovo datore di lavoro. Il rapporto contrattuale deve rimanere immutato nel momento in cui viene ceduto; si ammettono solo modifiche marginali al momento della cessione. In proposito, la Cassazione Civile, con sentenza del 6 dicembre 1995, n. 12576, ha sostenuto che la cessione del contratto, che implica la sostituzione di uno dei contraenti con un altro, presuppone che l’oggetto dell’obbligazione rimanga immutato, nel senso che, se pur non possano escludersi modificazioni marginali, tuttavia queste non devono concernere gli elementi essenziali del contratto, che devono, invece, rimanere sostanzialmente invariati. Sulla base delle considerazioni sopra esposte, pertanto, nei casi in cui l’ex utilizzatore voglia assumere direttamente il lavoratore prima somministrato, non si può parlare di cessione individuale del contratto in quanto si darebbe luogo ad un nuovo rapporto, con oggetto e titolo diversi dal precedente, non più qualificabile come un contratto a scopo di somministrazione. Il beneficio residuo potrebbe trovare applicazione, quindi, in capo all’ex utilizzatore solo alle condizioni previste dalla circolare n. 17/2015, ossia a condizione che il lavoratore non sia stato occupato a tempo indeterminato, nel corso degli ultimi sei mesi presso qualsiasi datore di lavoro, ivi incluso il somministratore.   ******   7) L’acquisto di immobili residenziali: detraibile il 50% dell’Iva ai fini delle imposte sui redditi, studio del Notariato Approvato dall’Area Scientifica – Studi Tributari il 12 febbraio 2016, lo Studio n. 7/2016 è stato pubblicato il 9 marzo 2016 sul sito internet del Notariato. Lo studio del Consiglio Nazionale Notariato in sintesi La legge di stabilità 2016 (art. 1, comma 56, l. 28 dicembre 2015, n. 208) prevede una nuova detrazione Irpef, pari al 50 per cento dell’Iva corrisposta relativa agli acquisti, effettuati entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici. Lo studio esamina i diversi presupposti che consentono l’applicazione del beneficio. La prima parte prende in esame i presupposti soggettivi in capo all’acquirente e al cedente. La detrazione è riservata alle persone fisiche soggette ad Irpef a condizione che l’impresa cedente abbia costruito le unità immobiliari oggetto di trasferimento. La seconda parte è dedicata ad un approfondimento dei presupposti oggettivi, ed in particolare alle caratteristiche degli immobili che attribuiscono il diritto alla nuova detrazione. Deve trattarsi di unità immobiliari di tipo residenziale; non sono previste esclusioni per gli immobili di lusso; la classe energetica deve essere di tipo A o B; è irrilevante se l’immobile sia o meno utilizzato quale abitazione principale. Il beneficio spetta anche per gli immobili a disposizione. Inoltre non è necessario che l’acquirente manifesti espressamente nel rogito la volontà di fare valere il beneficio. L’ultima parte dello studio è dedicata alla descrizione del meccanismo. Si applica il principio di cassa. Pertanto non è sufficiente che l’immobile abitativo sia acquistato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, ma anche l’Iva deve essere corrisposta al cedente entro il medesimo arco temporale. Inoltre la detrazione non è trasferibile nell’ipotesi di successiva cessione dell’immobile che ha dato diritto all’agevolazione. La detrazione deve essere utilizzata in dieci quote annuali di pari importo, in diminuzione dell’Irpef lorda   ******   8) Novità che impattano sull’attività operativa dei Reparti: circolare della GdF Si pubblica di seguito la seguente circolare della GdF: Com. gen. Guardia di Finanza: circolare n. 74609 del 7 marzo 2016, <<Legge 28 dicembre 2015, n. 208, concernente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016)" - Preliminari direttive operative
  1. Si richiama l’attenzione sul contenuto della Legge 28 dicembre 2015, n. 208, pubblicata nel Supplemento Ordinario n. 70 della Gazzetta Ufficiale n. 302 in data 30 dicembre 2015 e consultabile mediante l’apposito link "Richiami attenzione" presente sul sito intranet dell’Ufficio Tutela Entrate di questo Comando Generale - III Reparto - accessibile tramite il portale istituzionale "Iride".
  2. Al riguardo, si rappresenta che la Legge n. 208/2015 ha introdotto alcune novità che impattano sull’attività operativa dei Reparti, concernenti, tra l’altro:
  3. la fiscalità locale nel settore immobiliare (art. 1, commi da 10 a 28);
  4. il regime di tassazione forfetaria previsto per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in forma marginale dall’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (art. 1, commi da 111 a 113);
  5. l’estensione dell’applicazione del meccanismo del reverse-charge ai consorzi (art. 1, comma 128);
  6. la modifica dei termini di decadenza dell’accertamento ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva (art. 1, commi da 130 a 132);
  7. l’anticipazione al 1° gennaio 2016 dell’entrata in vigore della riforma delle sanzioni amministrative tributarie introdotta con il D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 (art. 1, comma 133).
Tra le numerose modifiche apportate al sistema sanzionatorio amministrativo di cui è stata anticipata l’applicazione, si richiama l’attenzione sulle riduzioni e sugli arrotondamenti alle sanzioni previste in materia di scontrini e ricevute fiscali. In considerazione dei citati adeguamenti, è stato predisposto il fac-simile aggiornato del processo verbale di constatazione degli illeciti in materia di scontrini e ricevute fiscali (NOTA 1) (allegato 1), diramato con circolare n. 107000 in data 25 marzo 1998 di questo Comando Generale - III Reparto - nel quale, oltre ad essere stati modificati gli importi delle sanzioni pecuniarie, sono stati inseriti nuovi campi destinati al rilevamento: (1) per i controlli a commercianti ambulanti, della tipologia (NOTA 2) e degli estremi dell’autorizzazione in base alla quale il soggetto esercita l’attività all’atto della violazione riscontrata; (2) nel caso di esercizi commerciali con sede fissa che: (a) dispongono di più punti vendita, dell’indirizzo completo del luogo, comprensivo anche del numero civico, ove viene constatata l’irregolarità; (b) risultino esercitare più attività, degli estremi della licenza commerciale relativa all’attività per la quale viene elevato il processo verbale. L’acquisizione di tali ulteriori informazioni del contribuente ispezionato risponde a specifiche esigenze conoscitive evidenziate nel corso del confronto sviluppato a livello centrale con l’Agenzia delle Entrate, al fine di superare talune criticità riscontrate nell’applicazione della sanzione accessoria della chiusura degli esercizi pubblici per reiterate mancate emissioni di scontrini o ricevute fiscali;
  1. la segnalazione all’Agenzia delle Entrate dei fatti oggetto di denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p. dai quali possa derivare un provento illecito potenzialmente tassabile (art. 1, comma 141); al riguardo:
(1) sono stati avviati contatti con la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate per coordinare gli effetti della nuova disposizione con l’art. 36 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che prevede l’obbligo per i soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza, nonché per gli organi giurisdizionali, requirenti e giudicanti, penali, civili e amministrativi e per gli organi di polizia giudiziaria che, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie di comunicarli alla Guardia di Finanza, ritenendo che la disposizione introdotta dalla Legge n. 208/2015 abbia carattere speciale e un campo applicativo molto più ristretto; (2) si richiamano le indicazioni contenute, da ultimo, nel foglio n. 47211/2016 in data 12 febbraio 2016 di questo Comando Generale - III Reparto - contenente le linee di indirizzo per uniformare le concrete modalità applicative dell’obbligo di comunicazione alla Guardia di Finanza dei fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie previsto dal menzionato art. 36 del D.P.R. n. 600/1973, da parte delle altre Forze di Polizia. Si fa riserva di impartire ulteriori indicazioni all’esito dell’interlocuzione in atto con l’Agenzia delle Entrate;
  1. l’abrogazione dell’art. 110, commi da 10 a 10-bis, del T.U.I.R. in tema di deducibilità di costi e spese riferiti ad operazioni intercorse con soggetti localizzati in Stati o territori a fiscalità privilegiata (art. 1, comma 142);
  2. l’eliminazione dell’elenco tassativo degli Stati o territori a fiscalità privilegiata ai fini dell’applicazione della disciplina sulle imprese estere controllate (c.d. "black list CFC") e, contestualmente, l’adozione di un criterio univoco per individuare i paradisi fiscali, consistente nella presenza di un livello nominale di tassazione inferiore al 50% rispetto a quello applicabile in Italia (art. 1, comma 142);
  3. l’introduzione dell’obbligo per le multinazionali di predisporre e trasmettere annualmente all’Agenzia delle Entrate una specifica rendicontazione "Paese per Paese" ("country by country reporting") in materia di prezzi di trasferimento (art. 1, commi 145 e 146);
  4. la soppressione della tassa sulle unità da diporto, mediante l’abrogazione dell’art. 16, comma 2, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (art. 1, comma 366);
  5. l’innalzamento delle soglie concernenti il divieto di utilizzo del denaro contante previste dell’art. 49 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (art. 1, comma 898);
  6. nuove misure nel settore del gioco pubblico (art. 1, commi dal 918 al 948) riguardanti, tra l’altro:
(1) la riapertura dei termini della procedura di emersione introdotta dalla citata Legge n. 190/2014; (2) norme sull’offerta da parte di bookmaker non residenti tramite i centri di trasmissione dati (C.T.D.); (3) la previsione che le sanzioni previste in caso di effettuazione di concorsi e operazioni a premio di cui è vietato lo svolgimento, ai sensi del comma 1, lettera o), dell’art. 12 del D.L. 28 aprile 2009, n. 39, convertito con la Legge 24 giugno 2009, n. 77, si applicano esclusivamente ai concorsi a premio per i quali è stata accertata la coincidenza con attività di gioco riservate allo Stato o l’elusione del monopolio statale dei giochi. In proposito, si rimanda ai contenuti della circolare in allegato 2, con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Area Monopoli - Direzione Centrale Accertamento e Riscossione ha fornito ai propri Uffici territoriali istruzioni per l’applicazione delle sanzioni in argomento, facendo rinvio, per quanto non espressamente ivi indicato, alle disposizioni impartite con la circolare n. 19453, in data 6 marzo 2014, diramata con il foglio n. 147609 in data 23 maggio 2014 di questo Comando Generale - III Reparto.
  1. Per un sintetico quadro d’assieme delle principali novità di più diretto interesse e per le preliminari direttive operative, si rinvia alla scheda in allegato 3 alla presente circolare, che codesti Comandi vorranno tempestivamente diramare a tutti i Reparti dipendenti.
  2. Eventuali criticità o problematiche applicative potranno essere rappresentate, come di consueto, a questo Comando Generale - III Reparto.>>.
  ******   9) Modello Unico PF 2016: disponibili le specifiche tecniche Modello Unico PF 2016: Sono pronte le specifiche tecniche. Definite, con il provvedimento direttoriale n. 36579 del 9 marzo 2016, allegato A, le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti in Unico Pf 2016 e di quelli riguardanti le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef. Destinatari, le persone fisiche che provvedono direttamente all’invio on line della loro dichiarazione e gli intermediari abilitati alla trasmissione. Sempre nell’allegato A, le modalità tecniche per l’invio dei dati relativi alla dichiarazione Iva annuale 2006, inseriti nello stesso modello Unico. Un successivo provvedimento darà il via libera alle specifiche che dovranno essere utilizzate per trasmettere le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef espresse, attraverso l’apposita scheda approvata insieme al modello Unico 2016 Pf, dai contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi. Altri provvedimenti pubblicati dall’Agenzia delle entrate il 9 marzo 2016 - Provvedimento n. 36463/2016 recante “Modificazioni alle istruzioni del modello di dichiarazione 730/2016, approvato con provvedimento del 15 gennaio 2016”; - Provvedimento n. 36501/2016 recante “Modificazioni alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nelle dichiarazioni modelli 730/2016 nelle comunicazioni di cui ai modelli 730-4 e 730-4 integrativo nonché nella scheda riguardante le scelte della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF e alle istruzioni per lo svolgimento degli adempimenti previsti per l’assistenza fiscale da parte dei sostituti d’imposta, approvate con provvedimento del 15 febbraio 2016”; - Provvedimento n. 36759/2016 recante “Approvazione delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione “Unico 2016-PF” e dei dati riguardanti le scelte per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF”. I particolari: Modificate, con il provvedimento del 9 marzo 2016, le istruzioni al modello 730/2016 approvate lo scorso 15 gennaio. Gli interventi, oltre a correggere piccole sviste intercettate dopo la pubblicazione del modello sul sito dell’Agenzia, hanno dovuto tener conto delle risposte che l’Agenzia delle Entrate ha fornito, con la circolare 3/E del 2 marzo 2016, ad alcuni quesiti posti dai Caf. In particolare, da segnalare, a pagina 59 delle istruzioni, alla colonna 1 dei righi da E61 a E63, l’aggiunta di due specifici codici (“5” e “6”) per identificare altrettante nuove tipologie di interventi, ammessi alla detrazione del 65% a partire dall’anno d’imposta 2015. Siamo, infatti, nella sezione IV, riservata alle opere finalizzate al risparmio energetico, per le quali è riconosciuta lo sconto d’imposta. Nel dettaglio, il codice “5” individua l’acquisto e posa in opera di schermature solari a protezione di superfici vetrate, mentre il “6” va riferito alle spese per l’acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. A cascata, le modifiche di pagina 60, che hanno comportato l’integrazione dell’elenco puntato riguardante la colonna 8 (“importo spesa”) con i tetti di spesa agevolabili relativi ai nuovi codici (rispettivamente, 92.307,69 euro e 46.153,84 euro). Sono affidate, invece, a un distinto provvedimento, ugualmente del 9 marzo 2016, le modifiche alle specifiche tecniche di trasmissione, che hanno riguardato, anche in questo caso, il modello 730/2016. Le rettifiche, tra l’altro, hanno recepito le segnalazioni pervenute dai Caf e dalle associazioni di categoria.   ******   10) Controlli automatizzati da 36-bis: arrivati altri codici tributo Controlli automatizzati da 36-bis, ampliata la platea dei codici tributo. Devono essere indicati nella delega di pagamento dai contribuenti che intendono corrispondere soltanto una quota dell’importo richiesto con la comunicazione di irregolarità Relativamente agli importi erogati dai sostituti d’imposta a titolo di “bonus Irpef di 80 euro” e recuperati in compensazione tramite codice tributo “1655” (“165E”, per gli utilizzatori dell’F24 enti pubblici), l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 11/E del 9 marzo 2016, ha istituito i codici tributo da indicare nella delega di pagamento per le somme che risultano dovute a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione e che si vuole versare solo in parte: - “997B”, per l’imposta - “998B”, per gli interessi - “999B”, per la sanzione. Nel modello F24, i codici vanno esposti nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”; inoltre, vanno riportati negli specifici campi il codice atto e l’anno di riferimento presenti nella comunicazione. Nel modello F24 Ep, i codici devono essere esposti in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”; nel campo “sezione” va scritto “Erario” (valore F), mentre nei campi “codice atto” e “riferimento B” vanno riportati, rispettivamente, il codice atto e l’anno di riferimento, entrambi reperibili dalla comunicazione. La stessa risoluzione 11/2016, a seguito della ridenominazione del codice tributo 1135 operata con la risoluzione 96/2014 (“imposta sostitutiva sui redditi diversi di cui all’art. 67, c. 1, lett. da c-bis) a c-quinquies) del T.U.I.R a seguito dell’opzione per l’affrancamento - art. 3, commi 15 e 16, del dl 24 aprile 2014, n. 66 – regime amministrato”), provvede ad adeguare alla nuova ridenominazione anche i corrispondenti codici (962A, 963A e 964A) da utilizzare per le somme dovute a seguito di controllo ex articolo 36-bis del Dpr 600/1973. Disponibile anche la causale per finanziare la formazione professionalizzante Serve a indirizzare le somme destinate all’ente bilaterale che fornisce preparazione in diversi ambiti: artigianato, agricoltura, costruzioni, industria, servizi, attività socio educative Si arricchisce di una nuova sigla il “mondo” delle causali contributo che permettono la riscossione dei contributi indirizzati al finanziamento degli enti bilaterali. “Ebif” è la nuova sigla che, inserita nel modello F24, consentirà di indirizzare correttamente i contributi all’ente bilaterale di competenza. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 10/E del 9 marzo 2016, ha, infatti, istituito la specifica causale contributo, con la quale dovranno essere versate le somme destinate al finanziamento dell’Ebiform (Ente bilaterale per la formazione professionalizzante in artigianato, agricoltura, costruzioni, industria, servizi e delle attività socio educative). La nuova causale deve essere indicata nella sezione “Inps” del modello F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza delle somme riportate nella colonna “importi a debito versati”. La compilazione della delega di pagamento prevede, poi, l’indicazione, negli specifici campi, del codice della sede Inps competente e della matricola Inps dell’azienda. Infine, nel campo “periodo di riferimento”, vanno riportati il mese e l’anno di riscossione del contributo nella colonna “da mm/aaaa”, mentre va lasciata in bianco la colonna“a mm/aaaa”. Vincenzo D’Andò