Diario quotidiano dell’8 febbraio 2016: il bonus fiscale sulla prima casa non si estingue mai

Pubblicato il 8 febbraio 2016



il bonus fiscale sulla prima casa non si estingue mai; fisco agevolato sugli accordi di separazione; formazione continua dei commercialisti: investire in qualità e complementarietà; reati societari: depenalizzato il reato di “impedito controllo”; no alla voce contabile “fatture da ricevere” generica; ASD: I compensi a terzi non vanno più nel Modello 770; CIG complementare con i trattamenti in deroga; compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2015; Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati al 2015; ok alla riduzione del canone di locazione senza tributi; omesso versamento Iva: il nuovo amministratore non è immune dalla contestazione del reato
 
Indice: 1) Il bonus fiscale sulla prima casa non si estingue mai 2) Fisco agevolato sugli accordi di separazione 3) Formazione continua dei commercialisti: investire in qualità e complementarietà 4) Reati societari: depenalizzato il reato di “impedito controllo” 5) No alla voce contabile “fatture da ricevere” generica 6) ASD: I compensi a terzi non vanno più nel Modello 770 7) CIG complementare con i trattamenti in deroga 8) Compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2015 10) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati al 2015 11) Ok alla riduzione del canone di locazione senza tributi 12) Omesso versamento Iva: il nuovo amministratore non è immune dalla contestazione del reato  
  1) Il bonus fiscale sulla prima casa non si estingue mai Via libera dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2072 del 3 febbraio 2016, al credito d’imposta “a catena” per il riacquisto della “prima casa”. Il contribuente si può avvalere del credito d'imposta “anche se tale credito si era formato non già con il pagamento” di una somma, ma in virtù di utilizzo di altro credito d'imposta relativo al precedente acquisto. La Legge 448/1998 prevede che sorge un credito dìimposta in capo a chi vende un’abitazione comprata con l’agevolazione “prima casa” e, entro un anno, riacquista un’altra “prima casa”. Il credito d'imposta è pari all’imposta di registro o all’Iva pagate in sede di primo acquisto, nei limiti dell'importo dell’imposta di registro o dell’Iva assolti in sede di secondo acquisto. Credito d’imposta per riacquisto “prima casa”: nessuna limitazione per successive compravendite La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2072 del 3 febbraio 2016, si è pronunciata a favore del contribuente, riconoscendo la possibilità di detrarre il credito d’imposta per il “riacquisto della prima casa”, fino a concorrenza dell’ammontare maturato, anche se si tratta dell’acquisto del secondo o terzo immobile, purché ovviamente siano rispettate le condizioni stabilite dalla legge per fruire del beneficio fiscale. Nell’ambito della controversia promossa dal contribuente contro l’avviso di liquidazione, attraverso il quale l’Agenzia delle entrata accertava l’indebita fruizione delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa, per aver portato in detrazione il credito di imposta già usufruito per l'acquisto di un secondo immobile, successivo all'acquisto della prima casa, per compensare quanto dovuto all'erario in conseguenza di un terzo successivo acquisto di altro immobile, dopo aver rivenduto il secondo, sempre da destinare a propria abitazione, i giudici tributari hanno annullato l’atto di recupero affermando che la norma agevolativa non prevede alcuna limitazione alla possibilità di successive rivendite ai fini delle agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa, consentendo all’acquirente di neutralizzare l’imposta assolta nella precedente operazione. Sull’appello promosso dall’Agenzia delle entrate, la Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento dei giudici di merito, pronunciandosi in favore del contribuente. In particolare, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che in tema di agevolazioni tributarie per l’acquisto della prima casa, il contribuente che, venduto l'immobile nei cinque anni dall’acquisto, abbia acquistato, entro un anno da tale alienazione, un altro immobile, procedendo poi alla sua vendita ed all’acquisto infrannuale di un ulteriore immobile, può mantenere l'agevolazione solo se fornisce la prova che l'acquisto sia seguito dalla effettiva realizzazione della destinazione ad abitazione propria degli immobili acquisiti nelle singole transazioni in virtù del concreto trasferimento della residenza anagrafica nell'unità abitativa correlata. Pertanto il contribuente ben può godere del credito d'imposta vantato in forza del primo acquisto anche più volte, ovviamente fino a concorrenza dell'intera somma, qualora rivenda ed acquisti più volte nel rispetto delle condizioni previste dalla norma (immobile non di lusso ed acquisto infrannuale). Tale orientamento, conclude la Cassazione, risponde ai principi della norma che mira ad incentivare l’acquisto della prima casa riconoscendo benefici fiscali al contribuente, autorizzando dunque l’utilizzo più volte sempre del medesimo credito d’imposta, qualora il contribuente per motivi personali sia indotto nel tempo a rivendere l’immobile acquistato, ed acquistarne altro più adatto alle mutate condizioni personali o familiari.   ******   2) Fisco agevolato sugli accordi di separazione La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2111 del 3 febbraio 2016, si è soffermata sul nuovo istituto della negoziazione assistita introdotto poco più di un anno fa. Al consenso tra i coniugi viene attribuito un valore importante. Anzi la Corte è del parere che deve essere riconosciuto carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimeno del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato ma voluto dalle parti. Accordi di separazione tutti esenti Va riconosciuto il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari e immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale. Contesto normativo mutato con negoziazione Ciò alla luce del mutato contesto normativo di riferimento e, in particolare, grazie alle nuove disposizioni sulla negoziazione assistita, introdotte con il Decreto legge n. 132/2014. Queste, riducendo drasticamente “l’intervento dell’organo giurisdizionale in procedimenti tradizionalmente segnati da vasta area di diritti indisponibili legati allo status coniugale ed alla tutela della prole minore”, hanno attribuito, di fatto, al consenso tra i coniugi, un valore ben più pregnante. Accordi di separazione e in occasione di separazione, distinzione superata Dette considerazioni sono state rese dalla Corte di Cassazione, Sezione tributaria, nel testo della sentenza n. 2111 del 3 febbraio 2016, con la quale è stato espressamente superato il precedente indirizzo giurisprudenziale che vedeva distinti gli accordi di separazione propriamente detti dagli accordi stipulati in occasione della separazione, escludendo, questi ultimi, dall’applicazione dell’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa prevista dall’articolo 19 della Legge n. 74/1987. Negoziazione globale nella separazione Secondo i giudici di legittimità, il nuovo quadro normativo, attribuendo all’elemento del consenso tra i coniugi il ruolo centrale nella definizione della crisi coniugale, ha certamente conferito nuova linfa all’orientamento dottrinale - di serrata critica rispetto all’indirizzo di giurisprudenza sopra riferito – secondo cui gli accordi che prevedono, nel contesto di una separazione, atti comportanti trasferimenti patrimoniali dall’uno all’altro coniuge o in favore dei figli, debbano essere ricondotti nell’ambito delle condizioni di separazione, in considerazione del carattere di negoziazione globale che la coppia in crisi attribuisce al momento della liquidazione del rapporto medesimo. Esenzione estesa Alla luce di ciò, sottolinea la Suprema Corte, non sembra potersi più ragionevolmente negare, a prescindere da quale sia la forma che gli accordi concretamente vengano ad assumere, che tutti detti negozi siano da intendersi quali “atti relativi al procedimento di separazione o divorzio” e che, come tali, possano usufruire dell’esenzione d cui all’articolo 19, Legge n. 74/1987, salvo che l’Amministrazione contesti e provi, secondo l’onere probatorio a suo carico, la finalità elusiva degli atti medesimi.   ******   3) Formazione continua dei commercialisti: investire in qualità e complementarietà Patto a cinque delle professioni presentato in un convegno alla presenza dei sottosegretari Ferri e Vicari Sinergia nel rispetto della reciprocità e qualità della formazione. Insieme alla promessa delle Istituzioni presenti di un futuro regolamento ministeriale che regoli le attività condivise e della nomina di un sottosegretario al lavoro autonomo che tuteli i professionisti. Sono queste le proposte scaturite dal convegno “Professioni e formazione. Identità, qualità e tutela del cittadino”, organizzato dai Consigli nazionali di commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, giornalisti e notai che, sotto l’egida del CUP (Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali), si sono incontrati oggi presso la Residenza di Ripetta a Roma per fare il punto della situazione in seguito alle modifiche introdotte dal DPR 137 del 2012. I rappresentanti dei Consigli nazionali hanno presentato i propri regolamenti sulla formazione professionale continua, proponendo un Protocollo d’intesa grazie al quale sarà possibile un mutuo riconoscimento dei crediti affinché ogni professionista iscritto ad uno qualsiasi dei cinque Albi possa seguire un corso di formazione organizzato da una delle altre categorie. A moderare l’incontro è stato il presidente della Fondazione nazionale dei commercialisti, Giorgio Sganga, che ha già portato a casa due protocolli sullo stesso tema, firmati oltre un anno fa con avvocati e giornalisti per promuovere attività formative comuni attraverso corsi, seminari e pubblicazioni. “Come CUP – ha affermato il suo presidente Marina Calderone che è anche a capo del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – dobbiamo imparare a fare sistema, favorendo le sinergie anche in tema di formazione come invita a fare il DPR 137. L’importanza del protocollo odierno scaturisce dal fatto che la formazione rappresenta oggi ciò che ci differenzia nel mondo del lavoro, puntando sulla competenza e sulla professionalità rispetto ad una galassia informe di altre attività che cercano di sottrarre quote importanti nel mercato professionale”. La formazione diventa allora il differenziale che gli Ordini e i Collegi professionali devono proteggere in un’Europa che vuole invece aprire le barriere sul riconoscimento delle qualifiche professionali. E con il pericolo che l’accordo transatlantico tra Stati Uniti ed Europa impatti al ribasso su quest’ultima. “Il mercato unico dell’Ue - ha spiegato la Calderone - tende ad eliminare le barriere che invece da noi rappresentano le norme a salvaguardia dei cittadini. Ciò comporterebbe un rischio di omologazione e che professionisti stranieri vengano in Italia a lavorare con le norme del Paese di provenienza”. Dallo scorso settembre, in qualità di rappresentante delle professioni ordinistiche italiane, Marina Calderone è anche membro del CESE, il Comitato economico e sociale europeo, che fornisce consulenza alle maggiori istituzioni europee attraverso l’elaborazione di pareri sulle proposte di legge europee e si esprime con pareri formulati di propria iniziativa su altre problematiche che a suo giudizio meritano una riflessione. “Anche all’interno del CESE - ha affermato - si ragiona su un concetto di servizi professionali molto ampi e sull’annullamento delle barriere. Anche con il patto transatlantico un colosso liberista come gli Stati Uniti potrebbe imporre all’Europa regole al ribasso”. Al convegno è intervenuto il senior advisor del Censis, Giuseppe Roma, che ha puntato il dito sulla burocrazia come zavorra che frena il sistema produttivo italiano. Da questo punto di vista, le professioni rappresentano un contributo al buon funzionamento della pubblica amministrazione. Secondo l’Adepp, negli ultimi 10 anni il numero dei professionisti nella società italiana è cresciuto del 25,6%. Un universo in espansione, ma non senza difficoltà visto che nello stesso periodo il Pil è diminuito del 4,9%. “Per restare sul mercato – ha detto Roma – i professionisti devono innovare. Le maggiori innovazioni delle professioni economico-giuridiche riguardano principalmente tre aree: l’organizzazione dello studio, l’introduzione di nuove tecnologie e l’invenzione di servizi”. E proprio a partire da quest’ultima e dall’acquisizione di nuove conoscenze si arriva, secondo Roma, al tema della formazione. “Formazione che deve essere orizzontale perché le conoscenze di base già sussistono. L’attività ritenuta più utile è il confronto con i colleghi che rispecchia l’esigenza di discussione e dibattito tra professionisti che mettono a fattor comune le rispettive esperienze”. A presentare il regolamento per la formazione dei commercialisti, approvato dal Consiglio nazionale lo scorso 3 dicembre, è stato il consigliere della categoria Massimo Miani che ha ben sottolineato come l’obbligo formativo è previsto per i commercialisti già dall’ordinamento professionale 139/2005. “Ma oggi – ha affermato – la nostra professione ha bisogno di una formazione completamente diversa rispetto al passato, il cui obiettivo finale devono essere la crescita e la competenza. Nel recepire le novità introdotte dal DPR 137, il Consiglio nazionale ha tenuto conto delle esperienze e delle esigenze degli Ordini. Infatti, pur essendo stata riconosciuta la possibilità di erogare eventi anche ad enti formatori esterni, agli Ordini è riservato un ruolo centrale nella definizione dell’offerta formativa per gli iscritti. Tra le materie obbligatorie sono inoltre state inserite la normativa antiriciclaggio e le tecniche di mediazione. Il testo, approvato alla luce delle osservazioni espresse dal ministero della Giustizia, contiene la riduzione a 10 CFP annuali per gli iscritti che compiano il 65° anno di età nel triennio, per chi non esercita l’attività professionale e per gli iscritti nell’elenco speciale, malgrado avessimo chiesto per queste categorie l’astensione dall’obbligo formativo”. Miani ha anche parlato della costituzione delle Scuole di alta formazione che miglioreranno le competenze dei commercialisti. Sono 14 suddivise in macroaree e partiranno tutte nel 2016. A spostare il focus dell’attenzione sulle criticità della formazione è stato il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, evidenziando le difformità esistenti tra i regolamenti dei diversi Ordini da cui emerge la necessità di armonizzazione il sistema secondo criteri di qualità. Inoltre, per De Luca, “resta il problema di delegare la formazione anche ad enti terzi che non sempre hanno nel proprio dna la qualità di cui necessitano invece i nostri iscritti. Da parte degli Ordini, quindi, deve esserci non solo il controllo della capacità economica di tali enti, ma anche e soprattutto quello della qualità”. Anche De Luca ha annunciato il prossimo avvio “di una scuola di alta formazione a Treia per i consulenti del lavoro sulla scia dell’esperienza americana. Sarà una specie di campus con una formazione full immersion”. Stesso discorso per i giornalisti il cui presidente nazionale, Enzo Iacopino, ha sottolineato per i giornalisti “la necessità di avere nozioni di diritto ed economia". "Siamo favorevoli - ha detto - a valorizzare le cose che uniscono i diversi Ordini professionali”. Sulla necessità da parte dei cittadini di avere servizi di alta qualità si è soffermato Massimo Palazzo, rappresentante della Fondazione italiana del notariato, che ha parlato dell’importanza della terzietà e dell’indipendenza nell’attività di certificazione. “La formazione – ha detto Palazzo – deve essere completamente ripensata per dare al notaio le competenze nuove e gli strumenti necessari per comprendere una realtà in continuo cambiamento. L’importanza di una formazione condivisa dà a ciascuna professione il senso della propria specificità e di quella degli altri per dare risposte concrete a favore della società civile”. È stata poi la volta del presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, che ha sottolineato come le professioni basino la loro attività sulla grande specializzazione e sulla grande rilevanza sociale. “L’evento odierno è importante per due ragioni: la consapevolezza che ogni professione ha le sue specificità per costruire un mondo più moderno e dinamico e la necessità per le professioni di farlo insieme in un’ottica di complementarietà. Il DPR 137 non ha normato molto in tema di formazione perché ognuno di noi ha un regolamento non identificabile in una radice comune. Il protocollo di oggi, invece, ha il pregio di stabilire regole comuni di riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali nel rispetto delle specificità di ciascuna professione”. Per Maurizio D’Errico, presidente del Consiglio nazionale del notariato, la formazione serve per colmare i limiti delle singole specificità. da lui è venuto un invito rivolto ai rappresentanti degli Ordini affinché "siano consapevoli che gli ordinamenti professionali devono essere moderni, superare i propri limiti ed aprirsi ad uno scambio di sinergie ed idee da sottoporre successivamente ai rappresentanti politici”. E parlando di rappresentanti politici, al convegno sono intervenuti anche Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, e Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo economico (passata nei giorni scorsi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che hanno raccolto le sollecitazioni arrivate dagli Ordini professionali sulla realizzazione di una formazione condivisa. Ferri ha aperto il suo intervento sottolineando come in tema di formazione bisogna sempre pensare alla tutela del cittadino. “Un Paese che voglia dare una svolta alla semplificazione, all’efficienza della Pa e della giustizia - ha sottolineato - deve avere professionisti capaci, preparati e autorevoli. È quindi necessario rafforzare il professionista che può sostituirsi alla Pa, consentendo al cittadino di arrivare prima al risultato. La sfida è quindi quella della formazione e della certificazione di qualità”. Per quanto riguarda invece il tema della formazione condivisa, per Ferri “la complementarietà delle materie è fondamentale per lavorare in alcuni settori come la gestione dei beni sequestrati ed il fallimentare”. L’auspico dell’onorevole è che il protocollo a cinque sfoci in un regolamento da sottoporre per l’approvazione al ministero della Giustizia, il quale potrebbe coordinare in futuro la formazione continua multidisciplinare. La senatrice Simona Vicari ha invece ricordato il recente successo dell’equiparazione dei professionisti alle pmi che ha permesso ai primi di accedere ai fondi strutturali e sociali europei, quindi anche alla formazione. “La formazione – ha affermato – è il valore aggiunto di un sistema che va a vantaggio non solo del singolo professionista, ma di tutto il Paese. È altresì necessario individuare una delega ad hoc per i professionisti, un sottosegretario al lavoro autonomo, iniziando dal disegno di legge sul lavoro autonomo. Ddl in cui è già prevista la detrazione per le spese di formazione per i professionisti”. (CNDCEC, comunicato del 4 febbraio 2016)   ******   4) Reati societari: depenalizzato il reato di “impedito controllo” Dal 6 febbraio 2016 i componenti dell’organo di amministrazione che, occultando documenti o con altri artifici, impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di revisione legale (c.d. “impedito controllo”: art. 29 D.Lgs. 39/2010) non commettono più un reato societario, ma un illecito amministrativo soggetto al procedimento per le violazioni amministrative (previsto dall’art. 13 e s. L. 689/81) e alla sanzione amministrativa da 10.000 a 50.000 euro e (art. 1 c. 1 e 5 D.Lgs. 8/2016). La depenalizzazione di tale reato ha effetto retroattivo e quindi si applica anche alle violazioni commesse prima del 6 febbraio 2016. In vigore dal 6 febbraio 2016 la depenalizzazione e l’abrogazione di reati Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2016 i decreti legislativi del 15 gennaio 2016 n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili a norma dell’art. 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67) e n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione a norma dell’art. 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n.67). I due decreti legislativi, che sono entrati in vigore il 6 febbraio 2016, cancellano dal codice penale e da alcune leggi speciali una quarantina circa di reati: questi fatti, dunque, non saranno più oggetto di procedimenti penali, ma ricadranno nelle attenzioni del giudice civile o dell’autorità amministrativa. I reati abrogati con conseguente introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili. Questo di seguito é l’elenco dei reati che il Decreto legislativo n. 7 del 2016 ha abrogato con conseguente introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili: - Falsità in scrittura privata (art. 485 c.p.) - Falsità in foglio firmato in bianco. Atto provato (art. 486 c.p.) - Falsità su un foglio firmato in bianco diverse da quelle previste dall’art. 486 c.p. - Uso di atto falso. Atto privato (art. 489, comma 2, c.p.) - Soppressione, distruzione e occultamento di scritture private vere (art. 490 c.p.) - Ingiuria (art. 594 c.p.) - Sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.) - Danneggiamento “semplice” (art. 635, comma 1, c.p.) - Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito (art. 647 c.p.) Per tali fatti il Legislatore ha stabilito sanzioni pecuniarie civili comprese tra 100 e 8.000 euro e comprese, per i fatti più gravi, tra 200 e 12.000 euro; in aggiunta a queste, lo stesso giudice civile potrà condannare il responsabile della violazione al risarcimento del danno della persona offesa. In ogni caso, la sanzione sarà commisurata alla gravità della violazione, alla reiterazione dell’illecito, nonché alla personalità ed alle condizioni economiche del soggetto agente. Questi, inoltre, potrà essere ammesso al pagamento della sanzione a rate (da 2 a 8 mesi, comunque non inferiori a 50 euro mensili), e potrà in ogni momento estinguere la sanzione pecuniaria con un unico pagamento. Il provento della sanzione pecuniaria civile è devoluto a favore della Cassa delle Ammende. Ad esempio, l’ingiuria, prima punita con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino a 516 euro, prevede ora una sanzione pecuniaria civile compresa tra 100 e 8.000 euro; l’ingiuria aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato o dalla sua commissione in presenza di più persone, fino ad ora punita con la reclusione fino ad un anno o con la multa sino a 1.032 euro, prevede ora una sanzione pecuniaria civile compresa tra 200 e 12.000 euro. I reati depenalizzati I reati che, invece, il Decreto legislativo n. 8 del 2016 ha depenalizzato, così trasformandoli in illeciti amministrativi, sono: - Atti osceni (art. 527, comma 1, c.p.) - Pubblicazioni e spettacoli osceni (art. 528, commi 1 e 2) - Rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto (art. 652, commi 1 e 2, c.p.) - Abuso della credulità popolare (art. 661 c.p.) - Rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive (art. 668, commi 1, 2 e 3, c.p.) - Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio (art. 726 c.p.) - Mancato rispetto dell’autorizzazione alla coltivazione di stupefacenti per uso terapeutico (art. 28, comma 2, D.P.R. 309/1990) - Omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, se l’importo omesso è inferiore a 10.000 euro annui (art. 2 d.l. 463/1983) - Guida senza patente (art. 116, comma 15, d.lgs. 285/1992) - Omessa identificazione e omessa registrazione in materia di riciclaggio (art. 55, commi 1 e 4, d.lgs. 231/2007) - Impedito controllo ai revisori (art. 29 d.lgs. 39/2010) - Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari da parte del pubblico ufficiale (art. 235 del R.d. 267/1942) - Emissione di assegno da parte dell’istituto non autorizzato o con autorizzazione revocata (art. 117 R.d. 1736/1933) - Interruzione volontaria della propria gravidanza senza l’osservazione delle modalità indicate dalla legge (art. 19, comma 2, legge 194/1978) - Violazione delle norme per l’impianto e l’uso di apparecchi radioelettrici privati (art. 11 R.d. 234/1931) - Abusiva concessione in noleggio, in materia di diritto d’autore (art. 171-quater 633/1941) - Omissione di denuncia di beni, in materia di guerra (art. 3 d.lgs. 506/1945) - Alterazione del contrassegno di macchine (art. 15 l. 1329/1965) - Plurime fattispecie di contrabbando nel movimento delle merci (d.P.R. 43/1973) Per tali fatti il Legislatore ha previsto severe sanzioni amministrative che, a seconda della gravità, sono comprese tra 5.000 e 10.000 euro, tra 5.000 e 15.000 euro, tra 5.000 e 30.000 euro, tra 5.000 e 50.000 euro, tra 6.000 a 18.000 euro, tra 10.000 e 30.000 euro, e tra 10.000 e 50.000 euro. Ad esempio, gli atti osceni, prima puniti con la reclusione da 3 mesi a 3 anni, comportano ora l’applicazione di una sanzione amministrativa compresa tra 5.000 e 30.000 euro; l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, se l’importo omesso è inferiore a 10.000 euro annui, comporta la sanzione amministrativa compresa tra 10.000 e 50.000 euro; se invece, l’importo omesso è superiore a 10.000 euro annui, il fatto è reato ed è punito con la reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 1.032 euro. Ancora, la guida senza patente, prima reato punito con un’ammenda tra 2.257 e 9.032 euro, quale illecito amministrativo sarà sanzionata con un pagamento compreso tra 5.000 e 30.000 euro. Scelta del Legislatore In generale, la scelta del Legislatore circa le ipotesi di reato abrogate (dal d.lgs. n. 7 del 2016) e depenalizzate (dal d.lgs. n. 8 del 2016) è principalmente ricaduta su fattispecie di scarsa offensività e di minore allarme sociale. Perplessità sull’antiriciclaggio Tuttavia, qualche perplessità suscita la depenalizzazione dell’omessa identificazione e della omessa registrazione della clientela ai fini dell’antiriciclaggio (art. 55, commi 1 e 4, d.lgs. 231/2007), da parte di società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione, banche e Poste. Vero è, però, che per tali fatti aumenta considerevolmente la sanzione: dalla multa compresa tra 2.600 e 13.000 euro alla sanzione amministrativa compresa tra 5.000 e 30.000 euro. E dubbi potrebbe altresì sollevare la scelta di depenalizzare l’impedito controllo ai revisori (art. 29 D.lgs. 39/2010) a meno che non sia stato causato un danno a terzi o soci, il consiglio di amministrazione che impedisce l’acquisizione di informazioni sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società o l’accertamento di irregolarità, dovrà pagare solo una sanzione amministrativa (compresa tra 10.000 e 50.000 euro), peraltro più bassa della previgente ammenda (che poteva giungere sino a 75.000 euro).   ******   5) No alla voce contabile “fatture da ricevere” generica Non è possibile limitarsi a registrare le fatture, che alla chiusura dell’anno non sono ancora pervenute in azienda, nel conto “fatture da ricevere”. Occorrono, invece, informazioni complementari, dettagliate, nella nota integrativa del bilancio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2190 del 4 febbraio 2016, secondo cui l’importo contenuto nella voce “fatture da ricevere” è insufficiente a potere completare l’informativa richiesta dal bilancio abbreviato. In particolare, la Corte Suprema afferma che il principio in base al quale, se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo, di cui all’art. 2423 comma 3 c.c., costituisce una clausola generale la quale, in quanto determinativa di obblighi ulteriori rispetto a quelli di legge, deve essere utilizzata in modo controllato, dandone adeguata e congrua motivazione. E non è possibile considerare tale quella che fa leva, per imporre ulteriori informazioni, sulla genericità dell’appostazione – laddove tale caratteristica sia coerente con quanto richiesto dal dato normativo – o sulla mera entità della voce. Nel caso di specie, in relazione ai bilanci in forma abbreviata relativi al 2000 ed al 2001 di una srl, taluni soci contestavano, tra l’altro, la violazione del principio di chiarezza in relazione alla voce “fatture da ricevere”, dal momento che, nonostante la rilevante entità di essa (oltre un miliardo di vecchie lire) e la genericità dell’appostazione, mancavano le indispensabili indicazioni complementari in Nota integrativa. I bilanci, anche per tale profilo, venivano dichiarati nulli in entrambi i giudizi di merito. La società, quindi, ricorreva per Cassazione eccependo la violazione e falsa applicazione delle disposizioni codicistiche applicabili nella specie, per essersi ritenuto che la voce in questione (fatture da ricevere), solo perché generica e di rilevante entità, dovesse essere destinataria di ulteriori informazioni nella Nota integrativa, seppure i bilanci risultassero redatti in forma abbreviata. La Suprema Corte reputa il ricorso fondato. A tali fini rileva, innanzitutto, il dato normativo applicabile al caso di specie. Si tratta, infatti, della disciplina anteriore alla riforma del diritto societario, che, peraltro, per le parti di interesse risulta sostanzialmente immutata. I commi 2 e 3 dell’art. 2435-bis c.c. così disponevano: “nel bilancio in forma abbreviata lo Stato patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate nell’art. 2424 con lettere maiuscole e con numeri romani; dalle voci BI e BII dell’attivo devono essere detratti in forma esplicita gli ammortamenti e le svalutazioni; nelle voci CII dell’attivo e D del passivo devono essere separatamente indicati i crediti e i debiti esigibili oltre l’esercizio successivo. Nella nota integrativa sono omesse le indicazioni richieste dal n. 10) dell’art. 2426 e dai numeri 2), 3), 7), 9), 10), 12), 13), 14), 15), 16) e 17) dell’articolo 2427; le indicazioni richieste dal numero 6) dell’articolo 2427 sono riferite all’importo globale dei debiti iscritti in bilancio” (in base al numero 6 dell’art. 2427 c.c., la Nota integrativa doveva indicare “distintamente per ciascuna voce, l’ammontare dei crediti e dei debiti di durata residua superiore a cinque anni, e dei debiti assistiti da garanzie reali su beni sociali, con specifica indicazione della natura delle garanzie”). Per conseguenza per i debiti, raggruppati in un’unica posta sotto la voce D, occorreva la sola separata indicazione di quelli esigibili oltre l’esercizio successivo. Ciononostante, i giudici di merito avevano ritenuto necessarie ulteriori informazioni rispetto a quelle richieste dalla legge, implicitamente affidandosi all’art. 2423 comma 3 c.c., che stabiliva – e continua a stabilire – il principio (ricordato) in base al quale, se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo. Ma di questa norma – sottolinea la Suprema Corte – i giudici di merito non hanno fatto corretto utilizzo. Essa, infatti, costituisce una clausola generale che, in quanto determinativa di obblighi ulteriori rispetto a quelli previsti da specifiche disposizioni di legge, deve essere utilizzata in modo controllato, dandone adeguata e congrua motivazione ovvero spiegando per quali ragioni l’osservanza delle precipue disposizioni di legge, che fissano lo standard minimo informativo, non consentano nel caso di assicurare una chiara rappresentazione del bilancio in funzione della finalità dell’adeguata informazione ai soci e ai terzi circa la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società (imponendo un intervento supplementare). Ebbene, nel caso di specie i giudici di merito hanno ritenuto necessario il suddetto intervento aggiuntivo in ragione dell’entità della voce (oltre un miliardo di lire) e della genericità dell’appostazione (fatture da ricevere). Ma quest’ultimo riferimento è da reputare erroneo, dal momento che il raggruppamento dei debiti sotto la voce D, in un’unica posta, rispetta il dettato normativo. Resta da considerare, quindi, l’elemento dell’entità della voce; che però deve ritenersi in sé insufficiente ad imporre il ricorso alla clausola generale di cui all’art. 2423 comma 3 c.c.   ******   6) ASD: I compensi a terzi non vanno più nel Modello 770 ASD: I compensi a terzi non vanno più indicati nel Modello 770. Questo per effetto dei vari provvedimenti introdotti di recente dall’Agenzia delle entrate. A tal fine, la stessa Agenzia ha reso disponibili sul proprio sito internet i modelli definitivi, con le relative istruzioni della Certificazione Unica e del Modello 770 per il 2016 (anno d’imposta 2015). La pubblicazione definitiva dei modelli è stata “lanciata” con il comunicato stampa del 15 gennaio 2016. Attenzione, però la novità non vale qualora l’associazione, insieme ai redditi esenti, sia tenuta a certificare compensi per attività sportive dilettantistiche di importo superiore a 7.500,00 euro, che devono essere indicati nel modello 730. La principale novità deriva dalla modifica operata dalla Legge di Stabilità 2016 alla disposizione che descrive il contenuto della Certificazione Unica (nel dettaglio, il comma 6-quinques dell’art. 4 del D.P.R. n. 322/1998, modificato dall’art. 1, comma 952, lett. b) della L. n. 208/2015). A partire da quest’anno infatti nella comunicazione devono essere contenuti “gli ulteriori dati fiscali e contributivi e quelli necessari per l'attività di controllo dell'Amministrazione finanziaria e degli enti previdenziali e assicurativi, i dati contenuti nelle certificazioni rilasciate ai soli fini contributivi e assicurativi nonché quelli relativi alle operazioni di conguaglio effettuate a seguito dell'assistenza fiscale”. La stessa norma prevede poi anche che “le trasmissioni in via telematica effettuate ai sensi del presente comma sono equiparate a tutti gli effetti alla esposizione dei medesimi dati nella dichiarazione” di sostituto d’imposta. Nella sostanza, quindi, a partire dal 2016 la Certificazione Unica estende il proprio contenuto anche alle indicazioni che, fino all’anno scorso, erano inserite nella dichiarazione del sostituto d’imposta (e che ora non sono più presenti). Anzi, come avvertono le istruzioni alla compilazione del modello 770/2016 semplificato, allo stato attuale la dichiarazione dei sostituti d’imposta si compone di tre parti in relazione ai dati in ciascuna di essere richiesti: la CERTIFICAZIONE UNICA, il Mod. 770 SEMPLIFICATO e il Mod. 770 ORDINARIO. Nel dettaglio: - la Certificazione Unica deve essere utilizzata per comunicare i dati fiscali relativi ai compensi corrisposti nel 2015 nonché gli altri dati contributivi ed assicurativi richiesti; - il Mod. 770/2016 semplificato va utilizzato per comunicare i dati fiscali relativi alle ritenute operate nel 2015, i relativi versamenti e le eventuali compensazioni effettuate nonché il riepilogo dei crediti; - il Mod. 770/2016 ordinario deve essere utilizzato per comunicare, tra l’altro, i dati relativi alle ritenute operate sui dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale erogati nel 2015. La Certificazione Unica deve essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo prossimo (con consegna agli interessati, in modalità sintetica, entro il 28 febbraio) mentre per il 770 ordinario e/o semplificato la scadenza è il 1° agosto 2016 (il 31 luglio, giorno ordinario di scadenza, è domenica). Le istruzioni dell’Agenzia delle entrate ricordano ancora che i sostituti d’imposta, se non tenuti all’invio del Mod. 770/2016 ordinario, concludono il loro “adempimento dichiarativo” (si ritiene, in relazione agli obblighi di invio della dichiarazione di sostituto d’imposta) entro il 1° agosto 2016 presentando solo il Mod. 770 semplificato. Nella sostanza, quindi, a partire da quest’anno i dati “sostanziali” vengono anticipati alla certificazione Unica mentre il 770 serve solo a riepilogare i dati relativi ai versamenti. Una considerazione di rilievo ci sembra possa essere spesa per quanto riguarda gli obblighi dichiarativi che competono alle associazioni e società sportive dilettantistiche che corrispondono compensi di cui all’art. 67, comma 1, lett. m) del Tuir. Per questo tipo di compensi è noto che opera una vera e propria “franchigia” fiscale: Secondo quanto prevede il comma 2 dell’art. 69 del Tuir i compensi erogati per attività sportiva dilettantistica non concorrono a formare il reddito del percipiente fino a 7.500,00 euro all’anno. All’atto del pagamento tali somme non devono quindi essere assoggettate ad alcuna ritenuta (come avviene, invece, per gli importi superiori). Nonostante non costituiscano reddito per il percettore i compensi di questo tipo devono comunque essere certificati da parte del soggetto che li ha corrisposti. Nello specifico, gli importi devono essere inseriti nella “certificazione lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi” che va consegnata al percipiente – entro il 28 febbraio - e trasmessa successivamente all’Agenzia delle Entrate in via telematica entro il prossimo 7 marzo. Quindi, per le società ed associazioni sportive dilettantistiche che hanno corrisposto esclusivamente compensi per attività sportiva dilettantistica l’adempimento dichiarativo ai fini degli obblighi del sostituto d’imposta si conclude con la trasmissione all’Agenzia delle Entrate della Certificazione Unica. In questa situazione, infatti, non c’è alcun modello 770 da trasmettere. Nel caso in cui, invece, i soggetti sportivi dilettantistici abbiamo corrisposto anche compensi eccedenti il limite di 7.500,00 o somme di altro tipo (ad esempio, compensi professionali) assoggettate a ritenuta alla fonte, oltre all’invio della Certificazione Unica saranno tenuti a trasmettere il Mod. 770/2016 semplificato per riepilogare gli importi versati. Non solo. Nelle risposte fornite nel costo della manifestazione “Telefisco 2016” l’Agenzia delle Entrate ha precisato che anche quest’anno (come giù accaduto per le dichiarazioni trasmesse nel 2015) l’invio delle Certificazioni uniche che non contengono dati da utilizzare per l’elaborazione della dichiarazione precompilata può avvenire anche successivamente al 7 marzo senza l’applicazione di sanzioni purché entro il termine di presentazione dei quadri riepilogativi del modello 770. Grazie a questa precisazione le associazioni sportive dilettantistiche tenute a certificare esclusivamente compensi al di sotto della “franchigia” fiscale – che non vanno indicati nel modello 730 precompilato –, o altre somme che non vanno nella dichiarazione precompilata, possono beneficiare di un tempo più lungo per la trasmissione telematica del modello di Certificazione Unica.   ******   7) CIG complementare con i trattamenti in deroga Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 4 del 2 febbraio 2016, ha fornito chiarimenti in merito alla cassa integrazione in deroga (Decreto interministeriale n. 83473/2014) a seguito dell’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act di riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto (D.Lgs n. 148/2015). Al riguardo il Ministero osserva che le normative non si sovrappongono, ma sono tra loro complementari; in particolare, si applicano anche alla CIG in deroga le disposizioni in tema di contributo addizionale (9%, 12%, 15% sulla retribuzione persa) e termine di decadenza di 6 mesi per il conguaglio o la richiesta di rimborso. Il DLgs. 148/2015 ha riordinato – in attuazione del Jobs Act – la disciplina degli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro, mentre il DM 83473/2014 si è occupato di definire criteri di concessione in deroga dei relativi trattamenti, non solo in costanza ma anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Emerge quindi una “complementarietà” delle due discipline, poiché gli ammortizzatori sociali in deroga intervengono nei casi non previsti dalla legislazione vigente, allo scopo di fornire tutela a lavoratori che altrimenti ne sarebbero privi. Un primo raccordo di rilievo riguarda l’accesso alla CIG, con particolare riferimento ai soggetti beneficiari (operai, impiegati e quadri, ivi compresi apprendisti e lavoratori somministrati) e soprattutto al requisito dell’anzianità aziendale.   ******   8) Compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2015 L’Inps, con la circolare n. 21 del 4 febbraio 2016, ha fornito informazioni circa gli adempimenti necessari per la compilazione degli elenchi nominativi dei braccianti agricoli valevoli per l’anno 2015. L’Istituto rammenta, altresì, che le aziende, i cui lavoratori hanno diritto ai benefici, devono aver beneficiato degli interventi di cui all’articolo 1, comma 3 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 e ricadere in area dichiarata calamitata, con i seguenti requisiti: - l’area calamitata deve essere delimitata ai sensi dell’articolo 1, comma 1079 della legge 27 dicembre 2006, n. 296; - alla delimitazione delle aree calamitate provvedono le Regioni, attraverso proprie delibere/decreti; - le avversità atmosferiche devono essere ricomprese nel Piano assicurativo agricolo. Inoltre, ricorda che gli elenchi nominativi annuali valevoli per l’anno 2015 dovranno essere pubblicati entro il 31 marzo 2016. Adempimenti delle aziende Le aziende interessate dovranno dichiarare lo stato calamitoso trasmettendo per via telematica la dichiarazione di calamità direttamente o avvalendosi degli intermediari autorizzati. L’applicazione è raggiungibile, nella sezione “Servizi Online”, con la dicitura “dichiarazione di calamità aziende agricole” ed è fruibile con le consuete modalità di accesso dell’invio telematico del Dmag-Unico. Le dichiarazioni di calamità devono fare riferimento alle aree delimitate ai sensi dell’articolo 1, comma 1079 delle legge 27 dicembre 2006, n. 296, così come da decreti/delibere regionali. Per la concessione del beneficio ai piccoli coloni e compartecipanti familiari, i concedenti devono presentare istanza cartacea. La trasmissione telematica o cartacea, dovrà avvenire entro la data del 10 febbraio 2016, per dar modo alle Sedi di procedere alla validazione delle domande, entro il 23 febbraio 2016. Per la corretta compilazione dell’istanza si veda nel manuale allegato alla circolare n. 57 del 14 aprile 2009.   ******   9) Operatività del Fondo di integrazione salariale e modalità di presentazione delle domande di accesso L’Inps, con la circolare n. 22 del 4 febbraio 2016, ha fornito le prime indicazioni sull’operatività del Fondo di integrazione salariale nelle more dell’iter procedurale all’esito del quale sarà adottato il decreto interministeriale di cui all’art. 28, c. 4, del Decreto Legislativo n. 148/2015. L’Istituto ha poi fornito le istruzioni per l’inoltro on-line delle istanze di accesso alle nuove prestazioni garantite dal Fondo. Il Fondo di integrazione salariale esplica la sua funzione di tutela in costanza di rapporto di lavoro garantendo due tipologie di prestazione, l’assegno di solidarietà e l’assegno ordinario. I trattamenti di integrazione salariale garantiti dal Fondo sono pari all’80 per cento della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese tra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale, ridotti di un importo pari ai contributi previsti dal citato art. 26, ad oggi quantificato nella percentuale del 5,84. Tale riduzione rimane nella disponibilità del Fondo.   ******   10) Srl semplificate e Srl a capitale ridotto: pubblicati i numeri aggiornati al 2015 Le nuove società registrate e iscritte al 31 dicembre 2015. Il Consiglio Nazionale del Notariato, in adempimento all’obbligo di legge stabilito dall’articolo 3 del D.L. 1/2012, ha pubblicato i dati relativi alle Società a responsabilità limitata semplificata e alle Società a responsabilità limitata a capitale ridotto sul proprio sito istituzionale. Di seguito i numeri delle nuove società registrate e iscritte al 31 dicembre 2015. Lo stock delle imprese registrate corrisponde a tutte le imprese con questa forma giuridica esistenti alla data del 31 dicembre scorso, i flussi di iscrizione e cessazione indicano le imprese che si sono iscritte o hanno cessato l'attività nel corso del 2015. MOVIMPRESE Srl semplificate e a capitale ridotto: stock delle imprese registrate al 31 dicembre 2015 e flussi di iscrizioni e cessazioni nell'anno
REGIONE REGISTRATE ISCRIZIONI CESSAZIONI
ABRUZZO 3.000 1.253 44
BASILICATA 1.118 487 16
CALABRIA 3.232 1.401 37
CAMPANIA 11.927 5.238 237
EMILIA-ROMAGNA 5.129 2.282 90
FRIULI-VENEZIA GIULIA 818 357 15
LAZIO 18.088 8.772 277
LIGURIA 1.459 635 22
LOMBARDIA 9.409 4.090 198
MARCHE 2.493 1.073 67
MOLISE 804 348 12
PIEMONTE 2.808 1.224 47
PUGLIA 6.675 3.052 93
SARDEGNA 2.822 1.205 19
SICILIA 7.652 3.158 81
TOSCANA 4.769 2.072 78
TRENTINO-ALTO ADIGE 762 373 14
UMBRIA 1.547 654 20
VALLE D'AOSTA 72 30 3
VENETO 4.874 2.200 88
ITALIA 89.458 39.904 1.458
(Consiglio Nazionale del Notariato, comunicato del 5 febbraio 2016)   ******   11) Ok alla riduzione del canone di locazione senza tributi L’accordo di riduzione del canone è esente da bollo e registro. Non è esente, invece, l’eventuale accordo che riporta il canone al valore inizialmente pattuito. La scrittura privata con cui inquilino e proprietario ridefiniscono al ribasso il canone di locazione di un immobile, prima scontava l’imposta di registro nella misura fissa di 67 euro e l’imposta di bollo in misura pari a 16 euro per ogni foglio. A seguito del D.L. 133/2014 (art. 19, comma 1), la scrittura privata è esente sia dall’imposta di registro sia dall’imposta di bolo. A tal fine, l’Agenzia delle entrate (circolare in arrivo incentrata sui chiarimenti fatti in occasione delle videoconferenze con gli organi di stampa specializzati) ha chiarito che l’esenzione dall’imposta di registro e di bollo vale solo per l’accordo di riduzione del canone di locazione, se l’accordo è stato stipulato per l’intera durata del contratto in essere o anche per un solo periodo (ad esempio un anno), e non anche se si vuole riportare il canone al valore inizialmente pattuito. Resta ancora da chiarire come tassare il nuovo accordo, anche se secondo la stampa specializzata, seguendo l’impostazione fornita dalle Entrate con la risoluzione 60/E del 28 giugno 2010, si applica l’imposta di registro in misura fissa pari a 67 euro e l’imposta di bollo di 16 euro per ogni foglio.   ******   12) Omesso versamento Iva: il nuovo amministratore non è immune dalla contestazione del reato Attenzione, l’amministratore appena nominato risponde per il reato di omesso versamento dell’Iva. Il nuovo amministratore risponde del reato di omesso versamento dell'Iva anche se il debito è maturato in vigenza dell'incarico assunto da un altro soggetto. E’ infatti tenuto a un controllo preventivo prima dell'accettazione della carica, poiché in assenza si espone volontariamente alla responsabilità penale. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 4631 del 4 febbraio 2016, che vuole costituire un monito per coloro che pensano di potere accettare con estrema facilità l’incarico di amministratore di una società, insomma prima di accettare l'incarico è necessario effettuare un controllo per non andare in contro alla responsabilità penale. Limiti al contante stretti Le operazioni in contante sono da considerarsi artificiosamente frazionate sebbene annotate in contabilità quanto sono attuate nello stesso giorno o in giorni immediatamente successivi. In tal caso, infatti, si guarda alla considerazione complessiva del valore da trasferire. La Corte di Cassazione, con la sentenza 1080/2016, interviene sulla disciplina antiriciclaggio e conferma le sanzioni amministrative a soggetti che hanno compiuto trasferimenti in contante oltre la soglia all'epoca dei fatti superiore ai 12.500. I giudici ricordano che il divieto posto dalla normativa antiriciclaggio, diretto a impedire il trasferimento di denaro contante per importi superiori a 12.500 euro, si riferisce al valore dell'intera operazione e si applica anche quando il trasferimento è realizzato mediante varie operazioni.   Vincenzo D’Andò