Diario quotidiano del 5 febbraio 2016: più tempo per registrare i contratti verbali di comodato a fini IMU – TASI

Pubblicato il 5 febbraio 2016



anche il curatore fallimentare é sottoposto alle norme deontologiche; PMI e professionisti: Una circolare in arrivo dalle Entrate chiarisce come possono dedurre i max ammortamenti sui beni inferiori al milione; beni futuri salvi dalla confisca per equivalente; Iva di gruppo anche per le società di persone; tabelle ACI rettificate; digitalizzazione delle imprese alberghiere: ecco la procedura telematica per il credito d’imposta; benefici Imu/Tasi:, più tempo per registrare i contratti verbali di comodato; al via il tesseramento dei minori stranieri nelle società sportive e associazioni nostrane; comunicazione dati IVA per il 2015: si presenta il 29 febbraio 2016; compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con indennità di disoccupazione NASpI: precisazioni INPS
  Indice: 1) Anche il curatore fallimentare é sottoposto alle norme deontologiche 2) PMI e professionisti: Una circolare in arrivo dalle Entrate chiarisce come possono dedurre i max ammortamenti sui beni inferiori al milione  3) Beni futuri salvi dalla confisca per equivalente 4) Iva di gruppo anche per le società di persone 5) Tabelle ACI rettificate 6) Digitalizzazione delle imprese alberghiere: ecco la procedura telematica per il credito d’imposta 7) Benefici Imu/Tasi: più tempo per registrare i contratti verbali di comodato 8) Al via il tesseramento dei minori stranieri nelle società sportive e associazioni nostrane 9) Comunicazione dati IVA per il 2015: si presenta il 29 febbraio 2016 10) Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con indennità di disoccupazione NASpI: precisazioni INPS  
  1) Anche il curatore fallimentare é sottoposto alle norme deontologiche Il curatore deve rispettare il Codice deontologico. Esclusa la possibilità di potere essere esonerato dalla particolare disciplina. Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti Contabili, con il Pronto Ordini n. 270 del 21 gennaio 2016, in risposta ad una richiesta di parere in merito allo svolgimento dell’attività di curatore fallimentare da parte di soggetti iscritti all’Ordine, ha escluso la possibilità di esonero dal rispetto delle norme deontologiche di categoria. In particolare, il P.O. evidenzia la qualifica di pubblico ufficiale che l’art. 30 della Legge Fallimentare attribuisce espressamente al curatore. La linea interpretativa seguita dalla giurisprudenza più recente ha portato ad inquadrare tale qualifica con riferimento più alle funzioni svolte dal curatore che al ruolo formale dello stesso, con la conseguente possibilità di riconoscere quale “pubblico ufficiale” anche un lavoratore dipendente o un privato professionista incaricato dello svolgimento di compiti espressione di un pubblico potere.   ******   2) PMI e professionisti: Una circolare in arrivo dalle Entrate chiarisce come possono dedurre i max ammortamenti sui beni inferiori al milione I max ammortamenti sui beni inferiori al milione sono integralmente deducibili nell’esercizio. E’ in arrivo la circolare delle Entrate, tesa a chiarire i dubbi esposti e risolti nel corso del primo mese del 2016 dalla stampa specializzata. Tra di essi emerge il chiarimento sulle modalità di deduzione del cd. “super ammortamento” in relazione ai beni strumentali acquistati di costo inferiore a 516,46 euro. L’Agenzia delle Entrate, che è intervenuta su alcuni aspetti dell’agevolazione, anche sotto il profilo temporale, ha fornito i primi chiarimenti in relazione ai “super-ammortamenti” di cui all’art. 1 commi 91 ss. della L. 208/2015. Il citato articolo prevede che “ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione è maggiorato del 40 per cento”. L’Agenzia precisa che dal tenore letterale della norma si evince come la sua applicazione riguardi soltanto le imposte sui redditi e non rilevi ai fini dell’IRAP. In particolare, viene precisato che la disposizione non produce effetti neanche nei confronti dei soggetti che determinano la base imponibile IRAP secondo i criteri stabili per le imposte sui redditi. Sotto il profilo temporale, l’Agenzia chiarisce che, ai fini della determinazione della spettanza della maggiorazione, l’imputazione degli investimenti al periodo di vigenza dell’agevolazione (15 ottobre 2015-31 dicembre 2016) segue le regole generali della competenza previste dall’art. 109, commi 1 e 2, del TUIR. Inoltre, la maggiorazione in questione, traducendosi in sostanza in un incremento del costo fiscalmente ammortizzabile, può essere dedotta – conformemente a quanto previsto dall’art. 102, comma 1 del TUIR – solo “a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene”. Pertanto, se un impianto viene consegnato entro il 31 dicembre 2016 ma entra in funzione successivamente, si tratta comunque di un bene agevolato, i cui ammortamenti potranno essere aumentati a partire dal periodo, successivo al 2016, nel quale il bene entra in funzione (es. 2017). Ulteriori chiarimenti vengono poi forniti in relazione ai beni il cui costo unitario non è superiore a 516,46 euro, per cui l’art. 102 comma 5 del TUIR consente la deduzione integrale delle spese di acquisizione nell’esercizio in cui sono state sostenute. Poiché la maggiorazione del 40% opera “con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento”, l’Agenzia ritiene che essa non influisca sul limite di 516,46 euro. Pertanto, la possibilità di deduzione integrale nell’esercizio non viene meno neanche nell’ipotesi in cui il costo del bene superi i 516,46 euro per effetto della maggiorazione del 40%. Esempio Se ad esempio viene acquistato un bene per un valore di 516 euro, che verrebbe interamente dedotto nell’esercizio, con la maggiorazione del 40% il costo risulterebbe maggiorato a 722,40 euro, superiore al limite di 516,46 euro. In tal caso, il bene “agevolato” può esser dedotto per intero per 722,40 euro. Chiarimenti sulle società non operative Sulla base del tenore letterale dell’art. 1, comma 91 della L. 208/2015, la maggiorazione del costo si applica esclusivamente con “riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria”. Ne deriva, secondo l’Agenzia, che tale maggiorazione non rileva ai fini del test di operatività delle società non operative. Inoltre, viene confermato che la disciplina delle società non operative non implica il venir meno delle agevolazioni fiscali previste da specifiche disposizioni di legge. Pertanto la maggiore quota di ammortamento del periodo d’imposta (derivante dall’agevolazione) riduce il reddito minimo presunto rilevante nella disciplina delle società di comodo. Variazione in diminuzione extracontabile Una specifica domanda è stata posta in merito al legame tra ammortamenti civilistici e variazione in diminuzione a fini fiscali, in particolare nel caso in cui l’importo imputato a bilancio sia inferiore a quanto previsto dal DM 31 dicembre 1988. Ad esempio, per un bene di costo 100, con coefficiente di ammortamento 10, la variazione in diminuzione è pari a 4 (cioè al 10% del maggior costo figurativo di 40). Se però l’impresa imputa a Conto economico un ammortamento ridotto, per esempio pari a 8, ci si chiede se la variazione in diminuzione debba essere commisurata a questo importo (diventando 3,2, e cioè il 40% di 8) oppure se rimanga possibile effettuare la variazione in diminuzione a fini fiscali pari a 4. L’Agenzia ritiene valida quest’ultima soluzione. Infatti, in considerazione del fatto che la maggiorazione del 40% si concretizza in una deduzione che opera in via extracontabile, non correlata alle valutazioni di bilancio, si ritiene che la stessa vada fruita in base ai coefficienti di ammortamento stabiliti dal DM 31 dicembre 1988, a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene. In caso di cessione o di eliminazione del bene stesso dal processo produttivo, non si potrà fruire di eventuali quote non dedotte della maggiorazione.   ******   3) Beni futuri salvi dalla confisca per equivalente La confisca per equivalente non può colpire i beni futuri. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4097 del 1 febbraio 2016, secondo cui non è possibile effettuare la confisca sui proventi dell’attività illecita di un presunto evasore fiscale. La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso presentato da una S.r.l., affermando che la confisca non può essere disposta sui beni futuri. Il GIP, disponendo la confisca per equivalente, aveva ricordato che essa è applicabile anche nel caso di patteggiamento e può essere disposta anche se non preceduta dal sequestro ad essa funzionale. Il ricorrente, però, lamentava che fosse stata disposta la confisca per equivalente su beni futuri, non specificamente individuati né individuabili. A tal proposito, i giudici supremi hanno asserito che “nei casi in cui non sia possibile agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato a causa del loro mancato reperimento è consentito, attraverso il trasferimento del vincolo dall’oggetto diretto all’equivalente, di apprendere utilità patrimoniali di valore corrispondente di cui il reo abbia comunque disponibilità”. Né la confisca per equivalente deve necessariamente essere preceduta dal sequestro preventivo ad essa funzionale, perché deve ricadere bensì sui beni di disponibilità del reo, per un valore eguale a quello che costituisce il prezzo o il profitto del reato; e, in campo tributario, il profitto del reato generalmente si identifica con l’ammontare delle ritenute o dell’imposta sottratta al Fisco. Tuttavia, si pone il problema della censura mossa dal contribuente: A differenza del sequestro preventivo, il sequestro funzionale alla confisca per equivalente ha infatti valenza “sanzionatoria, per cui non sono sottoponibili a tale vincolo i beni meramente futuri”. Se la proiezione sul futuro non è applicabile, è certamente possibile spostare l’ablazione su altri beni ricadenti nelle disponibilità del contribuente, purché si tratti di beni “che ricadono nella sua sfera di disponibilità, e non certo su beni futuri, non individuati né individuabili”.   ******   4) Iva di gruppo anche per le società di persone Il particolare regime relativo all’Iva di gruppo si applica anche quando la controllante è una società di persone. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza 1915 del 2 febbraio 2016. Ad una Srl era stato chiesto di pagare l’Iva non versata poiché quest'ultima risultava controllata da una Snc. In primo grado i giudici respingevano il ricorso della contribuente mentre in appello la C.T.R. riformava la sentenza sostenendo che la normativa Iva postula una nozione di gruppo diversa da quella del Codice civile. La questione finiva in Cassazione e l’ordinanza 11451/2014 rimetteva la questione alle Sezioni unite secondo le quali la limitazione alle società di capitali può essere motivata con la coerenza del regime del consolidato fiscale nazionale o con la considerazione che servirebbe ad ostacolare fenomeni di frode. Il via libera all’Iva di gruppo è giustificato anche dal fatto che un’eventuale limitazione comprimerebbe la parità di trattamento. Si può, quindi, applicare l’IVA di gruppo anche se la controllante è una società di persone. Infatti, secondo il giudice di legittimità, nell’Ordinamento italiano non ci sono norme contrarie a questa ipotesi. E’ stato, così, respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate contro una Srl. La Srl aveva impugnato la cartella con la quale le si richiedeva il pagamento dell’imposta non versata per effetto dell’applicazione dell’IVA di gruppo, in quanto tale società risultava controllata da una Snc, detentrice del 98% del capitale sociale. Secondo le Entrate, bisognava escludere l’applicabilità del regime dell’IVA di gruppo, giacché la controllante era una società di persone e perché il D.M. 13 dicembre 1979 escludeva l’applicabilità di tale regime in casi analoghi. Già in appello i giudici avevano negato che vi fossero valide ragioni per ritenere inapplicabile il regime dell’IVA di gruppo nel caso in cui la controllante fosse una società di persone. Adesso la Cassazione, con la sentenza n. 1915/2016, definisce una volta per tutte la vicenda in diritto. Gli Ermellini hanno ripercorso i punti salienti del regime dell’Iva di gruppo, ricordando che è stato introdotto dall’art. 4, capo IV, della sesta Direttiva 77/388/CE. In essa si afferma che ogni Stato membro ha “la facoltà di considerare come unico soggetto passivo le persone residenti all’interno del paese che siano giuridicamente indipendenti, ma strettamente vincolate tra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi”. In merito alla normativa nazionale, la disciplina è stata tracciata dall’art. 73, co. 3, D.P.R. 633/1972. Nella norma si prevede un assolvimento dell’IVA comportante la perdita da parte delle società controllate della disponibilità dei rispettivi saldi IVA, ed il trasferimento dei relativi crediti e debiti di imposta alla società controllante, permettendo a quest’ultima di compensare i saldi a credito o a debito risultanti dalle dichiarazioni periodiche e da quelle annuali, restando unico soggetto legittimato al versamento. Si tratta di una scelta facoltativa e che comporta il vantaggio di ottenere un sollecito rimborso dei crediti IVA vantati da una o più società del gruppo con la compensazione con l’eventuale IVA a debito di un’altra società del gruppo medesimo. Ma quali sono le società ammesse alla fruizione della liquidazione di gruppo? Il predetto Decreto circoscriveva il novero delle società controllate alle sole “società per azioni, in accomandita per azione e a responsabilità limitata e, dunque, alle sole società di capitali”. Si tratta di dati normativi che rivelano come il regime dell’IVA di gruppo italiano non si uniformi a quello comunitario che, “nella prospettiva di consolidazione degli imponibili, comporta invece una ben più pregnante unificazione a livello soggettivo”; ma, ciò nonostante, la differenza non comporta una illegittimità della disciplina nazionale per incompatibilità con quella comunitaria. Pertanto, secondo le Sezioni Unite, si deve affermare che “la richiamata normativa europea, non potendo essere utilmente invocata al fine dell’applicazione del regime della liquidazione di gruppo in situazioni non corrispondenti alla previsione della normativa interna, non è di alcun ausilio ai fini della risoluzione della questione rimessa”, che va dunque risolta alla luce del solo ordinamento nazionale. L’art. 73, comma 3, D.P.R. 633/1972, a tal proposito, usa le locuzioni “società controllante”, ed “ente o società controllante” che, in sé, non escludono dal novero dei soggetti ammessi al regime alcuni tipi di società. L’esclusione delle società di persone non è nemmeno giustificabile in funzione di argomenti di ordine finalistico. Anzi i giudici hanno sottolineato come la disparità di trattamento delle società di persone non può che essere una discriminazione che “incide indebitamente sull’esigenza di parità di trattamento tra soggetti che egualmente operano nel medesimo mercato”.   ******   5) Tabelle ACI rettificate La rettifica e le tabelle corrette sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 2016. L’Agenzia delle entrate, con comunicato ha reso noto che sono stati riscontrati errori nell’attribuzione del fringe benefit 2016 relativo ad alcuni autoveicoli alimentati a benzina - GPL fuori produzione. In particolare, la rettifica si è resa necessaria a seguito del riscontro di «errori nell’attribuzione del fringe benefit 2016 relativo ad alcuni autoveicoli alimentati a benzina-gpl fuori produzione», nell’elenco pubblicato sul Supplemento ordinario n. 66 alla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre 2015.   ******   6) Digitalizzazione delle imprese alberghiere: ecco la procedura telematica per il credito d’imposta Sulla base delle previsioni ministeriali, la compilazione dell’istanza e della relativa attestazione di effettività delle spese, va effettuata dalle ore 10.00 dell’8 febbraio 2016 fino alle ore 16,00 del 22 febbraio 2016; la firma, il caricamento ed il salvataggio delle istanze e attestazioni sul Portale dei procedimenti dovrà avvenire entro le ore 16,00 del 22 febbraio 2016; l’invio dell’istanza definitivo (c.d. Click day) andrà effettuato dalle ore 10,00 del 23 febbraio 2016 alle ore 16,00 del 26 febbraio 2016. Il Ministero dei beni culturali ha, dunque, reso note le modalità e i termini di presentazione dell'istanza di attribuzione del credito d’imposta previsto per la digitalizzazione delle strutture alberghiere, extralberghiere, agenzie di viaggio e tour operator, in relazione alle spese sostenute nell’anno 2015. In particolare, è stato delineato il procedimento per l’istanza di attribuzione del credito d’imposta legato a tali adempimenti.   ******   7) Benefici Imu/Tasi:, più tempo per registrare i contratti verbali di comodato Il Ministero dell’Economia e delle Finanze concede più tempo ai contribuenti interessati al “bonus” sulle imposte locali. Difatti, rimane ancora tempo e fino al 1° marzo 2016 per chi è intenzionato a registrare i contratti di comodato verbali già in essere, beneficiando già dal 1° gennaio 2016 dello sconto del 50% su Imu e Tasi per le case date in prestito ai genitori o ai figli. Il contratto di comodato di un immobile può essere redatto per iscritto oppure verbalmente. In questo secondo caso, non è obbligatorio registrarlo ai fini della sua validità, ma la legge di Stabilità 2016 impone di registrarlo alle Entrate se si vuole ottenere la riduzione del 50% su Imu e Tasi e, poiché si è in presenza di un nuovo adempimento, deve applicarsi l’articolo 3, comma 2 dello Statuto del contribuente (Legge 212/2000), secondo cui la scadenza dei nuovi obblighi tributari non può essere fissata prima del 60° giorno dalla loro entrata in vigore, quindi il 1° marzo (60 giorni dopo il 1° gennaio). Per chi ha redatto il contratto in forma scritta senza registrarlo, invece, resta fermo l’obbligo di registrazione entro 20 giorni dalla stipula. Anche su questo aspetto il MEF fa una importante precisazione: Chi ha redatto senza registrarlo il contratto in forma scritta ha l’obbligo di registrazione entro 20 giorni dalla stipula, dunque la data ultima per la registrazione dei contratti stipulati entro il 16 gennaio 2016 è venerdì 5 febbraio 2016. Rimane la possibilità, in caso di risoluzione del contratto, di potere registrare un nuovo verbale entro il 1° marzo 2016.   ******   8) Al via il tesseramento dei minori stranieri nelle società sportive e associazioni nostrane Ok ai minori stranieri nelle società sportive italiane. E’ andata in G.U. la legge che consente il tesseramento dei minori stranieri nelle società sportive e associazioni per favorirne l'integrazione. E’ stata, dunque, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 25 del 01 febbraio 2016, la Legge n. 12 del 20 gennaio 2016, la quale contiene disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva. Infatti, prevede che i minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. La norma I minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. Il tesseramento resta valido, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei soggetti che, ricorrendo i presupposti di cui alla Legge n. 91/1992, hanno presentato tale richiesta. (Legge n. 12 del 20 gennaio 2016)   ******   9) Comunicazione dati IVA per il 2015: si presenta il 29 febbraio 2016 Comunicazione dati IVA per il 2015 da presentare in via telematica entro il 29 febbraio 2016. Lo precisa Assonime con il comunicato del 3 febbraio 2016. Con il Provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 15 gennaio 2016 sono state aggiornate le istruzioni per la compilazione della comunicazione dati IVA per il 2015, da presentare in via telematica entro il 29 febbraio 2016; il modello da utilizzare – disponibile, con le relative istruzioni, sul sito web dell’Agenzia delle entrate – è rimasto, invece, quello approvato con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 17 gennaio 2011. Assonime mette in evidenza che l’anno 2015 dovrebbe costituire l’ultimo periodo d’imposta in relazione al quale tale adempimento deve essere effettuato. La legge di stabilità per il 2015 (art. 1, comma 641, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190), infatti, nell’abrogare l’art. 8-bis del D.P.R. n. 322 del 2008, istitutivo dell’obbligo in questione, aveva in un primo momento stabilito che tale adempimento dovesse venir meno già in relazione al periodo d’imposta 2015; successivamente, l’art. 10, comma 8-bis, del D.L. n. 192 del 31 dicembre 2014 (c.d. decreto “mille proroghe”) ha differito l’effetto dell’abrogazione di un anno, confermando così l’obbligo di presentare entro il prossimo 29 febbraio 2016 la comunicazione dei dati relativi alle operazioni attive e passive effettuate nell’anno 2015. Al riguardo, Assonime ricorda che, come già in passato chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 1/E del 25 gennaio 2011, i contribuenti sono esonerati dall’obbligo della comunicazione dati se presentano la dichiarazione annuale IVA, in forma autonoma, entro lo stesso termine di scadenza previsto per la suddetta comunicazione (quindi, per l’anno 2015, entro il 29 febbraio 2016), indipendentemente dalla circostanza che la dichiarazione annuale evidenzi un saldo di IVA a credito, o a debito; in tale ultimo caso, i contribuenti sono tenuti a versare l’importo di IVA a debito entro il 16 marzo 2016, ferma restando la possibilità di rateizzare il versamento dell’imposta dovuta applicando la maggiorazione dello 0,33 per cento mensile sull’ammontare delle rate successive alla prima. Relativamente alle modifiche apportate dal Provvedimento direttoriale del 15 gennaio 2016 alle istruzioni per la compilazione del modello di comunicazione dati, è da segnalare che, all’interno del rigo CD1, campo 1 (relativo alle “operazioni attive” effettuate nell’anno di riferimento), deve essere ricompreso anche l’ammontare imponibile delle operazioni effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni con applicazione del c.d. “split payment”, previsto dall’art.17-ter del D.P.R. n. 633 del 1972 (circolare Assonime n. 34 del 2015). In tema di sanzioni, è da ricordare, infine, che, poiché la natura e gli effetti della comunicazione dati non sono quelli propri della dichiarazione annuale IVA, essendo l’adempimento in parola piuttosto riconducibile nel novero delle “comunicazioni di dati e notizie”, non risultano per essa applicabili né le sanzioni previste per i casi di omessa o infedele dichiarazione, né le disposizioni in materia di ravvedimento per i casi di violazione degli obblighi dichiarativi. La sanzione applicabile, pertanto, per l’omissione della comunicazione dati, o per l’invio della stessa con dati incompleti o inesatti, risulta essere quella prevista per l’omessa o inesatta comunicazione di dati dall’art.11 del D.Lgs. n. 471 del 1997, come recentemente modificato dal D.Lgs. n. 185 del 2015 (sanzione amministrativa da 250 a 2000 euro). (Assonime, comunicato del 3 febbraio 2016)   ******   10) Compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio con indennità di disoccupazione NASpI: precisazioni INPS Al fine di superare incertezze rappresentate sia delle strutture territoriali sia dall’utenza, l’INPS con il messaggio n. 494 del 4 febbraio 2016 precisa quanto segue. Ai sensi dell’art. 48, comma 2 del decreto legislativo n. 81/2015 le indennità di disoccupazione NASpI e le prestazioni integrative del salario sono interamente cumulabili con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro occasionale di tipo accessorio nel limite complessivo di euro 3.000 per anno civile, rivalutabile annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Per i compensi che superano il predetto limite di 3.000 euro per anno civile, deve essere applicata la disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale della retribuzione con la prestazione di disoccupazione. A detta ipotesi si riferisce la disposizione contenuta al punto 9.2, 5° capoverso della circolare INPS n. 142 del 2015 secondo la quale “Il beneficiario dell’indennità NASpI è tenuto a comunicare all’INPS entro un mese rispettivamente dall’inizio dell’attività di lavoro accessorio o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di NASpI, il compenso derivante dalla predetta attività.” Ne consegue che nel caso di compensi da lavoro accessorio che rientrino nel limite dei 3.000 euro annui, il beneficiario dell’indennità NASpI non è tenuto a comunicare all’Inps in via preventiva il compenso derivante dalla predetta attività. Viceversa, la suddetta comunicazione andrà resa, prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro anche se derivante da più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno, pena la decadenza dalla indennità NASpI. (INPS, messaggio n. 494 del 4 febbraio 2016)   Vincenzo D’Andò