Diario quotidiano dell’11 febbraio 2016: stop al fermo amministrativo se il debitore rateizza

Pubblicato il 11 febbraio 2016



riconoscimento dei tirocini svolti all’estero: D.Lgs. pubblicato in G.U.; canoni per le concessioni demaniali marittime: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale; sviste dell’intermediario fiscale: sulle sanzioni si applica il cumulo giuridico; per il sindaco dimissionario subito l’iscrizione della cessazione nel Registro delle Imprese; stop al fermo amministrativo se il moroso rateizza; codice fiscale: audizione parlamentare del direttore delle Entrate; attività illecite in materia di rifiuti: audizione parlamentare del direttore Rossella Orlandi, studi di settore come strumento di controllo; osservatorio partite IVA, online i dati complessivi del 2015 e del mese dicembre; benefici per l’esposizione all’amianto: al via presentazione istanze; l’omesso versamento dei contributi previdenziali non è più reato
 
diario-quotidiano-immagineIndice: 1) Riconoscimento dei tirocini svolti all’estero: D.Lgs. pubblicato in G.U. 2) Canoni per le concessioni demaniali marittime: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale 3) Sviste dell’intermediario fiscale: sulle sanzioni si applica il cumulo giuridico 4) Per il sindaco dimissionario subito l’iscrizione della cessazione nel Registro delle Imprese 5) Stop al fermo amministrativo se il moroso rateizza 6) Codice fiscale: audizione parlamentare del direttore delle Entrate 7) Attività illecite in materia di rifiuti: audizione parlamentare del direttore Rossella Orlandi, studi di settore come strumento di controllo  8) Osservatorio partite IVA, online i dati complessivi del 2015 e del mese dicembre 9) Benefici per l’esposizione all’amianto: al via presentazione istanze 10) L’omesso versamento dei contributi previdenziali non è più reato  
  1) Riconoscimento dei tirocini svolti all’estero: D.Lgs. pubblicato in G.U. E’ “andato” in G.U. il D.Lgs. che disciplina il riconoscimento dei tirocini svolti all’estero E’ stato, infatti, pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2016, il DLgs. n. 15 del 28 gennaio 2016 di attuazione della direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n. 1024/2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (“Regolamento IMI”). Il decreto, che è entrato in vigore il 10 febbraio 2016 (come si ricorderà, era stato approvato dal governo in via definitiva lo scorso 20 gennaio), va a disciplinare il riconoscimento delle qualifiche professionali in ambito comunitario. Con la modifica e l’integrazione del D.Lgs. n. 206/2007 (che recepiva la precedente direttiva), si intende “rafforzare il mercato interno” e “promuovere la libera circolazione dei professionisti”, garantendo al contempo un sistema di controllo più efficiente. In sostanza, si tratta del decreto che introduce: - la “tessera professionale” che favorisce la libera circolazione dei professionisti e rafforza il mercato interno; - un meccanismo di allerta per segnalare i professionisti nel campo della salute e dell’istruzione dei minori colpiti da una sanzione disciplinare o penale che abbia incidenza sull’esercizio della professione; - la possibilità, a determinate condizioni, di ottenere un accesso parziale alla professione; - la possibilità di ottenere il riconoscimento del tirocinio professionale effettuato in parte all’estero. La “tessera professionale” è una procedura elettronica che semplifica il riconoscimento da parte delle autorità nazionali della qualifica ottenuta dal professionista nel proprio Paese, riducendo sia i tempi che gli oneri burocratici. In atto, tale sistema riguarda solo cinque professioni (infermiere, farmacista, fisioterapista, guida alpina e agente immobiliare) ma in futuro potrà essere estesa dalla Commissione anche ad altre professioni.   ******   2) Canoni per le concessioni demaniali marittime: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale Il Decreto del 2 dicembre 2015, che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2016, riguarda gli aggiornamenti relativi all’anno 2016, delle misure unitarie dei canoni per le concessioni demaniali marittime. Si stabilisce che le misure unitarie dei canoni annui relativi alle concessioni demaniali marittime sono aggiornate, per l’anno 2016, applicando la riduzione del 1,6% alle misure unitarie dei canoni determinati per il 2015. Le misure unitarie in tal modo aggiornate costituiscono la base di calcolo per la determinazione del canone da applicare alle concessioni demaniali marittime rilasciate o rinnovate a decorrere dal 1° gennaio 2016. La medesima percentuale si applica alle concessioni in vigore ancorchè rilasciate precedentemente al 1° gennaio 2016. La misura minima di canone di € 356,04 - prevista dall’art. 9, del decreto interministeriale 19 luglio 1989 - é ridotta ad € 350,35 a decorrere dal 1° gennaio 2016. Si applica la misura minima di € 350,35 alle concessioni per le quali la misura annua, determinata secondo i precedenti commi, dovesse risultare inferiore al citato limite minimo.   ******   3) Sviste dell’intermediario fiscale: sulle sanzioni si applica il cumulo giuridico Si applica l’istituto del cumulo giuridico (previsto per le sanzioni tributarie) per le omissioni commesse dall’intermediario fiscale nel trasmettere alle Entrate le dichiarazioni fiscali dei propri clienti. Lo ha rimarcato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2597 del 9 febbraio 2016, che ha respinto la tesi dell’Amministrazione finanziaria. In tali casi a parere della Corte Suprema si deve applicare l’art. 12 del DLgs. 472/97, e ciò comporta l’enorme riduzione delle sanzioni irrogate. Dunque, si applica l’istituto del cumulo giuridico sulle sanzioni per l’omesso/tardivo invio telematico delle dichiarazioni dei contribuenti, da parte del professionista incaricato. Il caso affrontato dai massimi giudici ha nuovamente riguardato l’ipotesi di tardiva o omessa trasmissione telematica, da parte del consulente, di una pluralità di dichiarazioni dei clienti/contribuenti, anche quando, come nel caso di specie, ciò avvenga con una sola omissione (tardivo invio dell’unico file contenente più dichiarazioni). In conclusione, la Suprema Corte sostiene che pure per le sanzioni in esame trova applicazione l’art. 12 del citato decreto, atteso che, in relazione ad esse, è possibile distinguere tra quelle formali e sostanziali. Inoltre, la particella “anche”, inserita nel testo di tale art. 12 (“anche con più azioni od omissioni”), rende irrilevante stabilire se le “diverse violazioni della medesima disposizione” siano frutto di un’unica omissione o di una pluralità (Cass. nn. 11741 e 12682 del 2015). ******   4) Per il sindaco dimissionario subito l’iscrizione della cessazione nel Registro delle Imprese Diritto societario: Trascorsi 30 giorni dalla cessazione del sindaco dimissionario, se l’organo amministrativo della società non ha provveduto alla relativa iscrizione nel Registro delle Imprese, ex art. 2400 comma 3 c.c., si producono due conseguenze: una di carattere sanzionatorio, dal momento che l’omissione integra l’illecito amministrativo di cui all’art. 2630 c.c. ; ed una di carattere pubblicitario, connessa all’avvio del procedimento di iscrizione d’ufficio, a seguito della segnalazione effettuata dal sindaco cessato ex art. 9 della L. 241/1990 (fermo restando l’ordinario svolgimento del procedimento di iscrizione d’ufficio di cui all’art. 2190 c.c. ). Lo ha precisato il Ministero dello Sviluppo economico con la circolare n. 3687/C del 9 febbraio 2016, emessa in risposta ad un quesito del CNDCEC finalizzato a conciliare il dettato normativo con le esigenze di certezza e corrispondenza della pubblicità alla realtà dei fatti.   ******   5) Stop al fermo amministrativo se il moroso rateizza Sospensione del fermo amministrativo per chi paga a rate. In audizione in Senato, Equitalia, tramite il proprio rappresentante, ha confermato tale possibilità e denunciato che solo il 5% dei crediti è realmente aggredibile. L’accesso alla rateizzazione del proprio debito con Equitalia potrebbe portare a una sospensione del fermo amministrativo. Lo ha affermato il 9 febbraio 2016, nel corso di un’audizione in Commissione Finanze del Senato, l’amministratore delegato della società di riscossione, che ha anche fornito i numeri sui crediti affidati a Equitalia per la loro riscossione. Nel dettaglio, i dati evidenziano che, negli ultimi 15 anni, il carico totale lordo di tali crediti ammonta a 1.058 miliardi di euro, ma la quota effettivamente aggredibile, ovvero le posizioni davvero lavorabili, non superano i 51 miliardi, circa il 5% del totale: un problema, quello dei crediti non riscossi, che descrive come la “patologia estrema” della riscossione mediante ruolo. Il 20,5% della cifra complessiva, ha spiegato, è stato “annullato dagli stessi enti creditori perché ritenuto indebito”, a seguito di autotutela o decisioni giudiziarie. Dei restanti 841 miliardi, “oltre un terzo sono difficilmente recuperabili”, perché dovuti da soggetti falliti (138 miliardi), deceduti (78) o nullatenenti (92). Ci sono poi oltre 300 miliardi per i quali si sono tentate, “invano”, azioni esecutive e i crediti bloccati per norme in favore dei contribuenti. Diverse, secondo Ruffini, le ragioni che hanno portato ad una forbice così ampia tra crediti vantati ed effettivamente esigibili. In primo luogo, “la qualità delle iscrizioni a ruolo”, che dà luogo a tanti contenziosi con i contribuenti, ma anche “la sproporzione tra l’entità della pretesa e le risorse aggredibili dall’agente della riscossione” e la “difficoltà di acquisire informazioni puntuali su redditi e patrimoni dei debitori”. A ciò, si aggiungono le iniziative normative che, nel tentativo di dare respiro ai contribuenti in un contesto di crisi economica, hanno “limitato gli strumenti a disposizione di Equitalia”, imponendo la soglia dei 20 mila euro per l’iscrizione dell’ipoteca legale o le limitazioni alla pignorabilità di beni strumentali, stipendi e salari. Nonostante ciò, rispetto a 10 anni fa, i proventi della riscossione sono decisamente aumentati. Fino al 2005, con la riscossione ancora affidata alle società concessionarie private, la media annua era di 2,9 miliardi di euro, salita a 7,7 miliardi con l’arrivo di Equitalia. Il 53% dei crediti incassati ha riguardato somme superiori ai 100 mila euro, mentre solo il 3% è relativo a somme inferiori ai mille euro. Dal 2008 al 2015 sono arrivate 5,6 milioni di istanze di rateizzazione La metà delle entrate complessive arriva dalle rateizzazioni, fenomeno in costante crescita dopo gli interventi normativi che hanno dato la possibilità di ripartire il pagamento in 72 rate e di accedere a tale beneficio anche ai soggetti decaduti da precedenti piani di dilazione. Dal 2008 al 2015, sono pervenute ad Equitalia 5,6 milioni di istanze di rateizzazione (per un valore complessivo di 107 miliardi), di cui 1,2 milioni nel solo 2015. Di queste ultime, “solo 28 mila non sono state rigettate per mancanza dei requisiti di legge”. Stop ai fermi amministrativi in caso di accesso al piano di rientro dilazionato Equitalia si riserva la “possibilità di sospendere” il fermo amministrativo, “non la possibilità di toglierlo” per i “soggetti che fanno richiesta delle rate e le pagano”. Nella pratica, il soggetto destinatario di fermo amministrativo che chiede, e ottiene, la rateizzazione del proprio debito con il Fisco, riceverà, una volta pagata la prima rata, un’apposita comunicazione dall’agente della riscossione. Con quest’ultima, il debitore potrà recarsi negli uffici del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), effettuare l’annotazione della sospensione e ricominciare ad utilizzare il proprio veicolo.   ******   6) Codice fiscale: audizione parlamentare del direttore delle Entrate Si discute su nuovi sistemi per generare lo storico codice fiscale. Ieri (10 febbraio 2016) il direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, si è, infatti, pronunciata su questioni legate al codice fiscale. In particolare, Rossella Orlandi è intervenuta sulle problematiche legate alle omocodie, che si verificano nel caso di soggetti con dati che generano la stessa espressione alfanumerica, e sull’eventualità di una revisione dell’attuale sistema. Una ipotesi di studio che comporterebbe adeguamenti assai significativi, con un impatto paragonabile a quello del Millennium bug. Sono circa 36mila i codici fiscali “gemelli” - e quindi differenziati dalle Entrate - su 94 milioni di soggetti registrati nell’anagrafe del Fisco (0,08%). Tra gli aspetti critici, invece, c’è il fenomeno dell’omocodia. Può accadere che due soggetti abbiano dati anagrafici tali che l’espressione alfanumerica del codice fiscale generata sia la stessa. In questi casi, è necessario procedere a una differenziazione: in particolare, vengono sostituite con caratteri alfabetici una o più cifre dei caratteri numerici e il codice fiscale “base”. Ipotesi allo studio Il direttore ha infine illustrato i risultati dell’analisi, condotta con Sogei, relativamente alle criticità dell’attuale struttura del codice fiscale delle persone fisiche. Posto che il codice da adottare dovrebbe sempre essere unico, immutabile, gestito da uno stesso ente, non autogenerabile, controllabile e facilmente memorizzabile, una soluzione alternativa potrebbe consistere in un sistema di codifica analogo all’attuale, ma senza i riferimenti a sesso e luogo di nascita. Un progetto che costerebbe più di 5,5 milioni di euro, cui andrebbero aggiunte le spese per gli adeguamenti relativi alla gestione del catasto e dei registri immobiliari, delle dogane, dei monopoli, nonché del Sistema tessera sanitaria. Senza contare l’enorme impatto, di entità simile a quella del Millennium bug, in termini di adeguamento di tutti i sistemi delle altre amministrazioni, oggi incardinati sull’attuale algoritmo.   ******   7) Attività illecite in materia di rifiuti: audizione parlamentare del direttore Rossella Orlandi, studi di settore come strumento di controllo L’Agenzia delle Entrate è stata sentita dalla “Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali a esse correlati”, per fornire nuovi elementi di indagine sul mercato del riciclo e spunti di approfondimento sui consorzi che gestiscono tali attività, con particolare riguardo a possibili violazioni di carattere finanziario, fiscale, tributario. Prima di illustrate gli interventi operativi messi in atto e i risultati conseguiti, il direttore Orlandi ha ricordato che l’Agenzia è impegnata nel contrasto alle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sia nel corso dei controlli ordinari sia a seguito di specifiche indagini (di propria iniziativa o su input esterni). A tale scopo, utilizza molteplici strumenti, tra i quali lo “spesometro”, che attraverso l’incrocio dei dati Iva consente di evidenziare l’esistenza di fatture di acquisto emesse da parte di soggetti che non presentano dichiarazioni, e gli accessi mirati, con cui sono rilevate le fatture ricevute per costi non inerenti o inesistenti. Controlli nel quadriennio 2012/2015 L’attività di controllo effettuata dall’Agenzia delle Entrate negli anni dal 2012 al 2015 nei confronti di contribuenti che hanno dichiarato uno dei codici attività del settore è costituita da istruttorie esterne e da accertamenti. Per il 2015 è aumentato del 20% il totale dei rilievi, per un maggiore imponibile ai fini delle imposte dirette, rispetto alla media del triennio; allo stesso modo, è cresciuta del 37% la maggiore imposta constatata Iva. In particolare, degli 11 milioni di euro contestati nel 2015, circa 7 risultano evasi nei settori del commercio all’ingrosso di rottami e sottoprodotti metallici della lavorazione industriale, altri 1,5 nei settori del recupero e preparazione per il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, industriali e di biomasse. Un ammontare inferiore di imposta Iva contestata risulta per i settori del recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici e del recupero e preparazione per il riciclaggio della plastica per la produzione di materie prime plastiche e resine sintetiche. Attività di controllo sostanziale Nel quadriennio 2012-2015, sono 1.512 i soggetti sottoposti a controlli sostanziali; tale cifra non è data dalla somma del numero dei controllati in ciascun anno, in quanto lo stesso soggetto potrebbe essere stato controllato per più anni. Nel 2015 sono stati notificati dagli uffici delle Entrate 658 controlli sostanziali, di cui il 60% a imprese che effettuano commercio all’ingrosso di rottami metallici e il restante 40% a imprese operanti nel settore del recupero e riciclaggio dei medesimi rottami metallici. Proseguendo, la Orlandi ha illustrato le risultanze dell’attività di controllo sostanziale in termini di maggiore imposta accertata (Mia), di sanzioni e di importi riscossi. Nel 2015, la maggiore imposta accertata è aumentata del 23% rispetto all’anno precedente, le sanzioni del 66 per cento. I valori relativi al riscosso devono essere valutati considerando che una percentuale significativa (per l’intero quadriennio, il 57%) della Mia totale e, quindi, delle relative sanzioni è riferita ad accertamenti per i quali risulta pendente un giudizio. Ciò comporta un disallineamento temporale tra l’accertamento della pretesa tributaria e il pagamento del dovuto. Il risultato dell’attività di controllo sostanziale svolta nel quadriennio ha comportato l’accertamento complessivo di: 565 milioni di euro per maggiori imposte dirette 453 milioni di maggiore imposta Iva 1.117 milioni di euro per sanzioni. L’imposta complessivamente riscossa ammonta a 21 milioni di euro, un valore fortemente influenzato sia dal fatto - come già ricordato - che gli atti d’accertamento del 57% della maggiore imposta complessiva sono tuttora in contenzioso sia dalla circostanza che, in questi settori, sono fortemente presenti modalità di evasione fraudolente e particolarmente insidiose tramite utilizzo di schermi societari, fatture per operazioni inesistenti e soggetti nullatenenti dai quali vengono fittiziamente poste in essere le operazioni economiche. Gli studi di settore: analisi rischi e controllo dei fenomeni illeciti Lo strumento degli studi di settore può essere utilizzato per l’analisi di rischio e l’attività di controllo nei confronti di fenomeni illeciti correlati allo smaltimento dei rifiuti. In alcune circostanze, infatti, le attività “mappate” da specifici studi sono direttamente correlabili alla produzione, gestione e commercializzazione di rifiuti: il complesso di tutte le diverse informazioni richieste nei relativi modelli consente di effettuare analisi e approfondimenti finalizzati al controllo. È il caso, ad esempio, degli studi WD30U (attività di: demolizione di carcasse; recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici; recupero e preparazione per il riciclaggio di materiale plastico per produzione di materie prime plastiche, resine sintetiche; recupero e preparazione per il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, industriali e biomasse; commercio all’ingrosso di rottami e sottoprodotti della lavorazione industriale metallici; commercio all’ingrosso di altri materiali di recupero non metallici, come vetro, carta, cartoni eccetera; sottoprodotti non metallici della lavorazione industriale) e WG31U, relativamente alle attività di riparazione e sostituzione di pneumatici per autoveicoli. In altre ipotesi, poi, i cicli di lavorazione prevedono la produzione di materiali inquinanti, da smaltire secondo specifiche procedure. Si tratta di una serie di attività nei cui modelli per gli studi di settore vengono richieste una serie di informazioni (costi per lo smaltimento di rifiuti speciali o tossici e di residui delle lavorazioni, per il trattamento dei reflui, spese assicurative Rc inquinamento eccetera). Dal momento che gli studi di settore sono oggetto di periodiche evoluzioni e aggiornamenti, laddove se ne ravvisi la necessità, è possibile prevedere un’integrazione delle informazioni per cogliere eventuali ulteriori aspetti significativi. Fermo restando che già da tempo – ha concluso Rossella Orlandi – l’Agenzia delle Entrate sta lavorando alla semplificazione e alla diminuzione degli adempimenti correlati agli studi di settore. Tant’è che è obiettivo del prossimo anno, anche per dare seguito al recente impegno del Governo, “ridurre significativamente le informazioni richieste all’interno dei modelli studi di settore alle sole rilevanti ai fini della stima e del calcolo degli indicatori”. ******   8) Osservatorio partite IVA, online i dati complessivi del 2015 e del mese dicembre Sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze (http://www.finanze.gov.it) i dati relativi all'Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di dicembre 2015 (rapporto mensile e annuale). Sintesi dell’Anno 2015 Sintesi dei dati di Dicembre 2015 Navigazione dinamica dell’Osservatorio delle partite IVA. I dati del 2015 forniti dall’Osservatorio sulle partite Iva, mostrano un calo delle aperture pari al 10,7% rispetto all’anno precedente: il trend negativo è giustificato dal fatto che la scadenza del regime fiscale di vantaggio, inizialmente fissata al 31 dicembre 2014 e successivamente slittata a dicembre 2015, ha indotto molti soggetti ad aprire l’attività durante il 2014. Natura giuridica A distanza di un anno, non si rilevano grossi cambiamenti. Nel 2015 rispetto all’anno precedente solo le società di capitali registrano un aumento del 6,5 per cento. Il 71,5% delle aperture di partite Iva è dovuto alle persone fisiche, il 22% alle società di capitali, il 5,6% alle società di persone, mentre il restante 1% è costituito da “non residenti” ed “altre forme giuridiche”. Ripartizione territoriale Il 42,1% delle aperture è localizzato al Nord, il 22,5% al Centro e il 35,3% al Sud e nelle isole. In generale tutto il paese registra un calo di aperture con la sola eccezione della Calabria che ha un incremento dell’1 per cento. Settore produttivo E’ sempre il commercio che registra il maggior numero di aperture di partite Iva (il 23,8% del totale), seguito dalle attività professionali (12,7%) e dall’agricoltura (11%). Rispetto al 2014 calano le aperture in tutti i settori principali, a partire dalle attività professionali (-34,2%) e dalla sanità (-24,1%). In controtendenza solo l’agricoltura (+19,6%), settore influenzato delle norme 2015 riguardanti l’Imu sui terreni agricoli, che prevedono agevolazioni per gli imprenditori agricoli. Dicembre 2015 L’ultima chiamata per il regime fiscale “di vantaggio”, in scadenza il 31 dicembre 2015, ha comportato l’apertura di ben 40.674 nuove partite Iva in un solo mese (+5,1% rispetto a novembre). A partire dall’1 gennaio 2016 tale regime, infatti, è stato definitivamente sostituito dal “forfetario”. La natura giuridica mostra che il 69% delle nuove partite Iva a dicembre è stato aperto dalle persone fisiche, il 24% da società di capitali, il 5,3% da società di persone, la ripartizione territoriale evidenzia il 546,3% delle aperture al Nord, il 23% al Centro e il 30,1% al Sud e nelle isole. In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio continua a registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 19,6% del totale, seguito dalle attività professionali con il 19,3% e dalla sanità con l’8,7%. (MEF, Comunicato Stampa N. 30 del 10/02/2016)   ******   9) Benefici per l’esposizione all’amianto: al via presentazione istanze Benefici per l’esposizione all’amianto previsti dall’art. 1, comma 277, della legge 28 dicembre 2015 n 208: Presentazione delle istanze. In merito l’INPS ha diffuso il messaggio n. 587 del 10-02-2016. Sulla Gazzetta Ufficiale 30 dicembre 2015, n. 302 è stata pubblicata la legge 28 dicembre 2015 n.208 (legge di stabilità per il 2016). L’art. 1 della richiamata legge, al comma 277, dispone che “ai lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all'esposizione alle polveri di amianto, per l'intero periodo di durata delle operazioni di bonifica dall'amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto, sono riconosciuti, nei limiti stabiliti dal presente comma, i benefìci previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, per il periodo corrispondente alla medesima bonifica. I benefìci sono riconosciuti a domanda, da presentare all'INPS, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nei limiti delle risorse assegnate a un apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali con dotazione pari a 5,5 milioni di euro per l'anno 2016, 7 milioni di euro per l'anno 2017, 7,5 milioni di euro per l'anno 2018 e 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma, con particolare riferimento all'assegnazione dei benefìci ai lavoratori interessati e alle modalità di certificazione da parte degli enti competenti”. La citata disposizione vige a decorrere dall’1 gennaio 2016 e prevede un termine di decadenza (60 giorni decorrenti dall’entrata in vigore della stessa legge) per l’inoltro delle istanze dirette al riconoscimento dei benefici ivi previsti. Le istanze in parola, dunque, potranno essere presentate, non oltre il 29 febbraio 2016, alle strutture dell’istituto territorialmente competenti, ferme restando le integrazioni istruttorie che saranno necessarie a seguito dell’emanazione delle disposizioni applicative. Nell’istanza dovrà essere indicato il sito produttivo ed il periodo temporale di esposizione cui fa riferimento la norma. Nuovo prodotto “Verifica del diritto alla maggiorazione amianto legge 208/2015” Per la gestione e il riconoscimento delle domande di verifica del diritto ai benefici previsti dall’art.1 della citata legge, è stato istituito in WebDom il nuovo prodotto: “Verifica del diritto alla maggiorazione amianto legge 208/2015” Gruppo: 0007 – Certificazione Sottogruppo: 0063 – Riconoscimento di beneficio Tipo: 0161 – Maggiorazione amianto legge 208/2015 2Trasmissione telematica della domanda di verifica da parte dei patronati e da parte del cittadino Nella procedura telematica per la presentazione delle domande di pensione il nuovo prodotto è disponibile sia per i patronati che per il cittadino. E’ prevista la compilazione dei seguenti pannelli: Dati anagrafici (obbligatorio) Scelta Prodotto (obbligatorio) Dichiarazioni (obbligatorio) Il pannello dichiarazioni, specifico per queste domande, riporta le seguenti informazioni: Richiesta effettuata ai sensi dell'art. 1, comma 277, della legge 28 dicembre 2015 n. 208, per il riconoscimento dei benefici previsti per i periodi di esposizione all’amianto. Al riguardo, il sottoscritto DICHIARA ai sensi dell’art. 46 del D.P.R n. 445 del 28.12.2000 di aver prestato la propria attività lavorativa presso il sito …………………………. dell’azienda ………….. dal …………… al………………… di aver prestato la propria attività lavorativa presso il sito …………………………. dell’azienda ………….. dal …………… al………………… di aver prestato la propria attività lavorativa presso il sito …………………………. dell’azienda ………….. dal …………… al………………… Preso atto delle disposizioni contenute nell' art. 1, comma 277, della legge n. 208 del 2015. Preso atto che la presente domanda sarà esaminata dopo la pubblicazione del decreto di cui al comma 277 dell'art. 1 della legge n. 208 del 2015. Preso atto che il sottoscritto potrà essere chiamato a produrre documentazione istruttoria che risulti necessaria per il riconoscimento del beneficio di cui alla presente istanza. Consapevole delle sanzioni penali nel caso di dichiarazioni non veritiere, di formazione o uso di atti falsi, richiamate dall'art. 76 del DPR n. 445/2000, dichiara che i dati innanzi riportati sono veri. Documenti (facoltativo) Alle domande è anche possibile allegare eventuale documentazione in formato PDF. Gestione e Definizione della domanda in WebDom E’ ammessa la sola Fase Prima istanza. Eventuali riesami della richiesta dovranno essere gestiti tramite inserimento di una nuova domanda in WebDom. Per permettere la corretta gestione della domanda, sono previsti i seguenti passaggi, necessari per la definizione finale della domanda:
  • Apertura di una nuova attività (di giacenza):
codice attività 00149 – “Invio alla sede INAIL competente” La data inizio dell’attività deve essere inserita dall’operatore al momento della gestione della domanda.
  • Al momento dell’acquisizione della data fine attività, a cura dell’operatore, la procedura WebDom richiede all’operatore l’esito della valutazione fatta dal INAIL, prevedendo 2 casi distinti:
◊ Riconoscimento Beneficio ◊ Mancato riconoscimento Beneficio
  • L’inserimento dell’esito positivo, comporta la chiusura automatica della domanda con esito “Si Diritto”.
  • L’inserimento dell’esito negativo comporta la chiusura automatica della domanda con esito “No Diritto”.
Trattazione delle domande Le domande potranno essere esaminate solo dopo la pubblicazione del decreto Ministeriale.   ******   10) L’omesso versamento dei contributi previdenziali non è più reato Non è più perseguibile penalmente chi non versa i contributi previdenziali se l'omissione non supera la soglia di 10.000 euro annui. A stabilirlo è il DLgs n. 8/2016 del 6 febbraio 2016 che, con l’art. 3, comma 6, sostituisce il comma 1 bis dell’art. 2 del d.l. n. 463/83, che puniva con la reclusione fino a tre anni l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Al di sotto di tale soglia, l’omissione è punita soltanto con una sanzione amministrativa pecuniaria, che va da un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 50.000 euro. Le nuove disposizioni si applicano anche alle omissioni commesse prima dell'entrata in vigore delle nuove norme. La Fondazione Studi ha analizzato tutte le novità in materia nella circolare n.5/2016. Si invita alla consultazione sul web dei consulenti del lavoro. (Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, circolare n.5 del 10 febbraio 2016)   Vincenzo D’Andò